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14 novembre 2011 1 14 /11 /novembre /2011 12:49
UNO DEI LIBRI DI MEMORIALISTICA PIU' SIGNIFICATIVI SULLA GRANDE GUERRA

Per chi non ha abbandonato la frequentazione delle opere letterarie del nostro Novecento è facile imbattersi, quasi per caso, con una quantità sterminata di scritti che ci indicano come l'attività dello scrittore, a partire dagli anni '30 non fosse più limitata alla sola scrittura dei romanzi.
La peculiarità letteraria che ha caratterizzatoquesto periodo mi è stata richiamata alla mente seguendo un intervento di Asor Rosa in occasione di una trasmissione televisiva (Linea Notte del 04.11.10) durante la quale lo stesso Asor Rosa ha osservato che la sua nuova opera letteraria non poteva rientrare nel genere letterario del romanzo e che la scelta di etichettare l'opera in tal modo, fosse dovuta esclusivamente ad una scelta dell'editore.
La precisazione è utile perche Asor Rosa ha fatto una puntualizzazione a proposito del genere di appartenenza della sua opera,  affermando che il suo è un "racconto della memoria"; rimane poco comprensibile la scelta dell'editore dato che nel campo specifico della memorialistica, abbiamo avuto dei grandi scrittori che tra l'altro hanno fatto la fortuna delle case editrici e tra questi bisogna menzionare soprattutto Emilio Lussu che fu uomo politico antifascista ma che è ricordato anche per essere stato uno scrittore incisivo e caustico e come il più rappresentativo esponente di questo genere letterario.
Note sono le sue vicende biografiche, in questo articolo è sufficiente ricordare che la sua attività letteraria è legata a libri di rievocazione storica e in particolare a due libri di notevole spessore anche dal punto di vista dell'estetica artistica: "Marcia su Roma e dintorni" e "Un anno sull'altipiano".

Di "Un anno sull'altipiano" ho  prima di tutto un ricordo legato ad una fugace lettura avvenuta durante il periodo scolastico , poi ho sentito la necessità di riprendere il testo per affrontarlo in modo più sistematico forte anche dei nuovi strumenti di critica  acquisiti con lo studio della letteratura italiana e da semplice libro inserito nel programma scolastico, l'opera di Lussu così mi è apparsa in tutto il suo valore letterario ed artistico.
"Un anno sull'altipiano" è sicuramente l'opera più nota tra quelle che hanno avuto come tema la grande guerra, è utile ricordare che l'intellettuale sardo all'epoca dello scoppio della Prima guerra mondiale era un giovane schierato nel partito degli inteventisti ed era fermamente convinto della necessità di prendere parte al conflitto; tale scelta "politica" era dovuta al fatto che lui, come altri, era convinto che tale intervento avrebbe portato a termine quel processo risorgimentale di affrancamento dall'Austria riprendendosi le città e i territori di Trento e Trieste.
E' curioso notare che molti oggi dimenticano questo aspetto storico legato alle vicende di una nazione, quella italiana, che sembra avere perso qualsiasi memoria storica nel Nord come nel Sud ma questi sono i fatti che anche in un periodo di forti spinte scissionistiche dovrebbero essere tenuti in considerazione prima di parlare di due Italie.
Bisogna tuttavia distinguere due piani temporali: quello del prima legato alle ragioni dell'intervento e quello del dopo legato alla realtà della guerra vissuta in prima persona da Lussu come capitano di fanteria.
Probabilmente le ragioni del dopo hanno determinato un diverso approccio di Lussu nei confronti della realtà della guerra.
Difatti proprio la realtà della guerra affrontata in condizioni precarie e con una preparazione non adeguata sia per quanto riguarda l'esercito che gli ufficiali, si rivelò per Lussu cosa ben diversa rispetto a quando sosteneva le ragioni dell'intervento.
E' innegabile che la tematica del reducismo e le condizioni economiche in cui si trovò l'Italia all'indomani della fine della Prima guerra modiale, furono tra i motivi dell'affermarsi del Fascismo che tra le sue file vide una forte adesione di ex combattenti delusi di quella che venne definita con un'espressione molto efficace "vittoria mutilata".
Di grande valore testimoniale è uno degli episodi più toccanti del libro e che riguarda un assalto  da parte di un contingente dell'esercito italiano: siamo sull'altipiano dell'Asiago, nelle trincee italiane, i soldati sono infreddoliti e "si riscaldano" bevendo cognac, tra costoro vi è anche uno studente che è l'unico a non bere cognac ma solo acqua e caffè: Emilio Lussu.
L'alcool è l'unica vera droga a buon mercato che lo stato maggiore dell'esercito dispensa a uomini logorati da una guerra che li costringeva a vivere in uno stato di continua paura, una paura che non dava tregua e che veniva mitigata solo vivendo in una condizione di torpore o di ebbrezza e quest'ultima in particolare, generata dalla quantità di alcool ingurgitato, era la molla  che poteva far scattare l'assalto che avveniva sempre con le baionette innestate e finiva con un corpo a corpo che paradossalmente era l'unico momento di umanità in cui i due avversari potevano vedersi in faccia.
Al comando della divisione è il generale Leoni che Lussu descrive come uomo dall'espressione del viso "metallica", il classico militare ottuso che sa parlare solo un linguaggio monocorde, un uomo tracotante e carico di retorica che per esempio obbliga un soldato ad esporsi al fuoco del nemico e che quando questo soldato muore lo celebra come eroe (da allora sembra non essere cambiato niente).
In quelle condizioni era normale la reazione dei soldati che più di una volta furono presi dalla tentazione di ucciderlo, a questo proposito è da ricordare il famoso episodio in cui i soldati invitano il generale Leoni a guardare dalla feritoria 14,  continuamente esposta al tiro dei soldati austriaci, per farlo morire.
Lussu narra la situazione della guerra con grande realismo, di particolare intensità è l'episodio dell'assalto definito tra i vari momenti della guerra come "il più terribile": soldati pronti ad esporsi al fuoco delle mitragliatrici nemiche, i soldati falcidiati che "cadevano pesantemente come se fossero stati precipitati dagli alberi", corazze squarciate e poi dopo la condizione di grande prostrazione in cui cadevano tutti i soldati e che Lussu descrive con queste efficaci parole:

"Anch'io sentivo delle ondate di follia avvicianrsi e sparire. A tratti sentivo il cervello sciaguattare nella scatola cranica, come l'acqua agitata in bottiglia".

E' interessante notare come Lussu descrive molto bene il meccanismo che si instaura quando un uomo ha acquistato una mentalità di guerra: ogni freno morale viene a cadere, l'equilibrio psichico incomincia a vacillare e la coscienza stessa dell'uomo finisce col perdere qualsiasi capacità di raziocinio, una situazione, questa, che portò numerosi soldati ad uccidersi e oggi come allora tra i reduci si registra un numero altissimo di suicidi ma oggi come allora  le motivazioni politiche prevalgono su quelle umane.
Consiglio la lettura di questo intenso e toccante libro magari abbinandolo alla visione  del bellissimo film di Francesco Rosi intitolato "Uomini contro", splendida trasposizione cinematografica dell'opera di Lussu, un film in cui spicca la perfetta ed apprezzabile  interpretazione di Gian Maria Volontè.

"Ufficiali e soldati cadevano con le braccia tese e, nella caduta, i fucili venivano proiettati innanzi, lontano. Sembrava che avanzasse un battaglione di morti" (Emilio Lussu)
Scritto da me espresso anche altrove

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Published by Passieno - in Libri

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