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31 ottobre 2014 5 31 /10 /ottobre /2014 09:18

 

 

GLI AUDIOLIBRI, I PRIMI APPROCCI

Ho seguito moltissimi romanzi alla radio, ascoltare un libro narrato a voce alta  è un'esperienza completamente diversa dalla lettura di un libro e la trovo altrettanto appassionante; le primissime  narrazioni a voce alta  che ho ascoltato sono state le "Fiabe sonore" quelle di "A mille ce n'è una favola bella da narrar.... " edite dai Fratelli Fabbri Editori; ho ancora i dischi originali che ascoltavo nel mangiadischi.
Non mi soffermerò pertanto sul libro "Il ritatto di Dorian Gray". libro che pur merita qualche riflessione personale, altri mi hanno preceduto, pertanto non racconterò per l'ennesima volta il riassunto del romanzo.
 Riguardo a ciò sarebbe interessante invece sentire il parere sulle varie edizioni del libro che si sono succedute nel tempo comprese quelle edite in lingua inglese, ma è un argomento che non è stato affrontato ancora in modo sistematico.
Piuttosto ammetto che preferisco leggere le critiche  letterarie sul romanzo di Wilde,  alcune sono davvero di grandissimo spessore come quelle scritte da insigni studiosi e pubblicate su riviste universitarie,  in questo caso non ci si trova davanti alla banalità di un "rissuntino" ma  al cospetto di studi filologici  stimolanti che permettono di conoscere le "parti anatomiche" del racconto di Oscar Wilde.

LA DIFFICOLTA' DEL ROMANZO E LA VERSIONE NARRATA: COMPARAZIONE

Su  "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde si sprecano sempre parole mirabolanti ed enfatiche, il più delle volte chi le pronuncia non ha letto il romanzo ma ha letto dei sunti, credo che leggere un sunto dei sunti con tantissime parti mancanti è inutile e fa perdere tempo.
Penso che  il romanzo di Wilde sia difficile da seguire, la trama è complessa, Wilde racconta due ordini di realtà che si sovrappongono e comportano una continua attenzione da parte del lettore.
 Quello di Wilde è un racconto critico-ragionativo che va oltre il romanzo tradizionale, non si riesce ad apprezzare la prima volta, bisogna ritornarci più volte.
 Se vogliamo però restituire a questo romanzo la sua capacità di significazione la scelta dell'Audiolibro è quella migliore perché non si ha il tempo di porre troppa attenzione ai singoli periodi, ma si ha un racconto continuo dove la variazione della voce del narratore imprime un ritmo naturale che difficilmente un lettore medio riesce a riprodurre.

Ho l'edizione de "Il ritratto di Dorian Gray" edito dai "Nuovi Acquarelli" con la traduzione di L.Pirè, uno dei migliori traduttori di opere classiche in lingua inglese molto rispettoso, filologicamente parlando. del testo originario.
 Anche su questo aspetto manca un'opinione dei "lettori", non vi è alcun accenno sulla qualità del testo relativamente alle varie edizioni pubblicate in Italia. Quella di Pirè pur essendo una delle traduzioni più aderenti al testo originario espressa con termini moderni, Wilde rimane -a mio parere- sempre uno scrittore barocco, il suo romanzo d'invenzione richiede una ipersensibilità notevole anche quando il racconto diventa interessante nelle sue parti più paradossali.

Tutte queste criticità spariscono invece nell'audiolibro, il romanzo è letto dalla bellissima voce di Luigi Marangoni, una voce professionale che rende il romanzo fluido e sempre avvincente per chi lo ascolta. Le pause, il rispetto della punteggiatura, la variazione del tono della voce, la dizione perfetta senza alcuna inflessione dialettale sono gli elelementi che rendono questa edizione prodotta dalla "Narratore audiolibiri" , il modo migliore per approcciarsi a "Il ritratto di Dorian Gray".


La versione audiolibro è consigliata a chiunque e in particolare:

* A chi non riesce ad impegnarsi troppo nella lettura;
* Ai non vedenti;
* A persone anziane che faticano a leggere ma amano ascoltare i classici senza tempo;
* A tutti coloro che seguono i romanzi raccontati alla radio;
* A chi non è riuscito mai a leggere "Il ritratto di Dorian Gray";
* A chi ha letto solo il riassunto.


INFORMAZIONI SULL'AUDIOLIBRO

Il racconto di Dorian Gray letto ad alta voce dura 8 ore 6 minuti e 40 secondi.

Costa euro 10,40, è scaricabile in download in versione mp3 direttamente dal sito de "Il Narratore Audiolibri" oppure può essere richiesto su supporto compact disc.


Consiglio di ascoltare un'anteprima della narrazione direttamente sul sito dell'editore: il narratore.com





 

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Published by Caiomario - in Libri
28 ottobre 2014 2 28 /10 /ottobre /2014 11:33

POVERO CERVO MA LA SUA MALEDIZIONE  HA COLPITO GIULIANO
 
Strana figura di santo questo San Giuliano ospitaliere raccontato da Gustave Flaubert, ma pur non togliendo nulla all'emozione di leggere un'opera come  "La leggenda di san Giuliano l'ospitaliere", quando si è arrivati alla fine si prova una certa angoscia perché il Santo è in realtà un assassino che, dopo avere ucciso il figlio e la compagna di un maschio (cervo), viene maledetto dal cervo pensante e per errore uccide suo padre e sua madre con inaudita ferocia. Se i fatti fossero veri e  dovessero accadere oggi, il Santo  verrebbe condannato ad almeno 30 anni di carcere e magari verrebbe richiesta anche la perizia psichiatrica.
Flaubert riprende la leggenda, il nucleo primitivo quindi non è suo, ma ha saputo arricchire con dovizia di particolari quella che era una storia scarna di poche righe seguendo lo schema delle antiche tragedie greche.
Con la sua smagliante fantasia Falubert descrive un San Giuliano assassino che ad un certo punto prende l'ascia e fa a pezzi al buio i suoi genitori perché pensa che i due corpi siano quelli della moglie e del suo amante. Lui il vero cervo sapeva a aspettava solo di agire, è questo che si desume dal racconto di Flaubert.

*SECONDO IL CODICE PENALE DI OGGI: Giuliano commette quello che nel diritto penale si chiama "omicidio volontario", se uccido uno pensando di uccidere un altro, non per questo sono meno colpevole; se poi oltre l'omicidio è duplice omicidio e  si aggiungono  le modalità terribili con cui è stato perpetrato il delitto (i corpi fatti a pezzi con inaudita violenza) c'è l'aggravante della crudeltà.

SECONDO L'ARTE STRAORDINARIA DI FLAUBERT: Giuliano  è uomo vittima della vendetta e della maledizione del cervo che volendo vendicarsi dell'affronto si comporta come un oracolo. Tutto avviene come l'oracolo ha comandato e Giuliano dopo l'orrendo delitto -sempre per volontà di un destino cieco- deve attraversare prove terribili.
La leggenda raccontata da Flaubert è la storia dell'anima, la quale non si contenta di soffrire, ma deve espiare, il destino vuole vedere Giuliano patire atroci pene e si vuole sincerare della sua natura (la colpa deve essere sofferenza) che deve essere condannata a fatiche e dolori inenarrabili.

Che sia questo il fondamentale significato voluto da Flaubert lo si comprende dal fatto che Giuliano alla fine appare un'anima purificata. Ma prima di essere un'anima che ha espiato in terra deve passare attraverso il giudizio di Dio. Bisognoso fra i bisognosi Giuliano vive prima la sua animalità, ma prima di arrivare al paradiso e alla perenne beautitudine deve passare l'inferno in terra tra gli ultimi.


San Giuliano ospitaliere è patrono di Macerata,  viene festeggiato il 31 agosto.




***Breve ma intenso libretto di Gustave Flaubert che si scagiona facilmente, e con la consueta maestria anche se l'argomento della storia si discosta dal Flaubert narratore che ama gli effetti coloristici.
Raccontando la storia si può -a mio parere- tutt'al più rendere la scena, ma non certo il suo pathos, il libro insomma  va letto, per la sua brevità (90 pagine) è un capolavoro che si legge ancora con piacere e nei confronti del quale non si prova alcun senso di posticcio. Non si può disconoscere che alcune volte certe cose saziano ma infastidiscono.
L'edizione con testo a fronte consta di 168 a pagine, utile a chi si vuole fare sedurre dallo stile e dalla lingua di Gustave Flaubert.

 

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Published by Caiomario - in Libri
25 ottobre 2014 6 25 /10 /ottobre /2014 07:01

UNA LUNGA SCIA DI FORMICHE E CICALE, I FORMICHIERI NON GRADISCONO

"Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Anno 2002"  è un volumetto scritto da Gino Vignali e Michele Mozzati e rappresenta la versione aggiornata di "Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano" pubblicato per le edizioni Einaudi nel 1991. Sulla scia del clamoroso successo del numero uno, i due autori hanno scritto altri libri dando orgine a una lunga serie di volumetti in cui protagoniste sono le formiche, a partire dal 2003 le protagoniste diventano le cicale.
L'edizione del 2002 è stata pubblicata per la prima volta da "Baldini & Castoldi" nel 2001 e successivamente da "Mondolibri" nel 2002, consta di 143 pagine o 144 o 146 a seconda dell'edizione.
Gli "aforismi" mordaci sono esattamente 540 a cui si aggiungono numerose battute, stroncature e frasi "mozze" di altri autori "formiche" che in poche parole sintetizzano il loro pensiero (e anche la loro stizza), ecco qualche esempio:

* "Non ho mai avuto problemi con l'alcol, almeno fino a quando non cominciava a scarseggiare". (Tom Wait).

*  "La TV è il cesso degli occhi" (Oliviero Toscani)

ecc, ecc, ecc.....

Tra le numerose formiche presenti nell'antologia menziono a titolo esemplificativo i seguenti: Aldo Busi, Luciana Littizzetto, Giobe Covatta, Giorgio Gaber, Mel Gibson,Totò, Tom Wait etc

La battuta che più mi è piaciuta tra le 540?  È difficile sceglierne una, ma quella che spiega il consenso politico dato a Silvio Berlusconi a partire dal 1994 è quella pronunciata da Giorgio Gaber che disse: "Non temo Berlusconi in sé ma Berlusconi in me"....è o non è straordinario questa aforisma di Gaber? Per me vale più di mille pagine che spiegano il fenomeno de consenso a Berlusconi.

MA I FORMICHIERI SI SONO INC***** DAVVERO

È vero e, sebbene non ci sia un vero concept, nel senso di una storia che si svolge con un inizio e una fine, il libro ha quella dimensione tutta teatrale, mordace e velenosa delle battute che non si dimenticano.
Penso semplicemente che questo volumetto come tutti quelli della serie compresi i libretti sulle "cicale",  rappresenti  il modo migliore per affrontare in modo ironico una realtà come quella italiana che è ormai una farsa di detti e contraddetti.
 Forse l'unico modo per evitare di  "un fegato grosso così", è leggere un volumetto come questo;  ci sono tanti modi per affrontare il dramma italiano, serve anche questo, serve anche ridicolizzare e mettere alla berlina con poche battute una società colpita dall'apocalisse della politica.
I nostri incuranti delle critiche indignate dei "censori moralisti" da cui vennero colpiti nella prima edizione di "Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano", hanno continuato,  nel corso degli anni, a curare delle bellissime antologie improntate sullo stesso stile  regalandoci  una "compilation" di  aforismi da incorniciare e mostrando  una grande carica di energia, di humor, di passione e di visceralità anche in questa edizione  datata 2001 (2002 nel libro).
E poi dicono che i comici sono solo comici: loro -i comici- ci fanno sorridere e ridere dei guitti della politica che ormai non hanno più niente da dire, loro i comici in una battuta mozzano teste e stroncano i presuntuosi e gli stupidi.
Gino & Michele amano spesso ricordare che le formiche sono degli animaletti ostinati e cocciuti che non tengono in conto i consigli degli altri e proseguono diritti nella loro strada anche quando i fatti gli danno contro. E' meglio essere testardo come un asino o come le formiche di Gino & Michele? Ognuno scelga il suo tipo di testardaggine, personalmente preferisco le seconde.


Vi sentite più formiche che qualche volta si in****** o più cicale che portano dietro di sè un'ondata di qualunquismo difficile da scrollarsi dalle spalle? Oppure vi sentite formichieri che si indignano?

Io mi sento formica e come disse Oreste Del Buono nella prefazione dell'Opera Ominia di "Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano":

 "L'istinto a fare il Bastian Contrario, per fortuna, è ancora abbastanza diffuso".


"La fervida creatività umana porta a inventare cose straordinarie, la mediocrità di certi umani porta a inventare solo banalità".

Caiomario




 

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Published by Caiomario - in Libri
23 ottobre 2014 4 23 /10 /ottobre /2014 15:31

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ALCUNI CENNI SULL'AUTORE

Personalità geniale e multiforme Niccolò Tommaseo è oggi uno degli autori dimenticati non solo dai lettori moderni, ma  anche ingorato completamente nei prgrammi scolastici;  probabilmente pesa su di lui il giudizo negativio sulla sua proposta di educazione, una proposta pedagogica forse ormai inattuale e inadeguata per questi nostri tempi, ma i valori di fondo proposti dal pensatore dalmata non sono tutti da archiviare, anzi il suo pensiero può essere considerato come un punto di riferimento e di mediazione tra i valori morali e religiosi della Chiesa Cattolica e quelli dello Stato civile.
Tra le sue moltissime opere vanno menzionate senz'altro quelle di carattere educativo, vale a dire: Dell'Educazione; Bellezza e civiltà; Studi morali; La donna; I doveri e i diritti d'ogni buon italiano e "Fede e Bellezza".

PER CAPIRE IL SIGNIFICATO DEL LIBRO

Prima di entrare nel vivo di "Fede e Bellezza" è opportuno fare conoscere i capisaldi dell'educazione di Tommaseo, questo agevolerà la comprensione del libro e la sua linea di fondo:
Per Tommaseo non si può impostare l'attività educativa come se fosse un sapere, non esiste una scienza dell'educazione che può essere appresa attraverso la teoretica e non esiste un metodo precostituito, neanche lo stato può trasmettere un metodo educativo attraverso la forza coattiva delle leggi o attraverso la sua autorità.
L'educazione è quindi un vincolo religioso e morale attraverso il quale si crea un'unione tra coloro che educano e coloro che sono educati, il compito del maestro è quindi quello di cogliere la parte intima di ciascuno tralasciando qualasiasi metodo emprico che per Tommaseo è sempre inadeguato alla formazione delle coscienze.

Attraverso questo metodo educativo è possibile cogliere nel modo più approfondito possibile alle umane capacità l'individualità di ciascuno ed è possibile, poi, riuscire ad adattare ad ognuno il miglior modo di educazione.
Tommaseo anticipa quindi il concetto moderno di "educazione differenziata" che deve essere diretta ad  allievi normali, subnormali e supernormali ( i termini per quanto oggi siano desueti, sono quelli utilizzati all'epoca).

FEDE E BELLEZZA, UN ROMANZO D'AMORE DI GRANDE SPESSORE

"Fede e Bellezza"  è un romanzo che è stato definito "romanzo-confessione", ma potremo definirlo un'auto-confessione in quanto alcuni episodi narrati traggono spunto da vicende vissute dallo stesso Tommaseo.
Il racconto è appassionante sin dalle prime battute, inizia con le dichiarazioni confessionali dei due protagonisti: Maria e Giovanni. Entrambi si raccontano l'uno all'altro, in particolare il protagonista maschile decide di fare conoscere tutto di sè attraverso un diario dove svela ogni suo segreto ed esperienza a Maria.

Il romanzo è diviso in 6 libri (capitoli): nel primo i due si incontrano in Bretagna a Quimpec ed è subito amore fulminante. Maria confessa a Giovanni la sua triste storia: un'infanzia disperata trascorsa da orfana e una giovinezza piena di errori a causa dell'assenza di una guida morale.
Nel secondo libro è Giovanni/Nicolò Tommaseo a raccontarsi; chi è Giovanni? E' un esule italiano che vive in Francia dove si è rifugiato perché è un perseguitato politico.
Nel terzo libro troviamo narrate tutte le difficoltà che impediscono ai due di vivere un amore tranquillo, ma i due poi arrivano finamente al matrimonio che viene raccontato nel quarto libro ( è uno dei capitoli più belli di "Fede e Bellezza").
Nel quinto Giovanni e Maria si separano per poi riunirsi; infine nel sesto libro -quello più drammatico ed intenso- Giovanni sfida a duello un francese che aveva offeso gli italiani restando gravemente ferito; in questo ultimo libro viene poi raccontata la morte di Maria.


LA MALATTIA DI MARIA E LA NOTTE D'AMORE CON GIOVANNI PRIMA DELLA MORTE

È questo il libro  più intenso e drammatico di "Fede e Bellezza" : Giovanni purtroppo scopre che Maria ha la tubercolosi, Giovanni viene preso dalla disperazione, poi dall'angoscia e infine dall'eccitazione sessuale.
Il racconto originale si trova nelle edizioni moderne del libro, nella seconda edizione invece questo episodio venne censurato in quanto era ritenuto morboso.
Ma non è un episodio per niente morboso, va interpretato invece come l'angoscia di un uomo che vede la propria donna morire e che sa che non la avrà più accanto...per sempre!
La conclusione vale più di mille commenti, ecco le parole pronunciate da Giovanni:

"Quante memorie vietate, fin ne' concessi abbracciamenti! Perdono, o terribile Iddio dell'amore severo! Non mi punit: non togliete a me questa ch'è ormai conglutinata con l'anima mia!".


Splendido termine: "conglutinata" e splendida espressione: "conglutinata con l'anima mia".

Conglutinata ossia unita, attaccata con la propria anima vale a dire incollata, dal latino "cum" con, insieme e "gluten" colla.

Se non è amore questo!


Libro consigliato a tutti gli amanti romantici......"Oh per carità non vi spaventate"

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Published by Caiomario - in Libri
18 ottobre 2014 6 18 /10 /ottobre /2014 17:28

2.La lettura di molti libri e di volumi di ogni genere rivela incostanza e leggerezza. Dobbiamo contentarci di pochi autori, sicuri, e farne il nutrimento dell'animo nostro. La moltitudine dei libri distrae lo spirito, e non è in nessun luogo chi è da per tutto. 3. Non potendosi leggere tanti libri quanti se ne possono avere, basterà averne quanti se ne possono leggere. 4. 'Ma dici' 'io voglio sfogliare ora questo libro, ora quest'altro. È proprio di uno stomaco inapettente assaggiare molti cibi. i quali per la loro varietà e diversità inquinano, non alimentano. Si legganp sempre gli autori più stimati: e se qualche volta vuoi distrarti con altri, ritorna ai primi. Provvediamoci ogni giorno qualche sostegno contro la povertà, contro la morte e contro le altre calamità. E quando abbiamo scorso molti precetti, bisogna ritenerne uno solo da digerire in quel giorno. 5. Io faccio appunto così. Da tanti pensieri che leggo ne scelgo uno solo. Oggi è la massima di Epicuro - sono solito passare negli accampamenti nemici non disertore ma esploratore -: « È una cosa bella » egli dice « una lietà povertà ». Ma se è lieta, non è povertà. Povero non è chi ha poco: ma chi vuole di più.

L. ANNAEUS SENECA (Epist. II, 2-4)

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Published by Caiomario - in Filosofi: Seneca
18 ottobre 2014 6 18 /10 /ottobre /2014 08:13

Molti storici hanno parlato degli altri ma su di loro hanno scritto poco o niente, leggere le loro opere permette  però di conoscere la loro anima e  il loro stile ma spesso si apprende poco sulla loro vita. Gli storiografi romani tendevano all'impersonalità ma non erano esenti dalla passionalità  e Tacito che scrisse su Roma opere importantissime non faceva  certo eccezione. Pierre Grimal con il suo "Tacito" ci fornisce la  biografia  più completa finora pubblicata sullo storiografo romano.

L'AUTORE

Pierre Grimal è uno degli studiosi più attenti della romanità, ha scritto numerose biografie di personaggi celebri dell'antica Roma, il taglio dei suoi libri pur essendo discorsivo è improntato secondo i canoni del metodo scientifico; tra i suoi numerosi libri va annoverato un prezioso dizionario di mitologia e uno studio originale sui giardini delle ville romane. I suoi studi, inoltre, hanno contribuito ad arricchire la conoscenza di Roma antica fornendo molti elementi per apprendere lo spirito di un'epoca.  Tra le sue opere più significative si ricordano:

  • Città romane (1981)
  • Il secolo degli Scipioni: Roma e l'ellenismo al tempo delle guerre puniche (1981)
  • L'arte dei giardini, una breve storia (1996
  • L'anima romana: valori e stili di vita della civiltà latina (1998)
  • Mitologia (1999)
  • Tacito (2001)
  • Marco Aurelio (2004)
  • Cicerone (2011)
  • Seneca (2011)



IL LIBRO

Autore: Pierre Grimal
Titolo: Tacito
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2001
Pagine: 357
Prezzo: 11, 10
Codice EAN:     9788811676805
Codice ISBN: 8811676800


Pierre Grimal ricostruisce la vita di una delle più grandi personalità dell'età di Nerone: Cornelio Tacito; Tacito insieme a Tito Livio è stato il più grande storico dell'antica Roma. Lo storiografo dell'impero è ancora oggi uno dei personaggi più misteriosi della romanità, se di Livio conosciamo le origini, la data di nascita e di morte, di Tacito ignoriamo persino il praenomen.
Di dove era orginario Tacito? Fino ad ora tutti gli storici hanno brancolato nel buio e si sono rifatti ad un famoso passo degli Annali (IV, 3) in cui le sue origini sembrerebbero romane, ma è anche accreditata la tesi in base alla quale Tacito fosse orginario di Interamna in provincia di Terni.

Grimal riporta anche il famoso episodio degli onori che vennero tributati  a Terni tra il 275 e il 276 d.C all'imperatore Tacito che portava lo stesso nome dello storico e che si vantava di essere suo discendente.
Oltre a queste due ipotesi che fanno riferimento ai documenti a noi pervenuti, vi sono anche altre ipotesi come quelli di Fabia-Wuilleumier, Ettore Paratore e Syme secondo i quali Tacito era orginario della Gallia, in quanto il cognomen Tacitus si ritrova in molte iscrizioni della Gallia di cui era originario il generale Cneo Giulio Agricola. Ovviamente Grimal sotto questo punto di vista non può inventare nulla, ma cuce e mette insieme le diverse tesi.
Grimal non inventa niente e non potrebbe del resto fare cosa diversa essendo egli stesso uno storico che fa riferimento  sempre ai documenti esistenti, del resto anche per le ipotesi circa la presunta data di nascita di Tacito, Grimal deve per forza rifarsi ai documenti che ci sono pervenuti come quello di Plinio il Giovane, il quale nei suoi scritti affermò di essere poco più anziano di Cornelio Tacito. Se Plinio il Giovane è nato ne 61 o nel 62 d.C. la data di nascita di Tacito è collocabile in un periodo immediatamente antecedente, anche se la vaghezza dell'affermazione di Plinio il Giovane impedisce di dare un'indicazione precisa.

Che lavoro faceva Tacito? Tacito iniziò a lavorare come avvocato e sotto Vesapasiano divenne questore per poi diventare propretore in una lontana provincia di Roma, aveva una cultura giuridica ma come spesso accadeva nella Roma antica, il confine tra politica, cose giuridiche e pubbliche era talmente labile che era facile avere una giusta entratura politica per fare carriera nello Stato (sotto questo punto di vista, noi italiani siamo degni eredi di Roma).
Morì nei primi anni in cui Adriano era imperatore, è sconosciuta la data della morte.

L'ANGOLO PERSONALE

Il libro di Grimal ha il pregio di mettere insieme notizie spesso frammentarie circa la vita del grande storiografo romano dandole unità ed organicità; il racconto unitario che ne esce fuori consente di leggere la vita di Tacito senza quel carattere composito che hanno talune ricostruzioni della sua biografia.
Dal ritratto fatto da Grimal ne esce fuori un uomo passionale che aveva sempre visto la storia come un succcedersi di eventi in cui il bene è contrapposto al male; sotto questo punto di vista Tacito non appare diverso da Tito Livio e da Sallustio, è perfettamente aderente all'idea del racconto della storia come esaltazione della virtù contrapposta al vizio che nell'impero prevaleva ad ogni livello.
Il taglio dato da Grimal all figura di Tacito è sicuramente quella più vicino alla realtà, Tacito fu infatti un fustigatore dell'Impero e non un suo difensore, il ritratto che lui fece degli imperatori romani fu quello di uomini ignominosi e pur assolvendo alcuni imperatori come Nerva e Traiano, Tacito condannò senza mezzi termini la società romana ritendola viziosa e oziosa.
Lo stile espositivo di Pierre Grimal è in un certo senso "tacitiano", Grimal raccontando Tacito si appassiona, porta molti particolari, collega molti aspetti della  sua vita  a quella della società romana.
Ridà vita a una vita togliendole in parte l'aura di mistero che da sempre ha circondato la figura di Tacito.

***Tacito fu un "breviloquente", il suo scrivere era essenziale e complesso specchio di un'anima altrattanto complessa e grande.


Libro consigliato, la migliore biografia su Tacito...al di là di ogni retorica.

 

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Published by Caiomario - in Letteratura latina e greca
16 ottobre 2014 4 16 /10 /ottobre /2014 07:51


PREMESSA


"Lineamenti di Filosofia del diritto" è uno testi che ho portato all'esame di Filosofia di diritto, un testo di non facile  comprensione per chi non conosce l'impianto della filosofia hegeliana e sicuramente non adatto  per una lettura continua e fluida, ma è un'opera molto stimolante per chi ha interesse per il diritto visto sotto la lente della filosofia di Hegel. Lo studio di questo testo è stato coadiuvato da tre quaderni di appunti presi durante le lezioni del docente e da altri testi propedeutici.
 
Molti sono soliti citare  la seguente  frase che si trova nella prefazione dei "Lineamenti di Filosofia del diritto":

"Ciò che è razionale è effettivamente reale, e ciò che è reale è effettivamente razionale".

Credo che questa frase citatissima venga spesso usata a sproposito perché Hegel -uomo complesso che tendeva alla complicazione- è facile da equivocare quando si cerca di interpretare il suo pensiero utilizzando dei termini   adoperati nell'accezione del linguaggio comune.  Ecco allora il significato corretto: per Hegel reale è  solo ciò che ha effettivamente la capacità di realizzarsi secondo un piano prestabilito e razionale, quindi la razionalità  è la forma più alta della realtà.
Il compito della filosofia è quindi quello di comporre qualsiasi frattura della realtà effettiva con la ragione.

Un'interperetazione più estensiva della frase può portare alla conclusione che Hegel arrivi a giustificare razionalmente qualsiasi evento storico per quanto possa essere terribile e ripugnante per la coscienza comune.
Il pensiero di Hegel portato alle sue estreme conseguenze, può portare anche a questo ma è importante comprendere che quando il libro venne scritto (1820), grandi eventi di natura politica e storica erano appena avvenuti e la Rivoluzione Francese prima e Napoleone dopo, rappresentavano per Hegel il naturale compiersi della dialettica della ragione.
Solo inquadrando gli eventi storici e culturali dell'epoca è possibile comprendere la concezione del diritto così come la intendeva Hegel per il quale lo stato è tale solo se è stato etico.


QUELLO CHE E' ATTUALE NEL PENSIERO DI HEGEL

Hegel era complesso nel modo di esprimersi ma aveva ben chiara l'idea della funzione della filosofia che non può avere alcun ruolo per l'uomo se si perde dietro alla metafisica elaborando teorie che vanno al di là del tempo;  la filosofia -per Hegel- si deve occupare della storia e il diritto, inteso come organizzazione dello Stato, non deve essere una vuota idea ma una delle manifestazioni della razionalità. Il compito della filosofia è quello di  acquisire  la piena consapevolezza di questo processo che avviene nella storia e nella natura.

IL LIBRO

Titolo: Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale e scienza dello stato in compendio
Autore: Hegel Friedrich
Editore: Laterza (pubblicato nella collana "Biblioteca Universale Laterza"
Anno di pubblicazione 2004
Pagine:338

Nelle prime 30 pagine propedeutiche alla lettura del testo vi è la prefazione di Giuliano Marini, già professore ordinario di filosofia politica presso la Facoltà di Scienze politiche all'Università di Pisa; utilissima e dotta prefazione che aiuta a comprendere il significato dell'opera.




L'ANGOLO PERSONALE

"Lineamenti di filosofia del diritto" è uno dei libri che, al di là delle tesi espresse, ho trovato tra i più interessanti e significativi. Le numerose interpretazioni e discussioni che ne sono seguite sono  state un ulteriore stimolo per capire l'importanza che rivestiva all'epoca il "diritto naturale" , la sua importanza era tale che era un disciplina universitaria a tutti gli effetti.
 Oggi non esiste nessuna cattedra di diritto naturale e non avrebbe alcuna ragione di esistere, l'accostamento tra "diritto naturale" e "scienza dello stato" era assolutamente nella logica del tempo, ma esistono ancora oggi dei sostenitori del cosiddetto "diritto di natura"? La risposta è affermativa, anche se andrebbe articolata in modo più compiuto.  Ci samo mai chiesti, ad esempio, se la famiglia rientra nel diritto naturale? Secondo molte leggi positive la risposta é sì in quanto la famiglia naturale è quella costituita da un uomo e da una donna ed eventualmente da dei figli. Hegel non affrontò certamente questo tema che era quanto di più lontano si potesse concepire nel dibattito dell'epoca, tuttavia molti dei principi stabiliti nel diritto positivo si rifanno ancora oggi al diritto naturale.
Mentre non esiste più (a parte il Vaticano e gli stati teocratici islamici) alcuna organizzazione statuale che si richiami al diritto divino in passato era assolutamente normale concepire il diritto pubblico come derivante direttamente da Dio; Hegel ha contribuito in maniera determinante a liberare il diritto da ogni pretesa di origine divina con tutte le irrazionalità che questa pretesa si portava dietro.


***Georg Wilhelm Friedrich Hegel pubblicò quest'opera all'età di 51 anni, nel mondo universitario tedesco rappresentava da tempo un punto di riferimento importante, ma la sua fama continuò oltre il tempo terreno influenzando uomini, ideologie e spinte rivolUzionarie; nonostante infatti Hegel avesse delineato una forma di stato reazionario, le sue idee ebbero un'influenza straordinaria nella diffusione delle idee del nuovo illuminismo.

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Published by Caiomario - in Filosofi: Hegel Georg Wilhelm F.
9 ottobre 2014 4 09 /10 /ottobre /2014 18:15

Il significato dei termini trascendenza e immanenza si può comprendere analizzando le relazioni graduali tra gli esistenti. La pianta, ad esempio, è trascendente rispetto al mondo inorganico, l'animale trascende ciò che inorganico e la pianta e l'uomo trascende l'inorganico, gli animali e le piante. Uno dei più eminenti studiosi di filosofia del Novecento, il professor Luigi Bogliolo, ha dato una spiegazione molto chiara sul significato dei due termini, la riportiamo integralmente qui di seguito:

« È una legge che non imponiamo alle cose, ma le cose impongono a noi. Trascendere vuol dire essere superiore alle cose trascendenza; trascendenza è lo stesso che superiorità di grado esistenziale sostanziale. La trascendenza però presuppone l'immanenza. Vediamo come e perché. Prendiamo un esempio qualunque. L'animale trascende la pianta perché contiene immanentemente, virtualmente, eminentemente, nella sua ricca interiorità, le perfezioni vitali della pianta. Contiene infatti le funzioni caratteristiche della vita vegetativa (nutrizione, aumento, riproduzione). Non basta: trascende la pianta perché non soltanto contiene le perfezioni della vita vegetativa, ma: a) le contiene in modo superiore e diverso, cioè nel modo proprio dell'animale; b) contiene qualcosa in più: le perfezioni della vita sensitiva, che la pianta non contiene. Si noti bene: non si tratta di contenenza quantitativa ma qualitativa. Nel caso nostro: l'animale trascende la pianta per l'immanenza (o contenenza interiore) delle perfezioni della pianta, ma in modo superiore. Se non contenesse, in modo superiore, le perfezioni della pianta non potrebbe trascenderla. Contenere in modo superiore, si può esprimere con un termine tecnico dicendo: contenere eminentemente. Eminenza è lo stesso che immanenza superiore. Ora appare chiaro che questi tre termini: trascendenza, immanenza, eminenza, sono tra loro indissolubilmente legati. Il legame indissolubile fra due o tre termini si piò denominare in modo più tecnico: articolazione dialettica.

La filosofia è lo studio delle articolazioni dialettiche (o anche delle leggi o rapporti esistenziali) fra gli esistenti. Il significato di questi termini è in realtà, molto più semplice e preciso di quanto sembri. 

Applicando questo vocabolario tecnico all'uomo possiamo dire che l'uomo trascende tutti gli esistenti infraumani perchè ne contiene eminentemente (per l'immanenza superiore) tutte le perfezioni. Tuttavia nell'uomo la trascendenza assume un significato nettamente distinto............La trascendenza dell'animale sulla pianta è, in certo modo, sia pure qualitativamente, controllabile e misurabile. La trascendenza dell'uomo sulle altre cose, in virtù della conoscenza intellettiva, diviene nettamente incommensurabile ».

(Da Luigi Bogliolo, La verità dell'uomo, Roma, 1969, pp 45-46)

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Published by Caiomario - in Filosofia
9 ottobre 2014 4 09 /10 /ottobre /2014 06:09

Ci sono due modi per approcciarsi alla lettura delle opere di Tito Livio: la prima perché si è costretti a farlo, la seconda per libera adesione. Ho avuto entrambe le esperienze: nel primo caso le incombenze scolastiche mi hanno portato a tradurre numerose versioni di latino tratte dalla storia di Tito LIvio, nel secondo caso, invece, la libera adesione è avvenuta in un periodo successivo a quello scolastico per libero convincimento.
Ho sempre trovato Tito Livio un autore non eccessivamente difficile da tradurre, un autore che riserva una miniera di informazioni e di curiosità che permettono di conoscere quelle che, in un certo senso, sono anche le nostre origini.

L'AUTORE

Tito Livio nacque a Padova nel 59 a.C. (la data è certa), uomo austero e conservatore, era famoso per la severità della condotta di vita. Da giovanissimo andò a Roma dove condusse una vita appartata dedicandosi alla stesura della storia di Roma, una storia che va dalle origini fino all'età repubblicana.
Per 40 anni Tito Livio scrisse un'opera monumentale che comprende 142 libri, nessuno storico o gruppo di studiosi ha mai scritto un'opera talmente vasta come quella di Livio. I libri erano talmente numerosi che gli stessi Romani trovavano difficoltà a conservarli in una biblioteca.

Marziale vissuto all'epoca di Domiziano scrisse a tal proposito:

"Livio enorme, che la mia biblioteca, non può accogliere (tutta la sua opera), (Tito Livio) è ristretto in piccole pergamene".

Per i Romani il libro era la pergamena, ossia un rotolo di carta di pecora che per essere letta doveva srotolata e appoggiata su un tavolo, occupava spazio e ne occupava moltissimo quando doveva essere conservata all'interno di una biblioteca. Si comprende il motivo per cui l'opera di Tito Livio venne arbitrariamente ridotta in piccole pergamene al punto che oggi dei 107 libri mancanti ci rimane una riduzione, le "Periochae" scritte da un autore ignoto.

Fu amico di Augusto e il primo Cesare ricambiò l'amicizia e la stima tanto da definirlo scherzosamente il "pompeiano" per lo spazio che diede alle gesta di Pompeo nella sua storia.
Morì a settantasei anni nel 17 d.C. senza riuscire a concludere la sua monumentale opera, la morte lo colse all'improvviso mentre stava scrivendo.


IL LIBRO

Titolo:    c
Autore:    Livio Tito
Editore    BUR Biblioteca Univ. Rizzoli  (collana Classici greci e latini)
Pagine:    416
Prezzo:    euro 10,42


IL CONTENUTO DEL LIBRO

Il libro contiene la storia di Roma dalle sue orgini (ab urbe condita), l'origine di Roma è fissato convenzionalmente nel 753 o 752 a.C; Livio racconta le origini di Roma partendo dalla fondazione mitica di Roma che avvenne per opera di Romolo: Roma per "DECRETO DIVINO" venne nominata "caput mundi".
Racconta Livio un episodio che vale la pena ricordare: Romolo un giorno si trova davanti alla presenza divina, il dio gli dice "Va' annunzia ai Romani che i Celesti vogliono così, che la mia Roma sia capo del mondo: coltivino perciò, e sappiano e ai posteri tramandino che nessuna forza, umana potrà resistere alle armi romane".
E' interessante conoscere la cronologia storica riferita da Livio, la maggior parte degli episodi da lui  narrati sul periodo della monarchia sono ancora oggi quelli che si ritrovano nei  manuali di storia.
La fondazione di Roma si intreccia cone quella del Ratto delle Sabine, il periodo della fondazione si conclude con la morte (supposta) di Romolo per opera di un fulmine nel 37 a.C.

Dobbiamo credere ad ogni cosa che Livio narra?  Ovviamente no, anche se a suo modo Livio con gli strumenti che aveva a sua disposizione cercò di ricostruire la storia di Roma rifacendosi agli storici precedenti come: Fabio Pittore, Cincio Alimento, Catone il Censore, Celio Antipatro e a Polibio.
In ogni caso la sua perfezione oratoria è esemplare e nessuno storico moderno può prescindere dall'opera di Livio.

Nella parte inziale si trova il proemio che è in primo luogo una confessione nella quale Livio esprime tutta la sua trepidazione per l'opera che si accinge a scrivere e la sua venerazione per Roma e per i suoi valori.
Livio inoltre spiega l'intento moralistico e pedagogico della sua storia, per noi non è concepibile pensare alla storiografia in questo senso ma per Livio e per gli antichi la funzione dello storiografo era proprio questa.


L'ANGOLO PERSONALE

Leggere la storia di Roma e conoscere le sue origini secondo la versione raccontata da Tito Livio è immergersi in una storia romanzata; la storia è quella di un'epopea di un popolo e leggere Livio è come continuare a leggere l'Eneide. Livio non è uno storico in senso moderno, nella sua narrazione non vi è un riferimento a dei documenti, tutto è improntato sul "Si narra", una storia "de relato" che ha molti contenuti di realtà ma anche molti elementi inventati che devono suscitare grandi ideali e grandi sentimenti.
Una delle fonti a cui Livio si rifà quando raccolta le guerre puniche  è Polibio che aveva il pregio di raccontare un fatto, Livio invece dà anima a quel fatto. Questo è il motivo per cui Livio è stato definito il grande "innamorato di Roma".

Può piacere oppure no ma leggere Livio significa conoscere l'epopea di un popolo e il concetto di cosa pubblica. Nessun uomo poteva creare la storia di Roma se Roma non fosse stata popolata da eroi, quando scompariva un grande personaggio ne compariva subito un altro che portava avanti la res pubblica. Ecco Livio non fa altro che mettere per iscritto quello che era l'animo di un popolo che viveva la virtù nei fatti.


UN EPISODIO CURIOSO

Livio racconta che  nel 260 a.C. il Senato -la massima istituzione di Roma nel periodo consolare-  negò l'abolizione dei debiti nonostante  lo avesse promesso, il popolo romano per tutta risposta si sollevò e si ritirò sul Monte Sacro. Come si dice oggi: senza se e senza ma.
L'episodio (storico) raccontato da Livio dà l'idea di cosa significava "res pubblica" e come i valori condivisi e convissuti fossero vissuti da tutto il popolo romano. La politica era al servizio del popolo e non il contrario. È un episodio che fa pensare se raffrontato al nostro modo di accettare qualsiasi decisione anche ingiusta da parte di uno Stato come quello moderno che tratta i suoi cittadini come sudditi.


CONSIGLIARNE LA LETTURA

Consiglio la lettura del libro e di quelli seguenti editi dalla B.U.R., la lettura è suggerita anche a coloro che non conoscono il latino, la versione a fronte permette un'agevole lettura di una parte di questa immensa opera scritta da Livio, l'autore che meglio interpretò e impersonò la virtù di Roma.

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Published by Caiomario - in Letteratura latina e greca
8 ottobre 2014 3 08 /10 /ottobre /2014 06:24

"La notte della Repubblica" è il libro più famoso di Sergio Zavoli e prende il titolo dalla famosa trasmissione condotta dallo stesso Zavoli nel 1989 e andata in onda sulla Rai; quel programma documentario, da cui nacque l'idea del libro, rimane  ancora oggi uno dei migliori esempi di giornalismo di alto livello a cui  si sono ispirate poi tutte le trasmissioni televisive di inchiesta.
L'obiettivo del libro come della trasmissione era quello di raccontare e di spiegare che cosa accadde in Italia dal 1968 alla fine degli anni '80, l'obiettivo di  Sergio Zavoli che fu anche quello di Enzo Biagi era ambizioso purtroppo dei tentativi di colpo di stato che ci sono stati italiani e delle varie stragi che hanno insanguinato piazze, strade, stazioni e treni sappiamo poco e in tutti i casi non si sono mai conosciuti né i colpevoli né i mandanti.

Rimane però l'aspetto cronachistico e il valore storico dei fatti raccontati che partono dal progetto di golpe militare organizzato nel 1964 dal generale Giovanni De Lorenzo, l'evento centrale da cui nacque tutto fu la strage di Piazza Fontana del 1969, non poteva sapere Zavoli in quel periodo gli sviluppo dell'inchiesta giudiziaria ma i dubbi di oggi sono quelli di allora: chi ha ordinato di mettere la bomba? Non basta la parziale verità processuale a dare spiegazioni e il capitolo sulla minaccia di destra golpe e golpisti aiuta parzialmente, se letto oggi, a fare chiarezza sulle collusioni dei servizi segreti con le frange più estreme della destra eversiva e della sinistra più estrema.
Il problema purtroppo irrisolto è quello del cosiddetto "segreto di stato" che riguarda tutti gli avvenimenti descritti nel libro, su questo aspetto probabilmente il lettore si sarebbe aspettato di più, l'attacco al cuore dello stato è stato condotto proprio da esponenti delle istituzioni e della politica.

Nella carrellata di fatti e personaggi intervistati da Zavoli forse l'unico personaggio che avrebbe potuto fare chiarezza era Giulio Andreotti che in quegli anni era l'esponente più importante e più addentro nel potere. Nessun ministro dell'interno e nessun presidente della Repubblica a partire dalla bomba di Piazza Fontana ha mai tolto il velo sul segreto di stato, ancora oggi le indagini sono destinate ad arenarsi proprio perché ci si appella a chissà quali ragioni di sicurezza e a quali assurdi interessi di Stato che a quanto pare non sono quelli dei cittadini. C'è il peggio del peggio dell'Italia che ci portiamo dietro e che ci ha portato dove siamo ora, non bisogna dimenticarlo e non dovrebbero dimenticarlo le nuove generazioni.
Cosa sappiamo dell'omicidio Calvi e di quello Ambrosoli? Cosa sappiamo di Manuela Orlandi e del supposto coinvolgimento dello IOR oppure ancora cosa sappiamo della Strage di Ustica? Niente, assolutamente niente.

Se non partiamo da lì allora di cosa vogliamo parlare? Il tentativo di Zavoli però è onesto e aiuta a comprendere il clima di quegli anni a partire dalla contestazione giovanile e dalla protesta operaia.
Letto con gli occhi di oggi il libro di Zavoli può essere utile, soprattutto in un paese che ha la memoria corta e che dimentica troppo facilmente.
Chi sono i mandanti? Ci hanno detto per decenni che solo abolendo il segreto di stato è possibile saperlo, ma avere reso pubbliche le carte processuali su fatti per altro noti, non ha tolto il velo. Il mistero su fatti e misfatti della Repubblica rimane. Un libro purtroppo non basta anche se l'ha scritto Sergio Zavoli.

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