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22 febbraio 2019 5 22 /02 /febbraio /2019 04:27

ECCO L'ITALIA CHE TROVÒ MARIE-HENRY  STENDHAL QUANDO NAPOLEONE INVASE IL BEL PAESE

La campagna di Napoleone in Italia ebbe inizio nel 1796, già da circa un secolo una buona parte della nostra penisola era sotto l'influsso diretto e indiretto degli austriaci. Ecco l'Italia di fine '700: divisa i numerosi stati,  un paese che non aveva nessun peso politico e in cui vi erano monete diverse e unità di misura differenti; anche le nuove idee che avevano attraversato l'Europa nei secoli precedenti erano rimaste circoscritte entro un gruppo abbastanza ristretto di intellettuali. E mentre in Inghilterra era avvenuto quel fenomeno epocale che risponde al nome di "Rivoluzione Industriale", in Italia non si sapeva neanche cosa fosse l'industria.
Nella parte settentrionale da una parte, in Piemonte, vi erano i Savoia, dall'altra, in Lombardia e in Veneto, gli Asburgo. Al centro il papa re che con il suo stato pontificio non muoveva foglia, mentre a sud la dinastia borbonica  governava nel bene e nel male.

Solo 7 anni prima che Napoleone arrivasse in Italia c'era stata la "Rivoluzione francese" e per la prima volta la classe borghese aveva sferrato un duro attacco ad una aristocrazia e ad un clero che affamavano tutta la popolazione, ricchi e preti a parte. E proprio Bonaparte proveniva dai ranghi di quella borghesia rivoluzionaria da cui aveva attinto le "nuove idee" che da lì a poco lui stesso avrebbe portato "rivedute e corrette" in Italia.

Stendhal era giovanissimo quando inquadrato nell'esercito napoleonico arrivò  in Italia, poi  il lungo soggiorno nella penisola con incarichi diplomatici  e in queste condizioni privilegiate, elaborò uno dei romanzi più belli della letteratura, un romanzo che è prima di tutto un tributo alle bellezze dell'Italia e poi una critica ai comportamenti degli italiani: "La Certosa di Parma".
Marie-Henry Beyle era uomo di parte, ma credeva in quello che faceva, era convinto che le armate napoleoniche potessero cambiare il mondo e l'Italia (e in parte lo fecero) e nelle pagine bellissime de "La Certosa di Parma" troviamo proprio questa sua fede incrollabile nel cambiamento portato da Napoleone, una fede che lo portava ad evidenziare solo  i lati positivi del bonapartismo ma a tacere il resto.

MA STENDHAL AVEVA RAGIONE?

Stendhal scriveva che grazie a Napoleone, il popolo italiano si risvegliò da un lungo sonno e tutto questo avvenne in pochi mesi, Napoleone "il tecnico" sbaragliò i politici e le truppe napoleoniche, simili ad un'accozzaglia di briganti, portarono effettivamente una ventata nuova, ma anche -è bene ricordarlo- approfittarono della ricchezza di molte città italiane.
Al contrario Stendhal dà un quadro idilliaco della situazione: in un primo momento, infatti le truppe napoleoniche fraternizzarono con la popolazione, poi si distinsero per la loro durezza imponendo la coscrizione militare e spogliando letteralmente dei loro beni le masse contadine che vivevano esclusivamente dei frutti del loro lavoro.
Stendhal in questo è perfettamente aderente al proverbiale orgoglio dei francesi non immune dalla mancanza di tolleranza nei confronti di chi  loro disprezzano.
Le prove di questo comportamento altezzoso si trovano in molte parti de "La Certosa di Parma", celeberrimo è l'episodio dei camerieri genovesi definiti "canaglie" perché lo guardavano dall'alto al basso: loro che portavano scarpe eleganti, lui che indossava degli scarponi allacciati con dello spago.

Ma a parte lo spirito da funzionario napoleonico che troviamo in molte pagine del romanzo, leggere "La Certosa di Parma" è anche l'occasione per conoscere una bella Italia che non c'è più, insomma Stendhal fu un uomo pieno di passione che amò l'Italia e meno gli italiani. E quando manda delle frecciate su "quel popolo che si annoiava da cento anni" qualche ragione l'aveva.

Stendhal era un esteta incline al rigore, due comportamenti che sembrano essere in conflitto tra di loro, ma egli ebbe la capacità di coniugare lo sprezzo per le "canaglie" con l'ottimismo che gli derivava dalla generosità della sua apertura mentale. In questo senso "La Certosa di Parma" rivela il carattere dello stesso Stendhal che tende ad esprimersi con molta libertà, senza mediazioni dando giudizi sferzanti ma nel contempo mantenendo una vivace ironia che dà movimento all'intero romanzo.
In questo Beyle dimostra di essere modernissimo e la sua faziosità viene stemperata dal suo eccellente modo di raccontare e dal suo modo di prendersi beffe degli altri: il clero, i nobili e il terzo stato, tutti accomunati dall'aver una struttura mentale vecchia, almeno a detta di Stendhal il rivoluzionario.

Cosa direbbe oggi  Stendhal?  In molte delle zone  da lui visitate e raccontate c'è solo cemento.....rimaniamo però noi italiani con gli stessi difetti di allora......

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Published by Caiomario - in Letteratura Stendhal La Certosa di Parma

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