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11 luglio 2018 3 11 /07 /luglio /2018 06:49
Filosofi: Bruno Giordano

VITA, OPERE

Giordano Bruno (Nola, 1548-1600), entrò a diciotto anni a far parte dell'Ordine dei Domenicani  nei confronti del quale mostrò insofferenza per la disciplina e per l'indirizzo culturale. Nel 1576 abbandonò l'Ordine perché sospettato di posizioni eretiche  e incominciò a girare per l'Europa. Si recò in Svizzera a Ginevra dove ebbe contatti con la comunità calvinista e dove pare ne abbia parzialmente condiviso le posizioni, entrato in contrasto con le autorità ginevrine, si spostò  in Francia, a Parigi e a Tolosa dove compose la commedia Il candelaio, scrisse inoltre delle opere di arte mnemotecnica ispirate agli insegnamenti di Raimondo Lullo: De umbris idearum, Cantus circaeus , Sigillum sigillorum Dalla Francia si spostò in Inghilterra, Oxford e Londra furono i suoi luoghi di permanenza ove compose i dialoghi italiani: La cena de le ceneri, De la causa principio e uno, De l'infinito, universo e mondi, Spaccio de la bestia trionfante, Cabala del cavallo pegaseo con l'aggiunta dell'asino cillenico, De gli eroici furori. Dopo il soggiorno inglese tornò in Francia dove entrato in contrasto con gli aristotelici si spostò a Praga e poi in Germania dove fu a Wittemberg, Helmstaedt e Francoforte dove pubblicò i poemetti latini: De minimo, De monade, De immenso et innumerabilibus e la ponderosa opera De imaginum compositione. Successivamente recatosi a Venezia su invito di Giovanni Francesco Mocenigo per insegnargli l'arte mnemotecnica, fu denunciato per eresia dallo stesso Mocenigo all'Inquisizione. Fu arrestato e processato e nonostante fece opera di sottomissione, la Repubblica di Venezia, dopo numerose pressioni delle autorità pontificie, lo consegnò al Sant'Uffizio. Venne trasferito a Roma dove venne imprigionato per otto anni al termine dei quali subì un processo per eresia, rifiutatosi di abiurare le proprie dottrine filosofiche, fu condannato al rogo. Morì arso vivo in Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600. 

IL PENSIERO

Nel pensiero filosofico di Bruno influenzato dalla tradizione platonica e dalla rivoluzione copernicana assume un ruolo di rilievo l'idea dell'Infinito dei mondi visti come parti animate di uno sconfinato organismo. La teoria cosmologica di Bruno  ponendosi contro la tradizione tolemaica e aristotelica, non poteva non entrare in contrasto con la posizione dottrinaria della teologia scolastica che la chiesa vedeva come coerente risposta alle Sacre Scritture. Il pensiero di Bruno espresso nel Del'infinito, universo mondi, è su questo punto molto chiaro: 

"Cossì non è più centro la terra che qualsivoglia altro corpo mondano, e non sono più certi determinati poli alla terra che la terra sia un certo e determinato polo a qualch'altro punto dell'etere e spacio mondano; e similmente di tutti gli altri corpi; li quali medesimi, per diversi riguardi, tutti sono e centri e punti e zenithi ed altre differenze. La terra dunque, non è assolutamente in mezzo all'universo, ma al riguardo di questa nostra reggione" (Dialogo II)

 

Chiarimento

Per la tradizione aristotelica il mondo era finito e diviso in sfere celesti mosse dal motore immobile (Dio) causa di tutti i movimenti; Bruno non nega che il principio e la causa dell''universo sia Dio ma afferma l'infinità del mondo. Dal punto di vista dottrinario si può dire oggi che è meno eretica la posizione di Bruno rispetto a quella di Aristotele il quale negava che Dio fosse il creatore dell'universo riservandogli il ruolo di regolatore dell'ordine dell'universo.

In base a tali presupposti, il principio e la causa dell'universo è l'Uno, la causa a cui fa riferimento Bruno non è la causa finale e formale della tradizione aristotelica ma la causa efficiente in base alla quale Dio (la forma) attraverso la sua facoltà principale l'intelletto  esplica la sua azione ovunque nell'universo. Il mondo o meglio i mondi hanno funzione di materia, Dio è la forma. Questo enorme organismo Dio-mondo può essere riassunto nell'espressione Deus sive natura, espressione che indica la perfetta coincidenza di Dio e della natura. Nella concezione di Bruno forma e materia non si pongono in un irriducibile dualismo come due sostanze diverse e separate ma come due facciate della stessa sostanza. La materia riceve l'energia infinita da Dio, a sua volta la natura informata dall'energia divina si manifesta in infinite forme.

Chiarimento

La concezione di un'Anima del mondo espressa da Bruno non è nuova, trae la sua origine dalla tradizione neoplatonica. Secondo questa concezione Dio è principio attivo dell'universo e nell'universo, Dio è artefice universale del divenire della cose e di tutti i fenomeni della natura. Bruno utilizza il termine Natura  naturans (Natura naturante,creante) per indicare Dio, mentre per la natura propriamente detta parla di natura naturata (natura creata e derivante da Dio in unità).

Il rapporto tra fede e ragione venne chiarito dallo stesso Bruno in occasione dei processi che subì per eresia, egli ribadì che il suo pensiero era la risultante di pura ragione ossia della sua indagine filosofica. Le conclusioni a cui arrivò il suo filosofare non poteva che porre Dio come agente intrinsecamente nei mondi, dall'altra parte sotto il profilo della fede a cui come credente si richiamava ammetteva l'esistenza di un Dio trascendente (Mens super omnia) Si tratta di una concezione che viene definita della doppia verità (1) a cui aderirono sia ambienti averroisti che aristotelici

Nell'approccio sopra descritto l'uomo è nella concezione di Bruno un momento dell'universo di cui ne ripete la struttura, l'intelletto dell'uomo è conforme alle situazioni in cui si trova il corpo ciò significa che l'anima dell'uomo è tale perché il corpo è umano ma se il corpo fosse quello di un cane l'anima sarebbe quella di un cane in quanto la facoltà intellettiva più che essere interna all'uomo è determinata dall'influsso dell'Intelletto universale. L'uomo trova la sua completezza nella Natura che è nel contempo la sorgente della sua origine e il suo fine, concetto che Bruno argomenta ricorrendo al mito di Atteone che, dopo avere visto Diana nuda mentre si faceva il bagno in una grotta, viene da lei tramutato in cervo vivendo immerso nella natura. La storia, come è noto, si conclude con la morte di Atteone sbranato dai suoi stessi cani, conclusione che è la metafora del cacciatore che si trasforma in preda. Bruno ricorrendo al mito di Atteone si fa sostenitore di una sorta di misticismo naturalistico in base al quale la contemplazione della natura ci porta ad essere noi stessi natura. Immergendosi nella natura e identificandosi in essa l'uomo avverte l'energia vitale dell'universo raggiungendo una condizione di slancio mistico che egli definisce di eroico furore.

L'esistenza della religione - secondo Bruno -  deriva proprio da questa immersione mistica nella natura, religione che si fonda sulla natura e si realizza nella natura. La religione a cui si riferisce Bruno è la religione naturale al di fuori della quale esistono le varie forme storiche delle religioni liquidate come un insieme di pratiche cultuali legate alle vicissitudini e alle abitudini di un popolo. Lo stesso cattolicesimo non è che una delle tante forme storiche delle religioni e quindi non può avere la pretesa di essere l'unica religione rivelata da Dio. Coerentemente a questa concezione Bruno, nell'opera lo Spaccio della bestia trionfante, mette in discussione il dogma del Verbo fatto carne  mentre si fa fautore di una religione razionale e naturale che ha come obiettivo quello di portare l'uomo nella natura. Il suo processo e la sua condanna avvenne proprio per avere sostenuto delle tesi che oltre a respingere ogni tipo di religione confessionale e dogmatismo, metteva in discussione i dogmi del Cristianesimo.  Nel clima generale dell'epoca, dominato dall'intransigenza religiosa l'esito tragico e doloroso fu per Bruno il rogo, esito che le leggi ecclesiastiche del tempo prevedevano per gli eretici. 

Con il rogo venne distrutto il corpo di Bruno ma non le sue idee che, rifiutate dai contemporanei  vennero  esaltate poi dai romantici tedeschi. Il primo filosofo che difese il pensiero di Bruno fu Jacobi, seguì poi Schelling e per finire Hegel; in tempi più recenti si è voluto trovare il significato del Rinascimento proprio nel pensiero  di Bruno ritenuto il campione di quel rinnovamento morale e intellettuale che fu una caratteristica tipica dello spirito rinascimentale.

 

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Note

1) Per approfondimenti si rimanda a Teoria della doppia verità

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Published by Caiomario - in Filosofi: Bruno Giordano

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