Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
NIETZSCHE SCRIVEVA OPINIONI?
Nietzsche era un opinionista nato, scriveva su tutto e la sua grafomania spaziava su ogni argomento, annotava sui suoi quaderni impressioni e pensieri, dava giudizi, vergava memorabili aforismi e soprattutto analizzava tutto quello che era oggetto del suo studio.
A questa frenetica attività a cui si dedicò per tutta la vita, si affiancò la frequentazione di intellettuali e personaggi dell'epoca che hanno lasciato un segno nella storia delle idee al punto che molte delle loro riflessioni e dei loro pensieri ci sono noti grazie a Nietzsche che era solito riportare i pensieri di un Wagner o di un Schopenhauer ragionando su di esse e iniziando un percorso filologico che sarà poi ripreso e approfondito da altri.
In queste meditazioni non poteva mancare Giacomo Leopardi che Nietzsche vedeva non tanto nella sua veste di poeta, quanto di pensatore.
Su come Nietzsche sia entrato in contatto con Leopardi, vi sono diverse ipotesi supportate da autorevoli studi e non staremo qui a ripeterle limitandoci a ricordare l'incontro di Nietzsche con Jacob Burckardt con il quale ebbe un fitto carteggio (all'epoca si scrivevano lettere e si cominicava con bigliettini anche per le cose quotidiane e ordinarie), Burckardt era uno storico che amava l'Italia ed era un grande ammiratore del Rinascimento sul quale ha scritto la sua insuperabile opera intitolata "La civiltà del Rinascimento".
L'OPINIONE SU LEOPARDI
Sarebbe interessante vedere come costruiva la sua opinione Nietzsche, su questo punto purtroppo possiamo fare solo delle congetture ma per quanto Nietzsche possa apparire caotico nel suo scrivere, questa è solo un'impressione, Nietzsche era un professore universitario tedesco dell'Ottocento ( specifica d'obbligo quella del "tedesco dell'Ottocento") ed era un sistematico per lo meno nell'analisi del materiale ed essendo prima di tutto filologo e poi filosofo, i suoi studi si formavano sul testo che era solito vivisezionare con certosina attenzione.
***Innanzitutto è necessario non semplificare il rapporto tra Nietzsche e il pensiero leopardiano in quanto pur avendo espresso un giudizio negativo (sul piano delle idee), Nietzsche ne venne in parte influenzato e probabilmente il punto di partenza era il medesimo, il concetto dell'eterno ritorno nietzschiano è anche una svalutazione di qualsiasi forma di ottimismo verso la natura e verso l'uomo, non possiamo sapere se Nietzsche avesse letto le "Operette morali" di Leopardi e in particolare il "Dialogo della natura e di un islandese" ma le assonanze sono impressionanti, la natura matrigna di Leopardi non ha sentimento, opera al di là di ogni considerazione umana, procede eternamente ritornando sui suoi passi.
E' il mistero della natura, incomprensibile e insondabile che noi moderni cerchiamo di razionalizzare togliendo all'uomo-sacerdote quel ruolo di intermediario tra l'umano e il divino, e che Leopardi prima di Nietzsche aveva ben compreso e che poi il filosofo tedesco svilupperà dal punto di vista filosofico.
La cessazione di ogni rapporto con la speranza è quello che accomuna il poeta Leopardi col filosofo Nietzsche ma se su questo piano c'è assonanza emerge fuori l'astio di Nietzsche nei confronti del Leopardi politico il quale pur pessimista sulla natura, nurtriva speranza sui destini dell'Italia e questa speranza era ritenuta una sorta di miopia nei confronti dei fatti storici che avevano sempre relegato l'Italia ad essere schiava dello straniero e divisa ma nel contempo questa speranza in Leopardi è immobilismo perchè non riesce ad andare oltre lo sdegno mentre Nietzsche, almeno sul piano delle idee, propone una filosofia che vada oltre il passato e guardi al futuro rigettando tutti quei valori che comprimono ogni forma di vita.
Leopardi e Nietzsche partono entrambi da posizioni pessimistiche, ma mentre il primo s'impantana nelle paludi della torbida situazione politica italiana, l'altro propone una filosofia dell'avvenire che guarda con gioia al futuro.
Un altro punto di attrito tra i due è l'attegggiamento verso la filosofia di Epicuro che Nietzsche, pur essendo conscio dell'esistenza della sofferenza, come Leopardi,ne sublima in parte la carica negativa compensandola con la forza del desiderio e della passione ed Epicuro rappresenta la gioia che si distacca dalla sofferenza mettendola da parte.
Leopardi al contrario è uno stoico che accetta la sofferenza come ineluttabile prova del destino e che cerca la felicità dentro di sè lontano dalle cose del mondo, è l'idea della quiete dello spirito che trova pace dopo la tempesrta delle passioni.
L'esito finale del percorso non poteva che portare Nietzsche a vedere in Leopardi la quintessenza della mortificazione di ogni passione, Leopardi cercava la quiete in se stesso, Nietzsche guardava all'avvenire andando al di là del bene e del male.
Lettura consigliata:
Segnalo l'edizione con la prefazione di Cesare C. Galimberti pubblicata da " Il nuovo Melangolo ", l'edizione è pregevole in quanto aiuta il lettore ad inquadrare il rapporto tra Nietzsche e Leopardi anche dal punto di vista della ricostruzione dell'evoluzione del pensiero del filosofo tedesco e della sua conoscenza delle opere di Leopardi.
F. Nietzsche, Intorno a Leopardi, Il Nuovo Melangolo, 1999
Opinione di proprietà dell'autore pubblicata anche altrove.