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3 febbraio 2013 7 03 /02 /febbraio /2013 05:40

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Chi è abituato a vedere le pellicole classiche in cui è protagonista il Totò comico, "Uccellacci e uccellini" sembra stonare; facendo un esempio figurato Uccellacci e uccellini potrebbe assomigliare ad un abito indossato nella circostanza sbagliata, ma pensare che Totò sia solo un comico è un luogo comune che a torto - a parere mio- ha perseguitato Totò anche quando era in vita. A parziale ripaazione del danno bisogna riconoscere che oggi sono in pochi a pensarlo. 

Senza dubbio non è una novità per gli estimatori del Pasolini sia scrittore che regista vedere un film così impegnato, viene da domandarsi a distanza di tempo quali siano stati i motivi per cui Pasolini ha scelto proprio Totò per interpretare un film così diverso da quelli del filone comico tradizionale. 
Ma cadere nella trappola di una simile interpretazione significa sminuire sia Pasolini che Totò, due uomini così diversi ma anche profondamente uguali per la loro capcità di saper leggere la realtà. 
Se "Uccellacci e uccellini" può essere considerato l'emblema del pessimismo, della rabbia e del'ironia, si capiscono i motivi che hanno condotto il regista friulano a scegliere quello che è stato definito (sminuendolo) il "Principe della risata". 
Probabilmente ( ma sono sono delle ipotesi) il periodo in cui è stato elaborato il film è stato uno dei più difficili che le società occidentali abbiano dovuto affrontare, ma è stato anche il periodo in cui ( soprattutto) i giovani avevano fiducia in un cambiamento. 
Da questo punto di vista, forse, i medesimi sentimenti li possiamo trovare nelle generazioni odierne, non c'è più Pasolini e Totò ma la rabbia è cresciuta nei confronti di un mondo politico e in genere del potere che si sta dimostrando del tutto inadeguato ad affrontare un'epoca di crisi non solo economica, ma anche morale. 

 

 

 



Le pellicole italiane di quegli anni si possono dividere in due filoni: quelle che celebravano il boom economico e quelle che rappresentavano il disagio di un'intera generazione, non so se le prime possono essere liquidate come opere cinematografiche meno importanti rispetto ai cosiddetti film d'autore, ma una cosa è certa: mentre le prime sono ormai datate e superate dal tempo, le opere del filone della crisi continuano ad essere molto attuali in quanto hanno proposto dei temi irrisolti e che continuano a presentarsi ciclicamente. 
Quasi un "eterno ritorno" disarmante per chi ha vissuto tante illusioni e, a tal proposito, verrebbe da ripetere quello che Gaber disse per connotare quell'epoca di contestazione e quella immediatamente successiva: "la mia generazione ha perso". 


Dare una definizione di "Uccellacci e uccellini" è possibile a patto che non si cada nella semplificazione, la chiave di lettura del film sta proprio nel girovagare senza meta di Totò e Ninetto e nell'immagine di quei due cartelli che indicano la distanza di due mete lontane ed improbabili: Istanbul e Cuba. 
Ma è il contesto che appare ancora più emblematico: la periferia romana, quella periferia "borgatara" che riassume tutto il disorientamento dei due pellegrini che sembrano non provare più tanto stupore dinanzi alle circostanze più dispararate; a questo proposito è emblematico l'episodio del suicidio di due "innamorati" a cui i due assistono senza provare più di tante emozioni, un episodio che anticipa tutti gli episodi che verranno dopo. 
Non è forse questo quello che accade regolarmente nelle nostre città dove si può morire nella strada senza che nessuno intervenga. 
Forse il disincanto che ci accompagna verso gli episodi più cruenti non è la forma di cinismo peggiore che stride nei confronti di una solidarietà sempre invocata ma mai praticata? E' vero c'è tanta amarezza in questo nostro essere disincantati, ma forse a parziale giustificazione di questo comportamento ormai diffuso possiamo comprendere questo cinismo solo come l'estremo atto di difesa che rimane al singolo; altrimenti non si spiegherebbe perché siamo diventati così cinici da vedere senza emozioni le cose peggiori come uno spettacolo e, poi,dimenticarle un attimo dopo. 


E se il vagare senza meta dei due frati (Toto e Ninetto) può disorientare lo spettatore, tale senso di disorientamento cresce dinanzi al Corvo il quale rappresenta la coscienza ideologica che non riesce a dare più una risposta agli eventi del mondo. 
Questo forse era vero 40 anni fa, ma oggi è un sentimento che appare ancora più attuale, ma siamo sicuri che sia proprio così? E perchè in Uccellacci e uccellini il Corvo accompagna due rappresentanti del cristianesimo più fedele ai dettami del "fondatore"? Possiamo fare solo delle ipotesi, ma una cosa è certa il dialogo con gli uomini sembra irrimediabilmente compromesso al punto che i due frati parlano (come Francesco) agli uccelli comunicando la Buona Novella. 
Anche questo episodio è ricco di simbolismo, da una parte i falchi e dall'altra i passeri, due categorie che rappresentano quello che avviene nel genere umano, si tratta dei buoni e dei cattivi e non piuttosto dei remissivi e dei coraggiosi? Ognuno può scegliere la sua definizione, ma è sempre il falco che vince sul passero nonostante la diffusione della Buona Novella ed è questa la morale dell'episodio in cui il falco piombando sul passero lo uccide. 

Pasolini che cosa ci vuole dire in questo episodio che non può essere derubricato a semplice riempitivo? Ecco la chiave di lettura della vita: da una parte gli uccellacci ( i falchi), dall'altra parte gli uccellini (i passeri). 
È l'eterna storia della vita che si ripresenta nonostante molti si definiscano cattolici, è come se ogni tentativo di ciristianizzare le coscienze sia inutile perchè la lotta di classe si ripresenta sempre in tutte le epoche. 
È amaro constatarlo ma è così, da una parte l'evangelizzazione infinita, dall'altra parte la lotta tra falchi e passeri, ma ecco che si apre una speranza. bisogna continuare ad annunciare la Buona Novella perché niente è inutile quando si tratta di dare un pò di sollievo dinanzi a tante ingiustizie. 

È inevitabile fare un paragone tra il tempo della predicazione di Francesco e l'epoca contemporanea, siamo davvero sicuri che non esistono più i servi della gleba? Penso che il vero sottosviluppo sia arrivato nelle nostre sociètà opulente, da una parte pochi ricchi che guadagnano anche nei momenti di crisi e dall'altra parte una pletora di poveri e precari che faticano a sopravvivere. 
Mentre il messaggio di Francesco è sempre più urgente, dall'altra parte si assiste ai comportamenti non sempre edificanti dei "religiosi" che sono proni davanti al potente di turno, che parlano di "sfruttatori e sfruttati" in generale e che sono a loro volta uccellacci che infieriscono sugli uccellini. 

Tutto il film è costellato da episodi emblematici che costituiscono una sorta di parabola moderna, apparentemente non c'è un filo logico, la narrazione avviene lungo un percorso che è del tutto casuale come lo è la vita. In ogni circostanza il Corvo parla e sentenzia inascoltato, l'ideologia dimostra la sua inadeguatezza a dare risposte concrete nonostante la sua presenza costante in ogni circostanza. 
E poi il culmine dell'intera narrazione: i funerali di Palmiro Togliatti. L'esigenza di riferirsi a un fatto concreto, davvero accaduto è anche il momento per riflettere sulla fine di un'epoca, senza nostalgia ma con molta emotività (almeno da parte dei partecipanti). 

Perchè ad un certo punto i due frati peccatori decidono di mangiare il Corvo lagnoso? Probabilmente perchè il cibo ( la concretezza) è l'unica risposa davvero efficace dinanzi alla pratica spesso inutile di tanti intellettuali di professione abituati a predicare bene e a razzolare male. 
Pasolini fu senza dubbio un intellettuale non organico che si rese conto della inadeguatezza di tutti quegli intellettuali che campano sulle miserie altrui. Quanto ci sarebbe da dire su quegli accademici di professione che con la parola hanno costruito le loro fortune e quelle delle loro famiglie!! 
Non sarà il caso di arrostire ( in senso metaforico) questi intellettuali cortigiani come i due frati hanno fatto (davvero) con il Corvo? 


Che una certa ideologia marxista abbia dimostrato la sua inadeguatezza è innegabile anche per ciò che riguarda i metodi di lotta e Pasolini sceglie la dolce, disincantata e spesso amara ironia della favola per comunicarlo. 
Chissà cosa avrebbe detto Pasolini di una certa sinistra che continua a parlare di sviluppo solo in temini di produzione (come fanno i liberisti estremi), ed è proprio questo lo scandalo: non abbiamo bisogno di fabbriche per produrre di più, abbiamo bisogno di un nuovo modo di interpretare l'economia. 
Non c'è sviluppo senza sottosviluppo, non c'è primo mondo senza terzo mondo, il nostro mondo industriale non riesce a reggere il confronto con l'aggressività dei paesi emergenti perché è inadeguato e continua a credere che lo svluppo inteso come maggiore produzione di beni sia l'unica risposta. 



Facendo un azzardato confronto tra "Uccellacci e uccellini" con un film come "Accattone", si può notare come Pasolini sia passato da una quasi appassionata difesa del sottoproletariato ad una disicantata visione della impossibilità di cambiare il mondo con l'ideologia. 
Anzi è proprio il sottoproletariato che ambisce a salire la scala sociale e sono proprio i beni di consumo della borghesia opulenta l'obiettivo di chi non ha niente, è questo il cancro della società globalizzata: coloro i quali non hanno vogliono avere le stese abitudini di coloro che hanno e per raggiungere questo scopo sono disposti a tutto. 


Ma se in "Uccellacci e uccellini", Pasolini arriva alla conclusione che l'ideologia non è in grado di cambiare la realtà sociale, quali sono gli strumenti che possono incidere sulla stessa invertendo la rotta di un modo destinato a implodere per le troppe contraddizioni? 
E' purtroppo una domanda che non trova risposta nella narrazione pasoliniana, ma ci rimane lo splendido affresco surrealista di una favola moderna che è sempre attuale. 

"Uccellacci e uccellini" è uno di quei film che viene riproposto di rado in TV, vale la pena vederlo, è un capolavoro! 

Il film in DVD è ancora vietato ai minori di 14 anni, non c'è nessuna scena scabrosa, ma così decise la censura dell'epoca. 
Nel DVD sono presenti inoltre degli interessanti commenti critici che nulla aggiungono al film, ma possono essere dei momenti di riflessione, vanno presi con questo spirito, ma non li ritengo essenziali. 
Il DVD è reperibile anche online al costo di euro 9,90.

 

Un capolavoro pieno di simboli, ogni scena è una perla che induce a riflettere.

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Published by Caiomario - in Z. Cinema

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