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22 settembre 2014 1 22 /09 /settembre /2014 04:28

LA POETESSA CHE SI CHIUSE IN UNA STANZA

Emily Dickinson è stata una grande poetessa ma era molto strana, dicono che fosse una donna dalla personalità complessa e che non era capace di comunicare con il mondo esterno, insomma era un'introversa, chissà quali era il motivo per cui presentasse un carattere così difficile; la cosa più strana è che questa poetessa americana non ha mai pubblicato nulla, a parte sette poesie, tutto il resto è stato pubblicato dopo la morte. Non ha avuto insomma la possibilità di "godere" dei diritti d'autore.
Nella sua biografia si legge che ad un certo punto della sua esistenza si chiuse nella sua stanza e visse da reclusa, non ebbe mai alcun contatto con il mondo esterno, rifiutò il contatto con gli uomini,  insomma  non si interessò di nulla a parte la poesia. Mi sono ovviamente fatto una domanda: ma Emily di cosa viveva visto che non lavorava e viveva chiusa in una stanza per tutto il giorno? probabilmente c'era qualche parente stretto, forse il padre che era un deputato al Congresso che pensava a lei. Si tratta ovviamente di curiosità che poco aggiungono o tolgono alle sue poesie.

Nel Natale del 2001 (me lo ricordo perché c'è la dedica con data sulla prima pagina) mi venne regalato un libro intitolato "Tutte le poesie" curato da Marisa Bolgheroni con la traduzione di Silvio Raffo, amando la poesia mi sono dilettato a leggere le poesie di Emily Dickinson nella speranza di cogliere qualche elemento che mi facesse comprendere la sua personalità; francamente non ci sono riuscito e un poco questa "morta" mi turba.
Ho letto, ad esempio, una poesia senza titolo che per catalogarla è stata intitolata "Conosci quel ritratto nella luna" , titolo ricavato dalla prima strofa della poesia.
La poesia è malinconica come tutte le altre contenute nella raccolta, ha un ritmo lento e a tratti spezzettato, l'autrice si rivolge alla luna ma si vede che sta pensando ad un uomo amato, venne respinta? Non si sa, chi era quest'uomo? non lo si capisce, come non si comprende se questo allontanamento fosse dovuto ad una partenza, alla fine dell'amore o a delle incomprensioni. Sta di fatto che dopo aver letto questa brevissima poesia si chiude il libro con molta amarezza.
Probabilmente se io mi rivolgessi alla luna in una notte stellata non avrei niente da dirle, però devo ammettere che Emily Dickinson riesce a comunicare emozioni, si è vero procede per monologhi però è come ascoltare qualcuno da cui non ci si riesce a staccare per educazione.

Il libro non va letto in sequenza, ma semplicemente aperto incominciando a leggere la prima poesia che capita, leggete questi versi:

ll paradiso non è più lontano
della camera accanto -
se in quella camera
un amico attende
felicità o rovina.

Che forza c'è nell'anima
che riesce a sopportare
l'accento di un passo che si appressa -
una porta che si apre.


Che sentimenti vi provoca? Non c'è nessun riferimento temporale, ma quel "passo che si appressa" nella camera accanto, mi turba; c'è molta sofferenza in questa donna,  a me pare un'anima che sembra vagare senza pace e  che trasmette tanta angoscia.

Emily Dickinson morì giovane, aveva solo 46 anni, per l'epoca era una donna alla soglia della vecchiaia, per 23 anni visse una vita solitaria, riservata, fuggendo da tutti, in tutta la sua vita  scrisse 1775 poesie.

Concludo con questi bellissimi versi della triste Emily:

"Portami il tramonto in una tazza
conta le anfore del mattino
le gocce di rugiada
dimmi fin dove arriva il mattino
"

Difficile comprendere fino in fondo questi versi? Sono belli, ma sono enigmatici, misteriosi, difficili da decifrare.

E se l'amato fosse scappato perché Emily era troppo complicata? Chissà può essere anche questo

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Published by Caiomario - in Libri

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