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31 luglio 2014 4 31 /07 /luglio /2014 18:06

BRILLANTE, NONOSTANTE KAFKA


Il libro di Isaac Bashevis Singer intitolato "Un amico di Kafka" poco c'entra con Kafka e dico meno male perché la lettura delle opere di Kafka è un'impresa da "volenterosi".
Dopo aver letto "Il castello" ho capito quanto possa essere complesso il cervello umano e come sia facile perdersi nei meandri della mente. È facile entrare nel gioco delle sovrapposizioni visionarie e soprattutto per un lettore "ingenuo" non è agevole districarsi in un labirinto in cui perdere il bandolo della matassa è quasi una certezza. Ma anche il lettore più accorto nel migliore dei casi, pur non perdendosi, rischia di annoiarsi nell'affrontare delle pagine che sembrano essere complicate anche per i più preparati.
Insomma un titolo come "Un amico di Kafka" rischia di essere evitato proprio perché il nome dello scrittore/pensatore praghese segna una rottura con la letteratura di evasione ma anche con quella sperimentale che per lo meno rappresenta una novità piacevole da affrontare anche nei momenti di "depressione" (vedi tutti i futuristi).

Nonostante questo mio pregiudizio (mai averlo quando si deve affrontare un nuovo autore!) ho trovato "Un amico di Kafka" un libro piacevole e vitale dove la creatività e l'inventiva del personaggio/autore evita (grazie Isaac B. Singer) ogni complessa concettualizzazione.
Tuttavia nonostante la trama si sviluppi lungo un equivoco che accompagna tutta la narrazione (far credere di essere amico di Kafka) è inevitabile trovare tutta quell'atmosfera yiddish che caratterizza gli ambienti delle comunità ebraiche dell'Europa dell'Est.

Ed è proprio in questa specificità culturale che va inquadrato il romanzo di Isaac B.Singer che possiede l'ironia tipica dell'ebreo polacco che pur avendo vissuto drammi generazionali tremendi, ha saputo non rimanere prigioniero del passato (pur non dimenticandolo).
Il protagonista del libro è una persona "fallita" (suo malgrado) che per darsi delle arie va a raccontare di essere stato amico di Franz Kafka e grazie alle sue doti di recitazione dovute alla sua attività di attore di teatro riesce a convincere i suoi interlocutori.
Isaac B. Singer riesce a far convivere con una forte tensione esistenziale-etico-politica sia la dimensione privata che quella psichica e corporale ( in questo senso, ma solo in questo senso c'è molto Kafka).
La lettura del libro è anche un invito a percorrere tempi diversi del secolo passato in cui emerge un dolore politico e letterario in cui Isaac B.Singer dimostra di essere consapevole della schizofrenia e dello straniamento che attraversa tutta l'umanità.
Potrebbe sembrare ovvio ma non è mai inutile sottolinearlo che molte interpretazioni su "Un amico di Kafka", mettono in evidenza la centralità del protagonista, l'espediente dell'autore è però sempre oggettivamente allusivo, a tratti surrealista e B. Singer lungo tutta la narrazione dimostra sempre la volontà di associare alla negazione della realtà presente un'alternativa "forte" che recuperi i valori della tradizione.
In questo senso l'energia negatrice (e svalutatrice) del presente diventa "attuale" per ogni lettore che riesce a mettere a nudo e criticare la sua realtà, quella che vive in modo specifico.
Possiamo definire senza cadere nell'enfasi "Un amico di Kafka" un'opera poematica evocativa, un affresco di una realtà in cui sono presenti una pluralità di voci che fanno sorridere grazie alla sottile ironia che Isaac Bashevis Singer riesce a trasmettere con la sua scrittura.
Al di là di ogni valutazione morale, il libro si può definire kafkiano nel senso che continua quella tradizione iniziata dallo scrittore praghese, ma Isaac Bashevis Singer (a mio parere) supera il maestro perché riesce a normalizzare i sentimenti e a sorridere sull'alienazione che colpisce ogni individuo.

A differenza di Kafka l'autore non scade mai in descrizioni patetiche che sfociano nel patologico se non addirittura nello "psichiatrico" anzi con l'ironia sembra prendersi beffe di quei meccanismi che spingono l'individuo a ricorrere a degli espedienti che sono l'essenza stessa della vita pratica.
Senza ricorrere a una chiave di lettura junghiana e freudiana  del racconto non si può fare a meno di andare oltre al terreno delle parole per cercare di comprendere il meccanismo che governa i comportamenti umani; spesso siamo soliti connotare come "finzioni" o "capricci" tutto ciò che la fantasia umana inventa per sopravvivere, in molti casi la bugia può diventare un meccanismo che aiuta a vivere e a superare momenti di difficoltà, altre volte è causata dalle circostanze, ma la la cosa fondamentale è sapere distinguere la finzione che non reca danno al prossimo dalla menzogna che danneggia in modo irreparabile le persone con le quali si entra in relazione.
In questi due ordini di realtà (finzione e pratica) il confine tra reticenza ed espediente (utile alla sopravvivenza) è molto labile, l'importante è saper distinguere la terminologia degli altri e Isaac B. Singer riesce a chiarire questo confine.
A volte il racconto può sembrare aggrovigliato, ma è solo un'impressione, l'autore riesce a garantire la quadratura dei periodi dando una dimostrazione di una grande capacità dai "raccontatore", quella che solo i premi Nobel per la letteratura come Isaac B. Singer  hanno.

Lettura consigliata, consiglio inoltre la lettura de "Il mago di Lublino", un'altra bellissima opera di Isaac B. Singer da scoprire e gustare!

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Published by Caiomario - in Libri

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