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20 luglio 2012 5 20 /07 /luglio /2012 06:25

 

 

Una rosa per l'Ecclesiaste - Roger Zelazny

 

 

 

 

 

 

 

 

Dieci anni fa trovai in una bancarella un libro con in copertina uno splendido disegno raffigurante un cavallo che galoppa in un verde paesaggio mentre dall'alto viene osservato dal volto di un personaggio inquietante che mi conquistò all'istante. 
Il libro era ancora più bello della sua copertina e il suo titolo è "Fuoco e gelo", racconto fantastico dell'autore polacco Roger Zelazny. Dopo averlo letto ho voluto scoprire gli altri libri di questo autore molto prolifico assolutamente unico nel campo della letteratura che con la sua fantasia creativa ci ha consegnato dei gioielli d'inventiva letteraria in cui s'esprime al meglio la potenza straordinaria della parola, l'ultima frontiera del simbolismo perché niente è in grado di esprimere cosa esattamente vuole dire uno scrittore meglio di un suo scritto diretto. 

Dopo "Fuoco e gelo" ho letto "Una rosa per l'Ecclesiaste" che con il suo mondo surreale trasporta il lettore all'interno di una delle più sconvolgenti e originali rappresentazioni letterarie del genere fantastico-filosofico. 
Roger Zelazny ha la capacità unica di mostrare attraverso le sue opere come il nostro universo riflessivo non ha confini e che tutto il nostro essere dipende esclusivamente dai nostri pensieri e dai concetti che via via elaboriamo davanti ai fatti del mondo. 
Di libri appartenenti ai cosiddetti "cicli marziani" ne sono stati scritti una quantità impressionante, molti sono reperibili proprio nella collana "Urania", probabilmente perché all'epoca delle prime esplorazioni spaziali il pianeta rosso è stato caricato degli stessi significati che avevano coloro i quali vedevano nell'Oriente una nuova frontiera che nei loro racconti era anche un viaggio di avventura nei sentimenti umani. 
E siccome tutto è in movimento nei confini elastici della narrativa, può uscire fuori un "frullato" che dà forma a romanzi veri e propri come è appunto "Una rosa per l'Ecclesiaste" dove Marte è lo sfondo in cui si svolge tutto il racconto che ha come protagonista un certo Gallinger, un eclettico e poliedrico personaggio poetico, lieve e un po' irrazionale che viene incaricato di decifrare e tradurre i libri della letteratura marziana. A questo punto - questa è la singolarità di Roger Zelazny- la storia diventa una sorta di test psicologico della personalità che incomincia a sorprendere e ad avvincere il lettore. Il passo successivo è l'incontro di Gallinger con una "marziana" una certa Braxa con la quale ha una storia d'amore e di sesso, nasce un ibrido (vi ricordate la famosa serie TV andata in onda negli anni '80?) non prima però di avere superato i divieti delle autorità religiose marziane che vietavano di congiungersi con esseri non appartenenti al pianeta rosso. 
Proprio nelle varie sequenze descritte dall'autore veniamo coinvolti in un mondo che può apparire misterioso ed incomprensibile ma che è l'esatto rovescio del nostro pianeta, intessuto della stessa sostanza che si manifesta per una forte opposizione per tutto ciò che è diverso dalla comunità autoctona. 
Ciò che permette sia a Gallinger che a Braxa di salvarsi è una rosa, un fiore che non può crescere su Marte ma che l'impianto sacro marziano riteneva legato ad una profezia contenuta nei loro testi sacri, Braxa e suo figlio si salvano dopo essere sfuggiti ad agguati e pericoli. 

Gallinger perciò svolge la funzione di un profeta, una funzione in apparenza frutto della più banale delle rappresentazioni, ma è proprio il suo desiderio di opporsi al destino ineluttabile preconizzato dalle sacerdotesse della civiltà marziana, che salva il loro pianeta. La forza che permette questo miracolo -come suggerisce il titolo esplicativo- è una rosa simbolo dell'amore che è ricerca ma anche perdita, ostinazione, tormento. 
L'autore riesce perfettamente a dare una rappresentazione di un amore planetario che tra sacro e profano porta alla salvezza lui, la sua "marziana" , il loro figlio e tutta la civiltà del pianeta rosso. 
Il libro dell'Ecclesiaste diventa perciò il testo sacro condiviso che permette di fare capire ai marziani la "vanità di tutto" ma nello stesso tempo di dare un senso alla loro esistenza e questo si realizzerà quando i terrestri si uniranno agli abitanti di Marte. 

La storia fantastica ha una morale che può trovare corrispondenza in questo passo dell'Ecclesiaste: 

"Due stanno meglio di uno, perché hanno una buona ricompensa per la loro fatica. Se infatti uno cade, può essere rialzato dal compagno: guai a chi è solo, se cade e non c'è chi lo rialzi. Anche se si va a letto, in due ci si può scaldare, ma chi è solo come fa a scaldarsi?
(Ecclesiaste 4, 9-11).

 


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Published by Caiomario - in Libri

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