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30 giugno 2018 6 30 /06 /giugno /2018 15:07
Filosofi: Vico Giambattista

La dottrina filosofica

1. LA CONCEZIONE DELLA CONOSCENZA

Non si può esporre la concezione della conoscenza di  Vico  senza fare riferimento a  Descartes, in un certo senso si può dire che egli parte da Descartes sino a rinnegarlo ritenendo del tutto inadeguata la sua concezione del sapere. La posizione di Vico viene spesso connotata come antirazionalistica  tuttavia non è la ragione ciò che mette in discussione quanto la visione cartesiana della realtà fornita dal filosofo francese. Il Cogito cartesiano si rivela a suo parere del tutto inadeguato per fornire una spiegazione filosofica della realtà.  Rigettare Descartes significa in primo luogo per Vico non accettarne l'impostazione matematizzante, impostazione che riduce tutta la realtà a un puro pensare o pura estensione.

Chiarimento

Descartes pensava che solo la matematica potesse spiegare tutti i processi deduttivi della conoscenza, il presupposto cartesiano si fonda sull'idea che la matematica ha a che fare con nature semplici e che quindi attraverso l'intuizione e la rappresentazione la matematica fosse in grado di superare la dicotomia tra fisica e metafisica. La concezione di Descartes, il suo rapporto con la matematica viene spesso definito razionalistico, sarebbe però più consono definire la filosofia cartesiana una filosofica critica in quanto il ricorso alla matematica per spiegare la realtà non poteva prescindere dalla coscienza. Il Cogito cartesiano si configura come un elemento precursore della coscienza, uno dei campi d'indagine con più frequentazione nella filosofia moderna.

 

Il Cogito cartesiano ci dice che esiste quella realtà ma non la spiega, non la penetra; per conoscere la realtà nella sua profondità bisogna conoscere i fatti, al contrario la filosofia cartesiana -a parere di Vico- non solo non conosce la realtà ma ha la pretesa di volerla spiegare. L'accusa nei confronti di Descartes, come è noto, sfociò nella polemica accesa, a tal riguardo si richiama il contenuto di un opera di Vico la famosa orazione De nostris temporis studiorum ratione (1708) dove i toni anche di contrapposizione personale rivelano una personalità appassionata e insoddisfatta nei confronti del razionalismo cartesiano e del clima culturale affermatosi nel XVII sec.

Nella polemica anticartesiana il punto di riferimento di Vico è Ruggero Bacone*, un punto di riferimento almeno come punto di partenza in quanto egli fedele alla concezione classica della scienza della natura ritiene che i fatti non possano dare una conoscenza esaustiva della natura. Senza conoscere la causa dei fatti non possiamo avere una conoscenza della natura, solo Dio può conoscere la causa essendone egli stesso causa, all'uomo non può rimanere che una spiegazione probabile dei fatti della natura. Potrebbe sembrare una visione sconsolata ma in realtà Vico cerca di definire i contorni di una scienza che per definirsi tale deve possedere i requisiti della garanzia razionale. Solo la ragione può fornire i requisiti di necessità e universalità, elementi essenziali della scienza  che a differenza della matematica  fornisce leggi razionali ma fermandosi sul piano dell'astratto. Non è importante per Vico solo sapere ma anche avere coscienza del sapere in questo senso solo una conoscenza piena può dirsi scienza, la pienezza a cui si riferisce Vico va intesa in questo senso pur avendo egli presente i limiti della conoscenza umana.

Le fonti di Vico

* Oltre a Ruggero Bacone, i punti di riferimento di Vico sono Platone, Tacito e Grozio. Platone gli indica una visione spirituale della vita in chiave teologica rivelando l'uomo come deve essere; Tacito gli fornisce il senso della storia indicandogli l'uomo come è; Grozio gli svela l'importanza del diritto come manifestazione concreta della natura umana.

2. LA VERA SCIENZA COME SCIENZA DEL MONDO UMANO

Nella teoria della conoscenza di Vico bisogna distinguere il momento della razionalità da quello della concretezza, entrambi i momenti non possono pero essere disgiunti se si vuole avere un sapere che sia veramente sapere umano. L'esigenza di Vico è quella di fare comprendere come realtà umana e fatti non siano coincidenti.

Chiarimento

La razionalità è una caratteristica dell'uomo, l'uomo quindi possiede la facoltà di avvicinarsi al mondo intellegibile ma nonostante questa sua prerogativa l'uomo non può conoscere i fatti della natura  perché non è causa della natura come Dio. I fatti a cui si riferisce Vico sono pertanto i fatti del conoscente, ossia fatti umani e situazioni umane. La scienza vera scienza è quindi la scienza del mondo umano, della mente umana collocata nel tempo e nello spazio.

 Come scienza del mondo umano la filosofia è filosofia dello spirito umano in quanto il suo contenuto è la concretezza dei fatti dell'uomo, filosofare significa riflettere sui fatti concreti degli uomini. Per quanto concerne questo aspetto Vico si colloca in una posizione che è in netto contrasto con il cartesianismo mentre per quanto concerne la concezione del sapere come processo che va dalla causa all'effetto è ancora immerso nel clima della filosofia cartesiana e dei suoi epigoni. 

Chiarimento

Per Vico la conoscenza del mondo umano è scientificamente valida, nel senso che è possibile raggiungerla, Cartesio al contrario riteneva che la conoscenza umana aveva un alto valore di probabilità.

La "Scienza nuova" di cui parla Vico è la scienza in cui l'uomo riprende se se stesso svincolandosi dalla natura, il filosofare diventa riflettere sull'uomo e sul mondo umano di cui l'uomo stesso è autore (seppur agente con l'assistenza divina).

Non vi può essere sapere (scire) senza fare (facere), il presupposto del sapere è il fare e la verità è antecedente al fatto. Il vero per Vico si identifica con il fatto da qui il noto principio vichiano: Verum et factum convertuntur.

3. LA NUOVA SCIENZA IN RAPPORTO CON LA REALTÀ  E LA STORIA

 

Il significato del principio vichiano Verum et factum convertuntur va inteso nel suo senso che il sapere umano si deve rivolgere ai fatti del mondo; nella filosofia vichiana  vero e fatto convertono,il vero pensa il fatto e si incrocia con il fatto.

Si è visto che razionalità e concretezza sono la peculiarità di un sapere vero, e se è vero il sapere fondato sui fatti umani, questi si dispiegano nella storia, la storia è sempre storia umana. il palcoscenico in cui l'uomo agisce. Vico vuole focalizzare l'attenzione della ricerca storica in ciò che avviene nel mondo e pur non mettendo da parte l'assistenza divina, individua il corso della storia nel mondo secondo leggi immanenti che regolano la realtà.

Nella visuale filosofica delineata Vico assegna alla filosofia e alla filologia un nuovo compito, l'argomentare su quest punto è il seguente: la filosofia si è sempre occupata di ricercare il vero attraverso la penetrazione delle essenze, la filologia di contro si è occupata di accertare i fatti attraverso lo studio dei documenti; detto dualismo ha impedito alle due discipline di dialogare impedendo quindi una lettura vera dei fatti del mondo. Una storia in cui vi è solo ricostruzione documentale manca di una visione complessiva che solo la filosofia può dare. Il vero della filosofia e il certo della filologia incontrandosi creano i presupposti per una palingenesi rigeneratrice della cultura dove  il certo della storia si rafforza con il vero della filosofia e dove, nello stesso con la storia è possibile accertare il vero della filosofia. 

4.LA DEFINIZIONE DELLE LEGGI DELLA STORIA

Ai fini di una nuova scienza che intende ridefinire il modo di concepire la storia, Vico delinea delle costanti che, utilizzando un linguaggio mutuato dall'antropologia culturale  sono le strutture della storia e che sono in grado di fare comprendere il ritmo del divenire umano. Potrebbe apparire spericolata la comparazione vedendo in Vico un antesignano di Lévi-Strauss (e certamente non è così) ma bisogna ammettere che  Vico attua un'operazione che sarà ripresa (con ben altri esiti) in età moderna. A conferma di quanto osservato vale la pena riportare le parole dello stesso Vico sulla costanza delle leggi della storia:

"tutte le nazioni così barbare come umane, quantunque per immensi spazi di luoghi e tempi tra loro lontane, diversamente fondate, custodiscono questi tre umani costumi: che tutte hanno qualche religione, tutte contraggono matrimoni solenni, tutte seppelliscono i loro morti".

Nella sua visione filosofica vi è coincidenza tra il ritmo di vita dell'individuo e quello dell'umanità, nel divenire dell'uomo singolo vi è la sintesi del ritmo del divenire di tutti gli uomini, in questo senso la storia del singolo è emblematica della storia degli uomini.

Per determinare il ritmo della storia serve individuare delle costanti che permettano di individuare ciò che è storicamente accertato, Vico chiama queste costanti degnità, le degnità o assiomi sono dei principi universali ed eterni che permettono all'uomo di comunicare, di esprimersi nelle leggi, nelle arti. nelle scienze in tutto ciò che noi oggi chiameremo cultura in senso lato.

Il movimento ritmico della natura umana si attua in tre momenti:

  1. Senso: in questa prima fase l'uomo è governato dall'esteriorità, non avendo coscienza di sé è tutto preso dalle impressioni dell'istante. Il conoscere in questa fase è un conoscere pratico e disordinato. Facendo un paragone tra la psicologia dell'individuo e quello dell'umanità, il fanciullo sta alla storia dell'uomo come l'uomo governato dai sensi sta alla storia dell'umanità. Il fanciullo è nella fase  della passionalità così come l'umanità è nella fase della animalità.
  2. Fantasia: è la fase del giovane che pur non avendo abbandonato del tutto l'istintività del fanciullo si relaziona con l'esteriorità, la fantasia è la facoltà che gli permette di rideterminare le cose dando loro un significato universale. La commozione è un altro elemento che permette di rivivere e creare ex novo la realtà esterna.
  3. Ragione: è il momento più elevato dell'uomo che dispiega il suo agire con "mente pura" , la mente pura è la facoltà razionale che astrae, sistema concetti universali e ordina le diverse conoscenze. Nella storia degli uomini questo momento corrisponde a quello in cui vi sono leggi ed istituzioni quale risultato di una visione razionale ed ordinata dell'esistenza.

 

Chiarimento

Il ritmo della natura umana è un movimento progressivo che segue uno sviluppo cronologico e che nello stesso tempo ne spiega la sua ragion d'essere; come sviluppo necessario ed obbligato è giustificato nel senso che nella visione vichiana ha un suo valore, sotto questo aspetto si può parlare di senso della storicità che non svaluta le varie fasi della storia umana ma ne riconosce la loro irriducibile necessità.

5.  LE FASI DELLA STORIA DELL'UOMO

Ai tre momenti della storia dell'uomo corrispondono le seguenti tre fasi della storia dell'umanità:

  1. Età degli dei: è il momento dell'animalità, gli uomini vivono in una condizione di superstizione e di violenza, la loro condizione è caratterizzata dalla passione selvaggia. L'uomo a cui pensa Vico è un bestione che usa la forza e l'astuzia ma che nello stesso tempo, vivendo come un bruto non si differenzia dagli animali per quanto riguarda i suoi bisogni e i suoi comportamenti.
  2. Età degli eroi: in questa fase gli uomini pur mantenendo i tratti dell'arcaicità, iniziano a unirsi per fare fronte ai propri bisogni e per difendersi più facilmente. In questa fase caratterizzata dalla dominazione signorile acquistano rilevanza le figure dei capi, le famiglie governate dai patres si uniscono costituendo le città. Siamo ancora nell'età delle barbarie ma fuori dall'età primitiva.
  3. Età degli uomini: è la fase della ragione o mente pura degli uomini che organizzati in società costituiscono degli ordinamenti civili, promulgando leggi, governandosi con la politica, sviluppando le scienze. Ciò che illumina gli uomini in questa fase è la ragione, le esigenze del vivere civile sono un'unione di coscienza morale e coscienza religiosa. In questo momento sorgono e si sviluppano la filosofia e le leggi.

 

6. CORSI E RICORSI

La filosofia vichiana concependo la storia come storia degli uomini e giustificando razionalmente il loro manifestarsi, ne ammette la necessità e la progressività ma nello stesso tempo chiarisce che ogni corso storico al suo interno è attraversato da tre età.  Potrebbe sembrare che Vico con la teoria dei corsi e ricorsi ammetta un arretramento della civiltà, un ritorno al passato, ma non è questo il suo pensiero: il ricorso o ritorno significa che una determinata civiltà non arretra materialmente rispetto al passato ma attraversa delle fasi graduali che comunque sono diverse dal'eta dell'animalità, nel Medioevo ad esempio c'è un periodo in cui la barbarie sembra predominare ma quell'età oscura non è un ritorno al periodo del bestione preso da passioni selvagge.

Il ricorso è nella concezione di Vico una legge formale dello stesso movimento della storia che si ripete nella storia di tutte le nazioni che conoscono genesi, sviluppi, decadenze e periodi di stasi.  Vico per indicare questa legge immutabile della storia parla di storia eterna ideale, dove il termini ideale va inteso nel senso che la legge del ricorso è una legge formale che muove tutte le vicende umane.

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Opere

  • De nostri temporis studiorum ratione (1708)
  • De antiquissima Italorum sapientia ex originibus linguae latinae eruenda libri 3 (1710);
  • De uno universi iuris principio et fine uno (1720);
  • De constantia iurisprudentiae (1721);
  • Principii d'una Scienza Nuova d'intorno alla commune natura delle nazione  nota come Scienza Nuova prima (1725);
  • Scienza Nuova seconda (1730);
  • Scienza Nuova terza (edizione definitiva) (1744).

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Vico Giambattista

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