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17 marzo 2014 1 17 /03 /marzo /2014 06:55

 

 

 

 

 

 

 

 

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Accostarsi al "Trionfo della morte", il più nietzschiano dei romanzi di Gabriele D'Annunzio, può indurre il lettore a confondere l'esteta, come lo intendeva il Vate con il superuomo di Nietzsche, ma il decadentismo non ha niente a che fare con la filosofia di Nietzsche se non per l'influenza che questi ebbe su tutti gli scrittori (D'Annunzio compreso) che credettero di interpretare in modo corretto il pensiero del filosofo tedesco. L'influenza che il filosofo tedesco ebbe su D'Annunzio, è innegabile ma, per ovvie ragioni, fu un'influenza non voluta; nel secondo Novecento, poi, l'accezione del superuomo come individuo slegato da qualsiasi imposizione della morale è quella che ha avuto più successo ed è anche quella che ha contribuito, in maniera determinante, a non comprendere Nietzsche, difatti coloro che sostengono questa tesi sono solitamente quelli che non hanno mai letto le opere di Friedrich Nietzsche
Chi scrive ha cercato di tenere distinti i due piani di pensiero anche se una certa vulgata letteraria tende a sovrapporre i due piani ingenerando un equivoco fuorviante. 
Nietzsche aveva un'idea di uomo che andava oltre (superuomo nel senso di sopra l'uomo) e che rappresentava un modello per il futuro, un uomo che era libero da qualsiasi superstizione e pregiudizio, D'Annunzio invece, sotto questo punto di vista, rappresenta un decadimento dell'idea nietzschiana. 

IL TRIONFO DELLA MORTE UN PASSANTE SI BUTTA DAL PINCIO E SI RINCHIUDONO IN ALBERGO 

Il romanzo si compone di 24 capitoli divisi in sei parti, gli unici protagonisti sono Giorgio Aurispa e Ippolita Sanzio, entrambi sono amanti; gli altri attori sono delle comparse che si muovono dietro la storia tragica dei due. La parola "amante" in D'Annunzio è pregna di sensualità, gronda di fisicità e non è mai foriera di gioioso trasporto, il poeta raccontava storie di amanti maledetti che nella tragedia personale sublimavano se stessi sino ad annullarsi. 

L'inizio del romanzo conferma l'inclinazione di D'Annunzio a narrare episodi che turbano il lettore: siamo sul Pincio, Giorgio e Ippolita stanno passeggiando ad un certo punto una persona si suicida buttandosi nel vuoto. I due che fanno? Vanno a rinchiudersi in un albergo e non avendo altro da fare Giorgio mostra le lettere che le ha scritto e non le ha mani spedito, Ippolita apprende la folle gelosia di lui, ne è turbata. 

LA SEPARAZIONE E LA MAMMA DI LUI 

Giorgio e Ippolita vanno verso l'inevitabile separazione, entrano in gioco le figure femminili della sua famiglia: la mamma e le sorelle. La madre suscita in lui pena e amore, mentre è il padre quello che gli ha dato l'imprinting della violenza, da questa tara è impossibile liberarsi e la figura del padre, anonima e misteriosa, è quella che, in parte, ne condizionerà le scelte. 

PER RITROVARE L'AMORE SI RIFUGIANO IN UN ALBERGO, MA È L'ULTIMA TAPPA PRIMA DEL TRIONFO DELLA MORTE 

Giorgio e Ippolita dopo essersi ritrovati decidono di ritirarsi in un albergo dell'Adriatico abruzzese, la parte del romanzo in cui si descrive questo episodio è tra le più belle, D'Annunzio che di donne certo se ne intendeva, riesce a descrivere in maniera unica il rapporto carnale che lega i due, la sensualità di lei e l'ossessione che lui prova verso la vitalità straripante dell'amante. 
E' l'esito che è infausto e, lascia l'amaro in bocca! Giorgio decide di uccidere Ippolita e poi di togliersi la vita. 



L'ANGOLO PERSONALE 

Giorgio è un raffinato, non c'è dubbio, ma è anche psicologicamente fragile, lo definirei un uomo adulto instabile che prova tenerezza verso una madre tradita da un marito che passa da una donna ad un'altra, ma è anche un uomo sul quale le figure femminili svolgono un'influenza che si trasforma in dipendenza totale. 
Vedo in Giorgio poco superuomo e tanto infantilismo, fatto già negativo di per sé, che si trasforma in pericolosità quando diventa patologia e Giorgio è letteralmente ossessionato dalla figura della madre e dalla sua psicologia fragilissima. 

Ippolita doveva essere molto bella, Giorgio è conquistato dal suo aspetto fisico, il suo è un rapporto carnale che diventa con il tempo sempre più torbido al punto da vedere Ippolita come una Nemica (nel testo la parola è scritta con la lettera maiuscola). Cede a Ippolita diventando trepido e debole, di lei ama tutto: i lunghi capelli che arrivano fino al bacino, le ciocche "ammassate dall'umidità", ma soprattutto il suo essere "cupida e convulsa" che tradotto dal lessico dannunziano significa bramosa di desiderio (insomma era una che amava e voleva essere amata biblicamente parlando). 

Gli alberghi: ci si va per lavoro, per turismo o per amarsi, Giorgio e Ippolita facevano di ogni albergo la loro alcova e purtroppo alla fine anche il luogo in cui trovare la morte; una storia di attrazione fisica che diventa una storia di morte? Questo è il romanzo, Giorgio è un debole e forse uno psicotico, per non essere schiavo della carnalità decide di ammazzare lei e di suicidarsi. È terribile, ma questo esito è sconvolgente, come si può pensare di uccidere una donna perché con la sua bellezza si viene turbati? 

Giorgio è un fallito, la sua inettitudine è pericolosa, annienta se stesso e gli altri e alla fine cosa rimane? Niente, assolutamente niente. 

Di superuomo non c'è niente, l'unica vittima è Ippolita mentre Giorgio è un carnefice. 

S consiglia la lettura del libro, il lettore troverà un linguaggio inconsueto per i nostri giorni, ma affascinante; il romanzo merita poi una lettura perché D'Annunzio anticipa un tema come quello dell'inetto che sarà poi ripreso anche da Kafka e da Pirandello...ma questa è un'altra storia.

 Ippolita la Nemica, Giorgio il carnefice....verso la morte.

 

Scritto di proprietà dell'autore pubblicato anche altrove.

 



 

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Published by Caiomario - in Libri
12 marzo 2014 3 12 /03 /marzo /2014 12:12

 

 

La ricerca delle radici - Primo Levi
Alla ricerca delle proprie radici letterarie - La ricerca delle radici - Primo Levi Libri
 

Probabilmente le ragioni del suicidio di Primo Levi non le conosceremo mai, ma una delle ragioni del suo disagio esistenziale sono da rintracciare nella terribile esperienza di ebreo deportato nei campi di concentramento che per tutta la vita non si è mai liberato (e come avrebbe potuto?) di quella memoria che si intrecciava anche con la ricerca delle proprie radici.
Il fatto di essere stato testimone di quel periodo se da un alto lo ha portato a svolgere il mestiere di scrittore-testimone come una missione, dall'altro lato ne ha affinato la propensione alla ricerca delle sue radici autentiche allargando, comunque, il discorso della dignità dell'uomo al di là di ogni connotazione religiosa o etnica.
Farebbe un grande errore chi volesse relegare Primo Levi nell'ambito dei superstiti ebrei che non vogliono dimenticare anche perchè Levi è stato prima di tutto un intellettuale fine e di grande spessore culturale che ha passato attraverso quell'evento tragico e non uno che ha vissuto quella terribile esperienza e dopo è diventato scrittore, però è innegabile che la dimensione del ricordo acquista dei contorni antropologici nel momento in cui vengono toccato tutti i temi che riguardano l'identità in seguito all'evento della Shoah.

È  drammatico ammetterlo e lo si ammette con un certo pudore ma già in "Se questo è un uomo", Levi prima di domandarsi sulle sue radici si domanda se in quell'esperienza una persona si potesse definire un uomo e se potesse uscire indenne nella sua interiorità dopo quella violenza.
L'impegno di Levi non avrai mai tregua e la sua attività di scrittore-testimone è sempre stata quella di rieducare l'uomo, l'uomo in genere anche quello colpito dalla violenza , parlare di analisi fenomenologica non appare quindi eccessivo intrecciandosi tematiche filosofiche con quelle pedagogiche che tuttavia non miravano a voler dare un messaggio ma a porre continuamente degli interrogativi che sono quelli dell'essere e del conoscere.

La ricerca delle radici è una ricerca delle proprie radici culturali, delle letture significative, della bibioteca composta da testi pesanti e di grande spessore, quello che Levi propone è anche un itinerario ideale delle letture che contano e che formano e in questo itinerario c'è anche la causalità, l'imprevisto a cui Levi tenta di dare ordine ma non consequenzialità.

Se le radici di ognuno di noi sono anche radici letterarie che si sedimentano anno dopo anno formando la nostra personalità la necessità di mettere ordine significa anche conoscere se stessi, è quindi quella di Levi, una ricerca delle radici letterarie che si può definire tematica come, per esempio quella del riso, dove vengono citati autori come Rabelais, Porta, Belli.

Dopo aver letto il libro ci si può domandare perchè ci siano delle esclusioni di autori importanti e in parte lo stesso Levi ha risposto a questa inevitabile domanda perchè ribaltando l'interrogativo verrebbe quasi naturale dire "cosa metterei nella biblioteca ideale" ma Levi non vuole fare questa artificiosa operazione a ritroso come evita di scegliere autori di cultura ebraica solo per questo motivo.
Una cosa è mettere dentro la nostra biblioteca quello che abbiamo letto e un'altra cosa quello che vorremmo mettere, le esclusioni Levi le spiegherà adducendo sia motivi di antipatia sia ragioni di tipo precauzionale per evitare di esserne coinvolto in una visone negativa e pessimistica.
Le ragioni delle scelte di questo o quell'autore è sicuramente quella personalissima di Levi ma oltre alle indicazioni letterarie è interessante vedere quale possa essere la scelta del discrimen e come la parte antologica possa aiutare a farsi una buona idea dell'autore.


Dante, ad esempio, non si legge, Dante si studia, dire "ho letto Dante" è un non senso logico perchè la lettura dell'opera è impegnativa e va decodificata, assorbita e assimilata.  Proprio su questo argomento Levi , parlando di Balzac, osservò che la nostra vita è troppo breve per leggere tutto Balzac.

La lettura de "La ricerca delle radici" ha quindi un valore didattico perchè insegna a fare delle scelte, ognuno può costruire la propria antologia personale, la può arricchire, incrementare ma comunque bisogna dare delle priorità tralasciando anche autori importanti che non necessariamente possono essere importanti nella nostra formazione personale.


****Ognuno di noi può scrivere una ricerca delle proprie radici personali, basta un quaderno e incominciare a scrivere dei titoli, andando a ritroso e scrivere le motivazioni delle nostre scelte letterarie, un interessante percorso che ci aiuta a comprendere meglio noi stessi e quindi gli altri.

 

 

La lettura forma la nostra personalità.............

       
       
       

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Published by Caiomario - in Libri
17 febbraio 2014 1 17 /02 /febbraio /2014 04:12

 

 

 

 

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Fonte Foto: http://www.flickr.com/photos/72031802@N00/3724831026

 

 

 

Bella storia quella raccontata in  "Autoritratto di un uomo nato per correre";  non si tratta del solito libro autobiografico ma di un libro che racconta una storia originale e affascinante, quella di Marco Olmo, un uomo che, attraverso la corsa estrema, afferma se stesso impersonando l'irriducibile volontà di non arrendersi davanti a nessun ostacolo.

Marco Olmo è nato ad Alba e vive a Robilante, un piccolo paese che si trova sulle montagne cuneesi, zone splendide dal punto di vista paeseggiastico, ricche di itinerari affascinanti per gli amanti dell'escursionismo; ha iniziato a correre all'età di 27 anni e da quel momento....non si è più fermato.

All'età di 58 anni vince l'Ultratrail du Mont Blanc,  competizione considerata tra le più impegnative   e importanti al mondo, una corsa dura in cui  Olmo si è dovuto confrontare con atleti più giovani andando contro qualsiasi logica legata all'età al punto che viene da chiedersi quali sono i limiti dell'uomo e quali limiti noi stessi  ci autoponiamo nell'affrontare la vita e le difficoltà ad essa legate.

 

Se Olmo riesce a macina centinaia e centinaia di chilometri su è giù per terreni scoscesi ed impervi, questo è dovuto sì alla sua tempra eccezionale ma anche ad una forza di volontà unica che parte in primo luogo dalla conoscenza di sè. 

 

Un libro che può servire da stimolo a tutti coloro i quali partono già sconfitti prima che inizia qualsiasi competizione e che con il vittimismo si sono creati un comodo alibi per la loro incapacità a reagire e ad affrontare le difficoltà della vita.

 

Corri Marco e vinci....tutti noi abbiamo molto da imparare da te!

 


 

 

Per approfondire la conoscenza di Marco Olmo segnalo le seguenti pagine:


http://www.verieroi.com/portal/piemonte/cuneo/134-marco-olmo-correre-e-un-po-come-volare.html

 

http://runningpassion.lastampa.it/tag/marco-olmo

 

https://www.facebook.com/pages/marco-olmo/108170414936


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Published by Caiomario - in Libri
24 gennaio 2014 5 24 /01 /gennaio /2014 06:54

 

Amicizia e altri racconti. Ediz. integrale

 

 

 

Leggete le opere di Hermann Hesse e scoprirete degli scrigni di rara bellezza, le sue pagine sono penetranti e credo che si possa dire senza cadere nell'iperbole che Hesse oltre a possedere un talento assoluto abbia segnato profondamente la storia della narrativa impegnata del secolo precedente ma anche che con i suoi libri abbia influenzato milioni di lettori; si sa però che gli eufemismi della lingua potrebbero fare sorgere il sospetto che si esageri ma per disinnescare questo sospetto vi suggerisco la lettura di un libro intitolato “Amicizia e altri racconti” , un'opera degli esordi che sa incantare il lettore e che contiene 14 preziosi racconti tutti da gustare!!

 

Leggendo questi racconti non c'è dubbio che ci si immerge in un'altra epoca, ma le situazioni descritte escono fuori dalla temporalità del momento per diventare universali, in un mondo come il nostro è sempre lecito lanciare un allarme generale sulle illusioni che come sirene incantatrici stanno sempre pronte lì a sedurci facendoci perdere il gusto per la normalità della vita. Credo che questo atteggiamento presente in molte delle figure descritte da Hesse si riproduca per un fatto generazionale legato all'età ma il nostro modo di confrontarci con gli altri in fondo non è cambiato dopo oltre un secolo e oggi forse l'unica differenza che segna uno stacco tra quel mondo descritto da Hesse e il nostro sta nel fatto che tanti (forse troppi) sono presi da un egocentrismo che li spinge ad apparire e ad essere protagonisti, ma la seduzione e la circonvenzione determinata dalle false lusinghe è la stessa.

Prendiamo ad esempio la figura di uno degli attori di uno di questi racconti, quel Karl Eugene Eiselein che dimostra di avere difficoltà a raggiungere un proprio equilibrio psichico fagocitando tutto e tutti e in particolare le persone che più avrebbe dovuto amare. Dietro la facciata della normalità si verificano tensioni e drammi inimagginabili e la verità è molto più banale di quanto si potrebbe pensare.

La puntuale descrizione di tipi di donna e di uomo sempre in perenne ed affannosa ricerca di un fine che abbia un senso è un motivo comune a tutti i racconti in cui l'amore  risulta un sentimento potente e fecondo che muove il mondo.

Eppure tutto questo avviene nella ripetizione banalizzante della quotidianità, quella con cui tutti noi dobbiamo fare i conti nella vita terrena; l'apparente banalità è ricca di sorprese come questo bel libro di Herman Hesse da leggere per riflettere sulla nostra pochezza e caducità ma anche sulle aspirazioni che accompagnano quel periodo contrastato che è l'adolescenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Published by Caiomario - in Libri
22 gennaio 2014 3 22 /01 /gennaio /2014 17:11

 

 

 

SU DI ME HA FATTO MIRACOLI - Guarire la Psoriasi. Un metodo naturale - John O. Pagano Libri

 

 

  Guarire la psoriasi. Un metodo naturale" di John Pagano è un volume che nasce dal desiderio di offrire al lettore tutta una serie di consigli per guarire dalla psoriasi senza dovere ricorrere a farmaci e a cure terapeutiche tradizionali.

Il libro è scritto in modo chiaro e comprensibile e permette di capire, grazie anche ai numerosi esempi a cui l'autore fa ricorso come la cura di una determinata patologia passa prima di tutto dall'osservanza di un buono stile di vita. Ogni volta che leggerete le spiegazioni  contenute nel libro vi renderete conto in che modo l'alimentazione possa influire sulla nostra salute e come il cibo e gli integratori naturali possano non solo per aumentare l'energia, ma anche per prevenire e curare molte malattie tra cui anche la psoriasi.

 

Il libro (e non poteva essere diversamente visto che si parla di salute) ha creato entusiasti consensi e anche numerose opposizioni; evidentemente non possiamo essere del tutto convinti del fatto che vi siano prove sufficienti sui vantaggi a lungo termine che possano derivare dal metodo consigliato da Dr John Pagano, tuttavia bisogna ammettere che oggi molti medici sono sensibili sul potere curativo del  buon cibo  e  su come la nutrizione sia la base da cui partire per prevenire l'insorgenza di molte patologie degenerative.

 

Fatta questa premessa, non si può che essere d'accordo con alcuni consigli dispensati da Pagano, come quello di liberarsi dal fumo, sui cui benefici è inutile soffermarsi in questo articolo mentre dovrebbe essere una prescrizione medica  non negoziabile quella di smettere di fumare per i  malati di psoriasi;  se poi esiste un'arte, questa è quella di disintossicare il proprio organismo così come una buona gestione dello stress attraverso l'attività fisica può contribuire senz'altro a "pulire" il corpo dagli effetti distruttivi dei radicali liberi, ossia di quelle molecole instabili di ossigeno che possono provocare tutta una serie di patologie tra cui i tumori e le malattie cardiovascolari.

 

Bisogna dire che sono accadute molte cose da quando il libro è stato scritto, a partire dalle scoperte fatte sul potere curativo degli antiossidanti; senza entrare nel dettaglio dei numerosi studi pubblicati e sulle altrettanto numerose ricerche sul ruolo svolto da molte sostanze sulla "scena nutrizionale" è bene allargare la propria conoscenza  sul potere curativo dei cibi.

 

A tal proposito consiglio la lettura di un libro illuminante intitolato "Il potere curativo dei cibi" scritto da, naturopata M.T. Murray, una delle massime autorità nel settore nel campo dell'alimentazione e autore di numerosi libri e pubblicazioni sulla medicina naturale.

 

 

 

 

 

 

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Published by Caiomario - in Libri
5 gennaio 2014 7 05 /01 /gennaio /2014 18:29

I VIAGGI NEI TEMPI MODERNI

I tempi moderni, nonostante tutto, sono caratterizzati da una disposizione benevola da parte del pubblico verso i viaggi anche se l'organizzazione della nostra società sembra non lasciare alcun spazio all'immaginario romantico del viaggio come momento di scoperta quasi fosse una condizione oggettiva che in realtà non esiste più da tempo in quanto tutto quello che c'era da esplorare è stato già in buona parte scoperto. Rimangono i fondi degli oceani ma nel resto del mondo c'è qualcuno che è già arrivato per primo!
Eppure nonostante questo dato di fatto ogni viaggio può essere anche oggi una continua scoperta se viene vissuto come una condizione esistenziale perché ogni cosa è nuova per chi non l'ha mai vissuta.

La mia premessa iniziale è necessaria per presentarvi un libro "gustosissimo" intitolato "Era meglio non partire" che ho letto con divertimento ed interesse e che inevitabilmente mi ha portato a fare una comparazione con il modo odierno di vivere il viaggio inteso come spostamento dalla propri residenza ad altro luogo. Il raffronto coll'oggi è inevitabile anche se sono consapevole del fatto che gli uomini e le donne che vissero quelle situazioni di disagio (per quanto siano meticolosamente raccontate) sono lontanissimi dalla nostra mentalità che non sa più affrontare la casualità degli eventi. Forse per il nostro bene e delle generazioni che verranno, dovremmo riappropriarci di quello spazio vacuo ed incerto che rende la vita un'esperienza unica ed originale che vale la pena di essere vissuta.

LA SCOPERTA DEL VIAGGIATORE


Il viaggio come lo viviamo noi oggi non ha niente a che fare con il modo in cui era vissuto dai viaggiatori del Settecento e dell' Ottocento, eppure la propensione alla scoperta è la medesima anche se gli itinerari che affrontiamo sono comodi e le situazioni di viaggio che ci troviamo ad affrontare sono abbastanza piatte a meno che non accadano degli imprevisti catastrofici. Ma avete mai pensato che cosa fosse intraprendere un viaggio in un epoca in cui i mezzi di trasporto erano lenti e avvenivano o a piedi o in carrozza e quando era impossibile comunicare con le persone che si trovavano lontane?
Avete mai pensato che cosa significasse non trovare per centinaia di chilometri un punto di ristoro e non potersi cambiare o non poter andare in bagno? Provate ad immaginare quelle condizioni davvero estreme e arriverete alla conclusione che "era meglio non partire"...eppure gli uomini e le donne di allora partivano ed andavano ovunque a costo di vivere grandissimi disagi e di rischiare anche la pelle!!

La figura del viaggiatore non è una scoperta moderna, l'uomo ha sempre viaggiato e si è spostato sin dalla notte dei tempi, pensate ai viaggi di Marco Polo e ancora prima a quelli che facevano i Romani quando andavano a conquistare terre lontane dall'Urbe, ma se riflette bene su quei viaggi vi renderete conto che quei viaggi avvenivano per ragioni diverse dalle nostre: i viaggi erano mercantili, di pellegrinaggio, di conquista, di studio e di scoperta di luoghi inesplorati mai di piacere!

Solo nel '700 nasce il viaggio inteso in senso moderno visto come momento di formazione e in concomitanza con questo modo di vivere il viaggio nascono anche i romanzi in cui si racconta l'ansia esploratrice e di scoperta che animava l'uomo moderno che trova la sua emblematica rappresentazione nel viaggio di Robinson narrato magnificamente da Daniel Defoe. Poi l'uomo ha incominciato a scoprire il viaggio come momento di relax anche se le circostanze vissute per raggiungere i luoghi di destinazione non erano certe confortevoli. Tutt'altro!

Il Robinson Crusoe (titolo completo "La vita e le straordinarie, sorprendenti avventure di Robinson Crusoe") è un romanzo molto più complesso di quanto possa sembrare, una lettura veloce e superficiale non permette di cogliere tutti gli aspetti che implicitamente ed esplicitamente sono affrontati dall'autore a partire dal modo in cui l'uomo borghese del '700 viveva la conquista e l'esplorazione di terre sconosciute e di come questo modo di vivere abbia avuto delle implicazioni fortissime nelle nascenti critiche che incominciavano a mettere in discussione il primato della cultura europea nei confronti delle culture.
Sulle opere degli intellettuali e degli scrittori del '700 è stato detto molto ma non tutto, mentre poco conosciute sono le relazioni di viaggio scritte da persone reali che si trovarono a vivere delle esperienze vere la cui conoscenza è per noi motivo di riflessione.

IL LIBRO

Nel libro sono presenti 30 report che fanno esplicito riferimento alle situazioni più disparate incontrate in occasione di viaggi intrapresi dagli autori verso terre lontane, ma al di là dell'interesse per l'aspetto narrativo del diario, quello che certamente mi pare più stimolante è conoscere gli scenari raccontati da quei viaggiatori a cui non mancava di certo un giudizio spregiudicato nei confronti di culture diverse dalla loro. Le riflessioni scritte sulle situazioni che quei viaggiatori vissero possono essere lette dal punto di vista ideologico ma prima di ragionare su questo aspetto, vorrei fare un riferimento a quanto dicevo nelle righe precedenti e che riguarda gli scenari incontrati: le condizioni delle strade erano pessime, era facile imbattersi in pericoli improvvisi che potevano anche avere degli esiti drammatici, il pericolo di essere rapinati era altissimo e i mezzi più veloci impiegati per trasferirsi erano esclusivamente a trazione animale.

Ciò che più mi ha colpito del libro e che in un certo qual modo ha rappresentato per me una novità è la presenza di molte testimonianze di viaggio scritte da donne che appartenevano ad una classe sociale elevata come ad esempio Isabel Burton moglie di Sir Richard Francis Burton uno degli esploratori e studiosi di etnologia più importanti dell'800 la Burton è stata una figura di donna intellettuale sui generis, dinamica, vivace, osservatrice della realtà, amante dell'Italia dei suoi paesaggi e della sua cultura, pronta a seguire il marito in viaggi avventurosi dove non si aveva alcuna certezza ad arrivare a destinazione.

Nel libro troviamo un brano tratto dall'opera "In viaggio con un asino" (si trova anche la traduzione "In viaggio con l'asino" ma non è corretta in quanto il titolo originale è "Travels with a donkey" letteralmente andrebbe tradotta "Viaggi con un asino") dello scrittore inglese Robert Louis Stevenson noto soprattutto per avere scritto "L'isola del tesoro" ; la storia raccontata da Stevenson è stata da lui vissuta personalmente negli Stati Uniti che aveva raggiunto dall'Europa con un bastimento (già questo particolare fa capire che cosa significasse un viaggio transoceanico a bordo di navi maleodoranti e poco sicure), da qui decise di raggiungere con mezzi di fortuna la California per ricongiungersi con una donna di nome Fanny con la quale poi si unirà in matrimonio.

Se una critica può essere mossa al libro riguarda il fatto che il taglio antologico pur funzionale allo spirito dell'argomento trattato, non permette di conoscere altri aspetti come ad esempio la biografia degli autori che comunque il lettore potrà conoscere attraverso una ricerca personale.

 CONSIGLIATO A TUTTI E IN PARTICOLARE A QUELLI DELLA VACANZA DEL TUTTO COMPRESO

 
Concludendo consiglio la lettura del libro, ne esistono moltissimi libri del genere narrativa di viaggio, questo invece, grazie alla scelta dei testi, ci dà uno spaccato di come il viaggio era vissuto in un recente periodo quando la sua fruizione era favorita anche da eventi nuovi; non lo definirei un libro impegnato ma la sua lettura è utilissima a chi oggi cerca la vacanza del tutto compreso e tornando magari si lamenta della spiaggia che era troppo lontana dall'albergo in cui alloggiava.


SCHEDA DEL LIBRO
Titolo:Era meglio non partire
Autore: AA.VV.
Editore: Archinto
Anno di pubblicazione: 2007
Pagine: 160

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Chissà come se la sarebbero cavata all'ora i tanti personaggi che oggi pretendono di insegnarci come si sopravvive in condizioni estreme, quelle raccontate nel libro lo erano veramente e non c'era il trucco!!!

Conclusione: Oggi dopo un viaggio è raro che rimangano pagine memorabili

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Published by Caiomario - in Libri
1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 21:55

Cimentarsi con una recensione sui  Quaderni dal carcere non potrà mai produrre un risultato esaustivo data la vastità degli argomenti trattati e del modo in cui è avvenuta la stesura che manca dal punto di vista formale di una sua organicità.
I "Quaderni dal carcere" contengono infatti note, appunti, riflessioni brevi spesso su argomenti tra i più disparati che nel progetto dell'autore non erano nati per comporre un'opera letteraria.
È  bene sapere   (e non si tratta di una pura curiosità letteraria) che questo titolo non è mai stato attribuito da Gramsci ai suoi scritti, ma fu l'editore solo tra il 1948 e il 1951 a dare questo titolo e si dovrà aspettare tempi recentissimi per vedere un'edizione critica con le annotazioni che permettono anche al lettore più accorto di dipanarsi in mezzo a una quantità tale di materiale che subito indica lo spessore culturale ed umano del grande intellettuale e uomo politico sardo.

L'opera originariamente consta di 33 quaderni e si tratta proprio di quaderni del tipo con la copertina nera molto diffusi in quegli anni, quaderni ad uso delle scuole che Gramsci riuscì a farsi dare e a riempire giorno dopo giorno in sei anni di lavoro costante e quotidiano.
I riferimenti letterari sono a memoria in quanto Gramsci non aveva alcuna possibilità di consultare libri o altro tipo di materiale e proprio questo fatto da all'opera un carattere di incompiutezza ma non di provvisorietà; infatti la natura ideologica e filosofica degli scritti conferisce agli stessi quel carattere di lavoro aperto che potrebbe essere paragonato alle opere pittoriche in cui l'artista deve controllare i dettagli prima di dire che il lavoro possa definirsi concluso.
Questo carattere provvisorio e frammentario è comunque un lavoro di forte impegno e spesso il soffermarsi sui particolari rivela comunque la necessità di ricercare un progetto e questo è evidente spesso nella stesura del testo in cui sono presenti delle aggiunte cronologicamente posteriori che danno al testo quel carattere aperto al punto che potremmo definire i "Quaderni dal carcere" un laboratorio di idee.

Chi si accinge alla lettura dell'opera deve scegliere diverse edizioni e quello che è più importante sottolineare  è che le diverse edizioni seguono un criterio filologico molto diverso: l'opera di compilazione più datata è quella curata da Palmiro Togliatti e da Felice Platone, un'opera pubblicata tra il 1948 e il 1951 che ha una particolarità: le note apposte da Gramsci sono separate dal testo e ogni singolo testo ha un titolo che è stato dato dai due curatori.
L'edizione critica pubblicata nel 1975 dagli Editori Riuniti rispetta invece quel carattere di provvisorietà e lavoro inconcluso che l'opera stessa ha sempre avuto privilegiando l'aspetto cronologico della stesura rispetto a quello contenutistico.

IL CONTENUTO

Nonostante il carattere frammentario e provvisorio dell'opera, dal punto di vista contenutistico è possibile individuare dei filoni e che così possiamo riassumere:

-La questione meridionale e contadina: è stato un tema affrontato da Gramsci che sin da quegli anni lontani individuò la condizione di forte squilibrio economico e cultturale presente nelle varie aree del paese.

-Folclore: lo studio delle tradizioni popolari non ha avuto inizio con Gramsci ma è grazie a lui che il mondo delle classi sublaterne appare in tutta la sua potenzialità rivoluzionaria rispetto alle classi egemoni

-Risorgimento: Profondo conoscitore della storia risorgimentale, Gramsci da un'interpretazione molto particolare del Risorgimento che peserà parecchio nella cultura successiva, il Risorgimento visto come "rivoluzione mancata", una rivoluzione incompiuta che è spesso vista come la causa di molte mancanza successive ( e personalmente credo che questa lettura critica non sia da sottovalutare perchè molti dei mali, tra cui l'identità nazionale non furono colmati dal Fascismo che pur tentò questa operazione).

-Benedetto Croce: E' curioso vedere come la disputa ideologica non era tra Gramsci e Gentile ma tra Gramsci e Croce titenuto non solo il maggior interlocutore ma anche il maggior antagonista.

-Il materialismo storico: Spesso si parla a sproposito del materialismo storico, in maniera superficiale e senza sapere in realtà di che cosa si tratti, Gramsci dedica una parte dei "Quaderni" al marxismo anlizzandone i contenuti filosofici.

-Machiavelli:Particolarissima l'interpretazione che da Gramsci del "Principe" che individua nel ruolo egemone della nascente borghesia italiana a cui rimprovera di non aver saputo portare a termine il processo di unità e identità nazionale, individua nei partiti il nuovo ruolo egemone che costituisce l'essenza stessa del sistema democratico.

-Intellettuali: È famosa la differenza che Gramsci introdusse tra intellettuali tradizionali e intellettuali organici, i primi sono slegati dal potere e non risentono di alcuna influenza esterna, costituendo la coscienza critica della società, gli altri sono organici al potere, ne sono i portavoce.

-Rivoluzione passiva: Anche questo è un termine gramsciano ed indica quei cambiamenti fatti silenziosamente dalla classe egemone che costituiscono dei veri e propri cambiamenti a cui le masse sono passivamente soggette.

Nazional-popolare:è un espressione che è diventata un termine coniato dallo stesso Gramsci per indicare quei concetti vicini ai sentimenti del popolo visto come nazione.

Critica estetica: è un concetto anche questo che Gramsci sviluppa nei "Quaderni" e che viene distinto dalla critica ideologica: possiamo giudicare un'opera in base a dei criteri che considerano il valore di un'opera e possiamo giudicarla in base al suo contenuto ideologico e politico.

IL NUCLEO CENTRALE DEL PENSIERO GRAMSCIANO

Il nucleo centrale del pensiero gramsciano lo ritroviamo in quella relazione tra potere e cultura, tra intellettuali ed egemonia, una relazione che si riverbera anche nel linguaggio la cui funzione è spesso quella di creare valori in funzione egemone.


Come dicevo all'inizio, è impossibile esaurire il contenuto dei "Quaderni "in uno spazio così ritretto ma quel che è necessario cogliere, non è tanto una sintesi dei contenuti, quanto lo spirito dell'opera di Gramsci che ha influenzato talmente profondamente ogni aspetto culturale che probabilmente non ci sarebbe critica senza alcuni strumenti che Gramsci ebbe il merito di introdurre in quegli anni nel dibattito culturale che mai  più sarà così fecondo e innovativo.

Un'opera da leggere con attenzione, ma anche chiara nonostante la profondità dei temi trattati.

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Published by Caiomario - in Libri
1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 19:34

Anna Magnani nacque a Roma il 7 Marzo 1908, oggi sarebbe ultracentenaria, ma l'età anagrafica conta poco essendo entrata da tempo nel mito e venendo  identificata nell'immaginario collettivo come la più autentica interpete dello spirito della gente di Roma, uno spirito popolano e popolare che nessuno dopo di lei ha saputo meglio incarnare e rappresentare. Ci perdoni la brava e bella Sabrina Ferilli ma l'eredità della Magnani è un fardello troppo pesante da portare anche per chi, come lei, ha le qualità di una grande attrice; Nannarella non era solo brava, era spontanea e vera e questa caratteristica  l'ha resa unica, insomma la Magnani attrice andava oltre la recitazione e nessuno dopo di lei è riuscito a vivere i ruoli cinematografici interpretati con lo stesso pathos e la stessa naturalezza.

 

Dal libro di Giancarlo Governi  ne viene fuori  un ritratto  di una donna dal carattere fragile,  una donna orgogliosa e generosa, pronta al litigio e  nel contempo alla riappacificazione,  imprevedibile e istintiva, decisa a contrastare con i fatti il moralismo dei benpensanti dell'epoca, benpensanti  che avevano eretto un muro di ipocrisie che oggi potrebbe fare sorridere ma che, anche nell'epoca attuale, sembra difficile da scardinare.

 

Giancarlo Governi con uno stile espositivo brillante ha saputo scrivere una bella biografia che probabilmente la Magnani avrebbe apprezzato perchè è basata sulle testimonianze dirette delle persone che ne hanno condiviso una parte del percorso della sua esistenza.

 

Sono molti gli episodi curiosi presenti nel libro come l'aneddoto raccontato da Alberto Sordi, un altro grandissimo del cinema italiano, l'episodio risale al 1943 quando lo stesso Sordi si trovò a fare da spalla alla Magnani, già affermata come soubrette, in una scenetta intitolata "Cappuccetto rosso".

Il giovane Sordi emozionato si rivolse alla Magnani dicendole: "Mi scusi se non sarò disinvolto, ma davanti a lei, capisce...e lei controbattè ""annamo bene, se t'emozioni davanti a Cappuccetto Rosso; se io fossi il lupo, allora, te la saresti fatta addosso". Il giorno dopo Sordi facendo lo spaccone fece indispettire la  Magnani che contrariata gli disse "A regazzi', io te faccio cacciare; co' me, certi scherzi nun l'hai da fa, perché io te mando..." poi si fermò e inaspettatamente con un tono di voce materno  aggiunse  "Ma che, c'hai l'occhi celesti?".

 

Bel libro, da aggiungere nella lista della spesa!

 

 

Nannarella. Il romanzo di Anna Magnani: Giancarlo Governi

 

 

 

 

 

Per la scheda del libro si veda: http://www.lafeltrinelli.it/products/9788865591802/Nannarella_Il_romanzo_di_Anna_Magnani/Governi_Giancarlo.html

 

 

 

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Published by Caiomario - in Libri
1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 17:08

UN' OPERA DELLA LETTERATURA FENOGLIANA CHE SI DISTACCA DALLE TEMATICHE RESISTENZIALI

Nei precedenti articoli in cui abbiamo parlato di Fenoglio abbiamo fatto riferimento ad un filone riconducibile a quella tematica resistenziale che ha caratterizzato buona parte dell'opera fenogliana, seppur con le evidenti differenze al lettore può sembrare che la scelta monotematica dello scrittore langarolo possa essere stato un limite che ha inficiato la possibilità di sperimentare altri argomenti che non fossero circoscritti nel tempo dell'esperienza della Resistenza.
Essendo comunque Fenoglio un autore che deve essere scoperto da molti e che comunque la riscoperta è spesso limitata dalle scelte editoriali, non sempre è possibile distaccarsi da questo stereotipo che sembra averne limitato un approccio differente.

Ecco perchè il libro "L'affare dell'anima e altri racconti" può essere considerato particolarmente utile per fare conoscere l'altro Fenoglio, quello forse meno spendibile dal punto di vista editoriale ma certamente interessante dal punto di vista letterario e della lettura!!
Fenoglio è stato un autore che ha scritto molto e ha pubblicato poco, la scoperta di numerosi inediti, rinvenuti quasi per caso, ha permesso di ampliare la conoscenza letteraria di Fenoglio e di studiarne alcuni aspetti interessanti anche dal punto di vista della personalità.
E' probabile che "L'affare dell'anima" fosse un abbozzo per una stesura successiva di un romanzo più ampio ma è anche probabile che si trattasse di una prima stesura da "correggere" in vista di una versione definitiva, questa seconda ipotesi non è scartabile se si tiene in considerazione che la predilezione per il romanzo breve non era estranea alle abitudini letterarie di Fenoglio che per taluni tratti ricorda il genere letterario novellistico sia verghiano che quello psicologico pirandelliano.

Tra questi indediti che sembrano vivere delle suggestioni letterarie che abbiamo evidenziato nelle righe precedenti, è da citare "L'esattore", un racconto dove il protagonista, tale Adolfo Manera passa tutta la vita a fare soldi e ad un certo punto vorrebbe passare il testimone ai figli, ma l'impossibilità di comunicare e di trasmettere a loro i segreti di come raggiungere la ricchezza, lo rendono impotente dinanzi al tempo che passa e che lo vede testimone di fatti tragici che lo colpiscono direttamente. Un racconto fenogliano amaro ma che rappresenta anche un riscatto della giustizia che toglie tutto in una volta quello che si aveva avuto, forse con fatica, ma sempre con fortuna e per una serie di fatti fortunati.

**Non capita forse che persone di successo abbiano improvvisamente e repentinamente un livellamento che li riporta nelle posizioni di coloro che non hanno mai avuto niente?**

Fenoglio non fa ipotesi non si chiede il perchè, lo registra, lo descrive ma questo non può che non provocare una serie di interrogativi da parte del lettore, primo fra tutti quello dell'impegno e quello della casualità della vita, della sua impossibilità di essere programmata, poteva prevedere, ad esempio, Adolfo Manera che suo figlio sarebbe morto a soli diciasette anni?  Aristotele Onassis poteva prevedere, aggiungiamo noi, che suo figlio Alessandro, nel pieno della giovinezza morisse in un incidente?

Anche "L'affare dell'anima" tratta il tema della grettezza e dell'avarizia spinta al punto da agire con stoltezza quando non rimane più tempo per vivere, Davide Manera ormai in prossimità della fine pensa di salvare la propria anima lasciando tutto ai preti, barattere quindi la propria salvezza con un bene che è prezioso solo quando si è vivi, il denaro.
Quando parlavamo di echi verghiani era inevitabile il raffronto tra il personaggio di Davide Manera e quello di Mazzarò, l'ossessione della ricchezza e del denaro può diventare stoltezza, ma è anche inevitabile il raffronto con Mastro don Gesualdo ma a differenza dei personaggi  del Verga, Fenoglio preferisce tratteggiare fatti e personaggi con lieve ironia quasi a voler gettare nel ridicolo ogni comportamento stolto e privo di anima ma  di quella vera non di quella che si vuole barattare in cambio di soldi!

Una bella ma poco conosciuta opera di Fenoglio di cui consigliamo la lettura..........leggiamo autori italiani, meritano più attenzione le nostre belle pagine di narrativa.

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1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 06:45

il-cimitero-di-praga-umberto-eco.jpg

 

 

Rispetto all'Umberto Eco semiologo e destinato ad un pubblico abbastanza ristretto, l'Umberto Eco romanziere appassiona e convince; eppure l'autore di romanzi dalla trama lunga e articolata è strettamente  collegato con l'intellettuale che ha riflettuto sulla letteratura e sull'interpretazione dei fatti narrati.
Come sempre avviene nelle opere letterarie di Eco, il paragone tra diversi ordini di realtà e differenti gradazioni di valori si incentra tutta sul linguaggio e sull'intreccio tra finzione letteraria e realtà storica.
La creazione del  multiforme capitano Simone Simonini si muove innanzitutto sul piano ideologico che ha l'intento non immediatamente rilevabile di suscitare avversione nel lettore. La costruzione del male assoluto manifesta in modo diretto la condanna di un personaggio fedifrago incline a venir meno in modo sistematico a qualsiasi promessa o giuramento. La condanna di Eco diventa quindi avversione nel lettore che, almeno sul piano dei doveri comunemente condivisi, non accetta l'atteggiamento sprezzante di un falsificatore di professione pronto a ricondurre ogni situazione a proprio esclusivo vantaggio.

Nella descrizione minuziosa che fa Eco ogni azione insulsa che commette Simonini si salva solo la dignità letteraria dell'autore, i particolari, poi, più insignificanti e la loro degradata rappresentazione si reggono solo sulla considerazione che ha Simonini di se stesso e ciò contribuisce ancor più  provocare disagio e avversione nel lettore.
Eco è sempre magnifico nel suo modo di scrivere ricorrendo spesso ad una tecnica di rappresentazione in cui riesce ad imporre persino una lettura caricaturale dell'intera vicenda, perché di Simonini, figura squallida per eccellenza, risalta prima di tutto il narcisismo che assume toni grottescamente trionfali.
Nella sua divagazione letteraria però l'autore non sembra aver come fine quello del divertimento, ma pare inseguire dei nessi causali (sempre sapientemente costruiti) dove ogni personaggio rappresenta un completamento dell'altro.
Ed è così anche per un altro protagonista del romanzo l'abate Dalla Piccola, personaggio alquanto misterioso che contribuisce a creare un conflitto di interpretazioni nel lettore inducendolo all'equivoco circa il suo modo di intervenire nella vita di Simonini.

Eco ha tenuto indubbiamente in considerazione la tematica psicoanalitica, ma soprattutto  il tema del disvelamento di una verità nascosta sempre presente in molte altre sue opere. Quanto al tema dell'antisemitismo è sicuramente il motivo di fondo dell'intero romanzo: il cimitero di Praga o i Protocolli dei Savi di Sion rappresentano un complesso appariscente e minaccioso dove la falsificazione è stato il mezzo per formalizzare un'ostilità secolare nei confronti degli ebrei.
La rappresentazione letteraria  che ne fa Eco attinge proprio dai luoghi comuni (duri a morire) sugli ebrei assurti a simbolo di tutti i mali: corruttori, profanatori, usurai, impuri e Simonini/Dalla Piccola nonostante la rozzezza delle loro tesi attingono proprio dalla falsa obiettività popolare per costruire una delle più grandi falsificazioni della storia che ha avuto un' indubbia efficacia suggestiva non solo nelle tesi razziste di Hitler  ma anche nell'ambito del cattolicesimo più estremo.


Le sequenze temporali dell'intera vicenda narrativa si dispiegano in un periodo che va dal 1830 al 1898, un periodo denso di avvenimenti storici fondanti come, ad esempio, la spedizione dei Mille dove il multiforme protagonista ricopre il ruolo di informatore clandestino al soldo del Re sabaudo e di Cavour con lo scopo di prevenire le mosse del repubblicano Garibaldi ostile alla monarchia e nel contempo trama per uccidere Ippolito Nievo riuscendo alla fine nel suo intento; lo stesso Simonini poi da buon faccendiere pronto a servire il miglior offerente, accetta il compito assegnatogli dalla polizia politica zarista quando nel 1871 scoppiarono a Parigi i moti popolari che portarono all'esperienza della Comune.
Simonini da odioso falsificatore diventa un personaggio raccapricciante antesignano di tutti quei funzionari dello stato appartenenti ai  servizi (deviati); Simonini è sempre pronto pronto a spiare l'occasione e il momento opportuno per agire e come tutti i mestatori e i maneggioni è implicato fino al collo con il potere politico che ha sempre pronto un Simone Simonini per depistare, sviare, confondere le acque pescando nel torbido.
È evidente che la figura di Simonini sembra prestarsi alla polemica verso la realtà di oggi ma per compendiare la nostra impressione sull'attuale situazione storica e sui fatti recenti della nostra storia, non basta la finzione letteraria, rimane comunque -è la conclusione a cui sono arrivato- che davanti a certi fatti e a certi loschi figuri vengono meno tutte le nostre barriere protettive soprattutto quando il potere è immerso fino al collo in trame e complotti.
Ma se la logica riesce a decostruire fatti e vicende oscuri, l'esercizio di comprendere lo strumentario che porta alla elaborazione di documenti come i Protocolli dei Savi di Sion fa venire meno la fiducia nelle istituzioni e sancisce il definitivo allontanamento del cittadino dalla politica.

Tirando le somme: la lettura de "Il cimitero di Praga" è appassionante, intrigante, i numerosi riferimenti storici sono stimolanti e costituiscono un esplicito esercizio a riprendere in mano fatti e circostanze rimasti nei meandri delle memoria degli studi scolastici. E se i personaggi  che danno vita al racconto appaiono degli odiosi mistificatori l'utilità del romanzo andrà oltre la pura lettura ma apre uno squarcio sulle fetida caverna che da sempre è popolata da tutti coloro che del potere hanno una concezione privatistica e antidemocratica .....ma sempre in nome degli interessi superiori che giustificano il segreto di stato.

Il cimitero di Praga è stato pubblicato per i tipi della Bompiani nel mese di ottobre del 2010, alla fine del mese di gennaio 2012 è al settimo posto tra i libri più venduti in Italia.





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