Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
La riforma del mercato del lavoro non creerà nuova occupazione, sarebbe più corretto parlare di riforma del rapporto di lavoro nel settore privato, mentre nel pubblico impiego continuano ad essere inapplicate le norme che permettono di contrastare l'eccedenza del personale.
Non credetegli la riforma del mercato del lavoro non porterà nessun beneficio in termini di posti di lavoro, impropriamente continuano a chiamarla riforma del mercato del lavoro mentre dovrebbe essere denominata riforma dei rapporti di lavoro nel settore privato, perché questo è il punto: da una parte abbiamo una parte di lavoratori che potranno essere licenziati a fronte di un risarcimento pecuniario che esclude il reintegro nel posto di lavoro, dall'altra parte abbiamo una pletora di dipendenti pubblici che non possono essere licenziati. A parte le questioni di legittimità costituzionale che potrebbero derivare con il nuovo ordinamento dei rapporti di lavoro prospettato dal Governo Monti che sancirebbe la discriminazione tra lavoratori privati e pubblici a tutto svantaggio dei primi, si andrebbe poi a rafforzare ancor più il movimento degli sprechi, movimento che trova un consenso trasversale tra tutti i garantiti. Non si può diminuire la spesa pubblica mantenendo pletore di dipendenti improduttivi ma solo razionalizzando gli organci e ricorrendo a quanto disposto dal D.Lgs 29/1993 che ha razionalizzato la disciplina della mobilità attraverso il passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse (art.33) e la mobilità collettiva (artt. 35 e 35bis)
La mobilità collettiva è una procedura che già esiste nel pubblico impiego dovrebbe essere applicata nei casi in cui si palesa un'eccedenza di personale, la norma quindi già esiste e riguarda quelle pubbliche amministrazioni in cui vi è un'eccedenza di almeno 10 dipendenti; le amministrazioni statali in cui vi è eccedenza di personale sono numerose per non parlare poi degli enti locali che continuano ad essere il settore in cui vengono effettuate assunzioni clientelari attraverso le quali si bypassa qualsiasi selezione che valuti merito e capacità dei dipendenti. Il medesimo discorso andrebbe fatto per le università dove il nepotismo è pratica corrente quasi ovunque al punto che, i professori ordinari che portano il medesimo cognome all'interno di uno stesso ateneo sono così numerosi da far sorgere il sospetto che si tratti di assunzioni nei confronti delle quali si dovrebbe per lo meno accertarne la legittimità. Questo è il vero scandalo tutto italiano, se non si interviene a livello legislativo per vietare che nello stesso ateneo vengano assunti figli, mogli, affini e collaterali si continuerà con questo andazzo con buona pace dei più meritevoli che troveranno sbarrate tutte le strade di accesso al mercato del lavoro.
Si applichino quindi le norme esistenti ricorrendo al collocamento in disponibilità del personale che non sia possibile impiegare diversamente nell'ambito della medesima amministrazione, solo così si potrà ridurre il debito pubblico che si è accumulato soprattutto per una spesa corrente che è ormai fuori controllo. Mario Monti subito dopo i provvedimenti di inasprimento fiscale meglio conosciuti come "Salva Italia", aveva dichiarato che l'Italia rischiava di fare la fine della Grecia e che a novembre, se non si fosse proceduto ad aumentare le tasse, si sarebbe rischiato di non riuscire a pagare gli stipendi del pubblico impiego e le pensioni. Ecco quindi il vero motivo che sta alla base dell'aumento delle tasse, la cui insana decisione sta letteralmente portando al depauperamento del paese.
L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non c'entra niente, le aziende americane, tedesche o giapponesi ecc, non apriranno nuovi stabilimenti in Italia perché il ministro Fornero ha deciso di riformare i rapporti di lavoro nel settore privato. Niente è stato fatto per diminuire il costo del lavoro, niente viene fatto per combattere la corruzione nel settore pubblico, niente viene fatto per riformare la giustizia civile, niente viene fatto per ridurre la burocrazia e i costi che quesa comporta per le imprese, questi sono i veri motivi per cui le aziende straniere non vengono in Italia. Non credetegli, mentono!