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30 dicembre 2016 5 30 /12 /dicembre /2016 18:17
Raffaele Corso Etnografo

 

Spesso i protagonisti di un'epoca vengono dimenticati, questa sorte è toccata a Raffaele Corso uno dei più importanti studiosi di etnografia e di folklore che diede un forte impulso  allo studio delle tradizioni popolari e dell'etnografia. Le sue opere rimangono comunque una ricca miniera di informazioni che andrebbe riscoperta e valorizzata non solo nell'ambito ristretto degli studiosi delle discipline demologiche.

 

 

 

Vi sono studiosi che hanno rappresentato nella storia delle idee degli importanti punti di riferimento e, per quanto riguarda le discipline etnografiche e folkloriche, una delle figure più rappresentative è stata senza dubbio quella di Raffaele Corso. Lo studioso calabrese è stato uno dei pionieri delle discipline demologiche in Italia ed ebbe rapporti culturali con i più importanti studiosi del suo tempo. Grazie alla sua formazione giuridica si prodigò, poi, in un'intensa attività di ricerca nel campo dei canti, dei proverbi e degli indovinelli continuando l'opera del suo maestro Giuseppe Pitrè e di Angelo De Gubernatis.  Il mondo accademico del periodo tra le due guerre ne riconobbe il valore intellettuale, ebbe infatti il prestigioso incarico di curare alcune voci dell'Enciclopedia Treccani ma dopo il periodo post bellico la sua figura ha subito una sorta di damnatio memoriae più per questioni di natura ideologica che per ragioni di carattere metodologico o disciplinare.

Su questo indiscusso protagonista si segnala un'interessante monografia intitolata Raffaele Corso Etnografo scritta da Paolo Aramu , l'opera pubblicata in formato Kindle è distribuita da Amazon Media. Il saggio monografico ripercorre l'attività dello studioso calabrese tra le due guerre prendendo in considerazione una corposa produzione che si dispiega in un arco di tempo che copre circa un cinquantennio e che si è  contraddistinta per il carattere innovativo ed originale di molte ipotesi interpretative che hanno avuto implicazioni sul piano teorico nell'ambito delle discipline etno-antropologiche. 

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Published by Caiomario - in Antropologia Culturale Folklore Etnografia
8 settembre 2014 1 08 /09 /settembre /2014 10:32

L'espressione «Psicologia dei popoli » è un neologismo. Essa risale difficilmente al di là della seconda metà del secolo XIX e comparve nella letteratura contemporanea con due accezioni essenzialmente diverse. Da un lato si parlava di ricerche di psicologia dei popoli, ogni qualvolta di indagare le caratteristiche psichiche, intellettuali e  morali dei popoli nei loro rapporti reciproci e di porre in relazione con queste caratteristiche lo spirito della politica, dell'arte, della letteratura. L'intento era di creare così una caratteriologia dei popoli, e vi stavano in prima linea i popoli civili che offrivano sotto questo rispetto uno speciale interesse per noi: Francesi, Inglesi, Tedeschi, Americani, ecc. Fu soprattutto nel periodo conosciuto nella storia della letteratura sotto la denominazione di «Giovane Germania »che si tennero in gran conto simili ricerche di psicologia dei popoli. I geniali saggi di Carlo Hillebrand su «Tempi, uomini e popoli » (riuniti in 8 volumi, 1885 e segg.) sono un buon esempio, di questo genere di ricerche psicologiche degli ultimi tempi. Ma sin d'ora notato che questo primo indirizzo di una psicolgia dei popoli è ben lungi dalle considerazioni che seguiranno. Tuttavia, nella stessa epoca, questo vocabolo comparve con significato del tutto diverso. Le scienze dello spirito (1) cominciavano a sentire bisogno di appoggiarsi alla psicologia o - dove mancava una psicolgia corrispondente - il bisogno di un proprio fondamento psicologico del loro campo di indagini. Principalmente riguardo alle indagini linguistiche e mitologiche sorse a poco a poco verso la metà del secolo l'idea di riunire in un quadro unico quegli schieramenti che da varie parti la lingua, la religione, i costumi offrivano intorno all'evoluzione spirituale dell'uomo, Un filosofo e un glottologo, Lazarus e Steinthal, possono avere introdotto il merito di avere introdotto con questo senso del termine «psicologia dei popoli» un vocabolo per il nuovo campo di ricerche. Tutti i fenomeni di cui si occupano le scienze morali sono creazioni della collettività etnica (Volksgemeinschaft). Così il linguaggio non è la casuale creazione di un singolo individuo, ma creazione del popolo e, in generale, vi sono altrettante lingue distinte quanti popoli originariamente distinti; lo stesso accade negli inizi dell'arte, della mitologia e dei costumi. Le religioni che si chiamano naturali, come quella greca, romana, germanica, sono in realtà religioni etniche; ciascuna di esse è, se non in ogni sua parte, nell'insieme, patrimonio di una collettività etnica. Questa concezione può in un certo modo parer strana a noi che apparteniamo ad un'epoca che da tempo ha superato in queste universali creazioni spirituali i confini delle singole nazionalità. Ciò non esclude però che la collettività etnica sopratutto sia il focolare orginario di queste creazioni spirituali.

                                                                             

(1) Geisteswissenscaften

 

                                                                           G.WUNDT (Da "La psicologia dei popoli)

La collettività etnica - G.Wundt
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Published by Caiomario - in Antropologia Culturale
1 maggio 2014 4 01 /05 /maggio /2014 19:45

Uomini-diversi-da-noi.-Lineamenti-di-antropologia--copia-1.jpg

 "Uomini diversi da noi. Lineamenti di antropologia sociale"  è un'opera scritta  da John Beattie, studioso, filosofo e  antropologo che ha dato un contributo importante agli studi di antropologia sociale.
La prima edizione  in lingua italiana del libro risale al 1978, la sua riproposizione in anni successivi è una dimostrazione che l'opera è diventata un importante punto di riferimento nella bibliografia dei testi di antropologia sociale.
A questo punto è bene fare una precisazione su che cosa sia l'antropologia sociale dato che nelle righe precedenti abbiamo parlato di antropologia culturale; in modo schematico possiamo dare le indicazioni che seguono:

  • emerge l'importanza di chiarire ulteriormente che le scienze sociali fanno parte di un'unica grande famiglia che comprende oltre all'antropologia culturale (in senso lato), le tradizioni popolari, l'etnologia e lo studio delle culture altre (folclore) ossia di tutte quelle culture non egemoniche e subalterne che fanno parte del mondo occidentale o che comunque vivono all'interno di determinati modelli sociali pur differenziandosi dal modello culturale dominante.
  • l'antropologia sociale fa parte delle discipline etno-antropologiche e si occupa dello studio delle istituzioni e dei sistemi; in questo ambito la scuola antropologica inglese ha formulato importanti teorie tra cui quella della "sopravvivenza" in base alla quale i fatti folklorici non sarebbero altro che una sopravvivenza di precedenti stadi culturali.



L'impostazione manualistica del libro non deve spaventare anzi crediamo che possa agevolare la lettura anche di chi mostra un interesse per le tematiche affrontate e non proviene da studi di indirizzo sociale.
John Beattie è in certo senso il continuatore di un altro importante studioso inglese, Evans-Pritchard per il quale nessuna indagine antropologica può prescindere da quella storica.
Al di là comunque dell'impostazione metodologica e dall'orientamento di John Beattie è interessante notare che le tematiche affrontate spaziano dall'ambito giuridico a quello dei simboli e del linguaggio.

PERCHÉ LEGGERE IL LIBRO

Abitualmente anche chi proviene da determinati studi tende ad un'eccessiva specializzazione che fa perdere di vista il quadro d'insieme, senza entrare nel merito delle singole discipline, un approccio interdisciplinare permette invece di affrontare con maggiore consapevolezza tutta una serie di questioni dando risposta a delle domande che molti si fanno a partire dalla funzione delle norme; Beattie, ad esempio, affronta il modo in cui avviene l'organizzazione sociale nel nostro modello occidentale e come si forma il consenso attraverso di esse.
Questa prospettiva permette anche di capire come la famiglia, il primo nucleo fondante della società umana, non sia altro che un sistema ordinato di regolazione delle affettività e come dal punto di vista funzionale essa si manifesti esattamente nello stesso modo in tutte le culture.
Un altro dei temi interessanti che viene affrontato dall'autore riguarda il tema dello sviluppo dell'astrazione quale forma distintiva dell'essere umano rispetto alle altre specie animali, in relazione alle forme organizzate di convivenza e come legittimazione di una qualsiasi autorità a partire da quella familiare.
Un esempio che potrebbe essere illuminante per il lettore è il seguente: quale significato potrebbe avere il riunirsi a tavola di una o più famiglie durante una ricorrenza festiva e religiosa? Appare evidente che il significato del simbolo (il mangiare insieme) va oltre l'esigenza dell'alimentarsi ed è altrettanto evidente che la prima forma di consenso e di accettazione dell'individuo avviene in ambito familiare quale nucleo fondante di un potere più vasto quale è l'istituzione statuale.


SCHEDA DEL LIBRO

* Autore: John Beattie
* Titolo: Uomini diversi da noi (Lineamenti di antropologia sociale)
* Editore: Laterza.
* Anno di pubblicazione: 1978 (1^ edizione), 2008 (10^ edizione)
* Pagine: 402
* Codice ISBN: 9788842026105


In conclusione consigliamo la lettura di questo manuale di indirizzo che aiuta a comprendere come funzionano non solo i meccanismi di organizzazione sociale dei primitivi ma anche il funzionamento di quelle che noi definiamo "istituzioni civili".

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Published by Caiomario - in Antropologia Culturale

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