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19 aprile 2014 6 19 /04 /aprile /2014 05:20

"Di Trilussa, io ero amico, ed egli ben sapeva come le mie idee fossero tutt'altro che democratiche", con queste parole Julius Evola dichiarava la sua antica amicizia verso il poeta romano che, a guerra finita, si volle ascrivere nella cerchia degli antifascisti tout court. In un interessante articolo apparso sul quotidiano "Roma", Evola spiega perchè Trilussa fu sempre eguale a se stesso e come l'oggetto della sua satira furono i miti dell'Italia ottocentesca democratica; l'insofferenza di Trilussa verso un certo totalitarismo - secondo Evola-  è da ricercare in realtà nel suo coraggio della verità e non in una  sua presunta militanza antifascista che lo stesso Evola bollò polemicamente come "favola".

 

 

 

In risposta ad una ricorrenza in cui si parlava di Trilussa, Evola rispose in modo piccato alla pretesa di volerlo presentare come un antifascista, una pretesa tendenziosa e lontana dalla realtà in quanto il poeta romano fu insofferente ad ogni tipo di costrizione ed ingerenza essendo uno spirito caratterialmente libero e non un oppositore del Fascismo per motivi di carattere politico ed ideologico.

Inoltre, osservò Evola un'interpretazione di tal fatta mira a prendere qualche poesia di Trilussa "senza metterla in rapporto con  l'insieme delle sue opere e con lo spirito complesivo di esse".

 

Evola aveva conosciuto personalmente Trilussa e ricorda che Trilussa ebbe in realtà dei rapporti cordiali con alcuni esponenti del fascismo più intransigente come ad esempio Roberto Farinacci e Giovanni Preziosi "perché le due persone ora nominate, ebbero egualmente, per principio, il coraggio della verità, e proprio per questo, per non aver esitato a denunciare soprusi e cose che nel regime non andavano, per un certo periodo erano caduti in disgrazia".

 

La testimonianza di Evola a tal riguardo è preziosa e puntuale, infatti osservò che Trilussa stesso non giudicava le sue satire antifasciste al punto che quando Mondadori sta per pubblicare la raccolta completa delle sue opere, chiese a Evola di fare una prefazione. Evola lo accontentò e quando Mondadori cambiò idea, il saggio su Trilussa venne pubblicato nel periodico "Regime Fascista" diretto da Roberto Farinacci.

 

Il bersaglio di Trilussa fu in realtà "il mondo dei profittattori e delle mezze figure morali" che per Evola era ritornato potenziato a caratterizzare la vita politica italiana.

 

In questo articolo Evola, a sostegno della sua tesi, cita cinque favole di Trilussa: la favola del "Gallo", quella dell' asino e del cavallo, quella del pollo e del mastino , quella dell' "Uomo finto" e infine quella "col simbolo di una candela".

Nella favola del Gallo si parla della pretesa democratica dell'eguaglianza che costringe il superiore ad abbassarsi; in quella dell'asino e del cavallo riconosce che in alcuni casi esiste un diritto alla violenza; nella favola del pollo e del mastino  il bersaglio della satira è la vigliaccheria degli adulatori che sono tali finchè il il potente è libero salvo  poi cambiare idea quando cade in disgrazia; nella favola dell'Uomo finto viene ridicolizzato quel tipo di uomini vuoti e inconsistenti simili a dei pupazzi e infine nella favola della candelaviene lodata invece la forza di chi con coerenza brucia per la propira fede.

 

Evola pur riconoscendo che il regime fascista presentò i suoi lati d'ombra, conclude il suo articolo osservando che l'idea di un Trilussa antifascista per principio è una fiaba priva di qualsiasi fondamento con la realtà, anzi -osserva Evola-  se lo stesso Trilussa fosse vissuto più a lungo avrebbe rivolto la sua satira alla figure della democrazia parlamentare sorta dopo la caduta del fascismo. 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Evola Julius
18 aprile 2014 5 18 /04 /aprile /2014 05:51

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Agire senza guardare ai frutti, senza che sia determinante

la prospettiva del successo e dell'insuccesso,

della vittoria e della sconfitta, del guadagno o delle perdite,

e nemmeno quella del piacere e del dolore,

dell'approvazione e della disapprovazione altrui.

 

 

Come il vero Stato, lo Stato gerarchico e organico,

ha cessato di esistere, del pari oggi

non esiste nemmeno un qualsiasi partito

o movimento al quale si possa

incondizionatamente aderire e per il quale ci si possa battere

con impegno assoluto, per ilsuo presentarsi

come l'assertore di una qualche idea superiore.

 

 

L'uomo differenziato da noi considerato

si sente assolutamente fuori dalla società,

non riconosce un qualsiasi diritto morale

alla richiesta del suo inserimento in

un sistema assurdo, può capire non solo chi sia fuori,

ma perfino chi sia contro la

«società ».

 

 

La carenza di ogni significato superiore della famiglia

presso ad una civiltà materialistica

e disaminata è pertanto una delle cause anche di fenomeni liminali,

come quelli costituiti

dalla «gioventù bruciata »

e dalla stessa crescente criminalità o corruzione giovanile.

 

  Le unioni indissolubili nominalmente,

di fatto sono spesso profondamente tarate e labili,

e in quell'area la piccola morale non si preoccupa

menomamente che il matrimonio

sia effettivamente indissolubile;

ad esso importa solo fare come se fosse tale.


 

Non potendo proprio anatemizzare la sessualità,

il cattolicesimo negli stessi riguardi del matrimonio

ha cercato di ridurla al fatto banale biologico,

ammettendone l'uso fra coniugi esclusivamente

ai fini della procreazione.

 

 

Fra uomo e donna si debbono concepire,

in fatto di comunanza

di vita, rapporti più chiari, importanti ed interessanti

che non quelli che si definiscono in base al costume borghese e

all'esclusivismo sessuale, qui essendo fra l'altro da

relativizzare il significato della integrità femminile

se intesa in termini semplicemente anatomici.

 

 

Se la libertà non è il potere del Sì

come del No, essa è flatus vocis.

 

 


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Published by Caiomario - in Filosofi: Evola Julius
17 aprile 2014 4 17 /04 /aprile /2014 14:51

La metapsichica o parapsicologia è stata oggetto della riflessione di Julius Evola che riconobbe a questa "scienza" il merito di avere allargato il campo della ricerca verso ambiti del tutto sconosciuti per l'uomo, tuttavia in quanto scienza positiva la metapsichica incontra dei limiti precisi a partire dalla percezione dei fenomeni che avvine a livello di subinconscio ossia di una dimensione che costituisce una regressione che dipende in larga misura dalle condizioni del soggetto.

 

 

 

 

 

 

Evola allargò il suo campo di indagine e di riflessione verso la metapsichica ritenuta da alcune correnti di pensiero una scienza sulla quale l'uomo avrebbe dovuto riporre le sue speranze del futuro.

In un articolo pubblicato sul quotidiano "Roma" fece il punto della situazione dando una valutazione spirituale sulla parapsicologia che riteneva una forma di ricerca profana regessiva  basata solo sul subinconscio; l'articolo al di là delle tesi espresse, per altro in larga parte condivisibili circa la cautela da adottare quando si esaminano determinati ambiti, è l'ennesima dimostrazione della sua onnivora curiosità che spaziava nei settori più disparati

 

Ritenendo una simile valutazione eccessiva e superficiale, Evola riconobbe alla metapsichica il merito di avere avviato "una ricerca speciale circa i fenomeni estranormali", inoltre criticò l'atteggiamento liquidatorio assunto dalla scienza ufficiale e rincarò la dose affermando che non ammetterla nell'ambito delle scienze significava non più essere spiriti scettici e critici ma peccare di ignoranza.

 

Se da una parte alla parapsicologia bisognava riconoscere il merito di essere andata oltre le maglie strette del determinismo fisico e sensoriale, dall'altra parte era necessario riconoscere che non era possibile utilizzare il metodo sceintifico per studiare i fenomeni sensoriali. Il materiale che costituisce la metapsichica -osservò Evola- è "un materiale «spurio» e confuso, costituito per così dire, dai «sottoprodotti » di una vera fenomenologia sovranormale", inoltre l'assenza di un'esperienza diretta da parte dei metapsichici,  fa si che le loro affermazioni si muovano nel campo delle ipotesi a cui non corrisponde nessuna conferma univoca.

 

Esistono due grandi ambiti in cui si muove la parapsicologia:

 

  • Il primo ambito è quello cosiddetto ESP ossia la percezione estrasensoriale dove "vi rientrano anche la telepatia, alcune forme di chiaroveggenza e la precongnizione di fatti futuri".
  • Il secondo ambito è quello dei fenomeni parafisici come ad esempio la telechinesi.

 

La metapsichica, conclude Evola nelle brevi considerazioni che lo spazio di un articolo impone, deve essere relativizzata e ricorrere a speigazioni provenienti da dottrine tradizionali significa solo mischiare il sacro con il profano. Interessante è invece, a nostro parere, l'accenno che Evola fa di due ricercatori russi, il Wasuljev e il Tenhaeff i quali hanno ipotizzato che i fenomeni metapsichici sono da ricondurre nell'ambito di « stati filogeneticamente regressivi », ossia in stati della psiche primitiva da inquadrare nel processo di sviluppo della personalità e del pensiero logico.

 

 

  Sui ricercatori che si sono occupati di metapsichica si veda: 

 

link

 


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Published by Caiomario - in Filosofi: Evola Julius
17 aprile 2014 4 17 /04 /aprile /2014 11:06

In un articolo pubblicato sul giornale "Roma", Julius Evola riflette sull'attualità della figura di Nietzsche, l'articolo ha ancora una sua attualità ma quel che più conta è il fatto che in questo breve scritto è possibile capire cosa Evola pensasse della figura di Nietzsche e se le idee del filosofo tedesco potessero essere considerate ancora valide nei tempi moderni. L'articolo venne scritto agli inizi degli anni '70 e molti pregiudizi venivano espressi su Nietzsche considerato a torto colui che più di tutti alimentò il mito dell' "Herrevolk" ossia di quel popolo di signori che avrebbe dovuto dominare il mondo e che era uno dei capisaldi dell'ideologia nazionalsocialista.

 

 

 

 

 

Si tratta di un autentico falso storico sostenere che Evola fosse un sostenitore del razzismo biologico, chi lo sostiene o è in malafede o non conosce le tesi di Evola che se razzista fu, lo fu in chiave spirituale. Si tratta di una precisazione non da poco visto che la "damnatio memoriae" viene trasmessa in modo acritico da generazione a generazione mostrando un acredine malevola sulla quale dovrebbero riflettere in primo luogo gli storici della filosofia.

 

Nel periodo in cui Evola scrisse questo articolo stava avvenendo la traduzione di tutte le opere di Nietzsche da parte della casa editrice Adelphi di Milano, inoltre -come viene ricordato dallo stesso Evola- vennero pubblicati due libri: uno intitolato "Nietzsche" di Adriano Romualdi e un altro dal titolo "Nietzsche e il senso della vita" scritto da Robert Reininger pubblicato per le edizioni Volpe.

 

Circa la domanda sulla attualità delle idee di Nietzsche, Evola sposa la tesi del Reininger secondo il quale la figura del filosofo tedesco ha il "valore di un simbolo", essendo la causa dell'uomo moderno privo di radici nel "sacro suolo della tradizione e gli abissi delle barbarie".

Nell'epoca moderna in cui tutti i valori sono venuti meno "il deserto cresce", una posizione condivisa da Evola e ripresa più volte in diverse sue opere a partire da "Cavalcare la tigre".

 

Una precisazione importante riguarda il significato di "superuomo", un'idea centrale nella filosofia di Nietzsche e che Evola filtra nel senso di "superuomo positivo" rigettando ad esempio l'idea di quella "bionda bestia da preda" utilizzata in "Genealogia della morale" e che Nietzsche  usò comunque in termini  tutt'altro che elogiativi. Anzi, aggiungiamo che Nietzsche pensava che proprio l'uso della forza da parte dei dominatori fu in tempi successivi una delle cause della nascita della "cattiva coscienza" del popolo tedesco.

Tuttavia fatta questa precisazione Evola sostiene che:

 

"Il superuomo positivo, quello che corrisponde al « miglior Nietzsche », è invece, da identificare col tipo umano che anche in un mondo nichilistico, devastato, assurdo e senza dèi sa tenersi in piedi, perché è capace di darsi da sé una legge, secondo una nuova superiore libertà".

 

Per Evola esiste quindi una linea di demarcazione tra il Nietzsche demolitore della morale e quello della "rivoluzione del nulla" che lo qualifica come uno dei più convinti anarchici di tutti i tempi.

Evola osserva che Nietzsche è stato "il più grande dei ribelli" e paradossalmente questa sua posizione è stata ignorata proprio da quei movimenti che della ribellione facevano la loro bandiera.

 

Attuali per Evola sono poi le parole  sulla liberta dello Zarathustra nietzschiano: "Tu ti dici libero, ma ciò a me non importa - io ti chiedo: libero per che cosa'.

Osserva Evola che quello di Nietzsche è un monito nei confronti di coloro che parlano solo di repressioni e che nutrendo insofferenza verso ogni ordine costituito hanno gettato via l'unico valore che si possedeva. Questo accade perchétutti coloro che parlano solo di repressione "non hanno in sé un superiore principio che comanda".

Al contrario chi "ha dietro di sé il nichilismo" e ha saputo trovare da ciò un reagente salutare, sa anche dare a se stesso una legge e un ordine interiore.

 

Possono interessarti anche:

 

 

Vilfredo Pareto l'anticonformista - Julius Evola

Genealogia della morale - Friedrich W. Nietzsche

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Published by Caiomario - in Filosofi: Evola Julius
16 aprile 2014 3 16 /04 /aprile /2014 17:30

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      Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/90282319@N00/4092611032 (album di aeneastudio)

 

 

 

Metafisica del sesso di Julius Evola è  uno dei libri ancora oggi  tra i più venduti dall'autore e merita senz'altro di essere letto anche per la straordinaria capacità che aveva Evola di approfondire ogni singolo argomento e di presentarlo sotto una veste inedita, ma nello stesso tempo aderente alla tradizione.

 

 

ASPETTI CONTENUTISTICI


Per chi conosce Julius Evola è un'annotazione quasi lapalissiana affermare che questo non è un libro di sesso ma un libro sul sesso.

 

Il termine metafisica è  da Evola utilizzato nel seguente duplice significato:

 

1)- come ricerca dei principi e dei significati ultimi ( quindi nella sua accezione più squisitamente filosofica)

quindi metafisica del sesso in questa accezione " sarà dunque lo studio di ciò che, da un punto di vista assoluto, significano sia i sessi, sia le relazioni fondate sui sessi" ( p.5).

 

2) - come scienza che va al di là del fisico quindi nel suo significato squisitamente etimologico

questa ricerca di Evola che va oltre il fisico non riguarda concetti astratti o idee filosofiche - è lui stesso a chiarirlo ma l'antropologia che vada oltre il binomio anima-corpo per approdare agli stadi più sottili della coscienza umana.


Andando oltre la dimensione del dominio erotico proprio della mentalità occidentale che Evola chiama profano, troviamo un vero e proprio percorso multidisciplinare che comprende la storia, l'etnologia, il folklore, la storia delle religioni, la mitologia.

Interessantissimo è l'esame di come è concepito il sesso nel mondo moderno e di come era inteso nel mondo classico.

E' impossibile andare in Grecia e fare il visitarore di monumenti senza aver compreso prima l'ars amandi dei greci, di quello che pensavano Solone, Alcibiade, Pericle e Fidia, il più grande artista dell'antichità e, lo stesso avvenne a Roma dove esisteva un vero e proprio culto di Venere,  scrive a tal proposito Evola:

 

"Nell'antichità classica le etère furono notoriamente tenute in alto conto da uomini come Pericle, Fidia, Alcibiade; Solone fece erigere un tempio alla dea della "prostituzione" e lo stesso avvenne a Roma in relazione a certe forme del culto di Venere. Ai tempi di Polibio statue di etère si trovavano in templi ed edifici pubblici, vicino a quelli di condottieri e di uomini politici. Alcune di quelle donne in Giappone sono state onorate con monumenti. E come nel caso di ogni altra arte nel quadro del mondo tradizionale, vedremo che per la stessa ars amandi è da supporsi talvolta l'esistenza di un sapere segreto, sopratutto là dove sono attestate connessioni delle donne in possesso di essa con determinati culti". (p.31 )

 

 

CONSIDERAZIONI FINALI


La ricerca condotta da Evola è una ricerca che si basa su una documentazione di tutto quello che in molteplici civiltà antiche è stato riconosciuto in tema di sacralità del sesso con tutti i suoi fini evocatori e iniziatici ma nel contempo è utile per coloro
che vogliono cogliere sino in fondo gli aspetti di quei fenomeni che vanno sotto il nome di gelosia, pudore sino al grande mistero del complesso amore e morte.

 

  • Autore:Julius Evola
  • Titolo: Metafisica del sesso
  • Editore: Edizione Mediterranee Roma
  • Pagine: 413
  • Prezzo: 19,93

Libro reperibile anche on line.

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Evola Julius
16 aprile 2014 3 16 /04 /aprile /2014 12:40

 Julius Evola riflette sul pensiero del grande sociologo definendolo un anticonformista, un autentico antidemocratico che avversava tutte le idee borghesi dello stato prefascista, Pareto riconobbe il ruolo fondamentale delle èlites in qualunque tipo di società a prescindere dall'orientamento politico.

 

 

 

 

 

 

EGUAGLIANZA E NON - SENSO 


Julius Evola in un articolo intitolato "Vilfredo Pareto l'anticonformista" sintetizza i punti salienti del pensiero di Vilfredo Pareto a partire dalla dura critica che lo studioso italiano rivolse alle "ragioni laiche del mondo borghese" che sostituiscono alla verità e ai valori di altri tempi concetti come Umanità, Democrazia, Progresso, Libertà, Volontà del Popolo, Eguaglianza, Moralismo puritano, ecc.

Non è un caso che queste parole siano state scritte tutte la lettera inziale maiuscola e lo stesso Evola osserva che il motivo di questa scelta è dovuto  alla "divinizzazione"  di questi termini  che hanno sostituito Dio.

 

 Evola osserva che queste parole sono diventate oggetti di un nuovo culto e di un nuovo fanatismo a partire dall'eguaglianza definita come un "non - senso" in quanto chi sostiene il mito dell'eguaglianza ha spesso una cattiva coscienza ed è mosso da ipocrite ragioni dovute solo al proprio tornaconto personale o perché vogliono sottrarsi e nuove diseguaglianze o perché ne vogliono istituirne altre.

 

PARETO ATTACCA L'INTERPRETAZIONE DIFFAMATRICE DEL FEUDALESIMO PESENTATO COME REGIME DI VIOLENZA

 

Nell'articolo troviamo diverse citazioni tratte dall'opera di Pareto "Trattato di sociologia generale", Evola riporta alcuni brani tratti  dalla 2^ edizione pubblicata nel 1923 a Firenze.

Condividendo e facendo proprie le posizioni di Pareto, Evola cita un passo in cui viene criticata l'idea che il feudalesimo fosse un sisteme imposto solo con la forza, al contrario si manteneva per "sentimenti di vicendevole affetto". In altri paesi come ad esempio il Giappone dove esiste un ordine gerarchico della società tale imposizione si verifica quando il sistema volge alla fine e solo allora l'uso della forza sostituisce l'adesione spontanea.

 

IL REALISMO DI PARETO

 

Evola loda  (e condivide) il realismo di Pareto circa l'uso della forza da parte di tutti gli stati a prescindere dal fatto che adottino o no il suffragio universale. Il monopolio della forza è utilizzato dalle oligarchie per difendere i propri interessi.

 

Nel passo § 2183 vengono espressi i seguenti punti:

 

  • Tutti i governi usano la forza e affermano che il loro sistema è fondato sulla ragione.
  • In tutte le forme di governo è sempre un'oligarchia che comanda.
  • La volontà popolare viene indirizzata dalle oligarchie.
  • Il suffragio universale viene sapientemente guidato dopo aver conquistato il potere lasciando l'illusione al popolo di scegliere.
  • Come la teologia il suffragio universale è pieno di contraddizioni.

 

 

LA TATTICA DEGLI OPPOSTI

 

Il passo citato da Evola ( § 1561) è uno dei più interessanti per quanto riguarda la conoscenza delle tattiche utilizzate dal potere per legittimare o delegittimare una determinata tesi.

 

  •   La prima tattica è quella che consiste nel distinguere un vero A dal semplice A a tal segno, in modo da trasformarli in due opposti. Questo accade per la libertà. Si parla della vera libertà per imporre il suo contrario, si usa la stessa parola ma l'intento è quello di raggiungere  il contrario della libertà.
  • La stessa tattica si può utilizzare per altri A: il vero cristianesimo viene "cucinato im modo proprio per potersi dire sempre cristiani anche quando del cristianesimo reale ben poco resta"; la vera democrazia rivendicata dalle cosiddette repubbliche popolari non è altro che una tirannide.

 

"Ti voglio costringere a fare ciò che piace a me; allora chiamo bene ciò che mi piace, male ciò che piace a te; e quindi dico che non ti devi dolere se ti costringo al bene".

 

LA VIA DELL'IPOCRISIA

 

La riflessione di Pareto sulla guerra è attualissima: nei tempi antichi quando si faceva una guerra si mettevano a ferro e fuoco le città, si saccheggiava un paese e gli si rubavano le risorse, oggi si fa esattamente la stessa cosa ma si giustifica la guerra in nome di "vitali interessi" facendo ricorso a concetti come il diritto, gli ideali o i valori morali; oggi potremmo aggiungere a questo elenco quello delle cosiddette "missioni umanitarie" fatte con le armi e in nome della pace.

 

Un'altra ipocrisia verso la quale Pareto rivolge i suoi strali è quella che riguarda la cosiddetta "volontà popolare" a cui si accompagna la demagogica e servile adulazione del popolo. Nessuno osa attaccare il popolo, anzi si fa tutto in nome di esso, "il che non  toglie che lo rigirino, lo ingannino, lo sfruttino come già un tempo sicofanti e demagoghi sfruttavano il "demos" ad Atene, e come, in tempi a noi meno lontani, i cortigiani operavano coli loro padroni". Ecco l'ipocrisia.

 

L'IPOCRISIA DELLA LIBERTÀ DI PENSIERO

 

La libertà di pensiero propugnata nei tempi moderni la si invoca per sè ma la si nega per gli altri, un caso emblematico è quello mantenuto nei nostri giorni nei confronti del fascismo:

 

"Un atteggiamento analogo, nel campo politico, ai nostri giorni, lo si può accusare nella "libera democrazia", la quale rassomiglia impressionantemente ad un fascismo (nel senso cattivo) col segno invertito".

 

Questa è l'essenza della democrazia dove si propugna una libertà di pensiero condizionata e controllata, l'amore per la libertà è sostanzialmente l'amore per la propria libertà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Evola Julius
16 aprile 2014 3 16 /04 /aprile /2014 09:36

  Regole per il picchettaggio - Mohandas K. Gandhi

 

 

Il pensiero di Gandhi non può essere considerato filosofia nel senso tradizionale del termine, eppure il suo pensiero può definirsi filosofia come teoria etica e come azione. La filosofia della non violenza  teorizzata da Gandhi continua a rimanere l'unica risposta  di lotta possibile nei sistemi democratici. Agire con violenza significa solo provocare una reazione che costituisce l'alibi di tutte le oppressioni.

 

 

 

 

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  Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/42956036@N03/4921858974

 

Gandhi non fu solo il teorico della non-violenza ma elaborò tutta una serie di regole comportamentali da adottare nelle varie azioni di contrasto e di lotta contro il potere. Più è autoritario il potere, più è necessario da parte degli oppositori evitare ogni forma di confronto fisico nel quale inevitabilmente chi detiene l'uso delle armi avrebbe la meglio.

 

Il 19 marzo 1931 scrisse un articolo nel quale in modo puntuale fissa "alcune regole per il picchettaggio degli spacci di alcolici e di manufatti stranieri"

 

Scrive Gandhi:

 

" Durante il picchettaggio di rivendite di tessuti stranieri, alcolici e droghe, è necessario rammentare che lo scopo che ci si ripropone è il passaggio dalla nostra parte di chi dipende dal vizio e dei compratori. L'obiettivo che perseguiamo è quello di realizzare una riforma etica ed economica. Ciò che ne consegue dal punto di vista politico è solo un effetto collaterale. Se il Lancashire smettesse di fare esportazioni in India di tessuti e se il governo smettesse di utilizzare gli incassi dell'abkari per i fini più disparati ad eccezione di quello di eliminare l'alcolismo e l'abitudine riprorevole della droga, noi avremmo ugualmente il dovere di seguitare a fare attività di picchettaggio e di propaganda.

Le seguenti linee guida vanno intese in tale ottica:

  1. Quando si picchettano le rivendite bisogna concentrare l'attenzione sugli acquirenti.
  2. Non bisogna mai essere scortesi con gli acquirenti o i venditori.
  3. Non bisogna fare degli assembramenti o sbarrare l'accesso con dei cordoni.
  4. Bisogna fare un'attività silenziosa.
  5. Bisogna tentare di ottenere il consenso dell'acquirente o del venditore con la cortesia e non facendo pressione con il numero.
  6. Non bisogna ostruire il traffico.
  7. Non bisogna dire "hai, hai",  nè utilizzare altre frasi ingiuriose.
  8. Bisogna conoscere il nome e il cognome degli acquirenti e tentare di entrare nelle loro case e di avere il loro consenso. Ciò significa che devono essere sempre le stesse persone quelle che fanno il picchettaggio dei negozi.
  9. Bisogna cercare di capire le problematiche degli acquirenti e dei compratori e quando non si è in grado di perseguire questo obiettico è necessario contattare i propri superiori.
  10. Se si fa un picchettaggio di un negozio di tessuti stranieri, bisogna portarsi dietro del khadi o almeno un campionario con i prezzi e sapere dove è possibile comprare del khadi per orientare gli acquirenti. Se l'acquirente non ha intenzione di comperare del khadi e chiede con inistenza di avere dei prodotti fabbricati nell'industria, bisogna oreientarlo verso una rivendita di proprietà di un commerciante indiano.
  11. Bisogna portare sempre con sè una grande quantità di materiale di propaganda per lasciarlo ai clienti delle rivendite.
  12. Bisogna prendere parte a manifestazioni, discorsi in pubblico avendo o no la lampada magica, incontri religiosi ecc., oppure occuparsi di prepararli in prima persona.
  13. Bisogna annotare in un diario la propria attività quotidiana.
  14. Se si constata che i propri sforzi non hanno successo, è neccessario non perdere coraggio, ma si deve sempre avere fiducia nella legge universale della causa e dell'effetto ed essere fermamente convinti che nessuna idea, nessuna parola e nessuna azione giusti rimangono senza portare dei frutti.
  15. Avere idee pure, fare delle azioni giuste dipende da noi; il premio è solo nelle mani di Dio.
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Published by Caiomario - in Filosofia della non-violenza
16 aprile 2014 3 16 /04 /aprile /2014 05:32

Ciò che conta è solo l'amore, ciò che è "indubitabile è immediatamente certo è soltanto l'oggetto dei sensi, dell'intuizione, della sensazione"

 

 

 

 

 

 

 

 

La nuova filosofia - sostiene Fuerbach - considera l'essere umano non solo come sostanza pensante ma come "una sostanza effettivamente pensante". Cosa  si deve intendere per essere? È l'essere dei sensi, dell'intuizione, della sensazione e dell'amore.

 

Afferma Fuerbach:

 

"Solo nella sensazione, solo nell'amore, l'essere singolo, cioè questa persona, questa cosa, ha un valore assoluto, il finito diventa infinito: e in questo, solo in questo, si rivela la profondità infinita, il valore divino, la verità dell'amore. Solo nell'amore, Dio che vede ogni cosa nella sua singolarità, è vero e reale".

 

Lo stesso Dio qual'è concepito dal cristianesimo  è una mera astrazione, una proiezione immaginaria dell'amore; l'uomo concependo un Dio immaginario esce dal suo limite e facendosi Dio  gli attribuisce tutte le sue qualità in una dimensione infinita; in tal modo l'uomo finisce per essere  totalmente alienato da Dio: da una parte vi è la divinità assoluta, quale sostanza immutabile ed astratta, dall'altra l'uomo completamento separato da essa.

L'assunto da cui parte Fuerbach è il seguente: l'essere singolo ha un valore assoluto solo nell'amore e non nel pensiero astratto , amore che si qualifica come passione unico segno rivelatore dell'esistenza.

Di contro il pensiero astratto è privo di sensazione e non è in grado di stabilire una distinzione tra l'essere singolo e l'essere astratto.

L'amore permette di cogliere questa differenza tra ciò che è l'essere e l'oggetto distinto da sé, l'aspetto più evidente di questo differenziarsi è il dolore e proprio con il dolore si riesce a comprendere che soggettivo e oggettivo non sono la stessa cosa.

 

"Il dolore della fame consiste nel fatto che non vi è nulla di oggettivo nello stomaco, ma lo stomaco è per così dire oggetto a se stesso, mentre le pareti vuotesi sfregano le une con le altre, invece di aderire a una sostanza".

 

Le sensazioni umane non hanno quindi un significato empirico per la vecchia filosofia ma hanno un valore ontologico- metafisico.

La prova dell'esistenza di un essere fuori da sè  risiede nell'amore. Esiste solo ciò che procura amore e la differenza tra ciò che è e cio che non è deriva tanto dalla gioia quanto dal dolore.

 

Fuerbach propone una nuova filosofia appoggiata sull'amore e sulla "verità della sensazione",  attraverso l'amore, infatti,  l'uomo riconosce la nuova filosofia la quale non è altro che la consapevolezza della sensazione. Il cuore viene portato al livello dell'intelletto, il cuore non vede oggetti astratti e metafisici ma oggetti reali e sensibili.

La filosofia moderna si basa sul certo, su ciò che si sente e rigetta il pensiero degli scolastici che hanno elaborato un pensiero privo di qualsiasi collegamento con la realtà fisica;  ciò che conta per Fuerbach è l'essere pensante e autocosciente, tuttavia anche la filosofia moderna arriva a questa conclusione con un pensiero astratto e ciò rappresenta un limite che non dà certezza assoluta, al contrario ciò che è indubitabile e certo "è soltanto l'oggetto dei sensi, dell'intuizione, della sensazione".

 

 

Articoli correlati:

 

La filosofia di Ludwig Andreas Feuerbach

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Feuerbach Ludwig Andreas
15 aprile 2014 2 15 /04 /aprile /2014 15:48

LA FILOSOFIA

 Fuerbach è stato il massimo esponente della sinistra hegeliana ma anche il filosofo che mette in crisi i capisaldi dell'idealismo hegeliano. L'obiettivo di Fuerbach fu principalmente quello di demolire il sistema di Hegel attraverso la dimostrazione della sua inconsistenza sottto il piano scientifico. Alla base del suo pensiero vi è una prospettiva antropologica che si fonda su una serie di bisogni biologici da cui l'uomo e la società traggono origine e si sviluppano.

Il pensiero Fuerbach può essere considerato il punto di passaggio dall'idealismo hegeliano al materislismo storico di Marx.

 

 

 

 

 

 

 

Secondo Fuerbach il sistema hegeliano è da ricondurre alla teologia tradizionale trasposta secondo i canoni della logica, partendo da questo assunto chi non rinuncia alla filosofia di Hegel non rinuncia alla teologia. Hegel ha elaborato un sistema teologico espresso in termini logici dove all'idea di Dio che ha creato la natura, ha sostituito quella di un'idea astratta a cui tutto è riconducibile.

 

Fuerbach esprime in modo chiaro e inequivocabile il concetto sopra esposto in questi termini:

 

"Chi non rinuncia alla filosofia di Hegel non rinuncia neppure alla teologia. La dottrina hegeliana, secondo cui la natura, o la realtà, è posta dall'idea, non è altro che l'espressione in termini razionali della dottrina teologica, secondo cui la natura è creata da Dio, o l'essere materiale è creato da un essere immateriale, cioè astratto. Alla fine della logica l'idea assoluta giunge ad una risoluzione nebulosa, quasi per documentare da sè che ha origine dal cielo teologico".

 

La teologia è un non senso logico in quanto Dio e l'Assoluto sono concetti dell'immaginazione che nascono dal bisogno umano. Al di fuori dell'uomo non c'è niente; l'idea di Dio non è altro che un concetto metafisico che l'uomo ha creato per giustificare se stesso.

 

La realtà non è da ricercare nella metafisica ma nell'antropologia, ossia nell'uomo. In base alla teoria espressa da Fuerbach l'uomo è da vedere nella sua concretezza fisica come insieme di senso, cuore e sangue. Questa teoria è nota come "la teoria degli alimenti": gli alimenti si trasformano in sangue, cuore e cervello da cui nascono poi i sentimenti. Dalla natura umana deriva lo spirito pensante.

"La realtà naturale non è la sorella scema, ma è la vera realtà".

 

Ecco cosa scrive Fuerbach a tal proposito:

 

"la teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello, in materia di pensieri e di sentimenti. L'alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un'alimentazione migliore, poichè l'uomo è ciò che mangia"

 

Tutta la realtà umana è prodotta dal corpo e dallo spirito, ma i prodotti dello spirito come ad esempio i pensieri e le idee non sono essenze eterne che esistono prima dell'uomo ma nascono e muoiono con gli uomini che le hanno espresse.

 

Tutte le filosofie che scindono l'uomo nella dualità corpo e spirito sono filosofie che alienano l'uomo da se stesso, l'unica filosofia completa che può qualificarsi come filosofia dell'avvenire è l'Antropologia intesa come comunione dell'uomo con il suo simile.

L'uomo come individuo separato dai suo simili non è completo, per Fuerbach solo vivendo in una Comunità l'uomo può conoscere i principi etici, la comunione dell'uomo con il suo simile è il primo principio e il primo criterio di verità.

 

Io posso raggiungere la certezza dell'esistenza fuori da me solo attraverso la certezza dell'esistenza di  un altro mio simile che si trova fuori da me.

 

 

L'UMANISMO RELIGIOSO

 

Fuerbach sostiene che il fenomeno religioso è da ricondursi esclusivamente nell'ambito umano, Dio è quella parte di noi  che vive nell'immaginazione, "Dio - scrive il filosofo tedesco - è la rivelazione dell'uomo, l'idea che l'uomo ha di Dioe l'idea che ha di se stesso".

La religione può essere considerata come un complesso di finzioni, paradossalmente l'affermazione del Cristianesimo che Dio è amore non è altro che il desiderio dell'uomo di infrangere divisioni e contrasti. Anche l'affermazione che Dio è persona non è altro che una proiezione che l'uomo fa di se stesso ponendo se stesso come valore assoluto.


 

"La religione - scrive Fuerbach -è la prima ma indiretta coscienza che l'uomo ha di se stesso.....(essa) procede ovunque la filosofia non solo nella storia dell'umanità ma anche in quella degli individui....La religione cristiana

è l'insieme dei rapporti dell'uomo con se stesso....tutte le determinazioni dell'essenza divina sono determinazioni dell'essenza umana".

 

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Ciò che conta è solo l'amore - Ludwig Andreas Fuerbach

 

 

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Feuerbach Ludwig Andreas
15 aprile 2014 2 15 /04 /aprile /2014 10:05

La teologia protestante sostiene una teologia di fase unica,alla fine dei tempi vi è solo la resurrezione dei morti. Invece il cattolicesimo sostiene che vi è una fase intermedia che va dalla morte alla resurrezione, muore il corpo ma sopravvive l'anima.

L'escatologia finale è espressa da due avvenimenti: la parusia e la resurrezione dei morti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tintoretto - La Resurrezione

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/98160641@N04/9160707184

 

 

 

DUALISMO CORPO -  ANIMA

 

Affrontando questo tema noi dovremmo far vedere cosa sia l'antropologia nel Nuovo Testamento, quando usiamo il termine antropologia questo va inteso per indicare la condizione dell'uomo.

Nel N.T. il primo passo in cui viene affrontato questo argomento è il discorso che Gesù fa ai suoi discepoli (Mt 10,28): "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l'anima. Temete piuttosto Colui che ha il potere di fare perire l'anima e il corpo nella Geenna".

 

Nel passo su citato la parola che troviamo è psyché(ψυχή, un termine greco che siginifica anima non vita: in base a questo testo si può desumere che vi è la sopravvivenza dell'anima anche quando il corpo muore.

Ci troviamo davanti a una dualità antropologica: ogni uomo è formato da corpo (sóma) e anima  (psyché) e quando si parla della morte si intende il martirio (quelli che uccidono il corpo).

L'autore del testo fa sua la dottrina che proviene dal giudaismo in base alla quale la sopravvivenza dell'anima avviene dopo la morte fisica, uno stato che permane fino alla resurrezione finale di corpo e anima.

 

 

San Paolo (I Ts 5,23) impiega una terminologia più complessa ricorrendo spesso al termine pneuma inteso come principio della vita soprannaturale; in I Ts usa invece la parola psyché adottando lo schema antropologico del corpo contrapposto all'anima che sopravvive dopo la morte.

 

L'IMMORTALITÀ PRIMA DELLA RESURREZIONE

 

Nel N.T. troviamo numerosi passi in cui si parla dello stato intermedio si verifica prima della resurrezione un testo significativo in cui si fa un esplicito riferimento a questa condizione è la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro.

 

In Lc 16-19,31 l'autore parla della sopravvivenza sia dei giusti che degli empi, il ricco epulone dopo la vita terrena si trova nell'inferno, la parola utiizzata è Ade invece di Genna per indicare uno  stato intermedio che si contrappone alla Genna finale che è invece uno stato posteriore alla resurrezione.

In questa parabola si suppone uno sceol con due strati diversi, sebbene separati da un abisso invalicabile, nei versi 23 e 31 non viene trattato l'argomento della sorte finale dopo la resurrezione bensì della sorte nello stato intermedio.

Emblematico è l'episodio della preghiera che il ricco rivolge ad Abramo supplicandolo di mandare Lazzaro a casa dei fratelli, perchè non vengano "anch'essi in questo luogo di tormento";  il momento in cui il ricco prega è s una condizione anteriore alla fine della storia in quanto i fratelli del ricco sono ancora in vita, inoltre la supplica del ricco non ottiene nessun effetto a causa della separazione netta tra i due stati, quello della vita e quello della vita dopo la morte, tant'è che troviamo questa affermazione: "tra noi e voi c'è un abisso invalicabile".

 

Un altro testo significativo è quello del Buon Ladrone (Lc 13,42) precedentemente abbiamo visto l'idea di una sopravvivenza dei giusti dopo la morte e prima della resurrezione finale, sebbene espressa nello schema dello sceol a due strati,, in questa parabola invece Gesù nel dialogo che ha con il buon ladrone riduce lo sceol unicamente a luogo degli empi mentre il luogo dei giusti è quello di un paradiso; quando il ladrone dice "ricordati di me quando verrà il tuo regno", Gesù gli risponde "In verità ti dico oggi sarai con me in paradiso".

 

L'espressione "nel tuo regno" è sinonimo di maestà regale, ma quando si parla di paradiso si intende la dimora dei giusti precedente alla resurrezione dei morti nell'escatologia finale cioè non siamo più nello sceol ma siamo unicamente nel regno dei giusti, mentre nella parabola del ricco epulone abbiamo lo sceol a due strati in cui  vi sono i giusti e i non giusti nella parabola del buon ladrone abbiamo il luogo della ricompensa dei giusti che non è lo sceol ma il paradiso.

 

In entrambi i passi di Luca, possiamo constatare che è presente una concezione escatologica che è anteriore alla resurrezione, nella seconda parabola poi non si parla dell'ultimo giorno ma Gesù dice "oggi" alludendo alla ricompensa che vi sarà subito dopo la morte.

 


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