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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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L'introduzione del Cristianesimo nel Piceno

Nell'antichità la diffusione di un annuncio era favorita dalle vie di comunicazione e così è stato per il Piceno. Si è molto discusso da dove potesse essere venuto nel Piceno il Cristianesimo, qualcuno ha ipotizzato da Ancona dove c'era un porto molto importante con rotte anche con l'Oriente, però questa ipotesi sembra poco plausibile sia per la distanza sia per la difficoltà della comunicazione stradale. L'ipotesi più accreditata è che il Cristianesimo possa essere entrato nel Piceno attaraverso la via Salaria, una via di comunicazione diretta e prarticata sopratutto per motivi commerciali. Niente di più facile quindi che un catechista o un mercante che abbia conosciuto la buona novella nell'ambiente romano possa averla riferita nel territorio piceno. Purtroppo per ciò che concerne l'introduzione del Cristianesimo nel Piceno, non abbiamo documentazioni di prima mano, abbiamo però delle tradizioni che vengono riportate da scrittori ed eruditi del 1600 e del 1700 i quali si rifanno a precedenti autori i cui scritti non ci sono pervenuti. Dobbiamo quindi fidarci di questi autori e in che modo? Cercando soprattutto di inquadrare il problema nell'abito delle congetture plausibili, perchè abbiamo solo tradizioni e non documenti, plausibili perchè possano andare d'accordo con il contesto storico dell'epoca. Per quanto la passio di S.Emidio sia tadiva, sembra che un fondo di storicità ci sia, un fondo sul quale sia stata poi imbastita la trama gonfiata da elementi accidentali non diretti, è ormai acquisito che alla sua venuta nel Piceno, abbia già trovato dei cristiani, esattamente come la venuta di Pietro e Paolo a Roma, in effetti questi storici molto tardivi riportando antiche tradizioni e parlano di vescovi regionali e non di sedi episcopali o diocesi così come le intendiamo noi. Anche su questi vescovi regionali abbiamo scarse notizie, sappiano che nel femano vi erano Alessandro e Filippo così come viene citato un certo Marzulio, ma a parte i nomi non sappiamo altro. L'unico martire storicamente accertato e risalente alla metà del III secolo è San Marone sepolto a Civitanova, San Marone fu condannato a lavorare i campi demaniali dell'Imperatore lungo la via Salaria, occasione per evangelizzare i viandanti che la percorrevano. Per quanto riguarda la costituzione della diocesi picena, pare che si possa parlare di una diocesi ascolana nel IV sec., prima del IV sec. Non si può parlare di una comunità ben determinata in quanto non vi era un vescovo della comunità ascolana ma un vescovo itinerante che seguiva diverse comunità. Le diocesi non erano solo le attuali ma ve ne erano altre che poi sono scomparse, per esempio esisteva la diocesi di Tronto, i resti della città di Truentum sono stati trovati sopra il cimitero di Martinsicuro e quella comunità aveva un vescovo perchè ne è stata accertata la storcità in quanto è stato presente a dei concili,dove si ritrova il nome e la firma di questo vescovo di Tronto; nel VII sec. questa comunità scomparve sotto la pressione delle incursioni saracene che imperversavano lungo le coste. Altre diocesi furono quelle di S.Nerone, di Cluento (Civitanova), Cupra, Ascoli, Ancona, Pesaro Fermo, Fano e Camerino. Facendo una congettura plausibile, possiamo collocare negli anni che coincidono con l'editto di Claudio (41-42 d.C.) la prima attività di evangelizzazione del Piceno avvenuta ad opera di giudeo-cristiani che furono costretti ad allontanarsi da Roma per motivi di ordine pubblico. Possiamo quindi collocare il termine iniziale di questa attività di evangelizzazione nel 41-42 d.C. e il termine finale con il martirio di San Marone collocabile nel III secolo d.C.; dalla metà del III secolo le testimonianze diventano più numerose perchè abbiamo delle liste episcopali semicontinue, abbiamo anche delle testimonianze archeologiche che attestano l'esistenza di queste prime comunità come il Battistero di Pesaro e il Battistero di Ascoli che al suo interno ha una vasca battesimale paleocristiana ad immersione. Abbiamo poi anche documenti del IV sec. come le lettere di papi che scrivono ai vescovi del Picenum. Le prime comunità cristiane del Piceno si dissolsero rapidamente in seguito alla calata dei barbari e soprattutto dei longobardi la cui presenza portò alla fuga della popolazione dagli agglomerati urbani verso le zone montane. La parrocchia rurale nasce con le invasioni longobarde, la popolazione si dà alla fuga, si rifugia sui monti e fonda degli agglomerati che danno origine ai paesi di montagna e di collina la cui fondazione non è anteriore al IV sec. d.C. Con la fuga dalle città comincia a nascere la piccola parrocchia, le comunità sono talmente piccole che non c'è un singolo vescovo per ognuna di esse ma certamente più di una ed è proprio allora che nascono dei presbiteri locali che si prendono cura delle piccole comunità e un Vescovo che è un coordinatore di più comunità, Più tardi durante il periodo carolingio sia dal punto di vista lavorativo che culturale vi sarà l'apporto del monachesimo e in particolare di quello benedettino che nell'ascolano proveniva dal monastero di Fassa. La gran parte delle parrochie rurali ha origine da fondazioni di monaci che insegnavano a dissodare il terreno, a disboscare e a coltivare. Le chiese più antiche sono fuori dalle città, il che fa pensare che fossero chiese ricettizie non di un agglomerato, ma di casali sparsi nel territorio, solo nel 1500-1600 si costituiscono le chiese dentro gli agglomerati, ma le chiese più antiche sono sempre fuori il che avvalorebbe l'ipotesi che queste chiese fuori le mura servissero più comunità che si erano rifugiate nelle campagne, più tardi per esigenze pratiche e difensive si sono riunite dando origine al castrum.

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