Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
PIU' DI UN CAPOLAVORO
Premessa
Quando domenica 13 giugno 2010 su Rai Tre è stato trasmesso "L'amore ai tempi del colera" del regista Mike Newel , film tratto dall'omonima opera di Gabriel Garcia Marquez, dopo quasi due ore e 20 minuti di pellicola di alta qualità la voglia di rivederlo è stata molto forte; prima di entrare nei dettagli della recensione, diciamo che non solo il film ci è piaciuto ma aggiungiamo che abbiamo deciso di acquistare il DVD perchè di tutti i film che nel corso del tempo ci hanno entusiasmato, abbiamo la copia originale (e non si tratta di un grande numero, circa una cinquantina di titoli che coprono un cinquantennio di produzione cinematografica).
I MOTIVI PER CUI QUESTO FILM MERITA DI ESSERE VISTO
Questi sono le nostre motivazioni ma crediamo che molti le potranno condividere:
"Può un uomo aspettare per cinquantanni una donna?"
"E una donna può dopo cinquantanni rendersi conto di che cosa ha perso?"
Tralasciamo la descrizione della trama e ci soffermiamo sui ruoli interpretati dagli attori perchè il significato della storia è tutto lì: un giovane poeta, Florentino Ariza si immamora di una ragazza, Fermina Daza, l'incontro tra i due è casuale come tutti gli amori che sorgono nelle circostanze più insolite,è un amore all'antica, fatto prima di sguardi, di occhiate, di gesti e poi di lettere, un amore in cui ad osare è Florentino che nel corso di una commissione a casa Daza, vede la giovane Firmina mentre prende lezioni da un'insegnante privata.
Il giovane Florentino tenta un approccio che è sempre impedito dalla presenza della zia di Firmina che è prigioniera prima di tutto delle ambizioni del padre, un rozzo, ignorante ma ricco proprietario di muli che ha fatto fortuna con il trasporto delle merci. E' proprio il padre di Firmina, Lorenzo che vuole per la figlia un matrimonio importante che consenta alla giovane di elevarsi socialmente e culturalmente e sarà Lorenzo Daza a portare via la figlia dalla bella casa di Cartagena per rinchiuderla in una proprietà in montagna lontana dal giovane Florentino che da lì incomincerà il suo percorso di passione immolando ogni istante della sua esistenza per una donna che non potà mai avere.
Firmina accetterà dopo molte resistenze la corte di un giovane medico, diventerà moglie e madre, accettando un ruolo, suo malgrado che le darà stabilità ed è proprio questa la parola che il marito Dr Juvenal Urbino userà quando rivolgendosi a Firmina, le dirà:
"Ciò che conta nel matrimonio non è la felicità ma la stabilità"
É quello che le donne per generazioni hanno accettato, è quello che per generazioni gli uomini hanno voluto, la stabilità del matrimonio salvo poi frequentare i bordelli salvando le apparenze e così sarò anche nel caso di Firmina che scoprirà la relazione del marito con una giovane insegnante di teologia dedita ad una missione per la cura degli indigenti.
Si chiederà perchè e chiederà perchè al marito che farà quello che doveva essere fatto, troncare immediatamente la relazione e dedicarsi alla moglie....fino a quando il Dottor Urbino Juvenal muore.
La protagonista del film non è Firmina, Firmina è al centro dei pensieri di Florentino che è il vero motore del racconto, quello che consente che tutto accada, quello senza cui nulla sarebbe successo.
È un personaggio singolarissimo Florentino, è tenero e vittima, debole nel non saper dimenticare Firmina, forte e quasi testardo e cocciuto nel non volerla scordare, nel giurarle amore eterno anche fisico, un giuramento questo che perseguirà a metà quando sarà preso dal turbine del desiderio e dall'attrazione verso le altre donne, prima una, poi un'altra, poi un'altra ancora fino ad arrivare a molte centinaia di cui terrà una zelante contabilità, annotando, nome, luogo e data della concupita.
Florentino da timido diventa intraprendente, non chiede mai, è richiesto e lui si concede sempre nel tentativo di dimenticare Firmina: ogni rapporto è un'iniziazione alla sessualità e questo non importa che avvenga con amanti esperte o con giovinette appena uscite dall'adolescenza.
L'attore Javier Bardem (l'abbiamo riscoperto nella visione di questo film) è straordinario, appare all'inizio del film giovane ed aitante sino a diventare ricurvo e canuto con il passare degli anni, vecchio ma con lo spirito e l'entusiasmo dei vent'anni e questo spirito lo manifesterà quando alla morte del Dottor Urbino Juvenal, si presenterà al cospetto di Firmina che lo caccerà in malo modo, turbata dalla presenza di quel vecchio che la riportava indietro al tempo della sua adolescenza.
PUÒ UN UOMO ASPETTARE CINQUANT'ANNI?
E' quello che fa Florentino per cinquantuno anni e Firmina, sposata. vedova e con figli grandi partirà con lui per una luna di miele che da giovani avrebbero voluto fare ma che le circostanze della vita gli hanno impedito di fare, ma non è il finale del "vissero felici e contenti", è un finale dolce e tragico perchè lo spettatore non può rimanere insensibile ai corpi di due persone anziane che si uniscono e che hanno subito l'ingiuria del tempo, Firmina prima di concedersi dirà a Florentino "Aspetta che la mia pelle ha odore di vecchia"..
DOPO IL FILM MOLTE CERTEZZE VENGONO MESSE IN DISCUSSIONE
Il film è struggente perchè l'idealizzazione dell'amore e la sua totale e completa realizzazione è in contrasto con quello che avviene nella realtà, anche nelle realtà più solide quando alla passione dei primi momenti subentra la tenerezza, la complicità.
E' difficile che una persona di 75 anni veda una coetanea con le IMMAGINI CONSERVATE NELLA MEMORIA ricostruendo gli eventi del passato con immutato sentimento ed è anche difficile che due esseri umani conservino delle energie così inattive da esplodere in tutta la loro potenza nonostante i limiti inevitabili dovuti all'età, forse l'idealizzazione di quello che uno vorrebbe è ciò che rimane allo spettatore vedendo Florentino e Firmina e dopo questa visione non si può che rimanere turbati.
IL FILM E' ALL'ALTEZZA DEL LIBRO DI MARQUEZ
Questo è uno di quei pochi casi in cui la trasposizione cinematografica non tradisce lo spirito del libro, Mike Newel si è dimostrato all'altezza di Marquez, autore non facile che ricorre spesso al flashback narrativo, che ama i dialoghi lenti e le voci in terza persona e in questo caso anche la scelta degli attori è stata perfetta, bravissima Giovanna Mezzogiorno, una delle nostre migliori attrici che recita senza recitare e che sa apparire commossa, dolorosa, felice e violenta; giusta la scelta di affidare il ruolo di Florentino Flores giovanissimo all'attore Unax Ugalde ma ancora più giusta quella di affidare il ruolo di Florentino, da un 'eta che va dai vent'anni sino ai settancinque, all'attore Javier Bardem.
Una bellissima storia d'amore che ha atteso cinquantuno anni, nove mesi e quattro giorni:
"Il problema del matrimonio è che finisce tutte le notti dopo che si è fatto l'amore e bisogna ritornare a ricostruirlo tutte le mattine prima della colazione" *L'amore ai tempi del colera (Gabriel Garcia Marquez).
PS: Nella realtà Javier Bardem come nella finzione cinematografica si dimostra molto sensibile al fascino femminile...ha scelto Penelope Cruz...ma questo è un altro discorso.......