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9 ottobre 2012 2 09 /10 /ottobre /2012 05:05

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PIU' DI UN CAPOLAVORO 

Premessa 

Quando domenica 13 giugno 2010 su Rai Tre è stato trasmesso "L'amore ai tempi del colera" del regista Mike Newel , film tratto dall'omonima opera di Gabriel Garcia Marquez,  dopo quasi due ore e 20 minuti di pellicola di alta qualità la voglia di rivederlo è stata molto forte; prima di entrare nei dettagli della recensione, diciamo che non solo il film ci è piaciuto ma aggiungiamo che abbiamo deciso di acquistare il DVD perchè di tutti i film che nel corso del tempo ci hanno entusiasmato, abbiamo la copia originale (e non si tratta di un grande numero, circa una cinquantina di titoli che coprono un cinquantennio di produzione cinematografica). 

I MOTIVI PER CUI QUESTO FILM MERITA DI ESSERE VISTO 

Questi sono le nostre motivazioni ma crediamo che molti le potranno condividere: 

  • prima di tutto la storia ci ha appassionato e commosso, una storia che può essere riassunta con due domande: 


"Può un uomo aspettare per cinquantanni una donna?"

"E una donna può dopo cinquantanni rendersi conto di che cosa ha perso?" 

  • in secondo luogo la bravura degli attori, non basta il trucco per sapere recitare se stessi nelle varie età della vita, solo dei grandissimi interpreti lo sanno fare con una maestria che non può che non lasciare stupiti. 


Tralasciamo la descrizione della trama e ci soffermiamo sui ruoli interpretati dagli attori perchè il significato della storia è tutto lì: un giovane poeta, Florentino Ariza si immamora di una ragazza, Fermina Daza, l'incontro tra i due è casuale come tutti gli amori che sorgono nelle circostanze più insolite,è un amore all'antica, fatto prima di sguardi, di occhiate, di gesti e poi di lettere, un amore in cui ad osare è Florentino che nel corso di una commissione a casa Daza, vede la giovane Firmina mentre prende lezioni da un'insegnante privata. 

 

 



Il giovane Florentino tenta un approccio che è sempre impedito dalla presenza della zia di Firmina che è prigioniera prima di tutto delle ambizioni del padre, un rozzo, ignorante ma ricco proprietario di muli che ha fatto fortuna con il trasporto delle merci. E' proprio il padre di Firmina, Lorenzo che vuole per la figlia un matrimonio importante che consenta alla giovane di elevarsi socialmente e culturalmente e sarà Lorenzo Daza a portare via la figlia dalla bella casa di Cartagena per rinchiuderla in una proprietà in montagna lontana dal giovane Florentino che da lì incomincerà il suo percorso di passione immolando ogni istante della sua esistenza per una donna che non potà mai avere. 

Firmina accetterà dopo molte resistenze la corte di un giovane medico, diventerà moglie e madre, accettando un ruolo, suo malgrado che le darà stabilità ed è proprio questa la parola che il marito Dr Juvenal Urbino userà quando rivolgendosi a Firmina, le dirà: 

"Ciò che conta nel matrimonio non è la felicità ma la stabilità

É quello che le donne per generazioni hanno accettato, è quello che per generazioni gli uomini hanno voluto, la stabilità del matrimonio salvo poi frequentare i bordelli salvando le apparenze e così sarò anche nel caso di Firmina che scoprirà la relazione del marito con una giovane insegnante di teologia dedita ad una missione per la cura degli indigenti. 

Si chiederà perchè e chiederà perchè al marito che farà quello che doveva essere fatto, troncare immediatamente la relazione e dedicarsi alla moglie....fino a quando il Dottor Urbino Juvenal muore. 

La protagonista del film non è Firmina, Firmina è al centro dei pensieri di Florentino che è il vero motore del racconto, quello che consente che tutto accada, quello senza cui nulla sarebbe successo. 

È un personaggio singolarissimo Florentino, è tenero e vittima, debole nel non saper dimenticare Firmina, forte e quasi testardo e cocciuto nel non volerla scordare, nel giurarle amore eterno anche fisico, un giuramento questo che perseguirà a metà quando sarà preso dal turbine del desiderio e dall'attrazione verso le altre donne, prima una, poi un'altra, poi un'altra ancora fino ad arrivare a molte centinaia di cui terrà una zelante contabilità, annotando, nome, luogo e data della concupita. 

Florentino da timido diventa intraprendente, non chiede mai, è richiesto e lui si concede sempre nel tentativo di dimenticare Firmina: ogni rapporto è un'iniziazione alla sessualità e questo non importa che avvenga con amanti esperte o con giovinette appena uscite dall'adolescenza. 

L'attore Javier Bardem (l'abbiamo riscoperto nella visione di questo film) è straordinario, appare all'inizio del film giovane ed aitante sino a diventare ricurvo e canuto con il passare degli anni, vecchio ma con lo spirito e l'entusiasmo dei vent'anni e questo spirito lo manifesterà quando alla morte del Dottor Urbino Juvenal, si presenterà al cospetto di Firmina che lo caccerà in malo modo, turbata dalla presenza di quel vecchio che la riportava indietro al tempo della sua adolescenza. 

 

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PUÒ UN UOMO ASPETTARE CINQUANT'ANNI? 

E' quello che fa Florentino per cinquantuno anni e Firmina, sposata. vedova e con figli grandi partirà con lui per una luna di miele che da giovani avrebbero voluto fare ma che le circostanze della vita gli hanno impedito di fare, ma non è il finale del "vissero felici e contenti", è un finale dolce e tragico perchè lo spettatore non può rimanere insensibile ai corpi di due persone anziane che si uniscono e che hanno subito l'ingiuria del tempo, Firmina prima di concedersi dirà a Florentino "Aspetta che la mia pelle ha odore di vecchia".. 

 

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DOPO IL FILM MOLTE CERTEZZE VENGONO MESSE IN DISCUSSIONE 

Il film è struggente perchè l'idealizzazione dell'amore e la sua totale e completa realizzazione è in contrasto con quello che avviene nella realtà, anche nelle realtà più solide quando alla passione dei primi momenti subentra la tenerezza, la complicità. 
E' difficile che una persona di 75 anni veda una coetanea con le IMMAGINI CONSERVATE NELLA MEMORIA ricostruendo gli eventi del passato con immutato sentimento ed è anche difficile che due esseri umani conservino delle energie così inattive da esplodere in tutta la loro potenza nonostante i limiti inevitabili dovuti all'età, forse l'idealizzazione di quello che uno vorrebbe è ciò che rimane allo spettatore vedendo Florentino e Firmina e dopo questa visione non si può che rimanere turbati. 

IL FILM E' ALL'ALTEZZA DEL LIBRO DI MARQUEZ 

Questo è uno di quei pochi casi in cui la trasposizione cinematografica non tradisce lo spirito del libro, Mike Newel si è dimostrato all'altezza di Marquez, autore non facile che ricorre spesso al flashback narrativo, che ama i dialoghi lenti e le voci in terza persona e in questo caso anche la scelta degli attori è stata perfetta, bravissima Giovanna Mezzogiorno, una delle nostre migliori attrici che recita senza recitare e che sa apparire commossa, dolorosa, felice e violenta; giusta la scelta di affidare il ruolo di Florentino Flores giovanissimo all'attore Unax Ugalde ma ancora più giusta quella di affidare il ruolo di Florentino, da un 'eta che va dai vent'anni sino ai settancinque, all'attore Javier Bardem. 

Una bellissima storia d'amore che ha atteso cinquantuno anni, nove mesi e quattro giorni: 

  • "Ti scrivo queste poche rughe per dirti che ti amo" Florentino 


  • "Il nostro amore trionferà" Firmina 



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"Il problema del matrimonio è che finisce tutte le notti dopo che si è fatto l'amore e bisogna ritornare a ricostruirlo tutte le mattine prima della colazione" *L'amore ai tempi del colera (Gabriel Garcia Marquez). 


PS: Nella realtà Javier Bardem come nella finzione cinematografica si dimostra molto sensibile al fascino femminile...ha scelto Penelope Cruz...ma questo è un altro discorso....... 

 

 


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Published by Caiomario - in Z. Cinema
8 ottobre 2012 1 08 /10 /ottobre /2012 05:51

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IL FASCINO DEL MALE, IL FASCINO DI CRUISE


Nel retrocopertina dell'edizione italiana del DVD viene riportato un giudizio apparso sul "Corriere della Sera" che così recita:

  • "Michael Mann firma uno di quei film che si ricordano dopo anni"


e per rinforzare il concetto, viene riportato anche il giudizio pubblicato su "L'Unità":

  • "Il miglior film americano dell'anno"


Al di là dei giudizi lapidari espressi da autorevoli commentatori possiamo dire che Collateral  è un bel film "americano", ben congegnato e con uno spettacolare ricorso agli effetti scenici, merita di essere visto ma non è un capolavoro e non pretende di esserlo.

LA TRAMA

Tutto il film si sviluppa intorno a due personaggi Vincent e Max, Vincent (Tom Cruise) è uno spietato killer in azione, Max è un tranquillo tassista che va avanti e indietro per le strade di Los Angeles; in uno dei suoi viaggi notturni Max "carica" il secondo cliente della serata, Vincent che è appena arrivato all'aereoporto di Los Angeles e ha appena scambiato una valigia in cui ci sono i ferri del mestiere.
Il tutto si gioca sulla casualità Max è in attesa di clienti davanti all'aereoporto e Vincent sale sul taxi è l'inizio di una notte fatale; il killer chiede al tassista di essere a sua disposizione per tutta la notte dietro un compenso molto allettante: dovrà fare cinque fermate...."cinque fermate, cinque omicidi"..da quel momento le loro vite diventano parallele ( collateral= in inglese collateral significa parallelo, sussidiario ma anche parente per indicare il massimo grado di vicinanza) ma entrano anche in conflitto, senza volerlo Max favoreggia la missione di Max...

COMMENTO

Bellissima la scena dell'aereoporto di Los Angeles in cui Vincent (Tom Cruise) si presenta con tutto l'aspetto del duro, occhiali scuri, cammminata decisa, sicurezza nei gesti...l'aereoporto di Los Angeles nella sua mastodontica estensione è così ed è così di notte ed è così pure la Los Angeles notturna dove puoi trovare palestre con ampie vetrate a vista aperte 24 ore su 24.
Le scene si svolgono in notturno, le luci artificiali prevalgono ma nello stesso tempo la visione non ne viene penalizzata, l'atmosfera surreale ricorda quella dei film francesi con Jean Gabin: pero la Los Angeles notturna non ha il fascino di una Parigi vista di notte, la metropoli californiana appare per quella che è,  un enorme distesa di cemento e di grattacieli dove c'è sempre un vicolo chiuso in cui si annida qualche pericolo: queste stradine laterali da uscita delle cucine di ristorante, inquietano e aumentano la desolazione di un paesaggio metropolitano in cui perdersi, in tutti i sensi, è facile..

Tom Cruise si dimostra credibile angelo della morte, lucido e spietato al limite della rappresentazione manieristica del killer che "deve terminare il suo lavoro", le vittime appaiono dei pezzi di cartone da spazzare via con un calcio.

Abbiamo definito "americano" il film se non altro per la riproposizione di un genere ormai collaudato, ma bisogna riconoscere a Mann l'originalità nell'aver concepito scene di sicuro effetto come quella memorabile della discoteca in cui viene consumato un omicidio e in cui le persone continuano nell'indifferenza a ballare: metafora terribile e credibile di quello che avviene in una metropoli (e non solo) dove si può morire senza che venga spezzato il ritmo della sua vita che pulsa con cinismo e freddezza in un anonimato desolante e disperato.

Un film suggestivo, sapientemente congegnato che esce fuori da ogni stereotipata formula del thriller tutto scoppiettii e lamiere lacerate.


In ultimo: Nel retro della copertina del DVD c'è scritto in basso a destra "FILM PER TUTTI", non siamo d'accordo,  Collateral è  decisamente un film per adulti, le scene di violenza ci sono e il bel volto fotogenico di Cruise toglie drammaticità a quanto di più terribile esiste nei comportamenti umani: l'omicidio.
Ci sarebbe da obiettare su alcune scelte superficiali della distribuzione, assistere ad un omicidio tra una battuta ed un'altra, significa abituare la gente alla normalità del crimine.

Poi non lamentiamoci!!!

 

 


Per il resto se ne consiglia la visione ad un pubblico adulto.

SCHEDA DEL DVD 

  • Titolo: Collateral
  • Regia: Michael Mann
  • Anno di rilascio: 2004 
  • Cast: Tom Cruise, Jamie Foxx, Jada Pinkett, Mark Rufalo, Peter Berg.
  • Genere: Triller
  • Lingua: Inglese, Italiano, Spagnolo
  • Sottotitoli: Italiano, Inglese, Croato,Ebraico, Greco, Portoghese,Serbo, Spagnolo, Sloveno
  • Sottotitoli al commento:Inglese, Italiano, Spagnolo


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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/23119895@N00/116033669 (Album di ian_fromblighty)

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Published by Caiomario - in Z. Cinema
6 ottobre 2012 6 06 /10 /ottobre /2012 04:59

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"Dimmi come parli e ti dirò chi sei" oppure "Dimmi come ti muovi e ti dirò chi sei", questo può essere in sintesi lo spirito di "E tu allora? Il conflitto nella comunicazione quotidiana" scritto da Marina Mizzau. Il pregio del libro sta a nostro parere nell'aver affrontato "temi non nuovi" in modo semplice ma efficace ricorrendo a numerosi esempi tratti dalla vita quotidiana e in genere dal vasto mondo della comunicazione con la quale abbiamo tutti a che fare. 

 Uno dei primi temi affrontati in un qualsiasi corso di "analisi transazionale" parte dalla seguente domanda "Quante sono le persone che si nascondono in una stessa persona?" e soprattutto "quando una persona mi rivolge una domanda, chi ho davanti?" Se nessuna comunicazione è neutra, si arriva alla conclusione che noi stessi non rispondiamo sempre allo stesso modo pur usando le medesime parole. 
Il modo in cui rispondiamo, il tenore e il tipo del nostro comunicare sono quindi sempre in relazione allo stato d'animo che abbiamo in quel preciso momento. 
Può così accadere che una persona risponda in maniera distaccata, oppure che la stessa ci appaia riflessiva e comprensiva, ma quello che è più interessante è sapere che nessuno è in grado di assorbire il colpo di una risposta inattesa. 
Oltre a questi aspetti che vengono esaminati in modo esaustivo nel libro, è interessante conoscere anche le possibili reazioni a uno stimolo e nello stesso tempo quali possono essere gli indicatori che consentono di capire quegli accorgimenti servono per comunicare attraverso il linguaggio del corpo. In molti casi questi accorgimenti sono delle vere e proprie scorciatoie per dissimulare, coprire e nascondere altri comportamenti, ecco allora che entriamo in quell'area nebulosa che riguarda la struttura della personalità e gli stati dell'io. 

I PRIMI CINQUE ANNI DI VITA SEGNANO TUTTA L'ESISTENZA, E' IN QUEL PERIODO CHE SI FORMANO GLI STATI DELL'IO 

Se, ad esempio, osserviamo una persona (ma si potrebbe raggiungere il medesimo risultato osservando se stessi anche se ciò comporta molte difficoltà) si nota che la stessa cambia continuamente comportamento e questo comportamento si modifica con tanta più velocità quanto più cambiano le situazioni. Queste modifiche riguardano l'individuo nella sua totalità che comprendono l'espressione del volto, la gestualità, le parole che adopera, il modo di porsi con il corpo ecc., in parole molto povere ogni persona può passare velocemente attraverso i cosiddetti "tre stati dell'io" che si formano nei primi cinque anni di vita di esistenza e rimangono inalterati per tutto il resto della vita. 
Questi stati dell'io sono attivati e stimolati anche da situazioni esterne che sono in grado di richiamare alla mente fatti avvenuti in passato e che vengono registrati (inconsapevolmente a livello cerebrale). 

Ma esiste un approccio metodologico per dissimulare le conflittualità? La risposta è affermativa ed è possibile attivare questi dispositivi nei più svariati contesti. L'autrice esamina tutta una serie di situazioni in cui questo approccio metodologico viene utilizzato, la riflessione conseguente per il lettore può essere duplice: fermarsi alla pura conoscenza di queste situazioni o acquisirne la piena consapevolezza per prepararsi ad affrontare in modo efficace obiezioni ed imprevisti. Sotto questo profilo la conoscenza può diventare utile per affrontare tutte quelle situazioni conflittuali che si presentano nella vita quotidiana quali, ad esempio, un colloqui di selezione, il rapporto tra colleghi e superiori in ambito lavorativo. 
Ovviamente se si vuole fare fruttare in modo efficace quanto appreso, la sola lettura del libro non è sufficiente, ma può costituire una valida e stimolante base di partenza incominciando, ad esempio, ad imparare quella metodologia alla replica vera e propria che può essere molto utile nella vita di tutti i giorni. 

SCHEDA DEL LIBRO

  • Titolo: E tu allora? Il conflitto nella comunicazione quotidiana 
  • Autore: Marina Mizzau 
  • Editore: Il Mulino 
  • Collana: Intersezioni 
  • Data di Pubblicazione: Ottobre 2002
  • Pagine: 193 
  • ISBN: 8815089543 
  • ISBN-13: 9788815089540 

                                                              E tu allora? Il conflitto nella comunicazione quotidiana

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Published by Caiomario - in Libri
5 ottobre 2012 5 05 /10 /ottobre /2012 05:26

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/32792548@N04/4132861163 (Album di SoniaT 360)

"Gente di Dublino" potrebbe essere definita l'opera della nostalgia perché la sua stesura avvenne quando James Joyce si trovava a Trieste lontano dalla sua Irlanda a seguito di un esilio autoimposto che lo portò a lunghe peregrinazioni in giro per l'Europa. Si è discusso molto se Joyce  avesse respinto la sua irlandesità o se la invocasse ogni qual volta si trovava lontano dalla sua terra, una cosa però è sicura: Joyce non visse il profondo fermento nazionalista che andava affermandosi  in Irlanda in quegli anni  e rifiutò poi con un malcelato fastidio le posizioni di un certo rigido cattolicesimo a cui avevano invece aderito i suoi connazionali e questo. nonostante egli avesse  scelto in gioventù di iscriversi all'università cattolica di Dublino. Sotto questo punto di vista Joyce seguì solo la sua vocaziona artistica dove il punto di riferimento fu  comunque nel bene e nel male, Dublino i lsuo paese natio più che l'Irlanda.

"Gente di Dublino" è l'occasione per conoscere in 15 racconti brevi l'ambiente sociale della Dublino in cui Joyce crebbe e si formò; i racconti espressi sotto forma di bozzetti pur essendo legati alla gente di Dublino costituiscono uno dei primi "esperimenti" attraverso cui l'artista irlandese riflettè sulla natura umana, esperimenti che troveranno la loro forma realizzata in quel capolavoro della narrativa mondiale che è l'Ulisse definito da Erich Auerbach come l'opera "enciclopedica, specchio di Dublino e dell'Irlanda, e specchio dell'Europa e dei suoi millenni".

L'originale impostazione dell'opera consiste nella divisione in 4 momenti della vita a cui si ricollegano una serie di racconti nei quali i protagonisti sono i personaggi di Dublino della fine dell'Ottocento, personaggi che si muovono sullo sfondo di una serie di circostanze della vita locale della città. L'apparente "localizzazione" delle storie non toglie il respiro universale dell'opera che potrebbe quanto ai contenuti raccontati essere la narrazione di fatti e circostanze di qualsiasi altra città del mondo, dimostrazione che l'uomo spesso reagisce nel medesimo modo al di là delle specificità storiche in cui nasce e si muove.

Joyce riesce con il suo stile narrativo dai periodi brevi ma intrisi di forza poetica a trasmettere nel lettore contemporaneo le passioni e i sentimenti di una serie di tipi umani che costituiscono un campionario antropologico della gente comune che vive nel tempo e oltre il tempo. Le stratificazioni accumulatesi nel vissuto della gente di Dublino costituiscono l'insieme dei valori condivisi e convissuti da una comunità che nello svolgersi della quotidianità affronta quelle piccole cose che hanno un solo nome: vita.  

 

 

 

CONTENUTI DEL LIBRO

La divisione in periodi che segue è illustrata per puri fini esplicativi:



  • Periodo pre-adolescenziale.


La narrazione che ha le sue radici nelle vicende personali  di Joyce, è improntata sull'onda del ricordo della propria infanzia caratterizzata da profondi turbamenti e delusioni. Joyce narra della vita di un bambino con le sue inquietudini e le sue delusioni,  il ricordo di quel bambino a cui guarderà spesso con rabbia e nostalgia non lo abbandonerà per tutta la vita. Emblematico è l'episodio narrato ne "Le sorelle" in cui il bambino fa visita alla camera mortuaria dove si trova il cadavere del Reverendo James Flynn. Il sentimento di terrore del ragazzino provato dinanzi al corpo del morto  lo si avverte nella descrizione magistrale espressa con queste brevi ed efficaci pennellate:

"Fantasticai che il vecchio prete sorridesse, steso lì nella bara. Ma no, quando ci alzammo avvicinandoci al capezzale vidi che non sorrideva. Giaceva solenne e imponente vestito come per la messa, e le grosse mani tenevano mollemente un calice. Il volto era truce, grigio e pesante, con narici scure e cavernose circondate da una rada peluria bianca. Aleggiava un odore greve nella stanza -i fiori".

La serie dell'Infanzia prosegue con altri due racconti "Un incontro" e "Arabia"; nel primo il bambino, dopo avere marinato la scuola insieme a un compagno, incontra un uomo che con insistenza si prodiga in un monologo in cui sono presenti numerosi tentativi di portare i bambini sull'argomento sessuale; nel secondo racconto il ragazzino decide di andare in un bazar per comprare un regalo alla sua fidanzatina, ma giunge dinanzi al chiosco quando è ormai in procinto di essere chiuso.




  • Periodo della prima giovinezza


I racconti sono improntati da un forte distacco che rivela una sostanziale incapacità di reagire ai fatti della vita. I racconti presenti sono: "Eveline" in cui si narra di una giovane che si dimostra titubante a lasciare l’Irlanda per partire alla volta degli Stati Uniti insieme al suo fidanzato; a seguire: "Dopo la corsa", i "Due galanti" e  "Pensione di famiglia" in cui viene narrata la storia di un matrimonio combinato da una proprietaria di una squallida stamberga, quel matrimonio viene presentato come una prigione che toglie qualsiasi libertà.



  • Periodo dell'età adulta


I racconti sono 4: "Una piccola nube", "Rivalsa", "Polvere", "Un caso pietoso", al centro dell'attenzione di ogni singolo racconto vi è sempre un intellettuale che frustrato e deluso non riesce ad inserirsi nella vita sociale, la difficoltà di relazionarsi con gli altri è aggravata dalla sostanziale incapacità ad attendere alle normali incombenze della quotidianità.



  • Periodo della vita in società


Consta di 3 racconti: "Il giorno dell’edera" in cui la scena politica irlandese viene descritta con la sagace ironia di chi non si sente coinvolto; "Una madre"  dove la figura materna viene illustrata come una figura invadente e soffocante; "La grazia" in cui Joyce presenta l'ipocrisia delle gerarchie della Chiesa più attente a difendere se stesse che a perseguire gli obiettivi degli ideali cristiani; "I morti" racconto a sé stante che può essere considerato un capolavoro di narrazione breve paragonabile solo al genio letterario di Pirandello.



Gente di Dublino è un'opera gradevole che si legge tutta d'un fiato, a differenza dell'Ulisse, il lettore non dovrà decodificare linguaggio e circostanze narrate e troverà nei fatti narrati elementi sufficienti per ragionare sulla propria condizione di uomo contemporaneo.

 

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/43666171@N07/5791191826 (Album di The Daring Librarian)

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Published by Caiomario - in Libri
4 ottobre 2012 4 04 /10 /ottobre /2012 17:12

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Fonte immagine http://www.flickr.com/photos/89093669@N00/1538953234 (Album di twm 1340)

 

 

"Come uno che, per strada deserta 
cammina tra paura e terrore, 
e, guardatosi indietro, prosegue 
e non volta mai più la testa 
perché sa che un orrendo demonio 
a breve distanza lo segue" 


(Mary Shelley, Frankstein ovvero il moderno Prometeo

Le parole sono tratte da un celebre passo del libro della scrittrice inglese Mary Godwin Shelley (1797-1851) e possono essere considerate emblematiche di quel gusto per i racconti del terrore (o dell'orrore) di cui gli autori inglesi sono stati maestri. Prima di loro la narrazione fantastica d'intrattenimento era stata ampiamente trattata dagli scrittori tedeschi che la Shelley conosceva bene per averne in parte tratto ispirazione. 

Immaginate l'ambiente e le circostanze in cui è nato "la storia del mostro": Mary Shelley si trova a Ginevra in una villa che si affaccia sul lago, è una serata del mese di giugno del 1816, la pioggia cade fitta impedendo la visione di cose e persone. Insieme alla Shelley si trovano George Gordon Byron, il suo segretario John William Polidori e una sua amica, Mary Godwin. La serata trascorre a ritmi lenti mentre Polidori legge storie di fantasmi più o meno conosciute di autori tedeschi, in quel momento nella mente della Shelley incomincia a nascere l'idea di costruire una storia che avesse come protagonista un mostro. 
E' l'inizio di quella che è ancora oggi considerata la storia più originale di tutti i romanzi dell'orrore: "Frankenstein, ovvero il moderno Prometeo". 

All'epoca in cui la Shelley concepì il suo racconto erano di "moda" delle teorie scientifiche di stampo positivistico che ipotizzavano la possibilità di riportare in vita un cadavere attraverso il magnetismo. Gli scienziati impegnati in questo sforzo prometeico che voleva sfidare le leggi della natura, erano spesso dei solitari che nei loro laboratori tra alambicchi e marchingegni scientifici assai poco credibili sezionavano i corpi morti nella speranza di trovare il modo per ridare loro vita. 
Al contrario quindi di quanto possa pensare il lettore odierno, alla fine dell'Ottocento in Europa esistevano dei veri Frankenstein che hanno rappresentato il prototipo dello scienziato moderno che si è spinto al limite della conoscenza nella speranza di scoprire la "particella di Dio" e le ragioni che stanno all'origine e alla fine della vita. 

La tragica e, per certi versi drammatica storia di Frankenstein e della sua mostruosa creatura, è ancora oggi un romanzo appassionante (più delle varie rappresentazioni cinematografiche che si sono succedute nel tempo) che è ricco di significati e che induce il lettore alla riflessione. 
La prima riflessione che continua ad appassionare i dibattiti, più o meno dotti, dell'uomo moderno riguarda il ruolo della scienza per l'umanità e delle sue finalità. 
Viktor Frankenstein rappresenta l'emblema dello scienziato che vuole rivaleggiare con il Creatore, ma (è questa la chiave di lettura del romanzo) alla fine concepisce un mostro demoniaco che gli si rivolta contro. 

Molti si sono interrogati sul significato allegorico della creatura mostruosa figlio prima di tutto delle innovazioni tecnologiche che nel periodo della prima rivoluzione industriale sembravano avere come obiettivo quello dell'annientamento dell'uomo; si pensi a tal proposito all'organizzazione del lavoro che in seguito all'introduzione delle macchine escludeva molti dal processo produttivo. 
Il mostro che si ribella al suo creatore è come la macchina che l'uomo non è più in grado di dominare e che rischia di distruggere l'intera umanità; non ci vuole molta fantasia per riflettere, ad esempio, sui pericoli e sui danni derivanti dall'energia atomica che l'uomo non è riuscito mai pienamente a controllare. 
Questo è forse l'aspetto del "mostro" che più terrorizza e che dimostra di essere incontrollabile come la creatura del professor Frankenstein; dall'altro canto questa creatura mostruosa non può che generare dei sentimenti di pietà come quelli che si provano nei confronti di tutti i diversi che vengono respinti a causa delle loro sembianze. Cogliere l'aspetto della "diversità" ci induce a pensare a quel corto circuito che nasce in tutti coloro che, essendo respinti, compiono azioni malvagie al punto che diventa quasi impossibile distinguere la causa dall'effetto. 

Al di là dei motivi di riflessione che non possono essere esauriti in questo spazio, abbiamo trovato il romanzo molto complesso e per questo interessante per ciò che concerne la formazione (del lettore), grazie alla genialità della Shelley che è riuscita in modo sapiente ad articolare gli avvenimenti filtrandoli secondo tre punti di vista: quello dell'esploratore-viaggiatore Watson, quello del professor Frankenstein e quello della stessa creatura mostruosa che esprime sentimenti di ribellione e rabbia. 

FRANKENSTEIN NEL CINEMA 

Una delle più celebri trasposizioni cinematografiche del romanzo di Mary Shelley è stato il celebre film del 1931 dove la mostruosa creatura era interpretata da Boris Karloff. Nonostante il bianco e nero e i classici movimenti da cinema muto, il film continua ad essere il migliore di sempre, quando si pensa alle sembianze di Frankenstein è inevitabile pensare a quella pellicola in cui il mostro si muoveva come un robot. 
"Frankenstein junior" di Mel Brooks è una parodia che ha il pregio di ridicolizzare ed esorcizzare le paure che da sempre hanno accompagnato tutti coloro che pensano alla mostruosa creatura. 
Pregevole è infine il "Frankenstein" (1994) di Kenneth Branagh con Robert De Niro anche se nella pellicola manca quel fascino dell'antico e dell'oscurità che Boris Karloff riuscì ad imprimere nella sua magistrale interpretazione. 

"Oh! Nessun mortale avrebbe sostenuto l'orrore del suo aspetto. Una mummia, che venisse rianimata, non sarebbe rivoltante come quel miserabile" 


Libro consigliato e attualissimo. 

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Published by Caiomario - in Libri
3 ottobre 2012 3 03 /10 /ottobre /2012 07:11

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Molte delle soluzioni utilizzate dalle forze armate germaniche sono ancora oggi in uso (rivedute e adattate ai tempi attuali) , in questo bel libro illustrato è possibile conoscere le variegate uniformi che venivano impiegate dai militari tedeschi. 

Non tutti sanno che molti dei combattenti della seconda guerra mondiale non facevano parte di un esercito disciplinato ed inquadrato pur potendo contare su un numero, spesso rilevante, di individui. 
Al contrario di quanto avveniva per gli "irregolari", i soldati tedeschi erano ben equipaggiati e molte delle soluzioni utilizzate per le tenute di combattimento, sono ancora impiegate dai molte forze militari moderne. 
E' il caso dell'M 35, l'elmetto in dotazione alla "Wehrmacht", un elmetto dotato di una vistosa falda concepita per proteggere tempie e nuca. 
Sarà capitato a molti di vedere dei documentari in cui sono in azione i militari statunitensi e notare che l'elmetto da loro indossato è una rivisitazione moderna del famoso M 35. Le ragioni per cui ancora oggi si preferisce quell'elmetto ad altri è dovuta semplicemente al fatto che nessun modello è in grado di fornire la medesima protezione dell'M 35. 

Nel libro di Paolo Marton e Giorgio Vedelago intitolato "Le uniformi tedesche della seconda guerra mondiale" è presente un vero e proprio catalogo delle uniformi impiegate dai soldati tedeschi e dai corpi speciali germanici. Per ricostruirne la storia sono state utilizzate le documentazioni fotografiche originali che hanno permesso di illustrare, con dovizia di particolari, le tenute di combattimento, da parata e d'ordinanza delle forze germaniche. 


I TEDESCHI INVENTORI DELLA GUERRA LAMPO


La storia si può comprendere facendo ricorso ad esempi e soprattutto a comparazioni: la seconda guerra mondiale, oltre che un immane conflitto in cui sono morti milioni di uomini, è stata una guerra in cui la velocità d'azione fu un elemento determinante per tutti gli eserciti, sotto questo punto di vista quel conflitto fu il primo confronto militare moderno in cui venne abbandonata la logica della guerra di posizione che fu una caratteristica peculiare, invece, della prima guerra mondiale. 
I tedeschi furono gli inventori della guerra repentina (emblematiche a tal riguardo sono le foto in cui vengono ritratti i soldati tedeschi che nel 1939 rimuovono il cippo confinario della Repubblica polacca) e in questa nuova concezione della guerra un ruolo fondamentale lo ebbe anche l'equipaggiamento. 
Ad esempio il paracadutista tedesco (Fallschirmjager) calzava un elmetto di modello speciale che rispetto all'M 35 era più leggero ma nello stesso tempo più protetto in quanto era dotato di una speciale imbottitura che riparava la testa, aveva poi un telino mimetico che oggi è utilizzato dai militari di tutti gli eserciti. 
Sopra la divisa indossava un ampio e comodo giaccone studiato appositamente per portare una quantità maggiore di munizioni senza che fosse necessario indossare sulle spalle ingombranti zaini. I pantaloni erano, poi, studiati in modo da non creare impacci durante il lancio.

Tirando le somme: il libro è  ben curato, è  ricco di illustrazioni ed è consigliato agli amanti della storia militare. 

 

Articolo di proprietà dell'autore pubblicato in forma modificata anche altrove. 

 

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/29998366@N02/4502667184

Album di  Nationaal Archief

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1 ottobre 2012 1 01 /10 /ottobre /2012 18:35

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I vecchi e i giovani

 

 

 


Per quanto riguarda "I vecchi e i giovani" si possono trovare dei riassunti sul contenuto di questo romanzo, crediamo che sia del tutto inutile riportare note di cui conosciamo la fonte, potremmo citare l'autore, il libro, l'edizione e l'anno di pubblicazione ma per magnanimità ci asteniamo dal riportare l'origine della trascrizione anche perchè da bibliofili siamo in grado di fare una ricognizione sulle varie edizioni critiche scritte su Pirandello. 

Lo studio sull'opera di Pirandello dovrebbe avvenire tenendo in conto gli interventi critici e i saggi scritti come anche le relazioni che sono scaturite dai Congressi Internazionali di Studi Pirandelliani, questo è l'unico modo, serio, per comprendere Pirandello che non è un autore facile sia dal punto di vista del contenuto delle opere, sia per quanto riguarda lo stile e l'ideologia di una personalità complessa e fondamentale nel patrimonio della letteratura italiana. 

Riteniamo invece utile a chi volesse approfondire lo studio critico riportare le nostre note e le indicazioni bibligrafiche su questo romanzo "I vecchi e i giovani " che è un romanzo storico e non un'opera teatrale, eppure anche in questo genere Pirandello eccelle dimostrando comunque di continuare quella stagione del naturalismo verghiano e che ritroviamo soprattutto nelle Novelle. 

PIRANDELLO IL SOCIOLOGO 

"I vecchi e i giovani" è l'unico romanzo sociologico di Pirandello che ha sempre preferito l'analisi psicologica e lo studio comportamentale dei personaggi rispetto all'analisi storica e allo studio delle cause, così è stato per "Il fu Mattia Pascal" e questa è la caratteristica de "Le Novelle". 
E' risaputo che Pirandello aderì entusiasticamente al Fascismo e che la sua adesione fu libera e non condizionata da alcuno scambio (non ne aveva bisogno Pirandello e non ne aveva bisogno Mussolini), eppure Pirandello per quanto immerso nell'idea nazionale propugnata dal Fascismo, non ha mai abbandonato quell'idea di autonomismo che da sempre e in più riprese è stata propugnata in Sicilia. 

Ne "I vecchi e i giovani" Pirandello pur non abbracciando le tesi rivoluzionarie dei Fasci dei lavoratori (che niente hanno a che fare con il Fascismo), sembra comunque condividerne le tesi di partenza per quanto dopo il fallimento della loro impresa, si abbandoni ad una sorta di pessimismo e all'accettazione della realtà storica venutasi a creare. 

È interessante notare che Pirandello auspicava una cooperazione tra le classi e non una contrapposizione tra di esse, ma realisticamente i proprietari terrieri e delle miniere, avrebbero collaborato con i braccianti, i zolfarai e i mezzadri? 
E i braccianti, i mezzadri e i zolfarai come avrebbero dovuto eventualmente cooperare? Su questo punto, Pirandello tace. 

"I vecchi e i giovani" può essere definito un romanzo sociologico ed ideologico a sfondo autonomista in cui  Pirandello privilegia il linguaggio comune che con efficacia  sa riprodurre le sensazioni e i sentimenti della lingua parlata dalla gente comune, questo conferisce vigore al romanzo e appare molto verosomigliante con fatti realmente accaduti. 

Per chi fosse interessato ad un approfondimento critico, suggeriamo il seguente testo: 

L. Tatulli, "I vecchi e i giovani nella narrativa di L. Pirandello, Bari, Ed. Adriatica, 1955.

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Published by Caiomario - in Libri
30 settembre 2012 7 30 /09 /settembre /2012 16:27

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"Baudolino" di Umberto Eco è un affascinante racconto, infarcito di riferimenti storici che ci immerge in un fondamentale episodio dell'espansione medievale europea: le Crociate che furono essenzialmente dei pellegrinaggi armati la cui finalità era la conquista dei luoghi santi della cristianità. 

Il romanzo è ambientato ai tempi della quarta crociata, bandita nel 1202 da papa Innocenzo III in cui furono preponderanti il ruolo e gli interessi mercantili dei veneziani fornitori della flotta che venne approntata per raggiungere i luoghi santi. 
I crociati dapprima volsero le loro attenzioni alla conquista di Zara sulla costa dalmata in seguito alla sua ribellione, poi si diressero verso Bisanzio per rimettere sul trono il legittimo imperatore che era stato detronizzato in seguito ad un complotto. 
La situazione precipitò a causa di una rivolta contro i latini che spinse i crociati ad assediare la città che venne espugnata con il conseguente abbattimento dell'Impero bizantino, in tal modo la Serenissima riuscì nell'intento di controllare la città di Bisanzio e di buona parte dei suoi territori. 
La crociata del 1204 consegnò nelle mani dei veneziani il commercio di Costantinopoli ed eliminò la concorrenza dei pisani e dei genovesi. 
Si costituì allora l'Impero latino d'Oriente, uno stato debole che era stato organizzato proprio come un regno feudale e che nel 1261 sarebbe ritornato sotto il controllo dei sovrani bizantini di fede ortodossa. 

È il 14 aprile 1204, mentre infuriano devastazioni e razzie un cavaliere latino salva da una fine ormai certa Niceta Coniate, cancelliere del basileus e storico di corte. 
Il salvatore di Niceta Coniate è un certo Baudolino definito come "principe della menzogna" una caratterizzazione che ne connota perfettamente le qualità morali e comportamentali. 
Baudolino è astuto e bugiardo, ma nello stesso tempo è virtuoso e incline ad un mimetismo linguistico dovuto alla sua straordinaria abilità di imparare una lingua del tutto sconosciuta in pochi giorni. 

La narrazione si dispiega in due livelli: il primo temporalmente collocato nel presente riguarda la fuga di Niceta Coniate organizzata da Baudolino da una Bisanzio ridotta a un cumulo di macerie, devastata e prossima alla resa; il secondo è quello che utilizza la tecnica del flash back letterario in cui Baudolino racconta gli episodi più importanti della sua vita. 

Il racconto di Baudolino è affascinante e suggestivo, parte dal periodo della sua infanzia quando, nella terra delle sue origini collocata fra il Tanaro e la Bormida incontra l'uomo che segnerà profondamente la sua vita: Federico I Barbarossa di Hohenstaufen re di Germania e dei romani. 
Federico Barbarossa accoglierà a corte il giovane Baudolino che ha il dono della narrazione e da gran fabulatore riesce a narrare storie inverosimili riuscendo a farle apparire vere. 

All'età di sedici anni, Baudolino viene inviato a Parigi (dove vi era un importante università) per completare la sua educazione e in queste circostanze incontra un gruppo di giovani che saranno suoi compagni in uno dei suoi più straordinari imbrogli: la ricerca del Prete Giovanni, personaggio mitico, re e sacerdote. 
È da notare che la storia di Baudolino presentata come un imbroglio è frutto della fantasia letteraria ma la storia del Prete Giovanni o Gianni è un fatto storico che ha dei riscontri documentali, lo stesso Federico Barbarossa ricevette una lettera di tale Prete Gianni che l'aveva indirizzata al basileus bizantino Manuele I Comneno
Prete Giovanni si presentava nella missiva come re delle tre Indie e sosteneva di abitare in un favoloso palazzo ricoperto di pietre preziose e di oro. 

Baudolino costituisce una compagnia alquanto eterogenea di cui fanno parte: Abdul, il Poeta, Rabbi Salomon, Borone, Kiot e tra dotte discussioni sul Paradiso terrestre, il Santo Graal e sul concetto di vuoto, viene concepita l'idea della lettera ( storicamente non si conosce l'origine della missiva), Baudolino, nel romanzo di Eco è quindi l'autore dell'impostura che giustificherà affermando: 

"non c'è nulla di meglio che immaginare altri mondi per dimenticare quanto sia doloroso quello in cui viviamo"  (può accadere che) "ad immaginare altri mondi, si finisce per cambiare anche questo" . 

I fatti narrati sono moltissimi: Baudolino lascia Parigi e partecipa all'assedio di Alessandria e alla battaglia di Legnano, perderà la moglie che era in procinto di dargli un figlio, perderà il padre che gli lascerà solo una scodella e che lui farà passare come il Graal e infine troverà morto il suo secondo padre ( Federico Barbarossa) trovato morto in una stanza ( nella realtà storica Federico Barbarossa morirà in seguito ad una caduta dal cavallo). 

Il viaggio ora raccontato da Eco assomiglia alle narrazioni dell'Ariosto, quando saranno giunti nel paese del Prete Giovanni, Pndapetzim, tutto apparirà insolito, la stessa umanità variegata attinge dal mondo fiabesco e dell'epica: nani, giganti, ponci, eunuchi, nubiani, blemmi, ipazie. 

E proprio di un ipazia Baudolino si innamorerà, chi sono le ipazie? Esseri fantastici che avevano il dovere della verità e della conoscenza, lui re della menzogna si innamora della creatura emblema della saggezza e della verità. 

L'abilità descrittiva di Eco è straordinaria per quanto riguarda l'incontro d'amore tra Baudolino ed Epazia, un incontro che riserverà una sorpresa: una volta spogliata Epazia dal bacino in giù aveva un aspetto caprino "le sue gambe terminavano in due zoccoli color avorio". 
Eppure nonostante ciò Baudolino si sente così attratto da Ipazia che si unisce con lei, la descrizione dell'attrazione merita veramente di essere letta. 

"quello che toccavo e vedevo era bellissimo, perchè quella era Ipazia, e anche la sua natura ferma faceva parte delle sue grazie, quel pelo riccioluto e morbido era quanto di più desiderabile, avesse mai desiderato, profumava di muschio, quei suoi arti prima nascosti erano disegnati da mano d'artista e, amavo, volevo quella cratura odorosa come il bosco, e avrei amato Ipazia anche se avesse avuto fattezze di chimera, d'icneumone, di ceraste". 

Baudolino sta per avere un figlio da Ipazia, ma l'invasione degli unni bianchi sconvolgerà ogni cosa, Baudolino dopo la battaglia fuggirà e con i pochi compagni superstiti avrà come meta Bisanzio. 

Nel romanzo a questo punto passato e presente si fondono, Baudolino vecchio continua la sua narrrazione e le sue meditazioni fino alla decisione finale di ritornare nel paese del Prete Giovanni per incontrare Ipazia e il figlio che non ha mai conosciuto. 
Ancora una volta Eco dimostra la sua straordinaria capacità di presentare il racconto concependo un romanzo del linguaggio: troviamo mescolati tutti gli elementi culturali della sapienza umana che vanno dalla teologia alla filosofia, dalla geografia alla storia, passando per il mito e l'epica. 
Il linguaggio stesso è variegato, i termini coniati a proposito dei vari personaggi sono frutto di una fevida fantasia letteraria antica e che affonda le sue radici nei racconti fantastici del passato dove si parlava di sirene, arpie e chimere, uno sforzo quasi omerico che sfiora il virtuosismo e che tiene alta l'attenzione del lettore. 
Ritroviamo anche il gusto della narrazione dei viaggi che in tempi moderni solo Dino Buzzati ha reso altrettanto ricca di inventività e che possiamo rintracciare nella tradizione sviluppatasi dal Milione di Marco Polo in poi.

Baudolino è una bella storia, scritta con sapienza e maestria, il libro  è consigliatissimo agli amanti dei romanzi storici dove cultura e fantasia si fondono dando origine a storie appassionanti senza tempo.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO


  • Titolo: Baudolino
  • Autore: Umberto Eco
  • Editore: Bompiani
  • Anno di pubblicazione: 2000
  • Pagine: 528 

 

 

Baudolino

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Published by Caiomario - in Libri
26 settembre 2012 3 26 /09 /settembre /2012 05:58

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Riproduzione della firma autografa di Lorenzo Rocci (Album di Caiomario)

 

 

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Album di Caiomario

 

 

 

 

 

 

Il vocabolario Greco-Italiano di Lorenzo Rocci è in assoluto il punto di riferimento per tutti coloro che traducono dal greco (antico) all'italiano: studenti del liceo classico e di lettere classiche, studenti di testi sacri, insegnanti, professori e studiosi. Una platea quindi ben più vasta di quanto possa sembrare per lo studio di una lingua che "impropriamente" viene definita "morta". 

Chi ha studiato il greco antico al liceo classico e all'università il vocabolario di Lorenzo Rocci è stato (insieme al vocabolario di latino di Castiglioni e Mariotti) il compagno inseparabile e indispensabile per comprendere una lingua affascinante e dalla quale derivano la maggior parte delle parole che noi utilizziamo ( speso senza saperlo). 
A parte le leggere differenze tra le edizioni che si sono succedute negli anni, ogni vocabolario Rocci,  uscito successivamente alla prima edizione ha mantenuto inalterato l'impianto originario, dimostrazione che l'impostazione voluta dal professor Rocci è ancora oggi insuperabile nonostante altri  autori si siano cimentati nel compilare vocabolari di greco antico ad uso scolastico che, tuttavia mancano, di quella completezza che contraddistingue lo stesso Rocci. 

L'UNICO VOCABOLARIO CHE ABBRACCIA TUTTA LA GRECITA' 

Nelle righe iniziali abbiamo parlato di un vocabolario che in assoluto è il punto di riferimento, perché è l'unico vocabolario che -come ebbe modo di sottolineare il prof Rocci in una famosa prefazione del 21 aprile 1943- "abbraccia tutta la grecità"; cosa significa questo? Significa che è l'unico dizionario che contiene riferimenti puntuali e scientifici  per quanto riguarda i documenti che abbracciano un periodo lunghissimo che va dalle origini fino all'epoca ellenistica e romana. 
Quando si parla quindi di greco antico bisogna fare riferimento ad una lingua che già presentava delle forti differenze tra un periodo ed un altro e il merito di Lorenzo Rocci è  quellodi avere registrato tutti i vocaboli che sono stati usati in un periodo che abbraccia un arco temporale di oltre 2000 anni. 
Lorenzo Rocci era un grecista che per arrivare a completare l'immane opera consultò i più grandi studiosi di greco antico italiani quali, ad esempio: Acri, Ammendola, Balsamo, Bassi, Taccone, Terzoghi, Ubaldi, Zambaldi, Zuretti;  Rocci  poi consultò le opere degli studiosi e dei professori di greco più importanti a livello mondiale, non mancò, inoltre, di visionare  delle opere fondamentali  per lo studio del greco antico come i Papiri di Ossimoro e i Papiri fiorentini

L'impostazione seguita da Lorenzo Rocci segue quella di un altro celebre dizionario in uso presso gli studenti di greco antico  (ma con una diffusione minore): il Liddell-Scott, tuttavia Rocci volle dare un'articolazione personalissima al suo vocabolario e come da lui stesso spiegato nella prefazione alla prima edizione facendo "ricorso alle edizioni criticamente più sicure".
Nel vocabolario sono registrate tutte le voci dialettali e il significato di ogni singola voce per autore: ad esempio la parola aqeos (ateo) (riportiamo la traslitterazione delle lettere alfa +teta+epsilon+omicron+ sigma) significa: senza Dio; empio, ateo; dimentico di Dio; scellerato ed era in uso presso la variante attica, ma lo stesso termine lo usava anche Plutarco e lo storico Filone l'ebreo; aqeos però può significare anche abbandonato dagli dei quando veniva utilizzato dal  tragico Sofocle.

E' quindi evidente che nell'affrontare la comprensione di un testo, il traduttore avrà un ventaglio di possibilità per utilizzare la traduzione più adatta al senso originario considerando che molti vocaboli sono dei neologismi creati da questo o quell'autore. 

Nel Rocci chiara e didascalica è poi la citazione di tutte le forme regolari ed irregolari dei verbi, nel caso in cui la parola si riferisca, ad esempio, ad un frammento viene indicato in modo tale che non si ingenerino degli  errori durante la consultazione,  le opere complete vengono invece citate con la parola propria. 

 

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Si noti come nel Rocci il vocabolo riporta, laddove è possibile. l'etimo e i vari significati autore per autore (Album di Caiomario)

Per curiosità riportiamo alcune delle figure citate nel dizionario, molte di queste "professioni" non esistono più, per altre invece si tratta di "generi" oggi non più seguiti da nessun autore, per esempio l'epico era quell'autore che scriveva poemi epici come, ad esempio, Omero, mentre Samo era un epigrammatico. 

* astronomo; 
* botanico; 
* bucolico; 
* comico; 
* elegiaco; 
* epico; 
* epigrammatico; 
* epistolografo; 
* filosofo; 
* geometra; 
* geografo; 
* giambografo; 
* gnomologo; 
* lessicografo; 
* lirico; 
* oratore; 
* retore; 
* storico. 

 

 

 

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La differenza tra l'edizione 2011 e quelle precedenti consiste intanto di una profonda rivisitazione della già ampia struttura lessicale e un adattamento dell'impianto originario voluto da Lorenzo Rocci; la grafica poi è meno stancante risultando più agevole la consultazione e la leggibilità delle traduzioni che sono state evidenziate in grassetto. Sono stati poi introdotti degli esempi attuali eliminando quelli datati seguendo l'intento didattico pensato originariamente dallo stesso Rocci. 
Alla fine del vocabolario si trova un'etichetta con un codice personalizzato che permette al possessore del dizionario di collegarsi via internet con la casa editrice per ricevere eventuali aggiornamenti. 
E' in corso d'opera anche un'edizione su supporto CD. 

Il prezzo di copertina del dizionario è euro 98,00. 

 



  • Cronometro= dal greco Chronos (tempo) metros (misura); 
  • Cosmopolita= dal greco Kosomopolites, Kosmos e polites (cittadino del mondo)

 

 

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26 settembre 2012 3 26 /09 /settembre /2012 05:07

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Non abbiamo mai amato la visione scolastica della letteratura, la riteniamo deprimente e limitativa  nei confronti di qualsiasi autore, ma purtroppo Giovanni Verga si presta facilmente a questa visione perché da sempre le sue novelle sono un punto di passaggio obbligato nei programmi scolastici.
Non è pertanto importante conoscere solo una storia, ma anche che cosa quella storia evoca in noi e, per quanto riguarda "La Roba" il personaggio di Mazzarò ha sempre suscitato in noi un misto di repulsione e di pena,  sentimenti che sono cresciuti quando nella realtà vissuta abbiamo fatto un inevitabile collegamento con l'aspetto letterario della novella che pensavamo solo il frutto della fantasia dello scrittore siciliano. 
Ognuno di noi ha incontrato nella sua vita dei Mazzarò attaccati alla loro "roba" e molti di costoro non ci sono più, la loro roba è stata mangiata dagli eredi e costoro sono passati a miglior vita e riposano per l'eternità in un camposanto. 

 
Bisognerebbe sempre rammentare che per quanti piatti noi possiamo comprare mangeremo sempre in un piatto, per quanti letti possiamo acquistare dormiremo sempre in un letto, sembra scontato e banale osservarlo ma l'uomo non lo capisce e non comprende che in questa vita siamo a tempo. Mazzarò a quanto pare non lo aveva capito e per tutta la vita aveva pensato solo ad una cosa: accumulare roba. 
Siamo sicuri di aver conosciuto un tipo come Mazzarò che come lui pensava che "perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a ranicchiarsi col volo breve...." facessero tutto questo per lui. 
Povero Mazzarò, una vita spesa a faticare, a zappare, a potare, a mietere e non consumare, Mazzarò era un uomo ricco ma  era anche un vero e proprio pezzente dell'anima. È vero Mazzarò poteva sembrare umile, ma la sua era una falsa umiltà e faceva come molte persone che per non fare vedere di essere ricche vivono tutta la vita da poveri. 

Pensate che  Mazzarò  che si mangiava una galletta che faceva durare tutto il giorno sia una figura letteraria inventata da Verga? Nossignori, la realtà è piena di Mazzarò in carne ed ossa,  il "nostro" emulo di Mazzarò, ad esempio, era ricchissimo, aveva almeno 10 appartamenti, garage e negozi, ma mangiava un tozzo di pane insieme al suo cane nel suo negozietto di alimentari. 
E se Mazzarò dopo aver venduto il vino ci metteva un giorno a contare il denaro, il nostro emulo di Mazzarò dedicava dei giorni interi per andare a riscuotere personalmente gli affitti delle sue case . 
 

Sapete come finisce la Roba, il finale è noto, ma quella frase ce l'abbiamo stampata nella mente: quando era giunto il momento di passare a miglior vita Mazzarò va nel cortile e incomincia ad ammazzare le anatre con un bastone e pronuncia questa frase: "Roba mia, vientene con me!". 
Il nostro Mazzarò era più calmo, ma non meno avido, in occasione di una visita al camposanto, davanti alla tomba dei genitori disse: "Peccato che non possiamo portarci via niente". Avete capito che razza di uomo avido e avaro era? neanche in terra consacrata poteva nascondere la sua inclinazione...come Mazzarò che sentiva la vita andare via!


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