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8 marzo 2015 7 08 /03 /marzo /2015 13:10

L'autore della Lettera a Diogneto del quale ignoriamo l'identità, espone delicatamente il paradosso della vita dei cristiani e a questo proposito scrive: « i cristiani sono individui che accettano le condizioni reali di vita (quindi partecipano a tutti i doveri dei cittadini e obbediscono alle leggi), d'altra parte si distinguono da tutti per la loro concezione di vita e per un diverso spirito che portano alla loro attività. I cristiani stanno nel mondo come l'anima sta nel corpo». Per l'autore quindi non si tratta di una pura contingenza ma di un momento transitorio con tutto ciò che questo stato comporta nei confronti delle cose mondane.

Tertulliano in un passo dell'Apologeticum, scritto intorno al 200 d.C. osserva che i cristiani stanno nei municipi e in altre istituzioni amministrative, sono presenti nella corte imperiale, nel Senato, nel Foro. Da questo documento emerge il fatto che i cristiani a partire dal sec. II ricoprono anche cariche pubbliche e vivono pienamente la vita pubblica, Tertulliano quindi respinge l'accusa di improduttività rivolta ai cittadini di fede cristiana, accusa che veniva lanciata da molti che rimproveravano i cristiani di essere una categoria di persone ostili allo Stato romano. Tertulliano controbattendo con puntualità a questa accusa, dichiara: «i cristiani coabitano nel mondo con gli altri, si servono del Foro, dei mercati, dei bagni, delle doti, dei laboratori, delle osterie e degli altri scampi. Navigano insieme agli altri, praticano insieme agli altri la milizia, praticano l'agricoltura, la mercatura, liberi con gli altri e tra gli altri ».

Se andiamo a vedere le lapidi dei cimiteri cristiani di quel periodo possiamo constatare che vi sono numerose epigrafi che testimoniano che i cristiani erano persone legate a determinate professioni e che ricoprivano un certo ruolo nella società. In molte di queste tombe, infatti, troviamo una sorta di contrassegno: vi sono tombe con il simbolo del pescivendolo, del fornaio, dell'auriga e di molti militari. Nei processi contro la pratica religiosa cristiana, i martiri più volte ribadivano la loro obbedienza alle leggi e la loro lealtà verso l'imperatore ed è in questo clima che nasce e si sviluppa la filosofia apologetica. Lo scopo principale dei principali autori era quello di chiarificare diversi aspetti del Cristianesimo tra cui anche quello dell'impegno nel temporale visto come un piano voluto da Dio per la sua gloria e come una via per guadagnarsi l'eternità. Molte di queste idee saranno poi riprese e sviluppate nel pensiero teologico medioevale e avranno un'importanza fondamentale per quanto riguarda l'elaborazione del giusto atteggiamento che i cristiani avrebbero dovuto mantenere verso lo Stato e l'autorità in genere. Negli eventi pubblici e in occasione delle funzioni religiose tutti dovevano professare il loro attaccamento alle divinità patrie, per un certo periodo lo Stato romano, infatti, si accontentò di un'adesione esterna al culto ufficiale non preoccupandosi di quello che davvero pensavano i cristiani nell'intimo della loro coscienza, questo è il motivo per cui di fatto lo Stato romano (almeno a partire da un certo momento) lasciò ai cristiani piena libertà di culto; possiamo quindi parlare di libertà di coscienza nell'Impero romano, ma non di libertà di adesione pubblica alla religione romana. Nell'Impero romano coesistevano molte etnie ma anche vi erano innumerevoli culti religiosi che venivano tollerati rispetto al culto ufficiale che però tutti dovevano professare pubblicamente, ma accanto a questo ognuno era libero di aggiungerne un altro secondo la propria libertà personale.

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Published by Caiomario - in Filosofia
25 febbraio 2015 3 25 /02 /febbraio /2015 18:15

La Scolastica può essere definita, sotto il profilo della storia delle idee, come l'espressione del Medioevo che fu un'epoca essenzialmente dominata dalla teologia. Distinguere i due ambiti, quello filosofico da quello teologico, è impossibile durante il periodo medioevale in quanto tutti i filosofi erano teologi e viceversa, possiamo quindi dire che con la Scolastica avviene un'interferenza della fede con ragione analoga a quella che si verificò tra Impero e Papato. L'uomo del Medioevo era un uomo intriso di cristianità e il complesso di pensatori che vissero in quel periodo, va considerato come l'espressione più autentica di un modo di sentire comune dove la ragione non era altro che l'ancilla fidei e il cui compito doveva essere quello di sorreggere e di aiutare l'umanità a credere nella sola sola religione rivelatrice della Verità: il Cristianesimo.

Per un uomo che vive i valori della modernità, è inconcepibile comprendere fino in fondo la simbiosi tra fede e ragione che caratterizzò tutto il Medioevo, tuttavia vi è da precisare che la Scolastica può essere compresa solo se si tiene a mente il rapporto profondo tra fede e ragione. Pensare che la filosofia fosse una scienza secondaria e subordinata alla teologia è un errore, in quanto tutti i pensatori dell'epoca, al di là delle singole specificità delle loro riflessioni, consideravano la filosofia come la sola scienza che fosse in grado di aiutare con i propri metodi il dogma cristiano. Se è impossibile tracciare il confine tra teologia e filosofia, è altrettanto difficile stabilire una netta separazione tra filosofia e letteratura così come accadde nel campo artistico dove l'influenza della religione cristiana fu tale che è molto difficile trovare in quel periodo opere che non raffigurino personaggi ed episodi riconducibili ai principali contenuti del Cristianesimo. Per comprendere il clima che si viveva nel Medioevo, possiamo, ad esempio, prendere in considerazione Brunetto Latini, celebre per essere stato il maestro di Dante, che dedicò nell'opera “Tresor” un'ampia riflessione sui compiti della filosofia che definì come «vera ricerca delle cose naturali, di quelle divine e di quelle umane, per quanto all'uomo è possibile intendere » (1). I filosofi sono per Brunetto Latini tutti coloro che ricercano la verità sulle cose della natura, sulle cose umane e sulla divinità. La ragione fu un dono di Dio che permise agli uomini di uscire dal loro stato bestiale consentendogli di conoscere la verità delle cose. La scienza che ci insegna a conoscere la natura di tutte le cose celesti e divine è la teorica, nel cui corpo si sono generate tre scienze: la teologia, la fisica e la matematica. La teologia è la scienza più alta perchè ci mostra «le nature delle cose che non hanno per niente corpo e non si trovano fra le cose corporali, in maniera tale che grazie ad essa noi conosciamo Dio onnipotente; grazie ad essa crediamo nella santa Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in una sola sostanza, non certo in una sola persona; grazie ad essa possediamo la fede cattolica e la legge della santa Chiesa, ed essa c'insegna in breve tutto ciò che pertiene alla divinità » (2).

Se da una parte vi fu un comune sentire in tutti i pensatori della Scolastica, dall'altra parte non mancarono le contrapposizioni aspre e le dispute più accese su questioni di carattere teologico. Dal punto di vista didattico la Scolastica può essere suddivisa in tre periodi:

  1. Il primo periodo che possiamo definire prescolastico, va dal VI al XII sec. Si tratta di un periodo preparatorio durante il quale le principali questioni che vengono poste sono strettamente legate al pensiero di S.Agostino.In questo periodo si manifestano le prime polemiche contro la dialettica il cui avversario più combattivo è S. Pier Damiani.

  2. Il secolo XIII è il periodo in cui la Scolastica raggiunge il suo punto più alto con Tommaso d'Aquino che opera una sintesi filosofica tenendo conto sia di Platone che di Aristotele.

  3. Il terzo periodo (sec. XIV) è quello della tarda Scolastica, periodo in cui vengono messe in discussione tutte le sintesi del periodo precedente ad opera di Guglielmo d'Ockam che recide il rapporto tra le cose metafisiche e le cose naturali. Guglielmo d'Ockam opera una vera e propria svolta nella filosofia, privilegiando l'indagine logica e naturalistica mette definitivamente da parte le complesse questioni metafisiche che avevano contraddistinto il periodo precedente.

_____________________________________________________________________________

1 Brunetto Latini, Tresor a cura di Pietro G.Beltrami, Paolo Squillacioti, Plinio Torri e Sergio Vatteroni, 2007 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino p.7.

2 Ibidem, p.9.

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17 febbraio 2015 2 17 /02 /febbraio /2015 08:20

IL COLLOCAMENTO DELLA PATRISTICA NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

L'età della Patristica comprende un periodo che inizia con il manifestarsi del Cristianesimo e che termina nel sec. VII d.C. Le cesure nette tra la fine di un'epoca e l'inizio di un'altra sono sempre teoriche e anche per quanto riguarda la Patristica esistono diverse interpretazioni circa il suo collocamento all'interno della storia della filosofia. Infatti anche se la Patristica rientra cronologicamente nel periodo della filosofia antica, diversi storici della filosofia la inseriscono all'interno della filosofia medievale che, oltre alla Patristica, comprende la Scolastica. Dal punto di vista storico i primi Padri apologisti furono contemporanei dei neopitagorici e dei neoplatonici, tuttavia le profonde differenze filosofiche tra gli scrittori del III sec. e il neoplatonismo che si colloca a pieno titolo all'interno della filosofia antica, sono essenzialmente dottrinali e sono determinate dalla presenza o meno dei valori fondanti del Cristianesimo.

LA SITUAZIONE STORICA

Fino al III sec. d.C. l'autorità statale romana fu profondamente ostile nei confronti del Cristianesimo; la situazione cambia con Costantino che con la sottoscrizione dell'Editto di Milano (313) riconosce ai cristiani la praticabilità della loro fede, segnando di fatto la fine della vecchia religione. Il pieno riconoscimento della Chiesa come organizzazione autonoma avverrà con l'imperatore Teodosio e alla sua morte (395) l'impero venne diviso in due Imperi: l'Impero d'Occidente e l'Impero d'Oriente.

Mentre nell'Impero d'Oriente, pur agitato da numerose dispute teologiche, si vive un periodo politico di relativa calma, nell'Impero d'Occidente avviene la dissoluzione dell'autorità statale in seguito all'invasione dei Barbari che andarono a formare dei regni autonomi. In questo clima di decadenza politica, morale e culturale sono i vescovi e i monaci che mantengono traccia della cultura antecedente alle distruzioni operate dai Barbari.

LA PATRISTICA E LE CONTROVERSIE TEOLOGICHE

Nel momento in cui si pensava che dopo la svolta constantiniana la Chiesa avesse raggiunto una certa tranquillità, si va incontro a nuove controversie, nuove discussioni circa i punti essenziali della fede, discussioni che presero una certa diffusione e gravità anche per le continue ingerenze imperiali. Molte passioni nascono come questioni teologiche e cammin facendo prendono il carattere di lotte politiche. Quando c'è in pericolo l'ortodossia della dottrina entrano in gioco gli studiosi che procedono a chiarire e dipanare le controversie. Proprio nel periodo in cui vi è maggior pericolo per l'ortodossia cattolica vi è una fioritura di testi tra gli studiosi cristiani i quali contribuiscono in maniera efficace a difendere e sviluppare i dogmi. Vi è tutta una letteratura cristiana antica sia di lingua greca che latina che aiuterà lo sviluppo della dogmatica aiutata dal fiorire di queste continue eresie, da questi continui sradicamenti ed equivoci circa l'ortodossia. Saranno poi nei grandi concili ecumenici che verranno discussi lungamente i singoli punti sulla corretta dottrina e una parte fondamentale in questa attività di chiarimento venne svolta dai Padri apologisti.

I secoli IV e V dell'era cristiana sono allo stesso tempo il periodo delle grandi eresie, il periodo delle discussioni teologiche e dei concili ecumenici fondamentali per la fede cristiana ed anche il periodo dei più rappresentativi Padri della Chiesa.

Le lotte teologiche sia dal punto di vista cronologico che logico possono essere divise in tre gruppi fondamentali:

  1. Nei primi tre quarti del IV secolo riaffiora la questione trinitaria che era già emersa nel III secolo con i subordinazionisti e i monarchiani. La questione trinitaria riguardava il chiarimento del rapporto tra il Padre e il Figlio e tra le prime due persone (il Padre e il Figlio) e la terza (lo Spirito). Riallacciandosi alle vecchie posizioni subordinazioniste, Ario, l'eretico negava la divinità del Verbo cioè del Figlio, gli pneumatochi ( o Macedoniani) negavano che lo Spirito fosse Dio e che fosse eguale alle due persone. Queste due controversie vengono risolte nei due grandi concili di Nicea (325) e nel I Concilio di Costantinopoli (381). A Nicea si stabilì che il Figlio è Dio e a Costantinopoli che lo Spirito è Dio.
  2. Dalla controversia trinitaria si sviluppò la controversia cristologica in seguito alla posizione di Apollinare di Lauricea secondo cui il Verbo non avrebbe assunto una completa natura umana. Si dovette determinare che rapporto ci fosse in Cristo tra le due nature divina ed umana e si giunse alla condanna dei nestoriani i quali esasperavano la distinzione delle due nature fino a farne due persone e degli eutichiani i quai negavano pure che esistessero le due nature. Entrambe le eresie furono condannate nel Concilio di Efeso (431) e nel Concilio di Calcedonia (451).
  3. La controversia cristologica avrebbe avuto altri strascichi per alcuni tentativi di ripresentare sotto nuove forme la dottrina della sovranità della natura (monofisismo) e della sovranità della potenza (monoenergismo).

In Oriente si hanno eresie prettamente dogmatiche o che riguardano la realtà trinitaria, in Occidente invece il filosofare riguarda il rapporto tra Dio e il cosmo, quindi più incentrato sull'antropologia teologica che riguarda la disputa sulla capacità dell'uomo e su quali conseguenze l'uomo ha avuto con il peccato originale e sul rapporto tra grazia di Dio e libertà dell'uomo.

L'attività di pensiero dei Padri apologeti è nei primi tre secoli della Patrisitca tutta incentrata a difendere la fede cristiana contro gli attacchi del paganesimo e contro le persecuzioni imperiali, in questo periodo il più illustre esponente dei Padri apologeti è San Giustino; a partire da IV secolo la riflessione si sposta a chiarire il rapporto tra il Cristianesimo e la filosofia greca precisando le differenze concettuali tra le due culture e nello stesso tempo stabilendo la conciliabilità tra il pensiero greco e l'ortodossia cristiana che ebbe il suo maggiore rappresentante in Sant'Agostino il quale, pur non essendo un filosofo di professione, influenzò con il suo pensiero tutta la successiva riflessione filosofica sviluppatasi a partire dal VI secolo meglio nota con il termine di "Scolastica".

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7 febbraio 2015 6 07 /02 /febbraio /2015 22:42

La Chiesa dei primi secoli è assalita continuamente da infiltrazioni razionalistiche, da eresie e da scismi; la maggiore infiltrazione razionalistica è rappresentata dallo Gnosticismo, una corrente che affiora già nel periodo apostolico; pare, ad esempio, che negli scritti di Paolo di Tarso ci siano delle allusioni ad infiltrazioni razionalistiche; tuttavia è in un periodo più tardo, itra il 130 e il 18o d.C che si diffondono idee che ebbero la loro genesi in Asia Minore e che più tardi saranno chiamate correnti bizanteneggianti. Una caratteristica della cultura orientale dell'epoca era quella di complicare le cose rendendo più complesse tutte le questioni di carattere filosofico e teologico; il Vangelo, ad esempio, era ritenuto un messaggio troppo semplice rivolto a gente di bassa estrazione sociale. Partendo proprio dal presupposto che una dottrina troppo semplice e puerile va a scapito della sua serietà e della sua autorità, si insinua il tentativo di spiegare in maniera filosofica l'origine del male. Quali sono allora gli elementi comuni tra il Cristianesimo e lo Gnosticismo? Per esempio il dualismo, secondo il quale si contrappone al regno della luce che deriva da Dio, il regno delle tenebre che deriva dalla materia, ritenuta dagli gnostici, increata, eterna, negativa e dalla quale si origina il male. Tra Dio e il creato ci sono poi tutta una serie di esseri intermedi che si chiamano Eoni, sono 365 e sono emanati da Dio.Il mondo come nasce secondo gli gnostici? Il mondo nasce in seguito ad una mescolanza di elementi del regno della luce con la materia, elementi che vengono riorganizzati per opera dell'ultimo di questi 365 eoni. L'ultimo eone viene identificato con lo Yahweh dell'Antico Testamento.

Un altro elemento caratterizzante lo Gnosticismo è la redenzione ritenuta una liberazione di scintille di luce imprigionate nella materia. Chi opera questa liberazione? La opera un eone superiore, il quale assume un corpo apparente. Gesù Cristo è l'eone che libera la luce dalla materia e che non può assumere un corpo reale in quanto avrebbe una macchia che gli deriverebbe dalla materia ritenuta l'origine del male.

Pe quanto riguarda gli uomini, gli gnostici li dividono in 3 categorie:

  1. La prima categoria è quella degli Ilici costituita da persone prevalentemente materiali e più ordinarie.

  2. La seconda categoria è quella degli Psichici a cui appartengono i credenti ordinari, si tratta della categoria in cui si trovano la maggior parte dei credenti.

  3. La terza categoria è quella degli Pneumatici o Gnostici costituita da uomini perfetti, gli unici a partecipare alla redenzione, a questa liberazione della materia.

Gli insegnamenti di questa setta degli gnostici sono divisi in due classi: ci sono insegnamenti essoterici i quali si possono rivelare e gli insegnamenti esoterici che sono riservati solo agli iniziati, a coloro che sono addentro a quella corrente. Bisogna sottolineare che alcuni elementi appariranno anche in seguito come, ad esempio, il dualismo d cui deriva chiaramente la concezione negativa della materia e quindi una tendenza ascetica di rigore estremo che peraltro provocò in alcuni casi reazioni opposte, una licenziosità morale e i centri pincipali dello gnosticismo sono Alessandria in Egitto e Antiochia in Siria e per un certo tempo anche Roma dove si ricordano alcuni gnostici come Basilide, Valentino e Carpocrate. Alcune affinità con gli gnostici presenta Marcione che era un rigorista originario del Ponto, venuto a Roma nel 140 e che rigettava completamente l'Antico Testamento. L'avversario più forte dello gnosticismo fu Ireneo di Lione che scrisse un'opera intitolata “Smascheramento e confutazione della falsa gnosi”.

Nel III sec. Clemente Alessandrino cercherà di dimostrare come il Cristianesimo accoglie e sviluppa gli elementi positivi che sono nella gnosi presentando il cristiano perfetto come il vero gnostico quindi combinazione della ellenizzazione del cristianesimo, volendo dare al cristianesimo una forma filosfica sul modello delle grandi scuole di lingua greca.

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9 ottobre 2014 4 09 /10 /ottobre /2014 18:15

Il significato dei termini trascendenza e immanenza si può comprendere analizzando le relazioni graduali tra gli esistenti. La pianta, ad esempio, è trascendente rispetto al mondo inorganico, l'animale trascende ciò che inorganico e la pianta e l'uomo trascende l'inorganico, gli animali e le piante. Uno dei più eminenti studiosi di filosofia del Novecento, il professor Luigi Bogliolo, ha dato una spiegazione molto chiara sul significato dei due termini, la riportiamo integralmente qui di seguito:

« È una legge che non imponiamo alle cose, ma le cose impongono a noi. Trascendere vuol dire essere superiore alle cose trascendenza; trascendenza è lo stesso che superiorità di grado esistenziale sostanziale. La trascendenza però presuppone l'immanenza. Vediamo come e perché. Prendiamo un esempio qualunque. L'animale trascende la pianta perché contiene immanentemente, virtualmente, eminentemente, nella sua ricca interiorità, le perfezioni vitali della pianta. Contiene infatti le funzioni caratteristiche della vita vegetativa (nutrizione, aumento, riproduzione). Non basta: trascende la pianta perché non soltanto contiene le perfezioni della vita vegetativa, ma: a) le contiene in modo superiore e diverso, cioè nel modo proprio dell'animale; b) contiene qualcosa in più: le perfezioni della vita sensitiva, che la pianta non contiene. Si noti bene: non si tratta di contenenza quantitativa ma qualitativa. Nel caso nostro: l'animale trascende la pianta per l'immanenza (o contenenza interiore) delle perfezioni della pianta, ma in modo superiore. Se non contenesse, in modo superiore, le perfezioni della pianta non potrebbe trascenderla. Contenere in modo superiore, si può esprimere con un termine tecnico dicendo: contenere eminentemente. Eminenza è lo stesso che immanenza superiore. Ora appare chiaro che questi tre termini: trascendenza, immanenza, eminenza, sono tra loro indissolubilmente legati. Il legame indissolubile fra due o tre termini si piò denominare in modo più tecnico: articolazione dialettica.

La filosofia è lo studio delle articolazioni dialettiche (o anche delle leggi o rapporti esistenziali) fra gli esistenti. Il significato di questi termini è in realtà, molto più semplice e preciso di quanto sembri. 

Applicando questo vocabolario tecnico all'uomo possiamo dire che l'uomo trascende tutti gli esistenti infraumani perchè ne contiene eminentemente (per l'immanenza superiore) tutte le perfezioni. Tuttavia nell'uomo la trascendenza assume un significato nettamente distinto............La trascendenza dell'animale sulla pianta è, in certo modo, sia pure qualitativamente, controllabile e misurabile. La trascendenza dell'uomo sulle altre cose, in virtù della conoscenza intellettiva, diviene nettamente incommensurabile ».

(Da Luigi Bogliolo, La verità dell'uomo, Roma, 1969, pp 45-46)

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15 aprile 2014 2 15 /04 /aprile /2014 06:52

Friedrich Schleiermacher nacque a Breslavia nel 1768 e morì a Berlino nel 1834,la sua filosofia sfociò in una visione religisa dove l'afflato mistico si accompagna alla rinuncia a riflettere sull'Infinito che nella sua insondabile inconoscibilità non è accessibile all'uomo.

L'uomo  per possedere la religione può solo abbandonarsi all'amore, perchè solo attraverso l'amore è possibilie cogliere il senso dell'infinito.

Tra le sue opere più importanti annoveriamo: Discorsi sulla religione, Critica della dottrina morale; Dialettica; Etica;

Estetica; Dottrina sull'educazione; Dottrina dello Stato.

 

 

 

 

 

  LA RIPRESA DELLA TRADIZIONE PLATONICA DELLA DIALETTICA COME ARTE


Friedrich Schleiermacher in contrasto con il criticismo kantiano affermò che il dualismo libertà-necessità è impronobile sul piano teoretico in quanto è causa di fraintendimenti che non trovano una corrispondenza nella realtà.

Kant -secondo il teologo tedesco- divide ciò che deve essere unito, inoltre libertà e necessità sono solo delle rappresentazioni soggettive del tutto artificiose che non risolvono il problema gnoseologico.

La riflessione di Schleiermacher si rivolse, poi, contro l'idealismo e nella sua visione panlogistica fondata sulla dialettica, la realtà non può essere fondata sulla dialettica ma attraverso di essa la ragione si libera dalle contraddizioni presenti della realtà molteplice e riesce a cogliere l'unità del tutto.

La dialettica deve essere considerata un'arte nel senso indicato da Platone e come tale è uno strumento che permette di pervenire alla coscienza  del senso unitario delle cose; tuttavia la dialettica da sola non basta per raggiungere questa coscienza dell'unità del tutto, è necessario sviluppare il Sentimento dell'Infinito.

 

IL SENTIMENTO DELL'INFINITO

 

Il Sentimento dell'Infinito coincide con la religione che non può oggettivizzare e raffigurare l'infinito ma può consentire di avvicinarsi ad esso in senso intuitivo. Il sentimento intuitivo di Dio può risolversi solo nella contemplazione mistica dell'Infinito e il potente veicolo che permette di pervenire intuitivamente all'Infinito è l'amore che tutto informa.

 

"Inutilmente il tutto esiste per chi è solo, giacchè per intuire e possedere la religione, l'uomo deve aver trovato prima l'umanità, e la trova solo nell'amore e attraverso l'amore".

 

Al centro della rivelazione non c'è più Dio ma l'uomo che non può avvicinarsi alll'Infinito attraverso la speculazione filosofica ma attraverso il sentimento che non è scienza ma consapevolezza della totale indipendenza dell'uomo da Dio.Il sentimento così come inteso da  Schleiermacher non va inteso nell'accezione del linguaggio comune ma è un misto di ragione e di intuito dove la volontà dell'uomo si fonde con la percezione e diventa esperienza vissuta, un'esperienza che ogni uomo può sperimentare e che non può essere trasmessa attraverso la scienza.

 


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2 aprile 2014 3 02 /04 /aprile /2014 08:11

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Ci domandiamo quale sia il senso più importante dell'uomo e di quali cose potremo fare a meno (se costretti), forse la vista, è  pur vero che i non vedenti leggono attraverso il Braille, ma è altrettanto vero che i testi scritti in Braille sono una minima quantità rispetto all'immenso panorama di quello che gli uomini hanno fissato con la scrittura; uno dei libri per cui bisogna ringraziare di avere la vista è Areopagitica. Discorso per la libertà di stampa di John Milton. Un libro datato solo per quanto concerne la data di pubblicazione, ma ancora attuale per i contenuti ed in grado di stimolare riflessioni, di provocare domande e soprattutto di spiegare bene che cosa è la libertà di stampa, aggiungo che non è stato ancora scritto un libro nel quale si descrivono i modi in cui la stampa sotto sotto le vesti di un'apparente libertà dimostri il suo volto peggiore: quello della mistificazione e dello stravolgimento della realtà.

 

 

Il titolo completo dell'opera è il seguente:
   

Areopagitica. Discorso per la libertà di stampare senza licenza

 

vorrei soffermarmi , prima di entrare nell'argomento, su due aspetti: il primo riguarda la data in cui il libro è stato pubblicato, il 1644 ed è indicativo il fatto che questa esigenza da sempre si è presentata quando si è trattato di avere un confronto tra il potere politico e il pensiero libero; il secondo sul fatto che ancora oggi per pubblicare un giornale è necessaria l'autorizzazione del tribunale.
In Italia paese di antiche corporazioni e resistenze permane l'ordine dei giornalisti, cos'è l'ordine dei giornalisti? Una corporazione, non esiste negli Stati Uniti, nè in Gran Bretagna, nè in Germania ecc., qualcuno si è mai chiesto perchè non sarebbe concepibile in un paese anglosassone l'idea di dare una patente per scrivere? E perchè Indro Montanelli, uno dei migliori di sempre, era favorevole all'abolizione dell'ordine dei giornalisti (ho volutamente scritto ordine con la o minuscola) e perchè lui grande giornalista di razza, non voleva che si continuasse con questa assurda corporazione? Le ragioni sono complesse, ma una di queste ragioni certamente esiste ed è rintracciabile in quei concetti di libertà che anche John Milton ha contribuito a formare con questo libro che rimane incredibilmente attuale, nonostante siano passati quasi 370 anni dalla sua pubblicazione.

LA LIBERTA' DI STAMPARE E SCRIVERE

Milton pronunciò al Parlamento un famoso discorso in cui si trovano sostanzialmente le tesi espresse nel libro e a favore della libertà di stampare senza licenza, cosa significa senza licenza? Significa senza censura. E a chi si rivolgeva? Prima di tutto al potere politico e poi a quegli editori e coomercianti che sostituendosi allo stesso potere politico esercitavano la censura decidendo che cosa o non che cosa doveva essere pubblicato e scritto.

 

Nell'Inghilterra del XVII secolo esisteva, come ricorda l'ottimo Piero Ostellino nelle pagine introduttive, il sistema della Company of Stationers questo Società era una bella congrega di compagni di merende che decideva che cosa si doveve pubblicare, in pratica non esisteva un solo foglio che poteva essere pubblicato senza l' autorizzazione dei membri della Company of Stationers.

ANALOGIE CON IL PRESENTE

E' chiaro che oggi il controllo non si potrebbe esercitare attraverso queste forme primitive e rozze, ma il sistema di controllo esiste, solo che è più raffinato perché ha sviluppato strumenti a norma di legge, anche se qualche volta i membri delle nuove compagnie, non riescono a controllare tutto e telefonano in diretta durante le trasmissioni televisive, ma l'approccio è il medesimo, la libertà di parlare senza licenza esiste ancora, solo che viene attuata ricorrendo a delle soluzioni che possono fare molto più male del semplice divieto.

Potrei però fare riferimento al caso più emblematico degli ultimi anni, quello di Enzo Biagi che nel suo libro Quello che non si doveva dire, ha ripercorso i retroscena di quell'episodio conosciuto con la colorita espressione di "Editto bulgaro", quell'episodio non dovrebbe essere dimenticato perchè la censura, oggi, usa l'arma della querela e della richiesta di risarcimento dei danni e, se non basta, chiede che i giornalisti che pubblicano quello che non si deve pubblicare, finiscano in carcere ( così un noto parlamentare e avvocato penalista ha chiesto in occasione della approvazione sul ddl sulle intercettazioni).


Platone era contrario ad ogni censura

 

Nel 1644 Milton si domandava perchè Platone fosse contrario ad ogni censura? E perché nella sua ipotetica Repubblica non c'era spazio per questo tipo di leggi? Per un motivo semplice, se lui si fosse fatto sostenitore di quei provvedimenti avrebbe prima di tutto censurare se stesso.

Scrive Milton a questo proposito che se si pretende di regolare la stampa per correggere i costumi, dobbiamo regolare tutti gli svaghi e i passatempi, tutto ciò che è estremamente gradito
all'uomo. Nessuna musica deve essere ascoltata, nessun canto venir scritto o
cantato eccetto ciò che è solenne e dorico. Ci dovrà essere una censura per i
danzatori in modo che nessun gesto, movimento, contegno venga insegnato ai
giovani tranne ciò che ai censori sembra degno (1)

Se tutti i villaggi dovessero avere i loro ispettori che cosa accadrebbe?

Scrive Milton:

Anche i villaggi dovrebbero avere i loro ispettori per indagare che cosa legga il suonatore di cornamusa e di ribeca e giungere fino alla ballata e alla gamma di ogni violinista comunale, perchè queste sono le Arcadie del villico e i suoi Montemaggiori

Trovo queste parole di una straordinaria attualità perché il problema è irrisolto ovunque: Russia, Cina, tutti i paesi arabi e moltissimi di quelli occidentali non permettono di manifestare liberamente il proprio pensiero, perrhé questo accade dipende solo dal fatto che ogni regime pensa che controllando il pensiero possa perpetuarsi all'infinito, ma se questa tendenza è scontata in quei sistemi, è alquanto preoccupante che nei cosiddetti paesi liberi esista una sorta di imprimatur non ufficiale che controlla tutto e tutti.

SULLA LIBERTA' DI ESPRIMERE LE PROPRIE IDEE NEL WEB

 

Fino a dove si può arrivare? Oggi tutti possono scrivere di qualunque cosa, ma è assolutamente falso pensare che possano scrivere ovunque, sfido chiunque a trovare anche su internet un solo sito controllato che pemette di scrivere qualunque cosa, la dimostrazione sta nel fatto che facebook spesso rimuove delle opinioni che affrontano temi sensibili o che criticano esponenti della politica;  in una puntata di Report sono stati intervistati diversi utenti a cui è stato cancellato l'account perchè hanno affrintato dei temi che non potevano essere assolutamente toccati, in pratica è presente un software che individua le parole chiave e segnala i contenuti cosiddetti sensibili, dopo di chè si procede alla cancellazione delle opinioni e a revocare l'account; non sto parlando di frasi offensive e denigrative, ma di argomenti che non possono essere affrontati.

IL DIRITTO D'AUTORE SECONDO MILTON

Il 16 giugno 1643 venne promulgata una legge che prevedeva un preventivo controllo sulla stampa, ma siamo nel 1643, non c'era ancora stata la Rivoluzione francese e poassiamo comprendere ( ma non giustificare) tali misure, ma un altro problema si presentava e Milton forse è il primo che lo ha affrontato e ancora oggi si presenta come un nodo irrisolto soprattutto per quanto riguarda il web.
Nel 1709 venne promulgata una legge il Copyright Act che metteva al riparo le opere di autore dal rischio di plagio per 14 anni, si trattava senza dubbio di una novità, in quanto nel '500 e nel' 600 esisteva un istituto che riconosceva come proprietario solo colui che per primo aveva stampato un testo.

 Siamo ritornati all'istituto dello stationer: la legge italiana prevede che si possano cedere i diritti d'autore, ma naturalmente questa cessione segue le regole del mercato; Milton fu sicuramente un anticipatore dei tempi perchè si rese conto quanto fosse importante tutelare le opere dell'ingegno e parla letteralmente di diritti d'autore scrivendo:

solo mi auguro che questi (i poveri) non vengano resi pretesti d'abuso per perseguitare uomini onesti e laboriosi che non violano la legge sotto nessuno
di questi due profili (2)

 

Ecco i poveri e gli onesti: oggi talune organizzazioni remunerano con pochi euro scritti che vengono ceduti e su cui si perdono definitivamente i diritti d'autore, i profitti di queste organizzazioni sono altissimi e sotto il ricatto di una pronta remunerazione privano il vero autore della possibilità di poter usare ancora lo scritto del quale ha l'autentica paternità.

Milton scriveva nella seconda metà dell XVII secolo, noi viviamo nel XXI, sarebbe forse il caso di dire a qusti signori di pagare la cessione dei diritti d'autore o di scriversi gli articoli per conto loro.
E' bene sapere che i primi processi sulla proprietà di un testo avvennero proprio in Inghilterra e oggi il problema si ripresenta in tutta la sua urgenza, visto che il 90% dei testi presenti sul web non ha un contenuto originale, ma attinge da altre fonti e tutto quello che viene pubblicato sul web, (compreso questo scritto) sarà saccheggiato da altri che lo rimanopoleranno a loro proprio uso.

In base al discorso che Milton porta avanti, viene da domandarsi che cosa avrebbe pensato dei social network? Possiamo solo fare delle ipotesi a riguardo, ma quando parla dei villaggi con i loro ispettori e di regolare la stampa per correggere gli errori; forse il suo giudizio sarebbe oggi  negativo nei confronti di queste entità che sanno tutto di noi e che usano le nostre abitudini come merce di scambio. Gli utenti hanno in realtà solo l'illusione di essere liberi, molto  poi ci sarebbe da dire su una sua idea che trovo molto efficace.

 

A tal proposito scrive infatti  Milton:

 

Ci sono molti che si dolgono della divina provvidenza perchè lasciò peccare Adamo - sciocchi! Quando Dio gli diede la ragione, gli diede la libertà di scegliere, perchè ragione non è altro che scelta, se non sarebbe stato solo un
automa, un Adamo come appare nei teatri delle marionette (3).

 

 In conclusione consiglio la lettura di  questo testo perchè la libertà di stampa non può essere in mano a nessun censore e solo la ricchezza del pensiero di ciascuno può impedire ad una società di rimanere in una palude dove tutto è sempre eguale e non cambia niente.

 

 

Prezzo: Il libro l'ho pagato 1,50 euro, un prezzo molto basso solo perchè era in allegato al Corriere della Sera, online vi sono diverse offerte a prezzi contenuti ma decisamente superiori.

 

Note

(1) Pag 34.
(2) Pag. 14
(3) Pag 35

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Articolo di proprietà dell'autore, pubblicato altrove

 

 

 

 

 

 

 

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Published by caiomario - in Filosofia
25 marzo 2014 2 25 /03 /marzo /2014 06:58

 

 

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L'educazione dell'infanzia nel pensiero e nell'opera di Ferrante Aporti (1791-1858), sacerdote e docente di teologia presso il Seminario di Cremona è stata una risposta all'indifferenza della cultura dell'epoca verso le istanze dei minori, nella cui condizione era considerata preponderante il fattore istintivo rispetto a quello razionale.

Per Ferrante Aporti l'infanzia non solo era l'età più delicata della vita di un essere umano ma anche quella che richiedeva maggiori attenzioni da parte degli adulti, anzi proprio l'infanzia doveva essere considerata alla stregua di una pianticella che se ben curata avrebbe dato copiosi frutti durante l'età adulta. 

L'educatore dell'infanzia aveva quindi un compito pricipale: rivolgere la massima cura alla formazione intesa come sentimento morale-religioso a cui doveva essere affiancata un'intensa attività fisica che occupava cinque ore al giorno rispetto alle nove che i bambini trascorrevano alla scuola per l'infanzia.

Altro aspetto importantissimo teorizzato dall'Aporti riguarda la conoscenza dei bambini a cui bisogna prestare la massima attenzione per quanto riguarda le esigenze im modo da conquistare la fiducia di quelli che venivano definiti i "più timidi e i più miseri".

 

I compiti dell'educatore si possono riassumere quindi nei seguenti punti:

 

  • Sviluppare l'amore per il prossimo, base e fondamento di tutte le altre qualità morali;
  • Fare germogliare l'amore per la giustizia;
  • Fare sviluppare il senso di gratitudine verso i benefici ricevuti;
  • Dare impulso all'amore per la verità, un sentimento connaturato nei più piccoli ma che deve essere raffrozato man mano che i bambini crescono;
  • Agire in buona fede attraverso l'esempio ogni educatore deve per primo mantenere nei confronti dei propri alunni;
  • Mantenere nei confronti delle ingiurie un permanente senso perdono;
  • Invogliare alla moderazione intesa come controllo delle proprie passioni;
  • Far crescere all'insegna della modestia, non bisogna fare nulla che possa fare scattare il senso di vanità.
  • Fare comprendere che accontentarsi del necessario è una virtù in quanto la frugalità porta i più piccoli ad apprezzare quello che si ha. 

 

COME SI SVILUPPA IL SENSO DI MODERAZIONE

L'esempio dei genitori è fondamentale per fare germogliare questa virtù, i genitori non devono mai dare in escandescenze davanti ai propri figli. I primi educatori sono quindi i genitori che devono creare un clima favorevole all'interno della famiglia.

 

IL VALORE RELIGIOSO

Su questo punto l'Aporti insegnava:

"Si può vivere felici, senza essere sapienti ma non si può essere tali senza Religione: per essa l'anima nostra ha vera pace, e trionfa delle passioni.....Inoltre nella sventura non ci rimane altra consolatrice, e nella fortuna null'altra moderatrice.....Importa quindi assaissimo che la cognizione come la pratica della Religione sia insinuata nell'animo dei fanciulli sino dall'età più tenera. Le impressioni che allora si fanno sono indelebili e si deve operar di maniera che questi servano a radicare si profondamente i sentimenti di religione in quei teneri animi, che né foga delle passioni, nè la forza violenta e contagiosa del mal esempio valgano a sdradicarli".

 

Se ti interessa l'argomento puoi anche consultare:

 

http://rete.comuni-italiani.it/wiki/San_Martino_dall'Argine/Lapide_2_a_Ferrante_Aporti (link)

http://www.cgmtorino.it/ferranteaporti.htm (link)


 


 


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Published by Caiomario - in Filosofia
20 marzo 2014 4 20 /03 /marzo /2014 11:09

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Fonte: http://www.flickr.com/photos/14243297@N07/2329217812

 

 

 

 

 

Sono pochi gli studiosi che si sono occupati della relazione tra la cucina olfattiva e quella visiva, le riflessioni più interessanti sull'argomento sono quelle che troviamo nell'opera "Il gesto e la parola" scritto dall'antropologo francese Andrè Leroi-Gourhan.

 

Gourhan, senza dubbio uno dei maggiori studiosi di antropologia preistorica e di tecnologia materiale faceva una distinzione tra i sensi osservando che:

 

"Nell'uomo l'olfatto ha una posizione particolare tra i sensi di relazione", questa affermazione trova una spiegazione in ciò che il professore francese afferma subito dopo:

 

"Infatti la vista e l'udito, impegnati nel linguaggio con la mano, entrano nel sistema di emissione e di ricezione che rende possibile lo scambio di simboli figurativi".

 

Ciò significa che nessuna arte figurativa è in grado di riprodurre gli odori e ciò rende la gastronomia un'attività umana che sta "al di fuori delle belle arti".

 

Ma esiste una relazione fra cucina e personalità etnica? La risposta è affermativa, afferma a tal proposito l'antopologo francese:

 

"Le cucine in cui il riso è l'elemento base sono numerose , ma è impossibile confondere piatti di riso malgasci, cinesi indiani, ungheresi o spagnoli, perché il modo di cucinare comporta la creazione di un aroma olfattivo-gustativo specifico di ogni cultura".

 

Se la rappresentazione olfattiva è impossibile da riprodurre, è invece possibile raffigurare un piatto attraverso i colori che sono l'unica forma estetica attraverso cui si possono raffigurare i cibi.

 

Secondo Leroy- Gourhan è quindi la vista a prevalere sull'olfatto anche nella percezione che si ha di un cibo nella realtà; pensiamo, ad esempio, alla luce che viene utilizzata in una qualsiasi macelleria moderna per rendere la carne più rossa di quello che in realtà è.

L'uomo che ha un olfatto meno sviluppato rispetto a quello  degli altri esseri viventi del mondo animale, è prima con la vista che accetta un cibo e solo secondariamente con l'olfatto che pur conserva un ruolo importante nella relazione tra gli individui.

 

 

Per avere maggiori informazioni sulla vita e le opere di André Leroi- Ghouran si consiglia di consultare l'Enciclopedia Treccani al seguente indirizzo:

 

http://www.treccani.it/enciclopedia/andre-leroi-gourhan/ link

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Published by Caiomario - in Filosofia
1 marzo 2014 6 01 /03 /marzo /2014 18:58

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Il pericolo della libertà antica era che, attenti esclusivamente

ad assicurarsi la suddivisione del potere sociale, gli uomini non

tenessero nel debito conto i diritti e i godimenti indiviuduali.

 

Il pericolo della libertà moderna è che, assorbiti nel godimento

dell'indipendenza privata e nel perseguimento dei nostri interessi

particolari, rinunciamo con troppa facilità al nostro diritto di

partecipazione al potere politico"

 

(Benjamin Constant)

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