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4 maggio 2014 7 04 /05 /maggio /2014 09:49

George Santayana

 

La Ragione nella Religione

 

 

   

 

 

 

 

 

Per Santayana religione e ragione sembrano avere entrambe lo stesso obiettivo: liberare l'uomo dalle proprie anguste scelte individuali per dare un senso alla vita proiettandola verso l'eterno. Tuttavia per raggiungre questo fine entrambe  procedono per strade differenti.

La religione nasce dall'esperienza ed è un complesso di emozioni e di idee fondate sull'immaginazione creativa che sorge come l'esigenza di dare un significato alle rappresentazioni simboliche che fanno parte della propria storia individuale e della cultura del proprio gruppo di appartenenza. La difficoltà più evidente della sfera religiosa sta nel fatto che tende a presentarsi come una verità assoluta esclusiva per cui ogni rappresentazione religiosa esclude tutte le altre.

 

Santayana nella Vita della Ragione dimostra di essere uno storico della religione attento e dà una spiegazione originale e convincente dello sviliuppo del fenomeno religioso che fa partire dal giudaismo il cui passaggio al cristianesimo si realizza attraverso due importanti momenti: il primo consiste in  una revisione dei valori originari attraverso l'introduzione di numerosi elementi del mondo classico a partire dalla metafisica neoplatonica. Il cristianesimo è quindi per Santayana una forma di spiritualità  in cui confluiscono  gli elementi di entrambe le religioni che hanno dato origine ad una religione in cui convivono sia l'azione che l'ascetismo.

Il secondo momento che ha dato un volto nuovo al cristianesimo è l'introduzione di elementi della cultura germanica attraverso la riforma protestante. Con la riforma protestate si assiste ad un ritorno al naturalismo giudaico e assume una posizione centrale l'individuo, le sue esperienze e le sue aspettative.

 

Elementi comuni a tutte le religioni sono: la pietà,  la carità la spiritualità, la fede in una vita ultraterrena; in quest'ultimo elemento Santayana individua l'origine della superstizione e della pretesa di una verità morale assoluta.

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Santayana George
3 maggio 2014 6 03 /05 /maggio /2014 18:27

La Ragione nella Società  George Santayana

 

 

 

 

La Ragione  - ci dice Santayana -   ha una sua processualità storica che si manifesta nella società articolandosi in tre stadi: lo stadio naturale, quello libero e quello ideale.
 Nello stadio naturale si adempie la funzione della società di produrre l'individuo dotandolo dei «requisiti necessari alla libertà morale» (1). La morale si sviluppa solo dopo che la società ha garantito all'individuo la continuità della vita, l'esigenza morale nasce spontaneamente come esigenza di una società libera che presuppone sempre una società naturale. L'individuo però non può raggiungere la libertà morale se non trova nella famiglia e nello stato le condizioni per innnalzarsi dalla condizione naturale verso valori quali  l'amicizia, il patriottismo e la simpatia disinteressata.

Nello stadio naturale  gli individui si aggregano in modo casuale per interessi immediati e dettati dall'istinto, nello stadio libero invece la decisione di vivere in società avviene per un interesse ideale condiviso.

 

Al modo di concepire gli interessi nella società naturale, Santayana contrappone quello elaborato nella società ideale dove gli interessi vengono sintetizzati nei simboli intorno ai quali l'uomo esprime gli ideali. Religione, arte e scienza - sostiene Santayana - sono sfere in cui gli uomini si incontrano per elaborare i propri concetti riguardo all'eccellenza,  alla bellezza e alla  verità; pur essendo tre sfere incomunicabili tra di loro, esse esprimono l'essenza stessa dell'essere umano e sono elementi costitutivi della società ideale.

 

Nella società ideale le posizioni di vertice devono essere assegnate agli individui che eccellono per capacità, l'affermarsi dell'efficienza tuttavia non va a discapito  della giustizia sociale in quanto lo stato dà a tutti gli associati la medesimà possibilità di affermarsi. Va detto che la concezione politica di Santayana è una concezione che possiamo definire "antica" riconducibile al pensiero di Platone il quale sosteneva che nello stato giusto il comando deve essere affidato ai filosofi, un termine che nell'antica Grecia indicava i più competenti .

 

 

_______________________________________________________________________________________

NOTE

 

(1) Il realismo critico di Giorgio Santayana a cura di Nynfa Bosco, Cuneo, 1954, p.27

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Santayana George
3 maggio 2014 6 03 /05 /maggio /2014 06:43

George SANTAYANA

  La Ragione nel Senso Comune

 

 

 

 

 

 

 

LA VITA

 

George Santayana nacque in Spagna il 16 dicembre 1863  e visse il periodo dell'infanzia nelle Filippine con i suoi genitori entrambi spagnoli. Questo periodo fu molto importante nella formazione del giovane George che fin da piccolo incominciò a confrontarsi con altre culture e sviluppando quel senso di relatività della civiltà occidentale che troverà una forma compiuta nella sua successiva elaborazione filosofica.

Nel 1872 si trasferisce a Boston raggiungendo la madre che  viveva nella casa del suo primo marito insieme ai tre figli che le aveva lasciato. Negli Stati Uniti compie tutto il percorso scolastico: dalla scuola dell'infanzia ( Kindergarten)  fino all'Università di Harvard.

Su quel periodo racconta la studiosa Nynfa Bosco:


« Avendo rinunciato a ogni altra lingua e atmosfera culturale, finì col sentirsi straniero tanto nella nuova quanto nella vecchia patria.

L'inglese divenne per lui. com'egli dice, un mezzo per esprimere il maggior numero di cose non inglesi. E forse di qui ebbe origine quel suo senso e amore della solitudine che tutti i suoi critici rilevano in lui e a cui alcuni, scamiandolo per snobismo e per decadentismo, attribuiscono certi sviluppi della sua ultima filosofia a loro avviso non coerenti con le premesse e promesse giovanili. (1)

 

 Di rilevante importanza fu nei primi anni giovanili l'interesse verso le tematiche religiose da cui progressivamente si allontanò in età matura in seguito alla delusione provata nei confronti del cattolicesimo incapace, a suo parere, di dare quelle risposte che andava cercando. La lettura di testi di teologia contribuirà alla formazione del suo pensiero che pur non potendosi definire cattolico lo portò ad avversare ogni forma di protestantesimo e puritanesimo.

 

Tra gli autori che ebbero maggiore influenza nella sua formazione vanno annoverati: Musset, Leopardi, Schopenhauer e Lucrezio. Mostrò interesse verso le riflessioni di J.Royce sul rapporto tra la giustizia di Dio e l'esistenza del male nel mondo.

 

Uno dei periodi più significativi della vita di Santayana fu il soggiorno in Germania con il Prof. Paulsen ove 
«s'accostò per la prima volta alla filosofia greca, durante un corso di etica. Ne ricevette un'impressione profonda:la trovava finalmente e per la prima volta, l'amore dell'ordine, dell'armonia, della bellezza e una sana o come egli dice "orotodossa" filosofia morale. » (2)

 

Morirà a Roma il 26 settembre 1952.

 

  LA RAGIONE NEL SENSO COMUNE  

 

The Life of Reason, or the Phase of Human Progress (La vita della ragione o le fasi del progresso umano) (3) venne pubblicata nel 1905 è un'opera in cui Santayana affronta il problema dell'immaginazione umana o in altre parole della formazione delle idee. Il punto di riferimento da cui parte Santayana è Herbert Spencer per il quale le idee costituiscono un aggiustamento della fantasia a fatti ed opportunità materiali.

Negando quindi alla scienza un valore oggettivo assoluto Santayana afferma che la scienza deve essere vista in relazione alle idee elaborate dalla mente umana, le idee hanno un carattere simbolico e solo il controllo dei fatti che accadono nel mondo permette alla scienza di avere dignità e di essere riconosciuta tale.

 

La storia del progresso umano è un dramma morale e l'idea che l'uomo ha del progresso è sempre in relazione alla percezione che ha di sè in quel determinato momento. Il progresso quindi non ha valore universale ma è un processo episodico.

Santayana respinge la visione romantica del progresso inteso come movimento delle generazioni verso un unico fine; gli ideali umani si succedono e mutano per cui ogni ideale può essere cancellato così come può essere riscoperto e rivalutato.

Per Santayana il  termine materialismo non deve generare equivoci in quanto essendo logica del concreto rimanda alla materia come unica sostanza dell'universo, una sostanza che genera energia e che non mi svela la ragione del mio esistere.

Santayana parla di infondatezza dell'esistenza nel senso che è impossibile vedere un fondamento, è necessario pertanto attenersi al fatto in sè, la conoscenza stessa è possibile solo se viene ricondotta a leggi chiare e uniformi, esprimibili con un linguaggio matematico.

L'esigenza di spiegare la natura in termini scientifici e chiari esclude quindi  il ricorso a valori e fini che vadano oltre la natura stessa.

In questa prima fase Santayana ha già anticipato le basi del realismo critico che troverà la sua forma compiuta in Scetticismo e fede animale (1926),  le questioni metodologiche poste dall'Autore riguardano la vita della ragione, la sua nascita e la sua evoluzione.

Pensare che la ragione nasca con l'uomo significa credere che sia una condizione dell'essere umano, in realtà sostiene Santayana la ragione sorge più tardi, quando l'essere umano prende coscienza di sé.

 Santayana arriverà più tardi alla conclusione che vi è un ambito intermedio che non è né fisico nè psichico che possiamo definire essenza  e che esiste intenzionalmente nella mente umana e che avviene su base puramente istintiva e non logica.

 

Ma come la ragione acquisisce le sue conoscenze? Nel primo volume della Vita della Ragione intitolato La Ragione nel Senso Comune

Nella fase iniziale la ragione è selettiva, prende in considerazione solo quegli elementi che le interessano, solo una parte dei dati fisici entra nella sua riflessione; riflessione ed esperienza sono strettamente connesse,  in questa fase primordiale si formano casualmente le categorie del pensiero che dapprima si concentrano sulle sensazioni di piacere e dolore e solo in un secondo momento sorge l'idea del tempo e delle rappresentazioni delle immagini che fanno parte della natura in cui l'essere umano si trova ad agire.

Santayana sostiene che la sostanza non è solo un dato fisico ma ad essa vengono attribuite selettivamente delle qualità intorno alle quali si costruisce una determinata rappresentazione che è un tutt'uno con la materia; la separazione tra i due ambiti è un processo che avverrà più tardi quando a questo stadio promordiale subentrerà quello riflessivo.

La conoscenza si forma nel momento della precezione e gli oggetti sono visti come principi dell'esperienza, Santayana quindi rigetta tutte le posizioni filosofiche come ad esempio quella espressa dall'idealismo che escludono la percezione come momento fondante della conoscenza. Sostenere la realtà in sè è fallace, bisogna invece partire dalla propria esperienza per comprendere come l'intelletto formi la sua idea di realtà.

 

Due sono i movimenti in cui si attua questo processo: la concrezione del discorso e la concrezione dell'esistenza, le cose e le idee sono sì due realtà distinte ma fanno parte del medesimo materiale sensibile. La logica intesa come riflessione è un metodo a cui la mente umana ricorre per dare ordine alla realtà fisica, il pensiero scopre il dato fisico, riflette su di esso e si relaziona poi con i pensieri degli altri uomini. Tuttavia -e qui sta la novità espressa da Santayana- nessuna mente umana riesce a relazionarsi in modo completo con le altre menti umane. Non possiamo conoscere fino in fondo il pensiero altrui anche se in condizioni particolari è possibile stabilire una relazione più profonda, ciò avviene quando  subentrano il sentimento e l'emozione che per contagio ed imitazione permettono a due menti di comunicare tra loro e di avere una visione comune.

 

Il problema della incomunicabilità evidenziato da Santayana possiamo dire che non ha trovato mai una soluzione in quanto fa parte della natura stessa dell'essere umano; ognuno partendo dalla propria esperienza costruisce la sua rappresentazione della realtà ed è irriducibile all'altro da sè, ma attraverso la ragione si delinenano i valori che permettono di armonizzare interessi discordanti stabilendo le regole  morali della convivenza che si realizzano nella società.


 

 

 

 

 

 


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NOTE

 

(1) Nynfa Bosco, Il realismo critico di Giorgio Santayana, Torino, 1954, p.6

 

(2) In op. cit. p.8

 

(3) L'opera  The Life of Reason, or the Phase of Human Progress consta dei seguenti cinque volumi: Introduction and Reason inommon Sense, Reason in Society, Reason in Religion, Reason in Art, Reason in Science.

La prima edizione venne pubblicata a Londra e New York nel 1905-1906; la 2^ edizione a New York nel 1922 e la 3^ edizione a New York nel 1954. 

 


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