Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
12 maggio 2014 1 12 /05 /maggio /2014 17:12

9636385888_1f0506f19f.jpg   

 

La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (2)

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

 

 

Hegel nella Enciclopedia delle Scienze Filosofiche esamina la filosofia kantiana a cui riconosce diversi meriti (si veda a tal proposito  Il merito del sistema kantiano secondo Hegel ), tuttavia nella sua analisi serrata e meticolosa afferma:  «È noto che la filosofia kantiana se l'è cavata a buon mercato nella scoperta delle categorie ». Per comprendere il senso di questa affermazione, bisogna fare un accenno alla facoltà teoretica così come era indicata da Kant il quale riteneva che essa fosse « il fondamento determinato dei concetti dell'intelletto». In altri termini Kant per spiegare le relazioni stabilite dal pensiero sulla molteplicità ricorre alle categorie ossia ai concetti puri dell'intelletto. Hegel obietta che l'Io quale unità dell'autocoscienza così come indicato da Kant è un Io astratto e del tutto indeterminato, giudicare -sottolinea Hegel. significa pernsare un oggetto determinato. Il superamento di questa contraddizione lo si deve alla filosofia di Fichte a cui «spetta come grande titolo di merito avere ricordato che le determinazioni di pensiero vanno mostrate nella loro necessità, che devono essere essenzialmente dedotte».

La filosofia kantiana avrebbe (Hegel usa il condizionale) dovuto trattare le categorie non prendendole dall'esperienza  ma partendo dal pensiero stesso in quanto ik pensiero deve essere «capace di dimostrare il contenuto che le è più proprio e comprenderne la necessità». Nell' Aggiunta n.1 Hegel è più esplicito su questo punto e spiega la contraddizione della filosofia kantiana che afferma che le categorie hanno la loro fonte nell'Io, tuttavia se osserviamo la realtà ci troviamo davanti ad una molteplicità che è un essente fuori dall'Io. L"adesso" esiste solo perchè c'è un "prima" e un "dopo", così come c'è il "rosso" perch c'è anche il "giallo" e il "blu". È l'Io che dà unità alla varietà del sensibile, l'Io contagia tutto, tuttavia -insegna Hegel-  quest'attività dell'Io che è puramente soggettiva si illude di introdurre l'unità  del sensibile mentre  questa unità esiste a prescindere dal pensiero degli uomini, esiste in quanto manifestazione dell'assoluto che si dimostra maganimo lasciando «liberi i singoli, perchè godano di se stessi, ed è l'assoluto stesso a risospingerli nell'unità assoluta ».

Articoli correlati:

La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (1)

 

Fonte Immagine: https://www.flickr.com/photos/26480501@N06/9636385888

 




Protected by Copyscape Duplicate Content Check

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Hegel Georg Wilhelm F.
11 maggio 2014 7 11 /05 /maggio /2014 18:29

 

9636385888_1f0506f19f.jpg

La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (1)

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

 

 

Hegel sostiene che l'esperienza è  il terreno comune delle conoscenze tanto della filosofia critica quanto dell'empirismo ma mentre per quest'ultimo l'esperienza è verità per la prima l'esperienza è fonte delle conoscenze. Come allora spiegare l'esistenza dell'elemento dell'universalità e della necessità in base al presupposto che sono determinazioni essenziali dell'esperienza o in altre parole delle categorie funzionali alla conoscenza dell'esperienza? Hegel spiega che il Fatto (questo è il termine che viene utilizzato per indicare l'universalità e la necessità) appartengonp alla spontaneità del pensiero ossia a priori.

La filosofia kantiana -dice Hegel-  dà quindi un'altra spiegazione di quel Fatto ma ha comunque il merito di avere messo sotto la lente la filosofia metafisica anche se il limite risiede nel fatto che le forme del pensiero sono viste solo dal punto di vista della loro attività soggettiva non tenendo in considerazione la sua oggettività. La filosofia kantiana fondandosi su basi psicologico-storiche rappresenta un passo in avanti rispetto alla vecchia metafisica che aveva la presunzione (o l'ingeuità) di pensare che quelle determinazioni avessero validità come un apriori che bastava per sè. Annota Hegel «La filosofia critica invece si è assunto il compito di esaminare in che misura in generale le forme del pensiero siano capaci di aiutarci a giungere alla conoscenza della verità». (1) Ma come si fa -obietta Hegel- a conoscere prima di conoscere ? Esaminare le forme di conoscere è già di per sè un conoscere. Il primo punto della filosofia kantiana è quello di sottoporre il pensiero stesso ad esame  ossia di «stabilire in che misura sia capace di conoscere». (2) La filosofia kantiana non considera le determinazioni di pensiero in sè e per sè ma vuole stabilire se siano soggettive o oggettive. In base a questo presupposto l'attività del pensiero è soggettiva ma -e in  il pensato è oggettivo. Su questo punto Hegel si trova perfettamente d'accordo con Kant in quanto ciò che è percepibile sensibilmente (il pensato) non è indipendente ma è ciò che è conforme al pensiero che è oggettivo ed è perciò che ha il compito di stabilire «il carattere della durata e della consistenza interna».(3).In base a questo concetto Hegel nega, ad esempio  che il giudizio di un'opera d'arte possa essere soggettivo in quanto non può dipendere da uno stato d'animo  momentaneo o da una sensazione ma deve «tenere conto della prospettiva universale e fondata sull'essenza dell'arte».(4)


 

__________________________________________________________________________

NOTE

(1) Georg Wilhelm Friedrich Hegel, La scienza come logica, a cura di Pietro Verra, Torino, 1981, p.194.

(2) Ibid. p.194.

(3) Ibid. p.194

(4) Ibid p.194-195

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/26480501@N06/9636385888

 

Articoli correlati:

La filosofia kantiana sotto la lente di Hegel


Protected by Copyscape Duplicate Content Check

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Hegel Georg Wilhelm F.
5 maggio 2014 1 05 /05 /maggio /2014 07:16

 

HEGEL

LOGICA E FILOSOFIA

 

Hegel agli esordi della sua attività filosofica era in pieno accordo con le posizioni di Shelling, questa comune veduta prestò  però entro in crisi e segnò il distacco dalla posizione idealismo-etica di Fichte e da quella idealistico-estetica di Shelling,  è l'inizio dell'idealismo logico in cui viene descritta l'opera della infinita ragione e della sua dialettica intesa come perenne movimento e progresso in cui gli opposti trovano una loro soluzione e composizione nell'unità. Compito del filosofo è descrivere la dialettica.

 

Hegel divide la sua Filosofia del pensiero o Logica  in tre parti o sfere, seguendo lo schema triadico della tesi, antitesi e sintesi:

  • La logica dell'essere; 
  • La logica dell'essenza;
  • La logica del concetto.

 

 

La logica dell'essere riguarda il concetto in sé e studia i concetti più astratti. La logica dell'essenza  riguarda il pensiero nel momento della  mediazione e studia concetti più concreti o in altre parole  il concetto come appare o come il concetto appare per sé. La logica del concetto esamina il concetto in sè e per sè ossia della realtà come sviluppo vivente in atto. Solo nella logica del concetto si perviene alla verità dell'essere e dell'esistenza in quanto è il momento in cui i due momenti trovano la loro sintesi; di contro studiando l'essere e l'essenza come momenti singoli si riconosce l'immediatezza del primo e la mediatezza del secondo.  La logica è quindi lo studio della verità nella sua forma pura ed essenziale.

 

IL RAPPORTO TRA FILOSOFIA E LOGICA

 

Ma qual'è il rapporto tra filosofia e logica? Hegel sostiene che come la filosofia è  la storia della filosofia sono sistemi in svolgimento. Per fare comprendere questo concettto Hegel afferma chebisogna cogliere le differenze che si manifestano nelle varie manifestazioni del pensiero filosofico la cui successione avviene nel tempo analogamente a quanto avviene nello sviluppo delle facoltà psichiche e fisiche di un bambino che è impossibile cogliere nel momento in cui germogliano. Il compito della filosofia è riconoscere le determinazioni in cui si manifesta il processo dialettico e la successione dei vari sistemi filosofici che si presentano nel tempo è esattamente uguale a a ciò che si manifesta "nella deduzione logica delle determinazioni concettuali dell'Idea".

 

 

STORIA DELLA FILOSOFIA E FILOSOFIA COINCIDONO

Per Hegel "lo studio della filosofia coincide con lo studio della filosofia stessa", ancora una volta per spiegare questo concetto, il filosofo tedesco ricorre ad un'analogia: "Chi studia la storia della fisica, della matematica ecc., s'introduce automaticamente nello studio di quelle scienze". Tuttavia per conoscere  il progresso  della filosofia intesa come sviluppo dell'Idea, secondo le sue manifestazioni empiriche, è necessario avere una conoscenza dell'Idea cos' come è impossibile dare dei giudizi sulle azioni umane se non si possiede prima il concetto di giustizia. Non ogni storia filosofia si può definire scienza ma solo  quella che è concepita come sistema di svolgimento dell'Idea, in quanto una mera raccolta di cognizioni non costituisce di per sè la condizione per potersi definire scienza.

 

 

 

Sull'argomento può interessarti anche:

 

La dialettica e il ruolo della filosofia - Georg Wilhelm Friedrich Hegel

 

 

 

 

Fonte immagine:https://www.flickr.com/photos/26480501@N06/9636385888

 

 

 

Protected by Copyscape Online Infringement Checker

/strong

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Hegel Georg Wilhelm F.
5 maggio 2014 1 05 /05 /maggio /2014 06:38

9636385888_1f0506f19f.jpg

 

HEGEL

LA FILOSOFIA DELLA NATURA

 

Per Hegel la natura costituisce uno svuotamento dell'Idea che in essa perde la sua ricchezza  anche se la natura stessa è il modo esteriore di manifestarsi dell'Idea che in un certo qual modo ne esprime la coscienza seppur in forma depotenziata. Una volta stabilito il rapporto della natura nei confronti dell'Idea, Hegel mostra il ritmo triadico della dialettica degli organismi viventi che avviene seguendo lo schema del movimento, della forza e dell'organismo che formano la tesi, l'antitesi e la sintesi. La tesi è espressa dalla meccanica, l'antitesi dalla fisica e la sintesi dalla biologia,  quest'ultima è la disciplina generale che riguarda l'organismo vivente.

La spiegazione data da Hegel , secondo i suoi critici, si è dimostrata debole e complicata sul piano logico, critici che gli rimproverano di avere illustrato un processo dialettico complesso e poco convincente; effettivamente in una filosofia come quella di Hegel che procede per concetti la Filosofia della natura o dell'Idea fuori di sè è la parte più debole del suo sistema filosofico nel quale il superamento dell'opposizione Idea e natura è data dall'Idea in sè e per sé ossia dallo Spirito che costituisce lo stadio superiore della Natura a cui essa tende

 

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/26480501@N06/9636385888

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Hegel Georg Wilhelm F.
5 maggio 2014 1 05 /05 /maggio /2014 04:46

 

 

 

  2881902001_9445c69839.jpg

 

 

 

"È un comune pregiudizio l'opinione che la scienza filosofica abbia a che fare soltanto con le astrazioni, con vuote generalità, mentre invece l'intuizione, la nostra autocoscienza empirica, il sentimento di noi stessi, il senso della vita sarebbero invece il concreto in sé, la ricchezza di ciò che è determinato in sé. In realtà la filosofia vive nell'ambito del pensiero: essa quindi ha a che fare con universalità:  il suo contenuto è astratto, però solo secondo la forma, secondo l'elemento; mentre invece l'idea in se stessa  è essenzialmente concreta, poichè essa è l'unità di determinazioni differenti. Proprio in questo la conoscenza razionale differisce dalla pura conoscenza intellettualistica: ed è appunto compito della filosofia il dimostrare, contro l'intelletto, che il vero e l'idea non consistono in vuote generalità, bensì in un universale che è in se stesso il particolare, il determinato. Se il vero è astratto, esso non è vero.

La sana ragione umana, il buon senso, mira solo al concreto; soltanto la riflessione dell'intelletto forma una teoria astratta, priva di verità, giusta soltanto nel cervello ed inoltre impraticabile, la filosofia è quanto mai nemica dell'astratto e riconduce al concreto."

 

In questo celebre passo tratto dall' "Introduzione alla storia della filosofia" Hegel esplicita in modo chiaro ed inequivocabile qual'è il compito della scienza filosofica che non è un puro esercizio intellettualistico vuoto e astratto dalla realtà ma un percorso che porta a riconoscere l'universale attraverso la determinazione e il riconoscimento del particolare.

Hegel rigetta ogni forma di astrazione e condanna l'intellettualismo che essendo un puro esercizio del pensiero non mira a riconoscere la verità lanciandosi in elucubrazioni mentali impraticabili.

La filosofia, al contrario, è nemica dell'astrazione e permette di riconoscere il concreto, al contrario di quanto si possa pensare, Hegel non riconosce alla logica speculativa alcun ruolo ritenendo che per giungere alla sintesi di due concetti astratti bisogna arrivare ad una nuova  forma concreta e tangibile. Ad esempio il concetto di uomo e di donna è di per sè astratto mentre la loro unione è un divenire concreto.

A differenza della logica tradizionale basata sul principio di identità e di non contraddizione, la logica hegeliana perviene ad una sintesi degli opposti risolvendola in un'unità concreta che la scienza filosofica è in grado di poter cogliere.

 

"Il concreto - sostiene Hegel- deve diventare per sé" ossia si deve risolvere nella sua semplicità in quanto sintesi di due diversi. solo l'unità è verità.

Se l'Idea fosse solo un'astrazione sarebbe solo un'essenza suprema, sulla quale non si può dire nient'altro; Hegel accusa l'intellettualismo moderno di avere creato un'idea di un Dio immobile mentre Dio è nel contempo movimento e quiete, due opposti che si risolvono nella concreta unità.

 

Il filosofo tedesco per spiegare questo concetto fa  due esempi ricorrendo all'oro e al fiore; il fiore, per quanto abbia molte qualità come il profumo, il sapore, la forma, il colore ecc., è un'unità e ogni parte del fiore contiene tutte le caratteristiche del petalo. La stessa cosa si può dire dell'oro le cui proprietà non sono divise e disgiunte.

Nel pensiero astratto le caratteristiche del fiore vengono divise e differenziate, invece nella realtà il sapore e l'odore sono un tutt'uno tant'è che li mettiamo in contrpposizione uno con l'altro.

 

Analogo ragionamento vale per l'uomo che è un misto di necessità e libertà, due concetti che sono apparentemente contrapposti ma -specifica Hegel - vi è una concezione più alta "che ci dice che lo spirito è libero nella sua necessità, e che solo in esso trova la sua libertà, come la sua necessità riposa solo nella sua libertà".

 

Il concetto  astratto di libertà senza necessità  sfocia nel puro arbitrio ed è nel contempo un'opinione vuota, un concetto di libertà puramente formale.

 

Il terzo momento dello svolgimento è il risultato di questo processo in cui lo spirito  è un movimento concreto e non un concetto astratto in quanto, unendo i due momenti contrapposti, è la loro verità. Hegel specifica che il movimento non si dispiega come una linea retta che va verso un infinto astratto ma come un movimento circolare che ritorna in sè e alla cui periferia si trovano una grande quantità di circoli "il cui insieme costituisce una grande serie di svolgimenti, che si volgono su se stessi".

 

Il filosofare pertanto non è altro che un'atività descrittiva della realtà comparabile alla "nottola di Minerva" che si leva in volo quando la giornata volge al termine. La realtà quindi è già fatta o in divenire e il filosofo deve solo coglierne il movimento.

 

Fonte Immagine: https://www.flickr.com/photos/9361468@N05/2881902001

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Protected by Copyscape Online Infringement Checker

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Hegel Georg Wilhelm F.
4 maggio 2014 7 04 /05 /maggio /2014 09:49

George Santayana

 

La Ragione nella Religione

 

 

   

 

 

 

 

 

Per Santayana religione e ragione sembrano avere entrambe lo stesso obiettivo: liberare l'uomo dalle proprie anguste scelte individuali per dare un senso alla vita proiettandola verso l'eterno. Tuttavia per raggiungre questo fine entrambe  procedono per strade differenti.

La religione nasce dall'esperienza ed è un complesso di emozioni e di idee fondate sull'immaginazione creativa che sorge come l'esigenza di dare un significato alle rappresentazioni simboliche che fanno parte della propria storia individuale e della cultura del proprio gruppo di appartenenza. La difficoltà più evidente della sfera religiosa sta nel fatto che tende a presentarsi come una verità assoluta esclusiva per cui ogni rappresentazione religiosa esclude tutte le altre.

 

Santayana nella Vita della Ragione dimostra di essere uno storico della religione attento e dà una spiegazione originale e convincente dello sviliuppo del fenomeno religioso che fa partire dal giudaismo il cui passaggio al cristianesimo si realizza attraverso due importanti momenti: il primo consiste in  una revisione dei valori originari attraverso l'introduzione di numerosi elementi del mondo classico a partire dalla metafisica neoplatonica. Il cristianesimo è quindi per Santayana una forma di spiritualità  in cui confluiscono  gli elementi di entrambe le religioni che hanno dato origine ad una religione in cui convivono sia l'azione che l'ascetismo.

Il secondo momento che ha dato un volto nuovo al cristianesimo è l'introduzione di elementi della cultura germanica attraverso la riforma protestante. Con la riforma protestate si assiste ad un ritorno al naturalismo giudaico e assume una posizione centrale l'individuo, le sue esperienze e le sue aspettative.

 

Elementi comuni a tutte le religioni sono: la pietà,  la carità la spiritualità, la fede in una vita ultraterrena; in quest'ultimo elemento Santayana individua l'origine della superstizione e della pretesa di una verità morale assoluta.

 

Articoli correlati:

 

La Ragione nel Senso Comune - George Santayana

La Ragione nella Società - George Santayana


 

Protected by Copyscape Plagiarism Checker

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Santayana George
3 maggio 2014 6 03 /05 /maggio /2014 18:27

La Ragione nella Società  George Santayana

 

 

 

 

La Ragione  - ci dice Santayana -   ha una sua processualità storica che si manifesta nella società articolandosi in tre stadi: lo stadio naturale, quello libero e quello ideale.
 Nello stadio naturale si adempie la funzione della società di produrre l'individuo dotandolo dei «requisiti necessari alla libertà morale» (1). La morale si sviluppa solo dopo che la società ha garantito all'individuo la continuità della vita, l'esigenza morale nasce spontaneamente come esigenza di una società libera che presuppone sempre una società naturale. L'individuo però non può raggiungere la libertà morale se non trova nella famiglia e nello stato le condizioni per innnalzarsi dalla condizione naturale verso valori quali  l'amicizia, il patriottismo e la simpatia disinteressata.

Nello stadio naturale  gli individui si aggregano in modo casuale per interessi immediati e dettati dall'istinto, nello stadio libero invece la decisione di vivere in società avviene per un interesse ideale condiviso.

 

Al modo di concepire gli interessi nella società naturale, Santayana contrappone quello elaborato nella società ideale dove gli interessi vengono sintetizzati nei simboli intorno ai quali l'uomo esprime gli ideali. Religione, arte e scienza - sostiene Santayana - sono sfere in cui gli uomini si incontrano per elaborare i propri concetti riguardo all'eccellenza,  alla bellezza e alla  verità; pur essendo tre sfere incomunicabili tra di loro, esse esprimono l'essenza stessa dell'essere umano e sono elementi costitutivi della società ideale.

 

Nella società ideale le posizioni di vertice devono essere assegnate agli individui che eccellono per capacità, l'affermarsi dell'efficienza tuttavia non va a discapito  della giustizia sociale in quanto lo stato dà a tutti gli associati la medesimà possibilità di affermarsi. Va detto che la concezione politica di Santayana è una concezione che possiamo definire "antica" riconducibile al pensiero di Platone il quale sosteneva che nello stato giusto il comando deve essere affidato ai filosofi, un termine che nell'antica Grecia indicava i più competenti .

 

 

_______________________________________________________________________________________

NOTE

 

(1) Il realismo critico di Giorgio Santayana a cura di Nynfa Bosco, Cuneo, 1954, p.27

 

 

Articoli correlati:

 

La Ragione nel Senso Comune - George Santayana

La Ragione nella Religione - George Santayana

 

Potrebbe anche interessarti:

 

Genealogia della morale - Friedrich W. Nietzsche

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Santayana George
3 maggio 2014 6 03 /05 /maggio /2014 06:43

George SANTAYANA

  La Ragione nel Senso Comune

 

 

 

 

 

 

 

LA VITA

 

George Santayana nacque in Spagna il 16 dicembre 1863  e visse il periodo dell'infanzia nelle Filippine con i suoi genitori entrambi spagnoli. Questo periodo fu molto importante nella formazione del giovane George che fin da piccolo incominciò a confrontarsi con altre culture e sviluppando quel senso di relatività della civiltà occidentale che troverà una forma compiuta nella sua successiva elaborazione filosofica.

Nel 1872 si trasferisce a Boston raggiungendo la madre che  viveva nella casa del suo primo marito insieme ai tre figli che le aveva lasciato. Negli Stati Uniti compie tutto il percorso scolastico: dalla scuola dell'infanzia ( Kindergarten)  fino all'Università di Harvard.

Su quel periodo racconta la studiosa Nynfa Bosco:


« Avendo rinunciato a ogni altra lingua e atmosfera culturale, finì col sentirsi straniero tanto nella nuova quanto nella vecchia patria.

L'inglese divenne per lui. com'egli dice, un mezzo per esprimere il maggior numero di cose non inglesi. E forse di qui ebbe origine quel suo senso e amore della solitudine che tutti i suoi critici rilevano in lui e a cui alcuni, scamiandolo per snobismo e per decadentismo, attribuiscono certi sviluppi della sua ultima filosofia a loro avviso non coerenti con le premesse e promesse giovanili. (1)

 

 Di rilevante importanza fu nei primi anni giovanili l'interesse verso le tematiche religiose da cui progressivamente si allontanò in età matura in seguito alla delusione provata nei confronti del cattolicesimo incapace, a suo parere, di dare quelle risposte che andava cercando. La lettura di testi di teologia contribuirà alla formazione del suo pensiero che pur non potendosi definire cattolico lo portò ad avversare ogni forma di protestantesimo e puritanesimo.

 

Tra gli autori che ebbero maggiore influenza nella sua formazione vanno annoverati: Musset, Leopardi, Schopenhauer e Lucrezio. Mostrò interesse verso le riflessioni di J.Royce sul rapporto tra la giustizia di Dio e l'esistenza del male nel mondo.

 

Uno dei periodi più significativi della vita di Santayana fu il soggiorno in Germania con il Prof. Paulsen ove 
«s'accostò per la prima volta alla filosofia greca, durante un corso di etica. Ne ricevette un'impressione profonda:la trovava finalmente e per la prima volta, l'amore dell'ordine, dell'armonia, della bellezza e una sana o come egli dice "orotodossa" filosofia morale. » (2)

 

Morirà a Roma il 26 settembre 1952.

 

  LA RAGIONE NEL SENSO COMUNE  

 

The Life of Reason, or the Phase of Human Progress (La vita della ragione o le fasi del progresso umano) (3) venne pubblicata nel 1905 è un'opera in cui Santayana affronta il problema dell'immaginazione umana o in altre parole della formazione delle idee. Il punto di riferimento da cui parte Santayana è Herbert Spencer per il quale le idee costituiscono un aggiustamento della fantasia a fatti ed opportunità materiali.

Negando quindi alla scienza un valore oggettivo assoluto Santayana afferma che la scienza deve essere vista in relazione alle idee elaborate dalla mente umana, le idee hanno un carattere simbolico e solo il controllo dei fatti che accadono nel mondo permette alla scienza di avere dignità e di essere riconosciuta tale.

 

La storia del progresso umano è un dramma morale e l'idea che l'uomo ha del progresso è sempre in relazione alla percezione che ha di sè in quel determinato momento. Il progresso quindi non ha valore universale ma è un processo episodico.

Santayana respinge la visione romantica del progresso inteso come movimento delle generazioni verso un unico fine; gli ideali umani si succedono e mutano per cui ogni ideale può essere cancellato così come può essere riscoperto e rivalutato.

Per Santayana il  termine materialismo non deve generare equivoci in quanto essendo logica del concreto rimanda alla materia come unica sostanza dell'universo, una sostanza che genera energia e che non mi svela la ragione del mio esistere.

Santayana parla di infondatezza dell'esistenza nel senso che è impossibile vedere un fondamento, è necessario pertanto attenersi al fatto in sè, la conoscenza stessa è possibile solo se viene ricondotta a leggi chiare e uniformi, esprimibili con un linguaggio matematico.

L'esigenza di spiegare la natura in termini scientifici e chiari esclude quindi  il ricorso a valori e fini che vadano oltre la natura stessa.

In questa prima fase Santayana ha già anticipato le basi del realismo critico che troverà la sua forma compiuta in Scetticismo e fede animale (1926),  le questioni metodologiche poste dall'Autore riguardano la vita della ragione, la sua nascita e la sua evoluzione.

Pensare che la ragione nasca con l'uomo significa credere che sia una condizione dell'essere umano, in realtà sostiene Santayana la ragione sorge più tardi, quando l'essere umano prende coscienza di sé.

 Santayana arriverà più tardi alla conclusione che vi è un ambito intermedio che non è né fisico nè psichico che possiamo definire essenza  e che esiste intenzionalmente nella mente umana e che avviene su base puramente istintiva e non logica.

 

Ma come la ragione acquisisce le sue conoscenze? Nel primo volume della Vita della Ragione intitolato La Ragione nel Senso Comune

Nella fase iniziale la ragione è selettiva, prende in considerazione solo quegli elementi che le interessano, solo una parte dei dati fisici entra nella sua riflessione; riflessione ed esperienza sono strettamente connesse,  in questa fase primordiale si formano casualmente le categorie del pensiero che dapprima si concentrano sulle sensazioni di piacere e dolore e solo in un secondo momento sorge l'idea del tempo e delle rappresentazioni delle immagini che fanno parte della natura in cui l'essere umano si trova ad agire.

Santayana sostiene che la sostanza non è solo un dato fisico ma ad essa vengono attribuite selettivamente delle qualità intorno alle quali si costruisce una determinata rappresentazione che è un tutt'uno con la materia; la separazione tra i due ambiti è un processo che avverrà più tardi quando a questo stadio promordiale subentrerà quello riflessivo.

La conoscenza si forma nel momento della precezione e gli oggetti sono visti come principi dell'esperienza, Santayana quindi rigetta tutte le posizioni filosofiche come ad esempio quella espressa dall'idealismo che escludono la percezione come momento fondante della conoscenza. Sostenere la realtà in sè è fallace, bisogna invece partire dalla propria esperienza per comprendere come l'intelletto formi la sua idea di realtà.

 

Due sono i movimenti in cui si attua questo processo: la concrezione del discorso e la concrezione dell'esistenza, le cose e le idee sono sì due realtà distinte ma fanno parte del medesimo materiale sensibile. La logica intesa come riflessione è un metodo a cui la mente umana ricorre per dare ordine alla realtà fisica, il pensiero scopre il dato fisico, riflette su di esso e si relaziona poi con i pensieri degli altri uomini. Tuttavia -e qui sta la novità espressa da Santayana- nessuna mente umana riesce a relazionarsi in modo completo con le altre menti umane. Non possiamo conoscere fino in fondo il pensiero altrui anche se in condizioni particolari è possibile stabilire una relazione più profonda, ciò avviene quando  subentrano il sentimento e l'emozione che per contagio ed imitazione permettono a due menti di comunicare tra loro e di avere una visione comune.

 

Il problema della incomunicabilità evidenziato da Santayana possiamo dire che non ha trovato mai una soluzione in quanto fa parte della natura stessa dell'essere umano; ognuno partendo dalla propria esperienza costruisce la sua rappresentazione della realtà ed è irriducibile all'altro da sè, ma attraverso la ragione si delinenano i valori che permettono di armonizzare interessi discordanti stabilendo le regole  morali della convivenza che si realizzano nella società.


 

 

 

 

 

 


Potrebbero anche interessarti:

 

http://www.treccani.it/enciclopedia/george-santayana_%28Enciclopedia-Italiana%29/ link

 

http://www.treccani.it/enciclopedia/george-santayana_%28Dizionario_di_filosofia%29/ link

 

Articoli correlati:

 

La Ragione nella Società - George Santayana

La Ragione nella Religione - George Santayana

___________________________________________________________________________________

 

NOTE

 

(1) Nynfa Bosco, Il realismo critico di Giorgio Santayana, Torino, 1954, p.6

 

(2) In op. cit. p.8

 

(3) L'opera  The Life of Reason, or the Phase of Human Progress consta dei seguenti cinque volumi: Introduction and Reason inommon Sense, Reason in Society, Reason in Religion, Reason in Art, Reason in Science.

La prima edizione venne pubblicata a Londra e New York nel 1905-1906; la 2^ edizione a New York nel 1922 e la 3^ edizione a New York nel 1954. 

 


Protected by Copyscape Web Plagiarism Detection

 

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Santayana George
3 maggio 2014 6 03 /05 /maggio /2014 04:38

contatore visite

 

 

 

L'Esercito della fame

 

2552734101_79b9ec7b95.jpg

 

 

 

Ne "Il Diavolo al Pontelungo" di Riccardo Bacchelli si parla di uno strano "Esercito della fame", ecco come viene illustrato dalla scrittore bolognese il malcontento del popolo:

 

«....Cento ragazzacci erano, per la maggior parte, e tutti sparuti, miserabili, ridicoli, coi bastoni puntuti, che i carabinieri avevano lasciato perché potessero appoggiarsi e trascinarsi lungo la strada; camicie sbrindellate, giacche lacere, brache lise e scarpe ai piedi!

Furon battezzati subito Esercito della fame. La folla cominciò a far coda dietro e accompagnamento ai lati sotto i portici. Dagli scherzi ai lazzi, dalle risa ai gridi, la gente si sentì positivamente truffata nella sua attesa. Non sapendo con chi prendersela, fischiò come a teatro. "Come a teatro" borbottò seccatissimo Simon Viollet.

La ragazzaglia accorse; e le grida riempirono la vecchia strada signorile e austera: "Soldati del Papa! Soldati dal Becco di Legno! -Morti di fame! - Scannapagnotte! - Scacazzoni! - Carogne! - Faccie da morti in piedi!"

Certo insultare dei vinti prigionieri non era un atto esente da vigliaccheria, ma la cortigianeria della folla è molto complessa, e mentre disprezza ed opprime chi ha perso perché le par vile, ha contro di lui rancore, perché se non fosse stato vile essa avrebbe da obberdirgli. Sui deboli perdenti essa sfoga anche l'astio naturale contro i forti vincenti».

 

In un paese  come l'Italia in cui i precari e i disoccupati sono bollati come scansafatiche, bamboccioni, ciusi e quant'altro di offensivo possa il linguaggio dei "moderati" escogitare, la folla dei protetti ad oltranza, quelli che hanno tutti i diritti acquisiti perché prima era così,  sovente manifesta la sua insofferenza verso ogni manifestazione di piazza organizzata dai giovani e meno giovani che non hanno speranza. Fa specie notare che gli sfruttati sono a loro volta sfruttatori di altri sfruttati, ma il potere sa che con qualche concessione può contare sulla più totale arredevolezza e persino dell'accondiscendenza di tante volpi d'argento.  Del resto nel paese delle mille corporazioni è così da secoli, nessuno vuole mollare l'osso, ognuno ha da perdere qualcosa e poco importa se nell'Esercito della fame le fila si ingrossano giorno dopo giorno, l'importante è contenere, controllare, concedere quel che basta per fare sfogare i senza niente.

I pacchi delle organizzazioni caritatevoli sono solo elemosina ed è bene essere consapevoli del fatto che in una democrazia non si può tutto risolvere con le eccedenze dei prodotti alimentari in scadenza!!!

 

 

 5695814675_4edc6be72e.jpg

Fonte immagine:http://www.flickr.com/photos/38563625@N06/5695814675 (album di roby_zihan)

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Società
1 maggio 2014 4 01 /05 /maggio /2014 21:30

L'istruttoria di Peter Weiss è un'opera molto particolare che sfugge ai canoni della narrazione tradizionale e utilizza quella forma di racconto che viene denominata "oratorio"; ispirandosi al processo di Francoforte del 1964-65 contro i criminali nazisti nei lager, l'opera si divide in 11 canti che con drammatica efficacia rappresentano in modo chiarissimo e vivo l'orribile storia dei deportati nei campi di concentramento nazisti, queste vicende non vengono narrate sotto forma di romanzo  ma semplicemente registrando i racconti, privi di qualsiasi commento, dei testimoni di quelle vicende e ogni canto assomiglia ad una deposizione simile a quella che avviene in un'aula di un tribunale.

La forza che provoca forte angoscia e turbamento dell'oratorio è proprio questa sua apparente forma scarna che presenta i fatti senza alcun commento ed è proprio l'assenza di considerazioni e riflessioni personali la caratteristica dell'intera opera, la cui intensità unica è proprio dovuta all' assoluta nudità dei fatti esposti.

Essendo nata come opera teatrale il dramma scritto raggiunge la sua massima forza emotiva quando viene rappresentato in teatro, ma anche una  lettura  del testo si rivela di forte impatto emotivo proprio per la  forza sconvolgente del messaggio trasmesso.

In questi dialoghi, ricavati  dalle carte processuali, si ripercorre il percorso degli avvenimenti: il "Canto della banchina", il "Canto del lager", il "Canto dell'altalena" e così via fino al tragico "Canto dei forni" che costituisce l'epilogo drammatico di un itinerario che necessariamente ogni vittima doveva percorrere fino all'eliminazione fisica finale.

Tutti i canti sono una rappresentazione di quello che avveniva nel momento in cui un deportato arrivava in un campo di concentramento e sono anche una fonte narrativa per conoscere questo processo che avveniva sempre eguale e con una freddezza che assomiglia alla routine di un macello per animali solo che qui abbiamo a che fare con uomini.

Intensissimo è il "Canto dei forni" dove viene presentato un dialogo tra il giudice e il testimone 7, seguito da un intervento di un avvocato difensore.
Nel dialogo manca la punteggiatura, il giudice fa delle affermazioni che sono poi delle domande in cui è assente il punto interrogativo, la mancanza di segni di punteggiatura non è una licenza letteraria su cui indulge Weiss ma una scelta intenzionale che conferisce maggiore forza alle testimonianze del processo che in questo modo appaiono  esattamente eguali al dialogo parlato.

Il testimone che parla, lo fa elencando in modo essenziale e scarno un elenco di fatti, cose e circostanze che rendono la lettura nel contempo angosciante e macabra e a titolo esemplificativo, è utile per il lettore rendersi conto di questo riportando un breve estratto del dialogo tra il giudice e il testimone 7:

"GIUDICE
Signor testimone
come avveniva il passaggio
nelle camere a gas
TESTIMONE 7
Il fischio della locomotiva
davanti all'ingresso che portava alla banchina
era il segnale d'arrivo
d'un nuovo trasporto
Questo significava
che entro un'ora
i forni dovevano essere in perfetta efficenza
Si attaccavano i motori elettrici
Questi mettevano in moto i ventilatori
che portavano la temperatura nei forni
al grado richiesto"

(Brano tratto da L'Istruttoria di Peter Weiss, trad. G.Zampa, ed Einaudi, 1967,Torino)

Come si vede la domanda del giudice non ha il punto interrogativo, quasi a  voler rispettare l'esposizione dei fatti evitando di fare precedere  la domada stessa da un interrogatorio che serve si per accertare i fatti, ma anche per metterli in dubbio, fino a prova contraria.
La lettura di fatti allucinanti come quelli esposti, assomiglia quasi a un documento tecnico, essenziale e questo è ancora più evidente quando il testimone 7 si sofferma nella elencazione delle modalità che precedevano l'esecuzione:

"Gettavano il gas dall'alto
dentro le colonne di lamiera
Nell'interno delle colonne
correva una guida a spirale
lungo la quale si distribuiva la massa
Nell'aria caldo- umida
il gas si sviluppava rapidamente
e usciva dagli orifizi"

(Tratto da op. cit.)

Cercare di capire come è possibile che una nazione di alta cultura  come quella tedesca sia arrivata a questa aberrazione, è possibile al di là dell'apparente illogicità dei fatti, ma richiederebbe uno spazio che andrebbe oltre queste brevi note: la lettura dell'oratorio di Weiss è comunque l'occasione per meditare come ogni forma illogica di distruzione dell'uomo sull'uomo si possa presentare sotto altre forme completamente diverse rispetto a quanto è accaduto, del resto che differenza esiste tra una morte scientificamente determinata e quella che avviene dall'alto, scaricando un ordigno nucleare, improvvisa e altrettanto devastante?

Le armi di cui dispone la scienza e la tecnica moderna sono talmente devastanti che sono in grado di fare in pochissimi secondi quello che richiedeva tempo e organizzazione nei campi di sterminio, il risultato finale è però il medesimo, in entrambi i metodi di distruzione, i valori e la dignità umana, vengono annientati.

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Libri

Presentazione

  • : Condividendoidee (Filosofia e Società)
  • : Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
  • Contatti

Cerca

Archivi

Articoli Recenti

  • Malombra - Antonio Fogazzaro
    FOGAZZARO TRA SCAPIGLIATURA E NARRATIVA DECADENTE Per chi ama la letteratura decadente "Il piacere" di Gabriele D'Annunzio rappresenta l'inizio non solo di un genere, ma anche il metro di misura di un modus vivendi che nel tardo Ottocento era molto diffuso...
  • Epistula secunda ad Lucilium - Seneca
    SENECA LUCILIO SUO SALUTEM 1. Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio, bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio: est primum argumentum compositae mentis existimo posse consistere et...
  • Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico - Tinto Brass
    46 PAGINE DI APPASSIONATO TRIBUTO AD UNA DONNA EROTICA: NINFA Non vi è traccia nella letteratura di opere esplicative in cui un regista spiega le sue scelte filmiche, per questo motivo "Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico" scritto da Tinto...
  • Favole - Jean de La Fontaine
    Come leggere le favole di La Fontaine Tra le note presenti in molte edizioni de "Le Favole" di La Fontaine, troviamo due raccomandazioni che dovrebbero indicare la tipologia di lettori: la prima consiglia la narrazione del libro ai bambini di quattro...
  • La scoperta dell'alfabeto - Luigi Malerba
    TRA LIEVE IRONIA E IMPEGNO MORALE Luigi Malerba nato a Berceto ( Parma ) nel 1927 , sceneggiatore, giornalista ha partecipato al Gruppo 63 e fa parte di quel movimento intellettuale che è stato definito della Neoavanguardia, partito da posizioni sperimentaliste...
  • La Certosa di Parma - Stendhal
    Ambientato in un Italia ottocentesca in parte fantastica, in parte reale, le avventure di Fabrizio del Dongo si snodano in una serie di incontri e peripezie al termine dei quali si trova il luogo ... ECCO L'ITALIA CHE TROVÒ MARIE-HENRY STENDHAL QUANDO...
  • Il nuovo etnocentrismo in nome della lotta al razzismo
    Sino al 1492 esistevano in America delle genti chiamate genericamente Amerindie (aztechi, maya, toltechi etc.) che costituivano il patrimonio umano e culturale di quelle terre. Sappiamo come le cose sono andate dopo quella data, da quel momento è iniziato...
  • Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
    Letteratura, cinema e teatro, un ritratto che non invecchia. Il ritratto di Dorian Gray è un classico della letteratura, almeno così viene definito e ogni volta che si deve usare questa espressione bisognerebbe farlo con una certa riluttanza perché c'è...
  • Filosofi: Bruno Giordano
    VITA, OPERE Giordano Bruno (Nola, 1548-1600), entrò a diciotto anni a far parte dell'Ordine dei Domenicani nei confronti del quale mostrò insofferenza per la disciplina e per l'indirizzo culturale. Nel 1576 abbandonò l'Ordine perché sospettato di posizioni...
  • Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri - Giampaolo Pansa
    Pansa ha la capacità di saper leggere la realtà e non semplicemente di interpretarla, la sua "narrazione" suscita stupore ed è sempre spiazzante e al di là del fatto che i suoi libri riescano a raggiungere i primi posti delle classifiche dei libri più...

Link