Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
16 marzo 2014 7 16 /03 /marzo /2014 10:46

5692271452_eab565f297.jpg

 

LE ROSE

 

L'altra mattina in un mio piccolo orto

andavo, e 'l sol surgente co' sua rai

apparia già, non ch'io 'l vedessi scorto.

Sonvi piantati drento alcuni rosai,

a quai rivolsi le mie vaghe ciglie,

per quel che visto non avevo mai.

Eranvi rose candide e vermiglie:

alcuna a foglia a foglia al sol si spiega;

stretta prima poi par s'apra e scompiglie:

E che giova aver tesoro

poichè l'uom non si contenta?

che dolcezza vuoi che senta

che ha sete tuttavia?

Chi vuol essere lieto sia

di doman non c'è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi:

di doman nessun si paschi.

oggi siam, giovani e vecchi,

lieti ognun, femmine e maschi:

ogni tristo pensier caschi;

facciam festa tuttavia.

Chi vuol essere lieto, sia:

di doman non c'è certezza.

Donne e giovinetti amanti,

viva Bacco e viva Amore!

Ciascun suoni, balli e canti!

Arda di dolcezza il core!

Non fatica, non dolore!

Ciò c'ha a esser, convien sia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c'è certezza.

 

LORENZO IL MAGNIFICO

 

 

 

IL COMMENTO DI CAIOMARIO

 

 

Il Magnifico diede la sua ricetta sulla vita interpretando appieno lo spirito che animò il Rinascimento:: nessuno si affidi alle vane speranze di una gioia futura ma goda subito di ciò che la vita offre. Il Magnifico fu il più fedele sostenitore dello spirito di Quinto Orazio Flacco che con il suo "Carpe Diem" invitava l'uomo a cogliere l'attimo e a goderne.

Tutto scorre e il senso incalzante della vita che giorno dopo giorno va via è l'unica e sola verità di cui c'è certezza.

 

I giorni della vita sono come le rose, la cui bellezza è effimera e dura poco.

 

 

 

 

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Poesia
16 marzo 2014 7 16 /03 /marzo /2014 05:54

 

 

 


Condividi post
Repost0
15 marzo 2014 6 15 /03 /marzo /2014 04:53

 

 

 

 

 

5832932142_c337773f82.jpg

 

 

 

LA FAMIJA POVERELLA

 

Quiete, creature mie, stateve quiete:

sì, fiji zitti, ché momò viè tata.

Oh Vergine der Pianto addolorata,

provedeteme voi che lo potete.

 

Nò viscere mie care nun piagnete:

nun me fate morì cusì accorata.

Lui quarche cosa l'averà abbuscata

e pijeremo er pane, e magnerete.

 

Si capissivo er bene che ve vojo!...

Che dichi Peppe? Nun vòi stà a lo scuro?

Fijo, com'ho da fà si nun c'è ojo?

 

E tu Lalla, che hai? Povera Lalla,

hai freddo? Ebbè, nun méttete lì ar muro:

viè in braccio a mamma tua che t'ariscalla.

 

 

 

 

 

 

 

 

COMMENTO DI CAIOMARIO

 

Dalla sterminata produzione di Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863) che conta oltre 2000 sonetti non è agevole scegliere quello più significativo, molti sono infatti i sonetti "memorabili" che meriterebbero di essere riportati in evidenza per la loro capacità di sintetizzare in pochi tratti una scena, uno stato d'animo, una credenza  dalle quali emerge una plebe romana misera e affamata ma nello stesso tempo vitale e a cui rimaneva, spesso, solo una religiosità vuota fatta di riti e parole o l'insulto quale unica via per manifestare la propria insofferenza.

 

La plebe della Roma del Belli è pronta con l'espressione becera a sfogare la propria frustrazione e la propria incapacità di reagire ad un mondo che sembra immobile e sempre uguale a se stesso.

 

Ne "La Famija Poverella" emerge una figura indimenticabile, quella di Lalla, la bimba affamata e infreddolita che la madre invita ad avvicianrsi per riscaldarla.

 

Desolazione, povertà, miseria......condizioni che non appartenevano solo alla Roma reazionaria e bigotta di Gregorio XVI, periodo in cui visse il Belli,  ma anche all' Italia odierna comprata con tante promesse e pochi denari. Oggi, come allora, grava una cappa di cinismo che si serve dell'inganno per comperare il consenso...

 

 

 

Nella foto in alto è immortalato il Monumento eretto in memoria di Giuseppe Gioacchino Belli, monumento che si trova a Roma nel rione di Trastevere (fonte: http://www.flickr.com/photos/9084427@N07/5832932142 dall'album di Yellow Cat).

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Letteratura
14 marzo 2014 5 14 /03 /marzo /2014 13:30

 

 

 

8297735069_b98622ae9e.jpg

                                                Fonte: http://www.flickr.com/photos/40683483@N07/8297735069

 

 

 

 

C'è una legge simile alla legge della gravitazione anche

nel corso della vita umana.

Gli anni diventano più brevi quanto più si avvicinano

a quello che per noi sarà l'ultimo. Cioè: la durata di

ogni anno umano è inversamente proporzionale alla sua

distanza della morte.

 

(Giovanni Papini)

Condividi post
Repost0
14 marzo 2014 5 14 /03 /marzo /2014 05:12

Ci lamentiamo sempre che i nostri

giorni sono pochi,

ed agiamo come se non ci fosse mai

fine ad essi (Lucio Anneo Seneca)

Condividi post
Repost0
13 marzo 2014 4 13 /03 /marzo /2014 16:06

"Tre cose solamente mi so' 'n grado..........

ciò è la donna, la taverna, e 'l dado".

 

CECCO ANGIOLIERI

 

 

IL COMMENTO DI CAIOMARIO

 

Cecco amava la sensualità e la vita godereccia ed essendo un convinto odiatore di ogni miseria materiale era un profondo sostenitore della carnalità quale unico valore in questo mondo. Il suo agire era sempre in opposizione ad ogni forma di spiritualismo astratto e di ogni mortificazione del corpo, nessuno dopo di lui seppe meglio esprimere quell'animo popolareggiante che da sempre contraddistingue le genti toscane.

 

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Letteratura
13 marzo 2014 4 13 /03 /marzo /2014 15:11

 

Foto0892.jpg 

 

 

 

 

 

 

I buoni parenti

 

I buoni parenti, dica chi dir vuole,

a chi ne può aver, sono i fiorini:

quei son fratelli carnali e ver cugini,

e padre e madre, figlioli e figliole.

Quei son parenti, che nessun sen dole,

bei vestimenti, cavalli e ronzini:

per cui t'inchinan franceschi e latini,

baroni, cavalier, dottor di scuole.

Quei ti fanno star chiaro e pien d'ardire,

e venir fatti tutti i tuoi talenti,

che si pon far nel mondo, nè seguire.

Però non dica l'uomo: "I' ho parenti";

che, s'e' non ha denari, e' può ben dire:

"Io nacqui come fungo a' tuoni e venti!"

 

 

IL COMMENTO DI CAIOMARIO

 

I veri parenti per Cecco Angiolieri sono i fiorini (la moneta di Firenze nell'epoca il cui visse l'irriverente senese) ma a condizione che uno può averne. I fiorini cioè i soldi sono i veri parenti di cui non si ha mai motivo di lamentarsi, essi ti procurano comodità di ogni tipo; e davanti ad essi si inchinano tutti: francesi e latini, nobili, cavalieri e dottori. Insomma  vale il detto latino che "pecunia non olet" per nessuno.

I soldi -ribadisce Cecco- fanno in modo che tu possa conseguire qualsiasi obiettivo materiale....ovviamente in questo mondo.

 

Conclude Cecco con un'osservazione caustica e cinica: Però non si deve dire  -Io ho parenti- pensando di trovare in loro un appoggio se non si hanno soldi; chi infatti non ha soldi dovrebbe dire:

 

Io nacqui solo come un fungo esposto alle intemperie".

 

Ancora una volta Cecco Angiolieri si dimostra beffardo e cinico, con una malizia ed una perfidia rarissima ma....ammirabile!!

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Letteratura
13 marzo 2014 4 13 /03 /marzo /2014 13:39

 

 

 

 

LIALA APPARTIENE A PIENO TITOLO ALLA NARRATIVA ITALIANA

Poche sono le recensioni sui libri di Amalia Liana Negretti Cambiasi in arte Liala quasi che ci si vergognasse di parlare di un'autrice che non solo ha scritto tanto ma è stata anche letta tanto.
Probabilmente l'aver etichettato Liala come autrice delle donnicciuole o come scrittrice di romanzi rosa, ha fatto declinare velocemente gli entusiasmi legati diffusione dei suoi libri che oggi sono ancora quelli letti dalle adolescenti, è pur vero che sono cambiati i tempi, le donne e gli uomini, ma il meccanismo degli amori vissuti con il contrasto rimane con tutto il suo fascino.

================================================= ==
Ma Liala appartiene a pieno titolo alla narrativa italiana ed è la più fedele continuatrice della sensibilità dannunziana, senza D'Annunzio non ci sarebbe stata la Liala che conosciamo e pur senza toccare le vette auliche del Vate, aveva un senso dell'estetismo molto sviluppato e una capacità di sviluppare trame sempre coinvolgenti pur indulgendo in una sorta di pettegolezzo letterario che rende lievi e attraenti le sue storie.
================================================= ==

Liala non si studia nella storia della letteratura e il pregiudizio intellettualistico della nostra critica appare spocchioso spesso troppo indulgente verso autrori/autrici che sarebbero dei perfetti sconosciuti se le spinte editoriali non collocassero i loro libri in spazi che non gli appartengono, sovente mi capita di leggere di autori del tutto sconosciuti e di opere di scarso valore letterario, Liala non ha scritto capolavori ma ha composto dei buoni libri.

DONNA DELIZIA

"Donna Delizia" è un libro di Liala che fu pubblicato per la prima volta nel 1944, è quella un Italia completamente diversa da quella attuale, il mito della "femme fatale" era così forte che da un lato la donna doveva essere madre e moglie ma dall'altra parte l'universo maschile guardava oltre e nel suo immaginario c'erano le attricette e le ballerine della rivista o le dive dei telefoni bianchi, o madre o femmina non c'era una via di mezzo e il seno di Clara Calamai rappresentava quanto di più erotico allora si potesse concepire.
Donna Delizia è un romanzo teso fra questi due estremi da una parte una ragazza, la protagonista che è una ballerina/attricetta dell'avanspettacolo che vive da femmina, da amante.
Non c'è in Liala nessun indulgere verso scene volgari ma il suo descrittivismo ben mette in evidenza le caratteristiche del personaggio comprese quelle di un linguaggio dove predomina il "permette signorina?", ne esce fuori un amore fatto di corteggiamenti e di attese, di aspettative, di donne discrete ma è l'amore visto con l'occhio della donna che vede l'uomo e della donna che è anche madre.
In questo sta la genialità di Liala che sembra raccogliere diversi generi condensandoli, riuscendo a captare i bisogni della donna, di ogni donna che non sa rinunciare al suo desiderio di maternità.
Quella descritta da Liala è una donna molto meno subalterna di quanto si possa credere, alcuni hanno parlato del fascino perverso di Liala per la sua capacità di saper attrarre lettori attraverso il sentimento ma leggendo Donna Delizia si rimane colpiti dalla freschezza e dalla vivacità dei sentimenti della protagonista.


Una vivacità fatta di educazione e di rispetto e perciò di eleganza ma anche di silenzi di attese e di umorismo, quello che più colpisce è l'attualità di Liala e non me ne vogliano le lettrici se c'è una perfetta corrispondenza tra la protagonista del libro e quello che è sempre stata una delle occupazioni preferite nel prinato della donna, Alberto Asor Rosa aveva parlato del gusto di Liala per "la descrizione accurata e minuziosa del quotidiano rito della toeletta" ma questo gusto era anche una straordianria capacità di saper descrivere l'universo femminile con le sue ritualità per niente spiacevoli.


Probabilmente anche la maternità descritta da Liala rientra in questa capacità di saper scoprire l'intima necessità di una donna che attraversa diverse fasi e se nel 1944 essere attricetta di rivista o diventare una diva dei telefoni bianchi, era comunque quello che sognavano le ragazze dell'epoca, oggi tale aspirazione non è cambiata, salvo poi di desiderare ardentemente di tornare ad essere mamma.
E' solo un malinteso ruolo di essere donna e madre che può fare condannare tale aspirazione come un atteggiamento remissivo, Liala non aveva questa intenzione........i problemi di cuore rimangono, oltre Liala.

I critici letterari non hanno capito niente di LIala e anche le femministe di quarat'anni fa alla fine hanno avuto problemi di cuore come la protagonista di Donna Delizia...oh che delizie di donne!!!!

 

 Donna Delizia ...........Donna e Delizia............Delizia di Donna

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Letteratura
13 marzo 2014 4 13 /03 /marzo /2014 12:40

 

Lettere al fratello Carlo

 

 

 

 

A QUEI TEMPI SI COMUNICAVA E SI SCRIVEVA

Di Giacomo Leopardi ci sono pervenute 931 lettere, un corposo epistolario che permette di ricostruire i rapporti con tutta una serie di personaggi dell'epoca e con i suoi familiari: il severo conte Monaldo, reazionario e conservatore che con il figlio ebbe sempre un rapporto freddo e distaccato, l'amatissima sorella Paolina e il fratello Carlo con il quale si confidava e cercava complicità e amicizia.

Le lettere leopardiane rivolte ai destinatari-familiari oltre a permettere di ricostruire la personalità del poeta, costituiscono un esempio di comunicazione settecentesca dove è prevalente non l'aspetto ideologico volto all'autorappresentazione di se stessi ma quello dialogico, autentico e genuino e in cui non vi è nessuna mediazione.

CARLINO MIO CARO

Tra le lettere scritte da Leopardi, assumono una grande importanza quelle scritte al fratello Carlo che rappresentò spesso la valvola di sfogo di Giacomo, non uso ad avere rapporti profondi con altre persone che non fossero della propria strettissima cerchia familiare.
La prima lettera rivolta al fratello Carlo, fu quella inviata da Roma dove Giacomo si trovava da appena due giorni, dalla lettera emerge tutta la delusione per l'ambiente romano e tutte le difficoltà conseguenti al viaggio dove scrive di avere sofferto tutto il soffribile ma di avere anche goduto del mutare di queste sofferenze.
Queste difficoltà proseguirono una volta giunto a Roma e furono causate dalla mancanza di conoscenza della città e di questo Giacomo si lamentava perchè a causa di ciò era costretto sempre ad uscire accompagnato da un familiare.

IERI FUI DAL CANCELLIERI QUEL COGLIONE........

Un Leopardi che usa il termine co****ne, è insolito e sicuramente non si studia a scuola, eppure con questo epiteto apostrofa Francesco Cancellieri, ecclesiastico edd erudito romano, studioso di archeologia e di cose letterarie e con cui Leopardi ebbe dei rapporti che oggi definiremo professionali.
La sua insofferenza nei confronti di Cancellieri è antipatia, totale discordanza di vedute al punto che, oltre alla parolaccia per apostrofarlo, lo definisce come "il più noioso e disperante uomo della terra" al punto che si confiderà con Carlo scrivendogli che l'unica cosa che gli rimaneva da fare era dormire.

IL SIGNOR PADRE E LE CANAGLIE IESINE E FABRIANESI

Un'altra curiosità riguarda il modo di rivolgersi al padre che viene sempre chiamato Signor padre, è noto che l'uso del voi sia stato diffuso in molte aree d'Italia anche in tempi recentissimi, eppure in quel "Signor padre" ci sono tutti gli indizi di un rapporto freddo e distaccato in cui il formalismo era perfettamente conseguente ad una estraneità totale tra Giacomo e il severo Monaldo.
Riguardo alle canaglie iesine e fabrianesi di cui parla Giacomo, sarebbe interessante sapere se le canaglie erano individui con i quali era entrato casualmente e così sembrerebbe perchè parla di un soggiorno in Umbria a Spoleto e di tavola, alludendo a un pranzo oppure se pensava tale epiteto sia simile a quello che taluni utilizzano per apostrofare qualcuno che ritengono essere disprezzabile come ad esempio quando si mette in evidenza la regionalità o il luogo di provenienza come fattori di discriminazione a priori; insomma non sapremo mai se Giacomo sopportava gli iesini e i fabrianesi...

"LE DONNE ROMANE ALTE E BASSE FANNO PROPRIO STOMACO E GLI UOMINI FANNO RABBIA E MISERICORDIA"

***Curiosa anche questa frase che esprime un giudizio secco e negativo sull'umanità che c'era a Roma ma quello che ancora più colpisce è lo sfogo di Giacomo che dice testualmente:

"Ho bisogno d'amore, amore, amore, fuoco, entusiasmo, vita"

Una frase che se non nascondesse una drammaticità a tratti commovente farebbe pensare al "Voglio una donna" che il personaggio intepretato da Ingrassia in Amarcord, urlava da sopra un albero.
Eppure Giacomo amava le donne ma non ne era ricambiato e le ragioni, senza fare dello psicologismo spicciolo possono essere tra le più disparate, certamente Giacomo non si presentava bene.
Un aspetto questo che è stato approfondito laddove si è potuto ricostruire la storia degli amori desiderati e non corrisposti e degli amori letterari.
In un articolo apparso sul quotidiano Repubblica a firma di Corrado Ruggiero viene riportato il giudizio impietoso che Fanny Targioni Tozzetti diede di Leopardi confidandosi con Matilde Serao alla quale spiegava le ragioni del perchè non ci si poteva innamorare, questa è la terribile frase:
"Mia cara puzzava"...


Eppure Giacomo sin da ragazzino cercò l'amore e forse il fatto di non essere corrisposto, lo portò a trascurarsi in un periodo in cui diventò adulto, tra gli amori lettrari non si può non ricordare quello con Gertrude Cassi Lazzari, sua cugina carnale della quale si innamorò quando lei andò a Recanati ospite della famiglia Leopardi.
Bellissima l'elegia che le dedicò intitolata "Il primo amore" e inserita nei Canti, un Giacomo proteso all'amore, tutto perso e trepidante.
La differenza tra quanto espresso nelle lettere e gli amori lettari sta tutta qui, con Carlo si confida e si sfoga, nelle poesie idealizza.

Il libro si compone di 128 pagine e permette di scoprire il vero Leopardi, quello che non traspare dagli scritti, un Leopardi fragile, dubbioso, deluso e amareggiato, tutto questo non può cambiare la grandezza del poeta ma ce lo fa sentire più vicino a noi, perche come noi poteva in un momento di sfogo dire una parolaccia.


Cinque stelle meritate all'iniziativa editoriale della Osanna Venosa:

Giacomo Leopardi, Lettere al fratello Giacomo, Osanna Venosa, 1997

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Letteratura
13 marzo 2014 4 13 /03 /marzo /2014 10:26

Il successo arriva spesso a coloro

 

osano agire.

 

Raramente arride ai timidi che

 

sono sempre timorosi delle

 

conseguenze

 

SRI JAWAHARLAL NERHU

Condividi post
Repost0

Presentazione

  • : Condividendoidee (Filosofia e Società)
  • : Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
  • Contatti

Cerca

Archivi

Articoli Recenti

  • Malombra - Antonio Fogazzaro
    FOGAZZARO TRA SCAPIGLIATURA E NARRATIVA DECADENTE Per chi ama la letteratura decadente "Il piacere" di Gabriele D'Annunzio rappresenta l'inizio non solo di un genere, ma anche il metro di misura di un modus vivendi che nel tardo Ottocento era molto diffuso...
  • Epistula secunda ad Lucilium - Seneca
    SENECA LUCILIO SUO SALUTEM 1. Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio, bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio: est primum argumentum compositae mentis existimo posse consistere et...
  • Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico - Tinto Brass
    46 PAGINE DI APPASSIONATO TRIBUTO AD UNA DONNA EROTICA: NINFA Non vi è traccia nella letteratura di opere esplicative in cui un regista spiega le sue scelte filmiche, per questo motivo "Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico" scritto da Tinto...
  • Favole - Jean de La Fontaine
    Come leggere le favole di La Fontaine Tra le note presenti in molte edizioni de "Le Favole" di La Fontaine, troviamo due raccomandazioni che dovrebbero indicare la tipologia di lettori: la prima consiglia la narrazione del libro ai bambini di quattro...
  • La scoperta dell'alfabeto - Luigi Malerba
    TRA LIEVE IRONIA E IMPEGNO MORALE Luigi Malerba nato a Berceto ( Parma ) nel 1927 , sceneggiatore, giornalista ha partecipato al Gruppo 63 e fa parte di quel movimento intellettuale che è stato definito della Neoavanguardia, partito da posizioni sperimentaliste...
  • La Certosa di Parma - Stendhal
    Ambientato in un Italia ottocentesca in parte fantastica, in parte reale, le avventure di Fabrizio del Dongo si snodano in una serie di incontri e peripezie al termine dei quali si trova il luogo ... ECCO L'ITALIA CHE TROVÒ MARIE-HENRY STENDHAL QUANDO...
  • Il nuovo etnocentrismo in nome della lotta al razzismo
    Sino al 1492 esistevano in America delle genti chiamate genericamente Amerindie (aztechi, maya, toltechi etc.) che costituivano il patrimonio umano e culturale di quelle terre. Sappiamo come le cose sono andate dopo quella data, da quel momento è iniziato...
  • Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
    Letteratura, cinema e teatro, un ritratto che non invecchia. Il ritratto di Dorian Gray è un classico della letteratura, almeno così viene definito e ogni volta che si deve usare questa espressione bisognerebbe farlo con una certa riluttanza perché c'è...
  • Filosofi: Bruno Giordano
    VITA, OPERE Giordano Bruno (Nola, 1548-1600), entrò a diciotto anni a far parte dell'Ordine dei Domenicani nei confronti del quale mostrò insofferenza per la disciplina e per l'indirizzo culturale. Nel 1576 abbandonò l'Ordine perché sospettato di posizioni...
  • Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri - Giampaolo Pansa
    Pansa ha la capacità di saper leggere la realtà e non semplicemente di interpretarla, la sua "narrazione" suscita stupore ed è sempre spiazzante e al di là del fatto che i suoi libri riescano a raggiungere i primi posti delle classifiche dei libri più...

Link