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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Portano il lavoro fuori dall'Italia per pagare gli operai 200 euro al mese

Nei primi quattro mesi del suo mandato, il Presidente del Consiglio Mario Monti ha dimostrato un'attività che è mancata a tutti gli esecutivi che lo hanno preceduto, bisogna riconoscerlo. Come bisogna ammettere che la lotta all'evasione fiscale ha avuto un impulso notevole con iniziative che stanno incominciando a dare i loro frutti. Gli italiani che evadono sono molti e non solo tra i commercianti, fino ad ora nessun blitz è stato effettuato negli studi di medici e avvocati, ma le attenzioni si sono rivolte solo ai commercianti che non sono certo l'unica categoria in cui si annida l'evasione. Troppe categorie continuano poi a godere del vantaggio di essere poco visibili e tra questi vi sono tutti quei dipendenti che hanno il secondo lavoro e che evadono esattamente come gli autonomi. Sarebbe auspicabile che anche in questo settore si setacci il mondo sommerso dei dopolavoristi che sottraggono risorse al fisco.

Con la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali si entra in un campo che non potrà essere affrontato con la logica dell'andiamo avanti senza tenere conto dei sindacati; trattare delle materie delicate senza avere la collaborazione delle parti sociali significa creare le premesse per una coflittualità che sicuramente scoppierà nei prossimi mesi. Fare la riforma del mercato del lavoro entro inizio marzo come ha più volte annunciato il ministro Elsa Fornero non è un obbligo se non si risolve il problema del lavoro che non c'è perché troppe aziende stanno portando il lavoro fuori dall'Italia, magari in Serbia, per pagare gli operai 200,00 euro al mese. In ogni caso se non si abbassano le tasse sul lavoro e sulle imprese qualsiasi discorso di riforma è inutile, le tasse troppo alte sul lavoro deprimono l'economia e la capacità di crescita.La trattativa sul mercato del lavoro crea anche tensioni nel mondo politico, le posizioni attuali di molti esponenti della sinistra sul mercato del lavoro anche quando ci sarà l'appuntamento alle urne. Le critiche rivolte a Giorgio Napolitano a Cagliari sono solo l'inizio di un dissenso che sta montando ovunque, eppure la classe politica non fa niente per risolvere il disagio e il malessere che sta creando dei pezzenti senza diritti ed esclusi da qualsiasi prospettiva occupazionale.

I sindacati, d'altro canto, non possono solo difendere i presunti diritti dei soli iscritti e in particolare dei dipendenti pubblici che passano indenni da qualsiasi crisi e il cui costo finisce col pesare insieme alle pensioni, per il 52 per cento del debito pubblico. L'inasprimento fiscale che stanno pagando tutte le categorie è stato deciso per pagare le spese fisse: stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione e pensioni. Molti precari della pubblica amministrazione, oggi esclusi dalla certezza del posto fisso fino alla pensione, non potranno essere assunti con una sanatoria. Di questo i sindacati dovranno tenerne conto, in caso contrario anche l'Italia sarà costretta a seguire la via ellenica: o diminuire gli stipendi dei dipendenti pubblici o licenziarli.

Per le aziende medio piccole la priorità deve essere la sopravvivenza delle stesse, legata giustamente alla possibilità di non essere soffocate da un fisco che spesso è diventato insostenibile. Un'impalcatura di questo tipo non può reggere alla lunga, troppa gente è entrata nella pubblica amministrazione (enti locali e scuola) senza aver sostenuto un concorso pubblico. Il risultato è che abbiamo oggi strutture elefantiache che costano e che finiscono per incidere notevolemente sulla spesa pubblica.Se la riforma del mercato del lavoro colpirà ancora una volta i lavoratori delle aziende private, saremo punto da capo, vorrà dire che beni e merci li compreranno solo i garantiti e le volpe grigie, intorno a loro vi sarà solo una massa di paria simili ai "pezzenti di Calcutta".

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