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25 luglio 2012 3 25 /07 /luglio /2012 14:47

Chi desidera documentarsi sulle opere di Italo Svevo può trovare in giro una gran mole di materiale, ma il modo migliore per conoscere Svevo è -a mio parere- quello di leggere il suo epistolario e il "Profilo autobiografico", in entrambi gli scritti si comprendono fino in fondo le ragioni e il retroterra culturale che stanno alla base della sua attività letteraria. 
Ho letto la "Lettera sulla psicanalisi a Valerio Jahier", un uomo di lettere che abitava a Parigi, dove Svevo esprime tutto il suo scetticismo nei confronti del metodo psicoanalitico di Freud utilizzato come terapia medica. 
L'equazione psicanalisi=Svevo è perciò un luogo comune perlomeno quando si tratta di vedere nella psicanalisi un metodo di cura di cui lo stesso Svevo ne rigetta le pretese terapeutiche. Si tratta di una presa di posizione importante per capire la "Coscienza di Zeno", "Senilità" e "Una vita". 
Non c'è dubbio che Svevo utilizza il sistema psicoanalitico per elaborare i suoi tre romanzi dove l'investigazione su se stessi serve per scoprire le proprie pulsioni inconsce, ma nello stesso tempo Svevo ritiene che la psicanalisi sia di per sé insufficiente per curare le nevrosi. 
Ritenendo che le nevrosi svolgano un ruolo importante nella vita di un individuo quale meccansimi di difesa contro tutte le forme di alienazione della civiltà moderna, Svevo rivaluta il ruolo dell'ammalato come diverso che non vuole rinunciare alla forza vitale del desiderio. Il desiderio di resistere alla morte, il desiderio di rivendicare la propria dversità e singolarità, il desiderio di vivere. 


L'ANGOLO PERSONALE 

"Una vita" è un romanzo che venne pubblicato nel 1892, nonostante sia un racconto scritto in un clima culturale profondamente diverso da quello contemporaneo, conserva tutta la sua carica di suggestione e di attualità perché è una storia incentrata sull'uomo, sulle sue autosuggestioni e sui suoi autoinganni. Temi questi che non hanno tempo e si ripresentano in tutte le generazioni, in tutte le esistenze. 
Ciò che rende "Una vita" un romanzo senza tempo è lo spirito che sta alla base del racconto stesso: la necessità di confessarsi agli altri. La confessione diventa perciò un momento liberatorio e terapeutico per liberarsi delle proprie ansie e dei propri fallimenti, un momento che lenisce parzialmente il proprio dolore e la propria incapacità di vivere il mondo. 

Il protagonista del romanzo è Alfonso Nitti, un impiegato che vive una profonda scissione interiore tra le sue aspirazioni e la vita che lo circonda. Nitti conosce il latino, ama la poesia, ha una sensibilità culturale non comune e dall'altra parte si trova costretto a fare un lavoro ripetitivo e automatico. Il lavoro di copista in una banca diventa una sorta di gabbia nella quale tutti i giorni si trova costretto a convivere e che accentua il suo sentirsi diverso. 
Il suo sogno è quello di riscattarsi da questa condizione di "estraneità" e il mezzo che utilizza per perseguire il suo fine è la letteratura e la filosofia dalla quale trae una concezione idealistica della vita fortemente influenzata dal pensiero di Schopenhauer. 
La volontà di potenza di Schopenhauer diventa megalomania e vana aspirazione, Alfonso Nitti tenta il salto sociale cercando di sedurre, Annetta, la figlia del proprietario della banca, anch'essa amante di cose letterarie. Annetta però diventa solo un mezzo per Alfonso e questo suo disprezzo lo pagherà molto caro. 

Se il desiderio di ascesa sociale non rappresenta una novità rispetto al passato, la descrizione di Alfonso Nitti fatta da Svevo è esemplare; Nitti rappresenta l'uomo incapace di trovare delle soluzioni. Dapprima si fa prendere dalla paura, poi scappa dalla madre morente, si ammala lui stesso, torna in banca, viene demansionato e quando viene a sapere che Annetta si è fidanzata con il suo rivale, tale Macario, un giovane brillante e atletico, decide di farla finita e si suicida. 

La lettura del romanzo è tutto incentrata sul tema dell'inettitudine ossia dell'incapacità di realizzare qualunque cosa, c'è un passo del romanzo in cui viene raccontato l'episodio di una gita in barca a cui partecipano Annetta, la figlia del proprietario della banca, Alfonso e Macario; la contrapposizione tra le due personalità non può che suscitare una grande pena nel lettore perché Alfonso appare in tutta la sua disarmante incapacità mentre Macario è colui che è adatto perfettamente alla vita e che sa trovare in modo brillante una soluzione in tutte le circostanze. 
In quelle gite in barca con il rivale Macario, Afonso da una parte riusciva a mitigare il suo senso di sofferenza provocato dalla sua triste vita, ma nello stesso tempo quei momenti di apparente spensieratezza acuivano il lui la percezione di essere misero, inutile ed inetto. 

Come Svevo non posso che esprimere un giudizio negativo su Alfonso, ma nello stesso tempo il senso di sdradicamento descritto è una condizione che noto ancora più accentuata nei tempi attuali. Pensiamo ad esempio alla svalutazione della funzione dell'intellettuale nella nostra epoca contemporanea, alla sua incapacità di adattarsi alla praticità di una vita dove il fare è l'unica capacità richiesta da una società sempre più complessa e selettiva. Per quanto possano esserci delle differenze tra la condizione di Alfonso e quella del giovane intellettuale contemporaneo che magari ha studiato per poi ritrovarsi a non sapere fare nulla, esistono anche numerose corrispondenze. 
Esiste allora un modello positivo che permette di uscire da questa contrapposizione frustrante che può avere esiti devastanti per la salute della persona? A mio parere esiste e questo metodo consiste nella capacità di sapersi adattare darwinisticamente alle circostanze, in questo modo il cervello può diventare davvero lo strumento che fa mettere le ali per non soccombere. 
E' l'unica strada per non perire da vittime e per combattere fino in fondo senza arrendersi alle prime difficoltà. 

Romanzo amaro ma stimolante di cui si consiglia la lettura.

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Published by Caiomario - in Libri

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