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5 giugno 2012 2 05 /06 /giugno /2012 05:20

Sfolgiandoi vecchi numeri di Capital che risalgono alla seconda meta degli anni '80 si può passare in rassegna un mondo che non c'è più: era il periodo della Milano da bere e degli yuppies e Capital rivista tirava parecchio soprattutto perchè in copertina apparivano i personaggi più in vista della finanza e del  top management. 

Chi acquistava "Capital" si riconosceva in uno stile di vita o sognava di accedervi e chi veniva fotografato in prima pagina faceva parte del mondo che contava e allora, più di adesso, apparire era fondamentale per farsi conoscere negli ambienti che contavano. 

Dopo vent'anni la rivista è rimasta identica nella forma grafica e si è imposta come la rivista n. 1 nel settore delle riviste indirizzate alla fascia alta della popolazione. 
Tutta l'impostazione di Capital era ed è top: dal lavoro al cibo, dalle case alle macchine e anche alle..donne: un mondo esclusivo dove si trova il meglio del meglio che riguarda le vacanze, gli oggetti di cult, gli ultimi ritovati tecnologici fino addirittura a quello che si può trovare nel mercato dell'arte o della nautica. 

Oltre al contenuto orientato verso argomenti di classe, Capital si è sempre contraddistinta per la prima pagina dove appaiono volti noti e meno noti della finanza e del mondo imprenditoriale; negli anni '80 imperversavano, ad esempio, personaggi come Raul Gardini o Schimberni. La Class editori aveva avuto poi delle ottime iniziative come quella di offrire in allegato alla rivista una specie di diario denominato Budget familiare. Il Budget familiare era un libretto con la copertina nera dove venivano riportate le maggiori voci di spesa da registrare: vitto, abbigliamento, vacanze, spese fisse, spese variabili etc; si trattava di un ottimo strumento pratico che aiutava a programmare e a tenere sotto controllo il bilancio familiare. 

Bisogna riconoscere a Paolo Panerai, il fondatore di Capital, il giusto merito per aver ideato una rivista unica ed originale e per aver dato avvio poi ad un vero e proprio un impero editoriale nel quale sono presenti numerose testate affermatesi nel panorama della carta stampata specializzata come, ad esempio, "Milano&Finanza", diventata un punto di riferimento importante per chi si interessa di investimenti e di finanza.

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Published by Caiomario - in Libri
3 giugno 2012 7 03 /06 /giugno /2012 04:29

storie-e-storiette-tascabili.jpg

 

 

 

Luigi Malerba è un favolista moderno che sembra continuare la tradizione di Esopo e di La Fontaine, è stato autore di molti romanzi e racconti dove viene privilegiato lo stile satirico ma anche di molti testi per la televisione e di volumi di filastrocche e favole per bambini.

Di particolare interesse il volumetto "Storiette e storiette tascabili" dove troviamo una raccolta di favole basate sull'equivoco e sull'inganno al punto da cagionare situazioni assurde o comiche.

Divertente è tra le altre storie quella de "Il cane di Giuseppone":

Giuseppone aveva un cane al quale non dava mai da mangiare e questo cane ogni tanto acchiappava una gallina e se la mangiava dietro una siepe. Per impedire al cane di mangiare le galline, Giuseppone prese il cane e lo infilò dentro a un sacco pieno di penne di galline e bastonò il cane. Il povero cane pensò che fossero le penne a fargli male e iniziò ad avere paura delle galline.
Giuseppone pensò di aver raggiunto lo scopo ma ecco il paradosso:

"Le galline, quando si accorsero che il cane aveva paura di loro, si divertivano a corrergli dietro e a dargli delle beccate nel sedere e credettero di essere così feroci che si ribellarono anche a Giuseppone e gli correvano dietro e gli davano delle gran beccate nel sedere anche a lui" 

"Storie e storiette tascabili è un libretto che può essere regalato ai bambini o acquistato  per leggere delle favole moderne che si concludono  sempre con  una morale, una morale semplice...ma molto profonda.

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Published by Caiomario - in Libri
28 maggio 2012 1 28 /05 /maggio /2012 06:47

La-passione.-Via-Crucis-copia-1.png

E' forse uno dei libri più belli di Mario Luzi che ha scritto il testo in occasione del venerdì santo del 1999; più che un testo letterario è un testo di lirica altissima che si snoda attraverso dei versi liberi di rarissima intensità.
poetica.

In particolare queste meditazioni sulla Via Crucis rappresentano nel loro insieme un lungo componimento dove il singolo quadro rappresenta un momento della passione di Cristo.

Con un azzardo dall'esito ben riuscito, Luzi si cala nell'animo di Cristo e rivive i vari momenti della Passione dalla preghiera all'Orto degli Ulivi sino al momento di massima intensità rappresentato dalla salita che porta al Calvario.

Qual'è la caratteristica principale dello stile narrativo del libro? E' uno scrivere semplice, pratico ma non privo di poesia che ha uno specifico intento: quello di essere compreso dal grande pubblico ma soprattutto dalle tantissime persone che seguono la processione del Venerdì Santo.

I versi de "La passione. Via Crucis al Colosseo", furono letti durante la processione da un attore, leggiamo uno stralcio di queste meditazioni:

Forse, Padre mio, mi sono affezionato alla terra più del giusto.
E' bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto,
ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile e esecrabile................................


     

Commento

E' Gesù che parla durante la Passione e si rivolge a Dio chiamandolo Padre mio e ripercorrendo le tappe della sua esistenza ed esprime il suo stato d'animo da cui traspare tutta la tristezza per dover abbandonare una vita terrena piena di gioia ma anche di tanto dolore e alla quale, da uomo, si è legato al punto da esclamare con passione "è bella e terribile la terra".
Ricorda di essere nato senza scalpore nè clamori, "quasi di nascosto" tra gente povera e nel contempo gioiosa ed esecrabile dove Luzi non cede alla retorica che scivola nell'identificazione del povero e buono ma anzi il povero può anche essere degno di disprezzo perchè non necessariamente ad una condizione sociale corrisponde anche una nobiltà d'animo e un'onestà interiore.

Ma qual'è il Cristo che ci rappresenta Luzi? E' un Cristo da cui traspare anche il momento doloroso del distacco, un Cristo da cui trapela la contraddizione e che esclamerà:

Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?
Il terrestre l'ho fatto troppo mio o l'ho rifuggito?
La nostalgia di Te è stata continua e forte,
tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna.

Un libro che consiglio vivamente perchè riesce ad infondere un forte sentimento religioso seppur vissuto nella problematicità.

     

    Riflessioni  profonde vissute e sentite in un momento di fortissimo dolore

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Published by Caiomario - in Libri
24 maggio 2012 4 24 /05 /maggio /2012 17:59

 

 

 

i-fiori-del-male.jpg

 

 

Parlare di Baudelaire dopo che sono stati scritti fiumi di parole, potrebbe sembrare superfluo, eppure pochi sanno che la riproposizione editoriale de "I fiori del male", rappresenta una scelta dovuta al fatto che il libro non solo incontra il favore dei lettori, ma è ancora oggi uno dei best seller senza tempo che non ha bisogno, tra l'altro, di alcun battage pubblicitario.
Le generazioni passano ma il fascino del poeta parigino rimane intatto e sembra non essere scalfitto dal tempo, quasi che la sua opera rappresenti un'attrattiva ispiratrice per tutti coloro che, in un modo o nell'altro, vivono una situazione esistenziale di rivolta interiore che attraverso la poesia viene sublimata verso una forma di arte decadente senza tempo.

E' solo con Baudelaire che nasce la figura del "poeta maledetto", lacerato da tormenti interiori ed estraneo al mondo con il quale vige, sovente, la più completa incomunicabilità.
Questo essere altro da sè nella sua imperfezione e nella sua volgarità provoca quel disagio interiore che farà perseguire al poeta strade inesplorate che saranno percorse attraverso la distruzione fisica e morale e ricercando sensazioni morbose e raffinate.

I fiori del male potrebbero, quindi, essere rititolati anche come gusto del male perchè il gusto verso il morboso e la decadenza non sono altro che una reazione che il poeta ha verso un mondo impuro e indegno avverso alla purezza a cui lo stesso poeta anela.

L'autodistruzione va quindi intesa come liberazione dalla sofferenza della vita e questa via si realizza con l'arte, solo con l'arte; un arte che il pubblico comune non riesce a comprendere.
Il poeta stesso di questa incomprensione si nutre e nella sua solitudine ha bisogno di librarsi alto nel cielo come un albatro: e proprio in una famosissima poesia intitolata appunto "L'albatro", Baudelaire farà il paragone con questo uccello maestoso che appare tale fino a che vola alto nel cielo mentre quando cade nella tolda di una nave finisce coll'apparire goffo e impacciato tanto da essere fatto oggetto di beffa e di derisione da parte dei marinai.

Fatte queste premesse, "I fiori del male", si presentano come una raccolta di componimenti che non hanno una successione cronologica ma sono raggruppati per argomenti ed è proprio questa divisione che da alla raccolta una struttura unitaria che segue un percorso ben preciso dove ad un principio corrisponde una fine.

   

 

 

        

  •     La prima sezione "Spleen et Ideal" paragona il poeta ad un angelo decaduto in perenne tensione fra il mondo corrotto e l'anelito verso l'arte che innalza e tutto sublima.
  • La seconda sezione "Tableaux parisiens" è una spiegazione del tentativo fallimentare di integrazione nella metropoli caratterizzata da un degrado che impedisce al poeta di raggiungere questo intento.   
  • Le altre quattro sezioni raccontano , attraverso il frammento lirico, come il poeta cerchi di raggiungere questo intento e quali mezzi utilizzi:

 

 

 

   

  •  il vino
  • i piaceri fisici (I fiori del male)
  •  Satana a cui si rivolge dopo aver raggiunto l'abisso ed essersi ribellato a Dio (La rivolta)          
  • la ricerca della morte quale ultimo mezzo di evasione alla ricerca di qualcosa di nuovo.

 


Possiamo quindi comprendere la scelta anche del titolo, "I fiori del male":
il fiore rappresenta l'arte intesa come qualcosa di perfetto ma anche di caduco e di inutile, in questa sua caducità viene contrapposto al tumulto delle passioni simboleggiato dalla terra dal quale il fiore nasce.
Così come Il fiore (l'arte) si staglia verso il cielo sbocciando dalla terra e alzandosi verso il cielo, così l'arte nasce dalle sofferenze e dalle passioni e proprio nella sua inutilità , troviamo la sua assolutezza e la sua bellezza.

Potremmo anche non condividere la via indicata da Baudelaire, ma leggendo i versi delle sue liriche ci troviamo dinanzi a un linguaggio che potremmo paragonare alla musica per la sua ricchezza di analogie,di metafore e di simbolismi a cui, tutti gli altri poeti, in seguito, si ispireranno.

 

 Una poesia che tocca le più alte vette della purezza artistica

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Published by Caiomario - in Letteratura
18 maggio 2012 5 18 /05 /maggio /2012 17:46




Il romanzo è ambientato nella Firenze di fine Ottocento, nel periodo delle prime lotte operaie. Il protagonista, Metello Salani, rimasto orfano dei genitori, è allevato in campagna nella casa della nutrice. 

Quando è poco più che adolescente decide di ritornare a Firenze dove trova lavoro dapprima come uomo di fatica e poi come muratore. 

Fa il servizio militare, ha le prime esperienze di vita, matura a poco a poco un carattere fiero e indipendente che lo porta a propugnare idee nuove volte alla riaffermazione della giustizia. 

Ed ecco che ad un certo punto le idee di giustizia sociale si intrecciano con le vicende personali quando conosce e sposa la figlia di un compagno anarchico: Ersilia. 

Con Ersilia, Metello affronta tutte le privazioni dovute a uno sciopero, conseguenza delle prime lotte operaie durante le quali, Metello si distingue per essere uno dei più leader più ascoltati e seguiti e riuscendo ad ottenere per sè e per i compagni, i primi aumenti salariali. 

Metello.jpg

E' un romanzo che può essere definito come il più fiorentino tra quelli della letteratura italiana perchè in "Metello" Firenze è sempre sullo sfondo come lo è il fiume Arno dove il padre svolgeva il mestiere di renaiolo, un mestiere antico della Firenze passata che consisteva nello scavare la rena e trasportarla verso i luoghi di raccolta.

Pratolini racconta la Firenze di piazza Mercato con tutte le sue le vicende e i suoi personaggi: i facchini del mercato vengono descritti con la loro ruvidezza, ma anche con la loro enorme generosità; grazie a Pratolini i vecchi quartieri fiorentini sono fissati per sempre nel tempo diventando eterni assurgendo  a immagine di una città che nei secoli è sempre riuscita a non perdere la fisionomia che l'ha resa celebre nel mondo

Metello è un  romanzo dove l'ideologia socialista vicina alle classi proletarie è sempre sullo sfondo ma è anche un racconto in cui è fortemente presente il filone introspettivo: i primi amori di Metello, i suoi rapporti con Ersilia e infine la sua avventura extraconiugale dalla quale esce un uomo nuovo che riece ad affrontare le difficoltà della vita. 

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Published by Caiomario - in Libri
15 maggio 2012 2 15 /05 /maggio /2012 12:01

L'agenzia di raiting Moody's ha tagliato  l'affidabilità di 26 banche italiane. Il motivo? I rischi dovuti tanto alla recessione quanto ai provvedimenti presi  dall'esecutivo guidato da Mario Monti, tutti elementi che di fatto hanno fatto fermare l'economia. Il mercato lo sa e boccia le banche italiane le uniche che hanno beneficiato nel maxi prestito voluto da Mario Draghi, tra le banche bocciate vi sono Unicredit passato da A2 a A3, Intesa Sanpaolo da A2 a A3 e Banca Monte Paschi Siena da Baa1 a Baa3.

L'Abi reagisce e si scaglia contro Moody's e bolla come "irresponsabile, incomprensibile, ingiustificabile" la decisione dell'agenzia di raiting, nella nota si legge che questa decisione è "un aggressione all'Italia, alle sue imprese e alle sue famiglie, ai suoi cittadini"; l'Abi poi punta i piedi contro le agenzie di raiting che definisce "come un elemento di destabilizzazione dei mercati".Da Salerno ha parlato anche lo stesso presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari che ha detto: "La premessa macroeconomica ci pare palesemente contradditoria perchè nell'ultimo giudizio negativo il tema era che il paese non assumeva le giuste politiche di stabilità di bilancio, oggi la premessa è che il paese ha assunto le decisioni in ordine alla stabilità di bilancio il che determina nel breve periodo una riduzione della domanda, è buona la prima o è buona la seconda se no non si comprende".

 

L'Abi chiede con forza che la Bce intervenga su questi giudizi paventando il rischio di un corto circuito mediatico dal quale non se ne esce più. L'Abi ha convocato un comitato di presidenza per decidere le eventuali azioni da adottare.

 

Sorge spontanea una domanda: cosa c'entra l'attacco alle famiglie e alle imprese? Se attacco c'è è per il mondo bancario, l'unico che ha beneficiato degli aiuti della Bce. Forse sarebbe il caso che l'Abi desse una risposta sul fatto del perchè quei soldi dei cittadini europei non vengano messi in circolo per aiutare l'economia delle famiglie e delle imprese. Questa volta la bocciatura di Moody's trova il consenso dei tanti cittadini a cui le banche hanno chiuso la porta in faccia.

 

 

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Published by Caiomario - in Società
13 maggio 2012 7 13 /05 /maggio /2012 05:04

 

 

 

 

 

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La Procura di Nocera Inferiore apre un'indagine nei confronti di chi ha commentato con insulti la frase di Napolitano"Di boom ricordo solo quello degli anni Sessanta in Italia; altri boom non ne vedo. Ma diversi personaggi celebri hanno espresso il loro dissenso sulle parole del Capo dello Stato. Tra loro Baudo.

 

Reato di offesa all'onore e al prestigio del capo dello Stato, è questa l'accusa rivolta dalla Procura di Nocera a chi ha commentato online la frase di Giorgio Napolitano  pronunciata all'indomani del risultato elettorale delle amministrativa 2012:«Di boom ricordo solo quello degli anni Sessanta in Italia; altri boom non ne vedo»..

Pippo Baudo commentando la risposta del capo dello Stato Giorgio Napolitano che ha voluto minimizzare il risultato di Grillo alle elezioni comunali 2012 ha detto  che quelle di Napolitano sono state  parole «dure e impietose. Amo Napolitano e mi dispiace dissentire da lui, ma quello del Movimento 5 Stelle è un boom se si dà alla parola il significato di scossone. Quel boom significa: volete ancora prendere milioni di euro, nominare amministratori ladri, figli incapaci e donne disponibili?».Baudo ha poi affermato senza mezzi termini: «La verità è che il disgusto cresce, se non s'incanala la rabbia può succedere qualsiasi cosa, può esplodere la violenza».

Al di là degli esiti  giudiziari della vicenda, la frase di Napolitano pone un'altra problematica dal punto di vista giuridico ossia  se il presidente della Repubblica possa prendere posizione, esprimendo approvazione o dissenso, sulle preferenze di voto dei cittadini. Secondo la Costituzione no, i compiti attibuiti alla funzione presidenziale non contemplano questa possibilità in quanto ciò che deve contraddistinguere il presidente della Repubblica è la terzietà.napolitano

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Published by caiomario - in Società
10 maggio 2012 4 10 /05 /maggio /2012 04:38

UNA CHIAVE DI LETTURA 

C'è un misterioso segreto che affonda le radici in ognuno di noi, un segreto impalpabile, intuito ed "inseparabile" e che si intreccia con il nostro presente: è il legame con i nostri affetti. 
La memoria del nostro passato personale e familiare ci plasma e si sovrappone alla realtà quotidiana e costituisce la logica del nostro vivere, dei nostri valori condivisi e convissuti. 
Noi siamo gli unici custodi di quell'intreccio fatto di cose inspiegabili, di fantasie "inseparabili" che ci fa scoprire tradimenti, bugie e amore. 
Non possiamo neanche scegliere quello che vogliamo ricordare, ricordiamo e basta anche senza capire mentre rincorriamo giorno dopo giorno ciò che è quell'altro di noi che non c'è più. Ecco le nostre emozioni più scure si nascondono nel profondo della nostra anima e si mischiano al nostro istinto di sopravvivenza così ricco di umanità anche quando egoisticamente arriva alle più grandi aberrazioni. E l'amore può essere un'aberrazione quando diventa esclusivo e quando nella sua accezione più "animale" diventa amore di sé eccessivo, assurdo, un amore che si realizza in modi a volte impensabili fino a quando riusciamo a rimetterlo in discussione tra amarezze, sconfitte e discussioni. 
Scoprire i sentimenti che abbiamo sempre sfuggito è forse il prezzo più terribile che dobbiamo pagare.Ma spesso basta ascoltare un "ti voglio bene" pronunciato con semplicità per ripagarci di tutto ciò che la vita ci nega. 
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UN LIBRO ATTUALE, FORTE CHE ARRIVA DRITTO ALL'ANIMA 

"Inseparabile" di Lalla Romano è un libro che mi piacerebbe definire con una sola parola "notevolissimo" e poi invitare a leggerlo. Nell'opera della scrittrice piemontese vi è una "lieve" tensione che si insinua all'interno della nostra anima, una tensione che riesce a scavare e che, arrivando al cuore, ci pone degli interrogativi. 
Il nostro essere figli e genitori o adulti ci porta a scoprire i segni del rapporto che abbiamo con ognuna di queste situazioni a seconda del periodo in cui ci troviamo nella nostra esistenza; così quando siamo figli guardiamo i nostri genitori con gli occhi di chi è spettatore e non sa spiegare, quando invece diventiamo genitori, adulti e vecchi tentiamo di legare le nostre memorie familiari arricchendole con le nostre speranze attuali. 

Nel romanzo si intrecciano diversi piani: quello della nonna, un io narrante che getta turbamento per la sua capacità di raccontare con precisione ed essenzialità, quella del padre Piero, quello della madre e quella di Emiliano, un bambino che diventa il coagulo di tutte le aspettative familiari. 
Nonostante però l'amorevole aspettativa di un legame che diventa "inseparabile" e che esercita un discreto fascino, scaturiscono molti interrogativi e non è la figura della nonna che li pone ma è il lettore stesso a farsene carico. Quando la nonna parlando del nipotino lo definisce un "alimento, una piccola miniera, di fantasia" e lo mette in parallelo con Piero piccolo suo figlio, il padre di Emiliano, emerge tutto quel complesso di aspettative che ognuno di noi sperimenta quando in un bambino viene riposta la nostra speranza di un futuro migliore. 
E' questo un sentimento che ci portiamo dietro per sempre e che fa parte della naturale "vocazione" dell'essere umano a riporre nei figli e nei nipoti le speranze di un futuro che dia il meglio che ci si possa aspettare. A questo punto si entra nella dimensione mitica, fantastica dove non si riesce più a distinguere la realtà dal desiderio e dove capire diventa impossibile. 
La figura di Emiliano è quella di un bambino normalissimo, probabilmente viziatissimo che "forse" vive queste eccessive attenzioni che poi sfoga in comportamenti inquieti a scuola al punto da avere un pessimo voto in condotta. Questa sua "stranezza" può essere interpretata in diversi modi, ma la Romano non è incline allo psicologismo spicciolo, si limita a raccontare, il commento è a margine ed è quello del lettore che ha spesso la percezione di ritrovare fatti, sfumature e situazione della propria esistenza. 
Emiliano il bambino "amante del silenzio", irrequieto a scuola non può essere in grado di distinguere il suo mondo da quello degli adulti. 

E' difficile arrivare ad una conclusione ma è questa la bellezza del libro, se propendiamo verso l'interpretazione di una storia commovente daremo al racconto una chiave di lettura sbagliata, ma se ci identifichiamo con la figura della nonna che racconta le vicende, arriviamo alla conclusione che con un figlio o con un nipote si può instaurare un rapporto emotivamente intenso ed unico che trova nel racconto il suo momento più alto nell'episodio della dichiarazione di amore del nipote: Emiliano rivolgendosi alla nonna le dice "Ti voglio bene, sai nonna"......basta solo questo per saper ascoltare quell'insieme di emozioni che ci fanno tacere ed amare e che rendono superfluo il capire. 


"Inseparabile" è un'altra perla di Lalla Romano, grande penna e degnissima rappresentante della nostra migliore letteratura. Libro consigliato e...senza difetti


 

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Published by Caiomario - in Libri
29 aprile 2012 7 29 /04 /aprile /2012 06:47
la-vita-e-mia-e-me-la-rovino-io.jpg
Fenomenologia dell'indolente semiprofessionale

incubo di conoscenti, amici, affini e collaterali...............

Dopo il feudatario, il mercante, l'uomo di corte, il borghese, il rivoluzionario,
lo yuppy,era fatale che alla ribalta della storia europea si presentasse lo"scazzato", il personaggio emergente di questo inizio millennio. La sua missione storica: farsi gli scazzi suoi...........

...così recita la presentazione presente nel retro copertina del libro, un best seller che non conosce crisi di vendite, frutto dell'arguzia di Alessandra Appiano che tra il serio e il faceto passa in rassegna tipi umani, stati d'animo riconducibili a quello che nel linguaggio comune viene chiamato scazzo.

Neologismo di inequivocabile origine, che senza alfa privativa indica lo stato d'animo di chi è in potenza ma appare impotente dinanzi alle circostanze della
vita e annoiandosi cede all'indifferenza

che non è da non confondere con quella gli indifferenti di Moravia, Sartre e dintorni.

L'esordio del libro contiene a questo proposito una precisazione che libera il campo da qualsiasi equivoco:

Stati d'animo scazzati si possono nascondere ovunque e in chiunque. Il tipo
scazzato autentico però, quello che vive lo scazzo in modo consdapevole, è invece un animale raro, intelligente e feroce. ( p.11)

La Milano da bere

In questa fenomenologia arguta e intelligente per capire con chi abbiamo a che fare, dobbiamo necessariamente riportare l'orologio della storia agli inizi degli anni Ottanta quando si viveva un clima che aveva contagiato tutto e tutti: è il periodo dello yuppismo.
Un periodo dove tra nani e ballerine, tra riviste come Capital che ritraevano i rampanti di turno, trionfava la filosofia del tutto e subito.

Erano gli anni dell'apoteosi dei manuali che indicavano la strada della felicità, la scorciatoia per fregare tutti: chiesa, nobili e terzo stato ( espressione presente nella canzone di Francesco Guccini Il sociale e l'antisociale ).
Ma erano anche gli anni che nel cinema la figura di Gordon Gekko, magnificamente interpretata da Michael Douglas nel film Wall Street, assurgeva a idolo del rampantismo e similari.

Nasce il mito del:

"Come vivere per cento anni felici", "Come diventare ricchi senza fare nulla""Come non invecchiare mai ( titoli ricordati dalla Appiano).

E' l'epoca del nulla, delle rapine legali, delle truffe piramidali, dei primi telefonini, di coloro i quali volevano diventare top manager ( ricordate la parodia interpretata da Sergio Vastano?) di quelli che si distinguevano per gli abiti firmati e per frequentare le località più in..., era nato uno stile, si preparava la botta che avrebbe bevuto tutto..scolato anche l'ultimo goccio.


Emuli di Gordon Gekko i borsisti si preparavano a borseggiare, il parco buoi degli imbecilli elevati a sistema era pronto per andare al macello..sappiamo come è finita!
La favola di Ali Babà e i quaranta ladroni ha un finale certo, chi viveva allora questa euforia non poteva minimamente immaginare la squallida fine che avremmo fatto ( vil razza dannata)...l'avidità avrebbe divorato se stessa.

....nasce il contrario dello yuppy

Possiamo anche trattare male la natura, il mercato etc..ma questi organismi viventi ( perchè tali sono) reagiscono e sono in grado di fornire un correttivo, è l'adattamento alle circostanze, la darwiniana selezione naturale.

Dal ventre putrido dell'ipocrisia ottimistica a tutti i costi nasce il tipo scazzato e vediamo come Alessandra Appiano lo tratteggia:

Il tipo scazzato autentico ha costanza, grinta, memoria e determinazione, e tutte le arti lecite per deprimersi vengono da lui usate senza remore. Non dimentica
mai di farsi tutte le mattine al risveglio quelle domande che rovinerebbero la vita
a chiunque, nè di memorizzare con accanimento tutti i disgusti, le disillusioni e
le fregature capitategli, nè di arrabbiarsi ferocemente per le schifezze della vita.

Spesso non sposandosi e non accompagnandosi con un suo simile-osserva la Appiano- lo scazzato sembrerebbe che stia correndo verso un precipizio che porterà all'estinzione del suo genere, ma non è così perchè il mostro si rirpoduce nelle situazioni più impreviste e lo si vede già quando piccolo mostra atteggiamenti da scazzato:

Quando meno te lo aspetti, dai genitori più terrificanti, dalle situazioni più squallide, di una tetra noia serenizzata, lui il bimbo scazzato si erge inconfondibile ( pag.14 ).

Il bimbo scazzato è compulsivo, urla ha sempre in mano un aggeggio della spazzatura elettronica, piange...poverino, urla poverino, è al centro dell'attenzione, non sa camminare da solo, è circondato da nonni, parenti e affini, genitori premurosi, è stato nevrotizzato:

Ovviamente detesta tutto quello che una famigliola felice fa, con un avversione incontrollata e incontrollabile per i picnic campagnoli, per i Natali festaioli e soprattutto per quel terribile circo equestre dove lo portano perchè si diverta
e dove lui inevitabilmente si deprime a morte. (pag.14)


Quando diventa adolescente lo troviamo perdere il suo tempo tra spazzatura high tech, niente lo stimola, nè letture, nè film, nè sensazioni nuove, salvo che strumentalizzare i grandi della depressione a suo uso e consumo: legge Leopardi ma non è Leopardi, usa Sartre ma non lo comprende, pensa di essere un hacker ma si stanca anche del computer per poi passare al touchscreen. è sempre più compulsivo, la sua schizofrenia raggiunge il parossisimo quando si rende conto del suo nulla:

...il poeta o il musicista sanno trarre spunto per produrre le loro opere, mentre lo
scazzato non produce assolutamente niente, si strazia e basta: in questa mancanza di strumentalizzazione sta la sua nobiltà (pag.15)

nel suo produrre nulla, l'individuo del nuovo millennio è stanco, non ha scopi se non quello di tormentare chi gli sta accanto, tediando ad ogni istante gli animi allegri, provocando scompiglio, è un untore dell'ansia, è un depresso semiprofessionale a cui la valeriana non non fa nessun effetto: è uso consumare benzodiazepine ( non uso il nome commerciale del famosissimo farmaco).

Il nostro ha bisogno di ansiolitici, di antidepressivi e spesso di eccitanti che lo fanno salire su e scendere giuù, salire su e scendere giù......................

Le cause dello scazzo secondo la Appiano (e secondo me)

 

Bisogna rendere merito all'autrice che in questa fenomenologia, non usa mai uno stile letterario greve e noioso anzi spesso si sorride, quando si legge il libro, perchè la descrizione e le considerazioni non scadono mai nel gergo paramedicale, nello psicologismo da talk show pomeridiano, nel sociologismo da psichiatri presenzialisti.

E anche quando analizza le cause, lo fa provocando nel lettore il sorriso!!!

Ma quali sono queste cause? Sono molteplici:

Le ambizioni deluse: volevo diventare un cantante ma sai......volevo fare una cosa ma gli altri......

Mancanza di novità (condivido, condivido): tutto è riprodubcibile, tutto è fotocopiabile, non c'è più il gusto di plasmare, di creare:

Tutto è ripetuto e ripetibile, tutto è fotocopiato, tutto in fondo è scontato e imitabile
e a ben pensarci, di pochissima importanza. Ogni scazzato vive nel continuo timore di non essere altro che un banalissimo scazzato come tanti. (pag.16)

E' vero!!! La clonazione è la filosofia dello scazzato e nello stesso tempo la causa della sua perdizione!!

Origini della filosofia dello scazzo

L'autrice individua il centro di questo stile di vita nell'incoerenza:

in psicopatologia, disturbo della personalità,tipico
della schizofrenia,caratterizzato dall'insorgenza di un processo ideativo che
si sviluppa fuori dei normali rapporti logici

lo scazzato può essere prolisso e poi cadere nel mutismo, dice tutto e il contrario di tutto, è censore e libertino, ha sempre ragione, nessuno lo può contraddire, è allegra comare e nello stesso tempo il suo umore sembra condizionato dal mestruo delle sensazioni, non ha capo nè coda, è infantile il suo motto è:

La vita è mia e me lo rovino io, quando lo dico io e comunque a modo mio. 
(pag 18)

 

un elenco che non finisce mai

 

Divertente l'elenco che la Appiano fa dei vari tipi di scazzato e di scazzate - non volendo rivelare il contenuto per non togliere il gusto della lettura mi limiterò a dire che non manca nessuno proprio nessuno:

L'attrice....sempre presente tra tronisti e bamboccioni, spesso cubista pentita incline a cene con i potenti di truno, un pò escort un pò Marilina ( brutta copia dell'originale Marylin) anche Marylin aveva cominciato così (pag.29).

La fotomodella fa tutti i concorsi...dalla Miss salsiccia alle selezioni per Miss sederino d'oro, crede nei book fotografici e investe un patrimonio ( da dove vengono i soldi?), lei precaria è sempre griffata.

Il critico, pontifica su tutto e da giudizi su ogni cosa, non è Sgarbi ma vorrebbe essere come lui, appioppa stroncature a tutti...poverino!!!!!

...e poi l'artista, il commercialista, la casalinga, l'analista, il sic. ( leggere chi è il sic)

 

Le manie...

 

Nella sua vita indolente lo scazzato che vorrebbe essere tronista ha manie oroscopeggianti ( chi vuole intendere, intenda), ama i trattamenti estetici e la depilazione integrale ( l'esser glabro è il suo desiderio), rincorre le imbonitrici professionali delle televendite.

L'atteggiamento degli scazzati difronte alle ciarlatanerie estetiche oscilla fra
il massimo distacco e la massima adesione: come sempre difronte a qualsiasi
scempiaggine diffusa e consumata. (pag.75)


...e così è per l'automobile veicolo di scazzo dentro la quale e nella quale si bivacca inebetiti nello scazzo, nelle file ai semafori verdi, ipnotizzati dai cafoncelli
che imperturbabilmente si scaccolano il naso, oscurati dalle multe stratificate
sui parabrezza............ ( pag.77)

 

..e infine le fidanzate degli scazzati

 

Dalla tardona alla donna topolina, dalla donna cocker alla pentita, da quelle che si vogliono sistemare alle tipologie incrociate ( fertiltardona e dintorni).

un anticipo:

LA FATALTARDONA: FATALE+TARDONA. Non è un coleottero, anche se preferisce abiti con ali da farfalla al posto delle maniche ( il suo mito vivente è la Carrà) (pag.117)

 

Finale con brio

 

Ho acquistato il libro più che altro attirato dal titolo e nel mio continuo vagare tra librerie e biblioteche ho scoperto un libro che pensavo fosse nuovo , i classici ormai mi stanno stretti a patto che non ne riesca a cogliere aspetti nuovi; questo è uno dei libri che ho letto più velocemente e divertendomi ad ogni pagina, non conoscevo l'autrice e solo dopo ho appreso che il libro va in giro dal 1992 e che in quell'anno venne pubblicato nella collana che reca il titolo Biblioteca Umoristica Mondadori.

Della stessa autrice segnalo un altro libro Sola? che non ho letto ma che mi procurerò presto...

Il libro l'ho acquistato con uno sconto del 25% rispetto al prezzo di copertina (Euro 8,80) grazie a una campagna promozionale presente in tutte le librerie Mondadori.


Alessandra Appiano
La vita è mia e me la rovino io!
Oscar Mondadori
Arnoldo Mondadori Editore
pag.134
Euro 8,80


Consigliato.

 

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Published by Caiomario - in Libri
21 aprile 2012 6 21 /04 /aprile /2012 07:02

Diamanti

ANALOGIE CON IL PRESENTE

 

Nei giorni delle grandi nevicate del mese di febbraio 2012 mi è venuto in mente un libro di Ignazio Silone che sembra "calzare a pennello" per commentare non solo l'attualità ma anche quello che ci differenzia dalle generazioni passate. 
Non voglio infierire parlando dei piagnistei da isteria collettiva che hanno paralizzato il paese  confrontando tale comportamento con la fierezza delle antiche generazioni contadine abruzzesi a cui Ignazio Silone apparteneva. 

Eppure ci sarebbe da dire molto su questa società italiana che si arrende prima di combattere ....per questioni di neve. 
A Roma sono rimasti a casa migliaia di dipendenti pubblici causa la neve, c'è da pensare e non si può gioire di questo,anche per questo siamo bersaglio di tante ironie sul nostro modo di affrontare le "emergenze". Silone raccontava in "Fontamara" la rivolta dei contadini della Marsica contro i grandi proprietari, ho l'impressione che quei "cafoni" dei romanzi del grande scrittore abruzzese fossero di un'altra tempra. 
Così mi è venuto in mente anche quell'altro grande romanzo di Corrado Alvaro intitolato "Gente di Aspromonte", gente dura, pronta ad affrontare qualsiasi avversità e che rappresenta la trasfigurazione mitico-simbolica delle antiche genti italiche. 


"Fontamara" venne pubblicata per la prima volta nel 1933, "Il seme sotto la neve" nel 1941, nel 1933 quando Silone concepì la prima opera il fascismo era nel pieno del consenso, nel 1941 con "Il seme sotto la neve" la guerra era già scoppiata da due anni e incominciavano a serpeggiare i primi dissensi tra la popolazione italiana (che in larga maggioranza aveva approvato la scellerata idea di entrare in guerra e per di più senza alcuna preparazione tecnica e militare). In questi otto anni che separano la pubblicazione delle due opere Silone non aveva dimenticato le sue origini, in mezzo c'è un'opera che fa da ponte a quelle citate nelle righe precedenti: "Pane e Vino". Partiamo da lì. 

LA RICERCA DELLA LIBERTA' E LA NEVE CHE CADE..... 

In "Il seme sotto la neve" si ritrova quel Pietro Spina di "Pane e Vino" che è il ritratto (per certi aspetti) dello stesso Silone che fu un dirigente del partito comunista (anche se ne uscì nel 1930). Ma cosa c'entra la neve? La rappresentazione che ne dà Silone è suggestiva: il viaggio di Pietro Spina è un viaggio dello spirito prima di essere un viaggio vero e proprio e la neve è il simbolo di ciò che copre e protegge prima che la natura riprenda a fruttificare. 
L'autore riesce a cogliere appieno la scissione spirituale che affligge Pietro Spina che da una parte "non rinnega le sue origini" contadine, ma dall'altra parte non vuole piegarsi alle logiche della sua famiglia che preferirebbe per lui l'abiura del suo credo politico per questioni di opportunità e di "sopravvivenza". 
Pietro non vuole dipendere dalla volontà unilaterale dello Stato fascista, ma è proprio questa sua ricerca di libertà e il suo moto di ribellione interiore che sono la causa dei contrasti familiari. 

Questo è un punto importante per capire le nostre origini e per comprendere molti comportamenti collettivi: in tutte le comunità contadine (da cui la maggior parte della popolazione italiana proviene) la povertà era la compagna inseparabile di tutta la vita; spesso questi contadini vivevano la condizione della mezzadria e le terre che gli davano il sostentamento erano o dei grandi proprietari terrieri o della Chiesa. 
Albergava in loro il senso della rivolta che però non si concretizzava mai in veri e propri moti rivoluzionari, la miseria e la necessità di fare fronte al cibo li obbligava ad accettare lo sfruttamento e la sottomissione. 

Pietro va in controtendenza a questa abitudine tipica di quelle genti, il suo senso di ribellione lo porta a non scendere a compromessi; ecco allora che entra in scena il seme sotto la neve. 
Dice un detto contadino "A gennaio tanta pioggia e poca neve fa male agli alberi" vale a dire la neve serve; Pietro da buon contadino seppellisce un seme sotto la neve e attende che germini.                                                                                     il-seme-sotto-la-neve.jpg
 

 

 

La neve lo protegge, lo "tiene in caldo" e lui attende con pazienza che la piantina cresca, è un'attesa che rispetta i tempi naturali e che non "maledice" la neve; la neve è fonte stessa della vita, consente al seme di rimanere umido in attesa della vita che presto non tarderà a venire. 
E' come se in questa condizione apparentemente infelice, la vita metta radici. 
Così Pietro attende con speranza la nascita del germoglio, nonostante i pericoli che sta correndo che sono gli stessi della natura. E così fanno da sempre i contadini che quando nevica, controllano gli impianti di copertura e controllano i semi, preparano i terricci.....nonostante la neve. 

Grande romanzo di Silone, fra i meno conosciuti, da leggere per non avere paura della neve e di tutti gli uomini della neve che vogliono privarci della libertà. 

Dobbiamo crescere tutti un po' e smettere di vedere ogni cosa come un'emergenza, ma i finlandesi, gli svedesi, i norvegesi, i danesi, i canadesi etc etc.....cosa dovrebbero fare quando nevica? 

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