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9 luglio 2012 1 09 /07 /luglio /2012 05:05

 

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Seguo Carlo Verdone da anni, da quando fece il suo debutto nel mondo dello spettacolo con la trasmissione televisiva "Non stop" che non solo fu fortunata in termini di ascolto ma fu tale anche per molti personaggi che da lì iniziarono delle carriere cinematografiche o televisive di grande successo: basti solo a pensare a Massimo Troisi, Gerry CalàFrancesco Nuti, Alessandro Benvenuti e tantissimi altri... 
Tra gli ospiti fissi di "Non stop" c'era un giovanissimo e magrissimo Carlo Verdone che solo due anni dopo, nel 1980, sarà il protagonista e l'autore di quel film cult che è stato "Un sacco bello". 


"Viaggi di nozze" è un certo qual modo la continuazione di "Un sacco bello" almeno per quanto riguarda la caratterizzazione di personaggi che sono entrati nell'immaginario collettivo e non è infrequente sentir dire e dire: 
"Mi sembri Verdone in quel film..." 

Se in "Un sacco bello" una delle figure indimenticabili è quella di Furio ( con i figli Antongiulio e Antonluca e la consorte Magda)...in "Viaggi di nozze", il personaggio che presenta quasi gli stessi tic è il dottor Raniero Cotti Borroni che in un certo qual modo rappresenta la riproposizione di Furio: meticoloso, pedante, pronto a cavillare su tutto e su tutti, logorroico al punto da impedire agli altri di parlare, egoista, meschinamente egoista. 

Questa riproposizione che tuttavia ha i suoi tratti di originalità, è comunque più di una caratterizzazione e per quanto talvolta facciano sorridere alcune forme maniacali come l'estrema pedanteria, c'è anche il lato serio da prendere in considerazione e cioè il fatto che Verdone riesce a porgere allo spettatore questi tipi umani con una straordinaria leggerezza e ironia quasi che i comportamenti dei suoi personaggi possano essere utili anche per un autodiagnosi. 

Famosa ad esempio è la scena del dottor Raniero Cotti Borroni che quando si sta per risposare in chiesa, risponde al cellulare nel bel mezzo della cerimonia, dicendo al suo interlocutore che non disturbava affatto, proprio prendendo questa scena la definizione del film come commedia appare molto riduttiva: non c'è un finale a lieto fine, il tono è sempre ironico ma il dottor Raniero Cotti Borroni appare come un personaggo meschino, tutti gli elementi indiretti ( l'abito, la fisionomia, l'espressione) contribuiscono a dare al film un taglio che non è quello della barzelletta e neanche della presa in giro ma della rappresentazione precisa ed efficace di comportamenti che entrano a far parte di una normalità solo apparente ma che racchiude delle fome di disagio molto più profonde, il comportamento da individuale diventa sociale, il cinismo del singolo è il cinismo di un modo di pensare che perdendo di vista qualsiasi capacità relazionale, si chiude a riccio nel proprio egoismo e nel proprio tornaconto personale. 

Verdone ha spesso ricordato che il suo maestro artistico è stato Alberto Sordi e se noi dovessimo rintracciare tra i film di Sordi quello che più si avvicina a "Viaggi di nozze", troveremo molte analogie con quel "Maestro di Vigevano" che è stato altrettanto emblematico per l'amarezza di fondo che ne accompagna l'intero svolgimento: stesso egoismo, stessa meschino cinismo, stesso comportamento dinanzi alle nozze. 

Come Raniero Cotti Borrone vedrà nella seconda moglie solo un mezzo per raggiungere i propri scopi non considerando affatto le esigenze e le necessità della moglie, così il maestro Mombelli nel "Maestro di Vigevano", paradossalmente, per soddisfare le esigenze della moglie, arriverà a diventare un piccolo imprenditore cinico e attaccato al denaro fino a quando non rimarrà vittima del suo stesso cieco egoismo che gli impedirà di vedere i tradimenti di una moglie trascurata e nel contempo ambiziosa. 
Eppure, per quanto diverse le trame, i punti di contatto per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi sono moltissimi: il cinismo è solo l'aspetto di personaggi grotteschi che dopo le prime risate lasciano una grande amarezza quando si constata a che livello può arrivare la natura umana. 

Il secondo episodio è la descrizione di una psicopatia familiare: tutti i personaggi sono coinvolti in situazioni di complicanze e imprevisti familiari che rischiano di far scoppiare la coppia appena sposata...della serie quando la famiglia è troppo invadente. 
Giovannino e Valeriana sono entrambi coinvolti da una malattia (improvvisa del padre di lui), dal falso tentato suicidio della sorella (di lei)..dalla rinuncia del viaggio di nozze ..sino all'epilogo squallido che li vede entrambi passare la prima notte di nozze in un albergo vicino a Roma con il padre che russa nella camera accanto dopo che era stato trovato mentre vagava per le strade di Roma. 

Il terzo episodio è forse quello più divertente perchè vede ancora una volta la riproposizione del bullo, del coatto di quello che a Roma chiamano "boro"; un episodio dominato da altri due motivi il sesso e il cellulare..il sesso è l'idea fissa di entrambi, un sesso dove la volgarità dei personaggi, entrambi metallari finisce per diventare un accessorio o per lo meno l'unico collante dell'unione matrimoniale che diventa il teatro per vantare le proprie presunte e reciproche performance. 
Il cellulare è il mezzo per stare in contatto con un esterno in cui la socialità viene ridotta a una serie di due o tre frasi che continuamente vengono ripetute all'interlocutore telefonico...non un discorso ma monosillabi che rivelano altri due personaggi squallidi che nel quotidiano sono sopraffatti da un malessere insopportabile che potremmo riassumere in una sola parola: noia. 

Anche questo un film riuscitissimo che oltre alle risate ci lascia molto amaro in bocca..per questo da vedere!!

Conclusione: Cinismo, egoismo, noia, volgarità: un ritratto umano spietato


 

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Published by Caiomario - in Z. Cinema

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