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13 agosto 2012 1 13 /08 /agosto /2012 17:59

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"Frankenstein junior" del regista statunitense Mel Brooks è una parodia ispirata all'opera cinematografica "Frankenstein" (1931) del regista James Whale  interpretata magistralmente da Boris Karloff e tratta dall'omonimo romanzo di Mary Shelley scritto tra il 1816 e il 1817.

 

 

LA TRAMA 

Il film ha la sua ambientazione tra l'America e una poco probabile Transilvania, la terra che come è noto ha dato i natali (mitologici) al conte Dracula. 
Il protagonista è il giovane Friedrich Frankenstein, nipote del celebre  professor Victor Frankenstein che aveva assemblato dei pezzi di cadavere e dato vita a una creatura deforme e mostruosa. 
Il giovane Friedrich è talmente scettico sugli esperimenti condotti dal nonno da misconoscerne persino la parentela al punto da presentarsi storpiando il proprio nome e presentandosi come "Frankenstein". 
Tutto questo fino al momento in cui Friedrich non riceve il testamento del nonno che gli viene fatto recapitare da uno strano e oscuro personaggio di età molto avanzata che lo avrebbe prelevato diretttamente dalla tomba; decide allora di partire per la Transilvania con un gruppetto di accompagnatori in parte legati al nonno: Igor, uno strano e deforme aiutante discendente a sua volta dall'aiutante del dottor Frankestein, Inga una graziosa assistente e Frau Gluker antica amante del nonno. 
Suggestionato comunque dal nuovo clima creatosi, decide di ripetere l'esperimento, ruba un cadavere, manda Igor a rubare un cervello appartenuto a un famoso scienziato, Hans Delbruck
Igor però impauritosi per aver visto la sua immagine riflessa fa cadere il prezioso cervello che finisce spiaccicato per terra e ne preleva uno dove non si accorge che c'è apposta una scritta con la parola anormale. 
Quando l'esperimento si è concluso Friedrich si rende conto dello scambio dei cervelli che ha prodotto una ceratura mostruosa esattamente eguale a quella prodotta da suo nonno violenta e mugugnante che trova un pò di pace solo quando sente una particolare musica suonata da un violino. 
Ad un certo punto Frau Gluker fa fuggire il mostro che si mostra remissivo solo quando incontra una bambina e un cieco ed è un susseguirsi di scene comiche e divertenti. 
Catturato da Friedrich il mostro viene costretto ad esibirsi dinanzi ad un pubblico di spettatori divertiti che vengono poi aggrediti, una volta che spaventato dal fuoco non riesce a liberarsi. 
Il finale è imprevisto: il mostro viene nuovamente catturato e imprigionato e dopo essere riuscito ancora una volta a fuggire, seduce l'ex fidanzata di Friedrich venuta dall'America per convolare a nozze con il suo amato a sua volta sedotto da Inga l'assistente di laboratorio. 
Attratto nel castello dalla musica del violino qui Friedrich decide di fare uno scambio di cervelli, il cervello di Friedrich passa al mostro e quello del mostro a Friedrich. 
Il finale è altamente comico: un doppio matrimonio tra il mostro che ha acquisito cultura e gentilezza e l'ex fidanzata di Friedrich e quello tra lo scienziato che ha il cervello del mostro e la bella assistente. 

IL COMMENTO 

Per chi volesse trovare nel film la complessità delle problematiche che accompagnarono i film su Frankenstein che si rifacevano al romanzo di Mary Shelley ha sbagliato la scelta filmica: il film è una parodia e lo scopo di Mel Brooks è divertire il pubblico creando numerose situazioni al limite del grottesco e dell'inverosimile, le tecniche usate sono quelle che normalmente vengono usate nel genere letterario e filmico della parodia tra cui la distorsione sistematica dei fatti, l'alterazione di scene già esistenti, la ripetizione. 
L'horror che dovrebbe accompagnare il film almeno all'inizio viene spogliato da tutta la sua carica di emotività negativa scivolando nel ridicolo, la parte emotiva viene depotenziata, ogni fatto che potrebbe sembrare a prima vista terrificante scivola nella comicità e talvolta nel ridicolo.

Mel Brooks è  molto abile a riproporre determinate scene senza fare scendere l'attenzione dello spettatore come nel caso delle ripetute fughe del mostro e della sua successiva cattura, delle frequenti ripetizioni della musica del violino o della scena del cieco che per ben tre volte, nonostante cerchi di essere gentile con il suo ospite, finisce col fargli del male. 

Fonte immagine:  http://farm3.static.flickr.com/2179/2070676446_8bb672a8d8.jpg2070676446_8bb672a8d8.jpg

 

 

 
Deformazione: ogni personaggio è poi deformato al limite dell'inverosimile: c'è il bruttissimo, il vecchissimo, la bellissima, il mostruoso, il cieco, etc. ...l'eccesso è quello che accompagna il genere comico che tende a caratterizzare e deformare. 

Allusioni: è forse la parte più difficile da cogliere ma è evidentemente presente come, ad esempio, il rimando ad Einstein forse per l'assonanza con il nome di Frankenstein o il rapimento della bella, già presente nella celebre scena del film King Kong. 

Dialoghi: il linguaggio è quello della gag, del doppio senso, dell'allusione, dei giochi di parole, tutto con il fine di creare l'equivoco, di provocare confusione, di favorire l'effetto comico. 

Assenza del colore: il film è in bianco e nero e questa è stata una buonissima scelta da parte del regista in quanto la pellicola, pur essendo del 1974, ricorda i film del periodo pioneristico del cinematografo. 

Doppiaggio: un'ultima annotazione riguarda l'edizione italiana del film per quanto riguarda il doppiaggio, molto del suo successo e l'amplificazione dell'effetto comico è certamente dovuto alla voce di Oreste Lionello che sapeva imprimere un ritmo comico unico ai personaggi da lui doppiati e questa sua capacità ha contribuito non poco al successo di alcuni mostri sacri della comicità mondiale. 

Un film consigliato a tutti gli amanti del genere, merita di essere visto.

 

Articolo di proprietà dell'autore adattato per questo spazio.

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Published by Caiomario - in Z. Cinema
10 luglio 2012 2 10 /07 /luglio /2012 17:19

 

I piccoli maestri - Daniele Lucchetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quando nel 1998 uscì "Piccoli maestri", le polemiche si scatenarono, spesso in maniera del tutto ingenerosa nei confronti del regista Daniele Lucchetti che ebbe la malaugurata idea di fare la trasposizione cinematografica del romanzo scritto da Luigi Meneghello
Invece di giudicare il film, si preferì giudicare il contenuto ma il bersaglio non era quello giusto perchè Lucchetti non fece altro che portare in pellicola quello che era un romanzo scritto nel lontano 1963. 

Eppure anche il romanzo ebbe alcune modifiche perchè suscitò in tempi non sospetti numerose critiche dovute soprattutto ad un clima che tendeva a celebrare il mito della Resistenza in maniera del tutto retorica non considerando che la narrativa della Resistenza comprende romanzi spesso di variegata provenienza la cui chiave di lettura è da rintracciarsi anche nei diversi modi in cui venne attuata e vissuta dai protagonisti, questo è molto importante da tenere presente per non cadere in una facile iconografia che non corrisponde alla realtà storica. 

La rappresentazione in chiave antieroica fu sicuramente una novità prima nel panorama letterario e poi anche in quello cinematografico ma non si trattava di una lettura che proveniva dal campo avverso bensì di una rievocazione che utilizzò prima di tutto l'arma dell'ironia per raccontare una vicenda personale di chi visse da partigiano quelle vicende. 

L'8 settembre 1943, quando giunse la notizia dell'armistizio, l'esercito italiano "va a casa", gli ordini furono contradditori, centinaia di migliaia di militari italiani si trovarono improvvisamente sbandati mentre la catena di comando si era rotta a causa delle decisioni molto discutibili che tennero gli alti vertici dello stato maggiore italiano e lo stesso sovrano; in questo clima un gruppo di studenti vicentini decide di non deporre le armi e di salire sul monte Ortigara a fare la "guerra per bande", proprio su quelle che erano le linee della grande guerra, tra ossa di soldati morti e residui bellici arruginiti, incomincia la "guerra civile". 

Proprio su quelle montagne nasce un idea: il giovane Enrico decide di scendere nel paese di Enego e di rapire un medico fascista con l'approvazione e l'ammirazione della cittadinanza; questa impresa è la prima di una lunga serie di operazioni che saranno condotte con l'appoggio della popolazione che non solo riforniva di cibo e vestiario i partigiani ma li nascondeva anche quando avvenivano i rastrellamenti. 
Anch questo fatto ha suscitato delle polemiche perchè si è visto in questo aiuto dato dalla popolazioe ai partigiani, la causa dei rastrellamenti da parte dei militari tedeschi, eppure storicamente fu così, dimenticarlo, significa scrivere un'altra storia! 

Quando la banda si disgrega in tanti "piccoli maestri itineranti" il protagonista del film si sposta a Padova provando un senso di grande disorientamento ma nello stesso tempo progettando il futuro di un'altra Italia e arrivando a fare delle liste di proscrizione per giustiziarne i componenti con l'inchiostro. 

Il film si conclude con l'ingresso in città dei carri armati inglesi. 

La trama del racconto poco dice se non si apprezzano alcuni punti che secondo me meritano una cerata attenzione: 

  • Prima di tutto i racconti della Resistenza erano racconti che già giravano da anni tra coloro che ne erano stati i protagonisit e spess oquesti racconti non avevano nulla di letterario ma spesso erano una narrazione inframmezzata da linguaggi differenti, forme dialettali, episodi contradditori di eroismo e anche di violenza sommaria, ma erano racconti veri che non avevano subito alcuna mediazione letteraria e che consentivano di vedere la Resistenza per quello che realmente fu eppure questo è facilmente rilevabile anche in altri racconti come "Il partigiano Johnny" di Beppe Fenoglio edito da Einaudi fin dal 1968, venti anni prima dell'uscita del film di Lucchetti. 

La non-verità del mito porta a distruggere il mito, ogni mito e non bisogna dimenticare che se è vero che ci fu il sostegno da parte dei contadini delle Alpi e dell'Apennino, ci fu anche quella tradizione contadina che è da sempre sospettosa nei confronti degli estranei, a prescindere dal colore politico; la diffidenza dei contadini nei confronti dei partigiani vi fu come nel caso delle valli valdesi nell'estate del'44, quando le popolazioni locali chiesero addirittura l'intervento dei nazifascisti 

Come spesso accade il romanzo è meglio del film, in questo caso l'errore (se così vogliamo definirlo) nella ricostruzione sta, per esempio nella rappresentazione dei personaggi che appaiono poco partigiani ma molto attori nell'aspetto: non è possibile pensare che delle persone che vivevano in montagna, in condizioni molto precarie, potessero essere perfetti al punto da avere uno sguardo che, sicuramente nella realtà non era quello! E questo lo possiamo constatare nelle numerose fotografie d'epoca in bianco e nero dove erano ripresi i veri partigiani che spesso avevano un abbigliamento precario, sguardi di chi è abituato a vegliare, facce smagrite con la barba spesso lunga e i capelli di chi li lascia incolti! 

E' invece da lodare la scelta del regista per quanto riguarda Stefano Accorsi (nel 1998 ancora poco conosciuto) che ha dimostrato una straordinaria capacità di calarsi nella parte, se possiamo criticare la ricostruzione dell'aspetto dei personaggi, è giusto sottolineare la veridicità del personaggio interpretato da Accorsi, spontaneo e vero e perchè forse gli uomini, quegli uomini non sapevano essere anche idealisti e antieroici con le loro paure e le loro speranze? 

Lo furono come lo furono i loro fratelli che stavano dalla parte sbagliata. 

Il mio giudizio sul film è positivo, peccato che Piccoli Maestri sia stato sottovalutato, non è un capolavoro ma è un buon film.

 


 

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Published by Caiomario - in Z. Cinema
9 luglio 2012 1 09 /07 /luglio /2012 05:05

 

viaggi-di-nozze-dvd.jpg

 

 

Seguo Carlo Verdone da anni, da quando fece il suo debutto nel mondo dello spettacolo con la trasmissione televisiva "Non stop" che non solo fu fortunata in termini di ascolto ma fu tale anche per molti personaggi che da lì iniziarono delle carriere cinematografiche o televisive di grande successo: basti solo a pensare a Massimo Troisi, Gerry CalàFrancesco Nuti, Alessandro Benvenuti e tantissimi altri... 
Tra gli ospiti fissi di "Non stop" c'era un giovanissimo e magrissimo Carlo Verdone che solo due anni dopo, nel 1980, sarà il protagonista e l'autore di quel film cult che è stato "Un sacco bello". 


"Viaggi di nozze" è un certo qual modo la continuazione di "Un sacco bello" almeno per quanto riguarda la caratterizzazione di personaggi che sono entrati nell'immaginario collettivo e non è infrequente sentir dire e dire: 
"Mi sembri Verdone in quel film..." 

Se in "Un sacco bello" una delle figure indimenticabili è quella di Furio ( con i figli Antongiulio e Antonluca e la consorte Magda)...in "Viaggi di nozze", il personaggio che presenta quasi gli stessi tic è il dottor Raniero Cotti Borroni che in un certo qual modo rappresenta la riproposizione di Furio: meticoloso, pedante, pronto a cavillare su tutto e su tutti, logorroico al punto da impedire agli altri di parlare, egoista, meschinamente egoista. 

Questa riproposizione che tuttavia ha i suoi tratti di originalità, è comunque più di una caratterizzazione e per quanto talvolta facciano sorridere alcune forme maniacali come l'estrema pedanteria, c'è anche il lato serio da prendere in considerazione e cioè il fatto che Verdone riesce a porgere allo spettatore questi tipi umani con una straordinaria leggerezza e ironia quasi che i comportamenti dei suoi personaggi possano essere utili anche per un autodiagnosi. 

Famosa ad esempio è la scena del dottor Raniero Cotti Borroni che quando si sta per risposare in chiesa, risponde al cellulare nel bel mezzo della cerimonia, dicendo al suo interlocutore che non disturbava affatto, proprio prendendo questa scena la definizione del film come commedia appare molto riduttiva: non c'è un finale a lieto fine, il tono è sempre ironico ma il dottor Raniero Cotti Borroni appare come un personaggo meschino, tutti gli elementi indiretti ( l'abito, la fisionomia, l'espressione) contribuiscono a dare al film un taglio che non è quello della barzelletta e neanche della presa in giro ma della rappresentazione precisa ed efficace di comportamenti che entrano a far parte di una normalità solo apparente ma che racchiude delle fome di disagio molto più profonde, il comportamento da individuale diventa sociale, il cinismo del singolo è il cinismo di un modo di pensare che perdendo di vista qualsiasi capacità relazionale, si chiude a riccio nel proprio egoismo e nel proprio tornaconto personale. 

Verdone ha spesso ricordato che il suo maestro artistico è stato Alberto Sordi e se noi dovessimo rintracciare tra i film di Sordi quello che più si avvicina a "Viaggi di nozze", troveremo molte analogie con quel "Maestro di Vigevano" che è stato altrettanto emblematico per l'amarezza di fondo che ne accompagna l'intero svolgimento: stesso egoismo, stessa meschino cinismo, stesso comportamento dinanzi alle nozze. 

Come Raniero Cotti Borrone vedrà nella seconda moglie solo un mezzo per raggiungere i propri scopi non considerando affatto le esigenze e le necessità della moglie, così il maestro Mombelli nel "Maestro di Vigevano", paradossalmente, per soddisfare le esigenze della moglie, arriverà a diventare un piccolo imprenditore cinico e attaccato al denaro fino a quando non rimarrà vittima del suo stesso cieco egoismo che gli impedirà di vedere i tradimenti di una moglie trascurata e nel contempo ambiziosa. 
Eppure, per quanto diverse le trame, i punti di contatto per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi sono moltissimi: il cinismo è solo l'aspetto di personaggi grotteschi che dopo le prime risate lasciano una grande amarezza quando si constata a che livello può arrivare la natura umana. 

Il secondo episodio è la descrizione di una psicopatia familiare: tutti i personaggi sono coinvolti in situazioni di complicanze e imprevisti familiari che rischiano di far scoppiare la coppia appena sposata...della serie quando la famiglia è troppo invadente. 
Giovannino e Valeriana sono entrambi coinvolti da una malattia (improvvisa del padre di lui), dal falso tentato suicidio della sorella (di lei)..dalla rinuncia del viaggio di nozze ..sino all'epilogo squallido che li vede entrambi passare la prima notte di nozze in un albergo vicino a Roma con il padre che russa nella camera accanto dopo che era stato trovato mentre vagava per le strade di Roma. 

Il terzo episodio è forse quello più divertente perchè vede ancora una volta la riproposizione del bullo, del coatto di quello che a Roma chiamano "boro"; un episodio dominato da altri due motivi il sesso e il cellulare..il sesso è l'idea fissa di entrambi, un sesso dove la volgarità dei personaggi, entrambi metallari finisce per diventare un accessorio o per lo meno l'unico collante dell'unione matrimoniale che diventa il teatro per vantare le proprie presunte e reciproche performance. 
Il cellulare è il mezzo per stare in contatto con un esterno in cui la socialità viene ridotta a una serie di due o tre frasi che continuamente vengono ripetute all'interlocutore telefonico...non un discorso ma monosillabi che rivelano altri due personaggi squallidi che nel quotidiano sono sopraffatti da un malessere insopportabile che potremmo riassumere in una sola parola: noia. 

Anche questo un film riuscitissimo che oltre alle risate ci lascia molto amaro in bocca..per questo da vedere!!

Conclusione: Cinismo, egoismo, noia, volgarità: un ritratto umano spietato


 

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Published by Caiomario - in Z. Cinema
5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 08:34

"Ombre rosse"  è stato un film western che ha inaugurato un genere e che è stato preso come modello da molti registi che videro in John Ford il punto di riferimento delle loro opere cinematografiche. 
A partire dagli anni '60 incomincia però una vera e propria rivoluzione copernicana per quanto riguarda il genere western e una pietra miliare fu senza dubbio, il bellissimo film di Arthur Penn

"PICCOLO GRANDE UOMO" 

la trama del film è avvincente, racconta la storia di Jack Crabb che da centenario ricorda i momenti più importanti della sua lunghissima vita. 
Inizia con la sua infanzia quando viene ritrovato e adottato da un guerriero cheyenne Ombra Silenziosa, Jack e sua sorella Carolina sono gli unici ad essersi salvato da un assalto a una carovana che era stato perpetrato dagli indiani Ponys. 

Jack cresce tra gli indiani, "il popolo degli uomini" ( come i Cheyenne si autodefiniscono) e finisce con il prendere tutte le abitudini, le usanze, i costumi, un bambino che come dirà lo stesso Jack invece di giocare agli indiani viveva come un indiano. 

Jack sarà chiamato dai Cheyenne "Piccolo grande uomo" e dimostrerà un coraggioso eccezionale in battaglia, guadagnandosi la stima di tutti i membri della tribù dai quali imparerà magistrali lezioni di vita. 

Successivamente Jack sarà adottato dal reverendo Giona Pendrake e andrà in giro a vendere un elisir sfruttando la credulità altrui. 
Prenderà moglie, diventerà un pistolero e persa la moglie durante un attacco di indiani appartenenti ad una tribù differente da quella che la aveva adottato, ritornerà dai suoi antichi fratelli per ricercarla. 

A questo punto chiederà di venire arruolato nell'esercito americano, comandato dal generale Custer, ma letteralmente disgustato per i frequenti massacri di indiani inermi ritorna tra i Cheyenne e sposa Raggio di Luna e vivrà secondo gli usi degli Cheyenne. 

Quando la soldataglia di Custer sterminerà la sua famiglia, sognerà solo la rivalsa che arriverà in occasione della battaglia di Littel Big Horn quandO Custer sarà sconfitto in una delle rovinose battaglie subite dall'esercito americano: è il 25 giugno 1876. 

COMMENTO 

La cosa che più è interessante, almeno come prima considerazione, non è tanto la storia del protagonista quanto un diverso modo di concepire il tema western e questo lo dobbiamo sicuramente alla straordinaria interpretazione di Dustin Hoffmann che riesce a dare una caratterizzazione del personaggio unica e indimenticabile: ubriacone, a volte milllantatore e fanfarone al punto che si vanta di poter fare cose impossibili. 
Tutti i personaggi offrono una chiave di lettura ironica: la signora Pendrake è ancora una volta l'immancabile prostituta che tra ipocrisia e virtù non riesce, una volta diventata vedova, a stare lontana dal suo antico mestiere a cui ritornerà con altrettanta doppiezza di intenti. 

Ma il personaggio che ne viene fuori completamente dissacrato è il generale Custer che appare per quello che storicamente fu: un improvvisatore attento solo alla propria vanagloria, un eroe costruito ad uso e consumo dei posteri che oggi molto probabilmente sarebbe considerato un "criminale di guerra". 


Tutto l'impianto del film ribalta completamente lo stilema stereotipato del genere western: si passa dal concetto dell'indiano barbaro, aggressore e puntualmente sconfitto alla figura dell'indiano che è si vittima ma nello stesso tempo sogna la rivincita, dell'indiano che non si arrende e combatte. 
E' una storia che in maniera rovesciata tratteggia la rappresentazione scenica caratterizzata da una forte tensione morale tale da commuovere, ma anche di divertire, gli spettatori e da provocare un'inevitabile simpatia proprio per il contenuto narrativo del racconto . 
Lo spettatore si trova così coinvolto in un'insolita percezione della realtà anche per le imprevedibili forme espressive dei protagonisti al punto che non è impossibile immedesimarsi con il personaggio di Jack Crabb che è nel contempo voce narrante ma è anche la storia stessa che viene svolta nel suo ordine logico-temporale. 

E' evidente che il film ha un alto significato allusivo e simbolico che emerge nell'analisi del racconto, la stessa unità narrativa del racconto passa in secondo piano perchè sono le singole sequenze che acquistano importanza formando un episodio spesso a sè stante: il "popolo degli uomini" è l'altra parte dell'umanità, quella infantile ma anche non corrotta, che appare innocente senza scadere nel manierismo... 

Le stesse scene come l'assalto alla diligenza è profondamente diversa da quella di Ombre rosse, i bianchi non appaiono come le vittime ma per quello che furono in realtà, l'ironia non scade mai nell'imitazione scherzosa , non diventa mai parodia. 

Davanti a tanti film spazzatura..questo è un film che non può mancare a coloro che amano la cinematografia.

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Published by Caiomario - in Z. Cinema
1 gennaio 2012 7 01 /01 /gennaio /2012 07:38

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    IL FILM CULTO PER ECCELLENZA

Finalmente è possibile vedere delle copie restaurate di un film che non può mancare nella cineteca personale di un cinefilo: Casablanca.
Per chi ama la storia del cinema è impossibile non annoverare Humprey Bogart e Ingrid Bergman tra i giganti di ogni tempo e il film, in particolare, come  una pellicola struggente, tenera e commovente che sembra non essere affatto scalfita dal tempo. Di Casablanca è stato scritto così tanto che si potrebbe riempire una biblioteca, voglio trasmettere a chi legge le mie impressioni e trasmettere le sensazioni che ancora provo guardando questo film..
Evito pertanto di parlare della trama in quanto tutte le notizie sono presenti su internet e sarebbe superfluo ed inutile riportarle.

BUONI MOTIVI (per vedere o acquistare il DVD)

*I protagonisti: potrebbe essere scontato ma i nomi dei protagonisti sono scolpiti nella memoria di chiunque abbia una conoscenza media della storia del cinema, Humprey Bogart e Ingrid Bergman, tralascio le aggettivizzazioni, rappresentano la quintessenza dell'attore e dell'attrice, ogni immagine , ogni scena rappresentano l' "agere" nel senso etimologico della parola, fanno muovere, spingono la trama e lo spettatore coinvolgendolo nel movimento delle scene stesse del film.
Humprey Bogart è con la sua faccia quello che non è più l'uomo, il maschio per eccellenza: un volto antico che sa di dopobarba e di brillantina e che riempei lo spazio scenico con la sua stessa presenza.
Niente orecchini da pirata dei Caraibi, asciutto,  elegante, con una giacca bianca e un paio di calzoni impeccabili che sembrano appena usciti da una stireria, nessuna ipocrisia, nessuna mistificazione anche quando recita e sostiene la parte di chi deve mentire per necessità.

Ingrid Bergman:è la donna in assoluto che appare tale anche quando come pretesto parla di altro che non sia sentimento o amore. Il volto stesso della Bergman è quello di una donna che non ammicca, che non ha bisogno di mostrarsi nè di mostrare nudità accessorie del tutto inutili, il corpo stesso è sensualissimo senza mostrare nulla, assolutamente nulla, la Bergman è tutto ciò che c'è nell'immaginario maschile  e che sollecita la componente emotiva più recondita.
È donna antica la Bergman in "Casablanca", è la donna della tragedia greca e del dramma che non è accessorio della "skenographia" ma domina la scena con i suoi silenzi, i suoi sguardi, non ha bisogno del colore è essa stessa colore (3 premi Oscar non sono un caso!!!).
Indelebile l'immagine di Ilsa Lund Laszlo ( Ingmar Bergman) davanti a Rick Blanine (Humprey Bogart) uno davanti all'altro...
Indelebile l'immagine di Ingrid Bergman quando si suona "As time goes by".
Impressa quasi incisa nella memoria la scena del bacio....quanta sensualità in quel bacio che racchiude tutto quello che c'è di migliore nel rapporto uomo e donna.

*Cinematografo: La grande innovazione del cinema è nella riproduzione dell'immagine in movimento, originariamente con questo termine si pensava ad indicare l'immagine in movimento ma quando l'immagine si fermava, il fotogramma viveva come se fosse isolato dal contesto...ogni immagine del film, se fermata è una fotografia a sè che non ha bisogno di collegarsi nè al prima nè al dopo.
Il film più difficile che sia stato mai realizzato è quello muto, la forza non è il dialogo ma sono le inquadrature, le scene, le sequenze...è lo sguardo che parla, i primi piani, le carrellate, predomina il pensiero...su tutto.
Casablanca ha il sonoro ma ha la forza del cinema muto!!

*I coprotagonisti: le comparse sonpo collaboratori preziosissimi che suscitano simpatia ed affezione, Paul Henreind che  interpreta il marito di Ilsa (Ingrid Bergman) è perfetto, non è divo ma la tipologia del personaggio interpretato gli si appiccica adosso perfettamente e la sua voce doppiata in italiano da Ennio Cerlesi ( lo stesso che dava la voce a John Waine) non sembra essere assolutamente in soggezione con un Bogart sempre padrone della scena.
Conrad Veindt che interpreta il ruolo del maggiore nazista Strasser è perfetto, è il cattivo per eccellenza, è quello che sarò Lee Van Cleef in molti film del genere western, una prova d'attore di razza che non si è mai abbandonato al divismo.

*I riferimenti storici: è un film che non potrebbe esistere se non ci fosse nello sfondo la guerra, la Germania nazista, la Francia del maresciallo Petain, gli Stati Uniti e la resistenza, sul piano tematico pur nella complessità e contradditorietà che caratterizzò quell'epoca il rapporto con il contesto storico è stretto e  il film non può essere definito un film d'evasione anche quando si affronta lo spessore minuto dei fatti.

*L'impegno morale: è l'altro tema di fondo del film, Rick è disposto a fare il doppiogiochista quando si tratta di salvare delle vite, l'impegno morale alimenta gli stessi valori e gli stessi valori respirano  l'atmosfera di grande tensione dando origine a una dimensione tragica unica e non facile da rinvenire nelle opere moderne.

*Il linguaggio: Molte delle frasi celebri del film noi le conosciamo in italiano e nonostante la traduzione non si perde il fascino della frase ad effetto, di quelle frasi che entrano nel linguaggio comune e che si ripetono anche senza conoscere chi le ha pronunciate e quando sono state pronunciate: "Provala ancora, Sam....."

*Piano tecnico: è straordinario vedere come un film in bianco e nero riesca ad essere così attraente, l'assenza di colore valorizza l'aspetto fotografico e recitativo del film, le inquadrature sono tutte significative, il primo piano predomina..si sfiora il sublime.

*La poesia: nessuna volgarità a cui abbandonarsi, i valori celebrati sono l'amore, l'amicizia,la nobiltà d'animo, idisvalori descritti sono il cinismo, il doppiogiochismo, l'infedeltà, il vizio, la crudeltà....due facce della stessa medaglia.

*L'eroismo. è raccontato senza indulgere nella retorica, Rick è l'antieroe per eccellenza che non solo paga di persona per le sue scelte ma si macchia suo malgrado di un omicidio che non avrebbe voluto commettere.

*Musiche: Vanno ascoltate..non raccontate.

Conclusione:

Curioso come la storia a volte segua dei percorsi obliqui: il cinema è oggi un'industria che per vivere ha bisogno di idee e novità, la tecnologia e gli effetti speciali predominano ovunque, volti anonimi di attori e attrici da protagonisti spesso finiscono col diventare comparse, i film invecchiano precocemente..pochi sono i capolavori......CASABLANCA DIVENNE UN CAPOLAVORO SOLO CON DELLE LOCANDINE!!!

DVD. è reperibile on line presso la distribuzione specializzata, consiglio ai cinefili di non riprodurre il film in copia in quanto l'originale è pregevole anche per la copertina che riproduce una delle più celebri locandine di tutti i tempi............................

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Published by Caiomario - in Z. Cinema
7 ottobre 2011 5 07 /10 /ottobre /2011 06:12

Bellissima è uno di quei film cult che hanno fatto la storia del cinema italiano e che vede come protagonista quella che può essere considerata  la più grande attrice del cinema italiano:Anna Magnani.

Il film diretto da Luchino Visconti, venne proiettato nelle sale cinematografiche nel 1951 e rappresenta in modo quasi emblematico lo spaccato di un'epoca (quella postbellica) che permette di comprendere , in parte, l'attrazione fatale verso il mondo dello spettacolo visto anche some strumento di affermazione sociale.

Per quanto siano avvenuti dei cambiamenti profondi nella società italiana nell'arco di un sessantennio, la maggior parte della popolazione italiana proviene da strati popolari che hanno sempre cercato di salire la "scala sociale" per riscattare la propria condizione economica individuale e familiare fino ad arrivare, molto spesso, a sperimentare "scorciatoie"  utili per raggiungere lo scopo.



LA TRAMA

 

La storia è incentrata sull'aspirazione di una madre di  far entrare la propria figlia nel mondo del cinema, per raggiungere questo scopo si dedica anima e corpo alla sua formazione; lezioni di danza, portamento, recitazione sono le innumerevoli attività che la bambina è quasi costretta a seguire per riuscire ad entrare in un mondo che ieri, come oggi, viene considerato sinonimo di successo.

La madre è una delle tante madri che ripongono le proprie aspirazioni nelle figlie le quali finiscono per diventare la proiezione delle ambizioni  di affermazione che va ben al di là del normale istinto di protezione materno.

Siamo del dopoguerra, le condizioni di vita della maggior parte delle persone sono quelle di un sottoproletariato desideroso di uscire dalle proprie condizioni di miseria e dove il desiderio di costruire è un potente motore che sta mettendo in moto un'economia che per molti è solo di sussistenza.

Maddalena Cecconi per riscattare la propria condizione è disposta a fare i lavori più umili e disparati: dalle punture alle vicine di casa ai lavori domestici, la donna arriverà addirittura a pagare un truffatore pur di fare superare il provino cinematografico che avrà un esito disastroso per la bambina.

Ed è proprio la bambina la vittima inconsapevole di questo desiderio di riscatto, una bambina che sicuramente preferirebbe giocare con i suoi coetanei piuttosto che sottoporsi, quasi rassegnata, ad ore ed ore di prove estenuanti ritenute necessarie dalla madre per superare il tanto agognato provino cinematografico che avrebbe dovuto proiettare la piccola nel mondo del cinema.

Fino a quando arriva il momento dell'agognato provino cinematografico tenuto da quello che allora era considerato il punto di riferimento del cinema italiano. Alessandro Blasetti. Ma ecco che succede l'irreparabile, la bambina si dimostra impacciata e incapace a sostenere la prova al punto che la piccola Maria e mamma Maddalena dovranno subire l'umiliazione delle risate dei presenti, ma questo episodio rappresenterà il momento di liberazione in cui la madre ritornerà a fare la madre nei confronti di una bambina che doveva solo vivere la sua età.

 

 

Riflessioni: constatare che la maggior parte della popolazione italiana proviene da quegli strati sociali, non possiamo considerarlo un marchio indelebile nè una colpa che porta a svalutare la ricchezza di un'umanità capace anche di grandi prove di generosità. Il finale del film va proprio in questa direzione, Maddalena ( la madre) dopo che l'illusione si fa delusione, recupera proprio quella autenticità che tutto sommato non aveva mai perso e che le permette di recuperare non solo la figlia, ma anche e soprattutto se stessa.

 

Bellissima è una di quelle pellicole purtroppo poco proposte al grande pubblico, non staremo ad anlizzare le ragioni del perchè sia finito nel dimenticatoio delle pellicole destinate solo ad un pubblico ristretto  forse perchè ci vegogniamo di quello che eravamo? Eppure anche nei film di Totò è presente la stessa umanità solo che l'ironia da lui espressa in un modo così  unico costituisce una sorta di  velo che riesce a nascondere quello che non vogliamo vedere e che desideriamo dimenticare.

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