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20 luglio 2012 5 20 /07 /luglio /2012 12:23

Parlare di un poeta

Parlare di un poeta come Giorgio Caproni che esce fuori completamente dai circuiti letterari ufficiali è l'occasione, sia per chi scrive, sia per chi legge di scoprire quella poesia che pur non essendo celebrata, permette di giocare con la fantasia.
Anche per chi non ha frequentazioni letterarie e non ha familiarità con forme metriche antiquate tale occasione si può tradurre in un appuntamento privilegiato che arricchisce la propria capacità di esprimersi, imparando come il verso sia la forma più immediata e nello stesso tempo più elaborata per esprimere i propri sentimenti.
Questa convivenza è anche propedeutica alla comprensione del codice-lingua approfondendo il significato delle figure retoriche e conseguentemente sviluppando la capacità di riflessione ed è proprio il riflettere, come capacità di ripiegarsi di nuovo su se stessi per pensare che ci permette di comprendere il colore delle parole.

Parlare del libro significa parlare della poesia di Caproni

 

Esistono due modi di leggere una poesia, leggerla accompagnando il verso con la lettura di un valido apparato critico o leggere il verso libero, libero da ogni interpretazione; nessun poeta, di questo bisogna essere consapevoli, scrive con le note, nessun poeta usa la scrittura esplicativa, se lo facesse verrebbe meno la natura stessa della poesia che anche quando segue un rigore formale è sempre istinto seppur codificato con un tirocinio lungo e difficile.

Caproni appartiene alla categoria dei rigoristi nel senso che con rigore elabora la sua poesia ma questa concezione non va a discapito di una vocazione che va verso il lettore nel senso che la sua poesia appartiene alla vita di tutti e tutti possono comprendere....anche senza apparato critico.

Quel che è pregevole della sua poesia è il rifiuto di ogni intellettualismo di maniera eppure i suoi versi appaiono raffinati nel senso che plasmano il mosaico linguistico in maniera delicata rendendo sottile, fino e perfetto il verso anche quando parla della quotidianità.

 

La canzonetta di Giorgio Caproni

 

La canzonetta, come è noto, è un genere popolare improntato alla spontaneità e alla naturalezza e rappresenta un genere minore rispetto alla canzone per esempio petrarchesca e a differenza di questa , era sempre accompagnata da un componimento musicale (spesso abbiamo i testi ma abbiamo perso la parte musicale), Caproni riprende questo genere comunque sapendo di essere il continuatore di questa particolare forma aulica.

Da buon letterato toscano, nella specifica livornese, era conscio del fatto di essere il continuatore di una tradizione lirica che affonda le sue radici nella poesia di Guido Cavalcanti e di Petrarca , poesia che noi oggi fatichiamo a comprendere perchè le forme espressive utilizzate nei loro versi sono quelle di un italiano antico completamente differente da quello che parliamo oggi, eppure Petrarca e Cavalcanti parlavano la lingua che parlavano tutti all'epoca in cui vissero e così fa Caproni, usa il linguaggio del suo tempo.

Un esempio di poesia

Esaminare tutte le poesie di Caproni richiderebbe uno studio a parte, può essere, invece utile al lettore conoscere il poeta livornese attraverso dei suoi noti versi:

La gente se l'additava

Non c'era in tutta Livorno
un'altra di lei più brava
in bianco, o in orlo a giorno.
La gente se l'additava
vedendola, e se si voltava
anche lei a salutare,
il petto le si gonfiava
timido, e le si riabbassava
quieto nel suo tumultuare
come il sospiro del mare.
Era una personcina schietta
e un poco fiera (un poco
magra), ma dolce e viva
nei suoi slanci; e priva
com'era di vanagloria
ma non di puntiglio,andava
per la maggiore a Livorno
come vorrei che intorno
andassi tu canzonetta:
che sembri scritta per gioco,
e lo sei piangendo: e con fuoco


*Le parole sono semplici e immediate popolari, comprensibili a tutti,nessuna ambiguità neppure formale eppure il linguaggio comune non è lasciato libero.

*Al linguaggio comune si accompagna una sapiente metrica che Caproni da buon artigiano del verso dispensa senza che il lettore se ne accorga, la rima baciata è usata sapientemente creando legame tra i versi che si sciolgono in una gradevole naturalezza.

* L'uso del linguaggio tecnico è sempre popolare: bianco e giorno indicano due tecniche di ricamo a cui le donne del popolo si dedicavano.

* Il verso assume massima efficacia narrativa: La gente (vedendola) se l'additava cioè la indicava, nella descrizione della madre che è una ragazza del popolo con il seno che si gonfiava e timidamente si ritirava, segno di un carattere orgoglioso e fiero per la propria bellezza ma anche pudico, timido.
Sembra di vederla questa personcina schietta e magra che cammina per le strade e che andava per la maggiore a Livorno.

* Il poeta è consapevole del fatto di essere continuatore della canzonetta della tradizione quando augura alla sua poesia chiamata canzonetta, di andare per la maggiore

* La poesia è ritagliata per la protagonista, Caproni ribalta il concetto della poesia come espressione dell'io soggettivo a favore dell'oggetto che appare il centro della lirica, unico mentre il poeta preferisce essere defilato per apparire fugacemente solo nel momento del commiato.

*Effetto espressivo massimo rivolto verso l'oggetto, poco spazio verso la propria posizione sentimentale soggettiva.

Un' altra poesia

 

Dies Illa

Nessun tribunale
Niente
Assassino o innocente
agli occhi di nessuno un cranio
varrà l'altro,come
varrà l'altro un sasso o un nome
perso fra l'erba

La morte
(il dopo) non privilegia
nessuno

Non c'è per nessuno,
bruciata ogni ormai inattendibile
mappa, nessuna via regia.

Lo stoico
(in eco)

Sei solo con la tua coscienza

Il perfido
(c.s.)

Puoi --------anche---------farne senza


Questa è una delle poesie più belle e più intense di Giorgio Caproni che rivela l'altro lato (quello più stimolante) dove alla vocazione narrativa si unisce quella più propriamente filosofica ed esistenziale.
Chiunque si trovi davanti ad un testo poetico lo riconosce subito perchè è scritto in versi ma quando i versi sono liberi e irregolari l'effetto è anche sul piano grafico.

Effetto grafico : ho riportato il testo esattamente come è posto nella sua versione originale, ogni strofa, come è possibile notare, è isolata in mezzo ad ampi spazi bianchi, è come se le parole del poeta costituissero, prese da sole, un epitaffio:

La morte non privilegia nessuno

Sei solo con la tua coscienza

Per quanto vi sia un legame logico tra i versi, l'effetto grafico delle parole, la loro disposizione accresce l'effetto sul lettore che memorizza immediatamente il verso, la morte non privilegia nessuno, sei solo con la tua coscienza, se le parole fossero state poste seguendo una successione lineare differente, l'effetto non sarebbe stato lo stesso.

Effetto fonicoSei solo con la tua coscienza (Lo stoico) Puoi ----anche ---- farne senza (Il perfido), il congegno architettonico della poesia si accresce nella parte finale con il ricorso alla rima, la ripetizione del finale enza, crea il ritmo e anche se non viene adottata una metrica parasillabica del tipo piove suipini, l'effetto è assicurato; come si può notare il verso è costruito in maniera da creare una corrispondenza tra l'effetto fonico e quello del significato (questo fa la differenza).


Il piano del significato: La scelta del titolo Dies illa è di sicuro effetto e significa quel giorno, quel giorno è il giorno della morte, il giorno in cui tutto finisce, finisce il tempo e non c'è più niente, nessun tribunale conta più, nessun giudizio umano ha valore, Non c'è nessun tribunale dopo la morte, non c'è niente.

Terribile questa frase, desolante e nichilista: dopo la morte non c'è più niente, non è possibile fare distinzione tra un cranio ed un altro sono eguali.

Ma ancora sul titolo: quel Dies Illa è un'unità sintattica che fa parte dell'espressione Dies Irae,dies illa attribuita, come è noto, a Tommaso di Celano e dedicata alla descrizione del giorno del giudizio universale, il giorno del giudizio universale è il giorno dell'ira di Dio, Caproni elimina il dies irae lasciando solo l'altra parte del sintagma per voler significare che quel giorno, il giorno della morte, non c'è niente e che quindi tutti i valori si annullano: assassino e innocente sono sullo stesso piano.
Dio è morto non ci sono più i valori, la morte cessa di essere il giorno in cui i buoni e i giusti vengono premiati, i malvagi sono sullo stesso piano dei buoni: questo è il significato di Dies Illa.

La morte non privilegia nessuno: nessun tribunale, occhi di nessuno, privilegia nessuno, non c'è per nessuno, nessuna via regia, il termine nessuno viene ripetuto cinque volte, quasi ad intervalli regolari, la ripetizione conferisce ritmo ma l'effetto voluto non è quello di creare musicalità, bensì di spostare l'attenzione del lettore dal piano del verso a quello della metafora: nessuno è il termine che diventa una figura retorica di straordinaria potenza emotiva crando una combinazione dove la parola chiave diventa asse portante di una struttura inamovibile dalla forte impronta simbolica.

Lo stoico e il perfido: Con il termine stoico, come è noto, si indica colui il quale era seguace della scuola stoica fondata nel III sec. avanti Cristo da Zenone di Cizio, Caproni qui usa il termine non nella sua accezione filosofica ma in quella del linguaggio comune dove il termine indica colui il quale che con pazienza sopporta e si affida alla sua coscienza, nello stoicismo l'etica dipende dalla fisica e compito del saggio è affidarsi ai voleri del fato, per Caproni invece lo stoico è colui il quale è solo con la sua coscienza: se non c'è Dio nell'al di là, tutto è permesso ma compito dell'uomo saggio è affidarsi alla sua coscienza per discernere ciò che è bene da ciò che è male.

E' una posizione quella espressa da Giorgio Caproni di grandissimo valore morale: un conto è perseguire il bene perchè si aspetta una ricompensa nell'al di là o perchè si ha paura di una punizione, un conto è invece seguire il bene, rifiutando il male, perchè non ci si aspetta nulla in cambio. ('''Meditare su questo''')

Il perfido: anche questo termine va visto in senso lato, perfido è una persona malvagia, maligna e nel contesto poetico il piano dell'oggetto si confonde con quello del soggetto, puoi -----anche---- farne senza, il perfido esprime un pensiero perfido: se non c'è Dio e non c'è giudizio, anche la coscienza diventa inutile ( a differenza dello stoico)...tutto è permesso....Dio è morto.


La scelta delle due poesie è puramente soggettiva, ma ritengo che entrambe siano rappresentative dell'intera produzione poetica, presente nel volume, in quanto:

-La prima esprime l'anima popolare di Giorgio Caproni, quella delle canzonette. (sono numerose quelle di questo tenore e segnalo la raccolta:
Il franco cacciatore).

-La seconda è invece rappresentativa di un altro gruppo di poesie in cui Caproni abbandona il genere della canzonetta ( vedi le raccolte presenti nel volume: Il-
Conte di Kevenhuller e Res amissa) a favore di una poesia scarna, essenziale con una forte impronta filosofica.

 

Un libro impegnativo

 

1071 pagine , tutte le raccolte, comprese le ultime ,richiedono un lettore interessato che non solo legga le poesie ma le rilegga e le faccia sue, naturalmente non basta dire che leggere è bello o lanciarsi in una lettura ingenua, è necessario leggere criticamente e questo soprattutto per quanto riguarda il secondo gruppo di poesie presenti nel volume.

Il volume raccoglie tutta la produzione poetica di Caproni e nella parte finale troviamo un'interessantissima scelta antologica con un apparato critico che aiuta il lettore nella scelta e nella comprensione, segnalo oltre alle raccolte ricordate nelle righe precedenti, la bellissima raccolta Il seme del piangere e in particolare la poesia Battendo a macchina , un esempio del primo Caproni in cui gentilezza ed eleganza si mischiano, provocando nel lettore emozioni ed intensa partecipazione.


La mia scelta delle cinque poesie che più mi hanno creato emozione ( scelta soggettiva seguita con criteri del tutto personali) è la seguente:

1) La gente se l'additava

2) Dies Illa

3)Battendo a macchina

4)Spiaggia di sera

5) Il passaggio d'Enea


....a chi volesse leggere le poesie di Giorgio Caproni l'invito è di sceglierne altre cinque, sceglierne solo cinque tra tante non è facile, ma è l'unico modo per evitare che .... scivolino via come l'acqua..

 

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