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7 agosto 2013 3 07 /08 /agosto /2013 18:16

"Tamburo di latta" è senza dubbio il romanzo più famoso di Gunter Grass, lo scrittore tedesco vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1999 ed è anche il romanzo che ne ha contraddistinto l'esordio letterario avvenuto nel 1959.

Il romanzo è composto di tre libri nei quali il protagonista, Oskar Matzerath, fa una narrazione dei fatti degni di memoria ai quali ha partecipato o di cui è stato testimone, si tratta sostanzialmente di un racconto di ricordi di cose viste o fatte e la particolarità è il luogo in cui  avviene questa rielaborazione del proprio passato: un ospedale psichiatrico.

La prima cosa che risalta e colpisce il lettore è il fatto che questi ricordi sono fatti con un tale rigore che potrebbe apparire inverosimile per un malato di mente, eppure questo non deve stupire se pensiamo che la grande poetessa Alda Merini  trascorse dieci anni nell'ospedale psichiatrico di Taranto...il confine tra follia (?) e lucidità è talmente labile da dover indurre a riflessione  i cosiddetti "sani di mente"!!!

Il primo libro inizia narrando le vicende della madre di Oskar, Agnes, fin dal concepimento una donna tormentata che una volta diventata adulta dividerà il suo amore tra due uomini: il marito e padre di Oskar, Alfred e il cugino Jan Bronski.
Oskar cresce nel dubbio: chi è il padre? E questo dubbio lo attanaglierà per tutta la vita, un tormento che finirà per condizionare tutte le sue scelte e che in parte sarà la causa dei suoi problemi di carattere psichico.

Appena nato Oskar sente la madre che gli fa la promessa di regalargli un tamburo di latta ( da qui il titolo del libro) quando compirà tre anni, cosa che realmente avviene una volta raggiunta quell'età: il tamburo di latta sarà il compagno fedele del piccolo Oskar che con entusiasmo sentirà parte di sè e attraverso il quale esprimerà le più disparate emozioni, analizzerà i fatti, comunicherà le sue sensazioni, vivrà le situazioni di cui è protagonista e testimone.

Nel secondo libro accadono due fatti importanti: la madre di Oskar, Agnes, muore in seguito ad una indigestione e Matzerath, suo padre, muore invece in una maniera molto grottesca, soffocato da un distintivo nazista.
Oskar da adolescente ha le sue prime esperienze d'amore ed entra in un circo dove si esibisce con il suo inseparabile tamburo ma una volta terminata la seconda guerra mondiale, torna a casa e mette da parte il tamburo, quello sarà il momento in cui decide di crescere e di uscire dalla sua fase infantile.

Nel terzo libro ritorna il tamburo di latta: Oskar deforme nella Germania Ovest del dopoguerra, per vivere fa dapprima l'incisore poi si esibisce con il suo tamburo in spettacoli terapeutici che hanno lo scopo di fare piangere le persone.
Grazie a questo suo nuovo lavoro diventa famoso e ricercato ma ecco che accade ciò che non era previsto: viene sospettato di omicidio e rinchiuso in un ospedale psichiatrico.

Nel finale del libro abbiamo due tempi sovrapposti: quello del passato di Oskar che continua a raccontare le sue memorie e quello del presente in cui Oskar attende l'inizio del processo.

Il romanzo che  a tratti  appare contrassegnato da  episodi di grande ferocia, dove la follia si incontra con la razionalità, è incentrato tutto sul "tamburo di latta", è lì che dobbiamo individuare il campo semantico per comprendere episodi che non sono semplici racconti accatastati alla rinfusa ma che devono essere ricondotti al significato del tamburo di latta.

Taluni ciritici hanno voluto vedere nel tamburo di latta, una metafora del regime nazista, così come nel comportamento di Oskar che lo batte furiosamente,  un volersi ribellare a quel sistema, si tratta, a parere mio di una forzatura interpretativa in quanto l'intero impianto narrativo si dispiega lungo diverse fasi storiche della storia della Germania prebellica, bellica e post bellica, fasi che sono diverse anche per ciò che concerne la vita di Oskar.

Se volessimo fare un paragone con l'analisi grammaticale tutto il romanzo il tamburo di latta è una sorta di complemento di estensione dove si esprimono le dimensioni spaziali, il dove è avvenuto questo o quell'episodio ma è nel contempo un complemento di mezzo e di tempo perchè è attraverso di esso che nel tempo, tutto si compie.

Bisognerebbe invece distinguere un significato primario del tamburo di latta, immediatamente rilevabile da tutto quello che nel ricordo evoca l'infanzia di Oskar e un significato secondario dove il tamburo di latta diventa il luogo in cui fare convergere ogni sentimento che Oskar manifesta a volte con ironia, spesso son follia ma nache con una lucidità che gli permette di ricostruire le tappe più importanti della sua esistenza.

Un libro che si merita appieno le 5 stelle, un capolavoro letterario che non può mancare nelle letture che contano.

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Published by Caiomario - in Libri
1 agosto 2013 4 01 /08 /agosto /2013 21:25

PERSONAGGI PRINCIPALI

Un Lettore
Una Lettrice
L'autore

Geniale questo libro di Calvino e verrebbe solo la voglia di dire: leggetelo!!

Uno dei principali personaggi del libro è un Lettore che compera l'ultimo libro di Italo Calvino e ne comincia la lettura.
Ad un certo punto interrompe la lettura perchè riscontra un errore di impaginazione e decide, allora, di recarsi in libreria per sostituire il libro, recatosi in libreria incontra Ludmilla, una lettrice a cui è accaduto il medesimo inconveniente.
I due continuano ad incontrarsi e ad un certo punto si innamorano cercando di completare la lettura del romanzo di cui hanno visto solo l'inizio, questa scena si ripete per ben dieci volte e ogni volta il Lettore e la Lettrice si trovano davanti ad una cosa completamente diversa sia per stile che per argomento.

Il romanzo inconcluso si pone come un racconto antinarrativo e ibrido dove l'autore dialoga con i due personaggi e nel frattempo dialoga con il lettore del libro che si sente smarrito esattamente come il Lettore e la Lettrice.
L'apologia del caos sembra non avere una conclusione, anzi è l'autore stesso a voler persuadere il lettore circa l'inutilità dello scrivere e in questo gioco di sostituzioni ed incastri l'autore sembra prendersi beffe dei lettori quando i due scoprono che a sostituire il libro è l'autore stesso.

Perchè Calvino decide di scrivere un romanzo composto di soli inzi? Che significato hanno nell'economia del libro, Lettore e Lettrice?

Credo che questo conflitto delle interpretazioni sia stato avvertito da Calvino che ha voluto leggere la realtà nella sua incoerenza dando ancora una volta al racconto  un tono favolistico, tutta la narrazione,infatti, segue il punto di vista dei personaggi e dell'ipotesi ( nel senso del se così fosse) che non solo sta alla base dello spirito del libro ma è anche una scommessa: concepire dieci romanzi costituiti solo da incipit, romanzi inconclusi che sono anche una sorta di gioco combinatorio in cui Calvino sembra trovarsi a completo agio.

Sulla trama

La lettura della trama tronca di ogni singolo racconto ci conduce all'interno di un mondo multiplo dove la ragione non riesce a fare calcoli e a fare previsioni, la letteratura come gioco combinatorio è più che una semplice prova, è la combinazione dei possibili; ed è proprio condividendo questo sperimentalismo letterario che il lettore esterno può entrare nel gioco senza perdersi, la disorganicità apparente del racconto ha una sua unità narrativa che costuisce un'ars combinatoria che cerca di dare un senso a un mondo in cui troppo spesso le prove di bella scrittura appaiono false e artificiose.

Ammiccando il lettore nel senso di invitarlo provocatoriamente in questo gioco, Calvino sfugge dalla tentazione, fin troppo facile del romanzo per il romanzo, il racconto è ricerca, è sfida, è un addentrarsi in un mondo labirintico dove nulla è concluso, con le sue contraddizioni e anche con la sua artificialità.

"Se una notte d'inverno un viaggiatore" è l'atto letterario conclusivo di una ricerca condotta da Calvino in tutta la sua esperienza letteraria: dieci romanzi di soli inizi sono anche la prova provata che il romanzo sottostà a delle regole del gioco che basta conoscere e proprio conoscendo questi meccanismi non solo è possibile costruire romanzi artificiali ma è possibile anche cambiare il ruolo del lettore che non appare più un soggetto passivo.
Il lettore che condivide, quindi, queste regole del gioco, non può essere più preso in giro e si può stabilire quella comunicazione tra autore e lettore senza che questo intento elimini il coinvolgimento emotivo di entrambi, il romanzo ,quindi, si rivela come il prodotto artificiale nato in laboratorio che svolge questo compito, dove tutti i soggetti coinvolti parlano lo stesso linguaggio relazionandosi.

Il successo di "Se una notte d'inverno un viaggiatore" fu dovuto soprattutto alla  presenza di questa dimensione labirintica che coinvolge il lettore fin dalle prime pagine e che alla fine rende il lettore stesso partecipe del gioco, stabilendo una sorta di complicità con l'autore che dialoga con tutti i partecipanti che si trovano calati in uno scenario multiprospettico di affascinante complessità.

Il libro è uscito per la prima volta sotto le edizioni Einaudi, a partire dal 1990, per volontà della vedova di Calvino, i diritti dell'intera opera sono passati alla Mondadori, il libro a partire dal 1993 è stato più volte ripubblicato in edizione economica nella collana "Oscar opere di Italo Calvino".

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Published by Caiomario - in Libri
1 agosto 2013 4 01 /08 /agosto /2013 20:51

Quando Pier Paolo Pasolini passò all'attività cinematografica , in realtà proseguì quella ricerca sperimentale che era iniziata come romanziere e come poeta ma l'esperienza letteraria fu un momento mai concluso, quasi preparatorio per un'attività che utilizzava solo un'altra tecnica: è impossibile comprendere il cinema di Pasolini senza conoscere il Pasolini romanziere.

Uno dei romanzi più importanti dell'intellettuale fiuliano è:

"Una vita violenta"

il libro pubblicato nel 1959 è successivo a "Ragazzi di vita" e ne rappresenta in un certo qual modo il continuo: entrambi i libri sono ambientati tra i giovani del sottoproletariato urbano romano e costituiscono una vera e propria esaltazione di quelel pulsioni istintive e primordiali viste come un alternativa alla spietatezza di un sistema economico che sarà, poi corredo e spesso humus fertile su cui si fonderanno intrecci e connivenze politiche.

TRAMA

Tommasino Puzzilli è "un ragazzo di vita" che proviene dal sottoproletariato urbano e che alterna la sua esistenza tra bravate di una piccola criminalità invadente per quanto ingenua e spedizioni organizzate assieme ad alcuni aderenti al Movimento Sociale.

Quando alla famiglia di Tommasino verrà assegnato un alloggio della INA-Case nasce in lui un'identificazione con i valori piccolo borghesi che lo porteranno non solo a frequentare la parrocchia ma anche a progettare un'iscrizione alla Democrazia Cristiana.

Paradossalmente Tommasino finito all'ospedale Forlanini perchè colpito da tubercolosi, si troverà a partecipare alle proteste di alcuni ricoverati comunisti, questo lo porterà una volta dimesso ad iscriversi al PCI; il finale è tragico Tommasino minato nel fisico dalla tubercolosi, non ce la fa a superare la prova e morirà.

Commento

La storia è il tentativo riuscito da parte di Pasolini di proporre un eroe positivo suo malgrado, un eroe che si muove all'interno di una realtà sociale complessa e articolata dove spesso le possibilità di riscatto sono pressochè nulle ma proprio il passaggio da una classe sociale ad un'altra è anche lo sforzo che Pasolini fa per fare emergere diversi aspetti della realtà sociale italiana.
Non esiste l'esaltazione del sottoproletariato anzi tale condizione è vista come una sorta di stato naturale presociale dove l'istinto prevale sulla coscienza, una condizione simile a quella di un bambino che deve ancora passare allal vita adulta nella quale il lavoro e l'impegno politico costituiscono una condizione definitiva di riscatto.
Val la pena osservare che in questo romanzo sono presenti tutti gli elementi della narrativa pasoliniana che descrive realisticamente le atmosfere del sottoproletariato urbano in cui ancora una volta emerge la corporalità come elemento centrale anche in termini ideologici e politici.
Questo avviene con una narrazione che possiamo definire una sorta di antilirica che appare fortemente in contrasto con la tradizione della poesia italiana.
Eppure in questo romanzo va anche controcorrente rispetto alla direzione indicata dall'ortodossia marxista in quanto il riscatto avviene in termini individuali e non secondo una prospettiva di classe, segno che Pasolini, da profeta quale fu, ne intuì quella fase di stanca che avrebbe irrimediabimente portato alla fine dell'idea di un riscatto che sarebbe potuto avvenire solo in chiave rivoluzionaria.

Proprio il fatto di rifiutare anche la retorica dell'operaio o degli italiani brava gente gli causerà l'ostilità dell'ortodossia comunista che mal vedeva un'intellettuale critico e poco incline a prendere ordini di partito.

Un libro consigliato e fuori dai circuiti dei best seller.

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Published by Caiomario - in Libri
1 agosto 2013 4 01 /08 /agosto /2013 19:36

L'UOMO COME FINE

Segnalo un Moravia per molti sconosciuto, il fine saggista che con acume rarissimo affronta un tema che solo lo scrittore poteva affrontare con tanta capacità di approfondimento.
I migliori psicologi, in assoluto, sono i romanzieri, non chi svolge di professione il mestiere dello psicologo, ma chi riesce a sondare le profondità dell'animo umano e a scrivere  su di esso, del resto nessuno psicologo potrebbe raggiungere le profondità di un Tolstoj per esempio, e Moravia appartiene a questa speciale cerchia di scrutatori dell'animo umano e delle vicende che si svolgono nel mondo.

Nel saggio vengono affrontati diversi argomenti ma il tema di fondo è:
ci sono due maniere di tracciare una strada.

A quale strada, Moravia si riferisce?

L'autore immagina di essere un conquistatore venuto d'oltre oceano a cui è stato assegnato dal suo governo una vasta proprietà, una contrada.
Prima di prendere possesso di questa proprietà decide di tracciarvi una strada, la contrada è divisa in fondi rustici messi a coltura, è attraversata da un fiume ed è disseminata da numerose cascine.
All'interno di questi poderi si trovano delle chiese e delle cappelle dedicate, come era in uso nelle zone campagne, a diversi santi locali.
Tutta la contrada è disseminata da numerose costruzioni che stanno a testimoniare la presenza dell'uomo e delle sue fatiche: mulini, frantoi, pozzi; inoltre al suo interno è possibile anche ammirare le vestigia del passato, ci sono "ruderi di grande antichità" che "testimoniano il passaggio di altre civiltà e conquiste".

ALLORA PERCHE' TRACCIARE UNA STRADA? La ragione è semplice, il nuovo conquistare dice io sono il proprietario, ho idee nuove e sono convinto che questa strada possa essere di utilità per tutti.
Non ci sono altre motivazioni, ce ne potrebbero essere altre mille ma il nuovo proprietario taglia corto, dice "Io voglio tracciare la strada e basta".

Vi sono due modi per tracciare la strada:

- la prima consiste nel rispettare i confini dei poderi e ne non toccare nulla di quello che si trova nel suo interno: le chiesette, i cascinali, i pozzi, i mulini, le officine.

-la seconda è invece quella più drastica, si costruisce la strada e basta, eliminando tutto quello che si troverà lungo il cammino, abbattendo cappelle, riempiendo i pozzi, demolendo le cascine, i frantoi, le officine e per raggiungere più velocemente questo risultato, sarà necessario impiegare delle mine che faranno saltare ogni cosa.

ATTENZIONE: Il proprietario fa una considerazione che sembra sinistra per la sua attualità:

"Io non sono tenuto a fare l'una o l'altra strada: Ho la legge dalla mia parte, ossia un decreto del mio governo la cui esecuzione a sua volta è garantita dalla forza" ( Frase tratta dal testo).

La prima strada è quella che richiede fatica, molta fatica, costruire senza distruggere è molto impegnativo, ma a forza di studiare le soluzioni migliori l'esito sarà stupefacente, perchè l'oggetto della modifica sarà amato sempre di più, si modificherà senza distruggere, certo la strada non sarà dritta, sarà tortuosa, piena di curve, di salite e di discese, di deviazioni ma alla fine il vero fine sarà il rispetto della contrada.

La seconda strada è quella più devastante dal punto di vista degli effetti e non sarà neanche necessario recarvicisi, basterà tracciare una riga sulla carta topografica, due rette parallele; basterà chiamare gli ingegneri, i geometri, gli operai, fare intervenire i mezzi per spianare, demolire, impartire ordini e fare affluire i fondi per acquistare tutti i materiali necessari.
La ragione sembra trionfare ma cosa accadrà dopo un pò? Incominceranno gli espropri, i contadini protesteranno, si opporranno, interverrà la polizia, ci saranno i primi morti, altri periranno per degli infortuni sul lavoro, magari quando salta una mina.
Fatte intervenire le forze politiche e il governo non rimarrà che definire come criminali gli operai che si sono opposti al progetto e i tecnici che non sono riusciti a prevenire gli incidenti.

I contadini saranno criminali anche perchè oltre ad opporsi hanno cominciato ad avanzare delle scuse come quelle relative alla rivolta seguita alla demolizione della cappella che secondo loro era dovuta solo ed esclusivamente al fatto che doveva essere rispettata la funzione religiosa in cui si trovavano i fedeli.
Quale la soluzione per stroncare queste rivolte? Fare intervenire i propri "giannizzeri" e poi corrompere un terzo della popolazione facendo delle promesse, un terzo sterminarla e un altro terzo renderla innnocua instupidendola, cioè non facendole capire più nulla, confondendola, ponendole dei dubbi.
Quali sono le differenze tra i due modi di tracciare una strada per quanto riguarda il risultato finale?

-Nel primo caso il fine del progetto sarà l'uomo e non la strada
-Nel secondo pur di tracciare la strada si vincerà ogni resistenza, non considerando assolutamente l'uomo, la persona.

Questo è il diilemma tra due posizioni: quella di chi non vuole considerare gli esseri umani come materia priva di qualsiasi valore e chi li vede come persone al centro di ogni progetto.
Con stile nitido e chiaro, Moravia pone un problema attualissimo: possiamo noi in nome del tecnicismo e del progresso distruggere i valori veri, possiamo in nome della politica distruggere la memoria, l'ambiente con opere faraoniche che non migliorano la vita ma che distruggono storia, sentimenti e cultura?
La ragione di questo comportamento. di questa cultura tutta italiana è da rintracciare nel "machiavellismo" che come tutti gli ismi è una degenerazione di un'idea che si distacca per intenti e contenuti dal pensiero originario; la volgarizzazione di Machiavelli e la sua cattiva interpretazione hanno stravolto completamente i rapporti sociali, il rispetto delle regole, dimenticando l'uomo e il cittadino.
Cambiare le regole del gioco in corsa è un altro machiavellismo che sempre in nome della ragione non rispetta più niente e spesso la classe politica assomiglia al proprietario del fondo che, davanti alle difficoltà che si frappongono ai suoi obiettivi sceglie di: corrompere, sterminare (anche la morte civile e la damnatio memoriae è una forma di assassinio) e instupidire.
È vero che Moravia dedicò la maggior parte delle sue energie alla narrativa ma la vasta produzione saggistica, di cui il libro è una rappresentativa raccolta è un esempio di commistione tra il racconto, la parabola e la riflessione: ne esce fuori una scrittura fluida, mai pesante e greve nei toni che appassiona e coinvolge demistificando senza lasciare l'amarezza dell'impotenza.
Questa demistificazione dell'inautenticità è la stessa che ritroviamo sia nei romanzi che nelle opere teatrali, non bisogna dimenticare che Moravia venne accusato di presenzialismo per il fatto che era sempre ovunque, in realtà questi saggi dimostrano la grande vesatilità dell'intellettuale che con passione seppe affrontare i temi civili sena alcun velleitarimo ma avendo un solo scopo: quello di scuotere dalla pigrizia una mentalità che nel giro di pochi anni si sarebbe diffusa come una metastasi in tutta la cultura italiana.

Nel libro troviamo anche dei saggi molto interessanti oltre che su Machiavelli anche sul Manzoni con una chiave di lettura originale ed interessante, il miglior Moravia saggista che parla senza sfumature andando diritto al suo scopo.

Un libro sempre attuale consigliatissimo!!!

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Published by Caiomario - in Libri
1 agosto 2013 4 01 /08 /agosto /2013 19:30

È inevitabile quando si legge un romanzo e si vede la sua trasposizione cinematografica fare un paragone, ed è altrettanto inevitabile che le immagini del film si sovrappongano al ricordo delle pagine del libro.
Sovente il libro è superiore per capacità descrittive al film che risente dei tempi di reazione dello spettatore che si trova impossibilitato a cogliere i particolari a meno che non riveda più volte il film: questo motivo è quello che fa sì che il libro è sempre superiore al film.
Ma qui ci troviamo dinanzi alla classica eccezione che conferma la regola: il romanzo di Piero Chiara ha avuto la sua magnifica trasposizione cinematografica nel film che porta il medesimo titolo del romanzo, possiamo quindi dire che il regista Dino Risi non solo è stato all'altezza ma ha fedelmente interpretato il romanzo e chi legge il romanzo dopo aver visto il film, ha esattamente in testa i volti di Ugo Tognazzi e Ornella Muti.
Parliamo del romanzo che rimane, a detta di molti critici della letteratura, uno dei capolavori del Novecento proprio per il fatto che è sui generis nel panorama letterario italiano nel quale a parte Gadda, non possiamo rintracciare molti autori che siano ben riusciti a produrre un romanzo che sia anche pregevole dal punto di vista stilistico e artistico in senso lato.

Eppure sarebbe riduttivo ascrivere l'opera di Chiara al genere giallo perchè se l'intreccio e la trama sembrerebbero quelli classici della giallistica: omicidio, sospettati, movente, prove etc.....in realtà ci troviamo dinanzi a un romanzo di tipo introspettivo dove  la divagazione e la rincorsa dei nessi causali portano ad un bisogno di Piero Chiara di ricostruire per intero la rete dele relazioni al fine di raffigurare un quadro di complicità che non sempre riconducono al colpevole materiale dell'omicidio.
I personaggi centrali del romanzo sono Matilde ( nel film la scelta di fare interpretare il ruolo ad Ornella Muti è stata tra le più riuscite e fortunate), una giovane vedova contrurbante e fascinosa che esercita un'attrattiva continua e ammaliante nei confronti di Orimbelli ( nel film impersonato da un grandissimo Ugo Tognazzi) un avvocato fallito, reduce della guerra d'Africa che vive mantenuto da una moglie ricchissima ma brutta, Cleofe Berlusconi.
Lo scenario di fondo è quello del Lago Maggiore, una villa sul lago, un bellissimo parco e i personaggi che si muovono all'interno di un ambientazione cupa e lenta; Orimbelli sollecitato dalla bellezza di Matilde decide di uccidere la moglie Cleofe Berlusconi, annegandola nel lago.
Tutto sembra procedere secondo il piano ordito dall'Orimbelli fino a quando Marco Maffei, un giovane rientrato in Italia dopo una permanenza in Svizzera, non sospetterà di lui aiutando il fratello della moglie assassinata, Angelo Berlusconi ed ex marito di Matilde, a scoprire la verità.
Una volta scoperto Temistocle Orombelli si vede perso, va nella "stanza del vescovo", così chiamata perchè in quella stanza era avvenuto un altro dramma altrettanto terribile che aveva visto coinvolti gli avi del Berlusconi e decide di impiccarsi alla Condè le cui modalità prendono il nome dal principe Luigi Enrico Giuseppè Condè-Borbone trovato impiccato nella corda appesa all'asticciola di ferro che serviva per chiudere le finestre.
La scena che si presenta è terribile e drammatica, Orombelli esce di scena con un gesto teatrale in continuità con una vita vissuta di ricordi e nostalgie e che potremmo individuare nella descrizione del baule di Orombelli che conteneva tutti i "ricordi di una vita", quel baule era il luogo della memoria, in cui tutto veniva conservato persino i trofei d'amore raccolti durante l'esperienza della guerra d'Africa.

L'intreccio da giallo sembra avere una sua soluzione e sembra che Piero Chiara voglia arrivare "pro lectore" ad una comprensione dello svolgimento degli eventi e ristabilire almeno ordine dal punto di vista intellettuale, ma non è così: scoperto l'assassino, inizia una parte del romanzo che potremmo definire aperta con la giovane Matilde che divenuta erede universale del patrimonio di Angelo Berlusconi, decide di vivere con il giovane Maffei, quella vita che, gli eventi accaduti, sembravano averle negato.
Piero Chiara è riuscito in questo romanzo a presentare l'intero intreccio narrativo eliminando quello che è il limite dei romanzi gialli spesso romanzi investigativi e ripetitivi,  introducendo una commistione di stili che tengono sempre viva l'attenzione del lettore: si passa dal tragico all'ironico, dal commovente al triviale senza mai scadere nel tecnicismo da investigazione poliziesca.
Il finale risulta così aperto, fruibile alla fantasia del lettore che vedendo il film completerà la tentazione semplificatoria che inevitabilmente accompagna la lettura del romanzo.

Un grandissimo romanzo da leggere che sarà completato dalla visione di un film a cui necessariamente abbiamo dovuto fare riferimento.

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Published by Caiomario - in Libri
19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 04:00

LA SCELTA DEL NOME GIUSTO? 

Ci sono due cose che non possiamo scegliere: nome e nascita,il nome che ci viene dato è sempre in seguito ad una nascita che non è stata richiesta. 
Addirittura possiamo scegliere quando morire, ma nessun essere umano ha chiesto di venire al mondo. 
Sembra l'affermazione di Monsignor de Lapalisse ma spesso ce lo dimentichiamo e se c'è un aspetto che può incidere profondamente nella vita di una persona è proprio il nome, diceva Goethe: 

"Il nome di un uomo non è come un mantello che gli sta penzolante e che gli si può strappare o cacciare di dosso, ma una veste perfettamente adatta, o come la pelle concresciutagli che non si può graffiare senza far male anche a lui". 

Senza chiamare in causa i grandi pensatori che pur su quersto argomento hanno scritto pagine interessantissime, è evidente che la scelta di un nome da dare ad un figlio è una scelta non facile anche perchè spesso si è in due e non sempre la decisione finale è condivisa da entrambi i genitori, spesso uno cede in favore dell'altro solo per quieto vivere. 

Spesso sulla scelta di un nome intervengono fattori emotivi come quelli legati alla sfera familiare e parentale, il nome di uno dei nonni ( materno o paterno?) , ma questa scelta non sempre si rivela quella giusta perchè nell'arco di un decennio sono cambiati i gusti, sono mutate le sensibilità culturali per cui è rarissimo che uno venga chiamato Chichibio essendo questo, un nome desueto che potrebbe anche suscitare ilarità. 

Un altro motivo della scelta nasce dal fatto che a un cognome celebre si vuole associare un nome altrettanto celebre. è pieno di Giuseppe Garibaldi e l'eroe dei due mondi mai avrebbe immagianto che tra i posteri ci sarebbero stati tanti omonimi. 
Gli esempi potrebbero continuare dando origine a una lista chilometrica perchè di Marco Polo, Giuseppe Mazzini etc, etc., gli uffici dell'anagrafe dei vari comuni sono pieni, eppure chi si trova a fare una scelta di questo tipo, ha una grandissima responsabilità, non si tratta di una semplice scelta nominalistica quanto di una scelta che potrà incidere profondamente anche nello sviluppo psichico di una persona. 

Un altro aspetto che viene sottovalutato è l'aspetto cosiddetto eufonico ( dal greco eu=bene, buono e fonè: suono), non tutti i nomi si abbinano bene e certi cognomi, valgono qui le regole lessicali che normano l'incontro delle vocali e delle consonanti. 
Spesso nella composizione dei nomi vengono utilizzati dei prefissoidi e dei suffissoidi che suonano male e oltre a ciò nomi propri che assomigliano a dei nomi comuni di cose danno origine a parole che sono composte dai medesimi grafemi ma che non hanno l ostesso significante ad esempio férmati e fermàti, stersso grafema e diverso significato. 

  • Un esempio pratico lo possiamo fare con il termine Galeazzo, un bellissimo nome, rinascimentale e nobiliare ma che nella sensibilità odierna spesso viene associato a una rima non proprio carina con tutto il corredo ilari battute che spesso accompagnano fin dall'adolescenza colui che si trova a portarlo; sono celebri gli episodi di rime e assonanze che riguardarono Galeazzo Ciano il quale ebbe la sfortuna di associare al nome anche un cognome dalla troppo facile assonanza triviale. 


Un altro elemento da considerare riguarda la cosiddetta economicità del nome, spesso nel linguaggio comune un nome viene troncato, per esempio nelle Marche si tende a troncare un nome con il finale accentato, per cui Serafino diventerà Serafì, Goffredo sarà chiamato Goffrè o Stefano Stè, Maria Marì, anche qui l'elenco è quasi senza fine, ma se questo è un'economicità d'uso esiste l'economicità che viene scelta dallo stesso soggetto che non amando il proprio nome cercherà un economico diminutivo accettabile per cui Beatrice diventerà senz'altro Bea, Matilde Mati e Rosamunda semplicemente Rosa, per non parlare poi del bellissimo nome Filomena storpiato in mille modi pur di evitarne il suono. 

Scegliere il nome per un bambino o una bambina non è come scegliere il nome per un cane o un gatto che saranno indifferenti a qualsiasi appellativo, di questo ne dovremmo essere consapevoli eppure non è così: è il caso di cognomi utilizzati come nomi, come ad esempio Presley o nomi stranieri associati a nomi di animali o luoghi naturale come Nathan Falco (nome di animale), i risultati in alcuni casi sono e saranno devastanti. 

Questo bel libro augurale può essere utile a tutte le giovani e meno giovani coppie che vogliano trovare informazioni e consigli per il nome da dare al proprio bambino, troveremo delle pagine in cui è spiegato il significato dei nomi ( un aspetto molto importante nella scelta di un nome), e un elenco di ben quattromila nomi da cui attingere per fare la scelta giusta. 
Il fatto che gli autori del libro siano Carlo Fruttero e Franco Lucentini da a questa guida un valore completamente diverso da quello che potrebbe avere un semplice elenco dei nomi in quanto lo scopo dichiarato dagli autori è proprio quello di evitare lo scempio di nomi dati spesso con una faciloneria e superficialità senza limiti. 

UNA CURIOSITA' A LATERE 

Con istanza della Corte suprema della Cassazione, il giudice ha vietato l'assegnazione di nomi che possano risultare ridicoli o che possano creare una situazione di futuro disagio. Il caso noto riportato dalle cronache è quello di due genitori genovesi che volevano chiamare il figlio "Venerdì" come il famoso compagno di Robinson Crusoe, ma la cosa più assurda è che volevano dargli come secondo nome "Mercoledì", entrambi hanno poi ripiegato sul più comune Gregorio, nome del santo in cui è nato il pargolo. 

Fonte Istat 

L'Istat ha riportato l'elenco dei nomi più diffusi in Italia nel 2007: fra i maschietti il nome più diffuso è Francesco, seguito da Alessandro, Andrea e Matteo, quasi inesistente il nome Giuda, del tutto assente Gesù ma molto diffuso Gesuino; tra le femminucce Giulia su tutte, poi seguono Sofia, Martina e chiara. 

Attenzione ai nomi stranieri: Andrea in Italia è un nome maschile, nei paesi di lingua germanica è un nome femminile, difficilmente le leggi del'anagrafe accetterebbero che ad una bambina venga dato il nome di Andrea, è accaduto.... ma come comportarsi nel caso di due genitori tedeschi che vogliono dare alla propria figlia, nata in Italia, il nome di Andrea? Una questione giuridica non da poco che dovrebbe essere regolata al livello europeo in quanto manca una normativa di riferimento in merito. 

Ci sono poi nomi regionali e cittadini: ad esempio in Sardegna è molto diffuso il nome Efisio, a Napoli Gennaro e ad Ascoli Piceno il nome Emidio (in omaggio al Santo Patrono della città), non manca poi una differenza tra Nord e Centro-Sud, al Nord prevalgono Alessandro e Matteo, al Centro-Sud Francesco prrevale su tutti. 

Un libro di 200 pagine che è anche un ottimo regalo per i futuri mamma e papà e per tutte le persone colte che sono sempre curiose...su tutto!! 

 

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Published by Caiomario - in Libri
19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 03:58

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(Album di Caiomario)

IL LIBRO CHE HA ISPIRATO IL CODICE DA VINCI

 

"Il Santo Graal" potrebbe essere considerato un'attenta delle origini del cristianesimo e delle cronache della vita di Gesù raccontate nel Nuovo Testamento e in particolare nei quattro Vangeli. 

L'opinione comune è portata a credere che la vita di Gesù sia esposta in tutti i Vangeli, in realtà solo in quelli di Matteo e di Luca si parla dell'origine e della nascita di Gesù e molti fatti raccontati da uno sono in netto contrasto con quelli esposti nell'altro. 

Le due tesi sono le seguenti: 

  1.  Secondo Matteo Gesù era di famiglia aristocratica, un legittimo discendente di Davide e addirittura di Salomone. 
  2.  Solo con Marco si diffonde l'idea di Gesù come "povero falegname". 



Due racconti diversi e contrastanti tra loro che evidenziano un modo diverso di "sentire" l'origine di Gesù e, da cui si può desumere, come in quei racconti confluissero tradizioni diverse che facevano parte della cultura vetero-testamentaria che ognuno interpretava a modo suo. 

Le discrepanze che troviamo negli Evangeli riguardano anche l'origine della famiglia di Gesù: 

  •  secondo Luca la famiglia di Gesù era di Nazareth, e solo in seguito ad un censimento ( che storicamente non è mai avvenuto) si trasferirono a Betlemme, in base al racconto di Luca Gesù nacque in una mangiatoia. 
  •  mentre per Matteo, la famiglia di origine di Gesù era benestante, risiedeva a Betlemme e il Nazzareno era nato in una casa. 

 

 

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Su questi ed altri episodi la domanda che avanzano gli autori è provocatoria e la esprimono in questi termini: "Piaccia o no, si deve ammettere che uno di questi due vangeli ha torto, o che hanno torto tutti e due. Di fronte ad una conclusione così clamorosa e inevitabile, non è possibile considerare come inoppugnabili i Vangeli: Come possono essere inoppugnabili, quando si smentiscono l'un l'altro?". 

Partendo da questo assunto, gli autori esaminano puntigliosamente le tappe storiche che hanno portato al riconoscimento dei Vangeli come libri che appartenevano alla parola rivelata e individuano una data, il 367 d.C., il momento fondamentale in cui avvenne la scelta da parte del vescovo Atanasio d'Alessandria di escludere alcuni dei testi che dimenticati e ritenuti pericolosi per l'ortodossia. 
Questa scelta venne ratificata nel 393 durante il Concilio di Ippona e definitivamente nel 403 d.C quando si tenne il Concilio di Cartagine. 
Ancora una volta gli autori si pongono una domanda "come poteva un'assise di ecclesiastici decidere infallibilmente che certi libri appartenevano alla Bibbia e altri no?". 
Secondo gli autori , Gesù non morì sulla croce, sposò Maria Maddalena - da cui ebbe dei figli e insieme a loro si trasferì in Francia presso una famigli ebraica. 
I suoi discendenti con il nome di Merovingi, posero le basi del Sacro Romano Impero, di questi segreti sarebbe titolare il Priorato di Sion. 

Gli autori si muovono nel campo delle ipotesi, delle coincidenze e di fatti contraddittori, ma comunque i riferimenti storici sono numerosi e le prove raccontate  fanno più di una volta sobbalzare il lettore mettendo a dura prova le sue convinzioni.

In particolare si invitano i lettori a porre attenzione alle pagine che vanno dal cap. XI al cap. XV : sono di grande interesse, ma -a nostro parere- gli argomenti trattati andrebbero affrontati solo da lettori preparati. 
Leggendo, ad esempio, il paragrafo intitolato "La Crocifissione" (pagina 455 del testo), gli autori, avanzano delle ipotesi che hanno come punto di partenza i Vangeli che erano rivolti ad un pubblico greco-romano e, a tal proposito scrivono: 

"I Vangeli furono composti durante e dopo l'insurrezione del 68-74 d.C., quando il giudaismo aveva finito di esistere come una forza sociale, politica e militare organizzata. E soprattutto, i Vangeli furono composti per un pubblico greco-romano, e dovevano risultare accettabili". 

E' solo un esempio, ma si potrebbero elencare numerossimi passi che aprono delle parentesi che necessitano di un approfondimento, ecco perché leggere il libro non basta e la derubricazione a "giallo storico" riteniamo che sia svalutativa in quanto si rischia di affrontare ogni pagina senza avere la necessaria preparazione; il rischio è quello di rimanere avviluppati nelle sabbie mobili delle suggestive tesi che gli autori hanno avanzato ai quali va comunque riconosciuto il merito di seguire un filo logico improntato su basi scientifiche (almeno per quanto riguarda il metodo). 
Pur non essendo un testo accademico, infatti, "Il Santo Gral" è un'opera che è ben documantata, alla fine di ogni capitolo si trovano numerose note "di rimando" che fanno riferimento a studi di notevole spessore che necessiterebbero di un approfondimento ulteriore. 
Solitamente un lettore normale non ha il tempo ma soprattutto la voglia di affrontare la lettura in modo così approfondito anche perchè la scienza del "Nuovo Testamento" è vasta e complessa, ma una Storia del Nuovo Testamento aiuterebbe senz'altro il lettore ad affrontare determinati argomenti con meno suoperficilaità. 
Il lettore odierno che legge i Vangeli lo fa spesso per motivi di fede, ma non bisogna dimenticare che i più grandi studiosi (quasi tutti di formazione culturale protestante) hanno esaminato ognuno dei ventisette scritti del Nuovo Testamento partendo da un'ipotesi ormai accettata da tutti i maggiori studiosi del settore ossia che i Vangeli storici non sono che in gran parte il "portavoce della comunità crisitiana primitiva, che ha fissato la tradizione orale". 
Se quindi è importante il valore letterario dei testi (e non quello storico) ci rendiamo conto che un testo come "Il Santo Graal" rischia di creare una grande confusione nella testa di quei lettori che non hanno un'adeguata preparazione per affrontare gli argomenti trattati.

 

Oggi si potrebbe parlare di fantasia, un tempo si era accusati di eresia.

 

 

 

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(Album di Caiomario)

 

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

 

  • Autori: Michael Baigent, Richard Leigh, Henry Lincoln 
  • Titolo: IL Santo Graal (Titolo originale dell'opera: The Holy Blood and the Holy Grail)
  • Anno di pubblicazione: 1982
  • I edizione Ingrandimenti giugno 1982 - I edizione I Miti luglio 2005
  • Editore: Mondadori
  • ISBN 88-04-54957
  • Prezzo: € 5,00 
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Published by Caiomario - in Libri
12 giugno 2013 3 12 /06 /giugno /2013 06:50

IL LIBRO, CONOSCERE L'UOMO ATTRAVERSO LA STORIA DEL BICCHIERE 

"Bicchieri. Storia, Usi e Costumi" è un volume breve di sole 61 pagine che ripercorre le vicende storiche legate alla nascita del bicchiere, al suo diffondersi quale oggetto destinato alle classi dominanti sino a diventare l'oggetto d'uso inteso nell'accezione più comune del termine. 
Se cultura, intesa in senso antropologico, è tutto ciò che gli uomini fanno e segna il distacco dalla condizione biologica del puro ciclo alimentazione/riproduzione a quello della sofisticazione della forma, il bicchiere rappresenta l'emblema di come un oggetto inteso in senso funzionale possa diventare un oggetto anche prezioso e costoso che però non può cambiare la sua funzione originaria che è quella di contenere un liquido. 

Il bicchiere inteso recipiente funzionale è esistito da sempre, dapprima fu ciotola, tazza e calice, vagamente rassomigliante ai bicchieri odierni, se quindi la sua funzione è rimasta immutata nel corso dei secoli, sono invece mutate le tecniche di lavorazione e i materiali impiegati per fabbricarlo. 

Attualmente la maggior parte dei bicchieri in commercio è fabbricata in vetro e cristallo. La tecnica di lavorazione può variare in relazione al materiale utilizzato, ma attualmente, salvo rare eccezioni, il processo di produzione è quasi esclusivamente industriale. 
È interessante apprendere dal punto di vista storico come la produzione dei bicchieri in materiali silicati e resistenti alla quasi totalità delle sostanze chimiche si sia diversificata sino all'utilizzo di materiali come la plastica e la carta. 

Probabilmente quello che più colpisce la nostra fantasia è la foggiatura del vetro e il moltiplicarsi di forme di bicchieri che possono assumere varie dimensioni, ma pochi sanno che il bicchiere in vetro quale oggetto artistico si affermò nella Roma antica dove la tecnica di produzione del vetro raggiunse l'eccellenza. Attraverso la storia dei bicchieri possiamo conoscere la storia dell'uomo, infatti quando il fiorente sviluppo dell'arte subì una battuta d'arresto con il declino della Roma imperiale, bisognerà aspettare il tardo Medio Evo per trovare manufatti eleganti di grandissimo valore artistico. 
Il centro dell'industria vetraria trovò la sua sede a Murano dove i vetrai veneziani grazie alla loro abilità produssero bicchieri d'arte preziosissimi e unici, ma si deve ai Cechi la creazione di bicchieri di cristallo caratterizzati da quella proverbiale lucentezza che ancora oggi trova apprezzamento ovunque. 


IL BICCHIERE COME OGGETTO DI USO COMUNE 

Nel libro l'argomento viene affrontato secondo diversi punti di vista, trovo però interessante soffermarsi sulla diffusione dei bicchieri in tutte le classi sociali conseguente alla generale industrializzazione avutasi nell'Ottocento che permesso di abbassare notevolmente i costi di produzione. 
In linea di massima possiamo riscontrare un livellamento e una standardizzazione del prodotto bicchiere che, salvo rarissime eccezioni, può oggi definirsi un oggetto artistico. 
Oggi possiamo trovare facilmente in commercio bicchieri di plastica di tutte le fogge, bianchi colorati, bicchieri di carta e di polistirolo, di dimensioni standard, grandi e piccoli,tutti prodotti che costano qualche centesimo di euro e che hanno una durata di vita abbastanza breve. 

USI 

Se è interessante la storia del bicchiere, altrettanto interessante è un altro argomento affrontato dagli autori: l'uso del bicchiere. Pensate che un buon vino possa essere bevuto in un bicchiere di plastica? State imboccando la strada sbagliata, il vino va bevuto in un bicchiere di vetro, meglio ancora se a forma di calice quando si tratta di degustare vini armonici di particolare pregio come ad esempio il Barolo e l'Amarone. 
Bere un vino in un bicchiere di plastica è un peccato mortale che non permette di cogliere l'essenza di un vino, il suo sapore, i suoi profumi e l'aroma che si sprigiona a contatto con l'aria; poi vi sono bicchieri da dessert, bicchieri per liquori dolci e per Whisky, bicchieri a forma di coppa che servono per dare calore all'alcool e infine bicchieri per i vini da pasto. 

CONCLUSIONE 

Nel libro vengono illustrate numerose curiosità legate al'uso dei bicchieri, anticiparne il contenuto toglierebbe il gusto della lettura, il taglio di questo volumetto è davvero unico: cattura mille sfaccettature che riguardano un oggetto che utilizziamo tutti i giorni e che porta con sé l'abilità del fare dell'uomo, la sua intelligenza e il suo spiccato senso del bello e dell'utile. 
Il viaggio nel mondo dei bicchieri è affascinante e fa comprendere come essere coltivatori del gusto significhi anche saper apprezzare le forme e i materiali che tra tecnica e manualità hanno prodotto bicchieri di grande qualità e che, al di là dell'uso, sono degli importanti oggetti d'arredamento in tanti ambiti extra domestici e sono persino dei biglietti da visita come, ad esempio, nell'alta ristorazione; un tavolo ben apparecchiato con dei bicchieri di cristallo è il modo migliore per creare un'atmosfera esclusiva e per dare più gusto alla tavola!!! 



SCHEDA DEL LIBRO 

* Titolo: Bicchieri. Storia, Usi e Costumi 
* Autori: Pollini Gilberto e Bellinazzo Laura 
* Editore: Idealibri 
* Anno: 1999 
* EAN: 9788870825954 
* Pagine 61 


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Published by Caiomario - in Storia
15 maggio 2013 3 15 /05 /maggio /2013 16:42


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Prima di presentare il preziosissimo volume "Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti d'Italia" scritto da Costantino D'Orazio ne consigliamo la consultazione e possibilmente il possesso, anticipiamo la conclusione perché questo volume è davvero speciale ed è interessantissimo per chi ama i luoghi d'arte e vuole scoprire posti che si trovano al di fuori dei soliti circuiti affollati e poco fruibili sul piano della conoscenza e dell'apprendimento.


UN PREZIOSO VADEMECUM AD USO DEI TURISTI CURIOSISSIMI

"Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti d'Italia"è una guida dal contenuto inedito che a differenza di tutte le  altre guide turistiche, propone sia luoghi che non sono accessibili al pubblico oppure mete poco conosciute che non rientrano nei circuiti del turismo di massa.
La lettura della guida  è tutta una scoperta ma anche una conferma del fatto che l'Italia è un giacimento di tesori che noi stessi ignoriamo, è vero che tutti conosciamo almeno il nome di alcuni luoghi notissimi come musei, zone archeologiche o pinacoteche, ma è altrettanto vero che camminiamo nelle nostre città ignorando del tutto cosa si nasconde nel sottosuolo o dietro ad un muro che si trova, magari, lungo la strada che percorriamo quotidianamente.

Costantino D'Orazio è uno storico e un critico d'arte e grazie alla sua esperienza e conoscenza ha dato un taglio storico-culturale che il lettore apprezzerà congiuntamente alle preziose informazioni necessarie per avere accesso a luoghi nascosti che possiamo fare rientrare nelle così dette "arti maggiori": palazzi, giardini storici, cripte, luoghi un tempo adibiti al culto ma anche nelle "arti minori" che sono un tesoro nel tesoro.

L'autore  non si limita ad una presentazione fine a se stessa delle opere artistiche  ma imprime un taglio pratico all'intera narrazione che potrebbe essere definita "solidale" e persegue l'obiettivo di rendere accessibili informazioni che sarebbe impossibile reperire attraverso altre fonti; si tratta quindi di informazioni pratiche come ad esempio quelle che riguardano  i recapiti telefonici dei proprietari o dei responsabili dei luoghi d'arte, detti riferimenti che risultano essere preziosissimi il più delle volte non è possibile reperirli attraverso i normali canali informativi; sotto questo punto di vista l'opera è meritoria in quanto fa parte di un progetto sul quale, in questo spazio posso fornire solo alcune indicazioni.

Leggere e consultare il volume lo troviamo molto gradevole al di là del suo utilizzo immediato (leggi visite nei posti citati) perché il contenuto descrittivo-narrativo non presenta solo i luoghi, ma coinvolge emotivamente il lettore, è come se si viaggiasse a fianco di un "cicerone" pronto a rivelare notizie, segreti e curiosità presenti in alcune delle più belle città d'arte italiane; tuttavia è un peccato (ma questo non è certo imputabile all'autore) che diversi luoghi non si possano visitare se non per motivi particolari legati all'attività di ricerca e di studio. In altri, invece, si può avere libero accesso ma non per questo il loro carattere di preziosità nascosta viene meno.

SI POSSONO SEGNALARE ANCHE ALTRI LUOGHI SEGRETI O CHIEDERE LUMI SU QUANTO PRESENTE NEL VOLUME

Un elemento positivo che fa parte del progetto a cui abbiamo accennato nelle righe precedenti e che merita di essere segnalato riguarda la possibilità di  contattare il dottor Costantino D'Orazio attraverso una pagina dedicata disponibile sul web, riportIAMO l'indirizzo che può ritornare utile a tutti coloro che fossero interessati a conoscere le modalità di accesso a diversi luoghi "segreti" presenti nella guida oppure a segnalare altri posti che meritano attenzione:


http://www.99luoghisegreti.it/ita/2011/05/99-luoghi-segreti-italia. (link     )


UNA CURIOSITÀ AD USO DEI LETTORI

Non tutti sanno che molti tesori artistici dall'inestimabile valore storico sono stati inglobati in strutture private, questo fatto rende purtroppo difficoltoso l'accesso ad aree che necessitano di un'autorizzazione per l'accesso da parte degli attuali proprietari. Qualche tempo fa, Alberto Angela, il noto giornalista documentarista figlio di Piero,  in una sua trasmissione televisiva  aprì al pubblico una Roma sotterranea sconosciuta ai più. Pensate che  ancora oggi nel sottosuolo di Roma si trovano templi, stanze di appartamenti privati appartenuti ad imperatori romani, terme e persino interi tratti dell'antico acquedotto romano dove scorre ancora del'acqua purissima. Questi luoghi non sono facilmente accessibili ma forse quello che potrebbe sembrare un "difetto" potrebbe rivelarsi un elemento positivo utile per preservare luoghi che rischierebbero di fare la fine di Pompei.

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SCHEDA DEL LIBRO

* Autore: Costantino D'Orazio
* Titolo: Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti d'Italia
* Editore: Palombi
* Pagine: 292
* Prezzo di copertina: euro 14 (reperibile  online a prezzo scontato)
* EAN9788860603227

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Published by Caiomario - in Libri
15 maggio 2013 3 15 /05 /maggio /2013 13:42

 

La lettura de "L'armata scomparsa. L'avventura degli italiani in Russia" di  Arrigo Petacco
è l'occasione per conoscere  un periodo tragico della storia italiana, tuttavia dopo la lettura del libro si prova una certa impressione apprendendo molti particolari di quella che fu una tragedia immane.
Il libro non è un racconto romanzato ma è Storia vera anche se Petacco ha il pregio -a nostro parere- di saper raccontare anche le cose più tragiche in modo appassionante come un grande scrittore di romanzi.
Oltre a questo aspetto che rientra nelle caratteristiche dello storico/giornalista Petacco, pensiamo che il libro possa servire alle nuove generazioni per non dimenticare un evento tragico che forse non si potrà ripetere nello stesso modo ma che potrebbe sempre ripresentarsi sotto altre spoglie.

Ciò che abbiamo trovato apprezzabile ed interessante nell'impostazione dell'autore è il fatto che la campagna italiana in  Russia venga raccontata dall'inizio e non dalla fine, lo stesso autore fa notare al lettore questa scelta specificando che gli avvenimenti narrati partono dall'estate del 1941 per fare si che che lo stesso lettore possa comprendere in modo "più facile......le ragioni che spinsero Mussolini a compiere quella scelta rovinosa". (la frase in virgolettato è quella usata dall'autore).
Ricorda Petacco che prima di intraprendere la campagna di Russia, l'esercito italiano era stato già colpito da una "serie umiliante di sconfitte", eppure ciò non bastò e si incominciò un'avventura rovinosa di cui  gli italiani non potevano immaginare gli esiti.
Petacco poi fa una serie di domande che ancora oggi non trovano un'adeguata risposta, prima fra tutte le seguente: perché Mussolini volle partecipare a quella campagna?. Apprendiamo dal libro che l'Operazione Barbarossa lanciata da Hitler non presupponeva un coinvolgimento italiano ma solamente quello di Finlandia, Ungheria e Romania, ma -è questo secondo me il punto interessante- Petacco avanza l'ipotesi che Mussolini intraprese la campagna di Russia con in beneplacito degli ambienti economici internazionali che non vedevano l'ora di sbarazzarsi del paese simbolo del socialismo reale.

Dopo la sconfitta è singolare il fatto che un certo numero di italiani insofferenti al fascismo, quando vennero fatti prigionieri in Russia, si convertirono al comunismo che presentava metodi di indottrinamento simili a quelli impiegati dallo stesso Regime fascista. Petacco racconta questo episodio nella sua "Storia del fascismo" di cui consigliamo la lettura per integrare e ampliare le conoscenze apprese nel libro.
I soldati italiani che avevano dimostrato simpatia verso il comunismo, venivano considerati degli "illuminati" venivano prelevati e condotti a Mosca dove vi era la "Scuola Superiore di antifascismo"; a Mosca studiavano una serie di materie altrettanto singolari per l'argomento trattato, Petacco ne fa un elenco: storia d'Italia, economia politica, materialismo storico e dialettico, storia del Partito Comunista Italiano e del Partito Comunista Bolscevico. Gli insegnanti di questo particolare corso antifascista erano dei fuoriusciti italiani.

Petacco racconta una fase della storia dell'armata scomparsa, in quanto  per molti soldati italiani la storia è continuata dopo la guerra, di molti di loro, infatti, non si è saputo più niente.
 I sovietici non volevano dei convinti sostenitori del comunismo ma dei pedissequi servitori della causa staliniana ed arrivarono persino a sostenere che la radio non venne inventata da Guglielmo Marconi ma da tale Aleksandr Popov. Gli italiani che hanno tanti difetti ma non difettano certo di ironia reagirono davanti a questa assurdità e incominciarono a scrivere sui muri Viva Marconi, Abbasso Popov e un marconista disse «D'ora in poi chiamatemi popovista» (l'episodio è riportato alla pagina 202 del libro).
Molti italiani avevano un terrore della Siberia, l'idea stessa del freddo che da sempre accompagna questa zona della Russia li faceva impazzire al punto che -racconta Petacco- molti si uccisero con un colpo di pistola alla bocca. Altri che non avevano la pistola, prendevano il moschetto 91, appoggiavano la canna sotto il mento e sparavano. Fine della paura del freddo.
Gli italiani dimostrarono una grande capacità di adattarsi alle circostanze; non avendo nessun attrezzo a disposizione, i prigionieri con una semplice lama arruginita realizzavano "bastimenti, giocattoli, pettini d'osso, fermacapelli, medaglioni, cinghie intrecciate che poi venivano usati come merce di scambio con la popolazione civile". Addirittura due ufficiali italiani riuscirono a costruire un orologio a pendolo fatto di chiodi e ingranaggi di legno.
Gli italiani erano poi abili anche a nascondere questi manufatti in modo da non farli trovare dai sorveglianti e cosa incredibile a dirsi crearono un mercato che incominciò a tirare tra i russi.
Questo episodio dovrebbe essere divulgato perché è sintomatico della straordinaria inventiva degli italiani capaci di adattarsi anche alle situazioni più estreme.

Molto interessante è la parte terza del libro intitolata "Davai" (camminare in russo), leggendo questa parte del libro si apprende un dato che fa ancora impressione: furono  83.430 i soldati dell'ARMIR morti e dispersi. Di questi più di 69 mila hanno oggi un nome, degli altri non si sa più niente. Dalla lettura del libro emerge un quadro completo di quella immane tragedia di cui solo in parte conosciamo le storie personali di tanti italiani che vi parteciparono.


ULTERIORI INFORMAZIONI SUL LIBRO

"L'armata scomparsa. L'avventura degli italiani in Russia" di  Arrigo Petacco è un libro pubblicato nel 2010 nella collana "Oscar Storia" della Mondadori , il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1998 nella collana "Le Scie" sempre della Mondadori.

Il libro si divide in tre parti dove vengono raccontati quattro distinti periodi: quello dell'inizio della campagna di Russia e della momentanea vittoria delle truppe dell'asse, la resistenza degli italiani quando i russi incominciarono il contrattacco, la ritirata disastrosa e la prigionia nei gulag. Il libro si conclude con un sottocapitolo intitolato "L'ultimo treno dal Gulag" dove viene raccontato il ritorno di uno degli "ultimi" italiani dai campi di prigionia sovietici. Il periodo comprende 5 anni di una storia che per certi versi non è ancora terminata dato che i resti mortali di molti italiani non sono mai stati ritrovati.
Il lettore potrà trovare nel libro un racconto dove fioriscono tutta una serie di particolari sconosciuti ai più, particolari di storie vissute,  storie vere che rappresentano un capitale umano di cui si ignora l'esistenza; eppure i fatti  narrati sono accaduti davvero e Petacco con abilità e singolare maestria riesce a raccontarli in modo vivace evitando di riportare dei freddi bollettini. In tal modo il lettore affronterà, senza cali d'attenzione,  una delle più belle ricostruzioni fatte su un periodo tragico della nostra storia.



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