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1 agosto 2013 4 01 /08 /agosto /2013 19:36

L'UOMO COME FINE

Segnalo un Moravia per molti sconosciuto, il fine saggista che con acume rarissimo affronta un tema che solo lo scrittore poteva affrontare con tanta capacità di approfondimento.
I migliori psicologi, in assoluto, sono i romanzieri, non chi svolge di professione il mestiere dello psicologo, ma chi riesce a sondare le profondità dell'animo umano e a scrivere  su di esso, del resto nessuno psicologo potrebbe raggiungere le profondità di un Tolstoj per esempio, e Moravia appartiene a questa speciale cerchia di scrutatori dell'animo umano e delle vicende che si svolgono nel mondo.

Nel saggio vengono affrontati diversi argomenti ma il tema di fondo è:
ci sono due maniere di tracciare una strada.

A quale strada, Moravia si riferisce?

L'autore immagina di essere un conquistatore venuto d'oltre oceano a cui è stato assegnato dal suo governo una vasta proprietà, una contrada.
Prima di prendere possesso di questa proprietà decide di tracciarvi una strada, la contrada è divisa in fondi rustici messi a coltura, è attraversata da un fiume ed è disseminata da numerose cascine.
All'interno di questi poderi si trovano delle chiese e delle cappelle dedicate, come era in uso nelle zone campagne, a diversi santi locali.
Tutta la contrada è disseminata da numerose costruzioni che stanno a testimoniare la presenza dell'uomo e delle sue fatiche: mulini, frantoi, pozzi; inoltre al suo interno è possibile anche ammirare le vestigia del passato, ci sono "ruderi di grande antichità" che "testimoniano il passaggio di altre civiltà e conquiste".

ALLORA PERCHE' TRACCIARE UNA STRADA? La ragione è semplice, il nuovo conquistare dice io sono il proprietario, ho idee nuove e sono convinto che questa strada possa essere di utilità per tutti.
Non ci sono altre motivazioni, ce ne potrebbero essere altre mille ma il nuovo proprietario taglia corto, dice "Io voglio tracciare la strada e basta".

Vi sono due modi per tracciare la strada:

- la prima consiste nel rispettare i confini dei poderi e ne non toccare nulla di quello che si trova nel suo interno: le chiesette, i cascinali, i pozzi, i mulini, le officine.

-la seconda è invece quella più drastica, si costruisce la strada e basta, eliminando tutto quello che si troverà lungo il cammino, abbattendo cappelle, riempiendo i pozzi, demolendo le cascine, i frantoi, le officine e per raggiungere più velocemente questo risultato, sarà necessario impiegare delle mine che faranno saltare ogni cosa.

ATTENZIONE: Il proprietario fa una considerazione che sembra sinistra per la sua attualità:

"Io non sono tenuto a fare l'una o l'altra strada: Ho la legge dalla mia parte, ossia un decreto del mio governo la cui esecuzione a sua volta è garantita dalla forza" ( Frase tratta dal testo).

La prima strada è quella che richiede fatica, molta fatica, costruire senza distruggere è molto impegnativo, ma a forza di studiare le soluzioni migliori l'esito sarà stupefacente, perchè l'oggetto della modifica sarà amato sempre di più, si modificherà senza distruggere, certo la strada non sarà dritta, sarà tortuosa, piena di curve, di salite e di discese, di deviazioni ma alla fine il vero fine sarà il rispetto della contrada.

La seconda strada è quella più devastante dal punto di vista degli effetti e non sarà neanche necessario recarvicisi, basterà tracciare una riga sulla carta topografica, due rette parallele; basterà chiamare gli ingegneri, i geometri, gli operai, fare intervenire i mezzi per spianare, demolire, impartire ordini e fare affluire i fondi per acquistare tutti i materiali necessari.
La ragione sembra trionfare ma cosa accadrà dopo un pò? Incominceranno gli espropri, i contadini protesteranno, si opporranno, interverrà la polizia, ci saranno i primi morti, altri periranno per degli infortuni sul lavoro, magari quando salta una mina.
Fatte intervenire le forze politiche e il governo non rimarrà che definire come criminali gli operai che si sono opposti al progetto e i tecnici che non sono riusciti a prevenire gli incidenti.

I contadini saranno criminali anche perchè oltre ad opporsi hanno cominciato ad avanzare delle scuse come quelle relative alla rivolta seguita alla demolizione della cappella che secondo loro era dovuta solo ed esclusivamente al fatto che doveva essere rispettata la funzione religiosa in cui si trovavano i fedeli.
Quale la soluzione per stroncare queste rivolte? Fare intervenire i propri "giannizzeri" e poi corrompere un terzo della popolazione facendo delle promesse, un terzo sterminarla e un altro terzo renderla innnocua instupidendola, cioè non facendole capire più nulla, confondendola, ponendole dei dubbi.
Quali sono le differenze tra i due modi di tracciare una strada per quanto riguarda il risultato finale?

-Nel primo caso il fine del progetto sarà l'uomo e non la strada
-Nel secondo pur di tracciare la strada si vincerà ogni resistenza, non considerando assolutamente l'uomo, la persona.

Questo è il diilemma tra due posizioni: quella di chi non vuole considerare gli esseri umani come materia priva di qualsiasi valore e chi li vede come persone al centro di ogni progetto.
Con stile nitido e chiaro, Moravia pone un problema attualissimo: possiamo noi in nome del tecnicismo e del progresso distruggere i valori veri, possiamo in nome della politica distruggere la memoria, l'ambiente con opere faraoniche che non migliorano la vita ma che distruggono storia, sentimenti e cultura?
La ragione di questo comportamento. di questa cultura tutta italiana è da rintracciare nel "machiavellismo" che come tutti gli ismi è una degenerazione di un'idea che si distacca per intenti e contenuti dal pensiero originario; la volgarizzazione di Machiavelli e la sua cattiva interpretazione hanno stravolto completamente i rapporti sociali, il rispetto delle regole, dimenticando l'uomo e il cittadino.
Cambiare le regole del gioco in corsa è un altro machiavellismo che sempre in nome della ragione non rispetta più niente e spesso la classe politica assomiglia al proprietario del fondo che, davanti alle difficoltà che si frappongono ai suoi obiettivi sceglie di: corrompere, sterminare (anche la morte civile e la damnatio memoriae è una forma di assassinio) e instupidire.
È vero che Moravia dedicò la maggior parte delle sue energie alla narrativa ma la vasta produzione saggistica, di cui il libro è una rappresentativa raccolta è un esempio di commistione tra il racconto, la parabola e la riflessione: ne esce fuori una scrittura fluida, mai pesante e greve nei toni che appassiona e coinvolge demistificando senza lasciare l'amarezza dell'impotenza.
Questa demistificazione dell'inautenticità è la stessa che ritroviamo sia nei romanzi che nelle opere teatrali, non bisogna dimenticare che Moravia venne accusato di presenzialismo per il fatto che era sempre ovunque, in realtà questi saggi dimostrano la grande vesatilità dell'intellettuale che con passione seppe affrontare i temi civili sena alcun velleitarimo ma avendo un solo scopo: quello di scuotere dalla pigrizia una mentalità che nel giro di pochi anni si sarebbe diffusa come una metastasi in tutta la cultura italiana.

Nel libro troviamo anche dei saggi molto interessanti oltre che su Machiavelli anche sul Manzoni con una chiave di lettura originale ed interessante, il miglior Moravia saggista che parla senza sfumature andando diritto al suo scopo.

Un libro sempre attuale consigliatissimo!!!

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Published by Caiomario - in Libri
1 agosto 2013 4 01 /08 /agosto /2013 19:30

È inevitabile quando si legge un romanzo e si vede la sua trasposizione cinematografica fare un paragone, ed è altrettanto inevitabile che le immagini del film si sovrappongano al ricordo delle pagine del libro.
Sovente il libro è superiore per capacità descrittive al film che risente dei tempi di reazione dello spettatore che si trova impossibilitato a cogliere i particolari a meno che non riveda più volte il film: questo motivo è quello che fa sì che il libro è sempre superiore al film.
Ma qui ci troviamo dinanzi alla classica eccezione che conferma la regola: il romanzo di Piero Chiara ha avuto la sua magnifica trasposizione cinematografica nel film che porta il medesimo titolo del romanzo, possiamo quindi dire che il regista Dino Risi non solo è stato all'altezza ma ha fedelmente interpretato il romanzo e chi legge il romanzo dopo aver visto il film, ha esattamente in testa i volti di Ugo Tognazzi e Ornella Muti.
Parliamo del romanzo che rimane, a detta di molti critici della letteratura, uno dei capolavori del Novecento proprio per il fatto che è sui generis nel panorama letterario italiano nel quale a parte Gadda, non possiamo rintracciare molti autori che siano ben riusciti a produrre un romanzo che sia anche pregevole dal punto di vista stilistico e artistico in senso lato.

Eppure sarebbe riduttivo ascrivere l'opera di Chiara al genere giallo perchè se l'intreccio e la trama sembrerebbero quelli classici della giallistica: omicidio, sospettati, movente, prove etc.....in realtà ci troviamo dinanzi a un romanzo di tipo introspettivo dove  la divagazione e la rincorsa dei nessi causali portano ad un bisogno di Piero Chiara di ricostruire per intero la rete dele relazioni al fine di raffigurare un quadro di complicità che non sempre riconducono al colpevole materiale dell'omicidio.
I personaggi centrali del romanzo sono Matilde ( nel film la scelta di fare interpretare il ruolo ad Ornella Muti è stata tra le più riuscite e fortunate), una giovane vedova contrurbante e fascinosa che esercita un'attrattiva continua e ammaliante nei confronti di Orimbelli ( nel film impersonato da un grandissimo Ugo Tognazzi) un avvocato fallito, reduce della guerra d'Africa che vive mantenuto da una moglie ricchissima ma brutta, Cleofe Berlusconi.
Lo scenario di fondo è quello del Lago Maggiore, una villa sul lago, un bellissimo parco e i personaggi che si muovono all'interno di un ambientazione cupa e lenta; Orimbelli sollecitato dalla bellezza di Matilde decide di uccidere la moglie Cleofe Berlusconi, annegandola nel lago.
Tutto sembra procedere secondo il piano ordito dall'Orimbelli fino a quando Marco Maffei, un giovane rientrato in Italia dopo una permanenza in Svizzera, non sospetterà di lui aiutando il fratello della moglie assassinata, Angelo Berlusconi ed ex marito di Matilde, a scoprire la verità.
Una volta scoperto Temistocle Orombelli si vede perso, va nella "stanza del vescovo", così chiamata perchè in quella stanza era avvenuto un altro dramma altrettanto terribile che aveva visto coinvolti gli avi del Berlusconi e decide di impiccarsi alla Condè le cui modalità prendono il nome dal principe Luigi Enrico Giuseppè Condè-Borbone trovato impiccato nella corda appesa all'asticciola di ferro che serviva per chiudere le finestre.
La scena che si presenta è terribile e drammatica, Orombelli esce di scena con un gesto teatrale in continuità con una vita vissuta di ricordi e nostalgie e che potremmo individuare nella descrizione del baule di Orombelli che conteneva tutti i "ricordi di una vita", quel baule era il luogo della memoria, in cui tutto veniva conservato persino i trofei d'amore raccolti durante l'esperienza della guerra d'Africa.

L'intreccio da giallo sembra avere una sua soluzione e sembra che Piero Chiara voglia arrivare "pro lectore" ad una comprensione dello svolgimento degli eventi e ristabilire almeno ordine dal punto di vista intellettuale, ma non è così: scoperto l'assassino, inizia una parte del romanzo che potremmo definire aperta con la giovane Matilde che divenuta erede universale del patrimonio di Angelo Berlusconi, decide di vivere con il giovane Maffei, quella vita che, gli eventi accaduti, sembravano averle negato.
Piero Chiara è riuscito in questo romanzo a presentare l'intero intreccio narrativo eliminando quello che è il limite dei romanzi gialli spesso romanzi investigativi e ripetitivi,  introducendo una commistione di stili che tengono sempre viva l'attenzione del lettore: si passa dal tragico all'ironico, dal commovente al triviale senza mai scadere nel tecnicismo da investigazione poliziesca.
Il finale risulta così aperto, fruibile alla fantasia del lettore che vedendo il film completerà la tentazione semplificatoria che inevitabilmente accompagna la lettura del romanzo.

Un grandissimo romanzo da leggere che sarà completato dalla visione di un film a cui necessariamente abbiamo dovuto fare riferimento.

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Published by Caiomario - in Libri
19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 04:00

LA SCELTA DEL NOME GIUSTO? 

Ci sono due cose che non possiamo scegliere: nome e nascita,il nome che ci viene dato è sempre in seguito ad una nascita che non è stata richiesta. 
Addirittura possiamo scegliere quando morire, ma nessun essere umano ha chiesto di venire al mondo. 
Sembra l'affermazione di Monsignor de Lapalisse ma spesso ce lo dimentichiamo e se c'è un aspetto che può incidere profondamente nella vita di una persona è proprio il nome, diceva Goethe: 

"Il nome di un uomo non è come un mantello che gli sta penzolante e che gli si può strappare o cacciare di dosso, ma una veste perfettamente adatta, o come la pelle concresciutagli che non si può graffiare senza far male anche a lui". 

Senza chiamare in causa i grandi pensatori che pur su quersto argomento hanno scritto pagine interessantissime, è evidente che la scelta di un nome da dare ad un figlio è una scelta non facile anche perchè spesso si è in due e non sempre la decisione finale è condivisa da entrambi i genitori, spesso uno cede in favore dell'altro solo per quieto vivere. 

Spesso sulla scelta di un nome intervengono fattori emotivi come quelli legati alla sfera familiare e parentale, il nome di uno dei nonni ( materno o paterno?) , ma questa scelta non sempre si rivela quella giusta perchè nell'arco di un decennio sono cambiati i gusti, sono mutate le sensibilità culturali per cui è rarissimo che uno venga chiamato Chichibio essendo questo, un nome desueto che potrebbe anche suscitare ilarità. 

Un altro motivo della scelta nasce dal fatto che a un cognome celebre si vuole associare un nome altrettanto celebre. è pieno di Giuseppe Garibaldi e l'eroe dei due mondi mai avrebbe immagianto che tra i posteri ci sarebbero stati tanti omonimi. 
Gli esempi potrebbero continuare dando origine a una lista chilometrica perchè di Marco Polo, Giuseppe Mazzini etc, etc., gli uffici dell'anagrafe dei vari comuni sono pieni, eppure chi si trova a fare una scelta di questo tipo, ha una grandissima responsabilità, non si tratta di una semplice scelta nominalistica quanto di una scelta che potrà incidere profondamente anche nello sviluppo psichico di una persona. 

Un altro aspetto che viene sottovalutato è l'aspetto cosiddetto eufonico ( dal greco eu=bene, buono e fonè: suono), non tutti i nomi si abbinano bene e certi cognomi, valgono qui le regole lessicali che normano l'incontro delle vocali e delle consonanti. 
Spesso nella composizione dei nomi vengono utilizzati dei prefissoidi e dei suffissoidi che suonano male e oltre a ciò nomi propri che assomigliano a dei nomi comuni di cose danno origine a parole che sono composte dai medesimi grafemi ma che non hanno l ostesso significante ad esempio férmati e fermàti, stersso grafema e diverso significato. 

  • Un esempio pratico lo possiamo fare con il termine Galeazzo, un bellissimo nome, rinascimentale e nobiliare ma che nella sensibilità odierna spesso viene associato a una rima non proprio carina con tutto il corredo ilari battute che spesso accompagnano fin dall'adolescenza colui che si trova a portarlo; sono celebri gli episodi di rime e assonanze che riguardarono Galeazzo Ciano il quale ebbe la sfortuna di associare al nome anche un cognome dalla troppo facile assonanza triviale. 


Un altro elemento da considerare riguarda la cosiddetta economicità del nome, spesso nel linguaggio comune un nome viene troncato, per esempio nelle Marche si tende a troncare un nome con il finale accentato, per cui Serafino diventerà Serafì, Goffredo sarà chiamato Goffrè o Stefano Stè, Maria Marì, anche qui l'elenco è quasi senza fine, ma se questo è un'economicità d'uso esiste l'economicità che viene scelta dallo stesso soggetto che non amando il proprio nome cercherà un economico diminutivo accettabile per cui Beatrice diventerà senz'altro Bea, Matilde Mati e Rosamunda semplicemente Rosa, per non parlare poi del bellissimo nome Filomena storpiato in mille modi pur di evitarne il suono. 

Scegliere il nome per un bambino o una bambina non è come scegliere il nome per un cane o un gatto che saranno indifferenti a qualsiasi appellativo, di questo ne dovremmo essere consapevoli eppure non è così: è il caso di cognomi utilizzati come nomi, come ad esempio Presley o nomi stranieri associati a nomi di animali o luoghi naturale come Nathan Falco (nome di animale), i risultati in alcuni casi sono e saranno devastanti. 

Questo bel libro augurale può essere utile a tutte le giovani e meno giovani coppie che vogliano trovare informazioni e consigli per il nome da dare al proprio bambino, troveremo delle pagine in cui è spiegato il significato dei nomi ( un aspetto molto importante nella scelta di un nome), e un elenco di ben quattromila nomi da cui attingere per fare la scelta giusta. 
Il fatto che gli autori del libro siano Carlo Fruttero e Franco Lucentini da a questa guida un valore completamente diverso da quello che potrebbe avere un semplice elenco dei nomi in quanto lo scopo dichiarato dagli autori è proprio quello di evitare lo scempio di nomi dati spesso con una faciloneria e superficialità senza limiti. 

UNA CURIOSITA' A LATERE 

Con istanza della Corte suprema della Cassazione, il giudice ha vietato l'assegnazione di nomi che possano risultare ridicoli o che possano creare una situazione di futuro disagio. Il caso noto riportato dalle cronache è quello di due genitori genovesi che volevano chiamare il figlio "Venerdì" come il famoso compagno di Robinson Crusoe, ma la cosa più assurda è che volevano dargli come secondo nome "Mercoledì", entrambi hanno poi ripiegato sul più comune Gregorio, nome del santo in cui è nato il pargolo. 

Fonte Istat 

L'Istat ha riportato l'elenco dei nomi più diffusi in Italia nel 2007: fra i maschietti il nome più diffuso è Francesco, seguito da Alessandro, Andrea e Matteo, quasi inesistente il nome Giuda, del tutto assente Gesù ma molto diffuso Gesuino; tra le femminucce Giulia su tutte, poi seguono Sofia, Martina e chiara. 

Attenzione ai nomi stranieri: Andrea in Italia è un nome maschile, nei paesi di lingua germanica è un nome femminile, difficilmente le leggi del'anagrafe accetterebbero che ad una bambina venga dato il nome di Andrea, è accaduto.... ma come comportarsi nel caso di due genitori tedeschi che vogliono dare alla propria figlia, nata in Italia, il nome di Andrea? Una questione giuridica non da poco che dovrebbe essere regolata al livello europeo in quanto manca una normativa di riferimento in merito. 

Ci sono poi nomi regionali e cittadini: ad esempio in Sardegna è molto diffuso il nome Efisio, a Napoli Gennaro e ad Ascoli Piceno il nome Emidio (in omaggio al Santo Patrono della città), non manca poi una differenza tra Nord e Centro-Sud, al Nord prevalgono Alessandro e Matteo, al Centro-Sud Francesco prrevale su tutti. 

Un libro di 200 pagine che è anche un ottimo regalo per i futuri mamma e papà e per tutte le persone colte che sono sempre curiose...su tutto!! 

 

Il-nuovo-libro-dei-nomi-di-battesimo---Fruttero---Lucentini.jpg

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Published by Caiomario - in Libri
19 luglio 2013 5 19 /07 /luglio /2013 03:58

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(Album di Caiomario)

IL LIBRO CHE HA ISPIRATO IL CODICE DA VINCI

 

"Il Santo Graal" potrebbe essere considerato un'attenta delle origini del cristianesimo e delle cronache della vita di Gesù raccontate nel Nuovo Testamento e in particolare nei quattro Vangeli. 

L'opinione comune è portata a credere che la vita di Gesù sia esposta in tutti i Vangeli, in realtà solo in quelli di Matteo e di Luca si parla dell'origine e della nascita di Gesù e molti fatti raccontati da uno sono in netto contrasto con quelli esposti nell'altro. 

Le due tesi sono le seguenti: 

  1.  Secondo Matteo Gesù era di famiglia aristocratica, un legittimo discendente di Davide e addirittura di Salomone. 
  2.  Solo con Marco si diffonde l'idea di Gesù come "povero falegname". 



Due racconti diversi e contrastanti tra loro che evidenziano un modo diverso di "sentire" l'origine di Gesù e, da cui si può desumere, come in quei racconti confluissero tradizioni diverse che facevano parte della cultura vetero-testamentaria che ognuno interpretava a modo suo. 

Le discrepanze che troviamo negli Evangeli riguardano anche l'origine della famiglia di Gesù: 

  •  secondo Luca la famiglia di Gesù era di Nazareth, e solo in seguito ad un censimento ( che storicamente non è mai avvenuto) si trasferirono a Betlemme, in base al racconto di Luca Gesù nacque in una mangiatoia. 
  •  mentre per Matteo, la famiglia di origine di Gesù era benestante, risiedeva a Betlemme e il Nazzareno era nato in una casa. 

 

 

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Su questi ed altri episodi la domanda che avanzano gli autori è provocatoria e la esprimono in questi termini: "Piaccia o no, si deve ammettere che uno di questi due vangeli ha torto, o che hanno torto tutti e due. Di fronte ad una conclusione così clamorosa e inevitabile, non è possibile considerare come inoppugnabili i Vangeli: Come possono essere inoppugnabili, quando si smentiscono l'un l'altro?". 

Partendo da questo assunto, gli autori esaminano puntigliosamente le tappe storiche che hanno portato al riconoscimento dei Vangeli come libri che appartenevano alla parola rivelata e individuano una data, il 367 d.C., il momento fondamentale in cui avvenne la scelta da parte del vescovo Atanasio d'Alessandria di escludere alcuni dei testi che dimenticati e ritenuti pericolosi per l'ortodossia. 
Questa scelta venne ratificata nel 393 durante il Concilio di Ippona e definitivamente nel 403 d.C quando si tenne il Concilio di Cartagine. 
Ancora una volta gli autori si pongono una domanda "come poteva un'assise di ecclesiastici decidere infallibilmente che certi libri appartenevano alla Bibbia e altri no?". 
Secondo gli autori , Gesù non morì sulla croce, sposò Maria Maddalena - da cui ebbe dei figli e insieme a loro si trasferì in Francia presso una famigli ebraica. 
I suoi discendenti con il nome di Merovingi, posero le basi del Sacro Romano Impero, di questi segreti sarebbe titolare il Priorato di Sion. 

Gli autori si muovono nel campo delle ipotesi, delle coincidenze e di fatti contraddittori, ma comunque i riferimenti storici sono numerosi e le prove raccontate  fanno più di una volta sobbalzare il lettore mettendo a dura prova le sue convinzioni.

In particolare si invitano i lettori a porre attenzione alle pagine che vanno dal cap. XI al cap. XV : sono di grande interesse, ma -a nostro parere- gli argomenti trattati andrebbero affrontati solo da lettori preparati. 
Leggendo, ad esempio, il paragrafo intitolato "La Crocifissione" (pagina 455 del testo), gli autori, avanzano delle ipotesi che hanno come punto di partenza i Vangeli che erano rivolti ad un pubblico greco-romano e, a tal proposito scrivono: 

"I Vangeli furono composti durante e dopo l'insurrezione del 68-74 d.C., quando il giudaismo aveva finito di esistere come una forza sociale, politica e militare organizzata. E soprattutto, i Vangeli furono composti per un pubblico greco-romano, e dovevano risultare accettabili". 

E' solo un esempio, ma si potrebbero elencare numerossimi passi che aprono delle parentesi che necessitano di un approfondimento, ecco perché leggere il libro non basta e la derubricazione a "giallo storico" riteniamo che sia svalutativa in quanto si rischia di affrontare ogni pagina senza avere la necessaria preparazione; il rischio è quello di rimanere avviluppati nelle sabbie mobili delle suggestive tesi che gli autori hanno avanzato ai quali va comunque riconosciuto il merito di seguire un filo logico improntato su basi scientifiche (almeno per quanto riguarda il metodo). 
Pur non essendo un testo accademico, infatti, "Il Santo Gral" è un'opera che è ben documantata, alla fine di ogni capitolo si trovano numerose note "di rimando" che fanno riferimento a studi di notevole spessore che necessiterebbero di un approfondimento ulteriore. 
Solitamente un lettore normale non ha il tempo ma soprattutto la voglia di affrontare la lettura in modo così approfondito anche perchè la scienza del "Nuovo Testamento" è vasta e complessa, ma una Storia del Nuovo Testamento aiuterebbe senz'altro il lettore ad affrontare determinati argomenti con meno suoperficilaità. 
Il lettore odierno che legge i Vangeli lo fa spesso per motivi di fede, ma non bisogna dimenticare che i più grandi studiosi (quasi tutti di formazione culturale protestante) hanno esaminato ognuno dei ventisette scritti del Nuovo Testamento partendo da un'ipotesi ormai accettata da tutti i maggiori studiosi del settore ossia che i Vangeli storici non sono che in gran parte il "portavoce della comunità crisitiana primitiva, che ha fissato la tradizione orale". 
Se quindi è importante il valore letterario dei testi (e non quello storico) ci rendiamo conto che un testo come "Il Santo Graal" rischia di creare una grande confusione nella testa di quei lettori che non hanno un'adeguata preparazione per affrontare gli argomenti trattati.

 

Oggi si potrebbe parlare di fantasia, un tempo si era accusati di eresia.

 

 

 

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(Album di Caiomario)

 

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

 

  • Autori: Michael Baigent, Richard Leigh, Henry Lincoln 
  • Titolo: IL Santo Graal (Titolo originale dell'opera: The Holy Blood and the Holy Grail)
  • Anno di pubblicazione: 1982
  • I edizione Ingrandimenti giugno 1982 - I edizione I Miti luglio 2005
  • Editore: Mondadori
  • ISBN 88-04-54957
  • Prezzo: € 5,00 
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Published by Caiomario - in Libri
15 maggio 2013 3 15 /05 /maggio /2013 16:42


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Prima di presentare il preziosissimo volume "Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti d'Italia" scritto da Costantino D'Orazio ne consigliamo la consultazione e possibilmente il possesso, anticipiamo la conclusione perché questo volume è davvero speciale ed è interessantissimo per chi ama i luoghi d'arte e vuole scoprire posti che si trovano al di fuori dei soliti circuiti affollati e poco fruibili sul piano della conoscenza e dell'apprendimento.


UN PREZIOSO VADEMECUM AD USO DEI TURISTI CURIOSISSIMI

"Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti d'Italia"è una guida dal contenuto inedito che a differenza di tutte le  altre guide turistiche, propone sia luoghi che non sono accessibili al pubblico oppure mete poco conosciute che non rientrano nei circuiti del turismo di massa.
La lettura della guida  è tutta una scoperta ma anche una conferma del fatto che l'Italia è un giacimento di tesori che noi stessi ignoriamo, è vero che tutti conosciamo almeno il nome di alcuni luoghi notissimi come musei, zone archeologiche o pinacoteche, ma è altrettanto vero che camminiamo nelle nostre città ignorando del tutto cosa si nasconde nel sottosuolo o dietro ad un muro che si trova, magari, lungo la strada che percorriamo quotidianamente.

Costantino D'Orazio è uno storico e un critico d'arte e grazie alla sua esperienza e conoscenza ha dato un taglio storico-culturale che il lettore apprezzerà congiuntamente alle preziose informazioni necessarie per avere accesso a luoghi nascosti che possiamo fare rientrare nelle così dette "arti maggiori": palazzi, giardini storici, cripte, luoghi un tempo adibiti al culto ma anche nelle "arti minori" che sono un tesoro nel tesoro.

L'autore  non si limita ad una presentazione fine a se stessa delle opere artistiche  ma imprime un taglio pratico all'intera narrazione che potrebbe essere definita "solidale" e persegue l'obiettivo di rendere accessibili informazioni che sarebbe impossibile reperire attraverso altre fonti; si tratta quindi di informazioni pratiche come ad esempio quelle che riguardano  i recapiti telefonici dei proprietari o dei responsabili dei luoghi d'arte, detti riferimenti che risultano essere preziosissimi il più delle volte non è possibile reperirli attraverso i normali canali informativi; sotto questo punto di vista l'opera è meritoria in quanto fa parte di un progetto sul quale, in questo spazio posso fornire solo alcune indicazioni.

Leggere e consultare il volume lo troviamo molto gradevole al di là del suo utilizzo immediato (leggi visite nei posti citati) perché il contenuto descrittivo-narrativo non presenta solo i luoghi, ma coinvolge emotivamente il lettore, è come se si viaggiasse a fianco di un "cicerone" pronto a rivelare notizie, segreti e curiosità presenti in alcune delle più belle città d'arte italiane; tuttavia è un peccato (ma questo non è certo imputabile all'autore) che diversi luoghi non si possano visitare se non per motivi particolari legati all'attività di ricerca e di studio. In altri, invece, si può avere libero accesso ma non per questo il loro carattere di preziosità nascosta viene meno.

SI POSSONO SEGNALARE ANCHE ALTRI LUOGHI SEGRETI O CHIEDERE LUMI SU QUANTO PRESENTE NEL VOLUME

Un elemento positivo che fa parte del progetto a cui abbiamo accennato nelle righe precedenti e che merita di essere segnalato riguarda la possibilità di  contattare il dottor Costantino D'Orazio attraverso una pagina dedicata disponibile sul web, riportIAMO l'indirizzo che può ritornare utile a tutti coloro che fossero interessati a conoscere le modalità di accesso a diversi luoghi "segreti" presenti nella guida oppure a segnalare altri posti che meritano attenzione:


http://www.99luoghisegreti.it/ita/2011/05/99-luoghi-segreti-italia. (link     )


UNA CURIOSITÀ AD USO DEI LETTORI

Non tutti sanno che molti tesori artistici dall'inestimabile valore storico sono stati inglobati in strutture private, questo fatto rende purtroppo difficoltoso l'accesso ad aree che necessitano di un'autorizzazione per l'accesso da parte degli attuali proprietari. Qualche tempo fa, Alberto Angela, il noto giornalista documentarista figlio di Piero,  in una sua trasmissione televisiva  aprì al pubblico una Roma sotterranea sconosciuta ai più. Pensate che  ancora oggi nel sottosuolo di Roma si trovano templi, stanze di appartamenti privati appartenuti ad imperatori romani, terme e persino interi tratti dell'antico acquedotto romano dove scorre ancora del'acqua purissima. Questi luoghi non sono facilmente accessibili ma forse quello che potrebbe sembrare un "difetto" potrebbe rivelarsi un elemento positivo utile per preservare luoghi che rischierebbero di fare la fine di Pompei.

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SCHEDA DEL LIBRO

* Autore: Costantino D'Orazio
* Titolo: Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti d'Italia
* Editore: Palombi
* Pagine: 292
* Prezzo di copertina: euro 14 (reperibile  online a prezzo scontato)
* EAN9788860603227

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14 maggio 2013 2 14 /05 /maggio /2013 06:24

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UNA LUNGA SCIA DI FORMICHE E CICALE, I FORMICHIERI NON GRADISCONO 

"Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Anno 2002" è un volumetto scritto da Gino Vignali e Michele Mozzati e rappresenta la versione aggiornata di "Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano" pubblicato per le edizioni Einaudi nel 1991. Sulla scia del clamoroso successo del numero uno, i due autori hanno scritto altri libri dando orgine a una lunga serie di volumetti in cui protagoniste sono le formiche, a partire dal 2003 le protagoniste diventano le cicale. 

L'edizione del 2002 è stata pubblicata per la prima volta da "Baldini & Castoldi" nel 2001 e successivamente da "Mondolibri" nel 2002, consta di 143 pagine o 144 o 146 a seconda dell'edizione. 

Gli "aforismi" mordaci sono esattamente 540 tra cui numerose battute, stroncature e frasi "mozze" di altri autori "formiche" che in poche parole sintetizzano il loro pensiero (e anche la loro stizza), ecco qualche esempio: 

  • "Non ho mai avuto problemi con l'alcol, almeno fino a quando non cominciava a scarseggiare". (Tom Wait). 

 

  •  "La TV è il cesso degli occhi" (Oliviero Toscani) 


ecc, ecc, ecc..... 

Tra le numerose formiche presenti nell'antologia menzioniamo a titolo esemplificativo i seguenti: Aldo Busi, Luciana Littizzetto, Giobe Covatta, Giorgio Gaber, Mel Gibson,Totò, Tom Wait etc 

La battuta che più ci è piaciuta tra le 540? È difficile sceglierne una, ma quella che spiega il consenso politico dato a Silvio Berlusconi a partire dal 1994 è quella pronunciata da Giorgio Gaber che disse:

"Non temo Berlusconi in sé ma Berlusconi in me"....è o non è strarodinario questa aforisma di Gaber?

 

Una frase che spiega meglio di 1000 pagine di analisi politica il fenomeno de consenso a Silvio Berlusconi. 

MA I FORMICHIERI SI SONO INCAZZANO DAVVERO 

E' vero e, sebbene non ci sia un vero concept, nel senso di una storia che si svolge con un inizio e una fine, il libro ha quella dimensione tutta teatrale, mordace e velenosa delle battute che non si dimenticano. 
Esprimo un parere a titolo personale, ovviamente. Penso semplicemente che questo volumetto come tutti quelli della serie compresi i libretti sulle "cicale", rappresenti il modo migliore per affrontare in modo ironico una realtà come quella italiana che è ormai una farsa di detti e contraddetti. 
Forse l'unico modo per evitare di "un fegato grosso così", è leggere un volumetto come questo; ci sono tanti modi per affrontare il dramma italiano, serve anche questo, serve anche ridicolizzare e mettere alla berlina con poche battute una società colpita dall'apocalisse della politica. 
I nostri incuranti delle critiche indignate dei "censori moralisti" da cui vennero colpiti nella prima edizione di "Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano", hanno continuato, nel corso degli anni, a curare delle bellissime antologie improntate sullo stesso stile regalandoci una "compilation" di aforismi da incorniciare e mostrando una grande carica di energia, di humor, di passione e di visceralità anche in questa edizione datata 2001 (2002 nel libro). 

E poi dicono che i comici sono solo comici: loro -i comici- ci fanno sorridere e ridere dei guitti della politica che ormai non hanno più niente da dire, loro i comici in una battuta mozzano teste e stroncano i presuntuosi e gli stupidi. 
Gino & Michele amano spesso ricordare che le formiche sono degli animaletti ostinati e cocciuti che non tengono in conto i consigli degli altri e proseguono diritti nella loro strada anche quando i fatti gli danno contro. E' meglio essere testardo come un asino o come le formiche di Gino & Michele? Ognuno scelga il suo tipo di testardaggine, personalmente preferisco le seconde. 


Vi sentite più formiche che qualche volta si incazzano o più cicale che portano dietro di sè un'ondata di qualunquismo difficile da scrollarsi dalle spalle? Oppure vi sentite formichieri che si indignano? 

Noi ci sentiamo formiche e come disse Oreste Del Buono nella prefazione dell'Opera Ominia di "Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano": 

"L'istinto a fare il Bastian Contrario, per fortuna, è ancora abbastanza diffuso". 

Alla maniera di Gino & Michele ecco un nostro aforisma da formica: 

"La fervida creatività umana porta a inventare cose straordinarie, la mediocrità di certi umani porta a inventare solo banalità". 





Antologia mordace per fare arrabbiare i formichieri

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Published by Caiomario - in Libri
1 aprile 2013 1 01 /04 /aprile /2013 04:28

Qualche anno fa ci fu un'interessante proposta editoriale da parte del Centro di diffusione Libraria che aveva messo in commercio dei libri finemente rilegati con impressioni in oro, dei bei libri da esporre che fanno ancora bella mostra di sè nella mia biblioteca, molti titoli di narrativa che in parte ho letto e che in parte ho consultato avendoli letti in altre edizioni.

Tra questi titoli ho scelto un libro che ultimamente ho letto "I racconti di Belkin" di Aleksandr Puskin, scrittore russo vissuto nella prima metà dell'Ottocento e che è ritenuto l'iniziatore della grande narrativa russa.
Avendo letto quasi tutto Cechov, temevo di imbattermi ancora una volta in trame complesse che avrebbero messo a dura prova la mia attenzione e la mia pazienza di lettore, poi mi sono dovuto ricredere perchè Puskin è diretto, immediato e chi legge un suo racconto si trova dentro una storia, nel suo cuore e non può fare a meno di partecipare agli avvenimenti  che il grande scrittore russo sa trasmettere, evitando disgressioni inutili e fuorvianti.

Questa è una capacità che pochi scrittori hanno e se dovessimo fare un paragone con uno scrittore italiano, quello che più si avvicina per immediatezza e facilità nel raccontare è senza dubbio Giovanni Verga, entrambi sono stati dei novellieri perchè hanno privilegiato il racconto breve rispetto alla stesura di testi prolissi dalle trame complesse.

"I racconti di Belkin" sono un capolavoro in cui sono presenti diverse varianti che il genere letterario e in particolare narrativo offre, sono  composti da cinque racconti:"Il colpo di pistola"," La tormenta", "La signorina contadina", "Il fabbricante di bare"," Maestro delle poste"; ogni novella ha una tipologia narrativa differente dove si trova l'intreccio psicologico, l'enigma, la storia d'amore, il grottesco e una sorta di realismo umanitario che per la sua capacità di commuovere il lettore, è un esempio di letteratura universale e senza tempo di straordinario impatto emotivo.

Una delle novelle che più mi è piaciuta è "La tormenta" dove si racconta una storia in cui avviene di tutto: il matrimonio segreto, lo scambio di persona, il riconoscimento  finale, il lieto fine.

NON RIPORTO LA TRAMA ma invito alla lettura del testo condividendo con chi mi legge diversi punti:

-Prima di tutto c'è da dire che ogni opera porta le tracce della corrente culturale da cui proviene e da cui è stata influenzata, Puskin ha la capacità di raccontare la storia di coloro i quali sono senza diritti, gli umili, quelli che sono comparse nella storia e che non diverranno mai protagonisti, se Verga costruì i suoi racconti entro i canoni di quel realismo di provenienza ottocentesca e in particoalre francese, Puskin rientra in quel genere  letterario in cui ben si equilibrano il "tempo della storia" in cui il racconto è incasellato e il "tempo del racconto".
Questa capacità di equilibrare i tempi narrativi fa si che il lettore non si stanchi, le connessioni cronologiche rispettano i tempi logici di causalità.

*SI IMPARANO SEMPRE NUOVE COSE: Leggere un romanzo è sempre l'occasione per imparare nuove cose, nel caso della lettura de "I racconti di Belkin" ho appreso tantissimi termini, per esempio "verste" è un'unità di lunghezza russa usata per misurare la lunghezza ( l'equivalente del miglio), "samovar" è una teiera per conservare a lungo l'acqua del tè sempre bollente ( esisteva molto prima dei termos moderni che oggi utilizziamo!), "ulano" è un cavaliere armato di lancia di origine polacca etc, etc,.......l'elenco sarebbe lunghissimo ma è interessante  vedere come si possa sfruttare l'occasione della lettura per arricchire il proprio linguaggio e per allacciare i contenuti ad alcuni riferimenti al contesto storico in cui sono ambientate le vicende.
Sono numerosi infatti gli indizi sparsi nel testo che favoriscono  la lettura attiva e partecipata e che spinge il lettore a comprendere in quale clima storico sono ambientate le novelle; ad esempio nelle righe iniziali de "La tormenta" Puskin scrive:

"Alla fine del 1811, nell'epoca per noi memorabile..........."

nove parole che rimandano al periodo in cui i russi  opposero una tenace resistenza all'invasione di Napoleone, questo mi ha stimolato a riprendere i libri di storia e a ripercorrere a ritroso quei tragici avvenimenti della campagna di Russia in cui l'armata francese venne decimata prima dalla fame e poi dal freddo....cosi è stato quando ho voluto approfondire la storia degli ussari...l'elenco anche qui è lunghissimo!!




Un bel libro da leggere con lieve attenzione o anche con impegnativo approfondimento...a ognuno la scelta!!!

"Non si poteva dire ch'ella civettasse con lui,ma il poeta, notando il suo contegno, avrebbe detto:

 Se amor non è, che è dunque?............." ( da  "La tormenta")

Puskin? Si e no....è Puskin che cita in italiano Petrarca!!!

Non è straordinario constatare che  uno dei più grandi scrittori russi del 1830 citi  un italiano che molti italiani non conoscono se non di nome?

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Published by Caiomario - in Libri
30 marzo 2013 6 30 /03 /marzo /2013 18:48

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BUSI NON SCRIVE PER VENDERE MA VENDE, TRASGRESSIVO E POETICO HA ATTRAVERSATO GLI ULTIMI DECENNI SENZA ALCUN COMPROMESSO 


Aldo Busi è un narratore di razza, leggere un suo libro è come intraprendere un viaggio non solo fatto di parole che sa assemblare come l'artigiano che crea un'opera unica mai uguale a se stessa, ma anche scoprire persone, odori, sensazioni. La sua verve polemica che molti conoscono in celeberimmi duelli televisivi si stempera trasformandosi in poesia anche quando si tratta di narrare storie aspre che alzano il velo su quell'universo infinito che è l'affettività, oggi pesantemente condizionata da un mondo in continuo cambiamento. 

"CAZZI E CANGURI: POCHISSIMI I CANGURI" QUANDO LA SCRITTURA INTERPRETA E COMUNICA LA VITA 

Quando nel 1994 uscì "Cazzi e canguri: pochissimi i canguri" (questo il titolo completo) vi fu il solito can can polemico degli ignoranti istituzionali, ciò che dava fastidio era la parola "cazzi" messa lì, come uno schiaffo al passo di corsa di memoria futurista, a quanto pare c'è sempre chi ha paura che la vita venga scandagliata mettendone a nudo paure, contraddizioni e assurdità. 
L'importante è però farsi catturare dal fascino della parola e dal movimento della narrazione che Busi come pochi sa rendere sinuosa, sono moltissimi i passi del libro che risultano ipnotici al lettore e credo che una versione da audiolibro con la voce di Busi amplificherebbe ancor più la cadenza implacabile del racconto. 
C'è un episodio raccontato nel libro (vero o verosimile? date le note presenti nelle premesse propendo per la prima interpretazione) che è semplicemente bellissimo, in puro stile Busi: da un fatto ordinario come può essere quello di trovare la propria auto danneggiata, l'autore scopre l'umanità di un giovane che con lealtà e correttezza mette un avviso sul parabrezza dichiarando di essere il responsabile dell'accaduto; questo ragazzo educato e riservato gli ricorda se stesso quando era giovane, la sequenza del racconto è esemplare a partire dall'antefatto che sfocia nell'incontro con chi ha provocato i danni alla propria vettura, la lieve grazia con cui commenta l'episodio è un assaggio d'autore che oltre al paradosso sa soffermarsi su particolari che passano inosservati nella nostra quotidianità. 
La commozione non è solo un'umana manifestazione del comportamento umano, diventa emozione e rivela rapporti tra gli uomini: il riserbo del giovane che Busi avverte nel colloquio telefonico con il giovane a cui vuole regalare dei pattini per ringraziarlo della sua "lealtà e della sua innocenza antica", diventa un ricordo che si tramuta in nostalgia, incertezza e forse rimpianto per quei "rari pensieri della gioventù" che sembra accomunarli entrambi. 

VIAGGIO IN AUSTRALIA : UN VIAGGIO INTERIORE DA PERCORRERE INSIEME 

Il libro più che un racconto su un improbabile viaggio in Australia è un probabilissimo e perciò vero viaggio nella mente che si allontana dai luoghi comuni; per scriverlo Busi ha attinto dalla sua anima romantica ma anche dall'immaginario della sessualità gay. Trovo difficile (e me ne scuso) commentare senza essere reticente ma credo che questo dipenda dal fatto che sia difficile raccontare l'ineffabilità delle sensazioni che provano gli altri e in particolare quelle che solo Busi riesce a narrare in modo così diretto e chiaro da non lasciare spazio ad equivoci. 
Quando Busi racconta anche particolari scabrosi e condivide con noi qualcosa di intimo e personale viene la voglia di immergersi proprio nel modo di esporre il racconto che dimostra una grande intelligenza che pagina dopo pagina arriva a gradini più alti. 
Andiamo al di là delle pruriginose riflessioni sul membro maschile che riguardano un ranger australiano e andiamo a vedere che cosa Busi vuole mettere alla berlina: prima di tutto l'ipocrisia dell'allusione a cui risponde con un linguaggio osceno e poi con una narrazione così personale e provocatoria nei confronti della quale è impossibile rimanere insensibili. 
Devo citare un passo del libro che ritengo più eloquente di molte parole: "La storia della civiltà é la storia dell'ipocrisia che, rarefacendosi nell'unica possibile versione della verità, dà luogo a una convenzione fra le parti". Una massima da incorniciare. 

Il viaggio in Australia più che un viaggio fisico è un'avventura intellettuale, poco importa alla fine se il maschio etero provi disgusto per quanto viene dichiarato in modo così esplicito da non lasciare dubbi, varrebbe la pena citare a tal proposito quanto dichiarato da Busi sul modo di pensare di molti gay, ma non voglio togliere al lettore la curiosità di scoprirlo, basta dire che Busi prende le distanze in modo netto dai gay quando deve parlarci (non dice certi gay ma parla proprio di tutti i gay) il cui vizio è di non avere autonomia di pensiero. 
Busi non appartiene a nessuna lobby gay ed è chiaro poi su altro punto quando dice di non aver voglia di rivedere un altro uomo se manca la grazia, l'intelligenza e l'amore verso la poesia. 
Dalle riflessioni di Busi si potrebbe desumere che l'astinenza sessuale possa essere l'unica strada per non farsi corrompere, può darsi che sia così, sta di fatto che il rimedio all'ipocrisia non può ammettere compromessi se mancano le condizioni per un rapporto autentico e questo va oltre la sessualità etero od omo che sia. 
Parlare in modo esatto (per usare un'espressione di Busi) è l'unico rimedio alla deriva ipocrita che tutto altera, questo è in definitiva uno degli insegnamenti del libro. 

BILANCIO 

In conclusione un lettore non di parte come me, non può che raccomandare la lettura del libro, un libro scritto benissimo, mai banale, spesso commovente e talvolta divertente. 

Dello stesso autore consiglio in particolare la lettura dei seguenti libri (sono solo alcuni dei numerosi che ha scritto): 

* "L'amore è una budella gentile" (assolutamente da non perdere). 

* "Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo", leggetelo e capirete perché noi italiani siamo così (una parte di italiani? Sì, ma sono molti). 

* "Manuale della perfetta Mamma (con qualche contrazione per il Papà)" ...libro che crea scompiglio, ma la vita è questo. 

....e tantissimi altri. 


SCHEDA DEL LIBRO 

Autore: Busi Aldo; 
Editore: Mondadori: 
Genere: Narrativa Italiana; 
Collana: Oscar scrittori del Novecento; 
Anno: 1994 (1^ edizione) la prima edizione è stata pubblicata dall'editore Frassinelli; 
EAN: 9788804501060; 
Pagine 172 ; 
Prezzo copertina: Euro 7,40. 

Citazioni

* "Per me, un uomo vero è colui che ha saputo purificarsi dalla cultura dell'odio e, quindi,della guerra, colui che non ha bisogno di dare identità a un nemico per ritrovare la propria". (Aldo Busi) 

* "Non potendo distruggere gli uomini direttamente, che di essa si sono nutriti fino a elevarla a sistema esemplare nei secoli e millenni, grazie agli uomini sta distruggendo il pianeta per distruggerli indirettamente, ipocritamente, tutti." (Aldo Busi)

 Busi non delude mai, seduce, provoca, infastidisce, gioca con la parola

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Published by Caiomario - in Libri
21 marzo 2013 4 21 /03 /marzo /2013 14:57

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PREMESSA

L'AUTORE, NONOSTANTE IL TITOLO DEL LIBRO POSSA FARE PENSARE ERRONEAMENTE IL CONTRARIO, AFFRONTA IL TEMA DEL SESSO IN MODO PRATICO PONENDOSI COME OBIETTIVO QUELLO DI SFATARE MOLTI LUOGHI COMUNI RADICATI NELLA VULGATA POPOLARE (maschile e femminile). 

Jacopo Fo è un autore originale che scrive in modo diretto esprimendosi senza mezzi termini con un linguaggio crudo e ironico, dice quello che molti di noi avrebbero voluto sentire non una volta, ma tantissime volte e, piaccia o non piaccia, l'autore sa parlare della sessualità ponendo delle domande e dando delle risposte pratiche ed utili, quelle che forse avremo voluto sentirci dire da una persona saggia capace di riflettere senza usare scorciatoie verbali equivoche. 
Quando si parla di sesso c'è troppa reticenza (ammettiamolo) eppure se siamo arrivati al 2013 dopo un percorso di migliaia di anni vuol dire che noi contemporanei (cosa che avrebbero potuto affermare tra di loro anche le generazioni dei secoli passati) siamo il risultato di un'attività sessuale che si è ripetuta trilioni di miliardi di volte; per piacere o per riproduzione (??) il sesso muove il mondo. La vita si basa sulla copula, e sulla copula hanno riflettuto filosofi, letterati, psicologi e scienziati in genere, ma solo gli artisti delle arte figurative sono riusciti a sublimarla andando al di là dell'atto meramente riproduttivo ed istintivo. 
Gli antichi Romani che avevano uno spiccato senso del pratico, erano soliti decorare le pareti di luoghi pubblici come i lupanari e le terme con esplicite scene sessuali; andate, ad esempio, a Pompei e potrete constatare de visu come attraverso la pittura anticipassero il godimento fisico con quello mentale. 


IL LIBRO: UN MANUALE SULLA SESSUALITÀ CHE SMONTA MOLTI LUOGHI COMUNI 

Nella banalità c'è la verità, eppure non esiste argomento più "autocensurato" del sesso: o se ne parla in modo sbagliato o non se ne parla per niente. 
Jacopo Fo nel suo libro intitolato "La scopata galattica. Sesso e zen" non vuole assurgere ad un ruolo che non ha, quello del sessuologo, del resto se si vuole leggere un libro di sessuologia si possono trovare migliaia di titoli che affrontano l'argomento e lo fanno in modo a volte serio e spesso serioso, quindi se vi accingete alla lettura del libro preparatevi pure ad accettare termini ed espressioni non politicamente corrette, insomma parlare di sesso lo si può fare in tutti i modi, ma la gente normale non parla come un terapeuta. 


LA SCOPATA GALATTICA, LA PAURA DI ESSERE GIUDICATI 

Qualcuno si chiederà il perché di un titolo così provocatorio  "La scopata galattica. Sesso e zen", intanto come potete notare dopo la scopata galattica c'è un punto e poi seguono due parole congiunte da una copula": sesso e zen. La scopata galattica è quella che coinvolge tutti da sempre o quella che ognuno sogna di fare almeno una volta? Leggete il libro per pervenire alla giusta interpretazione. 

Ma ora rischio di diventare serioso e questo lo vorrei proprio evitare in quanto una recensione ingessata non va incontro allo spirito del libro e non farebbe arrivare il giusto messaggio. 


Qual'è la paura che hanno gli uomini quando si accingono ad avere un rapporto sessuale? La mancata erezione e più c'è paura meno affluisce il sangue nel membro, Jacopo Fo usa un'espressione molto efficace per descrivere questa situazione: "costipazione muscolare" a cui si può rimediare con un metodo che francamente non avevo mai sentito prima. Lo volete conoscere? Leggete il libro, non entro nei particolari descritti nel libro ma può darsi che funzioni, non mi sembra comunque una buotade narrativa e se lo è mi sembra riferita molto bene a partire dalla posologia. 
Ma esiste l'ansia di prestazione e la voglia di dimostrare e di mostrarsi che Jacopo Fo affronta dispensando un consiglio che è posto in modo ironico ma che non è poi così lontano da quello che molti pensano. Di cosa si tratta? Leggete il libro, non posso citare il passo testuale in questo contesto. 

IL DISCORSO SI FA SERIO 

Il discorso ad un certo punto si fa serio, pensare di trovarsi davanti ad un manuale del sesso è sbagliato, Fo affronta il problema dell'emozione quale componente essenziale dell'innamoramento, possiamo anche dire (se volete sentirlo dire) che innamoramento ed emozione vanno di pari passo ed il sesso conseguente all'innamoramento è il massimo dell'empatia. La parte divulgativa merita una riflessione ulteriore: nessun uomo che va con una prostituta può dirsi pienamente soddisfatto, manca la parte emotiva di coinvolgimento reciproco, manca la totale libertà di abbandonarsi senza pudore, il gusto dell'amore è il gusto di vivere un'emozione. 
Il fatto che molti adolescenti desiderino essere dei superdotati va nell'ordine delle cose, ma quando questo desiderio è quello di molti maschi adulti diventa un problema culturale che rimanda a un malinteso senso di essere soddisfacenti. SI TRATTA DI UN MITO che non corrisponde alla realtà e che un detto popolare liquida con la massima: "Ciò che importante è che sia duro e che duri". 


DUE MODI DI AFFRONTARE IL SESSO 

Attenzione l'argomento è serio: l'uomo pensa il sesso in maniera diversa dalla donna, è un dato di fatto che non può essere messo in discussione, Fo osserva che l'uomo ama il sesso quantitativo mentre la donna preferisce quello qualitativo, la fantasia più fervida nel raccontare e nell'illustrare sembrerebbe quindi appannaggio dei maschi, ma siamo sicuri che sia proprio così? tempo fa l'editore Bompiani ha pubblicato una serie di libretti sull'erotismo scritti da autrici femminili; una delle più note è Emmanuelle Arsan che ha scritto libri famosissimi come: Emmanuelle, I Figli di Emmanuelle, L'Antivergine ed Erosfera. 

Jacopo Fo vuole demolire molto luoghi comuni, ma perché allora non riscoprire la lentezza nei rapporti sessuali? Forse perché abbiamo paura che qualcuno ci possa aggredire come sarebbe potuto accadere agli uomini primitivi? Forse questa è la ragione dell'eiaculazione precoce. Ecco a tal proposito cosa scrive l'autore: 

"Milioni di anni fa, i nostri antenati vivevano nella giungla e copulavano alla pecorina, quindi avevano le spalle un po' scoperte. Quelli che ci mettevano troppo tempo...arrivavano le tigri con denti a sciabola e se li mangiavano. 
Anche dietro agli eiaculatori precoci arrivavano le tigri e se li mangiavano. 
Però loro avevano già finito, Così,di generazione in generazione,i tempi di copula si sono sempre più accorciati perché i lentoni non avevano discendenza" (p. 21). 

Eppure nel regno animale c'è chi ci batte, racconta Fo che gli oranghi ci mettono solo 7 secondi e "le oranghe non si lamentano perché sono eiaculatrici precoci anche loro" (scrive proprio così); non avevo mai riflettuto sull'argomento e non conoscevo certi dettagli tratti dall'etologia! 



CONCLUSIONE 

Il libro di Jacopo Fo ha un titolo accattivante e le tematiche affrontate sulla sessualità potrebbero anche infastidire qualche moralista e censore (allora non leggete il libro), ma se impariamo a sdrammatizzare sull'argomento sesso, ci rendiamo conto che presto o tardi certe domande ce le poniamo.....poi ci sono gli psicologi, i terapeuti del sesso, gli psicopedagogisti.....quanta gente parla di sesso!! 
Mi sono divertito a leggere questo libro, l'approccio di Fo potrà anche fare ridere o sorridere ma siamo sicuri che le nostre convinzioni in maniera sessuale non siano spesso dominate dall'ambiguità e dalla irrazionalità? Se lo volete scoprire, leggete il libro....vi divertirete moltissimo. 

SCHEDA DEL LIBRO 

* Autore: Jacopo Fo; 
* La scopata galattica. Sesso e zen; 
* Editore: Nuovi Mondi Media; 
* Pagine: 213, 
* Anno di pubblicazione: 1999; 
* ISBN-13 9788887554021; 
* Prezzo di copertina: euro 10,00. 



**Jacopo Fo ha scritto numerosi libri, consiglio di abbinare alla lettura di questo quella di un altro famosissimo e fortunato libro, il cui titolo è "Lo zen e l'arte di scopare".** 


12 Marzo: Giornata Mondiale contro la Cyber-Censura...............è auspicabile che lo sia tutti i giorni dell'anno o no?

Conclusione: Un manuale che si rivela indispensabile per superare i luoghi comuni..

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Published by Caiomario - in Libri
18 marzo 2013 1 18 /03 /marzo /2013 04:07

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Prima di presentare il preziosissimo volume "Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti d'Italia" scritto da Costantino D'Orazio ne consigliamo la consultazione, anticipiamo la conclusione perché questo volume è davvero speciale ed è interessantissimo per chi ama i luoghi d'arte e vuole scoprire posti che si trovano al di fuori dei soliti circuiti affollati e poco fruibili sul piano della conoscenza e dell'apprendimento. 


UN PREZIOSO VADEMECUM AD USO DEI TURISTI CURIOSISSIMI 

"Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti d'Italia"è una guida dal contenuto inedito che a differenza di tutte le altre guide turistiche, propone sia luoghi che non sono accessibili al pubblico oppure mete poco conosciute che non rientrano nei circuiti del turismo di massa. 
La lettura della guida è una continua scoperta ma anche una conferma del fatto che l'Italia è un giacimento di tesori che noi stessi ignoriamo, è vero che tutti conosciamo almeno il nome di alcuni luoghi notissimi come musei, zone archeologiche o pinacoteche, ma è altrettanto vero che camminiamo nelle nostre città ignorando del tutto cosa si nasconde nel sottosuolo o dietro ad un muro che si trova, magari, lungo la strada che percorriamo quotidianamente. 

Costantino D'Orazio è uno storico e un critico d'arte e grazie alla sua esperienza e conoscenza ha dato un taglio storico-culturale che il lettore apprezzerà congiuntamente alle preziose informazioni necessarie per avere accesso a luoghi nascosti che possiamo fare rientrare nelle così dette "arti maggiori": palazzi, giardini storici, cripte, luoghi un tempo adibiti al culto ma anche nelle "arti minori" che sono un tesoro nel tesoro. 

L'autore non si limita ad una presentazione fine a se stessa delle opere artistiche ma imprime un taglio pratico all'intera narrazione che potrebbe essere definita "solidale" e persegue l'obiettivo di rendere accessibili informazioni che sarebbe impossibile reperire attraverso altre fonti; si tratta quindi di informazioni pratiche come ad esempio quelle che riguardano i recapiti telefonici dei proprietari o dei responsabili dei luoghi d'arte, detti riferimenti che risultano essere preziosissimi il più delle volte non è possibile reperirli attraverso i normali canali informativi; sotto questo punto di vista l'opera è meritoria in quanto fa parte di un progetto sul quale, in questo spazio posso fornire solo alcune indicazioni. 

Leggere e consultare il volume è molto gradevole al di là del suo utilizzo immediato (leggi visite nei posti citati) perché il contenuto descrittivo-narrativo non presenta solo i luoghi, ma coinvolge emotivamente il lettore, è come se si viaggiasse a fianco di un "cicerone" pronto a rivelare notizie, segreti e curiosità presenti in alcune delle più belle città d'arte italiane; tuttavia è un peccato (ma questo non è certo imputabile all'autore) che diversi luoghi non si possano visitare se non per motivi particolari legati all'attività di ricerca e di studio. In altri, invece, si può avere libero accesso ma non per questo il loro carattere di preziosità nascosta viene meno. 

SI POSSONO SEGNALARE ANCHE ALTRI LUOGHI SEGRETI O CHIEDERE LUMI SU QUANTO PRESENTE NEL VOLUME 

Un elemento positivo che fa parte del progetto a cui abbiamo accennato nelle righe precedenti e che merita senz'altro di essere segnalato riguarda la possibilità di contattare l'autore attraverso una pagina dedicata disponibile sul web, riportiamo l'indirizzo che può ritornare utile a tutti coloro che fossero interessati a conoscere le modalità di accesso a diversi luoghi "segreti" presenti nella guida oppure a segnalare altri posti che meritano attenzione: 

http://www.99luoghisegreti.it/ita/2011/05/99-luog hi-segreti-italia. 




Non tutti sanno che molti tesori artistici dall'inestimabile valore storico sono stati inglobati in strutture private, questo fatto rende purtroppo difficoltoso l'accesso ad aree che necessitano di un'autorizzazione per l'accesso da parte degli attuali proprietari. Qualche tempo fa, Alberto Angela, il noto giornalista documentarista figlio di Piero, in una sua trasmissione televisiva aprì al pubblico una Roma sotterranea sconosciuta ai più. Pensate che ancora oggi nel sottosuolo di Roma si trovano templi, stanze di appartamenti privati appartenuti ad imperatori romani, terme e persino interi tratti dell'antico acquedotto romano dove scorre ancora del'acqua purissima. Questi luoghi non sono facilmente accessibili ma forse quello che potrebbe sembrare un "difetto" potrebbe rivelarsi un elemento positivo utile per preservare luoghi che rischierebbero di fare la fine di Pompei. 

------------------------------------------------- ---------- 

 

 

 

 



SCHEDA DEL LIBRO 

  •  Autore: Costantino D'Orazio 
  •  Titolo: Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti d'Italia 
  •  Editore: Palombi 
  •  Pagine: 292 
  •  Prezzo di copertina: euro 14 (reperibile online a prezzo scontato) 
  •  EAN9788860603227

 I centri urbani si ampliano e nascondono al loro interno splendidi tesori sconosciuti ai più.

 

Articolo presente in forma modificata su altra piattaforma.

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