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30 marzo 2014 7 30 /03 /marzo /2014 16:52

 

 

 

 

 

 

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/26897027@N00/20255179

 

 

Ecco ch'un'altra volta, o valle inferna,

o fiume alpestre, o ruinati sassi,

o spirti ignudi di virtute e cassi,

ndrete il pianto e la mia doglia eterna.

Ogni monte udirammi, ogni caverna,

ovunqu'io arresti, ovunque io muova i passi;

chè Fortuna che mai salda non stassi,

cresce ognora il mio male, ognor l'eterna.

Deh, mentre ch'io mi lagno e giorno e notte,

o fere, o sassi, o orride ruine,

o selve incolte, o solitarie grotte,

ulule, e voi del mal nostro indovine,

piangete meco a voci alte interrotte

il mio più d'altro miserando fine.

 

 

 

 

 

 

La storia di Isabella Di Morra è la storia di una donna che ancora oggi commuove e tocca la coscienza del lettore, la poetessa lucana ebbe una vita brevissima, morì a soli 26 anni (1520-1546) dopo avere vissuto segregata nel castello di Favale prigioniera dei fratelli che cercavano di impedirle qualsiasi contatto con l'esterno.

Nonostante fosse costretta alla "prigionia" ebbe una corrispondenza con il poeta spagnolo don Diego Sandoval de Castro, fu proprio a causa di  questa relazione che i fratelli rivolsero tutta la loro rabbia nei confronti di Isabella uccidendola.

Passano i secoli e la storia di questa ragazza sembra un fatto di altri tempi, eppure in molte culture contemporanee l'idea che la donna sia un oggetto di possesso resiste, non ci soffermeremo su questo aspetto che pur merita considerazione, oltre alla pietà umana nei confronti delle vittime, sovviene un moto di reazione non certo benigno nei confronti di tutti coloro che provocano sofferenza e morte, anche se ciò mette in moto un circolo vizioso di violenza che solo la Giustizia può spezzare.

 

Ciò su cui invece ci soffermeremo riguarda  la parte letteraria, abbiamo scelto questa splendida poesia che è uno sfogo drammatico messo in versi; uno sfogo che è anche un funesto  presagio di sventure ("ulule, e voi del mal nostro indovine, piangete meco a voci alte interrotte il mio più d'altro miserando fine").

 

Di questa giovane donna ci rimangono i versi che paiono un fuoco imperituro per le nostre coscienze.

 

Per approfondire la figura di Isabella Di Morra può interessarti:

 

http://www.letteraturaalfemminile.it/isabellamorra.htm (link)

 


 

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Published by Caiomario - in Poesia
26 marzo 2014 3 26 /03 /marzo /2014 05:57

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Bella, zovene, galante,

leterata, ogni matina

la Marchesa Bellaspina

core subito a taolin.

Là mo a caso ghe xe un spechio

e con lu da quela via

la fa scola de magia

ai so ochi, al so bochin.

Mentre un dì cussì la studia,

vien un'ava da de fora

che tornava forsi alora

de la fabrica del miel.

La la sente, la la vede,

spaventada, povereta

la tra' un zigo «Aiuto, Betta!

presto, Brigida, Michiel! ».

Core tuti:

«Go qua un mostro

co le ale, co la bava».

Tutti core: ma za l'ava

già un lavreto, oh Dio becà.

La Marchesa casca morta,

per non dir in svenimento.

Betta lesta come un vento

s'ha quell'empia zà cucà.

La voleva la schizzarla,

vendicar la so parona

ma la birba in man ghe intona

in bemol un dolce «Ohimè!

Mi ho credesto (chi sa a quante

che sta burla ogni dì toca)

quei bei lavri, quela boca

do rosete in un bochè.

Me pareva...» A ste parole

la Marchesa se destira,

l'avre i ochi, la sospira,

e la dise: « Ah, no schizzar.

No me dol po miga tanto

le ferida xe leziera

poverazza! l'è sinciera

lassa, Betta, lassa andar».

Se la lode piase ai savi

figureve po alle done!

le voleu cortesi, e bone?

Carezete, adulazion.

 

 

 

Bella, giovane, galante,

colta, ogni mattina,

la Marchesa Bellaspina

corre subito al bagno.

Lì per caso, c'è uno specchio

e contemplando se stessa

ella esercita i suoi occhi,

la sua boccuccia

a una scuola di magiche seduzioni.

 

Un giorno mentre è indaffarata

in questa attvità, viene da fuori un'ape,

che stava tornando forse

proprio in quel momento

dalla fabbrica del miele.

La poveretta, intimorita,

la sente, poi la vede e si mette ad urlare:

«Aiuto Betta, presto accorrete,

Brigida, Michele».

Tutti si precipitano correndo:

« C'è qui un mostro con le ali e con la bava».

Tutti corrono la l'ape

oh Dio, le ha già punto un labbro.

La marchesa cade per terra

come morta (per non dire svenuta).

Betta, veloce come il vento,

ha già preso la colpevole;

e avrebbe voluto subito

schiacciarla e vendicare la sua padrona,

ma quella furba, standole in mano,

le intona una canzone in bemolle:

« Ohimè!

Io pensavo ( e chissà a quante

altre è capitato di sbagliarsi in questo modo)

che quelle belle labbra, quella bocca

fossero delle roselline». A queste parole

la marchesa si distende,

apre gli occhi, sospira

e dice: « Ah non schiacciarla.

Non mi fa poi così male

la ferita è leggera,

poveraccia! È sincera

lasciala, Betta, lasciala andare».

Se le lodi piacciono ai saggi,

figuratevi alle donne!

Le volete gentili e ben disposte?

Carezzatele e adulatele.




 

 

 

IL COMMENTO DI CAIOMARIO

 

Scritta in dialetto veneziano nella seconda metà del Settecento da Francesco Gritti (1740-1811) è un esempio gustoso di satira che favorì in quell'epoca ispirandosi al filone favolistico di Jean de la Fontaine.

Lo stile  delicato e bonario tuttavia non è fine a se stesso,  l' intento  chiaramente moralistico ci fa riflettere sulla funzione delle adulazioni a cui le donne (secondo il Gritti) sono particolarmente sensibili:

 

 

Se le lodi piacciono ai saggi,

figuratevi alle donne!

Le volete gentili e ben disposte?

Carezzatele e adulatele.

 

 

Al di là della questione di genere che oggi verrebbe definita "sessista" (bruttissimo termine utilizzato spesso a sproposito),   ci viene in mente quanto disse Arthur Schopenhauer sull'importanza che ciascuno attribuisce al giudizio degli altri:

 

"A causa di una particolare debolezza della natura umana si attribuisce, in genere, soverchia importanza a ciò che uno rappresenta, vale a dire a ciò che noi siamo nell'opinione altrui; anche se, per poco che riflettessimo, comprenderemmo che ciò non è, in sè rilevante ai fini della nostra felicità. Perciò è difficile spiegarsi come mai ognuno si rallegri entro sé ogni volta che avverte negli altri qualche segno di un'opinione favorevole, e che la sua vanità si sente, in un modo o nell'altro lusingata".

(Arthur Schopenhauer - Aforismi per una vita saggia)

 

 

 

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/12227067@N02/2805680882 (Album di Darzann)


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Published by Caiomario - in Poesia
22 marzo 2014 6 22 /03 /marzo /2014 05:43

 

4507570734_f5c982d70e.jpg                                              Fonte: http://www.flickr.com/photos/49193974@N04/4507570734

 

 

 

 

 

Viva la Chiocciola,

viva una bestia

che unisce il merito

alla modestia.

Essa all'astronomo

e all'architetto

forse nell'animo

destò il concetto

del cannocchiale

e delle scale:

  viva la Chiocciola

  caro animale.

Contenta ai comodi

che Dio le fece

può dirsi il Diogene della specie.

Per prendere aria

non passa l'uscio

nelle abitudini

del proprio guscio

sta persuasa

e non intasa:

  viva la Chiocciola

  bestia di casa

  Di cibi estranei

acre prurito

svegli uno stomaco

senza appetito:

essa, sentendosi

bene in arnese

ha gusto a rodere

del suo paese

tranquillamente

l'erba nascente:

   viva la Chiocciola

   bestia astinente

   Nessun procedere

sa colle buone,

e più d'un asino

fa da leone;

essa al contrario;

bestia com'è.

tira a proposito

le corna a sè;

non fa l'audace

ma frigge e tace:

   viva la Chiocciola,

   bestia di pace.

   Natura varia

ne' suoi portenti,

la privilegia

sopra i viventi,

perché (carnefici

sentite questa)

le fa rinascere

perfin la testa;

cosa mirabile,

ma indubitabile:

   viva la Chiocciola,

   bestia invidiabile,

   Gufi dottissimi

che predicate

e al vostro simile

nulla insegnate;

e voi girovaghi

ghiotti, scapati,

padroni idrofobi,

servi arrembati;

prego a cantare

l'intercalare:

   viva la Chiocciola,

   bestia esemplare.

 

 

IL COMMENTO DI CAIOMARIO

 

In questo gustosissimo sonetto, Giuseppe Giusti su un fondo di appassionata ammirazione fa assurgere la chiocciola ad emblema di equilibrio e modestia; il paragone tra la chiocciola e Diogene, il filosofo cinico vissuto nel IV secolo a.C. che, secondo la tradizione, viveva in una botte, coglie poi una caratteristica peculiare della spece  riserva e dedita alla vita ritirata proprio per la sua costituzione naturale.

"Per prendere aria/ non passa l'uscio; nelle abitudini/del proprio guscio"....Giusti insiste ancora sulle caratteristiche morfologiche della chiocciola  che pur costretta alla rassegnazione "sta persuasa e non intasa", rassegnazione e felicità quale accettazione della propria condizione sono quindi "virtù morali" che si contrappongono all'arroganza di tutti coloro sforzandosi di apparire leoni sono solo asini.

La chiocciola fa di necessità virtù, freme e fa la schiuma non ribellandosi accettando i suoi limiti ma questa sua caratteristica che potrebbe sembrare una debolezza, la rende "bestia esemplare" e superiore rispetto a quei "Gufi dottissimi"  che usi a predicare al prossimo , nulla insegnano.

 

 

Sull'argomento potrebbe anche interessarti:

 

 Storia di una lumaca che scoprì l'importanza di essere lenta

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Published by Caiomario - in Poesia
21 marzo 2014 5 21 /03 /marzo /2014 12:46

Rumori, clamori, polvere...

...visi e corpi ansanti

inerpicarsi al Colle.

 

Sulla vetta brusio,

bisbigliar sommesso,

battere su chiodi...

...e cigolio

su un palo che si erge.

 

Perché

per vedere la mia angoscia su un volto

una Croce?

...brezza fra i cespugli, la risposta.

 

Nel silenzio

un urlo

uno schianto

piangere dirotto.

Portar mani su occhiaie spente

...e fuggire:

 

fuggire a gruppi,

in pochi sulla piazza

soli sulla strada

uno per ogni porta,

 

.....e rientrare nella casa vuota

e ranicchiarsi in un angolo

al buio

 

...........

 

Laggiù, da lontano, dal Colle

un turbine scende mugolando.

 

si fa vento sulla piazza

soffia sulla via

lambisce gli usci

carezzevolmente....

e accende fiammelle.

 

Risurrezione

 

 

Raffaello Borsetti  (poeta, critico d'arte e pittore)

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Published by Caiomario - in Poesia
21 marzo 2014 5 21 /03 /marzo /2014 12:42

Un ombrellone stinto

è la fine dell'estate.

Volo di gabbiano

in una lampada al meriggio.

Trasparenze.

....e un diario di pagine bianche

sulla spiaggia, a settembre,

racconta....................

......all'onda

        che geme

       accanto

 

Raffaello Borsetti (Poeta e pittore)

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Published by Caiomario - in Poesia
21 marzo 2014 5 21 /03 /marzo /2014 08:51

Di seguito riportiamo una critica scritta da Raffaello Borsetti in occasione di una mostra dei pittori Nereide Pilloni, Francesco Dotti, Giorgio Savona. La mostra venne tenuta presso la Galleria d'Arte il Colore di Ignazio Cabras.

 

 

 

"Nereide Pilloni, Giorgio Savona, Francesco Dotti

si ripresentano al pubblico con una rassegna la quale

per la quantità delle opere da ciascuno esposte, assurge

quasi ad altrettanto personali.

 

I loro lavori sono di genere figurativo e riteniamo

che, essendo la pittura un'arte visiva, sia la forma sia

l'ambiente nei quali essa si esprime, debbano essere

giustamente rappresentati con un certo convenzionalismo

senza che per questo venga sofficata la schietta

ispirazione.

 

 Nelle opere della Pilloni si nota un carattere roman-

tico-metafisico dove la visione del mondo e della vita è

più sognante e poetica che reale e pratica. Il silenzio di

cui sono permetate le rappresentazioni ci fa cogliere

a livello interiore il profondo significato delle forme

espresse.

 

 Nei lavori del Savona si evidenzia una poetica

pacata e suggestiva, ricca di toni equilibrati realizzati

senza alcuna retorica. Il paesaggio, quasi avvolto da una

impalpabile luce di crepuscolo, sembra prima di colloquiare

con sè stesso per rendersi dopo disponibile ad un dialogo

con l'uomo.

 

  Nei quadri del Dotti notiamo una tendenza al sen-

timento romantico; i colori, per la loro vividezza, ci

conducono ad aspetti reali della natura colti con im-

mediatezza. Nell'atmosfera determinata dall'argomento

trattato, le cose vivono una loro intensa spiritualità che

rende l'osservatore partecipe della rappresentazione."

 

Cagliari, Giugno 1985

 

                                                                    Raffaello Borsetti

 

 

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Published by Caiomario - in Poesia
21 marzo 2014 5 21 /03 /marzo /2014 08:42

Cadere e trovare abissi sino al fondo

e vedere ancora abissi.

Precipitare e chiamar dal buio

l'abisso dell'alto....e gridare,

inascoltato nel silenzio:

 

Nasco e muoio solo per me stesso?

E se fragile perché distrutto?

 

Spazi di solitudine

dimensioni di dolore.

Pianto.

Sussulta il Creato:

                                 è l'abisso che invoca l'abisso!

 

Fremito del profondo

nell'intimità della Creazione,

colloquio....

....e il tormento si fa Cielo!

Perdono

 

 

Raffaello Borsetti (poeta, critico d'arte e pittore)

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Published by Caiomario - in Poesia
21 marzo 2014 5 21 /03 /marzo /2014 08:40

Nel cimitero di campagna

tra vialetti smossi

legni sbozzati per la fede.

Fra gli sterpi una fontanella gocciola:

......si rispecchia il cielo;

        sul prato

          pigola un passero

         si libra una farfalla

         scivola un ramarro;

.....sui marmi crisantemi raccontano.....

 

All'imbrunire

dalla pianura

l'eco del Vespro

copre distese,

          scavalca siepi

          scorre sul muro

          lambisce nomi

          accarezza volti.....

..... sosta sulla Croce,

e sull'erba accende un lume.

Attorno fiori di campo pregano.

 

(Raffaello Borsetti - poeta, pittore, critico d'arte)

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Published by Caiomario - in Poesia
16 marzo 2014 7 16 /03 /marzo /2014 10:46

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LE ROSE

 

L'altra mattina in un mio piccolo orto

andavo, e 'l sol surgente co' sua rai

apparia già, non ch'io 'l vedessi scorto.

Sonvi piantati drento alcuni rosai,

a quai rivolsi le mie vaghe ciglie,

per quel che visto non avevo mai.

Eranvi rose candide e vermiglie:

alcuna a foglia a foglia al sol si spiega;

stretta prima poi par s'apra e scompiglie:

E che giova aver tesoro

poichè l'uom non si contenta?

che dolcezza vuoi che senta

che ha sete tuttavia?

Chi vuol essere lieto sia

di doman non c'è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi:

di doman nessun si paschi.

oggi siam, giovani e vecchi,

lieti ognun, femmine e maschi:

ogni tristo pensier caschi;

facciam festa tuttavia.

Chi vuol essere lieto, sia:

di doman non c'è certezza.

Donne e giovinetti amanti,

viva Bacco e viva Amore!

Ciascun suoni, balli e canti!

Arda di dolcezza il core!

Non fatica, non dolore!

Ciò c'ha a esser, convien sia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c'è certezza.

 

LORENZO IL MAGNIFICO

 

 

 

IL COMMENTO DI CAIOMARIO

 

 

Il Magnifico diede la sua ricetta sulla vita interpretando appieno lo spirito che animò il Rinascimento:: nessuno si affidi alle vane speranze di una gioia futura ma goda subito di ciò che la vita offre. Il Magnifico fu il più fedele sostenitore dello spirito di Quinto Orazio Flacco che con il suo "Carpe Diem" invitava l'uomo a cogliere l'attimo e a goderne.

Tutto scorre e il senso incalzante della vita che giorno dopo giorno va via è l'unica e sola verità di cui c'è certezza.

 

I giorni della vita sono come le rose, la cui bellezza è effimera e dura poco.

 

 

 

 

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Published by Caiomario - in Poesia
5 aprile 2013 5 05 /04 /aprile /2013 16:32

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La poesia spagnola ha vissuto in momento di rigoglioso rinnovamento in quel periodo che agli inizi del XX secolo vide dei giganti della letteratura disseminare con le loro opere il campo della cultura dando nuova linfa a un mondo che aveva sofferto di un inspiegabile isolamento che non ha fatto registrare, salvo rarissime eccezioni, nomi di grande spessore.

Ed è proprio in questo periodo che non solo nella penisola iberica ma in tutto il mondo di lingua spagnola ( compreso il Sud America) fioriscono nuove esperienze non solo nel campo della letteratura ma anche in quello delle arti figurative e della musica.

Autori come Pablo Neruda, Garcia Lorca, Gabriela Mistral sono solo alcuni di quelli che più hanno contribuito a questo straordinario rinnovamento e tra questi non possiamo non ricordare:Antonio Machado.

ANTONIO MACHADO

Un poeta che pur inquadrandosi nell'atmosfera di un manieristico decadentismo, proprio della cultura spagnola, ha saputo, dare una fisionomia particolare alla sua produzione poetica che sta sempre in bilico tra l'anelito metafisico e il simbolismo post romantico.

Al pubblico italiano le opere di Machado sono sconosciute semplicemente perchè la nostra cultura letteraria è spesso stretta nella celebrazione delle proprie glorie letterarie, dimenticando che ogni epoca e, il Novecento in particolare, ha prodotto i suoi grandi autori che non possono essere relegati nell'ambito esclusivamente nazionale.

Un esempio di lirica di Machado:

Il limone sospende...

Il limone sospende in abbandono
un ramo scolorito e polveroso
sopra l'incanto della fonte pura,
e là sul fondo sogna
l'oro dei frutti...
Sera così chiara,
quasi in primavera;
mite sera di marzo,
che reca il soffio del vicino aprile;
io solo nella corte silenziosa
cerco un'antica e candida illusione
sul muro bianco muove qualche ombra,
qualche ricordo, sulla balaustra
della fonte assopito, o dentro l'aria
un vagare di tunica leggera.
Nell'orizzonte della sera fluttua
quest'aroma d'assenza,
che all'anima splendente dice: mai,
e dice al cuore: spera.
Quest'aroma rievoca i fantasmi
delle fragranze vergini e defunte.
Si ti ricordo, sera lieta e chiara,
quasi di primavera;
o senza fiori! quando a me
recavi ul buon profumo della menta
e del grato basilico,
che mia madre serbava nei suoi vasi.
Tu mi vedesti immergere le pure
mani nell'acqua calma,
per raggiungere i frutti incantati,
che sognano nel letto della fonte....
Sì, ti ricordo, sera lieta e chiara
quasi di primavera.

 

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      Fonte immagine:http://www.flickr.com/photos/54072130@N08/7072306203 (album di Books 18)

 

 

COMMENTO

 


Non c'è miglior modo di parlare di un poeta che leggere e commentare una sua poesia e questa poesia -a nostro parere-  rende bene l'idea di lirica che aveva Machado il quale riesce a fare un magnifico tratteggio di questo angolo di paesaggio sospendendolo tra aspirazioni metafisiche e immagini che riaffiorano nei ricordi.
Ma in questo ricordare vediamo emergere anche l'amarezza dell'illusione per un passato compromesso dal tempo che non può essere più recuperato.
Le sensazioni sembrano ombre, gli oggetti paiono delle nature morte quasi irreali, così come le fragranze che diventano fantasmi, i profumi evocati (la menta, il basilico) sono assenti come assente è la madre di cui rimane solo il ricordo.
Il cuore si illude, il ricordo non fa ritornare niente del passato.

Un'opera molto bella dai versi bellissimi e di rara intensità lirica che poniamo all'attenzione di tutti gli spiriti gentili che amano la poesia.

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