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14 giugno 2018 4 14 /06 /giugno /2018 05:23
Lo spinozismo tra razionalismo dogmatico e accuse di ateismo

La dottrina di Spinoza si presta a diverse definizioni: è al contempo un panteismo naturalistico totalizzante  e un razionalismo dogmatico. Proprio per questa duplice caratteristica, la filosofia di Spinoza presenta non poche contraddizioni, tuttavia vi sono moltissimi aspetti delle sue riflessioni che ancora oggi costituiscono delle autentiche "perle di saggezza" che conservano la loro validità ed utilità sul piano della condotta almeno per quanto riguarda lo stimolo a migliorarsi dal punto di vista comportamentale. 

Nelle società moderne la cultura si è ramificata in settori sempre più specialistici pertanto alcuni dei temi affrontati da Spinoza prestano il fianco alla critica (spesso impietosa) specialmente per quanto riguarda la sua teoria della conoscenza. Come è noto Spinoza costruisce la sua teoria della conoscenza utilizzando un procedimento deduttivo matematico e facendo ricorso ad un massiccio impianto di assiomi e definizioni che sul piano formale costituisce un capolavoro di logica. Dal punto di vista formale il modo di procedere di Spinoza è oggi sconfessato dal metodo scientifico basato sulla dimostrazione e sulla falsicabilità, metodo a cui nessun intellettuale moderno si può sottrarre pena l'accusa di vaneggiamento e di sproloquio fine a se stesso.

Spinoza compie sì un analisi puntuale e metodica ma tutte le argomentazioni utilizzate sono funzionali a giustificare ciò che egli sostiene, per questo vizio la sua filosofia è  dogmatismo razionalistico. Il ricorso sistematico a teoremi, assiomi e sillogismi  inscrive la sua filosofia nel solco della tradizione aristotelica e sotto questo punto di vista Spinoza ne segue i dettami, la sua metafisica poi non rappresenta una novità non essendo altro che una variante, nella sua versione panteistica,del pensiero  di Giordano Bruno. L'aspetto formale prende il sopravvento sulla realtà che diventa una sorta di grande meccano che l'uomo deve accettare in modo passivo e remissivo; l'accettazione dell'ordine naturale non è una novità nella storia del pensiero, i più fermi sostenitori di questa posizione erano gli stoici, ma Spinoza introduce a giustificazione del tutto: Dio. Siccome l'ordine della realtà è così e non può essere cambiato, all'uomo non rimane altro che accettare la natura senza opporvisi. Se da un punto di vista logico Spinoza sembra avere ragione perché l'uomo non può mutare l'ordine naturale, dall'altro lato vi sono tutta una serie di eventi tipicamente umani dove l'azione continua e progressiva della conoscenza è in grado di mutare ciò che sino a qualche secolo fa era visto come ineluttabile. Il problema della libertà dell'uomo è nella filosofia di Spinoza liquidato come un falso problema in quanto l'uomo non è libero nel suo agire. Il Dio spinoziano o se si preferisce la Natura, è onnipresente in ogni aspetto della realtà ed anche qualora l'uomo porti a termine il processo di liberazione dalle passioni raggiungendo uno stato di tranquillità e di indifferenza (apatia), la libertà si risolve in una totale accettazione dell'ordine naturale. L'uomo di Spinoza non solo non è libero ma deve necessariamente partecipare intellettualmente all'unità che è Dio, un Dio con il quale non ci  possono essere rapporti se non quelli del mistico che perdendosi nella visione beatifica della sostanza divina, annulla sé stesso. 

Una delle accuse rivolte a Spinoza è stata quella di ateismo che nell'accezione comune è la presa di posizione consapevole di coloro i quali negano l'esistenza di Dio, se Spinoza per spiegare ogni cosa ricorre a Dio, non si comprende su quali basi si possa fondare questa accusa. Semmai Spinoza poteva essere accusato di "eresia" in quanto era uno strenuo difensore del panteismo naturalistico (Dio è la Natura nella quale perdersi senza riserve) ma l'accusa di eresia poteva valere per un cattolico e non certo poteva essere un deterrente per lui, spirito libero, che proveniva da una famiglia ebrea. Tuttavia non bisogna dimenticare che Spinoza venne profondamente non solo avversato dagli ambienti ortodossi ebraici con la conseguente espulsione dalla Sinagoga ma anche da quelli calvinisti, una beffa per chi come lui, ebbro di Dio, teorizzava di perdersi  proprio in Dio, unica sostanza a cui tutto riconduce.

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Published by Caiomario - in Filosofi: Spinoza
13 giugno 2018 3 13 /06 /giugno /2018 17:03
Spinoza -  La superbia e l'Autosvalutazione di sé

È Superbia il valutare se stessi, per amor proprio, più del giusto. - Baruch Spinoza -

Ethica ordine geometrico demonstrata

 

Spinoza definisce la Superbia come il valutare se stessi più del giusto (1), si tratta di un sentimento negativo che rende l'uomo schiavo e che lo conduce ad una valutazione errata di sé e della realtà circostante. Chi valuta le proprie capacità ed abilità in modo non obiettivo cade nella superbia e non importa che questa valutazione ecceda oltre misura le proprie reali capacità. La Superbia è l'effetto dell'Amor si sé stesso, essendo un effetto, la sua causa è l'egoismo nel senso che chi vi cade è preso dall'amore di sé e non considera gli altri. Si tratta di un sentimento di autocompiacimento elevato all'ennesima potenza e di cui - osserva Spinoza -  non esiste il contrario perché  nessuno stima o valuta se stesso meno del giusto per odio di sé. Tuttavia, chiarisce il filosofo, accade che un uomo possa svalutare se stesso oltre il giusto  cadendo nell'Autosvalutazione di sé; questo sentimento è causato dall'insicurezza delle proprie capacità, dalla propria inadeguatezza nell'affrontare impegni e prove di qualsiasi tipo. Come il superbo è ingiusto, anche l'umile dimostra di essere ingiusto nei confronti di sé stesso perché trascorre il suo tempo nel parlare dei propri vizi e delle virtù degli altri. Chi è remissivo, chi la dà vinta a tutti, chi cammina a capo basso in realtà -osserva Spinoza- nasconde un'invidia smisurata nei confronti degli altri. Ciò che è deprecabile quindi non è colui che ha la consapevolezza dei propri limiti,  ma la falsa modestia di chi cova nei confronti del prossimo invidia e rancore.

(1) L'argomento viene affrontato nel libro terzo dell'Ethica ordine geometrico demonstrata nei punti 28 e 29.

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Published by Caiomario - in Filosofi: Spinoza
13 giugno 2018 3 13 /06 /giugno /2018 03:51
Spinoza - Le relazioni extraconiugali

Negli insegnamenti sulla condotta da tenere, Spinoza affronta il tema delle relazioni extraconiugali, l'argomento viene trattato nell'ambito della vita affettiva dell'uomo nella sezione "Appendice" dell'Ethica al punto 19. Nell'economia del discorso spinoziano, il tema per quanto possa sembrare estraneo alla filosofia, è perfettamente aderente all'esigenza di suggerire e dettare norme di condotta per quanto riguarda la vita affettiva dell'uomo e non c'è dubbio che l'eros sia una componente fondamentale della natura dell'uomo.

Ecco come si pronuncia Spinoza su questo argomento:

" Le relazioni extraconiugali, cioè gli episodi di consuetudine carnale generati preminentemente da motivi dell’ambito somatico, e, in assoluto, tutti gli amori che riconoscono una causa diversa dalla scelta di un animo libero, finiscono facilmente in odio; quando non siano – ciò che è peggio – una specie di follia, nel qual caso è proprio la discordia, più che la concordia, ad esserne alimentata (v. P. III, Prop. 31, Chiarim.)".

Le relazioni extraconiugali vengono definite "episodi di consuetudine carnale generati preminentemente da motivi dell'ambito somatico", questo tipo di relazioni -secondo Spinoza- sono episodi, momenti a cui saltuariamente l'uomo si abbandona  per consuetudine carnale, ciò potrebbe significare che fanno parte del modo ci comportarsi tipico dell'uomo visto nella sua carnalità: ma quali sono i motivi che spingono l'uomo a intessere delle relazioni al di fuori del matrimonio? Spinoza afferma che i motivi che spingono l'uomo a questa condotta sono soprattutto quelli dell'ambito somatico, vale a dire motivi legati all'attrazione fisica. Sotto questo punto di vista l'uomo è catturato dalla passione dei sensi e non è libero nella sua scelta in quanto prevale in lui il momento istintivo a discapito di quello razionale. Il giudizio negativo nei confronti delle relazioni extraconiugali è - secondo Spinoza - dovuto al fatto che finiscono per generare facilmente odio in uno dei coniugi e che questo odio porta inevitabilmente alla discordia, una condizione di profondo disagio che finisce per generare solo sentimenti negativi. Alimentando la discordia l'uomo quindi si dimostra folle perché non si rende conto di scivolare in uno stato di schiavitù e di profonda prostrazione causato dalla passione carnale a discapito dell'equilibrio che deriverebbe da una stabile relazione matrimoniale.

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Published by Caiomario - in Filosofi: Spinoza
13 giugno 2018 3 13 /06 /giugno /2018 02:18
Spinoza: La vita affettiva dell'uomo

La Speranza infatti non è altro che una Letizia
instabile originata dall’immagine di una cosa futura (o anche passata) del cui esito dubitiamo. Il Timore, al contrario,
è una Tristezza, anch’essa instabile, originata dall’immagine di una cosa dall’esito dubbio - Baruch Spinoza -

Ethica ordine geometrico demonstrata

Per Spinoza l'uomo è una "mens" che svolge un'attività penetrativa di conoscenza della realtà, questa attività si esplica in un processo conoscitivo che comporta tre momenti: imaginatio, ratio, intellectus; oltre a questa attività conoscitiva, è presente una vita affettiva in cui l'uomo tende essenzialmente alla propria conservazione, dalla quale dipendono due passioni la tristezza e la gioia; la gioia ha a che fare con tutto ciò che favorisce la conservazione, mentre la tristezza con tutto ciò che crea danno e rappresenta un pericolo per la conservazione. La Passione indipendentemente che si manifesti come tristezza o come gioia dipende sempre da idee inadeguate vale a dire da quelle idee che la Mente patisce, al contrario le idee adeguate possono essere generate solo dall'Azione.

Ma cosa intende Spinoza per conservazione? La conservazione è una tendenza tipica      dell'uomo quando si riferisce alla Mente e al Corpo, tendenza che Spinoza denomina Appetito. La Mente  - spiega Spinoza - "può passare da un cambiamento ad un altro e può pertanto  e passare ora da una certa perfezione ad una perfezione maggiore, e ora da una certa perfezione a una perfezione minore: e proprio queste passioni, o mutazioni della Mente, ci spiegano i sentimenti della Letizia e della Tristezza" .

Tutti i sentimenti derivano da tre sentimenti primari: Letizia, Tristezza e Cupidità, questi tre sentimenti (e quelli che ne derivano) sono connaturati all'essere umano ma se egli invece di dominarli, ne diventa schiavo scivola in uno stato di schiavitù. La vita affettiva essendo dominata dalle passioni è quindi schiavitù dalla quale l'uomo può affrancarsi conseguendo la liberazione attraverso l'azione dell'intelligere. L'attività dell'intelligere è un'attività di liberazione che non significa semplicemente dominare le passioni ma comprenderne la natura e la funzione in quello che è un ordine naturale delle cose, ineluttabile e nei confronti del quale l'essere umano non si può opporre. Il processo di liberazione dalle passioni, analogamente a quanto accade per la vita conoscitiva, avviene in tre tappe:

  1. Passio: è in stretta relazione con l'imaginatio, è una condizione affettiva comune all'essere umano che si trova in uno stato di attesa in vista di una sua regolazione. In questo stadio l'uomo si trova in uno stato di schiavitù.
  2. Apatia: corrisponde alla fase conoscitiva della ratio  ed è l'opposto della passio; è la condizione di imperturbabilità del saggio che consapevole dell'ordine naturale delle cose, rimane imperturbabile davanti agli eventi e non prova alcun turbamento.
  3. Amor Dei intellectualis: è il momento apicale dello stato affettivo dell'uomo e nella vita conoscitiva corrisponde all'intellectus; se nella fase conoscitiva con l'intellectus l'uomo ha la conoscenza intuitiva della realtà nella sua unità assoluta in Dio, nella fase affettiva l'uomo partecipa all'unità in Dio, egli si lascia trasportare abbandonandosi all'amore di Dio, è lo stadio della virtù più elevata costituita da felicità e beatitudine. Nel secondo stadio abbiamo l'atteggiamento di imperturbabilità proprio dello stoico, nel terzo  momento lo slancio partecipativo del mistico.

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Spinoza
12 giugno 2018 2 12 /06 /giugno /2018 04:19

Gli esseri umani pensano, e sanno di pensare
Baruch Spinoza

Ethica ordine geometrico demonstrata

Spinoza -  La mente dell'uomo

Nel secondo libro dell'Ethica che ha per titolo De mente, l'argomento affrontato è quello dell'uomo, l'obiettivo di Spinoza è quello di fare conoscere la "Mente umana e la sua suprema beatitudine".

L'uomo è formato da cogitatio ed extensio: La filosofia spinoziana è un panteismo in cui il molteplice delle  cose non è altro che un procedere dalla Natura (Dio) e tra gli infiniti modi della sostanza-divina vi è l'uomo composto di anima e corpo. L'uomo è formato da cogitatio ed extensio, ossia da mente e corpo, questo rapporto tra cogitatio ed extensio rispecchia perfettamente l'essenza divina: l'extensio è la parte esteriore e la cogitatio la parte interiore

Il corpo:  Il corpo è extensio, cosa  estesa, una manifestazione circoscritta e individuabile dell'essenza divina, appartenendo alla sostanza-divina procede necessariamente da essa; ciò significa che venendo a mancare questo rapporto il corpo non potrebbe esistere.

La mente: L'altro attributo che è parte costitutiva dell'uomo è l'anima, uno dei modi infiniti in cui si manifesta l'essenza divina, Spinoza afferma che l'Idea è un concetto della Mente ed usa il termine "concetto" in quanto questo indica  attività mentre se avesse usato il termine "percezione" avrebbe indicato in qualche modo una forma di passività della Mente nei confronti dell'oggetto, cosa impensabile per la Mente.

Il rapporto tra idea e corpo: Il rapporto tra corpo e mente, ossia tra cogitatio ed extensio è rapporto tra idea ed ideatum, ad ogni idea corrisponde un ideatum, anche per quanto riguarda  il rapporto tra corpo ed anima ci troviamo davanti ad un dualismo che ci rimanda immediatamente a Cartesio, ma Spinoza risolve rapporto nell'unità, la corrispondenza tra idea ed ideatum è assoluta in osservanza al principio basilare della filosofia di Spinoza: Ordo et connexio idearum idem est ac ordo et connetio rerum.   

L'esistenza degli esseri umani: Ogni essere umano esiste non necessariamente, nell'ordine della natura può accadere che questo o quell'essere umano esistano oppure no, si tratta pertanto di un'esistenza contingente che è dovuta all'infinita combinazione e concatenazione della cause.

Come funziona la mente umana: Spinoza spiega dettagliatamente come avviene il processo conoscitivo dell'uomo seguendo la tradizione neoplatonica della gerarchia dei gradi si parte da un grado minore dell'azione penetrativa per arrivare al grado supremo: immaginatio, ratio, intellectus.

  1. Immaginatio: con questa parola Spinoza si riferisce al complesso delle azioni percettive in cui l'idea è presente nel fatto singolare in modo confuso ed inadeguato. Quando l'uomo si affida alla sola immaginatio cade nell'errore;
  2. Ratio: con questo vocabolo Spinoza si riferisce all'insieme dei giudizi e dei ragionamenti con cui si perviene ad una conoscenza ordinata, coerente ed organizzata dei fatti del mondo.
  3. Intellectus: termine con il quale Spinoza indica il momento in cui avviene la conoscenza penetrativa e immediata della realtà nella sua unità assoluta ossia nella sostanza-divina.

La conoscenza del primo tipo è causa di cognizioni false, mentre la conoscenza del secondo e del terzo tipo sono necessariamente vere e permettono di distinguere il vero dal falso.

Quando un'idea è vera: per Spinoza un'idea è vera quando è adeguata ed è adeguata l'idea di "chi conosce veramente una cosa", avere un'idea vera significa conoscerla perfettamente ed avere la piena consapevolezza di saperlo oppure di conoscerla nella maniera migliore, Spinoza dice: "deve essere certo di sapere davvero quel che sa". Non si può sapere di conoscere una cosa se prima non la si conosce. Nella proposizione 35 Spinoza spiega chiaramente che un'idea falsa conduce all'errore che si può definire come un difetto di conoscenza ( Spinoza usa indifferentemente le espressioni: difetto di vero o privazione di conoscenza), l'errore quindi non dipende solo dall'immaginazione ma dall'ignorare, dal non sapere esattamente i termini di una questione.

La Mente umana non è libera: nella Mente -sostiene Spinoza- non vi è alcuna volontà libera e indipendente in quanto l'atto di volizione è sempre in relazione a questa o quella causa "la quale è a sua volta determinata da un'altra, eccetera". L'uomo non è libero perché non è libera la sua volizione e perché è mancante della "facoltà assoluta o indipendente di capire, di desiderare, di amare eccetera". L'uomo non possiede la volizione ma manifesta la sua attività nelle singole volizioni, in singole affermazioni o negazioni legate a questo o quel momento.

L'unica conoscenza che conta: Spinoza, dopo aver ribadito che con la sua argomentazione ha dimostrato come il nostro volere dipenda da Dio e che siamo partecipi della natura divina,  conclude il secondo libro affermando che la dottrina esposta non solo rende l'animo più tranquillo ma ha il pregio di insegnarci in che cosa cosa consista la nostra suprema felicità Beatitudine: la conoscenza di Dio. Ed è da tale conoscenza che siamo mossi verso l'amore e il senso del dovere.

Come comportarsi davanti alle cose fortuite della vita: Spinoza affronta questo argomento con lo spirito dello stoico antico, mostrando una saggezza senza tempo che porta giovamento non solo al singolo ma anche alle relazioni dell'individuo con il prossimo e quindi con l'intera collettività.(" Questa dottrina giova alle relazioni sociali in genere in quanto insegna a non odiare né disprezzare né deridere alcuno, a non adirarsi con alcuno"). Come comportarsi quindi davanti agli eventi fortuiti della vita? Come reagire dinanzi alla fortuna o alla sfortuna? Semplicemente accettando ciò che accade senza patema d'animo, tutto ciò che accade (eventi fortunati o no) "procedono dall'eterna determinazione di Dio" e questo procedere è necessario esattamente come "dalla natura del triangolo procede che la somma dei suoi tre angoli interni equivalga a due angoli retti". Non seguire questo insegnamento sarebbe da stolti. 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Spinoza
11 giugno 2018 1 11 /06 /giugno /2018 15:37

Con quanto precede ho spiegato a sufficienza ciò che mi ero proposto come primo punto. Per mostrare ora che la natura non ha alcun fine che le sia stato prefissato, e che tutte le cause finali non sono invenzioni umane, non ci vuol molto.

Spinoza -  Nelle cose non c'è un ordine finalizzato per gli umani

Nel libro 1 dell'Etchica ordine geometrico demonstrata, Spinoza affronta uno dei temi che da sempre appartengono all'umano pensare e che potremmo sintetizzare in questa domanda: "tutto ciò che accade nel mondo segue un ordine". Esiste per così dire una spiegazione a ciò che accade nel mondo e questo non vale solo per i fatti e gli eventi della natura ma anche per la vita del singolo individuo. Questo tema è stato da sempre oggetto di riflessione da parte di filosofi, teologi e scienziati ma, in modo molto più semplice, viene affrontato in modo poco sofisticato dall'uomo comune che non eccelle nella speculazione o che non ha preparazione filosofica; poco importa se il quesito è stato affrontato dando delle risposte più o meno confortanti, ciò che interessa nel nostro riflettere è che l'uomo non può non chiedersi perché esista il Bene e il Male.

Spinoza riflettendo su questo comportamento che potrei definire connaturato all'essenza stessa dell'essere umano fa diverse riflessioni che a loro volta ne suggeriscono altre; in primo luogo Spinoza constata che: "Essendosi persuasi che tutto ciò che accade è finalizzato a loro, gli umani hanno dovuto arrivar a giudicare che in ogni cosa il più importante è ciò che è più utile a loro, e che le cose più eccellenti sono quelle che danno a loro maggior piacere. Su questa base essi hanno, logicamente, dovuto formare le nozioni con le quali potere spiegare la natura delle cose: cioè le nozioni di Bene, di Male, di Ordine, di Confusione, di Caldo, di Freddo, di Bellezza, di Bruttezza; e dalla convinzione di esser liberi, che essi hanno, sono poi sorte le nozioni di Lode e di Biasimo, di Peccato e di Merito. Di queste ultime nozioni mi occuperò più avanti, dopo avere trattato della natura umana; qui invece spiegherò brevemente le prime. Gli umani dunque hanno chiamato Bene tutto ciò che favorisce la salute e inclina al culto di Dio, e Male ciò che è contrario a queste cose" (1)

Gli essere umani pensano che tutto ciò che è utile è stato finalizzato per loro e che è Bene tutto ciò che favorisce la salute e inclina al culto di Dio e che il Male è il loro contrario. Nel linguaggio comune si dice spesso "Esiste il Bene" oppure "Esistono sia il Male che il Bene", in entrambi i casi gli esseri umani hanno elaborato una nozione di Bene e di Male che è la risultanza non solo di un insieme di valori condivisi e convissuti ma può essere anche il frutto di una loro elaborazione personale. Spinoza si spinge oltre notando che gli esseri umani sono portati a trovare un ordine nelle cose e che imputano questo ordine alla scelta di Dio, questo accade da sempre come da sempre accade che siamo portati a definire buona (Bene) o cattiva una cosa (Male) in base a come ne veniamo toccati. Una sensazione di benessere derivante da questa o quell'azione viene giudicata come buona mentre il dolore fisico come un qualcosa di cattivo e di negativo. Tuttavia resta senza soluzione il fatto che la nozione di Bene e quella di Male non hanno una valenza per così dire universale: molte cose giudicate cattive dagli uni sono giudicate cattive dagli altri.

Spinoza si pone una domanda che dovrebbe farci riflettere: se il Bene nella sua accezione di ciò che è utile e reca piacere è scaturito dalla mente perfettissima di Dio, da dove viene il Male? A tal proposito Spinoza si pone questa domanda:

 

"Molti infatti sogliono argomentare così: Se tutte le cose sono uscite dalla necessità della perfettissima natura di Dio, di dove provengono dunque alla natura tante imperfezioni: le cose che si guastano fino a puzzare, le cose tanto brutte da suscitare la nausea, il disordine, il male, il peccato, eccetera?" La risposta fornita da Spinoza mi permette di fare alcune riflessioni: Spinoza dice che tutto deriva da Dio e in questo tutto si va dal grado più infimo al grado più supremo, in questo e solo in questo sta la perfezione di Dio. Proviamo a sostituire alla parola Dio la parola natura,ovviamente compieremmo un artificio che Spinoza non ammetterebbe in quanto la natura o le nature, per usare il suo linguaggio, non sono intercambiabili con Dio, questo però solo all'apparenza perché le cose sono dei modi di manifestarsi della Sostanza. Tuttavia dato che questa sostituzione è funzionale al nostro discorso ammettiamo questa "licenza" e potremmo constatare che l'alternarsi della vita e della morte fa parte dell'ordine naturale delle cose, esattamente come il dolore e il piacere. Non esiste quindi e non si può non concordare con Spinoza che non esiste una finalità della natura.

Sull'origine del Bene e del Male sono state scritte così tante parole che ci vorrebbero più vite solo per leggere una piccola parte di queste riflessioni, ma ciò che dovrebbe fare pensare è il fatto che l'uomo cerca di spiegare tutti i fenomeni che non comprende con una serie di ragionamenti astratti e con delle giustificazioni inventate frutto della sua immaginazione. I fatti che rispondono alle leggi della natura comprendono il Bene e il Male, il piacere e il dolore e spesso non riusciamo a vedere che in maniera equa ed inesorabile a queste leggi nessuno si può sottrarre.

 

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Spinoza
11 giugno 2018 1 11 /06 /giugno /2018 11:12

Le cose non potevano affatto essere prodotte da Dio in alcuna maniera e in alcun ordine diversi da quelli in cui sono state prodotte - Baruch Spinoza

Ethica ordine geometrico demonstrata

Spinoza -  La sostanza, Dio e il mondo

Ethica ordine geometrico demonstrata è l'opera principale di Baruch Spinoza, si compone di 5 libri (De Deo, De mente, De affectibus, De servitute humana, De libertate); l'opera venne composta presso l'Aia dove il filosofo si ritirò, venne pubblicata per la prima volta nel 1677, anno della sua morte.

Il proposito della riflessione filosofica di Spinoza è quello di trovare una soluzione al problema della vita, vale a dire di raggiungere la Libertà 1 questo obiettivo è anche il punto di partenza in quanto il suo proposito è quello di fornire un'etica nel senso di dare una dottrina della condotta umana che trovi la sua stessa giustificazione nei suoi fondamenti. Il proposito di Spinoza è quello di illustrare una metafisica e una gnoseologia incentrata su Dio e l'uomo; il mondo, la realtà esterna non viene esaminata separatamente in quanto la sua trattazione è inclusa in quella di Dio. In base all'ordine dell'opera Spinoza tratta i seguenti argomenti:

  • Dio

  • L'uomo nella sua struttura e natura – (La mente umana)

  • La vita affettiva dell'uomo – (Sentire e sapere)

  • La sua schiavitù di fronte alle passioni – (Sottrarsi al selvaggio)

  • La sua liberazione dalle passioni attraverso la condotta morale - (Vivere liberi).

 

Dio e il mondo: il primo libro ha come argomento Dio, in realtà insieme a Dio viene inclusa la trattazione del mondo, perchè questa scelta? Spinoza vuole dare una visione unitaria della realtà e per risolvere il probema dell'unità deve superare il dualismo cartesiano, ciò che Cartesio divide, Spinoza unisce: Dio e mondo fanno parte di un unico universo.

Dio come unità: Quando Spinoza parla di Dio, parla dell'universo, della natura, della realtà nella sua complessità; questa concezione totalizzante dell'universo nasce dall'esigenza di oltrepassare i rigidi dualismi presenti nelle riflessioni filosofiche precedenti. Spinoza afferma che Qualsiasi cosa, che sia, è in Dio, e facendo astrazione da Dio niente può esistere né esser pensato" 2. Ogni cosa deve essere ricondotta all'unità, non devono esserci opposizioni e divisioni e per raggiungere questo obiettivo Spinoza elabora un rigoroso procedimento logico che segue, almeno sul piano formale, l'impianto della scienza matematica.

Sostanza: Cos'é la sostanza per Spinoza? Per definirla, egli parte dal concetto di sostanza di Cartesio il quale definiva la sostanza come “una cosa che esiste in modo da non aver bisogno di nessun'altra per esistere”. Cartesio quando afferma che la sostanza non ha bisogno di nessun'altra cosa per esistere può essere soggetta a due intepretazioni: la prima è che se la sostanza non ha bisogno di niente, esiste di per sé e non è quindi una proprietà, lasecondaè che la sostanza è assolutamente autonoma ed indipendente. In entrambi i casi rimane un equivoco di fondo in quanto se Cartesio sembra propendere per una definizione di sostanza come res in se et per se , dall'altro lato la stessa definizione sembra essere quella di una res a se. Ciò che Spinoza rigetta nella concezione cartesiana di sostanza è il fatto che per Cartesio la sostanza è res cogitans ma dall'altro lato vi oppone la res extensa, ossia fa rientrare in tutto ciò che non è res cogitans la realtà corporea che è dotata di estensione. Il dualismo cartesiano e l'ambiguità su evidenziata viene superata da Spinoza con questa definizione: “Per substantiam intelligo id, quod in se est, et per se concipitur: hoc est id, cuius conceptus non indiget conceptu alterius rei, a quo formari debeat3.

 

Nella definizione data da Spinoza vanno tenuti in considerazione due elementi:

 

  1. La sostanza è una realtà che può esistere ed essere pensata in modo assolto, non c'è quindi alcuna necessità, nessun obbligo, nessun condizionamento. La sostanza esiste in sé, non necessita di accidenti, è autonoma, non è soggetto di proprietà come la intendevano gli scolastici ma è causa sui.

  2. La sostanza è un concetto che non ha bisogno di una altro concetto per essere definita. La sostanza è causa sui, che significa? Spinoza non intende dire che la sostanza è causa di se nel senso che produce se stessa, non si tratta quindi di una causa effettuale ma è causa sui nel senso che non ha bisogno di niente altro da sé per essere pensata.

 

Si potrebbe obiettare che già nella definizione di Cartesio vi era questa definizione e che quella di Spinoza non rappresenta una novità, tuttavia è bene tenere presente che Spinoza spinge sulla assolutezza della sostanza e sulla sua irriducibile autopensabilità. L'unicità della sostanza come pensiero autopensante è l'Assoluto, l'unico Tutto e Spinoza quando parla di sostanza come assoluto intende Dio e la Natura.

Per superare Cartesio non oppone alla sostanza autopensante il mondo nella sua estensione ritenendo che la res cogitans e la res extensa non sono due sostanze ma sono due attributi della stessa sostanza: i due attributi sono due aspetti del Tutto.

Dio e il mondo: la realtà esterna, ciò che noi comunichiamo mondo non è frutto della creazione intesa in senso biblico né può essere intesa come una emanazione ma è un modo di esprimersi, il rapporto esistente fra Dio e il mondo è necessario, Dio è la Natura dinanzi alle altre nature.

I modi: i molteplicità delle nature procede dalla Natura sono dei modi della sostanza divina, Dio è infinito e indeterminato, le nature che derivano da Dio sono invece determinate e limitate. Dio è il fondamento di ogni cosa, è il tutto e le nature sono dei modi, dei fenomeni in cui si manifesta. Dio in quanto fondo delle nature ha una funzione attiva, Natura naturans, mentre i modi hanno una funzione passiva, natura naturata. La molteplicità delle cose procede dalla Natura (Dio), si tratta di determinazioni-limitazioni della sostanza divina che si manifestano in modo concreto. Se Dio è indeterminato e illimitato e le cose sono invece determinate e limitate, il molteplice (il mondo) non può essere un complesso di realtà separate dalla Sostanza ma è la stessa Sostanza, è per così dire un  momento esterno in cui si manifesta Dio.

La legge di necessità: le nature (i modi) sono legate alla Natura (Dio) da un rapporto obbligante: tutto nella natura avviene ferreamente, - dice Spinoza - senza contingenza e senza libertà e senza miracoli. Che significa questo? Spinoza intende dire che ciò che avviene nella natura non può non avvenire, i modi non sono quindi una possibilità ma una necessità accade in modo ineluttabile. Il molteplice accade nell'Uno è dell'Uno, l'Uno e il molteplice non stanno in opposizione ma sono un'unità che si dispiega secondo le leggi della geometra.

Spinoza afferma che "Dio è causa efficiente (cioè causa senza la cui attività è impossibile che una cosa sia) di tutte le cose che possono comprendersi od essere espresse da un intelletto infinito" (4).

Dio quindi agisce secondo la legge della  sua natura senza costrizione esterna, non esiste perciò alcuna causa esterna che lo possa costringere ad agire, se si ammette invece che Dio nella sua infinita onnipotenza possa creare o non creare, se così fosse si ammetterebbe una natura limitata di Dio o per lo meno obbligata verso l'esterno. Dio ha creato le cose come sono e nella sua infinita perfezione ha osservato esclusivamente la sua natura perfetta. Pertanto pensare che se avesse Dio creato tutto ciò che è nel suo intelletto, non avrebbe potuto creare niente altro e che quindi sarebbe stato imperfetto.

Nella proposizione 33, Spinoza afferma: "Le cose non potevano affatto essere prodotte da Dio in alcuna maniera e in alcun ordine diversi da quelli in cui sono state prodotte". Tutte le cose sono derivate da Dio per necessità, significa che l'esistenza di una cosa è una conseguenza necessaria, niente potrebbe essere prodotto in maniera diversa da come è stato prodotto in quanto la natura di Dio è perfettissima, solo ammettere un'opzione significherebbe affermare che la volontà di Dio può essere diversa da quella che è. Spinoza procede con un'argomentazione logica (e teologica) inattaccabile: se è vero infatti che tutto dipende dalla volontà di Dio. è altrettanto vero che supporre che Dio potesse fare le cose in modo diverso significherebbe ammettere l'esistenza di una volontà di Dio diversa da quella che ha, il che significherebbe contraddire l'essenza stessa di Dio, essenza di Dio che corrisponde suo potere. Tutte le cose perciò sono in Dio  e astraendo da Dio non potrebbero né esistere né essere pensate.

 

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  1. Per Libertà, Spinoza intende la Libertà della mente o Beatitudine – Vedi la parte 5 intitolata “Vivere liberi” in http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiHTML/Spinoza/Etica/Etica.htm - Il testo è stato tratto dal sito http://www.foglio spinoziano.it, la traduzione dal latino in lingua italiana è ad opera di Renato Peri.
  2. Ibidem, prop.15.
  3. Per Sostanza intendo una realtà che sussiste per sé ("causa di sé": vedi sopra) e che può essere pensata assolutamente, cioè senza bisogno di derivarne il concetto da quello di un’altra realtà.
  4. Ibidem Conseguenza 1ª

 

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Spinoza

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