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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Crolla il potere d'acquisto delle famiglie, una buona occasione per cambiare il modo di concepire i consumi

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Dai dati diffusi dall'Istat, il potere d'acquisto delle famiglie è sceso dell'1,6% nel secondo trimestre del 2012, il dato attuale se confrontato con lo stesso periodo del 2011 porta la differenza a -4,6%. I dati  diramati dall'Istituto Nazionale di Statistica confermano ancora una volta che girano pochi soldi e che una larga fascia della popolazione non spende se non per le cose necessarie (e spesso neppure per queste).

Eppure questa situazione che viene definita "allarmante" dai soliti soloni che invocano la crescita e la ripresa dei consumi (di cose superflue) presenta dei lati positivi, si comprano meno auto e si producono meno rifiuti. Non abbiamo bisogno di acquistare oggetti inutili e se la crescita e il progresso vengono intesi come turboproduzione a tutti i costi, ben venga la contrazione dei consumi, a guadagnarci sarà l'ambiente e la salute.

Non sarebbe più saggio impiegare le persone in lavori che hanno come obiettivo la salvaguardia dell'ambiente? Non abbiamo bisogno di una super produzione di alluminio e acciaio, siamo pieni di posate, pentole e  di auto, eppure c'è chi strepita e si agita perché ripartano i consumi.

Rivedere il modello di sviluppo è necessario anche per creare vera occupazione, a quanto pare però i sindacati italiani sono ancora legati all'idea che per favorire il lavoro bisogna consumare sempre e comunque ed è proprio questa scellerata idea che ha portato all'indebitamento delle famiglie e ha innescato la crisi. Indebitarsi per acquistare oggetti inutili o l'ultimo modello di autovettura sarebbe da scellerati e irresponsabili, abbiamo invece bisogno di un nuovo modo di concepire il consumo individuale. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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