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21 marzo 2014 5 21 /03 /marzo /2014 05:08

 

Caustico, provocatorio e distruttivo, Céline rimane uno dei giganti della letteratura, non ci sono vie di mezzo, o lo si accetta o lo si rifiuta.

 

 

Perché leggere oggi Louis- Ferdinand Céline? Perché è lo scrittore che più di tutti, per lungo tempo, ha subito la damnatio memoriae da parte della critica e poi perché il recupero postumo operato tardivamente non lo ha mai completamente riabilitato al punto che le sue opere sono ancora oggi poco conosciute.
Non c'è dubbio che Céline sia stato un personaggio difficile e complesso e forse ciò che più a nuociuto al suo genio letterario è stato l'antisemitismo viscerale che lo portò a comporre un libello violento come Bagatelles pour un massacre e a scegliere la collaborazione con il regime di Vichy.
Per inciso Bagatelles pour un massacre è un libro ormai introvabile, andrebbe comunque letto senza farsi influenzare dal potere suggestivo delle parole che Céline sapeva ben usare in modo sapiente ed efficace.

Bisogna comunque ammettere che oggi quando si parla di Céline si tende a separare quelle che furono le sue posizioni ideologiche dal valore delle sue opere anche se si tratta -a mio parere- una forzatura perché l'opera di Céline non può essere separata dalla sua vita. Céline che esercitò la professione di medico nei quartieri popolari di Parigi, per tutta la vita stette in contatto con il dolore, lo squallore e il degrado e questa situazione lo portò su posizioni nichiliste al punto da non credere più in niente se non nella soddisfazione dei bisogni primari quali la fame e il sesso.
Potremo quindi definire Céline anarchico individualista insofferente ad ogni forma di potere per il quale l'uomo è solo una creatura degradata, irrimediabilmente persa e il suo modo di scrivere canzonatorio e offensivo è solo un modo di esprimere questo forte disagio che lo portò a non credere più a niente.


L'AUTORE

 
Louis Ferdinand Céline è forse l'autore che più di tutti, nel Novecento letterario, ha ricevuto delle catalogazioni che in parte hanno inficiato la diffusione delle sue opere per ragioni esclusivamente di pregiudizio ideologico; eppure nonostante la superficialità di certe etichette affibbiate a Céline, a ragione, può essere annoverato tra i protegonisiti assoluti della narrativa novecentesca.
Non si può comprendere lo spirito di un'opera come Viaggio al termine della notte se non si comprende il substrato ideologico di Céline che è stato definito un grande scrittore fascista, che sia grande nessuno lo può contestare , che si possa definire fascista secondo l'accezione usata nel senso comune è alquanto discutibile.
Céline era un anarchico e un nichilista che potrebbe iscriversi nel filone degli irregolari di ogni tempo e che non può avere connotazioni di carattere ideologico, la sua adesione al fascismo francese, peraltro mai organica, va vista esclusivamente come l'ennesimo atto di rottura di un personaggio che leggeva la realtà senza alcun filtro e che auspicava una sorta di palingenesi rigeneratrice che avrebbe coinvolto tutti.
Probabilmente la capacità distruttiva del nazismo era inconsciamente vista come il mezzo per accellerare questo dissolvimento che nasce proprio dal suo anarchismo cinico e distruttivo incline allo sberleffo, alla negazione e al riso ghignante e questo è proprio lo spirito che anima Voyage au bout de la nuit

IL CONTENUTO DEL LIBRO E IL COMMENTO

Viaggio al termine della notte racconta la storia di Ferdinand Bardamu che dopo esser stato ferito nel corso della prima guerra mondiale, viene mandato a Parigi per trascorrere la convalescenza, in questa occasione conosce Lola una ragazza statunitense di cui si innamora.
Fin dalle prime pagine appare lo stile corrosivo di Céline, la descrizione delle abitudini di quelli di Parigi è animata da un disprezzo che non fa sconti e li definisce come coloro che hanno sempre l'aria occupata,ma di fatto, vanno a passeggio da mattina a sera, prova ne è che quando non va bene per passeggiare, troppo freddo o troppo caldo, non li si vede più; son tutti dentro a prendersi il caffè con la crema e locali di birra.
Ad un certo punto Cèline allarga la prospettiva e medita sul secolo della velocità affermando che in realtà non è cambiato niente e che tutto è come prima, la sua è un'insofferenza verso la medicorità ottimista delle magnifiche sorti e progressive che sembra aver contagiato tutto lo spirito del Novecento per poi diventare la caratteristica dominante del secolo successivo, il nostro in cui alla velocità del progresso tecnologico non corrisponde nessun cambiamento dell'animo umano.

A questa folla di cisposi,pulciosi, cagoni che popola i tempi della modernità si ascrive anche lui Bardamu/Cèline che tuttavia pur subendola non l'accetta invocando l'anarchia come stile di vita, un'anarchia intesa come rifiuto più che come elaborazione ideologica o di adesione a un gruppo politico.Dice Cèline siamo tutti seduti su una grande galera, remiamo tutti da schiattare, puoi mica venirmi a dire il contrario. E che cos'è che ne abbiamo? Niente, solo randellate, miserie, frottole e altre categorie.....di là sul ponte ci sono i padroni.
Emerge quindi sin da subito il Céline più autentico, quello insofferente ad ogni costrizione e ad ogni padrone, ma soprattutto si delinea un aspetto che contraddice quanto sostenuto dai detrattori di Céline:la sua insofferenza verso la guerra che vede da una parte i civili che allora mandavano incoraggiamenti e oggi pensano che le missioni di pace siano una passeggiata, mentre non sono altro che un modo diverso di chiamare la guerra con l'aggravante dell'ipocrisia.

Eppure questa chiave di lettura potrebbe non soddisfare in quanto parlare di insofferenza verso la guerra potrebbe fare pensare a un Céline pacifista, mentre emerge un contenuto antimilitarista indirizzato ad una critica nei confronti delle gerarchie militari e della logica dell'armiamoci e partite dove le decisioni vengono prese da altri, scrive infatti Céline:
Mai mi ero sentito così inutile come in mezzo a tutte quelle pallottole e le luci di quel sole. Una immensa. Universale presa in giro.

Nel secondo capitolo del libro dove si rievoca l'esperienza della guerra emerge anche un altro aspetto: la personalizzazione del racconto ci da lo spunto per comprendere il significato di eroe che Céline ben inquadra senza reticenze e togliendo il velo che purtroppo nasconde il significato vero di questa parola e soprattutto del meccanismo psicologico che si scatena nella guerra:

"ero preso in questa fuga di massa, verso l'assassinio di gruppo, verso il fuoco",

questa presa di coscienza lo porta a dare il primo giudizio negativo sul genere umano affermando in modo lapidario:
Non crederò più a quello che dicono, a quello che pensano. E' degli uomini e di loro soltanto che bisogna aver paura, sempre.
Un protagonista quello descritto da Céline che comunque dimostra il suo valore guadagnandosi un riconoscimento militare:

"In convalescenza me l'avevano portata la medaglia, addirittura in ospedale e che in quell'occasione conosce un personaggio femminile che avrà una forte influenza su di lui la piccola Lola d'America".

 
Il ritratto che esce fuori di Lola è quello di una ragazza carina, dolce: Il cuore di Lola era tenero, debole ed entusiasta. Il corpo era grazioso, molto gradevole e dovetti prenderla tutta come si ritrovava
Il linguaggio descrittivo è essenziale ma efficace, quel che risalta immediatamente è lo stile ingentilito fortemente in contrasto rispetto all'uso del torpiloquo e della bestemmia che troviamo nei capitoli dove si parla della guerra, tuttavia a questo tributo per il bell'aspetto della giovane, corrisponde immediatamente la consapevolezza di trovarsi davanti ad una donna combattiva, incantevole ma combattiva.
Non mancano delle curiose digressioni come quella che si riferisce al chilo preso da Lola e al tentativo di eliminarlo: Sta angoscia di ingrassare era arrivata a rovinarle ogni piacere, a questo piacere rovinato fa da contraltare la figura di Madame Herote, un po' prostituta per piacere e per denaro e nel contempo lingerista, guantaia, libraia descritta come protetta da una volubilità straordinaria, da un temperamento indimenticabile, una donna che in seguito a una malattia che l'aveva privata delle ovaie poteva concedersi liberamente a chiunque.
Madame Herote è un personaggio che sembra uscito da un film di Fellini, anche se a questo punto bisognerebbe dire che la Gradisca di Amarcord sembra uscita da un libro di Céline.
Efficace ancora una volta nel linguaggio Céline definisce Madame Herote come una che architettava felicità e drammi senza posa. Provvedeva alla manutenzione della vita delle passioni..........una donna che prelevava la sua decima sulle vendite dei sentimenti.
Céline ritorna spesso su Parigi, la Parigi del 1932 che così descrive:

"I ricchi a Parigi vivono insieme, i loro quartieri, in blocco formano una fetta di torta urbana la cui punta tocca il Louvre, mentre il bordo arrotondato si ferma agli alberi tra il ponte di Auteuil e la Porte des Ternes: E' la fetta buona della città. Tutto il resto è fatica e letame".

Céline ci descrive non solo la Parigi degli anni '30 ma anche l'umanità che popolava quelle strade, un 'umanità che popolava le botteghe come quella di Mademoiselle Hemance la cui specialità era l'articolo di caucciù confessabile o no, da una parte Mademoiselle Herote che dispensava amore a pagamento, dall'altra Mademoiselle Hermance che vendeva profilattici.
Ad un certo punto Céline lancia un altro dei suoi giudizi senza appello che assomiglia ad un aforisma Le donne hanno natura da serve ma parlando della brutta aiutante di Madame Herote si domanda in modo provocatorio ''Dopotutto'', ''perché non ci potrebbe essere un'arte nella bruttezza come c'è nella bellezza? E' un genere da coltivare, ecco tutto".
Céline si dimostra uno straordinario lettore dell'animo umano e questa occasione gliela dà ancora la guerra, argomento sul quale ritorna più volte, la guerra quindi è anche un formidabile rivelatore dello spirito umano.


LE COLONIE

 
Come la guerra, le donne, Parigi e i suoi negozi, anche le colonie sono un'occasione per ragionare ed in particolare la colonia di Bambola-Bragamance dominata dalla figura del Governatore, una società organizzata gerarchicamente e dominata dai militari e dai funzionari governativi e più sotto ancora dai commercianti, alla base i negri elemento catalizzatore di tutte le violenze.
Un Céline anticolonialista? Forse no , ma che sicuramente vedeva gli indigeni con un misto di pietà e di disprezzo, al punto che afferma Quanto ai negri uno si abitua in fretta a loro, alla loro ilare lentezza,ai loro gesti troppo ampi, ai venti debordanti delle loro donne. La negreria puzza di miseria, di vanità interminabili, di rassegnazione immonda; insomma come i poveri da noi ma con più bambini ancora e meno biancheria sporca e meno vino rosso intorno.


L'AMERICA DI CELINE RIPENSANDO A BUKOWSKY

Gli americani visti da Céline: "Te lo raccontiamo subito noialtri cos'è che sono gli americani! O tutti milionari o tutti carogne! Non c'è via di mezzo".
Leggere l'America descritta dall'autore è un'occasione per entrare nelle strade, nella gente, nelle abitudini gastronomiche, più si leggono le pagine di Céline più ci si rende conto quanto sia stato saccheggiato, in un autore come Charles Bukowsky, un altro maledetto che con la narrativa ci ha saputo fare, ritroviamo tanto Cèline; quella descritta da Céline è l'America di folle di emigrati che non sapevano parlare inglese, diseredati definiti bestie sfiduciate che bisognava tenere lontani perché la loro bocca aveva la puzza della morte.
E poi il lavoro in fabbrica che ti fa diventare vecchio in un solo colpo e la cura personalissima a questa situazione che Bardamu/Céline trova per rifarsi un'anima, un locale un po' bordello che gli consentiva gli effetti negativi che provenivano dall'atrocità materiale della fabbrica.
Ancora una volta troviamo diversi personaggi femminili come Molly che così descrive:

"Mi ricordo come se fosse ieri le sue gentilezze, le sue gambe lunghe e bionde e splendidamente agili e muscolose, delle nobili gambe.La vera aristocrazia umana, si ha un bel dire, sono le gambe che la conferiscono, non si può sbagliare".

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In ogni periodo quindi ritroviamo una figura femminile descritta nella sua fisicità, pochi tratti ma essenziali in grado di delineare anche il carattere e una sorta di ammirazione, ma anche tanti modi di descrivere l'amore, in particolare parlando di Molly, Céline descrive il modo di intendere l'amore da parte degli americani: L'amore che eseguiva per vivere non la stancava troppo. Gli americani lo fanno così, come gli uccelli.
Un parallelo con Madame Herote e Molly ci porta a vedere due modi di intendere l'amore a pagamento di cui Céline sembra un grande esperto: un amore quasi a livello industriale quello di Molly che disponeva di ampie risorse......perché si faceva anche cento dollari al giorno, un amore voluttuoso quello di Madame Herote.

UN MECCANISMO PER DIFENDERSI DAGLI IMPREVISTI DELLA VITA


Quando Bardamu dopo l'esperienza delle colonie e dell'America, torna in Europa sviluppa una sua filosofia della sopravvivenza che così delinea: Val la pena agitarsi, aspettare basta, dal momento che tutto deve finire per passarci, nella strada. Quella sola conta in fondo.Niente da dire. Ci aspetta. Bisognerà pur scenderci nella strada, decidersi, non uno, non due non tre, ma tutti. Stiamo lì davanti a far cerimonie e complimenti, ma capiterà.

PROTAGONISTA ANCORA UNA VOLTA IL CORPO DELLA DONNA

Al suo ritorno in Europa Bardamu si dedica ad un'attività abbietta: praticare aborti clandestini, il corpo della donna come il suo corpo è il luogo del piacere, ma anche della sofferenza e del dolore.
Convivono quindi due atteggiamenti verso il corpo: quello del corpo visto come piacere e quello del corpo visto come fonte di dolore e di orrore come nell'episodio in cui descrive un'emorragia vaginale di una sua cliente a cui aveva procurato l'aborto.E' il corpo il protagonista di tutti i suoi personaggi ed il suo stesso corpo: Mademoiselle Herote, Lola, Molly, lui che è in ospedale ferito, lui che soffre il lavoro in fabbrica, un corpo che è in perenne disfacimento, ma anche il corpo delle belle ragazze, definite gioie viventi, delle grandi armonie fisiologiche, comparative..............il corpo, divinità manipolata dalle mie mani vergognose.

In conclusione: è difficile inquadrare Céline semplicemente come un nichilista, sarebbe preferibile definirlo uno strutturalista, Céline analizza la realtà, vi entra dentro e senza reticenze la viviseziona, non si limita a fotografarla, la materia diventa vita.
La città viene vista come un'immensa prigione ma solo per i poveri che costretti al lavoro in fabbrica, non vivono la città. Ed ecco allora due umanità : da una parte i lavoratori salariati, coloror che vivono la fabbrica, la catena di montaggio e i nativi africani delle colonie e dall'altra parte i quartieri che contano come quello di Parigi descritto nelle pagine iniziali del libro.


Caustico e cinico Céline l'anarchico individualista per eccellenza, ci introduce nel mondo della miseria umana, mettendo a nudo il nichilismo che investe l'umanità misera e senza speranze; il libro pur essendo stato nel 1932, conserva distanza di ottanta anni il suo valore.
Lo stile letterario di Céline non è facile, è una prosa ritmica quasi onomatopeica. Il linguaggio a volte popolare raggiunge vette altissime utilizzando le iperboli, stilisticamente geniale pur nel cinismo non manca mai di ironia .

 

Caiomario

 

Recensione di mia proprietà pubblicata anche altrove.

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