Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
10 giugno 2018 7 10 /06 /giugno /2018 05:39
Leibniz-  Le argomentazione per provare l'esistenza di Dio

Nella concezione filosofica di Leibniz, Dio è la Monade che si trova al grado supremo, in cui è suprema pure l'autocoscienza. Gli argomenti portati da Leibniz per dimostrare l'esistenza di Dio sono di tipo logico-deduttivo e hanno una forte impronta aristotelica. Le argomentazioni avanzate da Leibniz sono quattro:

 

  1. Argomento a posteriori o dai contingenti (verità di ragione): le cose e i fatti sono contingenti vale a dire non hanno in sé la ragione del loro esistere, pertanto bisogna giungere all'Ente necessario, Dio, che possiede in sé la ragione del suo essere, Dio spiega sé stesso (causa sui).
  2. Argomento delle verità eterne o dai possibili (verità di ragione): l'argomentazione avanzata è analoga alla precedente, dato che le verità di ragione sono essenze possibili aventi la tendenza alla realizzazione, non posseggono in sé la spiegazione della loro possibilità. Si deve allora giungere ad una verità eterna che possiede in sé la ragione della sua possibilità radicale.
  3. Argomento ontologico: l'argomento  dell'essere perfetto sembra ricalcare l'argomentazione di Cartesio ma Leibniz specifica che un essere per essere perfetto deve essere pensabile e pensato. Dio è pensabile ed è possibile, nel senso che il suo concetto non contraddice sé stesso, se Dio non esistesse non sarebbe possibile concepirlo, il possibile è tendenza ad esistere quindi Dio esiste.
  4. Argomento dell'armonia prestabilita: è un'argomentazione tipica di Leibniz, la teoria dell'armonia prestabilita in base alla quale l'armonia che esiste tra le monadi è prestabilita da Dio nel momento in cui iniziano ad esistere. Non si potrebbe spiegare l'armonia prestabilita se Dio non l'avesse posta una volta per tutte.

 

Nella riflessione filosofica di Leibniz le argomentazioni avanzate sono tutte inficiate da premesse indimostrabili e che sono date per vere dallo stesso Leibniz, tuttavia per quanto riguarda il secondo argomento (le verità eterne)  di chiara origine agostiniana, il concetto di possibilità sembra quello più interessante anche se il termine possibile assume in Leibniz un significato particolare nel senso che viene concepito come un ente mentale (un pensato obbligato e non contradditorio nei suoi elementi costitutivi) che è proteso verso l'esistenza. Quando si parla di possibilità in Leibniz non bisogna confondere tale termine con un atteggiamento possibilista contrario a posizioni deterministe. La possibilità di cui parla Leibniz è una attività tipica di Dio, Monade suprema, dal cui possono ( o non possono) scaturire tutte le altre monadi.

Per spiegare l'esistenza delle monadi che scaturiscono da Dio, la Monade suprema, Leibniz parla di folgorazione: le monadi scaturiscono da Dio e riflettono la natura di Dio, ogni monade è specchio del mondo. Dio è Autocoscienza, Appercezione assoluta, Perfezione ma anche per Dio vale il principio di ragion sufficiente, nella sua assoluta Libertà poteva anche non dare origine alla realtà esistente. Dio è perfetto ma il mondo che ne scaturisce non possiede la sua perfezione, tuttavia la sua scelta ha dato come risultato il migliore dei mondi possibili, se così non avesse agito avrebbe contraddetto il principio di ragion sufficiente mortificando la sua intelligenza perfetta. Su Dio e il migliore dei mondi possibili, Leibniz ricorre ad un'argomentazione che configura l'azione di Dio come obbligata, libera di scegliere, ma soggetta al principio di ragion sufficiente quindi in un certo senso obbligata. Si comprende la difficoltà di Leibniz di osservare sino in fondo un ragionamento coerente esente da critiche ma gli strumenti della logica sono da valutare sempre in relazione alle possibilità del pensiero umano che dinanzi alle verità ultime si trova ad agire  in un  terreno scivoloso dove è facile cadere in contraddizione.

Condividi post

Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Leibniz
10 giugno 2018 7 10 /06 /giugno /2018 03:36
Leibniz - La struttura dell'uomo e la libertà

La struttura dell'uomo: Per il platonismo l'uomo è un'anima che si serve del corpo, per il cartesianismo è un pensiero che si trova ad abitare nel corpo, per Spinoza è un parallelo tra idea e ideato, per Malebranche è un ammasso di cose inerti su cui Dio agisce, per Leibniz l'uomo è un composto di monadi dove la monade dominante è l'anima razionale dotata della percezione al suo massimo livello: l'appercezione.

L'uomo e la libertà: Come la percezione tende all'uomo in modo chiaro e distinto, manifestandosi in un atto riflessivo consapevole in cui l'uomo raggiunge la piena consapevolezza, così l'appetizione è una tendenza alla volontà, un impulso istintivo che spinge l'uomo a ricercare la libertà. Dato che la libertà è intesa come un conatus vale a dire come un atto che tende a, è nel contempo un tendere verso il passato e un protrarsi verso il futuro. Proprio tale caratteristica pone il problema della scelta libera svincolata che Leibniz risolve affermando che il volere non deve essere obbligato e che la libertà non può essere concepita come indeterminazione assoluta ma deve svolgersi entro il principio di ragion sufficiente.

Libertà e ragione sufficiente: la scelta non può mai indirizzarsi verso atti contrari alla ragione, così come è inconcepibile un volere senza motivi o una scelta per un motivo meno buono di un altro. Se vi è libertà di scelta tra più motivi, questa deve indirizzarsi verso il motivo più buono. Un atto libero perciò non è mai obbligato, ma  segue il principio di ragione sufficiente optando in modo razionale tra una serie di motivi e scegliendo quello che risulterà più buono.  

Condividi post

Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Leibniz
9 giugno 2018 6 09 /06 /giugno /2018 20:37
Leibniz - Le verità di fatto

Se il principio che regola le verità di ragione è il principio di contraddizione, quello che regola le verità di fatto è il principio di ragion sufficiente in base al quale "nihil fit sine ratione sufficiente - Niente accade senza una ragione sufficiente". Un giudizio è sufficiente quando basta a giustificare un giudizio di fatto, si tratta di un principio giustificativo che a differenza delle verità di ragione non è assolutamente necessario ma è determinato. Ciò significa che non è possibile affermare con certezza che il predicato appartenga al soggetto ma è pensabile che vi appartenga. Mentre le verità di ragione appartengono al mondo logico e in particolare a quello della matematica, le verità di fatto hanno a che fare con il mondo reale. 

Il principio di ragione sufficiente vale non solo per le verità di fatto ma anche le verità di ragione, entrano, ad esempio, nella sfera della ragione: i presupposti, le finalità o i motivi. Se un ente -sostiene Leibniz- è senza ragione sufficiente vuol dire che non è concepibile per l'uomo. La differenza tra verità di ragione e verità di fatto sta nel fatto che le prime sono giudizi dimostrabili a priori e che sono svincolate dall'esperienza come gli assiomi matematici, mentre le seconde sono dimostrabili a posteriori in relazione a ciò che la realtà offre quindi posso determinare a priori che, data l'essenza di un triangolo, la somma degli angoli esterni è un angolo giro (360°), ma non posso determinare a priori come andrà la realtà o come agisce Dio. in conclusione è sempre ciò che offre la realtà che ci permette di determinare a priori o a posteriori  la dimostrabilità di un giudizio.   

Condividi post

Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Leibniz
9 giugno 2018 6 09 /06 /giugno /2018 18:47
Leibniz -  Le verità di ragione

Leibniz distingue due tipi di verità: le verità di fatto e le verità di ragione, le prime si riferiscono a fatti che vengono percepiti e nei confronti dei quali vengono espressi dei giudizi; le seconde esprimono invece il rapporto esistente tra concetti o tra essenze mentali. Le verità di fatto riguardano il mondo dell'esperienza e si riferiscono ad oggetti o fatti particolari, le verità di fatto si riferiscono alla sfera della logica e hanno a che fare con il mondo dei concetti.

Dato che le verità di fatto si riferiscono ad oggetti particolari, la loro esistenza è casuale e accidentale, le verità di ragione invece dato che riguardano il mondo dei concetti, sono verità necessarie ed universali. Ciò che legittima le verità di ragione è il principio di contraddizione in base al quale "Impossibile est idem simul esse, et non esse Non si può insieme affermare e negare lo stesso predicato dello stesso soggetto sotto lo stesso punto di vista". Quando si parla di necessità a proposito delle verità di ragione significa che questo tipo di giudizi devono necessariamente non trasgredire il principio di contraddizione, in altre parole deve essere espressa l'identità tra soggetto e predicato (principio di identità), se si negasse questa identità, verrebbe dichiarato non-identico ciò che è identico. La categoria della contraddizione assume in Leibniz una valenza logica e metodologica per il pensiero e coincide con quella di identità: in un'affermazione in cui l'attributo distrugge il soggetto, il giudizio non sarebbe più necessario e infallibile ma contingente; ciò significa che noi vedremmo delle verità che sono vere ma che possono anche non esserlo. Al contrario le verità di ragione, almeno sul piano formale, non possono essere false. 

Un esempio può fare comprendere meglio questo concetto: se io dico (semplificando al massimo) che un aereo per volare ha bisogno di osservare la legge della portanza, posso affermare che si tratta di un'affermazione vera semplicemente perché se  in un velivolo l'aria non scorresse in parte sopra e in parte sotto l'ala, non potrebbe volare in quanto verrebbe contraddetta la legge della portanza. Nell'esempio fatto l'attributo è "di osservare la legge della portanza", se la si negasse la verità non sarebbe più necessaria. Sotto questo punto di vista è impossibile affermare che un aereo possa volare sia osservando che non osservando la legge della portanza.Tuttavia è bene tenere a mente che nell'esempio fatto ci muoviamo in un ordine di idee che tiene in considerazione il rispetto delle leggi della fisica ossia di qualcosa di tangibile e dimostrabile, mentre Leibniz si spinge oltre affermando che il principio di contraddizione sta alla base delle verità pure e che prescinde dalla contingenza muovendosi nell'ordine delle idee, un esempio di verità pure può essere il seguente assioma: "per due punti dello spazio passa una e una sola retta". Questo assioma, come tutti gli altri, è dotato di una verità intuitiva, la cui validità puramente formale non può essere contraddetta ed è libera da ogni contenuto empirico. L'obiezione che si potrebbe fare a questo punto è che Leibniz si riferisce ad un ragionamento logico-formale scevro da qualsiasi contatto con il mondo empirico, si tratta di un'obiezione pertinente perché proprio questo è il nocciolo della questione. Se infatti ci spostiamo dall'ambito logico formale e portiamo gli assiomi della geometria sul terreno della sperimentazione ci sposteremo nell'ambito della geometria pratica che si basa essenzialmente sull'esperienza e non solo su verità formalmente corrette. In questo senso la geometria euclidea è frutto dell'esperienza e perviene a delle verità in seguito all'osservazione della realtà. In ogni caso anche qualora si volessero mettere alla prova i principi della geometria pratica, varrebbe sempre il principio della contraddizione in quanto è sempre possibile dare una dimostrazione indiretta del giudizio affermato come vero.

 

Condividi post

Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Leibniz
9 giugno 2018 6 09 /06 /giugno /2018 16:23
Leibniz: La teoria della conoscenza

La monade è forma in senso aristotelico ed è una realtà spirituale provvista di vis repraesentativa (vedi http://condividendoidee.over-blog.it/2018/06/leinbiz-e-il-monadismo.html), non può possedere idee connaturate nel senso che nessuna idea è acquisita dall'esterno. Se per Leibniz le monadi non posseggono attività transitiva è altrettanto vero che risolve i problemi effettuali tra le monadi con la teoria dell'armonia prestabilita in base alla quale le monadi concordano tra loro perché l'ha stabilito Dio nel momento dell'iniziale esistenza, quindi le idee non derivano da un influsso di una monade rispetto all'altra. A questo punto in Leibniz si propone il problema dell'innatismo e nel contempo di evitare di cadere nell'empirismo di Locke il quale affermava che "Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu". Leibniz nega che le  le idee derivino dalla sola esperienza e puntualizza che "Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, nisi intellectu ipse" ossia niente è nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi se non l'intelletto stesso.

L'innatismo in Leibniz: Il filosofo tedesco ricorre ancora una volta all'innatismo per spiegare la conoscenza ma pur affermando che tutte le idee sono innate, non fornisce una spiegazione come quella di Cartesio. Per Leibniz le idee sono innate nel senso che sono presenti nella struttura stessa della monade, si tratta di una presenza virtuale che non va confusa con la potenza in quanto la monade è immutabile nella sua essenza. Vi è una certa difficoltà nel cogliere la differenza esistente tra ciò che è in potenza e ciò che è virtuale (innatismo virtuale) in quanto Leibniz sembrerebbe dire la stessa cosa, la distinzione in effetti è molto sottile ma per comprendere la sua teoria della conoscenza, bisogna tenere a mente:

  • La caratteristica di vis repraesentativa della monade;
  • Il principio degli indiscernibili;
  • Il principio di continuità.

Per quanto riguarda il principio di rappresentatività, la monade è un ente pensante, è pensiero, la sua attività è percepire; secondo il principio degli indiscernibili ogni monade è diversa l'una dall'altra, infine secondo il principio di continuità esiste un legame insensibile tra una monade ed un'altra, un legame che non genera confusione e che procede in modo impercettibile.

Senso ed intelletto in base al principio degli indiscernibili non hanno la medesima funzione o lo stesso modo di acquisire la conoscenza, tuttavia in base al principio di continuità il senso trasferisce insensibilmente la sua attività nell'intelletto. Questo tipo di attività si sviluppa dalle percezioni più semplici a quelle superiori più perfette e complesse  (il supremo dell'ordine inferiore è identico all'infimo dell'ordine superiore). Leibniz descrive questa attività con i tre caratteri dell'oscurità, della confusione e della distinzione: nelle monadi che si trovano nell'infimo le percezione avvengono in modo oscuro e inconscio, salendo nella scala gerarchica le percezioni sono chiare ma indistinte e confuse (ipo-consce) e infine al livello superiore sono chiare e distinte (consce).

In base a questa impostazione Leibniz distingue quattro tipi di conoscenza:

  1. Conoscenza oscura: è formata da percezioni infime, Leibniz parla di "piccole percezioni" ed è proprio della materia, delle infime monadi la cui conoscenza avviene senza coscienza.
  2. Conoscenza confusa: si tratta di una conoscenza sensitiva formata da percezioni chiare ma indistinte (ipoconsce) attraverso cui vengono conosciute le cose o i fatti. La conoscenza avviene attraverso un ventaglio di percezioni che non vengono ordinate in un sistema di conoscenze.
  3. Conoscenza chiara e distinta: è una conoscenza intellettiva che avviene in modo chiaro, Leibniz definisce le percezioni che avvengono in questo grado di conoscenza "appercezioni" volendo indicare le percezioni consce dove il soggetto è cosciente di ciò che che conosce, è la fase dell'autocoscienza.
  4. Conoscenza ipoconscia: è la conoscenza divina in cui il processo di appercezione avviene  livello supremo, è la conoscenza di Dio, la monade suprema, il momento di massimo livello dell'autocoscienza in quanto Dio si riferisce solo a se stesso nell'attività del conoscere. 

Senso ed intelletto non si trovano in una posizione di cesura ma sono per così dire sfumati e la differenza, è una differenza di grado che va dal confuso a quello supremo. L'errore di Locke, secondo Leibniz, consiste nell'aver sostenuto che il processo di conoscenza avviene dall'esterno, il punto di partenza, anche per Leibniz è sì l'esperienza, il senso ma il conoscere è immanente, intrinseco alla monade ed avviene con un passaggio di grado sfumato che ne costituisce la naturale evoluzione.

Condividi post

Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Leibniz
9 giugno 2018 6 09 /06 /giugno /2018 05:36

Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, nisi intellectus ipse

Leinbiz - Il concetto di organicità, il mondo e la concezione della realtà

Quando parlo di mancanza di prove vi comprendo anche quelle che si potrebbero procurare se si avessero i mezzi e l'opportunità: ma è proprio di questo che si è privi il più delle volte. Tale è la condizione degli uomini che passano la vita cercando di procacciarsi di che vivere: essi sono così poco istruiti di quel che avviene nel mondo, quanto un cavallo da soma che percorra sempre lo stesso cammino può diventare esperto della geografia di un paese.
Gottfried Wilhelm Leibniz

Nuovi saggi sull'intelletto umano

  • Non si può comprendere il concetto di monade prospettato da Leibniz se non si parte dal problema che egli si era posto e se non si considerano le fonti da cui si sviluppò la sua riflessione filosofica. Per quanto riguarda le fonti, Leibniz, uomo di grande cultura ed erudizione, spaziava dal pensiero degli antichi e in particolare del platonismo e dell'aristotelismo passando attraverso sant'Agostino, Cusano, Campanella, Bacone, Galileo sino ad arrivare a Cartesio, Pascal, Arnaud, Spinoza e Malebranche. Ed è proprio dallo studio delle riflessioni degli "altri" pensatori che prende le mosse per un progetto ambizioso sul piano filosofico: mettere d'accordo l'unità e la molteplicità rifuggendo il meccanicismo e il panteismo e proponendo una visione organica della natura.
  • Bisogna quindi comprendere la concezione di "organismo" così come egli la intendeva: secondo Leibniz unità e molteplicità si compenetrano a vicenda, la parte poi, pur conservando le sue peculiarità funzionali, opera in funzione del tutto. Anche per quanto riguarda la coppia movimento-finalità la prospettiva introdotta da Leibniz  se da una parte mantiene integre le esigenze del meccanismo, dall'altra parte  oltrepassa il semplice meccanismo bidirezionale che va dalla parte al tutto e dal tutto alle parti. Per ciò che concerne la coppia materia-vita, la materia protende verso la vita e la vita si collega alla materia vitale secondo un forte rapporto reciproco in cui convivono attività e passività. Infine nella coppia presenza-tensione ogni parte si protende verso l'altra secondo un movimento che conosce intenzionalmente ogni propria azione. Appare evidente che nella concezione di organicità prospettata da Leibniz l'organismo ogni elemento ha la sua ragion d'essere nel tutto e il tutto in ogni singolo elemento. Ogni parte è organismo, tutta la realtà è organismo e sono organismi tutti i settori e i momenti della realtà.
  • Monade: l'aver prospettato la realtà, tutta la realtà, come organicità porta Leibniz a concepire uno strumento filosofico che spieghi l'origine del reale: il concetto di monade. Sotto questo punto di vista l'esigenza di Leibniz è la medesima che avevano i filosofi pre- socratici: trovare il principio primo (ἀρχή)  del reale,  ossia di un principio fondante e costitutivo che spieghi la complessità. La monade è per Leibniz un principio provvisto di attività, un centro dinamico da cui si irradia la forza, La monade è un centro semplice, stabile, non esteso e indivisibile. Non va confuso con l'atomo democriteo, in quanto Democrito ritiene che l'atomo sia dotato di materia mentre Leibniz pensa che la monade è priva di estensione e figura. Ciascuna monade non entra in contatto con le altre e secondo l'espressione utilizzata dallo stesso Leibniz: le monadi non hanno finestre. Così concepita la monade di Leibniz ha delle affinità con la "forma" aristotelica, si tratta quindi di un principio primo qualitativo e finalizzato al contrario (altra differenza con Democrito) degli atomi che non sono finalizzati e si muovono casualmente nella natura. Leibniz proprio pensando ad Aristotele utilizza, per connotare la monade, il termine " ἐντελέχει"   per indicare una realtà compiuta che è nel contempo forma e atto. La monade non si trova mai in uno stato di potenza in quanto ciò implicherebbe un cambiamento, un passaggio da uno stato ad un altro, ma è immutabile e immodificabile, la sua essenza rimane sempre eguale a se stessa. Solo Dio può modificare o distruggere la monade.
  • Differenza tra la monade di Spinoza e quella di Leibniz: Per Spinoza la monade è una sostanza cosmico-divina, provvista di pensiero e di estensione mentre per Leibniz è sostanza, forma, il principio primo attivo e spirituale della realtà, un ente metafisico che supera la realtà materiale.
  • Carattere immanente delle monadi: Abbiamo visto nelle righe precedenti che le monadi non comunicano tra di loro ma, secondo Leibniz,esplicano un'azione immanente nel senso che coesistono con la realtà e agendo nella realtà non sono elementi passivi. 
  • Non vi è azione di causalità tra le monadi: la natura semplice della monade ha come conseguenza l'impossibilità di concepire l'estensione, la monade non è una res extensa, inoltre il numero delle monadi è senza limiti nel duplice significato che non è limitato e che non è limitabile.
  • La monade come forza rappresentativa: la monade essendo pensiero è pensante, è uno specchio dell'universo capace di avere una vis repraesentativa in grado di percepire ed è proprio in questa attività che le percezioni sono legate l'una all'altra, ciò che precede è collegato a ciò che segue..
  • Il principio degli indiscernibili: Ogni monade è un unicum nel senso che è identica solo a sé stessa, tuttavia proprio perché non vi è mai una monade uguale ad un'altra, Leibniz elabora il principio degli indiscernibili in base al quale: "Tutto ciò che si presenta indiscernibile è identico".
  • Il principio di continuità: Pur valendo il principio degli indiscernibili, Leibniz ammette l'esistenza di una gerarchia tra le monadi per cui nell'universo si va dalla monade suprema (Dio) alle monadi-anime (l'uomo) sino alle monadi formate da corpi (le piante e gli animali). Il principium continuitatis così recita: il supremo dell'ordine inferiore è identico all'infimo dell'ordine superiore.
  • Il rapporto tra le monadi: Se non esiste un'azione causale tra una monade ed un'altra, come si verifica quell'armonia di cui Leibniz parla? Per spiegarla egli elabora la teoria dell'armonia prestabilita delle monadi ricorrendo a Dio: è Dio che all'inizio dell'esistenza prestabilisce l'armonia tra le monadi. Leibniz negando l'esistenza dell'azione transitiva tra le monadi è obbligato a ricorrere a Dio per giustificare la natura delle monadi.

 

Condividi post

Repost0
Published by Caiomario - in Filosofi: Leibniz

Presentazione

  • : Condividendoidee (Filosofia e Società)
  • : Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
  • Contatti

Cerca

Archivi

Articoli Recenti

  • Malombra - Antonio Fogazzaro
    FOGAZZARO TRA SCAPIGLIATURA E NARRATIVA DECADENTE Per chi ama la letteratura decadente "Il piacere" di Gabriele D'Annunzio rappresenta l'inizio non solo di un genere, ma anche il metro di misura di un modus vivendi che nel tardo Ottocento era molto diffuso...
  • Epistula secunda ad Lucilium - Seneca
    SENECA LUCILIO SUO SALUTEM 1. Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio, bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio: est primum argumentum compositae mentis existimo posse consistere et...
  • Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico - Tinto Brass
    46 PAGINE DI APPASSIONATO TRIBUTO AD UNA DONNA EROTICA: NINFA Non vi è traccia nella letteratura di opere esplicative in cui un regista spiega le sue scelte filmiche, per questo motivo "Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico" scritto da Tinto...
  • Favole - Jean de La Fontaine
    Come leggere le favole di La Fontaine Tra le note presenti in molte edizioni de "Le Favole" di La Fontaine, troviamo due raccomandazioni che dovrebbero indicare la tipologia di lettori: la prima consiglia la narrazione del libro ai bambini di quattro...
  • La scoperta dell'alfabeto - Luigi Malerba
    TRA LIEVE IRONIA E IMPEGNO MORALE Luigi Malerba nato a Berceto ( Parma ) nel 1927 , sceneggiatore, giornalista ha partecipato al Gruppo 63 e fa parte di quel movimento intellettuale che è stato definito della Neoavanguardia, partito da posizioni sperimentaliste...
  • La Certosa di Parma - Stendhal
    Ambientato in un Italia ottocentesca in parte fantastica, in parte reale, le avventure di Fabrizio del Dongo si snodano in una serie di incontri e peripezie al termine dei quali si trova il luogo ... ECCO L'ITALIA CHE TROVÒ MARIE-HENRY STENDHAL QUANDO...
  • Il nuovo etnocentrismo in nome della lotta al razzismo
    Sino al 1492 esistevano in America delle genti chiamate genericamente Amerindie (aztechi, maya, toltechi etc.) che costituivano il patrimonio umano e culturale di quelle terre. Sappiamo come le cose sono andate dopo quella data, da quel momento è iniziato...
  • Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
    Letteratura, cinema e teatro, un ritratto che non invecchia. Il ritratto di Dorian Gray è un classico della letteratura, almeno così viene definito e ogni volta che si deve usare questa espressione bisognerebbe farlo con una certa riluttanza perché c'è...
  • Filosofi: Bruno Giordano
    VITA, OPERE Giordano Bruno (Nola, 1548-1600), entrò a diciotto anni a far parte dell'Ordine dei Domenicani nei confronti del quale mostrò insofferenza per la disciplina e per l'indirizzo culturale. Nel 1576 abbandonò l'Ordine perché sospettato di posizioni...
  • Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri - Giampaolo Pansa
    Pansa ha la capacità di saper leggere la realtà e non semplicemente di interpretarla, la sua "narrazione" suscita stupore ed è sempre spiazzante e al di là del fatto che i suoi libri riescano a raggiungere i primi posti delle classifiche dei libri più...

Link