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8 novembre 2011 2 08 /11 /novembre /2011 09:59

 

Beppe Fenoglio è stato uno dei molti italiani che, all'indomani dell'8 settembre 1943, dopo un iniziale sbandamento, decisero di fare delle scelte irreversibili che in molti casi furono drammatiche e avrebbero segnato tutta la loro vita.

Molti giovani di quel drammatico periodo decisero, nel bene e nel male, di arruolarsi nella RSI, Fenoglio, invece, decise di diventare partigiano e lo fu sui colli del suo paese, nei luoghi che conosceva a menadito: le Langhe, tra il Tanaro e gli Appennini.

Alla fine del secondo conflitto mondiale incominciò a frequentare quel gruppo di intellettuali che si raccoglievano intorno alla Casa editrice Einaudi e che hanno costituito l'avanguardia letteraria che si è maggiormente contraddistinta nel periodo del dopoguerra.

Quando venne pubblicata questa serie di racconti nel 1952, erano passati solo 7 anni dalla fine della guerra e i ricordi erano vivissimi nelle menti dei protagonisiti tanto da apparire quasi delle cronache scritte il giorno dopo.

Ne "I ventitrè giorni della città di Alba" Fenoglio narra un celebre avvenimento della lotta di liberazione: la conquista da parte dei partigiani delle Langhe piemontesi; durante quel breve periodo i partigiani si insediarono nel governo della città per ventitrè giorni sino a quando le milizie fasciste non riconquistarono la città costringendoli a darsi nuovamente alla macchia sulle colline intorno ad Alba.

Fenoglio partecipò a quell'impresa e ciò ha una grande imprtanza per capire lo spirito del libro dove il racconto procede tra l'ironico e l'amaro e dove sorprendentemente l'autore non usa un tono celebrativo per raccontare l'impresa che a distanza di pochi anni gli appare nelle sue giuste dimensioni.

Quando Fenoglio afferma:

"Alba la presero in duemila e la persero in duecento"

mostra tutta l'amareza di chi si rende conto di come nel bene l'adesione sia sempre massiccia e come nelle situazioni avverse, il consenso cali con gli opportunisti che cercano strade e approdi più sicuri: succedeva anche dalla "parte sbagliata".

Il racconto è drammatico, storicamente ineccepibile: una guerra dove le armi erano poche e i rischi tanti ( almeno all'inizio); Fenoglio riesce a descrivere con grande intensità  ed efficacia tutta la vicenda degli ultimi partigiani che si ritirarono da Alba, arretrando casa dopo casa, infangati, demoralizzati e privi di qualsiasi punto di riferimento.
Quei partigiani non avevano addestramento, nè preparazione ma con la forza della disperazione e dell'incoscienza spesso affrontavano quegli altri italiani che quanto a coraggio e a ferocia non erano da meno: se la diedero di santa ragione e da entrambe le parti, i morti furono parecchi, fu una guerra civile cruenta e senza esclusione di colpi. Molti innocenti pagarono con la vita solo per il fatto di essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato. E' bene sempre non dimenticarlo.

In conclusione possiamo dire che "Una questione privata. I ventitrè giorni della città di Alba"sono due romanzi che meritano di essere letti non solo  perché storicamente ci forniscono la testimonianza di uno dei protagonisti di un'epoca contrastata come fu quella della Resistenza, ma anche perché la loro lettura è l'occasione per conoscere la guerra partigiana senza la retorica da ricorrenza istituzionale che da sempre falsa ogni avvenimento.

 

Scritto già pubblicato altrove, ampliato rispetto all'originale.

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Published by caiomario - in Libri

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