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30 novembre 2012 5 30 /11 /novembre /2012 08:45

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Valerio Massimo Manfredi è il Maestro del romanzo storico, non è solo un fenomeno dell'editoria che ha conquistato i primi posti delle classifiche dei libri più venduti, ma un eccellente narratore che sa appassionare in modo emozionante ed intenso i lettori.

"Il faraone delle sabbie" è un libro pubblicato nel 1999 per le edizioni Mondadori e rientra a pieno titolo nel genere thriller, un affascinante racconto dove gli eventi passati diventano vitali intrecciandosi con le ambientazioni moderne; al di là delle ricostruzioni più o meno fantasiose, il merito di Valerio Massimo Manfredi è la sua capacità di scrivere delle storie che sono sempre imprevedibili e di imbrigliare il lettore lungo misteriose traiettorie attraverso le quali i personaggi storici del passato rivivono non rimanendo solo dei nomi privi di significato.

Il gradiente di un racconto è sempre personalissimo, diverse voci indicano "Il faraone delle sabbie" come uno dei racconti meno riusciti dello scrittore emiliano, chi scrive dissente in quanto un romanzo storico non è e non deve essere un libro di storia; la finzione narrativa è l'unico modo per rendere compatibili le ambientazioni del passato con quelle moderne.

Il libro appartiene al genere della suspense mozzafiato, un genere se vogliamo ormai inflazionato al punto che molti romanzi sembrano uno la fotocopia dell'altro, ma Valerio Massimo Manfredi riesce sempre a consegnarci dei racconti elettrizzanti che trasportano il lettore verso esiti inaspettati.

La trama nella quale i grandi ideali si fondono con il sentimento d'amore, si snoda tra scenari di un Medio Oriente antico e misterioso e gli intrighi di un terrorismo internazionale che catapulta il lettore nella realtà contemporanea. Lo stacco tra i due momenti storici è evidente, quella che all'inizio sembra una storia di archeologia diventa una narrazione dall'esito inaspettato. Davvero avvincente!!

TRAMA

Il lettore si trova proiettato nel VI secolo a.C. nella Gerusalemme governata  dal re Sedecia mentre l'esercito di Nabuconodosor la sta cingendo di assedio:

"Le trincee cingevano i fianchi di Sion, gli arieti e le macchine ossidionali minacciavano i suoi bastioni"

Il fatto è storicamente accaduto e documentato, anche l'interrogativo a cui fa riferimento l'autore è lo stesso che troviamo nelle Scritture (1) dove viene descritto un popolo privo di qualsiasi riferimento che pensava di essere stata abbandonato dal Signore a favore di un sovrano forte e potente come Nabuconodosor.

Il dialogo riportato tra il profeta Geremia (2) e il re Sedecia è realistico e probabilmente il contenuto di una parte delle conversazioni tra i due avvenne proprio sulla necessità di arrendersi a Nabuconodosor che concesse al regno di Sedecia una sorta di autonomia in cambio della sua fedeltà ma che il re di Israele tradì tramando con gli Egiziani. 

Il re Sedecia rigetta le accuse di Geremia giustificando il fatto di aver chiesto l'aiuto del faraone in quanto Nabuconodosor aveva dato agli israeliti un luogo arido e privo di frutti e bestiame.

Geremia a questo punto accusa il re Sedecia di  avere un comportamento tracotante nei confronti del Signore Dio a cui chiederebbe di render conto del suo operato e decide di abbandonarlo al suo destino.

Sedecia tenta il tutto per tutto cercando di mettersi in salvo fuggendo ma viene catturato, ridotto in catene e successivamente accecato mentre morte e desolazione colpiscono Gerusalemme e i suoi abitanti.

Geremia nel frattempo riceve l'ordine di recuperare gli arredi del tempio l'Arca dell'Alleanza che si trovavano all'interno del Tempio, nel Sancta Sanctorum che ospitava il trono dell'Altissimo. Lo storia prosegue sino a quando Geremia giunge  con il prezioso carico in compagnia di Baruc, il suo aiutante, ai piedi del Sinai e scompare per sempre dietro un cumulo di rovine. 

Le prime pagine del libro sono appassionanti, il lettore ha la sensazione di assistere al drammatico dialogo tra Geremia e Sedecia così come ai preparativi della sortita disperata del sovrano israelita e alla sua successiva cattura da parte degli assedianti babilonesi. L'autore descrive bene luoghi e persone dando plasticità  e ritmo ad eventi storici di un passato che cammina a fianco del lettore sino a quando lo scenario cambia e la finestra si apre nella Chicago del secondo millennio.

Un nuovo protagonista si affaccia nel racconto, è William Blake, uno studioso dell'antico Egitto che viene a conoscenza di un traffico di reperti archeologici di straordinaria importanza, la storia si complica microfilm, file e carteggi rendono sempre più misteriosa la narrazione.

Lo scenario si sposta in Medio Oriente: una spedizione archeologica statunitense viene organizzata per riportare alla luce dei reperti archeologici nel deserto del Neghev; nel corso degli scavi avviene un crollo che permette di scoprire una tomba, è quella del faraone del deserto; mentre sullo sfondo una serie di intrighi internazionali rivelano inquietanti retroscena.

 

la storia si conclude con un esito inaspettato.........  

 

NOTE

(1) L'assedio di Gerusalemme è raccontato in 2 Re 25,1-25,7; i due libri dei Re sono da considerarsi come un'opera in cui gli eventi narrati sono letti sotto la lente della riflessione religiosa. Un altro passo importante in cui si racconta della Gerusalemme assediata è Geremia 6,1-6,30.

(2) In Geremia 18,1 si trova il passo in cui il profeta ribadisce la necessità da parte di Israele di farsi plasmare da Dio e di accettarne totalmente il dominio. In Geremia 18,13 troviamo la riflessione del profeta sulla colpa di Israele che si è dimenticata del Signore.

 


 



 

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Published by Caiomario - in Libri
25 novembre 2012 7 25 /11 /novembre /2012 05:47

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Fonte immagine:http://www.flickr.com/photos/25381422@N03/2437467518 (Album di pcambraf)

 

Premetto che Isabel Allende è un'autrice che mi piace, ha incantato il mondo e ha incantato anche me, diversi libri che ho letto li trovo molto coraggiosi, c'è modo e modo di parlare di sentimenti, la Allende ci riesce senza cadere nel lacrimevole ma colpisce ed arriva diritta al cuore anche quando tratta storie torbide. A parte le note della critica che di solito non seguo, mi interessano anche le vicende personali degli scrittori, dalle loro pagine si possono capire molte cose: speranze, rimpianti, rabbie e gioie. Poi sta al lettore interpretare e farsi un'idea ed è quello che ho fatto io leggendo "Paula". 

Solitamente non leggo le biografie precostituite, le ritengo faziose e parziali, soprattutto quando sono di seconda mano, nulla aggiungono e molto, invece, possono togliere al profilo di un artista, preferisco leggere notizie vere dall'artista o desumerle dai suoi scritti. "Paula" è un romanzo che permette di capire molto dell'universo di Isabel Allende, una storia che ha prodotto frutti virtuosi ma che non affonda le radici su un terreno privo di sassi e rose con spine. 

Ho trovato la storia raccontata dalla Allende molto commovente perché vera, le storie perdute nascono sempre da eventi e fatti reali , può una madre perdere la speranza verso una figlia (o un figlio) anche quando tutto sembra perduto? Io credo di no, se è una madre, il rapporto con il proprio figlio incomincia prima della nascita ed è indissolubile, non è il figlio che va verso la madre ma è sempre la madre che va verso il figlio. 

Nessuno può veramente sapere qual'è il rapporto vero degli altri con la propria madre, ma sappiamo quello che è il rapporto con nostra madre e più passano gli anni più ci rendiamo conto che la vita è costellata di occasioni perse;  anche il dolore che Isabel vive con la propria figlia è prezioso, il dolore fatto di silenzi ma mai di segreti, cos'è invece un dolore vissuto senza il conforto di una madre quando questa è ancora in vita? So che è difficile essere sinceri su questo versante perché si toccano le sfere più intime. Possiamo anche seguire con trepidazione quanto la Allende ci racconta, ma non possiamo assolutamente non rivolgere lo sguardo al rapporto che si ha con la propria madre. 

OCCHIELLO: Questa probabilmente non era l'intenzione dell'autrice, ma il suo racconto traboccante finisce per arrivare laddove forse non era il suo proposito: provocare il lettore e indurlo a riflettere sul dolore e sul modo di affrontarlo. 

Ma il libro non è solo questo, è anche una straordinaria testimonianza di vita vissuta intensamente, ne esce fuori il profilo di una donna forte e dolce, mai ruvida, pronta ad affrontare situazioni in cui bisogna sempre rincominciare qualunque cosa accada lungo il percorso della vita. 

LA LEZIONE DELLA ALLENDE 

Isabel Allende con "Paula" non vuole dare nessuna lezione, si limita a raccontare ma sarebbe superficiale non cogliere il messaggio che proviene da questo libro che non è solo una storia di dolore. Lottando e resistendo forse non si può sempre vincere il nemico (morte, malattie, situazioni storiche ecc.) ma vale la pena combattere e impegnarsi. 


Paula è una storia di coraggio e di speranza che mostra la grande forza di una donna che ha saputo affrontare esperienze devastanti; dovrebbe essere presa da esempio da tutti coloro che stanno sempre piangendosi sopra generando negatività anche negli altri. 

Sono sIcuro che chi affronterà la lettura del libro percepirà sin dalle prime pagine questa forza incredibile e questa insaziabile sete di vita.

 "Paula" è un racconto dove l'amore trionfa sulla morte e sulle avversità

 

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Published by Caiomario - in Libri
17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 05:45

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COLAZIONE DA SOCRATE FILOSOFIA DELLA VITA IN DICIOTTO AZIONI QUOTIDIANE

 

 

 

 

 

 

 

PREMESSA 

Durante l'estate siamo soliti accompagnare un amico che si diletta a pescare per passione, quando esce con il buio verso le quattro del mattino, mentre si procede verso il largo del mare riflettiamo su noi stessi e sul mondo; è nel fondo dell'anima che nascono gli interrogativi che da sempre accompagnano l'uomo di ogni epoca, tutti questi interrogativi non hanno mai avuto una risposta, ma nessun uomo può avere la protervia di comprendere il senso della propria vita in modo compiuto, ciò non toglie che la ricerca continui. 
Quegli interrogativi stanno alle origini del pensiero filosofico greco ed è da lì che nasce la "cura del sapere" perché questo letteralmente vuol dire filosofia. Esiste quindi secondo i "primi" filosofi un rapporto tra sapere e illuminazione e il compito della filosofia è quello di ridurre le distanze tra noi (esseri umani) e il cielo. La filosofia ha preso poi altre strade e allontanandosi dall'obiettivo iniziale è diventata sempre più rivolta all'uomo (Marx) e meno al cielo (i metafisici). 
Questo modo di intendere la filosofia oggi si pone, in modo crescente, di fronte alla cultura radicata nella tecnica, incentrata sulla univoca e comunemente recepita valenza che non esiste risposta a certi interrogativi. Anche per queste ragioni la filosofia ha cessato di essere la madre di tutte le scienze che da lei si sono distaccate iniziando un percorso che ha privato le scienze da qualsiasi anima spirituale. 


IL LIBRO


In questo senso crediamo che sia da ripensare tutto il discorso, oggi molto comune, sulla utilità della cultura e in particolare della filosofia. Riteniamo che sia impossibile tornare indietro allo spirito che animava i primi filosofi, il rapporto con la cultura e con il pensiero è mutato: il 99 per cento delle persone intelligenti ritiene che la preparazione scolastica debba essere finalizzata al lavoro, non è sbagliato ma è fuorviante l'idea che esistano delle discipline di serie A e altre di serie B, anche per queste ragione emerge la necessità di una valutazione morale della cultura e in particolare della filosofia. 
Ci è capitato di incontrare laureati in filosofia che svolgono i lavori più disparati: dal ristoratore allo scrittore, dall'operaio all'impiegato, pochissimi di loro fanno gli insegnanti, notiamo che però esiste un filo comune che li lega: la filosofia li ha aiutati ad adattarsi al mondo e a superare le difficoltà. 

 

Non abbiamo alcun pregiudizio verso chi vuole divulgare la filosofia in ambienti che tradizionalmente nulla hanno a che fare con il "pensatoio sacramentale" dei filosofi di professione, anzi penso che sia un'opera meritoria, il problema è di come si svolgono le modalità di diffusione. Prima di leggere "Colazione da Socrate" di Robert Rowland Smith, non sapevamo niente dell'autore, dalle note biografiche pubbliche si apprende che il professor Rowland Smith è anche un impegnato conferenziere che spazia oltre che nella filosofia anche nella letteratura e nella psicologia. Sinceramente non ne avevamo sentito mai parlare, ma non è la notorietà che dà valore ad una persona, pertanto senza alcun pregiudizio ho affrontato la lettura del libro. 
Nella letteratura filosofica vi sono stati innumerevoli tentativi di divulgare la filosofia, in Italia sono note le opere di Luciano De Crescenzo, bisogna ammettere che alcuni di questi tentativi si sono trasformati in un successo editoriale, tuttavia bisogna anche fare un appunto: questi libri spesso banalizzano la filosofia e contribuiscono in un certo senso a diffondere l'idea che essa sia una disciplina fuori dal mondo. 

L'idea del professor Rowland Smith è quella di prendere una persona assolutamente normale e di accompagnarla con delle "idee filosofiche" lungo il percorso di una giornata banalissima che tra l'altro -a mio parere- solo alcuni vivono secondo le modalità descritte. 
L'idea che al momento del risveglio si possa filosofare sullo stato di veglia cosciente e di sogno ricorrendo al "cogito ergo sum" cartesiano mi sembra del tutto fuorviante; come è noto, infatti, René Descartes (Cartesio) con quella famosa espressione voleva dire che "tutto ciò che pensa è, io penso, dunque sono" ossia voleva affermare la verità dell'io che pensa, per Cartesio quella affermazione serviva da ponte verso il concetto di "res cogitans" e per arrivare all'idea che "le cose che noi concepiamo molto chiaramente e molto distintamente sono tutte vere". Non esiste quindi nessun probabilmente come si evince dal libro, il cogito è per Cartesio la prima verità. 
Ma è il prima che conta perché con lo stato di sonno, prima del risveglio, bisognerebbe scomodare Freud e tutta la psicoanalisi e il "pensiero in stato di sonno" è vero quanto il risveglio!!!! 

Naturalmente non è possibile confutare in questo spazio tutte le affermazioni contenute nel libro in quanto bisognerebbe scrivere un altro libro che ribatte (laddove è necessario punto su punto le affermazioni del professore. 

ALTRI ESEMPI, MA LA SCIENZA VA PREMIATA 

Il professore scrive ad un certo punto "In ufficio Karl Marx vi sussurrerà all'orecchio come liberarvi dalla schiavitù del salario" (pag. 11). Davvero singolare l'approccio proposto da Rowland Smith, crediamo invece che Marx anche oggi non avrebbe sussurrato niente all'orecchio ma avrebbe gridato il modo in cui avviene lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e probabilmente sarebbe dentro qualche prigione per le sue idee. Insomma l'idea di un Marx sussurratore mi sembra alquanto bislacca, piuttosto Marx oggi sarebbe in prima fila con gli studenti e i senza diritti e ricorderebbe a tutti quelli che per mantenere il loro posto di lavoro rinunciano a tutti i loro diritti  che è invece lecito ribellarsi quando non si hanno che da perdere le proprie catene. 
Anzi aggiungiamo che Marx oggi avrebbe ricordato a questo impiegato il carattere feticcio delle merce, e dove li mettiamo A Smith e Ricardo e la critica verso tutti gli economisti che per Marx assomigliavano ai teologi? 
Insomma una banalizzazione e una riduzione di Marx a collega d'ufficio ci sembra davvero troppo. 

Anche la "riduzione" del pensiero dell'immenso Hobbes a una banale idea dello stato di natura che ritornerebbe ogni qual volta ci si sposta per andare al lavoro la mattina, meriterebbe di essere trattato come "il pimice pomice" della famosa scena del "Picassò" di "Totò a colori" (vedi:www.youtube.com/watch?v=tvQd5s-R_1c). 


 

Il libro è ben scritto ed è di facile lettura, ma non è un'opera di filosofia, qualcuno potrebbe obiettare che questo non era lo scopo dell'autore e che il nostro è un fraintendimento ma senza essere astratti si può evitare di mischiare Socrate con cappuccino e brioche; con l'ironia Socrate mise alle corde i suoi avversari ed era poco accomodante, forse non avrebbe approvato



"Totò a colori: A me piace premiare il talento.Mi dia le manine.Gli tenga la testa così. Ferma.....Lei col pimice e pomice, mi fa la cortesia, mi allarga quest'occhio?"

 

Articolo dell'autore presente in forma modificata anche altrove.

 

 

 

 


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Published by Caiomario - in Libri
14 novembre 2012 3 14 /11 /novembre /2012 06:16

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PREMESSA 

Questa mia riflessione non vorrebbe aggiungere altro alle pagine eccelse che sono state scritte su "L'idiota" di Fedor Dostoevskij, potrebbe sembrare presuntuoso e  fuori luogo, ma torna utile all'economia del mio scritto fare la seguente precisazione: ogni libro è un "caso" a sé che non può -per ovvi motivi-tenere conto delle trasformazioni che sono avvenute nel corso del tempo, ma -questo è il punto importante- un'opera è eterna quando le generazioni che la leggono trovano in essa delle riflessioni sufficientemente indicative per comprendere la molteplicità di approcci che ognuno di noi può avere nei confronti dei fatti della vita. 
A tutto questo va aggiunto che un autore non facile come Fedor Dostoevskij va digerito, pertanto ad un approccio da lettore distratto ho preferito quello del lettore che è ritornato più volte sui passi che ho ritenuto più interessanti e perché no? più fecondi per la riflessione. 

LA VERITÀ DELL'IDIOTA 

Ercole venne ucciso dalla camicia di Nesso, la verità viene uccisa invece dalle obiezione degli idioti, ma se uno che viene ritenuto idiota proclama la verità gli viene concesso tutto, la pietà concede quello che la severità delle intenzioni non perdona. Il principe Lev Nicolaevic Myskin, l'idiota è un uomo a cui mancano tutte le tendenze negative presenti negli altri uomini, ma -è questo il tratto centrale che contraddistingue il protagonista- il bene diventa una verità spiattellata in faccia a chi prova sofferenza. Questo aspetto è tutt'altro che secondario, perché se può risultare difficoltoso proporre un 'altra morale o nuove morali dinanzi al dolore o all'immoralità che implica non tanto la mancanza di rispetto nei confronti dei principi morali quanto la sua totale assenza. 
L'idiota parrebbe più uno psicotico affetto da manie depressive che l'essenza del bene, in effetti è difficile accettare l'idea che si possa perseguire il bene con comportamenti ed atteggiamenti che danno quanto mai l'impressione di una diffusa negatività. 

Se è la compassione ciò che permette al principe Myskin di redimere il prossimo, molti dubbi potrebbero sorgere al lettore che ragiona sulla vita, sul bene e la convivenza. Al di là della chiave di lettura di ciascuno, il problema etico rimane e non può essere accantonato. Mi pare che il principe Myskin abbia "fondato" una morale che vive prima della morale. É difficile accettare che attraverso il dolore si possa salvare l'umanità, a me sembra che il principe Myskin sia un mix di narcisismo e di cinismo in cui l'egoismo è contrabbandato per compassione. Forse che Myskin si vuole sostituire a Dio con la sua ineffabilità che tutto rende incomprensibile? E qual'è la verità dell'uomo che Fedor Dostoevskij vuole delineare? 

Forse l'aspetto più difficile da capire è proprio questo ed un'altra indicazione può provenire da un'altra figura chiave del romanzo: Nastasja Filìpovna che vive riflettendo se stessa nel principe Myskin la cui struggente pietà alimenta la sua speranza di redenzione. 

Celebre è la frase di Dostoevskij: "La Bellezza salverà il mondo", ma a quale Bellezza fa riferimento? Una Bellezza che è anche un enigma che sdoppiata affascina e fa morire. Ecco il principe Myskin è la Bellezza e quando Dostoevskij ne descrive il profilo sta pensando a Dio, al Cristo risorto che attraverso il dolore e la compassione risorge a vita nuova. L'idea estetica della compassione, della bellezza che ferisce e tutto trasmuta, esattamente come accade nella Croce dove la Verità è tale nella lacerazione che diventa istanza di salvezza. 

Sempre in riferimento a questa prospettiva avanzata dal grande scrittore russo non vi è dubbio sul fatto che l'impostazione ontologica sia alquanto da scartare a favore di una impostazione antropologica, la cosa, apparentemente scontata, risulta a mio avviso di fondamentale importanza per comprendere appieno lo spirito del romanzo, eppure rimangono tutti irrisolti diversi aspetti interpretativi del "darsi" del principe Myskin. 
Lasciando ampio spazio alla discussione in merito, vorrei pertanto cercare di andare oltre le interpretazioni ufficiali per poter promuovere una lettura fenomenologica dell'opera, nell'auspicio che tale prospettiva possa rendere ragione ad un romanzo complesso da cui scaturiscono una polivalenza di significati. 

"L'idiota" viene considerato universalmente come il capolavoro di Dostoevskij, non è sicuramente un libro facile ma è di una bellezza poetica unica e per chi ha l'animo predisposto può essere il viatico verso un processo di autoconsapevolezza che consenta di comprendere il rapporto tra l'uomo, il dolore e Dio.  


Articolo dell'autore espresso in forma modificata anche altrove

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Published by Caiomario - in Libri
12 novembre 2012 1 12 /11 /novembre /2012 07:22

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Turni da 10 ore di lavoro e stipendi da 300 euro al mese,  a queste condizioni viene prodotta la nuova Fiat 500 L in Serbia. Italiani lo dovete sapere, poi deciderete se acquistare o no questo modello della casa automobilistica diretta da Sergio Marchionne.

In Italia la nuova Fiat 500 L viene venduta a partire da un prezzo di listino di 14.900 euro e chi la dovrebbe comprare? I disoccupati? I cassa integrati da 780 euro al mese, i giovani precari o gli ultracinquantenni che vorrebbero fare uscire prima dal lavoro e scaricare sulla fiscalità pubblica? 

Un grande capitalista come Henry Ford diceva che i primi che dovevano comprare le autovetture Ford dovevano essere gli operai che la producevano, Marchionne invece ha spostato una parte della produzione dall'Italia e l'ha portata in Serbia, lui dirà che il costo del lavoro in Serbia è più basso e che alla Fiat non conviene produrre in Italia. Come dargli torto? Venda però la nuova Fiat 500 L in Serbia, vediamo quanti operai che lavorano negli stabilimenti della Fiat si potranno permettere di acquistarla.


 

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Fonte immagine:http://www.flickr.com/photos/22977635@N05/2206832386 (Album di NVR77)

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Published by Caiomario - in Società
11 novembre 2012 7 11 /11 /novembre /2012 17:35

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"Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non essere fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scadalosa ricerca" (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari) 


Così si espresse Pier Paolo Pasolini a proposito del suo atteggiamento nei confronti della realtà storica italiana di cui colse, profeticamente, tutti quei movimenti che come degli inquietanti conati sarebbero esplosi in tutta la loro potenza negli anni successivi ai suoi scritti. 

Leggere a distanza di anni "Scritti corsari" significa addentrarsi in una realtà storica e politica che fin da allora appare immobile ma nello stesso tempo foriera di sinistri presagi. 


Scritti corsari non è un romanzo ma una raccolta di articoli, interviste e recensioni che hanno contraddistinto l'attività di impegno civile dell'intellettuale friulano; come ben specificato nella nota introduttiva dell'edizione del 1975 pubblicata per la Garzanti, sta al lettore fare quell'opera di ricostruzione di tutta una serie di frammenti che costituiscono degli interventi su fenomeni, spesso contradditori, della nostra storia recente. 

Sono vari gli interventi di Pasolini, vorrei soffermarmi su alcuni interventi che ancora oggi fanno riflettere. 

7 gennaio 1973. Il "discorso sui capelloni": 
Pasolini ricorda di aver visto per la prima volta i capelloni a Praga, in una hall di un albergo, erano due e per quanto stessero in silenzio, dice Pasolini che il loro silenzio era funzionale:parlavano senza parlare, quello che parlava era il linguaggio semiologico, il linguaggio dei loro capelli. 
Quale era il messaggio? Il messaggio era il seguente:
Noi siamo capelloni e apparteniamo a una Novità che fa scandalo, i borghesi fanno bene a guardarci con odio e con terrore, noi siamo ben consapevoli della nostra responsabilità, fate così anche voi e attendete gli Eventi (scritto nel testo con la E maiuscola). 
Anche in questo Pasolini assume un atteggiamento controcorrente dicendo che i capelloni furono un'espressione di sottocultura di protesta che si opponeva ad una sottocultura di potere. 
Eppure nonostante costoro si definissero di Sinistra, dice Pasolini, questa Nuova Sinistra è nata dentro l'universo borghese. 
Nel 1968 i capelloni furono assorbiti dal Movimento Studentesco e ne 1969- "con la strage di Milano,la Mafia, gli emissari dei colonnelli greci, la complicità dei Ministri, la trama nera, i provocatori- i capelloni si erano enormemente diffusi. 

Tutto sembrava rivoluzionario ma....( ed è quel ma di Pasolini che assume dei contorni di grande acume intellettuale) ecco rivelarsi l'aspetto irrazionalistico la maschera che sarebbe diventata funzionale al potere, la maschera era di protesta, ma non erano altro che l'atteggiamento di privilegiati ed alludevano ad un atteggiamento di "Destra". 

E' un linguaggio non comprensibile ai più giovani ma chi ricorda quegli anni sa benissimo che cosa vuole dire "reflusso": osserva, infatti, Pasolini, che la sottocultura di opposizione venne assorbita dalla sottocultura di potere, in maniera irrimediabile ed irreversibile....sappiamo come è andata a finire, i più importanti direttori dei giornali, delle banche, delle autorithy vengono proprio da lì. 

Appaiono profetiche queste parole di Pasolini: 

"Sono saltate fuori le vecchie facce da preti, da giudici, da ufficiali, da anarchici fasulli, da impiegati buffoni, da Azzeccagarbugli, da Don Ferrante, da mercenari, da imbroglioni, da benpensanti teppisti" ( Scritti corsari, pag.15). 

Ecco la critica di Pasolini (siamo nel 1974) che si fa amara e caustica, quando osserva che quella maschera è diventata una moda, utilizzata dalla reclames ( così si chiamava la pubblicità) che non ha più nessuna carica di protesta anzi è funzionale alla stessa sottocultura di potere che viene alimentata da un modo di acconciarsi che definisce "orribile, perchè servile e volgare". 



15 luglio 1973 "La prima, vera rivoluzione di destra" 

Si tratta di un brano tratti dal "Tempo illustrato" col titolo "Pasolini giudica i temi di italiano", è un articolo straordinario perchè Pasolini si scaglia contro quell'abitudine, tutta italiana, di vedere una restaurazione ovunque del fascismo ma che col fascismo non c'entra niente. 
Dinanzi alle fasi della restaurazione, osseva Pasolini, esistono due momenti: il primo nel quale la restaurazione fa di tutto per distruggere la famiglia, la cultura, la lingua, la chiesa e il secondo momento in cui la restaurazione si da dà fare per difendere le istituzioni dagli attacchi degli operai e degli intellettuali; si tratta sostanzialmente di una falsa lotta. 

Cosa accade ( e accade ancora) spesso la lotta dei gauchisti è rivolta contro la maschera, la falsa reazione, tutti fingono di non vedere. 

Nella stessa scuola (oggi cosa direbbe) vengono riproposti degli stereotipi: la lettura meramente scolastica di Pascoli e D'Annunzio si contrappone un'idea liberaleggiante di Croce riportando una frase estrapolata da un contesto ( Pasolini sta parlando dei temi assegnati all'esame di maturità). 

Questo modo di procedere ( ed oggi è eguale, vedendo i temi assegnati alla Maturità) si base su una finzione: tutti si sono attenuti ad un riformismo classico completamente lontano da ogni rapporto con la realtà. 

Perchè Pasolini critica il tema su Croce assegnato all'esame di maturità del 1973? Perchè dice Pasolini il padre di cui parla Croce non è più il padre di oggi (del 1973) perchè era un padre borghese con la barba che dava del Voi ai propri figli e che lo pretendeva imponendolo, spesso questi padri erano davanti a tavoli pieni di carte, seduti in sedie dorate non erano padri spazzini, muratori, braccianti, metalmeccanici o minatori oppure "ladri e vagabondi". 

Gli studenti, naturalmente stavano al gioco , eppure questi studenti sono stati i fratelli minori di quelli che avevano fatto il '68 e nel loro silenzio e nella loro passività Pasolini intravvede "una specie di atroce nevrosi euforica" che fa accettare qualsiasi forma di edonismo. 



Gli articoli e le recensioni sono interessantissime non solo perchè analizzano la realtà senza scadere nel conformismo intellettuale di quei tempi ma individuando i cambiamenti antropologici che in Italia già si stavano manifestando con comportamenti che oggi hanno avuto un esito conclamato con tutte le derive etiche e morali conseguenti. 

In ultimo segnalo l'articolo del 10 giugno 1974 apparso su "Il Corriere della Sera" in cui Pasolini critica quell'antifascismo di maniera e da rituale che esponeva il fianco alle vere forme di involuzione e di reazione che si servivano, spesso, di frasi vuote mentre ( e questo era il vero pericolo) il consumismo si imponeva ovunque coperto da un anacronistico moralismo di facciata che favoriva non il fascismo ma qualcosa di diverso, di completamente diverso...in questo diverso che avanzava Pasolini, intravvide profeticamente, l'inizio della dissoluzione morale che avrebbe come un morbo appestato ogni forma di convivenza civile. 

Uno dei migliori libri che affronta senza indulgenza l'attualità dell'epoca ( e i tempi che sarebbero venuti)....

 Un libro straordinariamente profetico che non può mancare nella propria libreria.


 


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Published by Caiomario - in Libri
8 novembre 2012 4 08 /11 /novembre /2012 11:23

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        (Album di Caiomario)

 

Fontamara è sicuramente il più noto dei romanzi di Ignazio Silone al secolo Secondo Tranquilli; scritto in Svizzera nel 1930 e dato alle stampe nel 1933, ha come ambientazione un paese della Marsica, di cui Silone era originario, a cui viene dato il nome inventato, ma denso di significati, di Fontamara. 

Si tratta di un nome e di un luogo immaginario che però presenta caratteristiche del tutto simili e reali , dal punto di vista storico e sociale a quelli di molti paesi marsicani di cui Silone ben conosceva il contesto socio-economico. 

I fatti si svolgono durante il periodo del fascismo e sono ambientati nel contesto del mondo contadino che è costretto a subire una duplice prepotenza: quella dei proprietari terrieri, spesso rappresentati dai notabili del posto e quella delle autorità del regime che sovente va in soccorso dei nobili e dei padroni. 

La popolazione di Fontamara è suddivisa in due gruppi sociali: quella dei "galantuomini" e quella dei "cafoni", con la prima si indicano i proprietari terrieri con la seconda quella dei contadini, sovente mezzadri che potevano ricavare come ricompensa del loro duro lavoro solo una minima parte dei frutti della loro fatica e che così Silone descrive: 

affamati di terra per generazioni e generazioni, sudano sangue dall'alba al tramonto per ingrandire un minuscolo sterile podere e non ci riescono. 

Esemplare è la galleria dei personaggi descritti da Silone che utilizza dei nomi ironici che si riferiscono ai loro comportamenti e ai loro tratti caratteriali: don Circostanza, avvocato ed ex sindaco, don Carlo Magna proprietario di grandi latifondi, l'Impresario affarista turpe e disonesto che con imbrogli e raggiri è riuscito a diventare podestà, il cavalier Pelino che rappresenta il partito fascista, un personaggio vile e opportunista, don Abbacchio che se da una parte gode del rispetto e della stima dei cafoni è, comunque, sempre dalla parte dei galatuomini. 

I veri protagonisti del romanzo sono i contadini, i cafoni che sono descritti con tratti realistici che da una parte inducono al sorriso, ma dall'altra parte mostrano una situazione di estrema sottomissione, di ignoranza e diffidenza, specialmente nei confronti del governo, visto sempre come la causa dell'imposizione di nuove tasse vessatorie e infine di dabbenaggine nei confronti delle autorità che dovrebbero difenderli dalle angherie e dai soprusi. 

L'episodio che descrive Silone non è altro che un ennesimo imbroglio perpetrato nei confronti dei cafoni che sono stati indotti a firmare un foglio in bianco dal cavalier Pelino complice dell'Impresario. 
Con questa firma i cafoni sono stati privati dell'acqua del ruscello che irrigava i loro campi, il cui corso viene deviato verso le terre dell'Impresario. 
Accortisi del raggiro essi tentano una protesta ma sono ancora una volta presi in giro da un accordo che assomiglia più a una beffa, proposto da don Circostanza, infine sono indotti definitivamente al silenzio dopo una spedizione punitiva fascista e schedati come sovversivi. 

Nel gruppo dei cafoni emerge una figura, quella di Berardo Viola, un contadino che dopo essere stato privato delle sue terre induce i suoi compagni alla ribellione. 
Quando Berardo Viola va a Roma incontra un giovane antifascista che gli apre gli occhi sulla realtà storica e politica coinvolgendolo in un modo o nell'altro nella sua vicenda personale. 
Arrestati per un equivoco, Berardo si autoaccusa dichiarando di essere lui lo Sconosciuto, il personaggio inafferrabile ricercato, per la sua opposizione al fascismo, dalle autorità. 
La fine di Berardo Viola è terribile: torturato con il fine di rivelare i nomi degli eventuali complici, muore in modo atroce e innocente. 

La notizia giunge a Fontamara dove gli abitanti si chiedono che cosa fare, nel contempo una nuova spedizione punitiva li sconfigge in modo definitivo, ma si tratta di una vittoria effimera perchè gli abitanti di Fontamara escono, da questa vicenda, con una nuova consapevolezza che gli ha fatto aprire gli occhi riguardo ai loro diritti e alla necessità di passare all'azione. 

 

Fontamara è un romanzo che appartiene al cosiddetto " filone meridionalista" ed è un racconto in cui l'effetto realistico si manifesta anche nel modo in cui viene riportato il linguaggio con cui si esprimono i cafoni; un linguaggio che  sa rendere appieno l'abitudine dei cafoni a parlare solo il loro dialetto e per i quali  cafoni la lingua italiana appare solo come una lingua estranea e morta. 

E' un libro che sembra essere il frutto di un autore corale dove il realismo prevale rispetto a qualsiasi forma di inutile abbandono verbale, basato sull'essenzialità ma nel contempo scorrevole e appassionante. 
Un libro di notevole impegno sociale che va storicizzato nel tempo ma che presenta alcune problematiche che ancora oggi rimangono irrisolte.

La consapevolezza talvolta si raggiunge dopo molte sofferenze.

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Published by Caiomario - in Libri
5 novembre 2012 1 05 /11 /novembre /2012 05:49

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Fonte immagine:http://www.flickr.com/photos/45092778@N07/8080013888 (album di vignettando con Dario Levi)

 

Torna la tassa sui ricchi? Sembrerebbe di sì, l'obiettivo è quello di trovare risorse per pagare le pensioni ai cosiddetti "esodati", le ultime stime ufficiali dicono che sono 130 mila ma è probabile che il numero debba essere rivisto al rialzo.
Una delle proposte per reperire i denari necessari per salvare gli esodati è quella di introdurre una tassa del 3% sui redditi che superano i 150 mila euro.

La soluzione prospettata rappresenta di fatto un'aumento della pressione fiscale, ma l'emendamento alla legge di stabilità  presentato alla commissione lavoro di Montecitorio non trova tutti d'accordo, prima di tutto il Governo ha espresso la sua contrarietà, inoltre da più parti si è anche rilevato che se l'emendamento dovesse diventare legge di Stato rischierebbe di essere cassato dalla Corte Costituzionale. Anche il presidente della Confindustria Squinzi ha espresso un parere negativo affermando che aumentare la pressione fiscale sui redditi che superano i 150 mila euro l'anno significherebbe colpire quei contribuenti che in questo momento di crisi continuano a spendere e che questo avrebbe una inevitabile ricaduta sui consumi e sull'occupazione.
Non c'è dubbio che la pressione fiscale ha  ormai raggiunto limiti insostenibili, del resto Monti ha più volte ripetuto che i provvedimenti durissimi presi nel mese di novembre 2011 servivano proprio per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni, ma una volta che il barile sarà raschiato completamente e resterà vuoto dove andranno a prendere i soldi? Se non si riduce la spesa pubblica diminuendo il numero dei dipendenti vedremo salire ancora le tasse e ad esserne colpiti saranno le categorie più deboli quelle a cui nessuno pensa e che non hanno nessuna rappresentatività.

Ma non è finita qui, per pagare le pensioni degli esodati si profila un aumento delle sigarette, un aumento che si renderebbe necessario dato che servono altri  3 miliardi di euro per coprire la spesa, ma anche in questo caso la stima dovrà essere rivista al rialzo. Secondo una nota diramata dalla Federazione italiana tabaccai, se il provvedimento dovesse passare questo comporterebbe un'aumento di 80 centesimi di euro per un pacchetto di sigarette.

Meglio comunque aumentare le sigarette che la benzina, su questo non c'è dubbio!
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Published by Caiomario - in Società
2 novembre 2012 5 02 /11 /novembre /2012 17:57

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Lettera ad un soldato della classe 40 di Robert Brasillach è un'opera la cui diffusione la si deve ad Adriano Romuladi, figlio di Pino, scomparso in maniera tragica nell'estate del 1973 in un incidente stradale.

L'edizione in nostro possesso è stata pubblicata nel 1975 da Giovanni Volpe Editore nella collana L'ARCHITRAVE diretta da Gianfranco de Turris. Il volumetto si compone di 63 pagine e comprende:

  • la premessa scritta dal de Turris (da pag. 5 a pag. 8);
  • un capitolo introduttivo intitolato "ROBERT BRASILLACH, POETA DEL FASCISMO" scritto da Adriano Romuladi (da pag.9 a pag. 31);
  • la "Lettera ad un soldato della classe 40" scritta da Robert Brasillach (da pag. 35 a pag. 57) comprensiva di una nota in cui si spiega la differenza che c'è tra la Francia e l'Italia per quanto concerne il modo di concepire la leva militare;
  • la bibliografia che comprende le opere e gli scritti di Robert Brasillach (da pag. 61 a pag. 62).

 

Sovrapporre un commento su Brasillach alle riflessioni che Adriano Romualdi fece quando decise di curare la ristampa di un libretto che in Italia era del tutto sconosciuto, ci sembra presuntuoso, ma a distanza di anni una rilettura aggiornata di quello scritto permette di ragionare con più serenità su quella che rimane prima di tutto una toccante testimonianza umana.

 

Brasillach prima di essere giustiziato per collaborazionismo scrisse una lettera rivolgendosi idealmente ad un indeterminato ragazzo nato nel 1940; è il 5 novembre del 1944, Robert Brasillach si trova nella cella 344 della prigione di Fresnes decide di scrivere delle note in ordine sparso sotto forma di lettera scritta, è il suo testamento spirituale, ma è anche uno sfogo accorato verso un atto che considera profondamente ingiusto.

Brasillach spiega i motivi per cui è in prigione e fa una distinzione tra gli accusatori: i partigiani da una parte e i magistrati dall'altra; mentre ai primi riconosce il ruolo di avversari politici, ai secondi riserva delle parole sprezzanti e polemiche definendoli come coloro  "che hanno prestato giuramento, in qualità di funzionari, al Governo del Maresciallo Pètain, pronti a pronciare una requisitoria contro i comunisti se ne avessero ricevuto l'ordine" e continua:

"E' il caso, penso di certi giudici d'oggi. Poveri diavoli, preoccupati solo della carriera, e pronti a sacrificare con allegra indifferenza la vita di un giovane di 22 anni -lo abbiamo visto- pur di non perdere la promozione e mille franchi in più al mese".

 

Brasillach pone il problema della Giustizia e degli errori giudiziari e ricorda che è stata proprio la Giustizia ad aver condannato Socrate, Gesù Cristo e Andrea Chénier, dopo quasi 70 anni il problema della Giustizia ha assunto altri contorni,  è vero siamo in un'epoca storica diversa da quella terribile della prima metà degli anni '40, ma gli errori giudiziari continuano ad esserci e purtroppo chi non ne è colpito non si rende conto quale devastazione umana possano provocare.

Adriano Romualdi nella parte introduttiva ricorda che quando il 19 gennaio 1945 Brasillach venne portato davanti ai suoi giudici, si difese "con dignità e coraggio", ma tutto fu inutile nonostante la difesa appassionata dell'avvocato Isorni. La decisione di condannare a morte  Brasillach venne presa prima del pronunciamento finale dei giudici, il processo fu una farsa come lo furono molti processi celebrati in quel periodo tragico. Giusto è ricordare che da ambo le parti vennero condannate persone che non avevano commesso alcun reato, è grave invece pensare che questo possa avvenire ancora oggi in un sistema democratico che dovrebbe salvaguardare la pluralità delle opinioni politiche.

Robert Brasillach si macchiò di qualche delitto? No, è storicamente accertato che l'unica colpa di Brasillach fu quella di aver scritto per un giornale collaborazionista. Insomma i suoi furono dei cosiddetti reati d'opinione che come si sa, sono considerati tali, sempre da chi la pensa diversamente; Il pubblico ministero durante il processo disse: "i suoi articoli hanno fatto più male alla Resistenza di un battaglione della Wermacht".

 

Ora che tutto è ormai così lontano, se ne potrebbe parlare con meno astio, ma dovrà passare ancora del tempo per leggere diversamente la tragica vicenda umana di Robert Brasillach.

 

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Album di Caiomario

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Published by Caiomario - in Storia
2 novembre 2012 5 02 /11 /novembre /2012 06:52

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COLLANA "LA GUIDA VERDE MICHELIN" UNA MINIERA DI INFORMAZIONI AD USO DEL VIAGGIATORE

Il connubio "pneumatici" e guide, mappe e cartine stradali è da sempre una tradizione della Michelin, le cui pubblicazioni -secondo il parere di chi scrive- rimangono tra le migliori del settore anche se la concorrenza ha affinato le armi e ha messo in commercio dei prodotti editoriali altrettanto eccellenti. Non è quindi facile scegliere tra centinaia di pubblicazioni che trattano lo stesso argomento, eppure le differenze ci sono anche se bisogna dire che le guide della Michelin non sono più ad uso esclusivo di chi gira nelle quattro ruote come accadeva negli anni pioneristici dell'automobile, ma sono adatte a chiunque a prescindere dal mezzo utilizzato.

 

 

 

 

Italia

Una delle migliori collane che fanno parte del catalogo della Michelin è quella denominata "La Guida Verde", la collana si contraddistingue per  la ricchezza delle informazioni e per la struttura finalizzata ad una agevole consultazione ad uso del viaggiatore
Il volume  che riguarda l'Italia con le sue oltre 700 pagine è ponderoso ma la consultazione è agevole, la divisione per aree tematiche permette di trovare facilmente le informazioni cercate; vorremo porre l'attenzione sull'attendibilità delle informazioni contenute nel volume, è bene precisare che la Guida Verde non va confusa con la più nota e blasonata Guida Michelin che si rivolge ad un target di lettori più elevato, è una guida che contiene indicazioni certe e utili ad uso del viaggiatore.

Possiamo dire  senza essere smentiti che non abbiamo trovato sulla rete la medesima impostazione rigorosa della Michelin (salvo rare ed apprezzabile eccezioni), anzi ci sembra che troppi "pareri" e recensioni si basino su informazioni di seconda mano, in altre parole chi scrive o è un viaggiatore che non fa altro e frequenta tutti i ristoranti e tutti gli alberghi o è un commesso viaggiatore che trova anche il tempo di scrivere opinioni o è un inventore patentato che non è stato mai in alcun luogo.

Al contrario la Guida Verde è redatta secondo criteri che si basano non "sul sentito dire" o assemblando  informazioni raccogliticce ma sull'esperienza diretta degli incaricati della stessa Michelin; in ogni caso, pur mantenendo una certa cautela quando si parla troppo bene di un ristorante, di una trattoria o di altro locale pubblico, in linea di massima le informazioni contenute ne "La Guida Verde" sono vere e attendibili.
Ci sembra scontato sottolineare che le informazioni contenute nella guida sono (come scrive anche la Redazione della Michelin in una nota di avvertenza) legate alla situazione in cui la guida è andata in stampa, pertanto è opportuno che il lettore ne faccia un uso accorto e intelligente.
Un ristorante ad esempio può cambiare proprietà e la valutazione di eccellenza data con la precedente gestione può non corrispondere con quella nuova, comunque -fatte le debite eccezioni- la visione d'insieme denota un'ottima conoscenza del territorio.

LA CONSULTAZIONE

La consultazione risulta agevole e chiara, la dimensione dei caratteri topografici è sufficientemente grande da non stancare la vista; nella parte iniziale si trova un sommario dove è possibile scegliere tra una serie di voci utili a chi visita una nuova zona; complete pur nel taglio sintetico sono le informazioni che riguardano le notizie storiche, l'architettura, le strutture museali di questo o quel luogo.
Inoltre la scelta di classificare le domande del viaggiatore secondo uno schema chiaro e di facile comprensione, è un merito che va riconosciuto alla redazione della Michelin che ha deciso di impostare gli argomenti principali in base al seguente schema:

  •  Dove mangiare
  •  Dove dormire
  • Cosa c'è da vedere.


Le voci suddette sono le prime che vengono ricercate, in particolare le prime due sono quelle più consultate quando si devono fare i conti con il proprio budget.
Troviamo poi  una soluzione intelligente la scelta di aver inserito le informazioni utili in un'apposita sezione contraddistinta dal colore verde, il che permette all'utilizzatore di reperirle immediatamente. La differenza si vede sempre dai particolari!!!


LA GUIDA È DIVISA PER REGIONI

La presenza di una cartografia ragionata permette di visualizzare con un semplice colpo d'occhio dove andare, faccio un esempio: vicino ad ogni città o luogo di interesse c'è una valutazione con delle stelline:

  •  Tre stelline significano che il luogo "vale il viaggio";
  •  Due stelline significano che il luogo "merita una deviazione";
  •  Una stellina che la città è "interessante".


Troviamo inoltre indicate tutte le stazioni balneari, termali e di sport invernali che (come dice la Michelin) sono "classificate secondo dei criteri legati alla loro attività".

Altro esempio: se volete organizzare un fine settimana per svago o per motivi di carattere lavorativo, potrete consultare tutte le località contraddistinte da un rettangolino, simbolo che significa "meta per un week-end" (una semplice soluzione grafica, ma molto efficace!).


MAGNIFICO IL GLOSSARIETTO

Una chicca che merita una segnalazione particolare è il "GLOSSARIETTO D'ARTE", cos'è il glossarietto? È un elenco puntuale di tutti i termini utilizzati quando si parla di arte e che sono contenuti nelle descrizioni presenti nella guida.

A titolo meramente esemplificativo riportiamo uno dei termini presenti nel glossario:

  • "Ghimberga: frontone decorativo di forma triangolare che sovrasta alcuni portali". (pag.74) 


...e poi ancora dei preziosi e deliziosi sunti dei movimenti culturali a cui sono ascrivibili le varie forme d'arte che si sono succedute nei secoli come ad esempio: l'Umanesimo e il Rinascimento, la Controriforma e il Barocco, Illuminismo, Decadentismo etc, etc...



CURIOSITÀ AD USO DEL LETTORE 

Non mancano poi nella Guida Verde le curiosità come ad esempio, una piccola storia del violino o del pianoforte, perché -non dimentichiamolo- l'Italia è anche la patria di Verdi, Donizetti, Paganelli, Rossini, Puccini etc etc etc, pertanto visitare un luogo significa anche scoprirne l'anima e i grandi maestri di musica italiani sono parte di quest'anima.

 


È un'opera completissima che può servire non solo per il viaggio ma anche a casa per una semplice consultazione. Quanto costa?. 18,50 euro e ha più...di 700. pagine!!!!!

 

 

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/17012490@N00/2888634992 (album di Tomas Fano)

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