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26 agosto 2012 7 26 /08 /agosto /2012 06:37

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LO SCOPO DEL LIBRO: SMASCHERARE I PERSUASORI OCCULTI E DIFENDERE I CONSUMATORI 

Il dichiarato intento di Vincent Packard è quello di smascherare i persuasori occulti ossia coloro i quali, attraverso le tecniche di marketing, presentano un prodotto in un certo modo con lo scopo di renderlo appetibile al consumatore. Per raggiungere questo obiettivo - spiega lo studioso americano- gli esperti di marketing agiscono sull'inconscio degli individui generando la domanda di generi di qualsiasi tipo: da quelli di prima necessità a quelli voluttuari e, come dice lo stesso Packard, costoro sono soliti "lavorare sott'acqua", tradotto: operano in modo subdolo, nascosto, non immediatamente rilevabile. 
Packard analizza in modo puntuale, secondo i metodi rigorosi dell'indagine sociologica, le grandi offensive di "persuasione" che vengono lanciate nei confronti del consumatore, ma chi sono gli attori principali di questa attività? I persuasori di professione avidi di tutto ciò che possa aiutarli a pubblicizzare questa o quella merce (l'aggettivo "avidi" è usato dallo stesso Packard). 
Si tratta quindi di una "pubblicità del profondo" che ha un solo obiettivo influenzare il comportamento delle persone ricorrendo a tecniche ingegnose studiate a tavolino. 
Emblematiche a tal proposito sono le domande che l'autore rivolge ai lettori per spiegare quale meccanismo si crea nella mente delle persone e si chiede per quale motivo gli uomini entrino in una concessionaria di auto attratti dall'ultimo modello decapottabile e finiscano per acquistare una vettura chiusa oppure perché i bambini preferiscano i cereali che "scoppiano, crepitano e crocchiano...." 
La spiegazione di questi e altri comportamenti risiede proprio nel fatto che i persuasori occulti studiano i perché del nostro comportamento in modo da manipolare a loro esclusivo vantaggio le nostre abitudini e le nostre preferenze. 
Gli analisti dei moventi studiano quindi 24 ore su 24 in questo versante e i loro più stretti collaboratori sono "i manipolatori di simboli" dando "una nuova dimensione al mercato delle idee e dei prodotti". In stretta collaborazione con i precedenti -secondo l'autore- lavorano gli psichiatri e gli studiosi di scienze sociali (psicologi e sociologi) che prestano la loro consulenza presso varie ditte. 

Quello di Packard è un j'accuse anche alla comunità scientifica di cui egli stesso fa parte, ma di cui non condivide l'operato e di cui condanna un apparente rigore scientifico che nasconde altri fini primo fra tutti quello di seguire gli interessi dei gruppi di potere, 


 IL MESSAGGIO CHE RIMANE


Prima di affrontare la lettura del saggio di Packard è importante quindi liberarsi di tutti i preconcetti ideologici, una volta terminata la lettura però è come se si diradasse la spessa nebbia che impedisce di vedere la realtà. Packard, infatti, non interpreta la realtà la spiega; il saggio, poi, aiuta a tradurre il significato degli slogan e degli spot pubblicitari che servono per attirare l'attenzione e condizionare le scelte. 
Il saggio  favorisce lo sviluppo di una forte coscienza critica che aiuta ad orientarsi meglio nel mercato anche se può capitare talvolta di cadere nelle trappole che i persuasori occulti tendono di volta in modo sempre più raffinato e questo accade ogni qual volta che la soglia di attenzione scende. 
Se la propaganda pubblicitaria è rivolta a vendere questo o quel prodotto, ancora più subdola e pericolosa è la propaganda politica dove la "compravendita" riguarda le coscienze. In questo settore gli esperti di relazioni pubbliche lavorano ai fianchi delle persone con un solo obiettivo: creare consenso. La conclusione a cui arriviamo dopo la lettura del libro è la seguente: bisogna essere sempre guardinghi e non fidarsi mai delle promesse, soprattutto se queste vengono dai politici che sono i più raffinati persuasori occulti pronti a cambiare opinione ogni qual volta le circostanze lo richiedono 
E' lo stesso Packard che me lo ha insegnato quando spiega l'oggetto della persuasione mettendo sullo stesso piano non solo le merci ma anche "idee, ideali, atteggiamenti, candidati, o stati di animo". 

L'INSANA IDEA DEL CONSUMO A TUTTI I COSTI: POLITICI, SINDACATI, AZIENDE, E LAVORATORI: TUTTI IN SINTONIA

Le aziende private sono una ricchezza per una nazione, ma quando si provoca il consumo a tutti i costi di cose che non servono a niente, non si arricchisce una società, la si rende più povera; è questo l'inizio di tutte le bolle speculative, è questa l'origine della crisi economica che sta attanagliando i paesi occidentali. Purtroppo l'idea che sviluppo significhi consumo e che il consumo porti occupazione è diffusa al punto che si è diffusa come una metastasi l'idea che l'unico modo di incrementare il lavoro sia quello di fare consumare le persone sempre anche quando non ne hanno bisogno. 


Vale la pena citare il messaggio che chiude il libro: 

"Mi auguro che questo libro possa contribuire a illuminare l'opinione pubblica". 



CHI E' L'AUTORE 

Vance Packard è stato, scrittore, giornalista e uno dei più importanti studiosi contemporanei di sociologia; Packard indirizzò le sue ricerche e le sue analisi principalmente sugli influssi della pubblicità e dei mass media sul comportamento umano. Il saggio che lo ha maggiormente reso celebre presso il grande pubblico è "I persuasori occulti". Ha scritto anche "La società nuda", "I cacciatori di prestigio", "Gli arrampicatori aziendali" e "I bambini in pericolo". 

EDIZIONE CONSIGLIATA 

Consiglio la seguente edizione o le edizioni successive che si rifanno alla traduzione originale apparsa per la prima volta in Italia: 

  • V. Packard, I persuasori occulti, trad. di Carlo Fruttero, Einaudi, Torino, 1973. 


Attualmente il libro è reperibile anche tramite internet, tra i diversi negozi che vendono libri online segnaliamo IBS che lo propone al prezzo di euro 10,20. 

 

Lavorano sott'acqua in modo subdolo - I persuasori occulti. I persuasori occulti rivisitati negli anni ottanta - Vance Packard Libri

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Published by Caiomario - in Libri
25 agosto 2012 6 25 /08 /agosto /2012 17:41

 

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Album di Caiomario

 

 

Se un libro diventa solo un reperto archeologico è inutile, questo è quello che pensiamo ogni qual volta ci capita di riprendere in mano un'opera letteraria, un testo di filosofia o un romanzo; ci sono libri che sono come dei testimoni del pensiero di un autore e ci sono poi storie che sono quelle di sempre e che pur ripetendosi in tempi diversi diventano universali proprio perché i personaggi che le animano sono immortali. "I miserabili" di Victor Hugo sono ormai un classico e possono essere letti in tanti modi, ma quei miserabili raccontati da Hugo sono anche quelli di oggi: barboni,senzatetto, reietti, precari, pezzenti, sfruttati e senza fissa dimora. Un'umanità composita che possiamo trovare ovunque e che provoca a volte pena, a volte fastidio ma che è sempre lì a ricordarci che ognuno di noi può essere come loro. Basta scendere per strada nelle grandi città e vedere esseri umani che sembrano dei fantasmi, dei senza nome che vivono nel più perfetto anonimato e che cercano di ripararsi dalle intemperie che nel periodo invernale diventano un tormento al punto che sono esse stesse sinonimo di morte, perché quando non c'è un riparo, la morte è lì dietro l'angolo e non basta un cartone per ripararsi dal freddo e dalla neve. 

Le recenti nevicate hanno nuovamente riportato alle attenzioni delle cronache le storie di senza tetto uccisi dal freddo e ancora una volta non ho potuto fare a meno di pensare a "I miserabili" di Victor Hugo, un libro che ho letto sempre a più riprese e che mi ha emozionato e mi continua ad emozionare. La definizione di grande romanzo però non rende appieno l'idea di una storia popolata da personaggi indimenticabili: Jean Valjean, Cosette, Fantine sono lì a testimoniare le loro frustrazioni, i loro sentimenti di rivalsa, il loro amore. Sullo sfondo della complessa trama narrativa la fatica e la povertà di una pletora di persone fatte di carne e sangue. 
Sin dall'inizio del romanzo è presente questa umanità a cui riserva le attenzioni monsignor Charles-Francois-Bienvenu Myriel vescovo di Digne, cittadina della Provenza. 

Nella nota spese di Miryel vengono elencate le seguenti spese: 

  • Per dare brodo di carne ai malati dell'ospedale 1500 franchi; 
  • Per la Società di carità materna di Aix 250;
  • Per la Società di carità materna di Draguignam 250; 
  • Per i trovatelli 500; 
  • Per gli orfani 500;


Erano le spese riservate ai i poveri della diocesi, poveri che fuori dalle chiese facevano la questua e che per alcune iniziative delle società caritatevoli venivano assistiti il più delle volte con un piatto di minestra calda. Queste iniziative erano ben diverse da quelle che attualmente possono svolgere volontari e amministrazioni comunali che hanno mezzi e risorse che sono in grado di alleviare la sofferenza dei senza tetto. 

 

 

 

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Album di Caiomario



"I miserabili" è un libro complesso che si sviluppa intorno alla vicenda umana di Jean Valjean, un galeotto condannato a 19 anni di lavori forzati : cinque anni per furto qualificato e quattordici anni per tentato di evadere quattro volte. Jean Valjean è un uomo duro ma che riesce ancora a provare gioia. Hugo usa la seguente espressione per descriverlo: "Valjean era un ignorante ma non era un idiota, e alla luce naturale del suo intelletto si era aggiunta quella che proviene dalla sventura". 
Valjean quindi incomincia a riflettere attorno alla sua vicenda cominciando ad esaminarsi e riconoscendo di non essere stato condannato ingiustamente. Proprio pensando agli errori commessi che possono portare alla disperazione, cerca di lottare disperatamente incominciando a percorrere la strada dell'espiazione. 

Anticipo che ne "I miserabili" non c'è solo disperazione ma anche speranza, voglia di riscattarsi nei confronti di una società che aveva a sua volta commesso un delitto contro una persona condannandola ad una pena detentiva spropositata rispetto ai delitti commessi. Hugo descrive ogni aspetto con dovizia di particolari presentando i pensieri, anche quelli più oscuri che passano nella mente di Valjean. Anche le situazioni più oscure e negative riescono però a dare luce alla figura di un uomo condannato per un furto attraverso il quale pensava di sfuggire dalla miseria. 

Man mano che le pagine scorrono, la storia si fa sempre più appassionante, entrano in scena nuovi protagonisti, la bravura di Hugo è notoria, riesce a sviluppare una trama che ad un certo punto rischia di sfuggire al lettore ma poi l'attenzione ritorna subito dopo, pagina dopo pagina, grazie anche ai frequenti riferimenti storici che fanno del romanzo uno straordinario affresco di quell'epoca. Il libro terzo si apre con una illustrazione dell'anno 1817, Hugo alla fine dell'excursus storico osserva: 

"La storia trascura quasi sempre tutti questi particolari, e non può fare altrimenti senza perdersi nell'infinito. Pertanto questi particolari che a torto si dicono piccoli (non ci sono piccoli fatti nella storia, come non ci sono piccole foglie nella vegetazione), sono utili. La faccia dei secoli si compone delle varie fisionomie degli anni". 

Per Hugo i particolari sono di fondamentale importanza e ogni aspetto viene approfondito, sviscerato, analizzato perché è vero che i fatti fanno la storia ma è la storia stessa, come osserva Hugo, che spesso li ignora. 

Nella seconda parte del romanzo la figura che domina è quella di Cosette, Hugo inizia il capitolo rievocando la battaglia di Waterloo, sono poi frequenti le digressioni e le parentesi che rompono il ritmo della narrazione e permettono al lettore di conoscere aspetti storici interessanti come, ad esempio, quelli che riguardano la vita monacale, il convento, la preghiera, la fede, la legge. 

Nessun riassunto della trama narrativa de "I miserabili" riuscirebbe a dare valore a uno dei più bei romanzi della letteratura dell'Ottocento, l'invito è di avvicinarsi al libro dandosi tutto il tempo per leggerlo e per digerirlo. E' un fuori quota destinato a lettori che amano la grande letteratura. 

Tra le numerose edizioni de "I miserabili", consiglio quella edita dalla Newton & Compton con la traduzione di E. De Mattia riveduta, curata e annotata da Riccardo Reim. 

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Published by Caiomario - in Letteratura
25 agosto 2012 6 25 /08 /agosto /2012 17:33

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/94917521@N00/4066123472

Album di nettaphoto

 

Come si fa a raccontare un libro di poesie ma soprattutto come si riesce a trasmettere sensazioni che nascono dalla personale lettura e che dipendono in larga parte dalla sensibilità poetica che non viene impiantata per grazia divina, ma si forma giorno dopo giorno? La domanda è retorica ma la risposta non è scontata. La lettura di una poesia non è assimilabile a quella di un romanzo, il poeta non scrive per offrire un passatempo piacevole al lettore ma scrive prima di tutto per se stesso. Difficilmente un editore commissiona un libro di poesie, le poesie si pubblicano dopo che sono state scritte per ispirazione non per commissione. 

Leggere le poesie della Merini significa condividere la speranza di dare un significato e un senso alle cose, la Merini è l'io narrante e non esprime il punto di vista del lettore ma il suo. L'Ipotenusa dell'amore è un libro che contiene una raccolta di poesie e due brevi racconti, il libro pubblicato nel 1992 e non si discosta dalla struttura che ho delineato nelle righe precedenti. Il carattere frammentario di ciascuna lirica è solo apparente, ricorre in molte liriche l'aggettivo possessivo mio/mia quasi a voler continuamente rammentare a se stessa e agli altri il senso di proprietà verso qualcosa o qualcuno. Il mio uomo, la mia parola, il mio seno, il mio tormento ecc parole che ricorrono spesso in tutta la sua produzione poetica, la Merini non ama usare il si impersonale-passivante a cui era solito ricorrere, ad esempio, Eugenio Montale. 

Vale la pena leggere una delle più belle poesie d'amore della Merini, tra le più intense della nostra poesia contemporanea: 


CANZONE D'AMORE 


"Era l'amore mio 
simile a una lotta di cavalli, 
era così fervente nel dolore 
da parere persino indemoniato. 
Era l'amore mio 
qualche cosa che dista dalla fede 
anni di luce e di abbandono, 
era un amore che tanto ho sospirato. 
Era l'amore mio 
un cammino francescano e bugiardo 
perchè la scrittura 
era irta di sguardi. 
Era l'amore mio 
la foresta della mia pena d'amore, 
era la greppia delle mie paure, 
era il sole d'agosto ed era inverno, 
era l'amore mio quasi l'inferno" 




COMMENTO 

La poetessa usa il verbo all'imperfetto, era ricorre 
nove volte, l'unica rima presente è nella parte finale 
della poesia, "inverno/inferno". L'amore viene 
presentato come una lotta di cavalli ad indicare un 
amore appassionato e tormentato. 
Predomina il senso di malinconia, la malinconia del ricordo 
della persona amata. E' però la sua condizione interiore 
che la spinge a ricordare il passato ma l'autrice vuole 
anche evidenziare che l'amore a lungo sospirato non è 
durato a lungo. 
Il componimento poetico provoca un senso tenerezza, misto 
a tristezza e sofferenza. 


Immensa!! 




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Published by Caiomario - in Poesia
25 agosto 2012 6 25 /08 /agosto /2012 16:20

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Vogliamo consigliare a tutti coloro i quali sono alla ricerca di libri dimenticati un prezioso volumetto di Guido Gozzano, intitolato semplicemente "San Francesco d'Assisi". 
Prima di tutto è necessario sgombrare il campo da qualasiasi equivoco, l'opera di Gozzano non rientra tra le cosiddette "opere religiose", ma può essere catalogata come una "prova di sceneggiatura" destinata al cinema nascente che nel 1916, come è noto, non solo era agli albori, ma non aveva quella che per noi è una caratteristica scontata: il sonoro. 
La differenza che passa tra il cinema muto e quello sonoro non risiede nel fatto - come si potrebbe comunemente pensare - che in uno "si sente parlare e nell'altro no", ma nella grande enfasi che viene data all'espressività dei volti e dei gesti che devono comunicare, attraverso l'arte della recitazione, sensazioni e impressioni. 
Approcciarsi a quest'opera che potrebbe essere catalogata come un'opera minore di Guido Gozzano, permette di conoscere come gli autori dell'epoca che si dedicavano alla scenggiatura, affrontavano il problema della recitazione; mentre infatti nel teatro le tecniche erano simili a quelli che attualmente vengono impiegate nella recitazione, nel cinema si doveva impostare la sceneggiatura in relazione alle caratteristiche del cinema dell'epoca. 

Leggendo il volumetto si nota prima di tutto la precisione, quasi certosina, che Gozzano profuse nella ricostruzione della figura di San Francesco e dell'epoca a lui coeva, lo stesso Gozzano in alcune note rivelò che per preparare la sceneggiatura del San Francesco d'Assisi, si documentò girando molte biblioteche per procurarsi le opere di San Francesco in modo da dare non solo attualità alla sceneggiatura stessa, ma anche per fornire una ricostruzione aderente storicamente alla figura di Francesco, cercando di uscire fuori dall'agiografia di stampo religioso che rappresentava il "poverello" in modo talvolta banale. 
Tale finalità, a mio parere, è perfettamente riuscita in quanto Gozzano, pur non essendo un religioso, realizzò una ricostruzione storica della figura di Francesco perfettamente aderente a quelle che erano le aspettative della sensibilità popolare delle maggior parte dei cattolici italiani. 
Bisognerebbe infatti mettere l'accento proprio sull'italianità di un'opera che che probabilmente era indirizzata a un pubblico nostrano vista anche l'attenzione data ad altre figure di santi come Santa Chiara e Santa Caterina. 
La figura di Francesco che appare disegnata da Gozzano è quella che sicuramente è più vicina alla realtà di un uomo che fu prima di tutto uno straordinario evangelizzatore che interpretò in maniera più autentica il messaggio del Cristo. 
Rileggere la sceneggiatura ci permette di scoprire la figura del santo e del suo rapporto con il dolore che è poco comprensibile per noi anche se ci diciamo crisitiani. E' una corrente di pensiero, quella che della svalutazione del corpo che è tipicamente medievale, però è importante comprendere le ragioni della svalutazione del corpo per capire il significato delle stimmate e del dolore mai rifiutato che sembra addirittura quasi sempre invocato. 

Probabilmente la scelta di Gozzano di trattare il soggetto di un copione così particolare come quello di San Francresco, nasceva da una sincera ammirazione nei suoi confronti e "forse" anche alcune sue scelte nella vita privata ( così come si apprende dalla sua breve ma intensa biografia) sono spiegabili anche in questa direzione. 

Dal punto di vista letterario Guido Gozzano è sempre stato inquadrato tra i cosiddetti "autori crepuscolari" eppure oltre a questo aspetto che ritengo alquanto riduttivo, c'è un aspetto molto più profondo ed è quello del misticismo, una sorta di sacro furore che pervadeva l'esistenza di Gozzano esattamente come quella di Francesco. 
Taluni critici parlano di "francescanesimo di Gozzano", se per francescanesimo intendiamo la sua vocazione a al rifiuto verso qualsiasi estriorità, senza dubbio possiamo accettare questa interpretazione. 
Ecco allora che anche la "fiaba francescana" raccontata da Gozzano può essere inscritta in quel rifiuto dell'esteriorità che era prima di tutto un rifiuto verso d'Annunzio e verso il dannunzianesimo. 
La vita di Gozzano, è bene ricordarlo, non fu affatto inimitabile come quella del Vate, anzi la sua breve vita fu contrassegnata dalla malattia ( non ci è dato sapere quanto fosse accettata) e da una prematura scomparsa ( anche per la vita media dell'epoca) a soli 27 anni. 
Probabilmente l'ammirazione verso Francesco nasceva anche dalla contraddizione che era in lui presente: da una parte lo slancio e la passione ( leggete a questo proposito la "Cruna del mondo") e dall'altra parte una sorta di autocensura e autocontrollo che Gozzano esprimeva attraverso la scrittura; ma una cosa è certa come Francesco, Gozzano fu un irriducibile e non vi è contraddizione tra la vitalità dell'uno e dell'altro, anzi.

 

 

 

 



Un noto uomo politico italiano ha sostenuto pubblicamente in TV che il padre di San Francesco ha fatto più bene all'umanità di quanto non avesse fatto suo figlio che aveva (secondo lui) contribuito a diffondere la povertà e quindi a far stare male gli uomini. Non vorrei commentare la superficialità di tale affermazione nè tantomeno ricordare che l'aderenza ai valori autentici del cristianesimo significa anche rispetto della natura, parchi consumi e solidarietà. 
Gozzano lo aveva capito...e con cura quasi maniacale preparò questo copione che può essere per il lettore più di una semplice curiosità da affrontare non con lo spirito di chi si trova davanti ad un reperto archeologico, ma con rinnovato interesse verso i veri valori del cristianesimo. 


"Ed io non voglio più essere io! 
Non più l'esteta gelido, il sofista, 
ma vivere nel tuo borgo natio, 
ma vivere alla piccola conquista 
mercanteggiando placido, in oblio 
come tuo padre, come il farmacista..... 
Ed io non voglio più essere io!" 

Guido Gozzano

 


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Published by Caiomario - in Libri
25 agosto 2012 6 25 /08 /agosto /2012 16:20

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  Eva Luna 


"Eva Lunadi Isabel Allende è un  romanzo che si legge con passione sin dall'inizio, al di là della storia suggestiva che la Allende sa raccontare intrecciando da buona artigiana della parola esistenze, vicende e luoghi, quello che piace di questo romanzo è il modo di scrivere della Allende. Anche quando la scrittrice cilena (peruviana di nascita) indulge nel particolare, lo fa in modo lieve ma necessario per l'organicità del racconto, insomma non c'è nessuna aggiunta  che non sia indispensabile, il gusto per l'eccesso non fa parte dello stile narrativo della Allende.

" Eva Lunaè una storia che assomiglia ad un affresco dagli effetti magici, a seconda dello spirito con si affronta la lettura il lettore troverà una sua area di interesse: l'amore, il mistero, l'erotismo, le tradizioni popolari di più culture e poi ancora la storia con i suoi eventi che fa da sfondo alle vicende personali dei protagonisti.

L'intrecciarsi degli eventi e delle storie personali rende dà ritmo al racconto che non conosce momenti di pausa, il lettore si trova nella singolare situazione di colui il quale sta ascoltando il racconto di un amico e finisce per partecipare alle vicende dei personaggi raccontati. Le origini di Eva Luna sono già una storia nella storia: lei è figlia di un giardiniero indiano e di Consuelo, una trovatella cresciuta in una missione e  che poi diventerà cameriera presso l'abitazione del  Professor Jones, imbalsamatore di professione e bibliofilo per passione; il racconto della sua infanzia tiene con il fiato sospeso, appare come una favola bella senza che il racconto ne risenta sul piano della veridicità.

E sullo sfondo la storia del Novecento con le sue rivoluzioni, la dittatura terribile di un paese, i formidabili cambiamenti che passano attraverso la nascita e l'affermazione della televisione, i conflitti e poi Eva Luna che attraversa tutti questi eventi fino a diventare una narratrice e una sceneggiatrice televisiva, la scenggiatrice di se stessa e delle storie da lei vissute in prima persona. Il suo narrare diventa un percorso liberatorio e una testimonianza della realtà dove i personaggi che popolano le sue storie sono veri come quelli raccontati dalla Allende.

Un bel romanzo che merita di essere letto, che sa commuovere senza assumere mai toni melensi: è questo che differenzia un romanzo di grande spessore  da un racconto che passa veloce come una macchina su un'autostrada.

 

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/25381422@N03/2437467518

Foto di pcambraf


























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25 agosto 2012 6 25 /08 /agosto /2012 07:53

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TABUCCHI, LA LETTERATURA E IL CINEMA 

"Piazza d'Italia - Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un'appendice" è il primo romanzo dello scrittore pisano Antonio Tabucchi che -secondo il giudizio dei critici della letteratura- può essere considerato il più importante romanziere del periodo che va dalla prima metà degli anni Settanta all'inizio dell'anno Ottanta. 
E' questo un giudizio che condivido senza riserve avendo letto altri scritti di Tabucchi oltre a Piazza d'Italia come. ad esempio, la raccolta di novelle "Piccoli equivoci senza importanza". 
Nello stile dei racconti di Tabucchi si riconosce l'influenza della letteratura portoghese e in particolare di Pessoa e di Pires, ma si tratta di un'influenza per affinità in quanto il narratore pisano, già traduttore di Pessoa, ha uno stile originale frutto di diverse eccellenti contaminazioni quali, ad esempio, quelle degli autori inglesi come Stevenson piuttosto che Kipling o Conrad; anche il cinema d'autore ha influito sulla sua formazione e in particolare spiccano su tutti i nomi di Hitchcock e Curtiz
Se nella formazione di Tabucchi vi sono state influenze "pesanti", gli esiti per quanto concerne la produzione letteraria non potevano essere che eccellenti e "Piazza d'Italia" è senza dubbio uno dei romanzi più notevoli della nostra letteratura contemporanea. 

PIAZZA D'ITALIA L''EPOPEA DI TRE GENERAZIONI DI RIBELLI 

Il periodo che vede lo svolgersi delle vicende di tre generazioni di appartenenti alla stessa famiglia va dall'unità d'Italia alla fine della seconda guerra mondiale, un periodo di circa ottant'anni in cui sono avvenuti dei formidabili cambiamenti storici e politici. Siamo in un villaggio della Toscana dove vi abitano dei personaggi insofferenti verso qualsiasi forma di costrizione e verso qualsiasi regola. Il loro ribellismo sembra essere iscritto nel loro codice genetico, è istintivo e si manifesta sin dall'età più giovane. Garibaldo, Quarto e Volturno sono personaggi letterari, ma la loro figura e i tratti caratteriali sono verosimili e sono quelli di un certo ribellismo tipico di quelli genti toscane che sono passate attraverso gli ideali dell'anarchia, del socialismo massimalista e persino del fascismo più estremo. 
Persino Don Milvio, il prete del paese è un anarchico libero che dimostra la sua insofferenza verso qualsiasi tipo di dogma, una sorta di libero pensatore sognatore che costruisce una macchina idraulica dell'uguaglianza e decide, poi, di vivere all'interno di una buca confidando il suo segreto a Zelmira, un altro personaggio indimenticabile che dà anima al racconto. 
Il momento in cui il romanzo assume dei contorni tra il tragico e il grottesco è quando Garibaldo muore dopo essere stato colpito da una pallottola nella piazza del villaggio e muore così come aveva vissuto protestando, ma la sua protesta finale è rivolta al governo di una Repubblica appena nata e già contestata. 
Sintetica ed efficace la scena descritta e la frase finale di Garibaldo pronunciata prima dell'epilogo finale "E ora vorrebbero comprarci per quattro lire......ma la morte non si compra". 

LA LEGGE DEL MENGA (titolo realmente presente nel libro) ANALOGIE CON IL PRESENTE, IL CETTOLAQUALUNQUE DESCRITTO DA TABUCCHI 

Nella piazza principale del paese viene innalzato un tricolore, per quattro giorni un altoparlante suona l'inno d'Italia prima del comizio che verrà tenuto dalla Democrazia Cristiana. Ecco la frase chiave : "Hai capito chi viene a parlare? E' il partito che comanda l'Italia. Ci sarà lavoro per tutti, stanno per aprire una fabbrica sullo stradone delle bonifiche". Parla il politico di tre generazioni fa, ringrazia il paese che definisce "laborioso e timoroso di Dio", poi cita l'industriale che deve aprire la fabbrica e invita tutti a ringraziarlo e a considerarlo un benefattore e poi promette che tutti avranno il lavoro e ci sarà il benessere per tutti. 
La risposta di Garibaldo non si fa attendere e richiama la .......famosa legge del menga. 

Dice Tabucchi che il paese di Garibaldo è un paese che fatica a trovare la democrazia ed è ancora così in molte aree del paese dove le istituzioni sono viste o come una vacca da mungere o come qualcosa di estraneo alla comunità. 
La figura di Garibaldo che aveva sempre in mente di difendere i diritti dei lavoratori appare quindi sempre attuale e non cessa di essere provocatoria proprio per gli interrogativi che ci si pone in una situazione in cui il tema del lavoro e dei diritti è più attuale che mai. Sarebbe interessante quando si parla di coscienza nazionale fare riferimento a questo libro di Tabucchi che più di ogni altro ci fa comprendere da dove veniamo e perché siamo così. Ma temo che anche in questo caso valga la legge del menga. 




Cosa è più apprezzabile di questo libro? Verrebbe da rispondere, tutto, ma quello che più abbiamo apprezzato di Tabucchi è lo stile e il ritmo: lo scrittore pisano ama le frasi brevi, le frequenti inserzioni. le sequenze dei racconti non sono mai lunghe, ogni due o tre pagine cambia lo scenario, quindi il ritmo del romanzo è sempre sull'andante con brio, i titoli messi all'inizio di ogni sequenza sono poi un capolavoro di sintesi. 
Ne citiamo qualcuno: "Sperare è gratis", "Uno, due gran gran", "Un impero sui francobolli", "Conta più la causa della fidanzata", "Il Vangelo secondo Don Milvio". 

La narrazione avviene in tre tempi: l'autore anticipa nell'inizio del libro l'epilogo, non vi sono mai momenti morti in nessuna parte del racconto, anche l'elemento politico e morale è uno degli elementi pregevoli del romanzo, forse è proprio la circolarità delle cose che ritornano ciò che fa di questo romanzo un racconto vivo dove il realismo si mischia alla favola. 




Piazza d'Italia. Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un'appendice,è stato pubblicato per la prima volta nel 1975 per le edizioni Bompiani.

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Published by Caiomario - in Libri
24 agosto 2012 5 24 /08 /agosto /2012 16:23

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L'Alcoa, la fabbrica di alluminio di proprietà di una multinazionale statunitense potrebbe chiudere se non ci sarà un acquirente pronto a sobbarcarsi gli oneri che questo Stato impone a chi vuole fare impresa in Italia; i sindacati di contro chiedono  allo Stato di intevenire. Come e in che modo? Sono centinaia le aziende che  in Italia hanno messo in mobilità i loro dipendenti, se lo Stato dovesse nazionalizzare tutte le aziende si prospetterebbe una soluzione da "socialismo reale", ma la domanda da farsi è "un'azienda privata può decidere di chiudere quando vuole se le condizioni di mercato non sono più favorevoli e perché non lo sono". Questa è la domanda che i sindacati italiani dovrebbero farsi perchè una cosa è certa, lo Stato non è in grado di assorbire migliaia di lavoratori del comparto privato facendoli diventare di fatto dipendenti pubblici e le aziende private non sono obbligate a tenere aperte le fabbriche. Ricordarselo gioverebbe prima di tutto alle migliaia di lavoratori che si aspettano dallo Stato quello che lo Stato non può dare. Lo Stato invece può fare molto per creare occupazione se non ci fosse una classe politica solo attenta a perpetuare i propro privilegi, ma quella classe politica qualcuno l'ha votata anche in Sardegna. Dove erano le solite vestali del palco quando la multinazionale americana chiedeva di pagare l'energia meno cara? Dove sono i Soloni della retorica istituzionale  pronti  sempre a parlare di massimi sistemi e mai di cose concrete? E dov'è la classe operaia? Una volta c'era solidarietà tra operai, oggi basta che si prometta a qualcuno di rientrare in fabbrica perché questo qualcuno si dimentichi di chi è rimasto fuori. 

È un peccato per la Sardegna e per tutti i sardi avere una classe politica che pur avendo l'oro sotto i piedi e i diamanti nel mare non fa niente per valorizzare un territorio che dovrebbe vivere solo di turismo e non di cattedrali nel deserto. È sconfortante constatare che quei politici in Sardegna li hanno votati salvo poi rendersi conto che tutto a loro interessava se non sostenere la fondazione di inutili provincie e carrozzoni pagate dal contribuente. Da oltre cinquant'anni la Sardegna si porta dietro il cancro di un'industrializzazione inutile e dannosa che ha fatto solo crescere la cultura della fabbrica che dà lavoro, mentre, come i fatti dimostrano, il lavoro è a tempo ed è pronto ad andare via soprattutto in un periodo in cui gli interessi in gioco spingono i grandi gruppi a fuggire da luoghi in cui è diventato antieconomico produrre. La multinazionale statunitense va via dall'Italia perché l'energia elettrica è troppo cara, bisognava pensarci prima, ora è tardi. Lo Stato può solo fare una cosa: permettere ad un eventuale nuovo acquirente di produrre a costi competitivi, se questo non avverrà, una scellerata soluzione statalista porterà Pantalone a pagare per le colpe di altri.

SARDI NON VOTATELI PIÙ  

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24 agosto 2012 5 24 /08 /agosto /2012 06:30

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LA PIU' BELLA DEFINIZIONE DI INSEGNANTE 

"E' il massimo che possiate fare.....non potete costringere qualcuno a mangiare. Nessun insegnante ha mai insegnato qualcosa a qualcuno. La gente in fondo è autodidatta. La parola "educatore" deriva dal latino "educare", verbo simile a "educere" che significa guidare, condurre. E appunto questo l'educatore deve fare: guidare, essere entusiasta, capire se stesso, mettere tutto questo sotto gli occhi degli altri e dire: "Guardate, é meraviglioso. Venite a mangiare con me". 

E' la più bella definizione di insegnante che abbiamo mai letto e che spiega cosa significa insegnare, nessun grande insegnante ha mai costretto qualcuno, ma ha affascinato, attratto, invitato a sedersi nella propria tavola per dividere la conoscenza. Credo che nessun manuale di didattica abbia mai riportato le parole illuminanti di Leo Buscaglia e di questo c'è da rammaricarsi perché la didattica non è solo tecnica ma anche e soprattutto "capacità di attrarre". 

E ancora: 

"Le scuole sono luoghi senza allegria e senza vitalità che soffocano i giovanissimi e distruggono la creatività e la gioia. Dovrebbero essere i luoghi più festosi del mondo perché, sapete, la gioia più grande è imparare. Imparare qualcosa diventate qualcosa di nuovo. Imparare qualcosa è fantastico perché ogni volta che imparate qualcosa, diventate qualcosa di nuovo" .

 

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Album di Caiomario

 

 

E Leo Buscaglia ha avuto per tutta la vita la vocazione all'educazione, l'educazione all'amore, una materia che gli valse la creazione di una cattedra ad hoc, l'unica che mai sia stata creata in una istituzione universitaria (unica al mondo). 
È lo stesso Buscaglia a raccontarlo, quel che può apparire una semplice curiosità ci permette anche di riflettere con quale velocità si possano creare dei corsi universitari, l'unico precedente storico di università sul campo è stato quello di Socrate che 2500 anni prima dello stesso Buscaglia aveva teorizzato e praticato l'arte della maieutica che può essere definita in assoluto "l'arte dell'amore per la conoscenza". 

Nei tempi moderni il solo a parlare d'amore è stato proprio Leo Buscaglia che è stato docente universitario presso la "University of Southern California" dove ha tenuto "un corso dedicato all'insegnamento dell'amore", un corso che è uscito fuori dalle aule universitarie e che ha generato dei libri che sono diventati famosi in tutto il mondo, ne ricordiamo qualcuno: 


  • Amore;
  • La coppia amorosa;
  • Autobus per il Paradiso;
  • Sette storie natalizie;
  • La via del toro, Papà;
  • Nati per amare;
  • La cucina dell'amore. 


Leo Buscaglia è nato a Los Angeles da genitori italiani originari di Aosta, le sue origini sono state molto importanti nella sua formazione personale. La città di Aosta di cui parla Buscaglia era, agli inizi del Novecento, poco più di un paese in cui tutti si prendevano a cuore i problemi degli altri. Racconta Buscaglia che la decisione dei suoi genitori di ritornare a Los Angeles fu per lui un vero e proprio shock culturale in quanto si ritrovò in una città in cui a nessuno importava niente dell'altro e che nei confronti degli italiani aveva un pregiudizio ritenendoli tutti mafiosi e ricorda: "Mi chiamavano "dago" o "wop". Sapete gli altri bambini mi dicevano "Vattene lurido Wop".  

UN LIBRO DA LEGGERE E DA CONSULTARE 

"Vivere, amare, capirsi" è a nostro parere il classico libro che si legge in un paio di giorni e si consulta per tutta la vita; come tutti i libri che "rimangono dentro" va conservato e non viene violentato dal trascorrere del tempo. Sotto questo punto di vista il libro di Buscaglia è un piccolo trattato di pedagogia, sociologia e antropologia esposto con uno stile di scrittura semplice e facilmente assimilabile da tutti. 
Ecco perché Buscaglia ha avuto successo, è stato un buon insegnante capace di sviluppare quella attrattiva che solo i grandi maestri riescono ad avere. 
Senza avere la presunzione di essere un guru, Buscaglia continua la tradizione dei piccoli tascabili americani che hanno come obiettivo lo sviluppo della persona umana. Nella cultura odierna parlare di sviluppo della persona umana può generare sempre delle ambiguità in quanto tale prospettiva è spesso utilizzata per fini aziendali. E' questo purtroppo il peccato originale di molti corsi di formazione (inutili) che non riescono a cogliere l'essenza di ciò che favorisce il vero sviluppo della persona umana. 
Buscaglia pur non facendo riferimento a questo aspetto era ben conscio del fatto che "l'amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso". 

ANCHE SCRIVERE E' UNA MANIFESTAZIONE D'AMORE, L'ESEMPIO DEL "CITY LIGHTS BOOK STORE" DI SAN FRANCISCO.

L'amore come lo spiega Buscaglia è qualcosa che spinge a fare ciò che non remunera in termini economici ma gratifica ed arricchisce la propria personalità (o il proprio spirito, a seconda dei punti di vista e convincimenti). Mi ha colpito particolarmente un fatto di cui ignoravo la conoscenza: a San Francisco esiste una libreria specialissima ed unica che si chiama "City Lights Book Store". In questo luogo reale esiste un reparto che non si trova in nessuna altra parte del mondo. In questa sezione vengono pubblicati i manoscritti di gente comune che scrive poesie. Chiunque può andare in questa libreria, portare il suo manoscritto fotocopiato, spillarlo e metterlo nello scaffale apponendo in un angolo "cinque cents prego" "per coprire il costo della carta". Molti acquistano questi manoscritti di autori non famosi e li leggono. Un atto d'amore disinteressato in entrata e in uscita. 

LIBERARSI DALLE ETICHETTE, NESSUNO IMPARA IN BASE ALL'OROLOGIO 

Buscaglia sostiene che la "cosa importante in un individuo ricco d'amore" è quella di "liberarsi dalle etichette", cosa vuol dire Buscaglia con questa che può essere un'affermazione che sembrerebbe avere poco a che fare con il tema dell'amore? 
Buscaglia sostiene che l'uomo ha creato il tempo e ha finito per essere dominato dal tempo. Teniamo continuamente d'occhio l'orologio perché ad una certa ora dobbiamo fare qualcosa, in quella determinata ora dobbiamo andare a pranzo e in questo modo finiamo per sederci a tavola e mangiare anche se non abbiamo fame . L'educazione stessa è, ad esempio, regolata dall'orologio, una lezione si interrompe sempre perché suona la campanella, la conoscenza è regolata entro gli sterili programmi ministeriali che la mortificano e la comprimono. Ma nessuno impara in base all'orologio. "Nessuno impara a blocchi", non si impara la matematica dimenticandosi dell'ortografia. Ogni occasione è buona per imparare e le parole devono essere assimilate da chi si trova nella posizione di discente. 
Noi insegniamo le parole prima che i bambini abbiano la capacità di ribellarsi , ecco perché Buscaglia fa un auspicio affermando: "Se siete individui ricchi d'amore, dominerete le parole e non permetterete che siano le parole a dominare voi". 
Siamo veramente padroni di una parola solo dopo averne scoperto il significato in base all'esperienza, alla base quindi dell'amore deve esserci una buona educazione perché l'amore si impara come si impara la paura, il pregiudizio, la premura, la responsabilità, la bontà e la gentilezza d'animo. 
Tutte queste cose -sostiene Buscaglia- si imparano "nell'ambito di una società, in famiglia, in un rapporto".In una famiglia dove non c'è amore non si può imparare nessuna relazione che lo favorisca e la stessa cosa accade in una società. 

SIAMO FRAGILI, RICORDIAMOCELO 

L'uomo non è una cosa dobbiamo quindi smettere di "trattare gli esseri umani come se fossero oggetti, ricordarsi della nostra fragilità e di quella degli altri dovrebbe sempre aiutarci a tenere presente che "è facile ferire qualcuno e farlo soffrire" ma è altrettanto facile chiedere scusa, ammettere i propri errori e fare in modo che una ferita (la ferita dell'offesa) si possa rimarginare. 

L'uomo quindi può cambiare, non siamo mai gli stessi , siamo come le piante, l'albero che sta davanti a casa cambia ogni giorno ma non ci rendiamo conto di questo cambiamento. Se entriamo in questa prospettiva i cambiamenti saranno meno traumatici perché questa predisposizione ci induce all'adattamento e questa esperienza non è mai negativa, anzi è l'essenza stessa della vita. 
Se siamo un continuo divenire e sviluppiamo la capacità di adattarci sapremo fronteggiare qualsiasi cambiamento e non avremo timore di nulla, ma anche sviluppare questo questo si apprende. 

L'AMORE E' ANCHE PRESTARE ATTENZIONE ALLE COSE SEMPLICI 

Buscaglia suggerisce di andare a casa, aprire il rubinetto ed ascoltare l'acqua che scorre, si tratta di un'operazione che può apparire bizzarra ma pensate alla cerimonia del tè che in Giappone viene eseguita osservando un cerimoniale dove è importante ogni atto, ogni gesto, l'amore per il dettaglio diventa eleganza, bellezza, amore per l'essenziale. Il suono del tè che cade nella teiera assume un significato esaltante perché il tempo stesso sembra rallentare, il tempo viene dominato riscoprendo se stessi. 

Potete starvene li e dire: "Per me va bene così, ho un buon lavoro, ho la macchina", ma si tratta di un'illusione perché niente è eguale a se stesso, possiamo sempre superare il nostro senso di autocompiacimento e scoprire il contrario dell'apatia, dell'indifferenza ossia l'amore. 

10 AFORISMI DI BUSCAGLIA DA RICORDARE 

  • L'uomo ha bisogno di qualcuno che gli voglia bene. Basta una persona sola, purché gli voglia bene davvero. 
  • L'uomo ha bisogno di sentirsi realizzato. E' un bisogno che proviamo tutti , la necessità di vedere riconosciuto ciò che sappiamo fare bene. 
  • Abbiamo bisogno di essere amati. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci tocchi, abbiamo bisogno di qualche manifestazione d'amore. 
  •  Dovete essere veri. Non fasulli. Presentatevi per ciò che siete. 
  • La cosa più difficile al mondo è far finta di essere diversi da quello che si è. 
  • Potete guidare, ma non dare ordini. E sforzatevi di comunicare, sforzatevi di comprendere.
  • Celebrate la vostra umanità. Celebrate la vostra pazzia. Celebrate le vostre insufficienze. Celebrate la vostra solitudine. Ma celebrate voi stessi. 
  • I sogni più grandi che sono stati realizzati da uomini e donne erano stati considerati impossibili. 
  •  Non abbiamo nulla da temere dalla morte. E' la sfida più grande. Se ricordate che non vivremo in eterno, forse vi volgerete subito verso la persona che vi siede accanto, senza aspettare e direte "Sei eccezionale. Grazie di essere te". 
  • Sotto la maschera dell'amore si presenta spesso la violazione più grande della persona, perché il nostro amore viene sempre dato sotto condizione. 




_________________________________________________ ___ 

Il parere de "LA STAMPA": "La vera arte di amare spiegata, per la prima volta in tutti i suoi aspetti, fisici e psichici, in parole semplici e comprensibili per tutti". 


 Un libro straordinario, di rivelazioni, una vera e propria miniera di intuizioni che aiutano a comprendere se stessi. Libro da leggere e consultare perché non esiste giorno che non possiamo provare a migliorare. 


Articolo di proprietà dell'autore scritto altrove in forma modificata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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21 agosto 2012 2 21 /08 /agosto /2012 09:01

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È probabile che Pasolini avesse letto "Lettera al padre" di Franz Kafka,(1) per certi versi il timbro di "Affabulazione" ricorda la storia del contrasto con il genitore raccontata dallo scrittore ceco, ma ci sono anche delle differenze sostanziali nel modo in cui vengono presentati padre e figlio.Tra le due opere c'è un'analogia per quanto riguarda il tema trattato ma  Pasolini preferisce utilizzare il teatro quale veicolo espressivo ideale per comunicare meglio e per comunicarlo al più vasto numero di persone. Le ragioni per cui Pasolini decise di misurarsi in qualità  di autore con il teatro è la medesima che lo ha portato a misurarsi con l'altra forma espressiva artistica: il cinema. La volontà di esprimersi con forme di comunicazione visiva era anche l'esigenza dell'autore che aveva compreso come il testo letterario non fosse in grado di essere recepito da chiunque. Ecco allora che nella seconda metà degli anni sessanta Pasolini decide di dedicarsi al teatro e lo fa a modo suo cambiando la stessa forma tradizionale del teatro incentrato sugli atti. Sotto questo punto di vista Pasolini è ancora una volta il più sperimentale tra gli sperimentali, la sua volontà di accellerare la dissoluzione della forma tradizionale del teatro non è fine a se stessa e non è dovuto alla ricerca dell'originalità a tutti i costi. Se si guarda alla parte formale della pièce teatrale pasoliniana si comprende come la scelta di dividere lo svolgimento della rappresentazione in episodi anzichè in atti, risponda perfettamente ai nuovi bisogni espressivi di un pubblico diverso e più esigente rispetto a quello che tradizionalmente frequentava i teatri.

"Affabulazione" venne scritta da Pasolini nel 1966, bisognerà però aspettare il 1977 per vedere la prima dell'opera in teatro, opera che venne diretta da Vittorio Gasman a due anni dalla tragica scomparsa dello stesso Pasolini. "Affabulazione" rimane una testimonianza forte e cruda delle vicende personali dell'uomo Pasolini e in particolare di quelle che riguardano il rapporto con il padre. Come sempre accade nei rapporti conflittuali con il genitore, il rancore si mischia con il rimorso per quello che non vi è mai stato e che sarebbe potuto essere: il dialogo e la comprensione. Di contro il rapporto tra il figlio e la madre completa e compensa la mancanza paterna, la madre raffigurata come custode della memoria è lei stessa  diventata diversa  rispetto a quello che era da giovane proprio a causa del cambiamento del marito di cui condanna gli atteggiamenti ridicoli e paradossali che assume in famiglia.

Pasolini presenta una situazione rovesciata e paradossale: il ruole del padre viene completamente depotenziato da quello di educatore per confondersi con quello del figlio, il parallelo con il padre di Kafka sotto questo punto di vista è improprio in quanto Kafka presentò la figura di un padre accentratore e dispotico ma pur sempre calato nel ruolo padre, mentre Pasolini delinea la figura di un genitore in assurda competizione con il figlio di cui invidia la giovinezza e la vitalità e che non riesce ad afferrare perché lo vede come mistero. La sessualità diventa un elemento chiave per spiegare questa incomunicabilità che è tutta interna al padre il quale cerca di dimostrare attraverso un'ostentazione dei propri rapporti sessuali che è ancora "potente". La dimostrazione paterna della propria virilità diventa così una forma di comunicazione estrema in cui paradossalmente il padre sembra dire al figlio "vedi, ci sono, non sono finito".

La madre in questa rapporto conflittuale  padre-figlio non è una  spettatrice passiva, ma una vittima che completa e chiarisce a beneficio dello spettatore la figura del marito la cui trasmutazione (in peggio) lo rende irriconoscibile rispetto all'uomo sano ed equilibrato che aveva conosciuto. 

La scelta di Pasolini di rappresentare e mostrare piuttosto analizzare è coerente con la sua attività di romanziere e di poeta, mostrare la realtà senza un commento scritto significa privilegiare l'oralità e l'immagine che amplificano l'ordine degli eventi ma che nel contempo mischiano realtà e fantasia. 

 

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La parte conclusiva in cui rimane irrisolto il mistero del responsabile dell'uccisione del figlio rimane un'incompiuta che Pasolini privilegò rispetto ad una conclusione definita per stimolare, in tal modo, le riflessioni interiori e le fantasie degli spettatori. Il padre scivolato nella vita errante del clochard prima si addossa la responsabilità della morte del figlio, poi la nega, drammatica è anche la fine della moglie, morta suicida.

Affabulazione è un libro di sole 93 pagine che ha un potere di significazione straordinario e che permette di fare una ricognizione su alcuni aspetti della personalità di Pasolini, ma al di là delle vicende personali dell'autore, l'opera  merita di essere letta per il suo valore universale che va oltre il tempo e che ripropone l'eterno conflitto tra le generazioni.

 

(1) Vedi  Lettera al padre - Franz Kafka

 

 

 

Affabulazione

 



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20 agosto 2012 1 20 /08 /agosto /2012 06:03

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ORIZZONTALI: 1 "Un locale in cui si fa tardi", 2. "Uno stile ottocentesco", 3. "Liceo Scientifico"  etc, etc......sono alcune delle innumerevoli definizioni  presenti nelle infinite parole crociatte che ogni anno vengono creati dalle fervide menti dei creativi di quella che è da 81 anni un istituzione nel settore delle riviste dell'enigmistica: "La settimana enigmistica". Nessun altro periodico del settore  potrà mai eguagliare quanto a completezza e a numero di enigmi quelli contenuti ne "LA RIVISTA CHE VANTA INNUMEREVOLI TENTATIVI DI IMITAZIONE".

Da decenni "La settimana enigmistica", sempre eguale a se stessa è l' appuntamento settimanalae di tanti affezionati del genere grazie anche al formato di dimensione contenute che la rende perfetta per l'utilizzo o per una semplice e rapida consultazione. Varietà, umorismo, passatempi sono presentati con una grafica ed essenziale che la rende gradevole a chiunque....senza limiti d'età. Anche i più piccoli possono trovare delle pagine divertenti come ad esempio la pagina 8 dove è presente:

  • CHE COSA APPARIRÀ (dove bisogna annerire gli spazi segnati con il puntino);
  • LA PISTA CIFRATA ( dove bisogna unire con un tratto di penna i punti);
  • Le VIGNETTE UMORISTICHE.

 

 

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RICERCA DI PAROLE CROCIATE OSSIA COME ORIENTARSI SENZA INDIZI 

Sfidarsi è sempre bello, misurarsi con se stesso è poi una delle attività più affascinanti ed è lì, quando si sta soli con se stessi che escono fuori tutti i nostri limiti. Se incontro uno e mi dice "qual'è la sposa di Deucalione?" , nel 99,9 per cento dei casi non sono in grado di rispondere. Il perché è semplice, per quanto dedichiamo del tempo alla lettura e allo studio, la nostra capacità di memorizzare nozioni è alquanto limitata. Ma un esercizio costante come quello di affrontare dei cruciverba potenzia la memoria e....allena il cervello. 
Il tipo di enigma che troviamo più stimolante nella rivista e anche quello più difficile, si chiama "Ricerca di parole crociate": "nel riquadro deve trovar posto uno schema di parole crociate da ricostruire in base alle definizioni e alle numerazioni date"  ossia bisogna non solo risolvere le definizioni, ma anche annerire le caselle; per evitare di fare eccessive correzioni il buon enigmista usa  lapis e gomma, in questo modo può intervenire diverse volte apportando le necessarie correzioni. 

 
Quanto ai contenuti in 46 pagine (le pagine sono 47 ma l'ultima pagina è dedicata alle risoluzioni del numero precedente) troviamo:

 

  • L'enigmistica classica: parole crociate, parole crociate interdefinite, parole crociate a schema libero, bi-triletterali, facilitate, senza schema, incroci sillabici, reticolato sillabico, rebus, anagrammi, sciarade etc, etc;
  • Quiz: "Vero o Falso?". "Forse che sì, forse che no", concorsi a premi;
  •  Vignette umoristiche, barzellette, spigolature;
  • Cultura: "Forse non tutti sanno che....", "L'Edipeo enciclopedico";
  • Indovinelli;
  • etc;
  • etc.

 

 

 

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DOVE LA SETTIMANA ENIGMISTICA E' INSOSTITUIBILE 

Nonostane computer, iPad e notebook ormai prendano molto del nostro tempo,  la "Settimana Enigmistica" non può assolutamente essere sostituita da schermi asettici sicuramente in questi casi: 

  • al mare sotto l'ombrellone; 
  •  in treno;  
  •  in sala d'attesa del medico, in alternativa alla lettura delle solite riviste di gossip; 
  •  in macchina mentre si sta aspettando qualcuno;  
  •  nelle sale d'attesa delle stazioni ferroviarie, aeroporti etc; 
  •  in panchine (quando però si è pensionati); 
  •  in casa quando ci si stanca del pc..............
  • ...........praticamente ovunque.



La settimana enigmistica: da soli o in compagnia un passatempo economico che arricchisce e stimola il cervello.

 

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Costa € 1,50, i numeri arretrati costano € 3,00. É possibile riceverla in abbonamento, il costo annuale per 52 numeri è di € 70,00 (rilevamento del luglio 2012)




Direzione, Redazione e Abbonamenti


La Settimana Enigmistica
Palazzo Vittoria
Piazza Cinque Giornate, 10
20129 Milano

Abbonamenti: 02-55.190.591

Distribuzione: 02-660.301

info@sett-enigmistica.it

 Sito Internet: www.aenigmatica.it.

 

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