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10 gennaio 2013 4 10 /01 /gennaio /2013 18:25

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(album di Bianca Moraes)


La lettura di una poesia sia una delle esperienze più belle per gli animi sensibili e a differenza di quanto avviene per la lettura di un libro, la poesia si legge e si può rileggere innumerevoli volte; inoltre, a seconda del nostro stato d'animo, i versi di una poesia sono in grado di rivelarci sempre nuovi segreti, segreti nascosti che ci aiutano talvolta ad evadere ma tante altre volte a schiacciarci in quel indefinito e impalpabile mondo costituito dai sentimenti. 

Molti conoscono Pablo Neruda solo di nome, altri leggono e apprezzano le sue poesie, altri ancora hanno sentito parlare per la prima volta del poeta cileno attraverso quel capolavoro cinematografico che è "Il postino" del compianto Massimo Troisi; un sentimento può essere celebrato in tanti modi, credo che l'amore, tra i sentimenti dell'uomo, sia quello più celebrato, cantato e raffigurato, ricordate il famoso sonetto di Dante "Tanto gentile e onesta pare" o la più famosa storia di tutti i tempi, "Romeo e Giulietta"? 
Su questo argomento si potrebbero scrivere infinite pagine, ci limitiamo a dire in questo contesto che preferiamo l'amore cantato nell'età moderna, trovandolo molto più vicino alla nostra sensibilità e tra i cantori moderni dell'amore un posto speciale spetta a Pablo Neruda. 



CENTO SONETTI D'AMORE....CENTO PERLE D'AMORE..... 

Pablo Neruda dedicò cento sonetti alla moglie Matilde Urrutia, le poesie le trovo bellissime eppur sembrando sospese in un mondo atemporale nascono nell'ambito dell'esperienza matrimoniale esattamente come accadde a Montale, altro grande cantore dell'amore coniugale; per il poeta cileno la sua donna è la donna in assoluto e se con tenerezza scrive "È bello amore sentirti vicino a me nella notte" identifica il "suo" femminino con il sole, la luna, la notte, il pane, la creta, la rosa, la colomba, la sua donna diventa tutte le donne. 
All'interno della poesia di Neruda si avverte in ogni parola, in ogni poesia il richiamo potente agli elementi cosmici e naturali senza che mai si scada nel tono fiero e solenne dei poeti romantici; la totale identificazione tra i due amanti che vivono all'unisono ogni istante della loro esistenza è talmente bella ed affascinante che regge a qualsiasi invecchiamento. Ma non si può parlare di una poesia senza avere almeno un'idea del contenuto e tal proposito vale la pena citare il seguente sonetto, uno dei più belli della raccolta, 


Due amanti felici fanno un solo pane 

una sola goccia di luna nell'erba, 

lascian camminando due ombre che s'uniscono, 

lasciano un solo sole vuoto in un letto.

 

Di tutte le verità scelsero il giorno:

non s'unirono con fili, ma con un aroma,

e non spezzarono la pace né le parole.

È la felicità una torre trasparente.

 

L'aria, il vino vanno coi due amanti,

gli regala la notte i suoi petali felici,

hanno diritto a tutti i garofani.

 

Due amanti felici non han fine né morte,

nascono e muioiono più volte vivendo,

hanno l'etrnità della natura. 

L'acuta sensibilità di Neruda ci consegna versi semplici ma intensi, una spiritualità che si incontra con l'erotismo, due componenti essenziali in ogni rapporto d'amore. 
Spesso il male di vivere è dovuto ad una sovrabbondanza di sentimenti e un animo sensibile sa coglie la precarietà della bellezza e questo gli provoca sofferenza, si avverte in molti sonetti di Neruda la malinconia dovuta al trascorrere del tempo che tocca entrambi, eppure nella caducità della vita è possibile sempre cogliere la bellezza, persino in ruga della propria amata. 
Il letto coniugale è il luogo ideale per il riposo e il diletto del corpo, già Omero cantò versi bellissimi sul talamo nuziale nel quale Odisseo, ritornato ad Itaca, amò Penelope dopo vent'anni di peregrinare nel mondo, egli (Odisseo) ritrovò una donna invecchiata ma ancora bellissima e in quel letto si rinnovò ciò che vissero con passione durante la gioventù. 

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/76257202@N00/4079103700 

 

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Published by Caiomario - in Poesia
25 settembre 2012 2 25 /09 /settembre /2012 19:02

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Andrea Zanzotto è il poeta contemporaneo che più di ogni altro ha ricercato nel linguaggio e attraverso il linguaggio il significato della realtà e delle proprie radici riuscendo a raggiungere delle punte di straordinaria intensità lirica. 
Zanzotto è stato per molti anni insegnante di lettere alla scuola media ma la sua vocazione alla poesia ha prodotto dei risultati che dovranno essere ancora scoperti, amati e gustati dalle generazioni che verranno. 
Qualche anno fa avevamo scoperto la poesia di Zanzotto leggendo "Gli sguardi i fatti e senhal" e siamo rimasti colpiti dal modo in cui le parole venivano tirate, assemblate e accostate producendo una sorta di musica senza note che ho riscontrato solo nel D'Annunzio della "Pioggia del Pineto"; l'accostamento però si ferma qui, un parallelo che può sembrare quasi blasfemo agli "incasellatori" e ai "catalogatori" di professione, eppure il gioco con le parole e delle parole, almeno sul piano formale fu comune ad entrambi. 
Un espressione usata da Zanzotto come "neve nevissima novissima" è solo un esempio di come la storpiatura, il neologismo arrivino a dare vita alla lingua, ma nello stesso tempo costituiscano una sorta di ricerca verso il linguaggio più autentico. 
I puristi della lingua con scarso senso del poetico si scandalizzeranno, ma il linguaggio, soprattutto quello dei poeti, è incline alla "licenza" e in un certo qual modo, può essere paragonato al linguaggio infantile che con il suo balbettare è la forma espressiva più autentica e meno contaminata del linguaggio. 

Ci piace ricordare una strofa denominata "irregolare di versi liberi" che rende appieno l'idea del modo di scrivere di Zanzotto: 

"Mondo, sii, e buono; 
esisti buonamente, 
fa' che, cerca di tendi a, dimmi tutto, 
ed ecco che io ribaltavo eludevo 
e ogni inclusione era fattiva 
non meno che ogni esclusione 
su bravo, esisti, 
non accartocciarti in te stesso in me stesso." 

( da "Al mondo") 

Il poeta invita il mondo ad essere buono e lo fa con semplici ed essenziali espressioni che sul piano logico-formale appaiono degli accostamenti privi di senso, ma è proprio questo senso di "apparente" incompiutezza a rendere unico il modo di esprimersi del poeta. 
Quando Zanzotto mette al centro della realtà se stesso, ogni lettore si trova nella stessa posizione arrivando ad immedesimarsi in quel modo di fare poesia tutto personale. La strofa riportata è -a nostro parere- una delle più emblematiche dell'intera produzione poetica di Zanzotto per quanto riguarda la ricerca delle potenzialità del linguaggio. 

"Ascoltando dal prato. Divagazioni e ricordi" è una bellissima occasione per conoscere Zanzotto dal di dentro che -è bene ricordarlo- è sempre stato legato al suo paese d'origine Pieve di Soligo, un piccolo paese del trevigiano da cui sono sempre partite le sue divagazioni e i suoi ricordi che affondano nella sua infanzia. 
La forma della "confessione" è quella che si trova in questa bellissima raccolta di testi che permettono di aggiornare e capire la poetica di Zanzotto, ma anche di comprendere l'origine del suo immaginario. 
Il Zanzotto che si racconta e che narra la sua infanzia, la sua famiglia d'origine e il rapporto con il linguaggio creativo e giocoso delle filastrocche costituisce un archivio (personalissimo) della memoria utile anche al lettore autodidatta che non voglia passare attraverso le mediazioni dei critici letterari spesso troppo attenti ad aggiungere e ad interpretare i testi poetici. Se si legge una poesia di Zanzotto senza note critiche vi è il rischi di non comprenderne subito il significato, ma rileggendo più volte lo stesso testo, pian piano si svelano i significati e si comprende che cosa vuole dire il poeta. 
La prosa di Zanzotto quale si rivela nel libro è chiara, lineare e il contenuto delle sue divagazioni è propedeutico a tutti i bellissimi libri di versi che il poeta ha scritto durante la sua esistenza. 
In quelle righe, poi, il poeta rivela una grande capacità di scarnificare la realtà, di recuperare ogni aspetto, ogni particolare, nel tentativo di trovare le tracce del significato più profondo della vita.

Libro di consuntivo ma anche propedeutico alla poesia di Zanzotto, se ne consiglia la lettura.

 

 

 

Ascoltando dal prato. Divagazioni e ricordi

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Published by Caiomario - in Poesia
31 agosto 2012 5 31 /08 /agosto /2012 10:41

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Paul Eluard è dalla critica riconosciuto come il maggior poeta francese tra le due guerre. 
Fu uno dei poeti più impegnati politicamente e divenne popolare per la sua celebre poesia "Libertè" pubblicata nel 1942, ma oltre a questa celeberrima poesia Eluard scrisse dei bellissimi versi d'amore, altrettanto affascinanti per il linguaggio usato che è quello più universale e più facilmente comprensibile a tutti. 

Infatti se Libertà è una poesia dalle forti implicazioni ideologiche al punto che venne più volte ripresa come emblema della lotta contro tutte le repressioni, la raccolta di poesie d'amore è priva di qualsiasi connotato ideologico. 

Proprio in queste liriche il poeta francese libera integralmente la propria personalità, manifestando gli aspetti più profondi dell'animo che sono quelli di ognuno dove il sentimento si incontra con la passione dando al lettore stesso dei suggerimenti e provocando delle sensazioni che sembrano essere proprio quelle che il lettore sente. 

Ma per comprendere il linguaggio di Paul Eluard non c'è cosa migliore che leggere una di queste liriche, ne scegliamo una -a nostro parere- tra le più belle:

"L'innamorata

"Mi sta dritta sulle palpebre 
E i suoi capelli sono nei miei 
Di queste mie mani ha la forma 
Di questi mie occhi ha il colore, 
Dentro l'ombra mia s'affonda 
Come un sasso in cielo 

Tiene gli occhi sempre aperti 
Nè mi lascia mai dormire 
I suoi sogni in piena luce 
Fanno evaporare i soli 
E io rido, piango e rido 
Parlo e non so che dire" 

Un esempio di poesia d'amore dove il poeta non si abbandona ad una visione idilliaca nè tantomeno a una stilizzazione letteraria ma tratteggia un quadro vivo, quasi buttato lì, poco elaborato dove l'amata provoca passione e turbamento, sentimenti universali senza tempo che si ripetono ogni qual volta nasce un amore.

 

SCHEDA DEL LIBRO

 

  • Titolo: Ultime Poesie d'amore
  • Autore: Paul Eluard
  • Editore: Passigli
  • Collana: Passigli poesia
  • Anno di pubblicazione: 2001
  • Pagine: 237
  • Prezzo di copertina: euro 14,00

 


Ultime poesie d'amore. Testo francese a fronte

 

 

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Published by Caiomario - in Poesia
25 agosto 2012 6 25 /08 /agosto /2012 17:33

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/94917521@N00/4066123472

Album di nettaphoto

 

Come si fa a raccontare un libro di poesie ma soprattutto come si riesce a trasmettere sensazioni che nascono dalla personale lettura e che dipendono in larga parte dalla sensibilità poetica che non viene impiantata per grazia divina, ma si forma giorno dopo giorno? La domanda è retorica ma la risposta non è scontata. La lettura di una poesia non è assimilabile a quella di un romanzo, il poeta non scrive per offrire un passatempo piacevole al lettore ma scrive prima di tutto per se stesso. Difficilmente un editore commissiona un libro di poesie, le poesie si pubblicano dopo che sono state scritte per ispirazione non per commissione. 

Leggere le poesie della Merini significa condividere la speranza di dare un significato e un senso alle cose, la Merini è l'io narrante e non esprime il punto di vista del lettore ma il suo. L'Ipotenusa dell'amore è un libro che contiene una raccolta di poesie e due brevi racconti, il libro pubblicato nel 1992 e non si discosta dalla struttura che ho delineato nelle righe precedenti. Il carattere frammentario di ciascuna lirica è solo apparente, ricorre in molte liriche l'aggettivo possessivo mio/mia quasi a voler continuamente rammentare a se stessa e agli altri il senso di proprietà verso qualcosa o qualcuno. Il mio uomo, la mia parola, il mio seno, il mio tormento ecc parole che ricorrono spesso in tutta la sua produzione poetica, la Merini non ama usare il si impersonale-passivante a cui era solito ricorrere, ad esempio, Eugenio Montale. 

Vale la pena leggere una delle più belle poesie d'amore della Merini, tra le più intense della nostra poesia contemporanea: 


CANZONE D'AMORE 


"Era l'amore mio 
simile a una lotta di cavalli, 
era così fervente nel dolore 
da parere persino indemoniato. 
Era l'amore mio 
qualche cosa che dista dalla fede 
anni di luce e di abbandono, 
era un amore che tanto ho sospirato. 
Era l'amore mio 
un cammino francescano e bugiardo 
perchè la scrittura 
era irta di sguardi. 
Era l'amore mio 
la foresta della mia pena d'amore, 
era la greppia delle mie paure, 
era il sole d'agosto ed era inverno, 
era l'amore mio quasi l'inferno" 




COMMENTO 

La poetessa usa il verbo all'imperfetto, era ricorre 
nove volte, l'unica rima presente è nella parte finale 
della poesia, "inverno/inferno". L'amore viene 
presentato come una lotta di cavalli ad indicare un 
amore appassionato e tormentato. 
Predomina il senso di malinconia, la malinconia del ricordo 
della persona amata. E' però la sua condizione interiore 
che la spinge a ricordare il passato ma l'autrice vuole 
anche evidenziare che l'amore a lungo sospirato non è 
durato a lungo. 
Il componimento poetico provoca un senso tenerezza, misto 
a tristezza e sofferenza. 


Immensa!! 




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Published by Caiomario - in Poesia
16 agosto 2012 4 16 /08 /agosto /2012 04:24

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È sempre un'epserienza unica leggere le poesie di Alda Merini, la Merini trasognata che usa le parole come un'arte visiva per dar forma all'ambiente nel quale ella si esprime. Spesso si tende a parlare di un poeta con certo convenzionalismo soffocando o non cogliendo quella schietta ispirazione che costituisce una sorta di privilegio poetico, un dono della natura che pochi anno. Almeno quando raggiunge delle vette altissime. 
La Merini non dava mai l'impressione di usare la scorciatoia lirica per manifestare il suo dolore e la sua gioia come fatti poetici. Eppure in ogni sua poesia si riesce sempre a intravvedere un misto di dolcezza trasognata e di straordinaria forza d'animo, è sempre l'amore, quello più vero ed intimo che muove la sua scrittura anche se la fonte sorgiva da cui tutto scaturisce è sempre la sofferenza. 

"La vita facile. Sillabario" per usare una felice espressione è un libro che "ti colpisce nel petto" ma non fa eccezione rispetto alle altre bellissime raccolte che si sono succedute a partire da "La presenza di Orfeo", 142 pagine in cui si ritrovano frequenti locuzione interlocutorie che introducono il lettore in un nuovo orizzonte espressivo. Ho apprezzato quella capacità rarissima di fare poesia in modo artigianale anche quando la Merini si esprime attraverso gli aforismi. Quando la poetessa scrive "Forse il più bicchiere in natura è la mano dell'uomo" fa poesia anche nell'espressione breve. 

 
Raccontare la Merini è  riduttivo, bisogna leggere le sue parole e fermarsi a riflettere, senza fretta, per poi riprendere le pagine apprezzando quel che di superfluo e di conflittuale c'è. Alla fine del percorso si riesce a cogliere quel senso di straniamento che è il segno distintivo del modo di esprimersi della grande poetessa milanese. 


IL LIBRO

 

  • Autore: Alda Merini
  • Titolo: La vita facile. Sillabario
  • Editore: Bompiani
  • Collana: I Grandi tascabili
  • Anno di pubblicazione: 2001
  • Pagine: 144
  • Codice Ean: 9788845250101

 

La vita facile

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Published by Caiomario - in Poesia
9 agosto 2012 4 09 /08 /agosto /2012 05:26

Quando si leggono le poesie di Eugenio Montale, si rimane disorientati dinanzi all'uso di un linguaggio arido e scabro, a tratti anche duro e stridente che sembra voler segnare un punto di distacco nei confronti di tutte le espressioni poetiche precedenti spesso caratterizzate da forme stilistiche ampollose e retoriche. 

Abituati a poesie che si sviluppano fornendo un quadro, un'immagine ben definita come nel caso di Leopardi o addirittura stremati dinanzi alla lettura delle odi di Carducci, dinanzi al celeberrimo "M'illumino d'immenso", si rimane attoniti e incapaci di commentare, quasi avvolti dal pessimismo che circonda la concezione che Montale ha della vita. 

I temi della sua lirica sono infatti quelli di una concezione negativa dell'esistenza all'interno della quale si muove un individuo stretta da muri invalicabili e minacciosi; questa concezione trova una sponda in quello che è uno degli sfondi spesso presenti nelle poesie di Montale: il mare. 

È come se l'uomo volesse correre verso la libertà ma dopo aver scalato una montagna, arriva sopra una roccia e davanti a sè non ha altro che il mare che si trova verso orizzonti aperti inavvicinabili. 

Con uno stile scarno e sobrio, Montale riesce ad esprimere tutta l'impotenza dell'uomo dinanzi agli eventi della vita che assomiglia al gioco degli scacchi dove si finisce coll'essere sempre perdenti. 

In questa negazione di ogni possibilità di riscatto, la poesia non fa altro che registrare la nostra impotenza e inefficacia e questo Monatale lo fa con uno stile unico, simile a quello dei grandi lirici greci: le espressioni che usa sono a volte dure, aride e sembrano essere scolpite sulla roccia. 

La poesia di Montale è complessa, non sempre di facile comprensione soprattutto per i temi trattati che spesso sono i temi affrontati dai grandi filosofi ma visti con l'occhio del poeta. 

I termini utilizzati da Montale sono spesso insoliti come insolito è l'uso che ne fa, spesso troviamo aspre assonanze, descrizioni di paesaggi tormentati, a questo proposito prendiamo ad esempio la seguente strofa della poesia "Meriggio", tratta dalla raccolta "Ossi di Seppia": 

"Osservare tra frondi il palpitare 
lontano di scaglie di mare 
mentre si levano tremuli scricchi 
di cicale dai calvi picchi" 

si notino i termini usati: frondi, scricchi, calvi picchi  e si immagini la scena: sembra di trovarsi sopra la collina che sovrasta uno dei tanti tratti della costa ligure e di stare dinanzi alla visione del mare palpitante di scaglie luminose e di strapiombi scoscesi impossibile da percorrere. 

Montale a differenza di Ungaretti, si muove su un piano di assoluto distacco dai sentimenti, quasi con un senso di rassegnazione dove l'unica via consolatoria è la contemplazione oggettiva, si limita quasi a registrare la disperazione dell'uomo perchè le ragioni stesse dell'esistenza sono corrose fin dalle fondamenta, proprio da questa contemplazione della materialità avviene la trasfigurazione spirituale del paesaggio, dove ogni elemento diventa un simbolo denso di significati e capace di comunicare momenti di rara intensità. 
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Fonte immagine: http://farm8.static.flickr.com/7276/7072306367_b4b13d4b93.jpg


La poesia di Montale   stimola le riflessione sui grandi temi dell'esistenza: ma non dà risposta.

 

Articolo di proprietà dell'autore, pubblicato anche altrove.

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Published by Caiomario - in Poesia
4 novembre 2011 5 04 /11 /novembre /2011 11:23
Sandro Penna è un autore che si è contraddistinto nell'affollato panorama della letteratura italiana per aver scritto delle liriche caratterizzate da un linguaggio chiaro e apparentemente semplice che sembrano assomigliare al commento di uno spettatore che affacciatosi da una finestra che guarda sl mondo, riferisce ad un suo eventuale ascoltatore: piccoli frammenti di una realtà vengono catturati e fissati nel tempo e diventano fotografie che non hanno più tempo.
Ma quali sono le caratteristiche delle poesia di Penna? Prima di tutto il suo inconfondibile stile poetico che lo rende immediatamente riconoscibile e che lo  contraddistingue dalla poesia che aveva dominato buona parte degli inizi del Novecento.
Vediamo gli elementi pù importanti dello stie poetico di Sando Penna:

*Buona parte del Novecento, almeno un quarto di secolo, era stato dominato da quella corrente poetica che va sotto il nome di ermetismo, una poetica spesso caratterizzata dall'uso di un linguaggio oscuro, criptico che necessitava di una decodifica anche da parte dei lettori più preparati.
L'assenza di nessi logici e sintattici, l'uso della parola come rimando allusivo, l'asrattismo nebuloso e caotico forse furono un modo di mimetizzarsi dinanzi alla letteratura retorica degli anni Trenta e Quaranta, ma sicuramente furono anche un momento di rottura nei confronti della poesia di D'Annunzio e in una certa qual misura di Pascoli.
Penna pur non potendosi assimilare alla retorica tardo ottocentesca, recupera l'uso chiaro della parola, la semplicità del messaggio e proprio per questo, insieme a Umberto Saba, ha costituito quella corrente antiermetica che affonda le sue radici nel miglior Pascoli e a cui addiritura Pier Paolo Pasolini guardò con interesse e attenzione.

*Un'altra caratteristica della poesia di Penna è l'assenza di personaggi femminili, i suoi personaggi sono marinai, soldati, operai e i luoghi di ambientazione treni, sale cinematografiche, periferie, luoghi spesso squalldi a cui il poeta riesce a dare dignità poetica grazie all'uso di una parola che pare una sequenza musicale in cui troviamo assonanze e consonanze, alliterazioni e cambiamenti di ritmo improvvisi che invogliano il lettore all'apprezzamento.
Sicuramente questo elemento caratterizante venne determinato da una  scelta  be precisa di Penna che nelle sue liriche spesso cantò l'amore omosessuale, ma sempre in modo molto discreto e mai allusivo e volgare, tanto che da una superficiale lettura sembra impossibile rilevare questo aspetto.

*Un'altra peculiarità della poesia di Penna è la presenza di un motivo: la "gioia di vivere", contrapposto a quel "male di vivere" che aveva depresso intere generazioni che del mal sottile, ad esempio, avevano addirittura fatto motivo di distinzione del loro vivere decadente.

*Possiamo definire la poesia di Penna come la "poesia del dinamismo" per il fatto che due sono i temi ricorrenti: quello del movimento e quello della staticità, dell'immobilità; il primo è rappresentato da tutto ciò che si muove: il mare, il vento, un mezzo di locomozione, i secondo è sempre collegato a tutto ciò che produce dolore e angoscia come la morte o il dolore.

Per esprimere queste tematiche Penna privilegia il componimento breve  in cui  tuttavia non usa mai un linguaggio criptico ma è sempre chiaro ed armonico come nel caso di questa breve lirica:

"Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita"

Forse solo la famosa "M'illumino d'immenso" di Giuseppe Ungaretti è paragonabile per bellezza e intensità lirica....

Mi riservo di pubblicare questo scritto di mia proprietà anche altrove.

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Published by Passieno - in Poesia

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