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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Kant cita Giovenale

 

Kant nella Critica della ragion pratica cita il seguente passo tratto dalla Satira VIII di Giovenale (vv.74-89):

"Esto bonus miles, tutor bonus, arbiter idem integer; ambiguae si quando citabere testis incertaeque rei, Phalaris licet imperet, ut sis falsus, et admoto dictet periura tauro, summum crede nefas animam preferre pudori et propter vitam vivendi perdere causas".

"Sii buon soldato, buon tutore e giudice  integro; quando verrai citato come testimone in una causa dubbia ed ambigua, se anche Falaride ti  dovesse comandare di essere  un falso e uno spergiuro minacciandoti di condannarti al supplizio del toro, considera che è la peggiore delle infamie dare la preferenza alla sopravvivenza  rispetto all'onore e per vivere perdere le ragioni di vita".  

Questo passo viene citato come un esempio da tenere in considerazione quando bisogna agire seguendo il senso del dovere per il dovere e non in base ad un movente o a dei fini secondari che ne possano sminuire la portata etica. Secondo Kant infatti agire in vista di qualcosa che porta  una ricompensa è dovuto  solo all'amor di sé e quindi significherebbe agire secondo il proprio tornaconto personale.  Al contrario chi agisce seguendo la santità del dovere e rispondendo solo esclusivamente alla voce della coscienza si innalza rispetto agli interessi contingenti. Per Kant il senso del dovere coincide con il senso dell'onore, un essere umano che agisce in nome del dovere e non per ricevere ricompense o riconoscimenti lo fa per puro interesse morale. L'etica di Kant è un etica del dovere e un'etica così concepita non ammette compromessi.

Un altro punto dirimente per comprendere il dovere kantiano riguarda la domanda se l'agire di questo o quel soggetto sia conforme alla legge morale e a quale legge morale obbedisca. Kant risponde puntualmente che vi è differenza tra una  legge morale che esige da me il “bisogno” degli uomini, in contrapposto a ciò che esige da me il loro “diritto”; è nella seconda direzione che bisogna muoversi per agire in modo conforme alla legge morale. Non basta quindi che un'azione sia correttamente etica in base a motivazione puramente soggettive ma deve valore etico come intenzione conformandosi quindi alla sua massima.

 

 

 

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