Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Si fa un gran parlare di riforma del mercato del lavoro, si vuole riformare sul nulla e intanto il tempo passa senza che vengano create le condizioni perché nascano nuove opportunità di lavoro. Perdere tempo su inutili discussioni che ruotano attorno all'articolo 18 è un modo come un altro per lasciare le cose come esattamente stanno. Molti esponenti del governo sembrano assomigliare sempre di più a Tancredi che nel suo celebre discorso in cui descriveva la situazione politica della Sicilia del 1860 affermò "bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla". Anche se si dovesse abolire del tutto l'articolo 18 se non ci sono le condizioni per investire molte persone continuerebbero a rimanere completamente tagliate fuori dalla possibilità di inserirsi nel mercato del lavoro.
Siamo arrivati a marzo, da due mesi si parla di eliminazione della cassa integrazione straordinaria, puntualmente secondo l'antico vizio dei politici è un susseguirsi di smentite; il ministro del welfare Elsa Fornero in più occasioni ha invitato le parti sociali a "discuterne in maniera civile ed ordinata" ma fino a quando le persone espulse dal mercato del lavoro avranno la pazienza di aspettare? Nel frattempo per molti lavoratori è in scadenza la cassa integrazione vale a dire che al termine di questo periodo si apriranno per loro le porte della mobilità, ossia il licenziamento, il vuoto più assoluto.
Si parla troppo e a sproposito di giovani che non riescono a trovare lavoro e di precarietà, lo stesso ministro Elsa Fornero ha affermato: "Abbiamo circa 8 milioni di partite Iva: ne abbiamo bisogno o sotto quella formula si nascondono realtà occupazionali di cui vogliamo alzare la qualità?" Giusta osservazione, ma chi ha consentito che tutto questo accadesse in nome di un malinteso senso di flessibilità? La classe politica che ci governa e una parte dell'opposizione in nome della flessibilità ha giocato e gioca sulla pelle di molte persone (giovani e meno giovani). Dalla straordinaria invezione dei co.co.co passando per la prestazione d'opera, dall'associazione in partecipazione alle collaborazioni occasionali è un moltiplicarsi di contratti che nascondono un unico disegno: comprimere qualsiasi diritto del lavoratore rendendolo sempre più debole e ricattabile.
Non siamo quindi tutti sulla stessa barca come ha recentemente affermato Mario Draghi, non si può mettere sullo stesso piano il cassa integrato che percepisce poco più di 800 euro al mese, il disoccupato che spesso non prende nessuna indennità o il precario con i boiardi di stato e con la pletora di politici che succhiano risorse a tutti i livelli. Il prezzo della crisi lo stanno pagando altri e per ora alla lotteria della Bce hanno vinto solo le banche.
Sono davvero straordinari questi geni dell'economia, vogliono rimettere in moto l'economia con i milioni di lavoratori a basso reddito che assomigliano sempre più ai pezzenti di Calcutta.