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15 aprile 2014 2 15 /04 /aprile /2014 06:52

Friedrich Schleiermacher nacque a Breslavia nel 1768 e morì a Berlino nel 1834,la sua filosofia sfociò in una visione religisa dove l'afflato mistico si accompagna alla rinuncia a riflettere sull'Infinito che nella sua insondabile inconoscibilità non è accessibile all'uomo.

L'uomo  per possedere la religione può solo abbandonarsi all'amore, perchè solo attraverso l'amore è possibilie cogliere il senso dell'infinito.

Tra le sue opere più importanti annoveriamo: Discorsi sulla religione, Critica della dottrina morale; Dialettica; Etica;

Estetica; Dottrina sull'educazione; Dottrina dello Stato.

 

 

 

 

 

  LA RIPRESA DELLA TRADIZIONE PLATONICA DELLA DIALETTICA COME ARTE


Friedrich Schleiermacher in contrasto con il criticismo kantiano affermò che il dualismo libertà-necessità è impronobile sul piano teoretico in quanto è causa di fraintendimenti che non trovano una corrispondenza nella realtà.

Kant -secondo il teologo tedesco- divide ciò che deve essere unito, inoltre libertà e necessità sono solo delle rappresentazioni soggettive del tutto artificiose che non risolvono il problema gnoseologico.

La riflessione di Schleiermacher si rivolse, poi, contro l'idealismo e nella sua visione panlogistica fondata sulla dialettica, la realtà non può essere fondata sulla dialettica ma attraverso di essa la ragione si libera dalle contraddizioni presenti della realtà molteplice e riesce a cogliere l'unità del tutto.

La dialettica deve essere considerata un'arte nel senso indicato da Platone e come tale è uno strumento che permette di pervenire alla coscienza  del senso unitario delle cose; tuttavia la dialettica da sola non basta per raggiungere questa coscienza dell'unità del tutto, è necessario sviluppare il Sentimento dell'Infinito.

 

IL SENTIMENTO DELL'INFINITO

 

Il Sentimento dell'Infinito coincide con la religione che non può oggettivizzare e raffigurare l'infinito ma può consentire di avvicinarsi ad esso in senso intuitivo. Il sentimento intuitivo di Dio può risolversi solo nella contemplazione mistica dell'Infinito e il potente veicolo che permette di pervenire intuitivamente all'Infinito è l'amore che tutto informa.

 

"Inutilmente il tutto esiste per chi è solo, giacchè per intuire e possedere la religione, l'uomo deve aver trovato prima l'umanità, e la trova solo nell'amore e attraverso l'amore".

 

Al centro della rivelazione non c'è più Dio ma l'uomo che non può avvicinarsi alll'Infinito attraverso la speculazione filosofica ma attraverso il sentimento che non è scienza ma consapevolezza della totale indipendenza dell'uomo da Dio.Il sentimento così come inteso da  Schleiermacher non va inteso nell'accezione del linguaggio comune ma è un misto di ragione e di intuito dove la volontà dell'uomo si fonde con la percezione e diventa esperienza vissuta, un'esperienza che ogni uomo può sperimentare e che non può essere trasmessa attraverso la scienza.

 


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Published by Caiomario - in Filosofia
12 aprile 2014 6 12 /04 /aprile /2014 05:51

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Labriola (Cassino 1843 - Roma 1904) è stato uno dei maggiori rappresentanti del neohegelismo italiano che ebbe i suoi maggiori rappresentanti nella cosiddetta "Scuola Napoletana" in cui spiccarono, oltre allo stesso Labriola,  Francesco De Sanctis, Donato Jaja, Sebastiano MaturiBertando Spaventa e Antonio Tari.

Il rifiuto delle posizioni hegeliane si accompagnò alla critica verso il pensiero positivista che in quegli anni andava diffondendosi riscuotendo successo e adesione in diversi ambiti della cultura non solo filosofica.

 

Compiuti gli studi all'Università di Napoli,  nel 1873 gli fu assegnata per concorso la cattedra  di professore di filosofia morale e pedagogia all'università di Roma.

La sua iniziale direzione filosofica venne influenzata dalle posizioni di Bertrando Spaventa e Antonio Tari dei quali fu discepolo. Nell'ambito di questo clima, l'opera iniziale di Labriola si contraddistingue contro il ritorno di Kant nella versione indicata da Edoardo Zeller.

 

Il suo primo scritto significativo fu il saggio Origine e natura delle passioni secondo l'etica di Spinoza pubblicato nel 1865; dopo avere affrontato la lettura delle opere di Fuerbach, nel 1869 scrisse una monografia intitolata  La dottrina di Socrate, secondo Senofonte, Platone e Aristotele, lo studio venne scritto quando Labriola era professore nel Liceo-Ginnasio Principe Umberto di Napoli e venne premiato dalla Regia Accademia di Scienze Morali e Politiche di Napoli. .

 

 

Dopo la pubblicazione della monografia su citata seguirono una serie di scritti di carattere pedagogico: Della liberta morale (1873), Morale e religione (1873), Dell'insegnamento della storia (1876), Del concetto della libertà (1878) nei quali assumono particolare rilevanza le tematiche di ordine educativo e l'interesse verso la psicologia scientifica. In questo gruppo di scritti il pensiero di Labriola è caratterizzato dalla condivisione delle posizioni del filosofo tedesco Johann Friedrich Herbart considerato il fondatore della psicologia scientifica che troverà una più compiuta elaborazione nel pensiero filosofico dell'Ottocento e del Novecento.

 

IL PERIODO DEGLI STUDI SUL MARXISMO

 

Nel 1887 pubblicò I problemi della filosofia della storia caratterizzato da una forte critica nei confronti delle posizioni filoosfiche sulla storia di impronta hegeliana; lei suoi scritti più importanti sono quelli che vennero pubblicati a partire dal 1895 tra i quali vanno annoverati: In memoria del Manifesto dei Comunisti (1895), Del Materialismo storico (1896), Discorrendo di  socialismo e filosofia (1896).

 

IL MATERIALISMO STORICO QUALE STRUMENTO CONOSCITIVO

 

Il materialismo storico è per Labriola prima di tutto un metodo conoscitivo da utilizzare per comprendere lo svolgimento della storia e in particolare per capire come si formi la struttura economica della società dove si possono distinguere due fasi genetiche:

 

  • Nella prima fase avviene la  formazione delle classi e dei rapporti giuridici, sociali, istituzionali e morali. In questa fase le classi subalterne lottano per affermare i propri diritti nei confronti delle classi dominanti che controllano i sistemi di produzione.

 

  • In una seconda fase si formano le sovrastrutture ossia i prodotti dell'arte, della religione e della scienza. Esiste un rapporto diretto tra prassi e teoria in quanto la filosofia  riflette sulla storia che è in primo luogo storia del lavoro, ma la filosofia essendo una sovrastruttura si sviluppa dopo la formazione della struttura economica, alla base di ogni svolgimento storico vi sono rapporti economici tuttavia lo sviluppo dei prodotti dell'arte, della filosofia, della letteratura ecc., non va interpetato secondo un rapporto causale di necessità in quanto la formazione delle sovrastrutture dello spirito non è automatica come quella dei rapporti giuridici e istituzionali ma è molto più complessa e dinamica.

 

Gli studi sul marxismo  di Labriola vollero essere anche una rilettura del comunismo in chiave critica in aperta opposizione con le posizioni del socialismo utopistico e contro il trionfante positivismo e in particolare contro il darwinismo sociale incapace di comprendere le istanze e le rivendicazioni delle classi subalterne.

Sotto questo punto di vista la concezione materialista della storia espressa dal filosofo napoletano, pur costituendo un ripensamento critico del materialismo storico, rappresentò una novità  segnando un distacco nei confronti della rigida formulazione  elaborata da Engels e assunse una particolare rilevanza nella diffusione delle teorie marxiste tra gli intellettuali italiani.

Il rifiuto poi della funzione dello stato come struttura che si occupa solo di etica in favore di uno stato che promuova lo sviluppo sociale  rimane ancora oggi una delle più moderne intuizioni espresse da Labriola.

 

 

 

SCRITTI INTEGRALI DI LABRIOLA PRESENTI IN VERSIONE DIGITALIZZATA (Ebook - gratis)

 

La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele : Memoria premiata dalla R. Accademia di scienze morali e politiche di Napoli nel Concorso dell'anno 1869 link

 

Della libertà morale per Antonio Labriola link

 

  

 

 

 

 

 

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Labriola Antonio
10 aprile 2014 4 10 /04 /aprile /2014 06:23

 

 

 

 

 

 

windelband

 

Windelband richiamandosi all'idea fondamentale di Kant (la filosofia come indagine critica), stabilisce un legame tra critica della conoscenza storica e riconoscimento dei valori.

Per l'elaborazione della sua teoria Windelband introduce la distinzione tra giudizi e valutazioni, la necessità di avere dei criteri di valutazione universalmente validi è il presupposto per avere una comprensione compiuta ed oggettiva dell'agire umano.

 

Tutte le proposizioni che esprimiamo si distinguono in due classi: i giudizi e le valutazioni; tra i due termini, nonostante l'apparente identità grammaticale, vi è una differenza. Nei giudizi  "viene espressa la connessione tra due contenuti rappresentativi", neile valutazioni "è espresso un rapporto della coscienza giudicante con l'oggetto rappresentato".

Per spiegare questo concetto Windelband fa questo esempio: tra le proposizioni "questa cosa è bianca"  e "questa cosa è buona" vi è una differenza in quanto nella prima il predicato viene espressa una determinazione compiuta in sè ricavata dalle qualità del contenuto, mentre nella seconda invece si esprime una valutazione che non accresce la conoscenza di un oggetto ma si esprime un sentimento di approvazione.

 

In sintesi:

 

  • Con i giudizi si esprimono le caratteristiche dell'oggetto;
  • Con le valutazioni si esprime l'accordo o il disaccordo da parte della coscienza che le rappresenta.

 

In questa distinzione sussiste una difficoltà legata alle valutazioni in quanto "una valutazione non contribuisce affatto alla comprensione dell'essenza dell'oggetto valutato".

Prima di dare una valutazione su questo o quell'oggetto, è necessario una rappresentazione oggettiva compiuta in sè dell'oggetto stesso.

La distinzione tra giudizi e valutazioni si può comprendere sul piano logico se si effettua una combinazione tra i due elementi; quando il nostro pensiero esprime dei giudizi a questi seguono immediatamente delle valutazioni di approvazione o disapprovazione in base alle quali ogni asserzione positiva viene ritenuta come vera, mentre ogni asserzione positiva "implica l'opinione che quel giudizio già espresso, o di cui si teme la formulazione dev'essere ritenuto falso".

 

 

Per Windelband la distinzione tra giudizi e valutazioni riveste una fondamentale importanza per determinare la filosofia come scienza particolare differenziata rispetto alle altre scienze che già posseggono l'oggetto, mentre nella filosofia l'oggetto "è costituito invece dalle valutazioni".

 

Le scienze particolari in quanto scienze storiche o descrittive formano dei giudizi attribuendo a determinati oggetti delle caratteristiche, delle azioni o delle connessioni con altri oggetti, sotto questo punto di vista alla filosofia non rimarrebbe niente da fare in quanto non è una scienza descrittiva, nè una scienza esplicativa, nè una scienza matematica.

Il campo in cui si eplica l'attività della filosofia è quello delle valutazioni, ma nel rapporto con esse deve mantenersi autonoma, dice a tal proposito Windelband:

 

"La filosofia non deve nè descrivere nè spiegare le valutazioni: questo è compito della psicologia e della storia della cultura".

 

La filosofia deve e può stabilire una determinazione di valore assoluta in base alla quale si può distinguere il vero dal falso e questo a prescindere dalle valutazioni legittime che ognuno può esprimere dal proprio punto di vista.

 

Una volta stabilito che cosa non rientra nell'ambito dell'indagine filosofica, Windelband afferma che le scienze filosofiche propriamente dette sono tre:

 

  • la logica;
  • l'etica;
  • l'estetica.

 

Determinato l'oggetto della filosofia qual'è il metodo scientifico che bisogna adottare e cosa si deve intedendere per valutazione che ha una validità universale?

Waldeband puntualizza che non è affatto importante che la falsità o la verità di una rappresentazione sia riconosciuta da tutti:

 

"La validità universale di cui qui si tratta non è una validità di fatto, bensì ideale; non è una validità reale, ma una validità che dovrebbe essere".

 

In altre parole la validità universale non è una necessità dell'essere costretti ma è la necessità del dover essere.

Se la filosofia ha questo compito non è necessario che la validità universale di una rappresentazione venga stabilita dalla massa o dalla maggioranza che non sono un tribunale difronte al quale si stabilisce il valore assoluto.

 

Sorge allora una domanda: chi stabilisce che una rappresentazione ha validità universale? Dal punto di vista kantiano il filosofo riflette sulla coscienza normale di ogni singolo uomo individuando attraverso l'indagine critica i valori "a cui inerisce la necessità della coscienza normale".

 

LA FILOSOFIA COME SCIENZA DELLA COSCIENZA NORMALE

 

La definizione di filosofia come  scienza della coscienza normale è il punto conclusivo a cui giunge Windelband dopo un lungo ragionamento, la filosofia penetra nella coscienza empirica per individuare quali siano i punti in cui emerga la validità universale normativa in quanto essendo essa stessa un prodotto della coscienza empirica si basa sulla convinzione che vi siano dei valori della vita umana che possano essere validi per tutti.

 

Se all'espressione "filosofia come scienza della coscienza normale" sostituissimo l'espressione "filosofia scienza della ragione", si avrebbe una comprensione immediata e più diretta dal punto di vista del linguaggio comune anche se Windelband preferisce rinunciare a questa definzione in quanto -puntualizza-  il termine "ragione" è stato impiegato con accezioni così differenti che fnirebbe col generare equivoci e fraintendimenti di ordine logico.

 

 

 

 

 

Altri articoli su Windelband:

 

Wilhelm Windelband: Che cos'è la filosofia

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Windelband Wilhelm
9 aprile 2014 3 09 /04 /aprile /2014 17:56

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

windelband.jpg

 

 

Wilhelm Windelband  (1848-1915) è stato un importante storico della filosofia, autore di un cospicuo numero di manuali filosofici che hanno rappresentato un modello interpretativo della storia del pensiero  dove viene evidenziata la specificità del pensiero moderno contraddistinto da una rottura radicale con la filosofia dei principi ultimi che dominò il pensiero antico e quello medievale.

 

L'impostazione seguita da Windelband  per quanto concerne gli studi della storia del pensiero ha ancora oggi un'indubbia serietà metodologica, i suoi interessi però non si limitarono alla sola storia della filosofia ma si estesero anche ad altri ambiti dello scibile umano come l'arte e la morale. Windelband poi elaborò una propria concezione filosofica meglio conosciuta come "teoria dei valori" dove alla filosofia viene attribuito il ruolo di stabilire i principi a priori che garantiscono la validità della conoscenza. Sul piano metodologico la filosofia non può ridursi ad una speculazione di concetti astratti ma deve essere una scienza critica che ha come fine quello di determinare l'efficacia e la legittimità del sapere e dei valori su cui si fonda.

 

CHE COS'È LA FILOSOFIA? CONCETTO E STORIA DELLA FILOSOFIA

 

Nel 1882 Windelband scrisse un saggio intitolato Was ist Philosophie? Über Begriff und Geschichte der Philosophie in cui dà una risposta a cosa si intenda con il termine filosofia. La lettura dello scritto risulta ancora oggi interessante in quanto non esiste una definizione univoca sul significato del termine, di questo ne era consapevole lo stesso Windelband che nelle prime righe osserva come  al nome "filosofia" siano stati  attirbuiti molteplici significati.

Ciò è dipeso dal fatto che ogni filosofo  ha dato una definizione della filosofia in base alla propria teoria,  mancando quindi una definzione formale condivisa, la filosofia è stata designata come "saggezza o come scienza dei principi, o come dottrina dell'assoluto, o come auto-conoscenza dello spirito umano".

 

Quali sono le ragioni di questo proliferare di definizioni del termine filosofia? Windelband spiega che la logica per dare una definizione corretta impone che si indichi il concetto di genere prossimo e dell'attributo specifico, tuttavia per quanto riguarda la definizione di filosofia non è possibile rispettare queste due esigenze.

 

Se definiamo la filosofia una scienza nell'accezione indicata sopra, il concetto superiore non viene rispettato in quanto la specie non coincide con il genere dato che nel pensiero greco non vi era una distinzione tra le scienze, mentre più tardi con Hegel e Descartes, tutte le  discipline  scientifiche sono ritenute parti della filosofia.

Non è neanche possibile subordinare la filosofia al concetto di sceinza in quanto in molte teorire filosofiche sono presenti elementi non scientifici nel senso dell'accezione moderna.

 

La filosofia -osserva Windelband- meriterebbe la qualifica di scienza a condizione che tutto ciò che si definisce filosofia voglia esserlo ma non accade questo perchè i fini che si sono posti i filosofi non possono trovare una soluzione attraverso un procedimento scientifico in senso stretto.

 

Un caso emblematico è quello della metafisica che esce dall'ambito scientifico e che l'impossibilità di dare dimostrazioni scientifiche sui fini ultimi è stata da Kant in poi accettata e condivisa dalla riflessione filosofica.

Al massimo il mezzo scientifico può servire come strumento per conseguire lo scopo vero e proprio della filosofia.

Appurato che la filosofia è quindi irriducibile alla conoscenza scientifica anche se ognuno può costruirsi una sua teoria subordinandola alla scienza.

 

Nel corso della storia della filosofia è anche cambiato il significato dei termini: Platone e Aristotele  consideravano la filosofia la vera scienza contrapponendola alle speculazioni dei Sofisti ritenute fallaci e false.

Gli accadimenti storici impongono che non si debba ridurre la filosofia al concetto di scienza in quanto si renderebbe un cattivo servizio sia alla filosofia ridotta ad un ambito troppo ristretto  rispetto alle sue aspirazioni di una conoscenza sempre più vasta sia alla scienza a cui si darebbe un'eccessiva responsabilità verso tutto quanto confluisce da altre fonti nella filosofia.

 

Nelle varie teorie filosofiche cambiano poi gli oggetti, in alcune è rilevante l'etica, in altre la psicologia, in altre ancora come le osservazioni dei Presocratici  si trovano elementi frammentari ricondubili più all'ambito scientifico propriamente detto che a quello filosofico.

 

Il problema evidenziato da Windelband non è di poca rilevanza in quanto investe questioni di natura metodologicaper lo storico della filosofia che trova non poche difficoltà ad ascrivere nella cerchia dei filosofi personalità che hanno espresso punti di vista e dottrine con oggetti differenti.

Windelband fa due ipotesi: o nella riostruzione della storia del pensiero si procede in modo vago giustapponendo pensieri che non hanno nessuna connessione tra di loro oppure si segue uno schema oggettivo del tutto personale.

Molti storici della filosofia hanno seguito una via di mezzo, Windelband osserva che essendo impossibile trovare un criterio obiettivo di determinazione dell'oggetto si potrebbe cercare il carattere specifico della filosofia nel metodo; tuttavia anche per quanto riguarda il metodo filosofico non esiste un accordo.

Ad esempio per alcuni filosofi il metodo dialettico seguito da Hegel appare un capriccio stravagante, per altri è difficile comprendere cosa intendesse Kant per metodo critico; se queste sono le difficoltà che riguardano la definizione di filosofia sotto il concetto di scienza altrettante sono le difficoltà che sorgono quando si tenta di  incasellare  la filosofia nell'ambito di altre attività culturali come l'arte e la poesia.

 

Stabilito questo punto bisogna essere consapevoli del fatto che i cambiamenti  avvenuti nel corso del tempo del significato del termine filosofia non sono un puro arbitrio ma hanno un "senso razionale e un valore specifico".

Si pensi ad esempio a cosa intendesse Platone con il termine filosofia, Windelband cita il seguente passo che permette di capire come ai tempi del filosofo ateniese il significato fosse del tutto  differente rispetto all'idea  ristretta di filosofia che può avere il lettore moderno:

 

"La sventura dell'umanità non avrà termine finchè i governanti non filosoferanno o i filosofi non governeranno, ossia finchè il potere politico e filosofia non coincideranno".

 

Con il termine filosofia Platone indicava la conoscenza scientifica e non la speculazione metafisica astratta dalla realtà, una concezione modernissima che osserva Windelband ha "profeticamente precorso, con quella massima, lo sviluppo della vita europea".

 

Per i Greci il termine filosofia era coincidente con quello di scienza nel suo significato moderno, la storia della filosofia ai suoi esordi è la storia della scienza, con il tempo questa scienza comprende ogni ambito, un processo che all'inzio presenta poche difficoltà ma quando il materiale comincia a crescere le singole filosofie si separano e incominciano ad essere autonome al punto che ogni disciplina assume il nome del proprio oggetto; a questo punto dove rimane -si domanda Windelband-  il nome di filosofia?

 

Se per Platone la filosofia coincideva con la conoscenza scientifica, per lo Stoicismo la filosofia è arte di vivere ed esercizio di virtù, la scienza è uno strumento per raggiungere la felicità. Questa concezione si protrae per secoli fino a quando "il desiderio di felicità dell'individuo appare privo di prospettive" e l'interesse della filosofia passa dal terreno all'ultraterreno. La filosofia a questo punto dapprima coincide con la teologia diventando ancilla fidei per poi diventare "puro sapere fino a se stesso".

 

La filosofia procedendo per conto suo diventando teoria della conoscenza fino a quando si chiede se può coesistere insieme alle altre scienze particolari. Questo è il momento in cui la filosofia distrugge se stessa nel senso che  arriva a constatare che è incapace i penetrare i fondamenti ultimi delle cose.

 

Il mutamento si completa con l'affermarsi della filosofia come teoria della scienza, Wildeband dà una definizione sintetica ed efficace della storia del termine filosofia:

 

"La storia del termine filosofia è la storia del significato culturale della scienza".

 

La filosofia diventa conoscenza del mondo separata dalla scienza, una conoscenza autonoma che permette la connettività di tutte le altre scienze, ma il momento in cui avviene la trasformazione più importante della filosofia lo si deve a Kant che definì la filosofia non come metafisica delle cose ma del sapere. La filosofia è un'indagine critica che indaga sulla fondazione dei giudizi e non sulla loro causalità.

 

La filosofia teoretica nasce con Kant e costituisce una novità rispetto alla filosofia del passato  in quanto segna lo stacco definitivo dalla metafisica e circoscrive il suo campo di attività all'indagine sulla legittimità e sulla validità universale delle rappresentazioni  che comprendono la morale, l'estetica, la scienza.

Con Kant la filosofia non ha più la pretesa di essere tutta la scienza e indagando "i fondamenti su cui poggia la validità universale di ogni pensiero scientifico" finisce col comprendere "l'intero ambito delle scienze come proprio oggetto".

 

Windelband osserva che dopo Kant vi sono stati vari tentativi di attribuire ruoli inadeguati alla filosofia, il suo giudizio a riguardo è sferzante: tutti questi tentativi o fanno della filosofia un romanzo di concetti o un "un ragù composto di rifiuti provenienti dalla psicologia e dalla storia della cultura" e conclude che la filosofia "può rimanere o diventare scienza autonoma soltanto se porta alle estreme conseguenze, con pienezza e rigore, il principio kantiano".

 

 

 

Altri articoli su Windelband:

 

Wilhelm Windelband: giudizi e valutazioni

 

 

 

 

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Windelband Wilhelm
9 aprile 2014 3 09 /04 /aprile /2014 06:00

Auguste Comte è considerato il massimo esponente del positivismo, la sua filosofia che vede nel sapere scientifico l'elemento che illumina ogni aspetto delle attività umane, è rivolta esclusivamente al positivo, ossia a ciò che si vede. Il compito della scienza è descrivere ciò che accade e non come la realtà dovrebbe essere.

Comte elaborando la sua concezione filosofica in concomitanza con l'affermarsi della industrializzazione in Francia, si pone come obiettivo quello di indicare la via che debba seguire la nuova società e come debba essere diretta.

 

 

 

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La targa che si trova sulla casa in cui visse Auguste Comte, si noti la definizione della sociologia

come Religione dell'Umanità.

 

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/72746018@N00/2424081747

 

 

IL RUOLO DELLA SOCIOLOGIA

 

Comte è il massimo esponente della "filosofia positiva" basata sul culto del sapere scientifico quale unico strumento informatore della realtà e della società.

La scienza  illumina e spiega lo svolgimento di ogni ambito umano,  come con la conoscenza delle  leggi della natura si possono spiegare i fenomeni che si manifestano, così attraverso la conoscenza delle leggi che regolano il comportamento delle aggregazioni umane, è possibile indicare il modo migliore per dirigere la società.

La sociologia è la scienza che permette di raggiungere il benessere nella vita sociale, l'importanza di questa nuova disciplina scientifica, è un'eredità del razionalismo illuministico, tuttavia mentre nell'Illuminismo le varie discipline scientifiche godevano di una loro autonomia e non venivano utilizzate strumentalmente in chiave politica, con Comte assumono un ruolo ideologico al punto da diventare gli strumenti che servono per regolare la vita sociale, la morale e le leggi.

 

Nonostante il forte influsso che ebbe l'Illuminismo nel pensiero iniziale di Comte e che ne costituì il presupposto e il retroterrra ideologico,  bisogna tenere conto che la sua elaborazione filosofica  nacque come reazione alla Rivoluzione francese intesa come forma politica degenere e approdò ad una visione reazionaria in cui dominava l'idea che fosse necessario  organizzare la società secondo metodi razionali che avrebbero consentito di superare la precarietà e l'instabilità di ogni agire umano.

Organizzare la società in modo stabile era dunque l'obiettivo della filosofia positiva di Comte le cui speranze di un profondo rinnovamento della vita politica vennero riposte nella figura di  Napoleone III  di cui egli fu un fervente ammiratore e che vide come l'unico punto di riferimento politico capace di dare finalmente unità politica e morale ad una società in forte crisi la cui disgregazione era da imputare all'ideologia giacobina.

Per Comte la scienza non poteva essere ridotta a mera conoscenza ma doveva essere vista in funzione salvifica  capace di eliminare mentalità ed idee ritenute inconciliabili tra di loro e fonte di conflitti e di divisioni inutili e controproducenti.

Secondo le intenzioni di Comte, la nuova Religione dell'Umanità era in grado di fermare la deriva  anarchica e morale a cui era giunta una società ormai in crisi e priva di guida e questo sarebbe dovuto avvenire  in nome di un'autorità scientifica indiscutibile capace di dare risposta a tutte le manifestazioni dell'agire umano.

 

Comte figlio autentico dell'Illuminismo paradossalmente finiva col rinnegare  la Rivoluzione francese figlia a sua volta dell'Illuminismo, Rivoluzione francese  che fu l'unico vero momento di rottura con  tutte le forme ideologiche del passato e da cui derivano tutte le rivoluzioni del XX secolo e la stessa democrazia.

La saldatura tra la religione della scienza e le forme autoritarie che ne avrebbero garantito la completa realizzazione attraverso la tecnologia, avrebbe partorito un mostro di cui ancora oggi vediamo i nefasti effetti.

L'idea del primato della tecnica e della scienza è entrata in crisi da tempo, ma nonostante se ne siano compresi i limiti e i pericoli, è come un idra a nove teste che domina buona parte della cultura contemporanea. 

 

 

Comte divide la sociologia in due parti:

 

  • La Statica sociale che studia le istituzioni e le funzioni e che considera la società come un insieme organico in cui le varie parti agiscono tra di loro per garantirne il funzionamento. Le istituzioni sono gli stati oggettivi della società che comprendono la proprietà (ordine materiale), la famiglia (ordine morale), il linguaggio (ordine intellettuale); le funzioni sono gli stati soggettivi della società che comprendono le forze sociali, l'autorità e la religione.

 

  • La Dinamica sociale che analizza il movimento dei vari fenomeni sociali e che  indica come una società nel corso del tempo possa giungere ad una condizione di equilibrio. La società teocratica è quella in cui  la forma di governo è quella della monarchia assoluta, nella società giuridica predomina invece la democrazia liberale, entrambe sono solo una tappa del progresso umano che per raggiungere la sua felicità, deve approdare ad una società industriale, tecnologica e scientifica diretta da un'aristocrazia economica.

 

LA LEGGE DELLE TRE ETÀ

 

Con Comte la scienza diventa una vera e propria ideologia, l'interesse si sposta dal piano epistemologico a quello pratico e funzionale in cui ciò che conta è il funzionamento ottimale della macchina produttiva. Il convergere del sapere scientifico verso la tecnologia, l'importanza che assumono le applicazioni tecnologiche sono dei concetti che fanno parte  della società moderna e contemporanea. Comte è il padre del metodo scientifico quale ideologia normativa dove la formazione scientifica delle nuove generazioni assume un ruolo rilevante e funzionale in chiave esclusivamente tecnica e produttiva.

 

Nel modo di concepire la scienza si possono distinguere tre stadi (Legge dei tre stadi):

 

Nell'età teologica predomina l'elemento metafisico in cui si ricercano le cause ultime secondo l'assunto aristotelico del motore primo che regola l'universo. Questo metodo è privo di fondamento in quanto non porta nessuna prova e si basa su degli assunti logici di tipo deduttivo.

 

Nell'età metafisica l'elemento  divino viene sosituito da forze astratte, anche in questo caso la spiegazione dei fenomeni viene ricondotta ad un solo principio, la natura sostituisce Dio.

 

Nell'età positiva la spiegazione dei fenomeni avviene attraverso le leggi, i fatti vengono osservati e spiegati solo attraverso le leggi effettive  che regolano le relazioni di successione e di somiglianza.

 

 Comte  così descrive l'affermazione dello stadio positivo come terzo ed ultimo momento di sviluppo in quello che  egli definisce lo svolgimento dell'intelligenza umana che è soggetta ad una sola legge: la legge dei tre stadi:

 

"Infine, nello stadio positivo, lo spirito umano, riconosciuta l'impossibilità di toccare nozioni assolute, rununcia ad indagare sull'origine e sul destino dell'universo, e tenta unicamente di scoprire, mediante l'uso ben combinato della ragione e dell'esperienza, le loro leggi effettve, ossia le loro relazioni invariabili di successione e di somiglianza. La spiegazione dei fatti, riodtta allora in termini reali, non è altro che il legame stabilito fra i diversi fenomeni particolari e qualche fatto generale, il cui numero tende via via a diminuire in seguito al progesso costante delle scienze".

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Comte Auguste
7 aprile 2014 1 07 /04 /aprile /2014 18:30

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'ESSERE E IL NULLA

"L'essere e il nulla" è l'opera principale di Jean Paul Sartre, il massimo esponente dell'esistenzialismo francese; Sartre oltre ad aver scritto importanti opere filosofiche, è autore di opere letterarie, saggistiche e drammaturgiche.
Sartre ha goduto di una posizione di primo piano nella filosofia contemporanea elaborando un pensiero che si è sviluppato in direzione essenzialmente umanistica.
Nelle sue prime opere Sartre era attratto dalla fenomenologia aspra e complessa di Husserl e proprio muovendo dalla concezione husserliana della coscienza intesa come trascendenza, elaborò una sua teoria dove la soggettività dell'uomo è in netta contrapposizione con il mondo.
In termini semplici, per Sartre da una parte c'è la libertà dell'uomo e la sua voglia di affermarsi e dall'altra parte il mondo che è così e che non può essere cambiato.

LA TESI DI SARTRE

Per Sartre vi è una lacerante contrapposizione tra l'essere-in-sé e l'essere-per-sé. Cos'è l'essere-in-sé? E' la realtà che si manifesta nella sua statica esistenza, Sartre afferma che non si può dare alcuna giustificazione razionale del mondo, il mondo semplicemente esiste com'è. L'essere-per-sè è invece la coscienza umana che si muove all'interno del mondo costruendo una fitta rete di rapporti che costituiscono una fuga dal mondo.

La coscienza è sempre coscienza di qualcosa ma davanti alla staticità del mondo, l'uomo non riesce a compiere le sue intenzioni, anzi prende posizione davanti al mondo e lo nega nel suo essere.
La coscienza quindi per farsi riconoscere ha bisogno di negare l'altro e la stessa cosa deve essere fatta dall'altro nei suoi confronti. La negazione deve andare in entrambe le direzioni, deve essere reciproca.
In questo processo avviene quello che il filosofia viene espresso il termine "reificazione": sotto i miei occhi l'altro diventa una cosa e io stesso divento una cosa sotto gli occhi dell'altro.

UN ESEMPIO COMPRENSIBILE A TUTTI: LA VERGOGNA

Sartre ha esaminato la vergogna come sensazione che si prova ma solo in rapporto ad un'altra persona; sosteneva Sartre che se io faccio qualcosa di sconveniente se sono da solo non giudico questo mio gesto e non lo condanno. Ma se mi accorgo che un altro mi ha visto allora provo un senso di vergogna, la vergogna è quindi una sensazione che si prova solo in relazione agli altri. Una posizione quella di Sartre che può essere riassunta nella frase: "Ho vergogna di me quando appaio agli altri".

LA LIBERTA' COME DESTINO (E COME CONDANNA)

L'altro che è all'origine del mio senso di vergogna è tale solo perchè lo riconosco come altro da me, la libertà di riconoscere l'altro è una possibilità ma è anche una necessità. Sono sempre io che decido di comportarmi come gli altri desiderano che io mi comporti, in questo senso -ma solo in questo senso- sono libero, ma non posso essere libero senza l'altro. Se sono solo non ho bisogno di essere libero, sono così e basta.

LA LIBERTA' ESISTE SOLO SE NOI DIAMO UN SENSO ALLE COSE

 È la tesi più affascinante di Sartre: non vi è alcuna cosa che possa limitare la mia libertà, ma questa è sempre in relazione al significato che io do alle cose. L'esempio di colui che si suicida rende appieno questa idea, se una persona si vuole suicidare davanti ad un precipizio dovrebbe provare orrore, paura, invece viene attratto dal precipizio perché viene attratto dal nulla che rappresenta il precipizio stesso e la morte. Vale a dire che il suicida dà al precipizio un significato diverso da quello che normalmente viene attribuito da una persona nel pieno delle sue facoltà mentali e che non vive uno stato di disagio.

L'ANGOLO PERSONALE

"L'essere e il nulla" nonostante la sua complessità, è tra le opere più suggestive del pensiero moderno e permette (ancora) di riflettere sul rapporto tra l'uomo e il mondo. Pur non potendosi definire un libro di tipo filosofico-divulgativo come "L'esistenzialismo è un umanismo" conserva intatto tutto il suo fascino perché rappresenta una riflessione in netta antitesi rispetto a tutte le visioni ottimistiche del progresso infallibile che ancora ammorbano l'interpretazione del mondo.
Il mondo è lì, è una realtà statica come lo è il nostro essere, siamo in quel modo e basta e il nostro modo di essere non è deciso nè determinato dal nostro fare.

Il libro non può essere ridotto in un mortificante riassuntino delle tesi espresse da Sartre, 728 pagine dense e complesse vanno "digerite", ma è un libro fondamentale per conoscere l'impianto teorico elaborato dal filosofo francese.

Un giudizio soggettivo sul libro lo trovo alquanto riduttivo, si tratterebbe in realtà di argomentare delle tesi contrapposte a quelle di Sartre, a questo punto il giudizio non sarebbe più sul libro, ma sulle posizioni teoriche di Sartre. Interessante e ambizioso progetto, ma non adatto ad essere espresso nel breve spazio di un articolo.

QUALE EDIZIONE SCEGLIERE

La casa editrice il Saggiatore è quella che "tradizionalmente" da cinquant'anni pubblica le opere di Sartre: è del 1963 uno dei libri più interessanti di Sartre: "Che cos'è la letteratura". Sempre pubblicato nel 1963 è "Critica della ragione dialettica" a cura di P.Caruso.(pubblicato anche da Mursia).

L'edizione pubblicata da il Saggiatore è stata tradotta da G. Del Bo e revisionata da Franco Fergnani e Marina Lazzari, si tratta dell'edizione storica de "L'essere e il nulla" pubblicata in lingua italiana ed edita per la prima volta nel 1958 da Mondadori.




Nel 1964 l'Accademia svedese attribuì a Sartre il premio Nobel, lo rifiutò, lo riteneva un nulla privo di significato. Nulla avrebbe aggiunto al valore di Sartre.

 

 


  Il mondo è così e basta, non ha bisogno di alcuna giustificazione razionale. Taluni non provano vergogna nemmeno davanti agli altri, davanti al loro nulla e alla loro inconsistenza fuggono dagli altri per non essere riconosciuti.

 

 

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L'esistenzialismo è un umanismo - Jean-Paul Sartre

 

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7 aprile 2014 1 07 /04 /aprile /2014 06:05

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'ESISTENZIALISMO 

Possiamo definire l'esistenzialismo come una corrente filosofica strettamente legata alla crisi del Novecento, proprio questo fatto connotante fa si che l'esistenzialismo possa anche definirsi come "filosofia della crisi", una crisi acuita dalle distruzioni materiali e spirituali che colpirono l'Europa in seguito ai due conflitti mondiali. 
Quando si parla di esistenzialismo è bene ricordare che non ci troviamo dinanzi a un sistema filosofico ma davanti a un clima culturale in cui, vari aspetti della cultura umana, l'arte, la letteratura, il cinema, entrarono in relazione con quelle riflessioni legate ai temi dell'esistenza che videro tra i maggiori rappresentanti autori come Kafka, Dostoevskij, Camus, Sartre
Fu prima movimento culturale e di costume l'esstenzialismo e solo successivamente riflessione filosofica che problematizzò il concetto di verita vista come qualcosa di enigmatico che necessita di una decodifica oppure assume come in Sartre i caratteri dell'emprisimo che rifiutando l'esperienza totalizzante dell'esperienza come un qualcosa di chiuso e concluso ne prospetta la sua apertura al mondo. 

E' difficile individuare i padri dell'Esistenzialismo in quanto molti aspetti sono rintracciabili in autori che non possono essere collocati cronologicamente nell'arco temporale che va dalla fine della prima guerra mondiale sino agli anni dello sviluppo della società portindustriale. 

Potremo fare risalire sotto certi aspetti l'esistenzialismo addirittura a Sant'Agostino o rinvenire numerose tracce nel pensiero di Blaise Pascal, ma senza dubbio molti degli sviluppi dell'esistenzialismo quale corrente filosofica sono rintracciabili in Kierkegaard, in Nietzsche e in Dostoevskij. 

La filosofia dell'esistenza si contrappone alle filosofie dell'essenza, l'esperienza empirica dell'uomo singolo, di quest'uomo-qui che si trova collocato nello spazio e nel tempo è importante; la storia personale di ognuno vista come qualcosa di unico e irripetibile assume una importanza fondamentale per gli esistenzialisti e in Heidegger tale tema sarà sempre corrlato a quello della morte. 

L'esistenza è, prima di tutto, essere nel mondo, essndo nel mondo si sfugge all'accerchiamento del mondo come naturalità per immergersi nel mondo, in questo senso l'uomo è progetto, proiezione futura, apertura verso la progettualità intesa come fattiva esstenza. 

Jean-Paul Sartre è il più importante rappresentante dell'esistenzialismo francese, per comprendere il significato de: 

L'ESISTENZA E' UN UMANISMO 

L'opera venne pubblicata nel 1946 dopo una conferenza tenutasi a Parigi nel 1945 proprio sul tema che ne porta il titolo, per comprenderne il contenuto è necessario riallacciarsi ad un'altra celebre opera di Sartre "L'essere e il nulla" dove il pensatore francese coglie la profonda lacerazione che l'uomo vive nella realtà intesa come immediatezza, la realtà non ha nessuna giustificazione, esiste e basta (questa condizione viene chiamata "l'essere in-sè) 
La coscienza umana ( che lui chiama "l'essere per-sè) si muove all'interno di questa immediatezza stabilendo una trama di rapporti che costituisce una sorta di fuga dall'immediatezza della realtà. 

Questa opposizione fa si che la coscienza costruisca cose irreali e nello stesso tempo annienti il mondo, Sartre parla di NULLA che non va inteso con il significato del linguaggio comune come negazione di un giudizio ma il NULLA E' CIO' CHE FONDA LA POSSIBILITA': la libertà di un uomo dipende dalla libertà di ogni uomo, per cui ognuno si presenta all'altro come possibile sorgente di distruzione, a qualcosa che noi rappresentiamo nella nostra coscienza corrisponde qualcosa che non è quello che noi pensiamo. 

La libertà è tale solo se nego l'altro, la mia libertà non è la libertà di un altro, ogni valore esiste perchè ne viene negato un altro: la negazione è reciproca per affermare la mia libertà devo negare l'altro che diventa cosa. 

Dati questi presupposti, Sartre parlerà dell'esistenzialismo come umanismo, tema sviluppato in forma compiuta nell'opera; quali sono i contenuti essenziali di questo saggio il cui intento era essenzialmente divulgativo e non filosofico? 

-La libertà è la libertà di ognuno, siamo solo liberi di progettare ma non di portare a compimento la nostra libertà che come tale, non sarà mai qualcosa di compiuto, di realizzato. 
La mia libertà è il mio destino ma non è la mia scelta che seguirà sempre il percorso di una Storia i cui esiti sono inconoscibili. 
Fu questa una critica a quell'atteggiamento che nella dialettica dogmatica marxista portava a guardare ottimisticamente al futuro come realizzazione di quelle " magnifiche sorti e progressive" di illuministica eredità. 

-È questa la teoria forse più affascinante di Sartre che ritorna sul tema della morale, criticandone gli assunti kantiani; esiste secondo Sartre una gerarchia della morale nel senso che noi NON SCEGLIAMO TRA DUE POSSIBILITA' MA TRA DUE SIGNIFICATI. 
Esemplare è il caso del suicida che rinuncia, all'ultimo momento, di buttarsi da una finestra, per Sartre tale rinuncia non è imputabile alla paura del precipizio ma al significato che è stato caricato prima per cui l'orrore è l'orrore per il nulla che c'è dopo la fine dell'esistenza, il nulla ancora una volta ritorna nella tematica della riflessione sartriana. 
Noi siamo liberi perchè diamo un significato alle cose che altrimenti non avrebbero alcun significato, in ciò e solo in ciò , sta la nostra libertà di scelta. 

 È un libro che affronta con un linguaggio semplice e non filosofico alcuni temi che interessano l'uomo la cui esistenza è un umanismo nel senso che l'uomo è, perchè è progettualità che non non avvenire se non in relazione con l'altro uomo. 

L'esistenza non è più un qualcosa di assoluto ma qualcosa che è condizionata dai desideri, dai bisogni, dalle paure, dalle ansie, dalle speranze che concorrono ad evidenziarne i suoi limiti se non addirittura l'assenza di significato perchè noi, solo noi, diamo un senso alle cose ed ecco perchè Sartre definirà noi uomini come "donatori di senso": da questo punto di vista la libertà appare come qualcosa che non può avere un limite in quanto è essa stessa che da significato a ogni singolo aspetto dell'esistenza. 


Voto massimo con lode a questo interessantissimo saggio di Sartre. 
 

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7 aprile 2014 1 07 /04 /aprile /2014 05:36

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/27056788@N06/2983983740

 

 

UN'OPERA GENIALE 

Nel quadro degli intensi dibattiti che si svilupparono nei primi del Novecento circa il ruolo della logica e del linguaggio si inserisce la riflessione di Ludwig Wittgestein che nel suo "Tractatus logico-philosophicus" a partire da una stimolante analisi logico linguistica si interroga sul ruolo e la validità dell'indagine filosofica, pervenendo a una critica radicale sulla possibilità stessa della filosofia, dei suoi fini, della sua funzione e del suo linguaggio. 

Wittgestein è un filosofo atipico nel senso che a differenza dei filosofi che vanno da Platone ad Hegel, non cercò il sistema filosofico a tutti i costi ricorrendo a delle spiegazioni di carattere metafisico, anzi fin dall'inizio del suo pensiero cercò di spiegare le possibilità della matematica tentando di sottrarsi a qualsiasi asserzione che riteneva insensata e lontana dai dati inoppugnabili dell'esperienza. 

Il Tractatus logico-philosophicus è prima di tutto un'analisi del linguaggio intesa come studio della funzione primaria che deve svolgere il linguaggio stesso per essere logicamente perfetto con lo scopo di costruire un sistema logico e filosofico che sia in grado di esprimere in maniera perfetta ed esente da contraddizioni espressioni linguistiche sensate. 
E' quindi una ricerca se vogliamo ideale di tipo epistemologico che è anche una critica radicale a un certo modo di fare filosofia per stabilire se le problematiche di carattere filosofico non solo abbiano un senso ma addirittura siano assurde. 

DEFINIRE I LIMITI DEL PENSIERO PARTENDO DAL LINGUAGGIO 

  • Definire i limiti del pensiero è definire i limiti del linguaggio attraverso cui il pensiero stesso si manifesta, un pensiero senza linguaggio è un non pensiero perchè è privo di espressione, non comunica, non fa circolare le idee. 

Il mondo viene definito da Wittgestein come "il luogo in cui tutto accade" e che è costituito da "fatti atomici" costituiti a loro volta da fatti elementari, parimenti il linguaggio è costituito da proposizioni elementari. 
Ogni proposizione del linguaggio, quindi, consta di una base a sua volta costituita da proposizioni elementari che non possono essere scomposte e che costituiscono gli elementi ultimi della realtà. 

  • I fatti atomici non ulteriormente scomponibili sono veri o falsi secondo che concordino con la realtà alla quale fanno riferimento. Wittgestein nel suo Tractatus logico-philosophicus sostiene che tutte le proposizioni più complesse e che definisce "molecolari saranno vere o false nella misura in cui i fatti atomici che le costituiscono lo siano. 

Un linguaggio è vero o falso solo in relazione all'affinità con l'immagine (Bild), cioè se rappresenta logicamente l'immagine della realtà a cui fa riferimento. 

  • Non esiste quindi una verità a priori delle proposizioni elementari e la loro verità non può essere stabilita come necessaria in quanto la loro verità o falsità è sempre in relazione con l'esperienza che comunque costituisce una realtà indipendente da loro. 

Ogni espressione logica, quindi, è il risultato dell'ars combinatoria che mette insieme particelle elementari applicando attraverso il processo logico dei connettivi logici del tipo più elementare tipo 'non', 'ma', 'nè' etc... 

  • Costruire quindi proposizioni significa prima di tutto connettere dei nomi, combinandoli attaverso dei simboli che rispettino determinare regole logiche e la funzione primaria della logica è esporre con proprietà di termini tali regole. 

Questa funzione primaria della logica non vuole dire tuttavia che essa possa rappresentare un aumento della nostra conoscenza o dia legittimità a qualsiasi enunciato filosofico rispetto alla scienza. 

  • Le proposizioni logiche anche se dotate di senso non hanno significato nel senso che non aggiungono "nulla" in quanto la loro verità non può essere stabilità aprioristicamente e non può essere stabilita semplicemente da un confronto con l'esperienza per cui il loro riconoscimento può avvenire solo dalla loro forma cioè dal simbolo che esse esprimono. 

 

  • Non si può mettere quindi sullo stesso piano il processo logico e il risultato che da esso scaturisce e quando si fa questa operazione, ciò costituisce solo un espediente che costituisce una "tautologia". 


Un esempio concreto: Se diciamo "nevica" oppure "non nevica" , potremmo dire anche "c'è una bufera" oppure "c'è bel tempo", le prime due sono proposizioni elementari, mentre le altre due sono proposizioni non-elementari costituite dalla congiunzione di due proposizioni elementari, le seconde sono vere solo se le prime sono tali. 

Non esiste quindi una verità a se stante nel linguaggio logico, solo il linguaggio della scienza è dotato di significato in quanto evita le tautologie e il formalismo. 
La filosofia intesa in senso tradiizionale, non può quindi avere nessuna pretesa di essere una scienza in quanto le sue proposizioni sono prive di significato e di riferimento. L'intero campo della conoscenza può essere quindi ricondotto a due principi quello della verificabilità e della falsicabilità dell'esperienza, dato che per Wittgenstein non esiste alcun significato al di là della direzione da lui indicata, in quanto quelle proposizioni che sfuggono a questo schema sono prive non solo di significato ma costituiscono un non senso logico. 

Se diciamo "piove" oppure "non piove" non diciamo nulla sullle condizioni atmosferiche, non diamo alcuna informazione sul tempo, si tratta di "tautologie" prive di senso a differenza delle espressioni usate ne linguaggio scientifico che possono essere messe in confronto con i dati empirici e quindi falsificate o verificate. 

Attraverso questa analisi Wittgestein toglie qualsiasi residuo valore alle asserzioni metafisiche che in quanto tali sono prive di senso e a questo punto è chiaro anche il compito della filosofia che deve essere quello di "un'attività chiarificatrice" volta a spiegare il significato delle proposizioni e di conseguenza l'incosistenza dei problemi filosofici. 

Il compito della filosofia è non dire nulla di quello che non si può dire, solo in questo modo si possono dissolvere tutti gli equivoci, le ambiguità, i non sensi logici che sono generatori di paradossi e di fraintendimenti e quindi anche di valori. 

IL NUCLEO CENTRALE DEL TRACTATUS 

  È un'opera che potremmo definire a tempo per il lettore, in quanto una volta che si è colto il significato, essa può essere messa da parte diventando il criterio guida che deve condurre alla liberazione totale da certe illusioni che creano non valori che traggono la loro origine da falsi problemi. 
Il linguaggio ha di per sé un limite costitutivo, esso non è in grado di parlare della sua essenza così come non è in grado di parlare dell'essenza della realtà fattuale. 

I CINQUE PUNTI PRESENTI NEL TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS 

  1.  Le proposizioni sono vere o false solo se il linguaggio è una rappresentazione della realtà, in termini semplici il significato del linguaggio è come quello di una mappa che consente di trovare luoghi che vengono rappresentati con un nome a cui corrisponde un luogo reale. In questo senso il linguaggio è raffigurazione. 
  2.  Una raffigurazione ha un senso all'interno di una forma, per cui in una mappa un simbolo rappresenta qualcosa in relazione al significato che gli si da, nella mappa abbiamo la legenda che spiega il significato dei simboli. 
  3. Non possiamo artificiosamente separare segno e realtà a cui si riferisce un simbolo, perchè quella realtà ha significato solo all'interno di un determinato codice linguistico. 
  4. La forma logica è una sorta di rappresentazione universale che permette di codificare il linguaggio. 
  5. Il linguaggio vive una contraddizione perchè non può parlare di se stesso in quanto dovrebbe uscire dal bozzolo della forma rischiando così di autodissolversi. 



Segnaliamo le seguenti traduzioni riproposte più volte da Einaudi: 

Tractatus logico-philosophicus, a cura di G.C.M. Colombo (con testo a fronte), Bocca, Milano, 1954; e a cura di A.G. Conte, Einaudi,Torino, 1964. 

NOTA: L'edizione a cura di G.M.C. Colombo contiene un'introduzione di Russel, una preziosa nota introduttiva che dimostra quale attenzione, già ai suoi esordi, vi fosse intorno a Wittgenstein. 


"Il senso del mondo deve sussistere fuori del mondo. Nel mondo tutto è come è e tutto accade come accade; in esso, non c'è alcun valore: e se anche vi fosse, non avrebbe alcun valore
(Ludwig Wittgenstein) 


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7 aprile 2014 1 07 /04 /aprile /2014 04:59

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Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/40683483@N07/8583002405

 

 

 



"Avere o essere?" ( Il titolo originale porta il punto interrogativo) è un saggio filosofico sociologico che non è rivolto ad un ristretto pubblico di specialisti ma può essere affrontato anche da un vasto numero di lettori per l'acutezza con cui vengono analizzati aspetti comportamentali che coinvolgono tutti: il desiderio di possesso di oggetti  inutili,  il desiderio di potere, l'avidità e l'egosimo; oltre al desiderio di possedere Fromm analizza l'essere come modalità comportamentale che coinvolge la condivisione, l'amore, la generosità, l'attività del fare, un'attività creativa e costruttiva che rappresenta la parte positiva di ciascun individuo.

Quando Fomm parla a proposito di essere ed avere, di aut-aut, giustamente osserva che questa non è un'alternativa che si impone al comune buon senso, intendendo per comune buon senso il sentire condiviso e convissuto dalla maggior parte delle persone. 
Proprio da questa osservazione parte l'interrogativo che ad oggi rimane ancora insoluto: come si può in una cultura dove vivere bene significa avere più oggetti, esserci un'alternativa? 
Anzi specifica facendo un'osservazione che invita a riflettere: 

"...può esserci un'alternativa tra avere ed essere? Si direbbe, al contrario, 
che l'essenza vera dell'essere sia l'avere; che se uno non ha nulla, non è nulla

Eppure, osserva acutamente Fromm, proprio su questo aut-aut i grandi "Maestri di Vita" ( usa proprio questa espressione) hanno costituito il nucleo del loro pensiero e delle loro predicazioni: 

  • Budda sosteneva che non dobbiamo avere possessi se vogliamo aspirare al grado massimo a cui l'uomo può arrivare nel corso della sua evoluzione. 

 

  • Gesù diceva: 


"Perchè chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per me , colui la salverà. Infatti che giova all'uomo l'aver guadagnato il mondo intero, se poi ha perduto o rovinato se stesso? (Luca, IX, 25-25) 

  • Mastro Eckart asseriva che bisogna essere vuoti per raggiungere il massimo delle ricchezze spirituali. 

 

  • Marx sosteneva che ci dobbiamo porre come obiettivo quello di essere molto, non di avere molto. 


Fromm, proprio partendo da questi celebri aut-aut osserva che il termine avere è un termine equivoco perchè non c'è nessuno che non ha niente, ogni essere umano ha qualcosa, vivere senza niente è impossibile, perchè allora, l'avere deve essere visto come un problema? 


Fromm fa inoltre un'osservazione molto acuta quando cerca il nesso dell'origine semantica del termine avere nelle varie lingue: non in tutti gli idiomi esiste il termine avere o perlomeno solo in un secondo momento si è imposto questo termine e si è imposto con l'affermarsi della proprietà privata come esclusiva e non come possesso d'uso funzionale. 

Più complesso è il concetto intorno all'essere e qui è veramente dotta e acuta l'analisi che Fromm sui vari significati che essere può assumere, ma ciò che risulta particolarmente interssante è quanto dice sul consumatore . 

"I consumatori moderni possono etichettare se stessi con questa formula: io sono= ciò che ho e ciò che consumo

Le osservazioni linguistiche di Fromm sono molto interessanti perchè la riflessione sulla lingua ci può portare anche a delle importanti conclusioni di carattere sociologico e filosofico dischiudendo tante apparenti certezze e valori sul rapporto uomo mondo. 

La tesi di Fromm è anche un augurio, una speranza di vedere un giorno un nuovo modo di porsi dell'uomo sia nei confronti della società che nei confronti della natura, dove l'essere nel suo significato profondo possa essere al centro dei valori condivisi e convissuti. 


"L'arte di amare" è un saggio breve in cui quasi scientificamente Fromm affronta il tema dell'amore volendo dimostrare che l'amore è un'arte, un termine che può avere molti significati ma Fromm usa questo termine nel significato di tecnica che deve essere appresa " con sforzo e saggezza". 
Amare è un'arte che deve essere appresa con coraggio, umiltà, spirito di dedizione e molta pazienza; amare non è un'infatuazione ma un sentimento profondo che implica una grande maturità da parte dell'individuo, senza disciplina ( interiore) non si può amare veramente e in maniera profonda. 

"Anima e società" è un saggio di Fromm dove sono esposte in maniera organica alcune delle tese già esposte nei precedenti saggi ma dove la tesi di fondo è la speranza dell'affermarsi di una società più umana che sia profondamente diversa da tutto quello che di repressivo blocca l'uomo impedendone un suo autentico sviluppo. 
Questo può avvenire solo dando ascolto alle componenti più autentiche dell'uomo, quelle spirituali che sono la comprensione degli altri, la generosità, l'amore e la giustizia... 

E' chiaramente una visione questa di Fromm che va letta in chiave psicoanalitica dove lo stesso termine anima non ha il significato a cui normalmente alludono le grandi religioni, anzi la religione stessa è vista come un momento di repressione e di concentrazione di potere che invece di liberare le energie positive dell'anima, le comprime, le combatte, finendo con il fare emergere spesso la parte più negativa del'individuo invogliato più alla repressione che all'espressione. 

La riproposizione di Fromm non può essere una semplice curiosità letteraria ma un momento in cui è possibile lavorare su se stessi, specialmente per quello che riguarda l'amore, un sentimento troppo banalizzato in chiave di avere o sviluppato secondo un concetto di amore che nella società dei consumi finisce coll'assomigliare ad un abito privo di qualsiasi sostegno morale. 

 

 

Il titolo del libro non si riferisce ad un'opera unica ma a tre saggi scritti da Erich Fromm e raccolti in tre volumi editi dalla Mondadori nel 1999, ecco la:

 

SCHEDA DEL LIBRO

 

Autore: Erich Fromm

Titolo: Avere o essere-L'arte di amare-Anima e società

Anno di pubblicazione: 1999 (Volumi 3)

Editore: Mondadori

Collana: Oscar Saggi

ISBN: 8804470836ISBN 13: 9788804470830

 

Avere o essere-L'arte di amare-Anima e società

 

 

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Fromm Erich
6 aprile 2014 7 06 /04 /aprile /2014 10:41

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Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/10206960@N05/10932474833

 

 

 

 

 

Il compito del filosofo per Nietzsche è assimilabile a quello del medico che deve interpretare il sintomo di una malattia, rigettando qualsiasi forma di ideologia della verità, il filosofo tedesco ritiene che la filosofia sia una scienza dell'interpretazione delle forze e tra queste forze vi è il pensiero.

Riconoscere e distinguere le forze attive e reattive, significa quindi individuare il fenomeno, comprenderne le caratteristiche, sapere come e quando  si manifesta.

 

Nell'ottica niciana il ruolo della filosofia è quello di una scienza che si pone in antitesi con la scienza della cultura ufficiale e contro ogni schematismo che ha pretese di oggettività; sotto questo punto di vista la filosofia di Nietzsche è una filosofia dell'interpetazione  e il filosofo è l'inteprete che sa riconoscere tutte le forme in cui si manifesta la negazione della vita e del suo spirito originario.

 

 

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La filosofia di Nietzsche: dal romanticismo alla liberazione della vita

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