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21 febbraio 2012 2 21 /02 /febbraio /2012 07:29

Nei primi quattro mesi del suo mandato, il Presidente del Consiglio Mario Monti ha dimostrato un'attività che è mancata a tutti gli esecutivi che lo hanno preceduto, bisogna riconoscerlo. Come bisogna ammettere che la lotta all'evasione fiscale ha avuto un impulso notevole con iniziative che stanno incominciando a dare i loro frutti. Gli italiani che evadono sono molti e non solo tra i commercianti, fino ad ora nessun blitz è stato effettuato negli studi di medici e avvocati, ma le attenzioni si sono rivolte solo ai commercianti che non sono certo l'unica categoria in cui si annida l'evasione. Troppe categorie continuano poi a godere del vantaggio di essere poco visibili e tra questi vi sono tutti quei dipendenti che hanno il secondo lavoro e che evadono esattamente come gli autonomi. Sarebbe auspicabile che anche in questo settore si setacci il mondo sommerso dei dopolavoristi che sottraggono risorse al fisco.

Con la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali si entra in un campo che non potrà essere affrontato con la logica dell'andiamo avanti senza tenere conto dei sindacati; trattare delle materie delicate senza avere la collaborazione delle parti sociali significa creare le premesse per una coflittualità che sicuramente scoppierà nei prossimi mesi. Fare la riforma del mercato del lavoro entro inizio marzo come ha più volte annunciato il ministro Elsa Fornero non è un obbligo se non si risolve il problema del lavoro che non c'è perché troppe aziende stanno portando il lavoro fuori dall'Italia, magari in Serbia, per pagare gli operai 200,00 euro al mese. In ogni caso se non si abbassano le tasse sul lavoro e sulle imprese qualsiasi discorso di riforma è inutile, le tasse troppo alte sul lavoro deprimono l'economia e la capacità di crescita.La trattativa sul mercato del lavoro crea anche tensioni nel mondo politico, le posizioni attuali di molti esponenti della sinistra sul mercato del lavoro anche quando ci sarà l'appuntamento alle urne. Le critiche rivolte a Giorgio Napolitano a Cagliari sono solo l'inizio di un dissenso che sta montando ovunque, eppure la classe politica non fa niente per risolvere il disagio e il malessere che sta creando dei pezzenti senza diritti ed esclusi da qualsiasi prospettiva occupazionale.

I sindacati, d'altro canto, non possono solo difendere i presunti diritti dei soli iscritti e in particolare dei dipendenti pubblici che passano indenni da qualsiasi crisi e il cui costo finisce col pesare insieme alle pensioni, per il 52 per cento del debito pubblico. L'inasprimento fiscale che stanno pagando tutte le categorie è stato deciso per pagare le spese fisse: stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione e pensioni. Molti precari della pubblica amministrazione, oggi esclusi dalla certezza del posto fisso fino alla pensione, non potranno essere assunti con una sanatoria. Di questo i sindacati dovranno tenerne conto, in caso contrario anche l'Italia sarà costretta a seguire la via ellenica: o diminuire gli stipendi dei dipendenti pubblici o licenziarli.

Per le aziende medio piccole la priorità deve essere la sopravvivenza delle stesse, legata giustamente alla possibilità di non essere soffocate da un fisco che spesso è diventato insostenibile. Un'impalcatura di questo tipo non può reggere alla lunga, troppa gente è entrata nella pubblica amministrazione (enti locali e scuola) senza aver sostenuto un concorso pubblico. Il risultato è che abbiamo oggi strutture elefantiache che costano e che finiscono per incidere notevolemente sulla spesa pubblica.Se la riforma del mercato del lavoro colpirà ancora una volta i lavoratori delle aziende private, saremo punto da capo, vorrà dire che beni e merci li compreranno solo i garantiti e le volpe grigie, intorno a loro vi sarà solo una massa di paria simili ai "pezzenti di Calcutta".

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13 febbraio 2012 1 13 /02 /febbraio /2012 17:36

 

L'Europa dei ragionieri non può funzionare, il caso Grecia apre degli interrogativi a cui  la classe politica deve dare risposta, pensando solo ai bilanci e ai mercati si finiscono per  umiliare le persone e si provocano  delle rivolte sociali che rischiano di creare dei mostri.

 

 

Dinanzi a quello che è accaduto ad Atene in piazza Syntagma e a quello che probabilmente accadrà dopo gli scellerati diktat imposti dalla Troika, non si può rimanere indifferenti perché la situazione greca potrebbe essere quella di altri paesi europei, compresa l'Italia che non è "così grande da non poter fallire". Anche gli Stati Uniti non sono falliti nel 1929, ma un'intera generazione di americani visse nell'indigenza e quella crisi venne pagata anche da altri che si ritenevano immuni da qualsiasi contagio.

Il problema della Grecia è il problema di questa Europa dove prima si è fatta la moneta e mai si è pensato ad una sua unità politica e alla conseguente armonizzazione legislativa. La Grecia aveva un pubblico impiego di 750.000 dipendenti supergarantiti e un debito pubblico mostruoso, è vero, i conti sono stati truccati, è stato accertato, ma la Germania brava e virtuosa non può tirare la corda oltre ogni ragionevolezza. Strangolare la crescita, riducendo i salari e favorendo la deflazione finirà per ritorcersi contro i ragionieri di Bruxelles, se uno speculatore incallito come George Soros ha affermato che «la Merkel sta portando l’Europa nella direzione sbagliata», bisogna ripensare all'Europa così come è concepita e come è governata di fatto da una Germania sempre più dipendente dall'export e che sta impostando la vita delle persone secondo criteri ragionieristici che vanno contro lo spirito di quegli europeisti come Adenauer e Spinelli che sognavano un'altra Europa.

Se si voleva combattere la corrutela greca che ha radici lontane e che ha determinato un altissimo costo della vita, bisognava pensarci prima,  Bruxelles lo sapeva che i bilanci erano truccati, perché allora si è arrivati a tanto? Perché le banche francesi e tedesche hanno acquistato titoli che non offrivano nessuna garanzia? Perchè la Germania ha acquistato 25 miliardi di titoli di stato greci spazzatura? Uno dei problemi del bilancio greco è senza dubbio il numero altissimo di dipendenti pubblici assunti (come purtroppo accade anche in Italia) per motivi elettorali e di clientela, ma le misure draconiane volute dall'Europa rischiano solo di fare dei danni irreversibili, licenziare migliaia di persone significa condannarle con certezza alla miseria. L'Europa, questa Europa, piace sempre meno ai cittadini, sottovalutarlo significa creare le premesse per un disastro economico e politico. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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12 febbraio 2012 7 12 /02 /febbraio /2012 09:29

Prima dell'approvazione della cosiddetta Riforma Gelmini le cronache di stampa hanno riportato che alla Sapienza di Roma insegna, in qualità di professore ordinario, Giacomo Frati il figlio del Rettore Luigi Frati, il giovane ha vinto un concorso dove c'erano 25 candidati tutti più anziani di lui, sicuramente deve essere un giovane di talento. E una famiglia di talentuosi quella del Rettore dell'Università La Sapienza perchè come riferito da quell'impareggiabile segugio che risponde al nome di Gian Antonio Stella, nella stessa facoltà insegnano anche la figlia ( Medicina legale con laurea in giurisprudenza) e la moglie (Storia della medicina con laurea in lettere). In merito alla veridicità di quanto è stato scritto e denunciato  non ci sono state mai smentite, il che significa che Stella ha ancora una volta colpito nel segno. Forse quei professori al governo che criticano i giovani che vorrebbero -a parere loro- lavorare vicino a casa dovrebbero pensare anche a questa vicenda considerando che un giovane a cui viene proposto di lavorare lontano da casa, in cambio di 800,00 euro al mese non può permettersi di affrontare il costo di un affitto.

Che speranza  quindi hanno i giovani di talento di inserirsi nelle università dove parenti e figli di eccellenti e magnifici personaggi hanno occupato ogni spazio possibile?  Se questa è la condizione delle università italiane le proteste dei giovani indignados non si sarebbero dovute rivolgere prima di tutto contro le baronie? Sarebbe auspicabile che Monti liberalizzasse l'accesso alle università introducendo una norma in base alla quale l'assunzione  in qualità di docente venisse effettuata con criteri assolutamente oggettivi, le commissioni d'esame dovrebbero poi essere costituite da membri di chiara fama a livello internazionale esterni alle stesse università. I concorsi dovrebbero essere decisi dallo Stato e non dalla singola università, infine, come  già accade in molti paesi dove le università contano e sfornano menti, l'incarico di docente universitario dovrebbe essere a tempo in base ai contributi reali dati alla comunita scientifica. Insomma non servono impiegati nè tanto meno insegnanti che fanno didattica, ma docenti che professano.

Nella maggior parte delle università italiane i ricercatori insegnino al posto dei professori, ma non dovrebbe essere i professori ad insegnare? Non ci dovrebbe essere un controllo anche su questo esercizio abusivo della professione di docente svolta da chi non ne ha titolo? Forse si parlerà ancora di scuola e di università ed è probabile che riprendano le cicliche proteste degli indignados. Ma dobbiamo indignarci prima di tutto contro la pratica tutta italiana dei baroni che spesso non portano nessun contributo in  termini di conoscenza, ma pensano solo a sistemare gli amici. Abbiamo bisogno di professori preparati che qulifichino le nostre Università, se non si percorre questa strada tutto diventerà inutile.

La Sapienza è al 430° posto nel mondo, pochino visto il nome. Chi ha buone orecchie per intendere, intenda.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-barone-frati/1477028

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_febbraio_10/parentopoli-declino-sapienza-stella-1903219662600.shtml?fr=box_primopiano

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11 febbraio 2012 6 11 /02 /febbraio /2012 20:21

C'è differenza tra essere assolti per non aver commesso il fatto ed essere assolti per prescrizione. Il Giudice può emettere una sentenza di "assoluzione piena" solo ed esclusivamente quando "l'imputato è assolto per non aver commesso il fatto", emette invece una sentenza di "assoluzione con formula dubitativa" quando non è stato possibile accertare la colpevolezza dell'imputato.
Quando il Giudice dichiara che il reato è stato commesso ma che non può emettere una sentenza di condanna perché "sono decorsi i termini della prescrizione", il reato non viene cancellato, ma viene prescritto. Un reato commesso ma prescritto quindi è cosa ben diversa da essere assolti per non aver commesso il fatto, in termini semplici una cosa è essere innocenti e una cosa è essere colpevoli ma non perseguibili....ecco la partita che si gioca a Milano nel processo a Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari in riferimento al caso Mills.

 

Il pubblico ministero Fabio De Pasquale nella sua requisitoria ha rammentato la sentenza della Corte di Cassazione che, nei confronti di Mills, non ha emesso una sentenza di condanna per l'avvenuto decorso dei termini di prescrizione. Ha affermato De Pasquale che nelle motivazioni della sentenza  vi sono "passaggi di fatto accertati definitivamente e legati alla colpevolezza di Silvio Berlusconi di cui parliamo in questo processo". ''Bisogna prendere atto di questa sentenza''. ha aggiunto lo stesso pubblico ministero. L'esito dell'intera vicenda si sa già come andrà a finire, rimarrà comunque a futura memoria il merito che sarà raccontato nei libri di storia....dove non esiste prescrizione.


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6 febbraio 2012 1 06 /02 /febbraio /2012 16:07

Secondo alcuni, se venisse approvato anche in Senato l'emendamento del deputato del Carroccio Pini sulla responsabilità civile dei magistrati, gli stessi non sarebbero liberi di decidere qualora si trovassero nella situazione di giudicare degli imputati ricchi ed eccellenti. 

Nel 1987 trionfarono i si nel referendum che introdusse la responsabilità civile dei magistrati, nel 1988  con la legge Vassalli vi fu una correzione proprio per evitare possibili storture e garantire l'indipendendenza dei giudici, nella norma, tutt'ora in vigore si stabilisce che un magistrato per colpa grave o per dolo paga. L'emendamento Pini vuole modificare parte di questa norma prevedendo per il cittadino la possibilità di agire non solo contro lo stato, ma anche contro il soggetto ritenuto colpevole ossia il magistrato chiedendo il risarcimento patrimoniale dei danni per violazione manifesta del diritto.

Secondo il vicepresidente del CSM Michele Vietti non si può assimilare l'azione dei magistrati a quella dei medici, ad esempio, che se sbagliano pagano in quanto il "magistrato è  un unicum"; Giuseppe Cascini il segretario dell'Associazione  Nazionale Magistrati ha corretto il tiro spiegando che "vi è una differenza enorme tra i magistrati e i medici per il semplice fatto che il magistrato deve decidere tra due persone, chi ha torto e chi ha ragione e che quindi tutte le decisioni di un magistrato, a differenza di quello che accade nei medici che insperabilmente non incorrono sempre in errori, danno torto a una delle deu parti, per cui vi sarà sempre una persona insoddisfatta; pensare allora che una persona che ha perso la causa possa agire nei confronti del giudice , chiedendo un risarcimento al giudice per la decisione che viene reputata sbagliata significa da un lato moltiplicare all'infinito le cause, perché la persona che ha torto continuerà a fare causa al giudice che gli da torto all'infinito fino a che non troverà un giudice che gli dà ragione e altro è il meccanismo di funzionamento della giustizia. Ma non è un unicum il magistrato, questo vale per tutti i funzionari pubblici, non si può fare causa al vigile urbano che ci ha fatto una multa, non si può fare causa all'ispettore delle tasse che ci fa un accertamento, non si può fare causa al poliziotto che fa un accertamento su di noi. Si fa causa allo Stato per i comportamenti dei funzionari pubblici, poi lo Stato nei confronti dei propri funzionari ha una serie di strumenti per fare valere la loro responsabilità: l'azione di rivalsa che è prevista per i magistrati e gli altri funzionari dello stato nei casi di dolo e colpa grave, l'azione disciplinare e altri strumenti per censurare comportamenti illeggittimi dei funzionari.

 

La risposta di Cascini è corretta, puntuale e ha sollevato un problema che non può essere affrontato dicendo semplicemente "ti faccio causa per ottenere il risarcimento patrimoniale e se perdi paghi". Anche tra i magistrati vi è una gerarchia di bravi, meno bravi e mediocri, in poche parole anche tra i giudici vi sono quelli preparatissimi che studiano il diritto e continuano ad aggiornarsi ed altri che sono scarsamente preparati e che hanno "impiegatizzato" quello che non è un semplice rapporto di lavoro da pubblico dipendente. Gli errori pacchiani di giudici poco preparati possono causare dei danni patrimoniali gravissimi anche se non c'è dolo e la colpa grave, tra l'altro, è difficilissima da dimostrare.

L'onorevole Enrico Costa ha detto che i casi di rivalsa nei confronti dei magistrati sono limitatissimi, ecco i numeri in base a quanto scritto nella relazione dell'Avvocato generale dello Stato e udito dalla Commissione giustizia della camera: "dalla prima applicazione della legge ad oggi risulta proposte poco più di 400 cause, di queste 400, ben 253 sono state dichiarate inamissibili con provvedimento definitivo, 49 sono in attesa di pronuncia sull'ammissibilità, 70 sono in fase di impugnazione e di decisioni di inamissibilità e 34 sono state dichiarate ammissibili".

 

Il problema esiste, il magistrato deve agire senza che venga effettuata nessuna pressione nei suoi confronti e deve poter decidere in piena libertà nei confronti di tutti tutelando  anche i soggetti più deboli e meno abbienti dalle prepotenze di coloro che violano la legge avendo magari risorse ingenti per ricorrere in giudizio, ma è auspicabile che il legislatore di concerto con i suggerimenti del CSM e dell'Associazione Nazionale Magistrati trovi un meccanismo validoed efficace  per valutare la preparazione di un giudice e questo dovrebbe avvenire nel corso di tutta la carriera dello stesso. Non si può fare carriera nella magistratura semplicemente per anzianità, l'avanzamento dovrebbe avvenire per merito e il merito in questo caso significa preparazione e conoscenza del diritto; per valutare la preparazione dovrebbero quindi esserci dei concorsi e gli esami dovrebbero essere lunghi e difficili. In caso contrario i torti  nei confronti dei cittadini dovuti ad impreparazione si moltiplicheranno e il costo economico  sarà ancora una volta scaricato sulla collettività. Ma è difficile che si scelga questa strada, per ora  nella magistratura si fa carriera solo per "meriti" anagrafici. 

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4 febbraio 2012 6 04 /02 /febbraio /2012 08:26

Per l'ex ministro Renato Brunetta ad essere pagati troppo non sono i parlamentari ma di dipendenti delle Camere, ecco quanto ha affermato testualmente:

"La decisione che avevamo preso come Governo Berlusconi era quella di avere i costi dei parlamentari italiani convergenti, gli stessi di quelli europei, e questo è quanto stiamo realizzando. Stiamo, tra l'altro, verificando delle cose molto divertenti, non sono tanto i parlamentari ad essere pagati troppo quanto il personale delle camere (Camera, Senato), la struttura, molti funzionari, ma molti, molti funzionari per poi arrivare a dirigenti intermedi per non arrivare ai commessi, hanno remunerazioni paragonabili, se non di multipli, a quelle dei parlamentari"

Ce ne siamo accorti, ma dire "non siamo noi a costare, ma gli altri" rientra in quella tendenza, tutta italiana, che porta a difendere la propria categoria mentre si invoca la liberalizzazione degli altri oppure a quella di chi vede sempre l'evasione fiscale nell'orto del vicino ma mai nel proprio.

La domanda che il cittadino si deve porre è invece: "chi ha deciso questi aumenti?" Constatare semplicemente l'entità degli stipendi del personale delle Camere come ha fatto Brunetta è inutile. Chi decide gli stipendi dei funzionari, dei commessi, degli uscieri e dei barbieri? Questo è il nocciolo della questione. E soprattutto quali provvedimenti intende prendere la politica per invertire questa situazione che costa moltissimo ai contribuenti italiani?

Il monito di non vivere al di sopra delle proprie possibilità a, quanto pare non vale per tutte le categorie però. A proposito di rendite di posizione il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affermato: "...stiamo attenti ci sono spinte troppo conservatrici, per esempio, nella nostra società. Non si può continuare ad andare avanti come si è andati avanti perchè credo che si possa discutere se sia corretto dire che si è vissuti anche in Italia e in Europa e in America, al di sopra delle proprie possibilità, certamente questa è una sentenza che va molto analizzata e anche rispondere che non tutti i gruppi sociali hanno vissuto al di sopra di quelle che sarebbero state altrimenti, per esempio, senza il forte intervento della spesa pubblica le loro possibilità, però molto deve cambiare, nei comportamenti, nelle posizioni acquisite, nelle aspettative, dobbiamo fare i nostri conti con un mondo che è  totalmente diverso non da quello di quarant'anni fa, ma da quello di venti anni fa". Appunto.

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3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 09:24

La proposta della Commissione per la lotta alla corruzione di rendere pubblici i beni dei parenti fino al secondo grado dei dirigenti della PA e degli eletti, ossia i beni dei figli, della moglie, dei genitori, dei fratelli e dei nonni nasce dall'esigenza di evitare che i beni frutto della corruzione siano intestati ai parenti più stretti. Potrebbe essere un meccanismo di prevenzione che scoraggia i potenziali corrotti, bisogna vedere se la proposta avrà un seguito visto i paletti giuridici che bloccano sul nascere quegli strumenti investigativi e quei meccanismi di trasparenza che da tempo sono utilizzati in altri paesi.

Non c'è dubbio che chi ricopre cariche pubbliche di grande rilevanza deve agire nella più assoluta trasparenza, se un politico diventa immobiliarista e riesce a conseguire degli improvvisi arricchimenti, è necessario che i cittadini conoscano il modo in cui questo avvenuto.

C'è da giurarci che tra la doverosa trasparenza dei politici e dei dirigenti pubblici e la tutela della privacy, prevarrà la seconda.

Negli Stati Uniti non ci si vergogna della ricchezza, in Italia sì. Anche se è stata conseguita onestamente.

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30 gennaio 2012 1 30 /01 /gennaio /2012 05:46

Nella puntata del 29 gennaio 2012  di Presadiretta, la trasmissione che va in onda su Rai Tre condotta da Riccardo Iacona, l'inviata Silvia Bencivelli è andata a L'Aquila per documentare lo stato della ricostruzione a quasi due anni dal terremoto che ha seriamente danneggiato la città. E' davvero sconcertante apprendere che nonostante gli eventi luttuosi che hanno colpito duramente la città de L'Aquila, la ricostruzione proceda ignorando la sismicità  del territorio. Le nuove abitazioni dovrebbero essere costruite seguendo i criteri imposti dalla normativa antisismica per evitare il ripetersi degli effetti catastrofici seguiti al sisma del 2009, ma ciò non sta accadendo, nella più totale indifferenza degli organi di controllo. Morti e distruzioni non sono serviti assolutamente a niente, la politica ancora una volta dimostra  irresponsabile incapacità e, come è stato  ampiamente documentato nella trasmissione, la responsabilità è anche di tutti quei cittadini che con accondiscendenza condividono la scelta sconsiderata di ricostruire negli stessi luoghi come se niente fosse accaduto.

Al costo umano si aggiunge poi quello economico, un costo pagato anche dal resto del paese, è un aspetto che non può essere ignorato; come al solito in Italia, la memoria è corta, poco si fa sul fronte della prevenzione e si agisce sempre dopo ripetendo sistematicamente gli stessi errori che hanno determinato la situazione. Non basta che ci siano inchieste in corso, con ostinata determinazione si sta seguendo un piano che per ora porta soldi, molti soldi, nelle tasche di quelle imprese che sono impegnate nella ricostruzione. Il tutto avviene con l'accondiscendenza di molti cittadini, mentre altri (pochissimi e coraggiosi) denunciano quello che sta accadendo.

Un caso emblematico è quello delle "villette provvisorie" costruite in una valle a forte rischio sismico, secondo quanto è emerso dal racconto di Iacona, c'è da scommettere che diventeranno definitive e che saranno sanate perché "valgono tre o quattro assessori".

Una parte dell'Italia è ormai stanca di indignarsi e anche di correre in soccorso di chi non ha imparato nulla dal passato, sarebbe auspicabile che chi deve controllare lo faccia prima e non dopo. Errare umanum est, perseverare diabolicum. 

 

link: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-35cddad9-eb8e-4add-9d12-8be94c239bab.html

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28 gennaio 2012 6 28 /01 /gennaio /2012 04:49

In occasione della trasmissione "Servizio Pubblico" del 26 gennaio 2012 è stato anche trattato il tema del difficile rapporto con Equitalia, l'ente statale di riscossione tributi al centro non solo di polemiche e critiche da parte di una certa stampa, ma anche di attentati dinamitardi e di una vera e propria campagna intimidatoria che  ha come unico obiettivo quello di spostare i termini del problema generando una confusione in cui  spesso diventa difficile distinguere le buone ragioni di chi critica i metodi di Equitalia con le pretese di chi volutamente ha eluso l'appuntamento con il fisco. Equitalia non è un ente privato ma agisce in conformità a quelle che sono leggi dello stato, è bene ricordarlo perchè troppo spesso molti debitori sono elettori di quegli stessi partiti che hanno scritto le norme relative alla riscossione e molti esponenti politici, con un comportamento schizofrenico e demagogico, criticano la stessa Equitalia prendendo le parti di questa o quella categoria. Nel corso della suddetta trasmissione una persona che è stata intervistata ha sollevato il problema dell'aggio vale a dire dei diritti che Equitalia richiede quando viene trasmessa una cartella esattoriale, questi diritti vengono moltiplicati per ogni anno in cui esiste un debito nei confronti del fisco, facendo così salire il conto finale in modo esponenziale mettendo in seria difficoltà anche chi vorrebbe saldare i propri debiti con il fisco. E' un problema che a livello legislativo non si è voluto affrontare e che non può essere risolto semplicemente allungando la rateizzazione come ha fatto il Governo Monti.

Non possono essere condivisi in alcun modo gli atti di terrorismo nei confronti di Equitalia ma è innegabile che il fenomeno sia indicatore di un malessere diffuso che può arrivare a punte di esasperazione al limite dell'illegalità. Spesso le difficoltà economiche di privati, commercianti e piccoli imprenditori sono tali che è molto facile perdere la casa per cifre irrisorie che, per un perverso effetto moltiplicatore, possono diventare di notevole entità. Oltre a questo aspetto c'è da rilevare che molti dei soggetti oberati dai debiti non conoscono gli strumenti per difendersi in modo legale nei confronti di una pubblica amministrazione con la quale diventa spesso difficile dialogare. Non si può mettere sullo stesso piano chi ha commesso un errore materiale con chi è un evasore seriale che spesso si affida a professionisiti che utilizzano tutti i metodi legali per evitare o ritardare i pagamenti dei propri debiti nei confronti del fisco. Il distinguo è importante anche se è inacettabile il comportamento di molti politici che invocano di ricorrere ad una sorta di condono collettivo che cancelli tutti i debiti nei confronti dell'erario. 

Il vero nodo della questione che il legislatore non vuole affrontare  è quello della vendita dell'immobile di un debitore senza che questi venga preventivamente informato. Venire a conoscenza di un'ipoteca solo quando l'immobile sta per essere venduto significa impedire al cittadino di esercitare un diritto importante: quello di essere informato e non vessato. A tal proposito giova ricordare la Legge 27 luglio, n. 212 denominata "Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente" che all'articolo 13 così recita:

"Il Garante del contribuente, anche sulla base di segnalazioni inoltrate per iscritto dal contribuente o da qualsiasi altro soggetto interessato che lamenti disfunzioni, irregolarità, scorrettezze, prassi amministrative anomale o irragionevoli o qualunque altro comportamento suscettibile di incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazione finanziaria, rivolge richieste di documenti o chiarimenti agli uffici competenti, i quali rispondono entro trenta giorni, e attiva le procedure di autotutela nei confronti di atti amministrativi di accertamento o di riscossione notificati al contribuente.

Purtroppo sono numerosi i casi in cui Equitalia, da ente riscossore che dovrebbe assicurare il corretto  pagamento dei tributi di cittadini e imprese,  finisce col diventare una struttura che complica il rapporto con la pubblica amministrazione. Equitalia esercita il diritto legittimo del pignoramento dei beni ma i metodi utilizzati creano solo pressioni che generano conflittualità. Lo Stato ha il diritto e il dovere di agire coattivamente nei confronti degli evasori impedendogli di distrarre beni e di occultare ricchezze, ma la forza deve essere sempre proporzionata e mai sovrabbondante. Se Equitalia afferma che non ha l'obbligo di comunicare l'iscrizione di un'ipoteca di un bene vuol dire che agisce  in base ad un preciso dispositivo di legge creato proprio per evitare che gli evasori facciano sparire i beni prima che si concludano le procedure di riscossione delle somme dovute al fisco. Ma il cittadino ha il diritto anche di opporsi in maniera legale all'ente impositore se ritiene che l'accertamento sia infondato. 


Gli strumenti giuridici   per difendersi e ricorrere alla giustizia tributaria esistono, ma molti per mancanza di voglia o per malafede, prefersicono sventolare bandiere e fare gazzarra nelle trasmissioni televisive; così facendo perdono solo del tempo e rischiano di andare incontro alla propria rovina. La legge italiana permette l’impugnazione di cartelle esattoriali, l’opposizione a pignoramenti, il ricorso in autotutela, in commissione tributaria e al Capo dello Stato. Se poi il contribuente ha ottenuto ragione dalla pubblica amministrazione può richiedere i danni, lo prevede la legge:

Articolo 2043 del Codice Civile (Risarcimento per fatto illecito):

Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno

Non bisogna mai dimenticare che facendo opposizione ai decreti ingiuntivi il debitore può sospendere ogni istanza di pagamento, gli strumenti giuridici per difendersi esistono, basta saperlo.

 

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11 gennaio 2012 3 11 /01 /gennaio /2012 07:52

Il potere ha paura della decrescita, il risparmio, quello vero, è sovversivo e non può essere perseguito con nessun mezzo (almeno fino ad ora), tutto il sistema (economico e politico) parla di sviluppo in termine di consumi e non è in grado di fornire altra ricetta se non quella di incentivarla perché senza consumo le fabbriche chiudono.

Sono preoccupati i lavoratori, i sindacati, il fisco, le industrie, insomma un orto può fare più paura di 1 milione di indignados che  potrebbero bloccare una città. Un pezzo di terra su cui impiantare un orto e allevare qualche animale per ricavarne latte o carne terrorizza le associazioni dei comemrcianti, la cosiddetta "Distribuzione organizzata", i trasportatori, i benzinai e tutti coloro che in un modo o nell'altro vivono grazie alle merci che si spostano.

Il moltiplicarsi di forme di autodifesa come l'orto in giardino o sul balcone, l'acquisto diretto da parte dei consumatori presso gli agricoltori, la diffusione dei GAS (Gruppi d'acquisto solidale), non sono ben viste da un potere che vive e si perpetua con il ricatto dei consumi. Ma la festa è finita, è finita anche per chi in nome del lavoro è pronto a fare qualsiasi cosa anche a produrre mine perché una fabbrica garantisce il lavoro che serve per indebitarsi fino al collo.

Uno degli aspetti positivi di questa "falsa crisi" è la diminuzione dei rifiuti, grazie ai consumi più contenuti  in discarica finiranno meno cose inutili, quelle che usate e gettate, garantirebbero secondo i sostenitori dello sviluppo la falsa sicurezza del benessere. Sono tutti preoccupati perchè si consuma di meno, ma non si potrà obbligare la gente a farlo nè inviare la polizia politica a fare perquisizioni per vedere se il cittadino ha dei soldi, la festa è finita!!!

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    Sino al 1492 esistevano in America delle genti chiamate genericamente Amerindie (aztechi, maya, toltechi etc.) che costituivano il patrimonio umano e culturale di quelle terre. Sappiamo come le cose sono andate dopo quella data, da quel momento è iniziato...
  • Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
    Letteratura, cinema e teatro, un ritratto che non invecchia. Il ritratto di Dorian Gray è un classico della letteratura, almeno così viene definito e ogni volta che si deve usare questa espressione bisognerebbe farlo con una certa riluttanza perché c'è...
  • Filosofi: Bruno Giordano
    VITA, OPERE Giordano Bruno (Nola, 1548-1600), entrò a diciotto anni a far parte dell'Ordine dei Domenicani nei confronti del quale mostrò insofferenza per la disciplina e per l'indirizzo culturale. Nel 1576 abbandonò l'Ordine perché sospettato di posizioni...
  • Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri - Giampaolo Pansa
    Pansa ha la capacità di saper leggere la realtà e non semplicemente di interpretarla, la sua "narrazione" suscita stupore ed è sempre spiazzante e al di là del fatto che i suoi libri riescano a raggiungere i primi posti delle classifiche dei libri più...

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