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1 giugno 2014 7 01 /06 /giugno /2014 18:59

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PLATONE

Platone sostenendo l'appartenenza dell'uomo a due mondi: il mondo dell'Essere e quello della realtà sensibile, insegna che l'uomo è attratto da entrambi. L'attrazione verso il mondo intelligibile è l'attrazione verso il Bene-Bellezza cosituito dall'Eros. La funzione dell'Eros è quella di mediazione tra il mondo intelligibile e quello della realtà sensibile, è l'Eros che dà l'impulso all'uomo di muoversi verso la Bellezza. Questo movimento avviene gradatamente, l'uomo accostandosi alle scienze  vive una tensione incessante che passo dopo passo  lo avvicina alla  Bellezza in sè.

Questa aspirazione verso il Bene Supremo non è però di tutti gli uomini, ma solo di chi fa filosofia, attività che non è propriA del sapiente e neanche di chi è ignorante presumendo di sapere tutto, ogni uomo che si sente nello stato di bisogno e si sente povero nei confronti del sapere è un filosofo. Filosofo in senso lato è quindi colui che è in continua ricerca e tensione verso il Bene Supremo, è colui il quale aspira a conoscere la Bellezza in sè che in quanto ordine ed armonia lo libera dall'ignoranza e dalla caducità del mondo sensibile.

Articoli correlati:

Platone: Il problema antropologico

Platone: La dottrina delle idee

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Platone
1 giugno 2014 7 01 /06 /giugno /2014 11:44

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PLATONE

 

 

Secondo Platone l'uomo è una realtà duale composta da anima e corpo, l'anima a sua volta è composta da tre parti:

  • l'anima intellettiva che costituisce il principio della volontà e dell'intelligenza;
  • l'anima irascibile dalla quale si origina l'attività dell'osare contro le difficoltà;
  • l'anima concupiscibile che presiede a tutte le operazioni istintive che conservano l'uomo  soddisfandone i bisogni.

Sia l'anima irascibile che quella concupiscibile mettono l'uomo  sullo stesso piano degli altri esseri viventi, ciò che lo differenzia dagli animali è l'anima intellettiva che ha le stesse qualità delle Idee. L'anima intellettiva appartiene al mondo sovrasensibile e non va confusa con il corpo nel quale viene solo ospitata temporanemanente. Platone sostiene la preesistenza dell'anima che non è generata ma già esiste prima, il corpo serve al'uomo per vivere nella realtà sensibile ma la materia è una prigione per l'anima. La ragione per cui le anime vengano imprigionate nei corpi viene spiegata attraverso il mito di una colpa originaria, spiegazione che trova delle analogie con l'idea del peccato originale che sarà utilizzata da S.Agostino per sostenere la decadenza dell'uomo rispetto alla  sua perfezione originaria. Altro aspetto importante del modo in cui Platone risolve il problema antropologico riguarda la teoria dell'immortalità dell'anima illustrata nel Fedone dove il protagonista è Socrate  che instaura con i discepoli un dialogo sull'anima e sulla sua  immortalità. La tesi centrale che scaturisce dal Fedone è che l'anima è immortale e che partecipa all'Essere e non alla molteplicità e al divenire del mondo sensibile. La teoria dell'immortalità dell'anima risolve il problema antropologico in un dualismo anima corpo, l'uomo quindi appartiene a due mondi: quello eterno dell'Essere e quello caduco della realtà terrena.  

 

 

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Fedone - Platone

Platone: L'immortalità dell'anima

Platone: La reminiscenza

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Platone
31 maggio 2014 6 31 /05 /maggio /2014 21:01

PLATONE

 

La domanda  socratica del «che cos'è» trova in Platone una soluzione nel passaggio dal concetto all'affermazione della realtà assoluta,  in base a questa teoria oltre alle cose belle o buone esiste anche il bello e il buono. Il bello e il buono sono la realtà e costituiscono il significato intelligibile delle cose sensibili, questa realtà  costituisce il modello o la forma di ogni cosa che si ritrova nell'esperienza quotidiana. Il termine idea non va inteso nel senso di concetto ma come Essere vero che si caratterizza per il suo essere immutabile e per il suo esistere al di sopra del cielo sensibile. Platone da una parte conserva il concetto del divenire così come inteso da Eraclìto e nel contempo definisce meglio l'immutabilità dell'Essere  teorizzato da Parmenide. Le dottrine precedenti vengono fuse ed integrate con l'introduzione del Bene inteso come Idea suprema che permette di conoscere le cose sensibili rendendole intelligibili all'uomo.

Ciò che esiste nella natura è una maschera dell'Essere, Platone usa diversi termini per spiegare la relazione tra Essee e cose: metéssi (partecipazione) e mìmesi (imitazione). Le idee sono gli archetipi della realtà e tutto ciò che esiste nell'esperienza sensibile partecipano ed imitano l'Essere; ad esempio le cose belle partecipano all'idea del bello in sè.

Nel Sofista Platone affronta le dottrine precedenti (sofismo ed eleatismo) concentrandosi su due aspetti: il problema della possibilità dell'errore e quello dell'essere parmenideo, La possibilità dell'errore  così come presentata dai sofisti viene affrontata e risolta con la critica alla dottrina parmenidea sull'essere in base alla quale chi pensa dice l'essere. Per i sofisti  invece chi pensa e dice, pensa e dice l'essere e non il non essere e quindi non può sbagliare.

Platone ritiene che il non essere può venire inteso in questi due modi: 1) il non-essere inteso come nulla assoluto quindi opposto all'essere, 2) il non-essere inteso come diverso  o altro dall'essere . A è diverso da B nel senso che uno è ciò che l'altro non è, quindi sia l'essere che il non essere possono esistere nella loro alterità. In tal modo Platone  teroizzando l'esistenza della molteplicità delle cose sensibili  e delle Idee, spiega la possibilità dell'errore:  chi pensa e dice, pensa e dice l'essere mentre chi sbaglia non pensa il non-essere assoluto ma pensa ad un essere che non è l'essere vero, ma un essere diverso. Dimostrando la possibilità dell'errore, Platone dimostra che la sofistica stessa è fallace in quanto ivece di presentare l'essere, presenta ciò che non è e creando immagini false pretende che vengano rienute come l'Essere vero.

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Published by Caiomario - in Filosofi: Platone
31 maggio 2014 6 31 /05 /maggio /2014 19:42

PLATONE 

 

 


 

 

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La morte di Socrate e lo Stato fondato secondo

giustizia

 

Vi è una certa difficoltà per gli storici della filosofia nel presentare il pensiero di Platone come un sistema compiuto,  tutta l'elaborazione della filosofia platonica è infatti in stretta relazione con le problematiche della cultura del suo tempo e in particolare con quella di Atene città-stato; nella polis del IV sec a.C è fortissima l'esigenza di un rinnovamento etico che aiutasse a superare l'immobilismo creatosi in seguito alla guerra del Peloponneso. Lo stesso Platone che si fece paladino di questo rinnovamento auspicava prima di tutto un superamento delle contrapposizioni tra le varie città greche al fine di creare una civiltà basata sulla misura e sulla ragione.

È quindi all'interno di un complesso quadro di dispute di carattere politico e della condanna a morte di Socrate considerata da Platone come profondamente ingiusta che nasce l'esigenza di fondare uno Stato secondo giustizia.

 

La condanna a morte di Socrate avvenne  a seguito delle accuse perpetrate da diversi esponenti del partito democratico e in particolare di Anito, fu proprio questo tragico evento che provocò in Platone un disgusto verso la situazione politica che si era creata ad Atene ed egli,  dopo avere perso la speranza di conciliare onestà e giustizia, arrivò alla conclusione che uno stato è ingiusto perché è fondato sulle opinioni mutevoli e sugli interessi di parte.

 

Qual'è dunque la condizione perchè si possa realizzare uno stato fondato secondo giustizia? Questa condizione può essere data solo dalla filosofia intesa come l'unica conoscenza che può portare a sapere cosa sia la giustizia e come sia possibile realizzarla.

 

 

 

 

 

Altri articoli su Platone:

 

 

 

Il processo di Socrate - Platone

 

Platone: La morte di Socrate e lo Stato fondato secondo giustizia

 

Il sofista - Platone

 

Teeteto - Platone

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Published by Caiomario - in Filosofi: Platone
31 maggio 2014 6 31 /05 /maggio /2014 18:15

 

 

PLATONE

 

 

 

 

 

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La dottrina delle idee rappresenta il nucleo fondamentale della filosofia di Platone, il punto di partenza di questa dottrina è il termine idéa, termine che deve essere messo in relazione alla domanda tipicamente socratica del « che cos'è » finalizzata a cogliere l'essenza delle cose al di là della continua mutevolezza delle opinioni.

In Platone la domanda "che cos'è" assume però altri significati anche se il punto di partenza rimane quello socratico di opposizione alle posizioni dei Sofisti sostenitori della pura opinione. Platone va oltre Socrate e vuole individuare un criterio oggettivo per la scienza. Sotto questo punto di vista l'esigenza espressa dal filosofo greco è modernissima anche se è bene precisare che per Platone il termine filosofia ha un significato analogo a quello che abbiamo noi per la scienza.

La ricerca di un criterio oggettivo e reale per le scienza  è ricerca verso la conoscenza vera, si tratta di un'esigenza metodologica che non va assolutamente confusa con il filosofare così come viene inteso nella mentalità del senso comune.

 

Che cos'è dunque che permette di conoscere in modo oggettivo una cosa? Platone sostiene che ciò che consente di dare una definizione univoca della cosa è l'essenza stessa della cosa ossia cio senza di cui la cosa non è, la sua forma in greco idéa (εἶδος).

Sulla dottrina delle idee sono state espresse diverse interpretazioni (1) ma per rimanere aderenti al pensiero di Platone bisogna chiarire che l'idea non va intesa   come astrazione del pensiero ma come antecedente della cosa stessa che nella sua immutabilità permette di coglierne il significato autentico.

Le idee non fanno parte delle cose sensibili e costituiscono gli archetipi, i modelli del mondo reale che in quanto tali non possono trarre la loro origine dallla mutevolezza dell'insieme delle cose sensibili. In altre parole le idee sono il criterio oggettivo che permette, ad esempio,  di mettere in relazione due oggetti simili ma questa relazione si può effettuare solo perchè esiste prima l'idea di uguaglianza. Svolgendo una funzione epistemologica il significato di idéa in Platone è ben diverso da quello di pura rappresentazione della nostra mente così come viene intesa dalla cultura moderna ma è anche una possibilità di conoscenza.

 

Per Platone esistono tre modi di accostarsi alla realtà delle cose: quello dell'ignoranza o non conoscenza,  quello dell'opinione che si trova a metà tra l'ignoranza e la conoscenza e quello della perfezione ossia dell'idéa.

A questo punto la dottrina delle idee è funzionale al concetto di scienza come verità assoluta la cui espressione massima è rappresentata dalla filosofia intesa come criterio che risale ai principi delle cose ossia agli archetipi della realtà.

Platone affermando che le idee sono iperuranie sostiene che la forma delle cose vive al di là del tempo e dello spazio e per questo sono eterne, mentre le cose sensibili patecipano imitando le idee; è evidente che con  la dottrina delle idee Platone è presente una contrapposizione tra intellezione e sensibilità che verrà poi affrontata da Platone stesso e che subirà una nuova formulazione nota  come dottrina dei principi.

 

Articoli correlati:


La reminiscenza - Platone

Teeteto - Platone


 

______________________________________________________________________________

NOTE

 

(1) Si veda a tal proposito A.E. Taylor Platone, La Nuova Italia, Firenze, 1968

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31 maggio 2014 6 31 /05 /maggio /2014 17:00

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PLATONE

 

 

 

 

 

 

 

L'INQUIETUDINE DI SOCRATE 

 

Nietzsche è stato colui il quale è riuscito più di tutti a comprendere il personaggio Socrate, ben inquadrando quegli aspetti che ne fanno il provocatore per antonomasia, sarebbe infatti un errore attribuire a Socrate quello che non gli appartiene come, ad esempio, la vocazione al martirio di cui probabilmente avrebbe fatto a meno. 

Se ci fosse un termine che potrebbe riassumere al meglio la personalità del filosofo ateniese questo dovrebbe riassumere un insieme di peculiarità caratteriali che sono all'origine del suo filosofare e che rappresentano l'essenza stessa della filosofia. 
Già comunque la definizione di polemista consente di capire meglio chi fu Socrate e polemista lo fu come quei Sofisti che contrastava con l'uso della parola e con il ricorso alla rissa verbale, il polemico è colui che appartiene alla guerra e Socrate che fu un soldato portò con se per tutta la vita le caratteristiche del combattente pronto a polemizzare con tutti ( dal greco polemizo, combatto), la filosofia socratica attiene tutta alla disputa e alla contesa e l'esito (ieri come allora), non poteva che essere quello dell'inimicizia di tutti coloro che con le sue dispute colpiva usando le parole a volte come un fioretto e spesso come una scimitarra. 

Se potessimo riportare in vita Socrate facendolo vivere nella nostra società probabilmente entrerebbe nell'agone politico portando ironia e spirito demolitore rivelandosi nel contempo un personaggio insidioso e difficile che finirebbe anche nella nostra epoca per crearsi dei nuovi nemici primi fra tutti quelli che non accettano la critica e che desiderano solo un compiacente piegarsi ai loro voleri e ai loro interessi. 

IL PROBLEMA DI PLATONE 

Questo preambolo ci porta meglio ad inqudrare la figura di Socrate e il grande problema che ne derivò per Platone che, più di ogni altro, ha rappresentato la cultura del suo tempo e che è sempre stato profondamente socratico lasciando aperte tutta una serie di problematiche che in parte rimangono irrisolte a distanza di 2500 anni. 

Se, infatti, il dramma di Socrate fu il dramma di un'epoca, Platone muove da quel dramma per arrivare a riflettere sul problema dello Stato giusto e questo tipo di riflessione non solo non è giunta ad una soluzione compiuta, ma continua ad essere attuale in un sistema come quello democratico dove è facile che emergano gli interessi personali e privati di personaggi che usano la democrazia solo per il proprio tornaconto personale. 

Il processo a Socrate è quindi l'occasione per Platone per parlare non solo di giustizia ma prima di tutto di etica, come era dunque concepibile che un uomo come Socrate venisse processato e condannato da coloro i quali trovandosi a controllare lo Stato ateniese parlavano di democrazia? 
Che cosa era la democrazia per costoro, uno strumento per affermare i propri interessi personali o il sistema politico che avrebbe permesso la realizzazione di uno stato giusto? 

Platone ben aveva compreso la dissoluzione dei valori morali che ammorbava la societa ateniese dell'epoca e non rimase insensibile all'appello socratico inserendosi nel dibattito politico del tempo e proponendo il superamento non solo dei contrasti tra Atene e Sparta ma anche quelli presenti all'interno della stessa società ateniese auspicando un' armonia che fosse prima di tutto un baluardo contro le insidie che minacciavano la cultura greca e che si possono riassumere in una sola parola: barbari. 

COLORO CHE CONDANNARONO SOCRATE CAPIRONO BENE IL PERICOLO CHE RAPPRESENTAVA 

Nel processo a Socrate si comprendono bene le ragioni che portarono alla sua condanna, nel 399 Socrate venne accusato pubblicamente da Meleto dietro istigazione di due esponenti politici della società ateniese, 
Anito e Licone, il capo d'accusa recitava: 

QUESTO HA SOTTOSCRITTO MELETO DI MELETO,PITTEO, CONTRO SOCRATE DI SOFRONISCO, ALOPECENSE, SOCRATE E' COLPEVOLE DI NON RICONOSCERE COME DEI QUELLI TRADIZIONALI DELLA CITTA', MA DI INTRODURRE DIVINITA' NUOVE; ED E ' ANCHE COLPEVOLE DI CORROMPERE I GIOVANI. PENA: LA MORTE. 

E' evidente che gli accusatori di Socrate avevano ben compreso la sua attività "eversiva" che con l'arte del discutere denunciava tutte le malefatte di costoro che volevano solo usare la democrazia per perseguire i propri interessi particolari, una democrazia, oggi si direbbe "ad personam" piegata ai voleri dei potenti di turno. 

Ma a quali dei costoro facevano riferimento? E' lo stesso Socrate (Platone) che lo dice rispondendo a Meleto: 

"O dunque, se io ritengo, come tu dici, ci siano demoni; se questi demoni sono degli dei: ecco il punto dove io dico che tu fai enigmi e ti prendi gioco, quando affermi che io, pur ritenendo che non ci siano dei, riengo viceversa ci siano dei, in quanto ritengo ci siano demoni" 
(Platone, Apologia di Socrate) 

La colpa di Socrate era in realtà il desiderio di comprendere il mistero e la sua empietà era un continuo richiamarsi alla ragione negando per esempio che sole e luna fossero divinità, ma del resto, come lui stesso ricordava, queste erano cose ormai assodate che altri prima di lui avevano ben esposto, da qui il richiamo ai libri di Anassagora di Clazomene, un illuminista anti litteram incline ad indagare su ogni cosa. 

Se a nuove divinità Socrate credeva, queste non erano quelle che si riferivano agli dei della città, ma al demone della conoscenza che lo portava ad interrogarsi su ogni forma di mistero e questa era nella società ateniese dell'epoca una colpa perchè indagare sul lato misterioso e oscuro della realtà significava mettere in pericolo l'ordine stesso delle cose, lo status quo che legittimava lo stesso potere politico. 


Socrate in un famoso passo dell'Apologia afferma. 

"O miei concittadini di Atene, io vi sono obbligato e vi amo; ma obbedirò piuttosto al dio che a voi, e finchè io abbia respiro, e finchè io ne sia capace, non cesserò mai di filosofare e di esortarvi e ammonirvi , chiunque io incontri di voi e sempre, e parlandogli al mio solito modo così: - O tu che sei il migliore degli uomini, tu che sei Ateniese, cittadino della più grande città e rinomata per sapienza e potenza, non ti vergogni tu a darti pensiero delle ricchezze per ammassarne qunate più ne puoi, e della fama e degli onori, invece della intelligenza e della verità e della tua anima, perchè ella diventi quanto è possibile ottima, non ti dai affatto né pensiero né cura?" 

Quindi Socrate respinge le accuse, le confuta, difende se stesso e ammette che in lui c'è una voce fin da quando era fanciullo che lo dissuade ogni volta che sta per fare qualcosa ma soprattutto non lo invita ad occuparsi delle cose dello stato ma non gli vietava di interessarsi della giustizia e del fatto che troppo spesso si trasgrediva alle leggi. 

Socrate fu condannato a morte da una giuria popolare composta da 500 cittadini, 140 furono i voti di maggioranza. La sentenza non fu immediatamente eseguita perchè erano in corso le celebrazioni delle Feste Delie, Socrate attese in carcere l'esecuzione della sentenza facendo quello che gli era più congeniale: filosofando con i suoi amici. 
Rifiutandosi di fuggire, nonostante i suoi amici avessero organizzato l'evasione, giunto il momento, si congedò dalla moglie Santippe e dai figli e bevve la cicuta. 

PLATONE E IL PROBLEMA DELLO STATO GIUSTO 

Queste drammatiche vicende indussero Platone ad interrogarsi su che cosa fosse lo stato giusto e arrivò ad una conclusione che mostra ancora oggi la sua straordinaria attualità. finchè nello stato si perseguono interessi personali e leleggi vengono piegate alla volontà personale, non ci può essere giustizia. 
Prima di fare attività politica bisogna quindi interrogarsi quali siano le condizioni che permettono la realizzazione di uno stato giusto e questa realizzazione può avvenire solo con la filosofia che permette la conoscenza di cos'è la giustizia, solo in questo modo è possibile distinguere la giustizia della vita pubblica da quella privata. 


**Socrate e Platone 2500 anni fa avevano compreso che non ci può essere democrazia quando le leggi servono a garantire l'impunità e quando l'azione politica diventa solo un mezzo per perseguire interessi personali. 
C'è sempre un Meleto pronto a fare l'ascaro di turno e a trovare un campo d'imputazione per tutti coloro che distrubano il principe, il novello Meleto vorrebbe fare bere la cicuta a tutti i disturbatori ed è pronto a calunniare, ad aprire dossier, a denunciare pubblicamente qualcuno se ha preso una multa per divieto di sosta mentre è indulgente e giustifica tutti i suoi compagni di merende che vivono nell'illegalità e che usano la cosa pubblica per i propri interessi particolari. 

....Socrate è la coscienza critica che è in noi, è colui che fa irritare, è l'uomo che ragiona e non si genuflette, è colui che disturba e finchè ci sarà l'umanità, esisterà sempre un Socrate che diventerà, forse ancora una volta, una vittima sacrificale non delle leggi ma degli uomini ingiusti. 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Platone
31 maggio 2014 6 31 /05 /maggio /2014 11:06

 

 

PLATONE

 

 

 

 

platone-la-dottrina-delle-idee 

Se si tiene ben presente quanto è stato esposto nell'articolo precedente (1), si può affermare che la filosofia di Platone costituisce un triplice valore nell'ambito della storia del pensiero:

 

  1. Pone il problema (e a suo modo lo risolve) della necessità di avere un criterio oggettivo per il sapere;
  2. Affronta la questione epistemologica anticipando temi che saranno poi tipici della filosofia moderna indirizzata a porre questione sul metodo;
  3. Rappresenta, infine, l'anello di congiunzione ideale tra il pensiero socratico e la filosofia aristotelica.

 

Abbiamo visto che per Platone le idee sono ciò che permette di accostarsi alla scienza, intesa come conoscenza universale ed immutabile; le idee vivono al di là dello spazio e del tempo e l'anima non può trarle dal mondo sensibile ma le ricorda, conoscere quindi significa ricordare (reminiscenza) da qui l'ipotesi tutta platonica dell'esistenza dell'anima prima del corpo stesso. In ogni corpo umano c'è un'anima ma l'anima esisteva prima di essere associata a quel determinato corpo per cui ogni essere umano è in grado di esporre delle argomentazioni razionali anche in assenza di esperienza diretta in quanto la sua anima  è in grado di procedere per via deduttiva ricordando le idee e nel contempo, ritrovando se stessa,  è in grado di comprendere il vero significato delle cose.

 

 

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NOTE

 

(1) Si veda la  La dottrina delle idee in Platone

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31 maggio 2014 6 31 /05 /maggio /2014 05:26

PLATONE

 

 

 

 

 

 

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Una delle domande che l'uomo si è sempre fatto riguarda il fatto se vi è la sopravvivenza dopo la morte, ossia se vi è un elemento antropologico che vada oltre il cadavere. È opportuno fare una distinzione fra sopravvivenza ed immortalità dell'anima prima e dopo la morte, l'antropologia che troviamo ad esempio nell'ebraismo contempla una dualità antropologica in base alla quale ogni uomo è formato da corpo ed anima.

In Platone il concetto dell'immortalità dell'anima ha un significato diverso in quanto è in stretta relazione con la dottrina delle idee e con il compito della filosofia. Platone parla di anima immortale che come le idee è invisibile ed è sempre esistita per cui l'immortalità  dell'anima ( ψυχή) non è uno stato che si manifesta dopo la morte del corpo (σῶμα) ma preesiste al corpo stesso.

La prova che Platone porta per dimostrare l'immortalità dell'anima nel senso indicato sopra è la reminiscenza, l'uomo ricorda perchè la sua anima ha vissuto prima pertanto una volta che si è conclusa la sua esistenza terrena l'anima che ha partecipato alla vita si allontana dal corpo continuando a vivere in una dimensione ultraterrena.

Strettamente connessa alla dottrina delle idee e alla teoria dell'immortalità dell'anima è la teoria dell'apprendere che Platone espone nel Menone e che poi  riprende e amplia nel Fedone in cui  spiega come   l'oggetto dell'apprendere ossia l'idèa presupponga l'immortalità dell'anima. Il concetto dell'immortalità dell'anima  viene trattato da Platone anche nel Fedro attraverso i principi del movimento e dell'automovimento; Platone insegna che l'anima è immortale perchè ciò che si muove è sempre immortale e, in base al principio del movimento, non può subire arresti in quanto non può nè nascere nè morire.

Si potrebbe obiettare che Platone mette sullo stesso piano il movimento del genere umano con quello dell'esistenza del singolo individuo, tuttavia nel pensiero platonico non esiste questa differenza in quanto l'universo è visto come un tutt'uno che non si può fermare. In altre parole è il principio del movimento che è perpetuo ed è sempre in base a questo principio che vi è vita in quanto «ciò che si muove da sé non può essere che anima, ne consegue di necessità che l'anima è non generata e immortale »(1)

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NOTE

 

(1) Fedro (245c-246a)

 

 

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La dottrina delle idee in Platone

 

La reminiscenza - Platone

 

 

 


 


 

 

 

 

 

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30 maggio 2014 5 30 /05 /maggio /2014 21:48

 

PLATONE

 

Preambolo

Diversi studiosi di fisica sono fermamente convinti che attraverso il mondo biologico è possibile fare passare l'indeterminazione esistente nel mondo fisico, ciò naturalmente sposta solo il problema, per il fisico la materia non esiste così come al concepiamo a livello di senso comune, la materia è pura energia che può comparire e scomparire, è qualcosa di impalpabile e la stessa materia si può smaterializzare in radiazioni, basti pensare ai raggi gamma che non sono altro che onde elettromagnetiche che si propagano alla velocità della luce.
La materia quindi muta continuamente, non rimane mai eguale a se stessa ed è soggetta al secondo principio della termodinamica: il principio di Carnot per cui la materia è soggetta ad un degado continuo ed irreversibile.
Oggi uno scienziato non può fare altro che constatare ma non è in grado di arrivare a delle conclusioni.

Sul piano religioso c'è da dire che non esiste l'idea di caduta, è un'introduzione tarda, teologica che è legata strettamente all'idea del peccato originale: l'uomo ha conosciuto uno stato di felicità ma a partire da un certo momento storico, l'uomo incomincia a rendersi conto delle costrizioni, dei malesseri e incomincia a spiegarli con la cacciata dal paradiso, è la nascita della morale che Nietzsche aveva ben compreso e descritto nella "Genealogia della morale".
Quando non esiste coscienza morale non esiste nè pensiero nè memoria e non esiste neanche una prospettiva che si occupi delle ultime cose.

L'ESCATOLOGIA

L'Escatologia può essere considerata un proseguimento dell'antropologia teologica, il termine escatologia deriva dal greco e significa "discorso sulle ultime cose", l'escatologia dal punto di vista della teologia è il trattato dell'al di là, di quello che avviene dopo la morte.
Vi sono tante denominazioni per indicare l'escatologia che è un trattato dell'al di là del tempo, dell'al di là del visibile.

COME E' STATO TRATTATO IL TEMA DELLA MORTE

Con la morte finisce il tempo, dal punto di vista animale la morte fa parte di ogni essere in quanto tale, se noi parliamo della morte dal punto di vista del singolo individuo animale, la morte ne scandice la vita mentre la specie continua perchè c'è la riproduzione.
Dal punto di vista umano la morte invece costituisce un problema in quanto l'uomo in quanto tale si pone il problema del destino, quindi l'uomo guarda alla morte non come ad un evento normale ma come ad un evento irrazionale, assurdo, ecco allora che l'uomo cerca di dare una spiegazione, di dare un perchè alla morte.

LA FILOSOFIA GRECA DINANZI ALLA MORTE

Può essere sintetizzata in tre posizioni:

  • Interpretazione orfico-platonica
  • Interpretazione eraclitea
  • Interpretazione democritea


L'Interpretazione platonica è la tesi soteriologica

PLATONE contrappone l'eternità dell'essere alla caducità del sensibile, quindi la morte per Platone è la liberazione suprema, la catarsi definitiva dell'impuritò corporea, l'ultimo atto con il quale noi ci liberiamo, la morte per Platone è la dissoluzione che riguarda l'uomo come essere composto da ANIMA e CORPO.

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Non interessa all'anima la morte perchè l'anima è incorruttibile, ma interessa il corpo destinato al dissolvimento.
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LA MORTE, PER PLATONE E' LA LIBERAZIONE DELL'ANIMA, RAPPRESENTA LA SALVEZZA

Per Platone il dualismo anima e corpo non costituisce un'unità ma una dualità di opposizione, è l'anima che è incarcerata nel corpo.
l cristianesimo si differenzia dalla concezione platonica in quanto l'uomo è un composito non una dualità, tuttavia anche per il cristianesimo la morte rappresenta una sublimazione.

Eraclito propone una concezione monistico-panteistica in base alla quale ogni cosa viene dissolta nel tutto, il destino del singolo si dissolve nella vita del tutto.
La morte dell'uomo vale come la morte di ogni altro essere perchè il tutto viene assorbito nel tutto, la morte è un momento del ritmo dell'universo. Il singolo viene ingoiato nel tutto e la morte rientra nella concezione della vita del cosmo.

 PRIMA NOTA A LATERE

Hegel sosteneva che l'individuo è immerso nella universalità in quanto il singolo ha già in sè il germe della morte perchè tutto è un passaggio che porta allo SPIRITO ASSOLUTO la cui universalità include i singoli che vengono messi come momenti del passaggio del cammino che porta allo Spirito Assoluto.
La morte non compie nessuna funzione etica, è l'annientamento di qualsiasi illusione perchè rientra nel processo, non è un problema del destino spirituale del singolo perchè rientra in questa concezione dove il tutto deve ritornare allo Spirito Assoluto.

Democrito espone una teoria dalla quale poi prendono posizione sia Epicuro che Lucrezio.
La morte rientra nell'organicità dell'essere perchè tutto è materiale anche l'anima è atomo anche se piccolissimi per cui tutto finisce nel nulla, è un nichilismo assoluto.
Secondo Epicuro ci può essere un sentimento verso la morte ma dobbiamo superare questo sentimento, questa è una posizione conseguente all'obiettivo della filosfia epicurea il cui intento è rendere l'uomo felice liberandolo da qualsiasi preoccupazione compreso il timore della morte, così come il timore degli dei e dell'al di là.

Il concetto di Epicuro è quello di dire all'uomo:

"Vivi ma allontanati da tutto ciò che può causare apprensione, dolore, timore".

IL FEDONE E IL CONCETTO DELL'IMMORTALITA' DELL'ANIMA

Comprendere il concetto che aveva Platone sull'immortalità dell'anima, ci consente di conoscere anche la sua personalità spirituale.
Nel Fedone troviamo ancora una volta Socrate che cerca di dare consolazione ai suoi discepoli per il distacco definitivo ormai imminente, l'approssimarsi della morte è l'occasione, per il filosofo ateniese, di fornire le dimostrazioni sull'immortalità dell'anima.

PRIMO ARGOMENTO

Osservando la realtà sostiene Socrate (Platone) vediamo che ogni cosa ha origine dal suo contrario. dal sonno si passa alla veglia e dalla veglia al sonno, analogamente come DALLA VITA SI PASSA ALLA MORTE deve esistere anche un passaggio DALLA MORTE ALLA VITA, cioè deve esistere una rinascita , una reincarnazione, quest'idea suppone che l'anima non cessi di vivere, che non muoia al momento in cui si distacca dal corpo.
La tesi sostenuta da Socrate (Platone) si dimostra però attaccabile alle obiezioni, un discepolo, infatti, dice a Socrate che non esiste nulla che possa dare garanzie sull'eternità del ciclo della reincarnazione.

SECONDO ARGOMENTO

La reminescenza: per Platone "conoscere è ricordare", è reminescenza, qui nel "Fedone" viene allargata la tesi esposta in un altro importante dialogo il "Menone", la tesi è semplice: se noi vediamo due cose che sono eguali vuole dire che abbiamo l'idea di eguaglianza e questa conoscenza deriva dal fatto che l'anima deve essere preesistita alla sua incarnazione nel corpo.

TERZO ARGOMENTO

È definito della somiglianza, tutto ciò che è visibile con l'occhio fisico è divisibile mentre l'anima è visibile solo con gli occhi dell'intelletto quindi è indivisibile, l'anima è un composto e non può decomporsi.
Questa argomentazione la troviamo anche nella "Repubblica" dove Platone sostiene che l'anima non muore a causa della malattia perchè essa è diversa dal corpo, per questo motivo è immortale, per cui nell'atto in cui il corpo va incontro al disfacimento, l'anima andrà verso ciò che è simile.

QUARTO ARGOMENTO

È quello che riguarda l'anima come vitalità e parte dal rifiuto della concezione pitagorica dell'anima come armonia, definisce l'anima come principio di vita , soffio vitale, se l'anima quindi è vita e partecipa all'idea della vita non può essere morte.

IL COMPITO DELL'UOMO

Se dunque l'anima è soffio vitale e incarnandosi nella materia, nel corpo, il compito dell'uomo è quello di PREPARARSI ALLA MORTE, liberandosi dalle opinioni personali e dalle passioni che non permettono di vedre le idee e la vera realtà, se questo non avviene l'anima sarà condannata ad un ulteriore espiazione.

 SECONDA NOTA A LATERE

I Padri della Chiesa oppongono alla concezione platonica una nuova concezione e dicono: l'uomo non è solo anima, è formato da anima e corpo, sopratutto questa posizione viene sostenuta da Tertulliano e S.Giustino che dice:

«L'uomo è forse altra cosa che un animale ragionevole composto di corpo e di anima? O forse l'anima presa separatamente è l'uomo? No assolutamente, è l'anima nell'uomo, si chiamerà forse uomo il corpo? No assolutamente, si chiamerà il corpo dell'uomo quindi se nessuna di queste cose prese separatamente è l'uomo, solo quello che è composto delle due cose si chiamerà uomo».

La Chiesa facendo riferimento all'incarnazione  del Verbo di Dio ,si opporrà alla concezione platonica, l'incarnazione di Gesù Cristo ha creato in qualche modo una sublimazione perchè nell'incarnazione vi è uno sposalizio del Verbo non solo con l'anima ma anche con il corpo umano, quindi se si ha una nuova concezione dell'uomo che non è dualismo.
I Padri riprendono dunque l'idea della resurrezione dell'uomo in quanto tale, Tertulliano dice che la resurrezione dell'anima è una mezza resurrezione e la salvezza dell'uomo intero che è importante.
Un altro Padre della Chiesa, Atenagora si trova d'accordo con Tertulliano affermando che è necessario che anche il giudizio sia esercitato sulle due cose cioè sull'uomo che è composto di corpo e anima e che in questo modo renda conto di tutte le sue azioni e riceva il premio o la pena, infatti se un giudizio giusto trae le due cose, la distribuzione delle due cose non è conveniente, non è conveniente che l'anima sola riceva il premio per gli atti che compie il corpo ma è il corpo che deve ricevere il premio insieme all'anima.

NOTA FINALE

Abbiamo visto che, pur nelle differenze delle varie tesi, l'uomo si è sempre posto il problema dell'immortalità dell'anima e se prendiamo in considerazione l'archeologia, notiamo che questa fede nella resurrezione è costante: i monumenti sepolcrali  parlano di "dormitio" dormizione, "depositio" deposizione, per  i cadaveri sepolti; l'iconografia crisitiana raffigura sovente le immagini di Lazzaro, questo perchè tutto il Cristianesimo si basa sulla fede nella resurrezione e nell'immortalità dell'anima...come Platone.

Le notazioni del seguente articolo fanno parte di un mio scritto sull'escatologia e hanno fatto parte degli esami  di Escatologia e di Storia della filosofia, lo stesso argomento è stato sviluppato in forma più estesa su un quaderno denominato "Appunti filosofici", opera che costituisce anche una personale ricerca su come il tema della morte è stato affrontato dall' uomo nei secoli.


Per chi fosse interessato ad una lettura integrale dell'opera suggerisco il seguente libro:

Platone, Apologia di Socrate Critone Fedone Convito
Editore: Garzanti
Collana: Grandi libri
Anno di pubblicazione: 1977
Pag. 262

L'opera in questione ha una pregevole introduzione di Ezio Savino, già professore di materie classiche al liceo e autore di numerosi saggi.

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Published by Caiomario - in Filosofi: Platone
30 maggio 2014 5 30 /05 /maggio /2014 14:31

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PLATONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PREMESSA

A distanza di anni continuiamo ad essere affascinati dal grande affresco filosofico offerto da Platone che rappresenta da sempre la quintessenza del filosofo ossia di colui che faceva filosofia e non si limitava a raccontare le cose dette da altri; eppure Platone fu anche storico della filosofia perché grazie a lui possiamo conoscere il pensiero di Socrate che -come è noto- non lascio alcun scritto.
Il nucleo del pensiero platonico risiede nella "dottrina delle idee", ma per comprenderne appieno il significato è necessario conoscere come si sviluppa e soprattutto da che cosa ha avuto origine. Una delle opere che meglio aiuta a comprendere il percorso del pensiero platonico è il "Sofista", un'opera di fondamentale importanza che ancora oggi mantiene intatta la sua attualità e dalla cui lettura scaturiscono sempre motivi di riflessione soprattutto in un epoca, come l'attuale, in cui l'orizzonte politico è molto più complesso di quello della società ateniese della prima metà del 300 a.C.



È opportuno, prima di parlare dell'opera, sciogliere un dubbio: il "Sofista" è un'opera fruibile da chi non ha delle conoscenze di base del pensiero filosofico? A mio parere sì, in quanto le grandi domande che pone possono interessare tutti. Ciò che fa male alla divulgazione della filosofia è l'idea malsana che sia incomprensibile, invece sarebbe opportuno precisare che vi sono autori confusi che sarebbero tali anche se non avessero scritto di cose filosofiche. Detto questo consigli al neofita di affrontarne la lettura senza porsi troppo problemi e di procurarsi un manuale ad uso delle scuole medie superiori per colmare quelle eventuali lacune che inevitabilmente derivano dall'assenza di frequentazione delle questioni filosofiche.
Vi sono in commercio diverse edizioni pregevoli, indichiamo quella con il testo greco a fronte edita da Einaudi e facente parte della collana "Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie", ma si tratta di un'edizione che più interessa gli "esegeti" e coloro i quali vogliono conoscere che cosa esattamente disse Platone. Segnaliamo inoltre che oggi è disponibile per qualche spicciolo di euro, la versione ebook su Amazon, un motivo in più per avvicinarsi all'opera e per avere una precisa interpretazione del pensiero di Platone.

LA POLEMICA CONTRO I SOFISTI

Desidero condividere con il lettore alcuni punti importanti dell'opera a partire dalla polemica che Platone ingaggiò a distanza contro alcuni Sofisti; Platone fu un avversario strenuo dei Sofisti i quali basavano la loro filosofia sul concetto che la persuasione si dovesse basare su delle opinioni convincenti. In altre parole i Sofisti ritenevano che il modo migliore per convincere gli altri fosse quello di porre nel modo migliore delle opinioni indipendentemente dalla loro fondatezza, ciò significa che un'opinione falsa può essere più persuasiva di una vera.
Quando diciamo "porre nel modo migliore", ci riferiamo al metodo retorico adottato da (alcuni) Sofisti che non si preoccupavano della fondatezza (scientifica) di una tesi ma semplicemente che questa fosse convincente.

L'idea di Platone non è completamente nuova e trae la sua origine nella polemica iniziata da Socrate contro i sostenitori della pura opinione priva di qualsiasi fondamento; è facile obiettare che l'esito della polemica portò Platone ad elaborare quella dottrina delle idee che oggi si presta al fianco di numerose critiche ma -è bene tenerlo sempre a mente- dopo Platone la storia del pensiero ha elaborato un concetto di verità scientifica che le conoscenze dell'epoca non potevano permettere di avere.

"CHE COSA È?" LA DOMANDA CHE STA ALLA BASE DEL METODO SCIENTIFICO

Platone fu il primo ad indicare la strada che doveva imboccare la conoscenza per progredire, conoscenza che deve partire sempre da una domanda fondamentale "che cosa è?". Platone ha introdotto un concetto che fa parte del nostro pensiero e non solo di quello filosofico, sotto questo punto di vista nessun pensiero (filosofico, scientifico ecc.) può procedere senza che venga adottato un metodo rigoroso che si sottragga alla cangiabilità delle opinioni.
Sottolineando la mutabilità delle opinioni, Platone portò alle estreme conseguenze il pensiero di Socrate, però è opportuno fare una precisazione al fine di non generare confusione: non tutti i Sofisti erano eguali.
Protagora, ad esempio, famoso per la sua formula "l'uomo è misura di tutte le cose" pose il problema della sperimentazione delle cose in base all'esperienza, in altri termini Protagora espresse anche lui un concetto che è entrato a far parte del metodo scientifico moderno: noi possiamo conoscere all'interno della realtà effettiva delle cose.
Il problema è che la verità non può scaturire dalla coincidenza della sensazione che si prova per una cosa oggetto della sensazione stessa, però rimane valida la lezione di Protagora: "di tutte le cose è misura l'uomo" e la verità (scientifica) non può essere disgiunta dalla pratica, quindi solo sperimentando sulle cose e realizzandole si può pervenire alla verità. In questo senso Protagora può essere definito il pragmatico per eccellenza.
Attualizzando il pensiero di Platone espresso nel "Sofista" viene da domandarsi: chi è il sofista con il quale l'uomo del XXI secolo ha a che fare? È sicuramente il politicante che con la tecnica della persuasione cerca di convincere i cittadini su che cosa è utile per la nazione, per la città o per una comunità...per scoprire se sta mentendo basterebbe vedere se c'è coerenza tra ciò che sostiene e ciò che fa. Come vedete il discorso si allarga e ci porterebbe lontano ma non fuori tema.



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Fonte immagine:http://www.flickr.com/photos/41099823@N00/2526824813 (Album di ho visto nina volare)

LE OPINIONI SECONDO PLATONE (Breve schema) 

  •  Le opinioni che si basano solo sul punto di vista del suo assertore non sono valide. 
  •  Le opinioni che si basano su dei dati falsi e prive di un fondamento oggettivo e reale generano confusione e non permettono di conoscere l'ordine intelligibile delle cose.
  • Le opinioni false generano credenze false.


Chi ha orecchie per intendere, intenda! ( Ci riferiamo ai tanti sofisti che nella nostra epoca popolano ogni ambito, riconoscerli è facile).


Per le ragioni esposte consigliamo vivamente la lettura dell'opera, di grande fecondità si è rivelato il pensiero di Platone non disperdiamolo relegandolo in libri polverosi letti solo nelle aule scolastiche, il mondo ha bisogno di maestri e non semplicemente di fruitori di cose altrui che si limitano a raccontare la lezioncina a studenti sempre più annoiati. Ecco la differenza che passa tra un filosofo e chi invece si limita riferire quello che hanno altri hanno detto: il filosofo fa filosofia ed è un maestro, gli altri tirano a campare e dubito pure che conoscano la filosofia.

 

Articolo di proprietà dell'autore espresso altrove in forma modificata.

 

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