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1 marzo 2014 6 01 /03 /marzo /2014 05:06

Chi non ama vino, donna e canzone per tutta la vita rimane un buffone

(Martin Lutero)

 

Chi non beve vino ha qualcosa da nascondere

(Charles Baudelaire)

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1 marzo 2014 6 01 /03 /marzo /2014 05:06

Le parole possono mostrare la

volontà di un uomo,

ma le sue azioni mostrano le sue

intenzioni.

(Benjamin Franklin)

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1 marzo 2014 6 01 /03 /marzo /2014 04:59

 

 

  •  

 Come non ci sono innocenti fra quelli che vivono in una società ingiusta,

così non ci sono delinquenti fra quelli che la vogliono distruggere.
 
 (Michele Bakunin di Bacchelli, da "Il Diavolo al Pontelungo").

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1 marzo 2014 6 01 /03 /marzo /2014 04:39

 

L'unico peccato comune a tanti vegetariani è l'odio per il lavoro. Non aspirano all'oro né ai beni, nè al potere,

né al godimento, ma semplicemente a condurre una vita modesta senza lavoro e fastidi.

I frugivori puri rinunciano ai templi, alle case e alle organizzazioni di ogni sorta e non mostrano che «essere 

sempre più vicini alla terra». Vivono sotto la cappa del cielo, non mangiano nulla che non si possa cogliere da

alberi o da cespugli e nutrono un grandissimo disprezzo per altri vegetariani.

(Hermann Hesse)

 

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25 febbraio 2014 2 25 /02 /febbraio /2014 06:09

 

 

 

 

 

Foto0898-copia-1.jpg"La democrazia elettorale assomiglia molto al mondo della Borsa; in entrambi i casi si deve agire sull'ingenuità delle masse, comprare l'aiuto della stampa influente, e aiutare il caso con un'infinità di astuzie; non vi è gran differenza fra un finanziere che introduce sul mercato affari reclamizzati e che affonderanno in qualche anno, ed il politico che promette ai suoi concittadini un'infinità di riforme che egli non sa come a portare a termine e che si tradurrano solo in una pila di fogli parlamentari. Gli uni e gli altri non capiscono niente della produzione e si arrabattano, tuttavia, per imporsi ad essa, mal digerirla e sfruttarla senza la minima vergogna: sono abbagliati dalle meraviglie dell'industria moderna e ritengono, entrambi, che il mondo rigurgiti di ricchezza in modo bastante perché lo si possa saccheggiare molto e tuttavia non far troppo gridare i produttori; tosare il contribuente senza arrivare a farlo ribellare, ecco in che consiste l'arte del grande uomo di Stato e del grande finanziere.

Democratici e persone d'affari hanno una scienza tutta speciale per far approvare le loro truffe dalle assemblee deliberanti; il regime parlamentare è truccato quanto le riunioni d'azionisti. È probabilmente a motivo delle profonde affinità psicologiche messe in luce da questo modo di agire, che gli uni e gli altri s'intendono alla perfezione: la democrazia è il paese di Cuccagna sognato dai finanzieri senza scrupoli."

 

- Georges Sorel da "Rèflexions sur la violence"-

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Published by Caiomario - in Filosofia
21 febbraio 2014 5 21 /02 /febbraio /2014 12:10

Foto0892.jpgGenitori baciapile, ricchi, tirchi, nobili di nascita, ignobili (pare) d'animo.

La madre (una Lisa de' Salimbeni), maligna, arcigna, mezza monaca: Angioliero (il padre), autoritario, usuraio, mezzo frate.

Cecco vien su tra digiuni, devozioni, ipocrisie, spilorcierie.

Abitano, questo e quello, in un tetro palazzo (tetro anche i nome: Torre di Pietramala) posto in fondo ad una straducola ottusa, nel centro di Siena.

Si capisce l'asfissia morale del ragazzo, prima; la ribellione del giovane, dell'uomo, dopo.

Gli danno moglie presto: brutta.

 

Quando mia donna esce la man dal letto

che sa messa ancor nel fattibello,

non ha nel mondo si laido vasello

che lungo lei non paresse in diletto.

 

 

È (come i suoceri) taccagna; per di più rissosa. E Cecco canta: 

 

Poi, quando, fui cresciuto, mi fu dato

per mia ristorazione moglie che garre

da anzi il di in fin al ciel stellato;

e il suo garrir paion mille chitarre.

 

 

Nonostante la feconda cinque volte. Ama, però nel contempo, una giovane plebea di Fontebranda, figlia di un pellaio, maritata a un avaro, prezzolata bagascia. 

Canta Cecco, la foiosa brama che ha di lei; la malinconia  (la chiama così) che lo invade per la difficoltà (è povero) di possedere la donna; la gioia, infine, tutta bestiale, d'aver raggiunto lo scopo. Canta questo fango: ma vi getta sopra se non peplo d'oro della poesia (che non è da lui) almeno il guarnello dell'arte.

Ecco il suo merito, la gloria nella sua infamia.

 

L'uomo (giocatore, gozzovigliatore, cinico, teppista, disertore, odiatore del padre e della madre, insaziabile micco, amico di sodomiti -Ciampolino, Lano, Corso di Corsano - e sodomita egli stesso), scisso dall'artista, sarebbe stat9 soltanto un complicato abbozzo criminale; ma l'artista, ponendo il proprio suggello sulle gesta del malvivente, quasi (foscamente, direi) le innalza e le trasfigura.

L'odio, per esempio, il suo lungo e basso odio contro il padre, espoìlode, alla morte di questi, in un grandioso se pur diabolico, tripudio: 

 

Non si disperin quelli dell'Inferno

po' che n'è uscito un che v'era chiavato

il quale Cecco ch'è così chiamato

che vi credea  di stare 'n sempriterno.

Ma in tal guisa è rivolto 'l quaderno

che sempre vivarò glorificato,

po' che messer Angiolier è scoiato,

che m'afrigiea di state e di verno.

 

Il Boccaccio scrisse di Cecco che "bello e costumato uomo era".

Ma ciò (specie la costumatezza) smentiscono el sue rime.

Chi,  nell'anno  domini 1937, ha inciso, finalmente sopra un pezzo di sorbo l'autentico ceffo del cantore di Bacchina è Mastro Pietro da Settimello.

E vedasi l'impronta di quel legno, e si vedrà più addentro nell'animaccia torba dell'immortale senese.

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Published by Caiomario - in Ritratti
17 febbraio 2014 1 17 /02 /febbraio /2014 04:12

 

 

 

 

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Fonte Foto: http://www.flickr.com/photos/72031802@N00/3724831026

 

 

 

Bella storia quella raccontata in  "Autoritratto di un uomo nato per correre";  non si tratta del solito libro autobiografico ma di un libro che racconta una storia originale e affascinante, quella di Marco Olmo, un uomo che, attraverso la corsa estrema, afferma se stesso impersonando l'irriducibile volontà di non arrendersi davanti a nessun ostacolo.

Marco Olmo è nato ad Alba e vive a Robilante, un piccolo paese che si trova sulle montagne cuneesi, zone splendide dal punto di vista paeseggiastico, ricche di itinerari affascinanti per gli amanti dell'escursionismo; ha iniziato a correre all'età di 27 anni e da quel momento....non si è più fermato.

All'età di 58 anni vince l'Ultratrail du Mont Blanc,  competizione considerata tra le più impegnative   e importanti al mondo, una corsa dura in cui  Olmo si è dovuto confrontare con atleti più giovani andando contro qualsiasi logica legata all'età al punto che viene da chiedersi quali sono i limiti dell'uomo e quali limiti noi stessi  ci autoponiamo nell'affrontare la vita e le difficoltà ad essa legate.

 

Se Olmo riesce a macina centinaia e centinaia di chilometri su è giù per terreni scoscesi ed impervi, questo è dovuto sì alla sua tempra eccezionale ma anche ad una forza di volontà unica che parte in primo luogo dalla conoscenza di sè. 

 

Un libro che può servire da stimolo a tutti coloro i quali partono già sconfitti prima che inizia qualsiasi competizione e che con il vittimismo si sono creati un comodo alibi per la loro incapacità a reagire e ad affrontare le difficoltà della vita.

 

Corri Marco e vinci....tutti noi abbiamo molto da imparare da te!

 


 

 

Per approfondire la conoscenza di Marco Olmo segnalo le seguenti pagine:


http://www.verieroi.com/portal/piemonte/cuneo/134-marco-olmo-correre-e-un-po-come-volare.html

 

http://runningpassion.lastampa.it/tag/marco-olmo

 

https://www.facebook.com/pages/marco-olmo/108170414936


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Published by Caiomario - in Libri
16 febbraio 2014 7 16 /02 /febbraio /2014 05:11

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Ne "Il fu Mattia Pascal" viene raccontato un episodio  che rientra in quella sorta di umorismo tetro e senza sbocchi di cui Pirandello è stato maestro impareggiabile. L'episodo a cui facciamo riferimento è quello della:

 

BIBLIOTECA BOCCAMAZZA

 

 

Mattia è alla ricerca di una lavoro e dopo vari tentativi il suo amico Pomino glielo trova presso la Biblioteca Boccamazza, la biblioteca è stata lasciata da un vecchio prete, Monsignor Boccamazza ed è in decadenza.

Il vecchio bibliotecario non se ne prende cura e tra libri polverosi e topi enormi che girano indisturbati, Mattia cerca di dare ordine al locale ma..... il signor Romitelli, il vecchio bibliotecario non ne vuole proprio sapere di lasciare. Solo la morte del Romitelli permetterà a Mattia di svolgere nel pieno delle sue funzioni il suo nuovo lavoro di bibliotecario.

 

MATTIA, I LIBRI E IL MARE

 

Il rapporto di Mattia con i libri è all'inzio conflittuale ma la vera causa del suo disagio non sono i libri, ecco come racconta Pirandello questo particolare:

 

"La prima volta che mi avvenne di trovarmi con un libro tra le mani, tolto così a caso. senza saperlo da uno degli scaffali, provai un brivido d'orrore. Mi sarei dunque ridotto come il Romitelli, a sentir l'obbligo di leggere, io bibliotecario per tutti quelli che non venivano alla  biblioteca? E scaraventai il libro a terra. Ma poi lo ripresi; e - sissignori - mi misi a leggere anch'io, e anch'io con un occhio solo, perché quell'altro non voleva saperne.

Lessi così un po', disordinatamente; ma libri, in ispecie, di flosofia. Pesano tanto: eppure chi se ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole. Mi sconcertavano peggio il cervello, già di per sé balzano.

Quando la testa mi fumava, chiudevo la biblioteca e mi recavo per un sentieruolo scosceso, a un lembo di spiaggia solitaria."

 

Alla vista  corroborante del mare, Mattia ritorna alla vita ma non si  libera dall' oppressione intollerabile che lo attanaglia, è un'oppressione dovuta al "mal di vivere" e ai mille perché esistenziali che lo gettano nella disperazione fino a quando il mare stesso sembrò dirgli:

 

"Vedi, caro, che si guadagna a chiedere certi perché? Ti bagni i piedi. Torna alla tua bibloteca! L'acqua salata infradicia le scarpe; e quattrini da buttar via non ne hai. Torna alla biblioteca, e lascia i libri di filosofia. va', va'".

 

La lettura difficile non esiste, esistono invece le condizioni piscologiche della persona che, quando creano avvilimento e disperazione, sono la vera causa dell'oppressione intollerabile vissuta istante dopo istante.

 

Pagina memorabile in cui Pirandello racconta lo stato di angoscia dovuto ad una vita che non riesce a dare risposta ai mille perché.

 

 

Fonte foto: http://www.flickr.com/photos/12362665@N00/6171702293 tratta dall' "album di Albe!"

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Published by Caiomario - in Letteratura
15 febbraio 2014 6 15 /02 /febbraio /2014 06:52

Foto0881-copia-1.jpg

 

 

 

"Figlio di un cuoco e d'una castalda, seminarista, giocatore di tamburello, commesso in libreria, censore teatrale, giornalista nel Lampione e nello Scaramuccia, amico del fiasco, scapolo: una vita meschina e ridicola: e la paternità putativa di due marchesi; l'infanzia consumata tra una casa da "Acchiappa-citrulli" e un giardino con le statue di bosso e le gabbie fatte con schizzi d'acqua;  e il tubino a sghimbescio; e l'abito a quadroni da maestro d'equitazione; e i giochi di carne con le attricelle da passo sui canapè della prefettura; e la garconniere con puf e fiori di carta; e i baffi rivoltati in bocca dai quali il labbro ripompa le perline della tapioca;e i capelli riportati sulle tempie a testimonianza di mazziniana fede; e un freddurismo da capodivisione; e un congnome da immeschinire l'uomo più fiero: Lorenzini. Tali le qualità fisiche di un personaggio tra i più compiutamente metafisici di questo metafisico pànteon che è l'Italia.

Che la presenza di questi uomini straordinari vada confusa assieme con altre presenze, che il loro passaggio quaggiù non sia avvertito da nessuno, si capisce: sono uomini trasparenti, piccole colonne di luce, creature di vetro e da considerare semmai meno consistenti degli altri, come più vani e inutili".

 

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Published by Caiomario - in Ritratti
14 febbraio 2014 5 14 /02 /febbraio /2014 07:30

 

 

 

 

 

La tranquillità dell'anima

"Nessuno di noi è senza colpa; il massimo risentimento degli uomini per le colpe altrui nasce dalla falsa persuasione di non aver mai fatto nulla di male", così scriveva Lucio Anneo Seneca, l'unico vero filosofo che la Roma antica poté annoverare nella sua storia centenaria ed autore di bellissimi scritti che a distanza di quasi 2000 anni rimangono tra i capolavori più straordinari del pensiero. 
Per parlare di Seneca e in particolare di questo libro che è la traduzione italiana di un suo celeberrimo dialogo " Ad Serenum de tranquillitate animi", bisognerebbe far parlare Seneca. 
Ed ecco allora che si scopre il vero significato della saggezza che lo stesso Seneca da seguace dello stoicismo interpretò con coerenza sino alla fine quando conforme al dettato della filosofia stoica, decise di uscire dalla vita (exire vitam), un modo molto elegante per indicare il suicidio. 
Seneca era un medico, un medico dell'anima che si propose per tutta la vita di praticare la virtù sia in mezzo ai piaceri che alle virtù. 
A tal proposito mi ha sempre colpito questa frase che riassume il suo pensiero più di tante parole: 

"Se la virtù è desiderabile e non può esservi bene senza virtù, ogni bene è desiderabile: anche la coraggiosa sopportazione dei tormenti". 

E da buon medico, sapiente e saggio, Lucio Anneo Seneca dispensò ricette e soluzioni per perseguire la virtù ossia la tranquillità e la serenità dell'anima. Alcuni studiosi hanno accostato il pensiero di Seneca ai dettami del cristianesimo, è vero che alcuni aspetti delle filosofia stoica hanno molti elementi di contiguità, ma Seneca non era cristiano, era uno stoico. 

Seneca sosteneva che l'unico modo per vivere con serenità è quello di lasciarsi vivere e non opporre resistenza anche davanti al dolore perché alla fine l'uomo entra a far parte dell'intero universo. 

Mi piace pensare a quanto sosteneva Seneca in merito alla sapienza, ponete attenzione a queste bellissime parole: 

"Tutti corrono verso la gioia: ma ignorano donde si possa ricavare la stabile e grande gioia. Uno la cerca nei conviti e nella lussuria, uno nell'ambizione e in vasto corteo di clienti, uno tra le braccia di un'amante, uno nella vana ostentazione degli studi letterari che non apportano alcune salute". 

Non è cambiato niente, molti anche oggi interpretano la gioia solo come un piacere senza coscienza, Seneca ricorreva ad una espressione figurata e paragonava costoro ai leoni che provano gioia solo quando catturano una preda. Invece la vera gioia che dà tranquillità all'anima è quella che non altra fonte se non nel coraggio, nella giustizia e nella temperanza. Bellissimo questo concetto di gioia. 

Quella di Seneca è un ode alla semplicità che si deve manifestare in ogni aspetto della vita: dai cibi all'abbigliamento all'arredamento della casa. Oggi che si parla tanto di sobrietà, le parole di Seneca sembrano quelle pronunciate da un contemporaneo. Forse manca la cultura letteraria per trovare queste corrispondenze, ma il compito dei "maestri" dovrebbe essere proprio quello di ricordare anche questi aspetti della storia del pensiero. 

A PROPOSITO DELLA SCRITTURA 

Seneca scriveva: "....scrivi qualcosa in maniera semplice, per occupare il tempo, scrivi per te stesso, non per glorificare il tuo nome: meno fatica devono fare coloro i quali si impegnano culturalmente per l'oggi". 

...E A PROPOSITO DEI LIBRI 

"Si leggano sempre gli autori più stimati: e se qualche volta vorrai distrarti con altri, ritorna ai primi


Come potete constatare, Seneca è un autore che letteralmente conquista e il lettore di oggi può trovare in un bel dialogo come "Ad Serenum de tranquillitate animi" (A Sereno sulla tranquillità dell'anima) un compagno di strada piacevole che può aiutare nella vita di tutti i giorni....e credetemi ne abbiamo proprio bisogno.

Povero non è chi ha poco; ma chi vuole di più (Lucio Anneo Seneca)

 

Scritto da me pubblicato anche altrove


 

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Published by Caiomario - in Letteratura latina e greca

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