Avvicinarsi alla lettura delle opere di Aldo Palazzeschi significa scoprire e, in molti casi, riscoprire, uno scrittore divertente e ironico che ha avuto la capacità di dare una chiave di lettura personalissima a molte delle esperienze e vicende culturali del Novecento.
Il suo vero nome è Aldo Giurlani ed è curioso il fatto che usò uno pseudonimo quello di Aldo Palazzeschi, con il solo scopo di non farsi individuare da amici e conoscenti principalmente per il fatto che l'attività letteraria era considerata come un'attività giudicata da "morti di fame".
Ma la fortuna di Palazzeschi fu dovuta principalmente all'interessamento di Filippo Tommaso Marinetti che, avendo letto una delle se prime opere intitolata "Poemi", ne fu colpito in modo così favorevole che lo invitò a fare parte del movimento futurista.
Questa adesione iniziale al futurismo segnò poi tutta la vicenda letteraria di Palazzeschi che nel corso della sua lunga produzione si caratterizzò per il fatto di essere fortemente anticonvenzionale e provocatoria.
Condivise con il movimento futurista la lotta contro le convenzioni e il gusto per la provocazione scanzonata ma senza scadere mai nella violenza, anzi scrisse con garbo e con gusto usando sempre un'arma:l'ironia.
CONOSCIAMOLO ATTRAVERSO LE SUE PAROLE
Per parlare di Palazzeschi senza scadere nella ripetizione di cose già dette, citiamo una sua poesia intitolata "Chi sono?" , tratta da "L'incendiario", la raccolta che dcumenta uno dei momenti più significativi della vita di Palazzeschi: la sua vicinanza al futurismo.
"Chi sono?" è un autoritratto ironico e garbato dove il poeta si da delle domande sulla sua identità, ma anche sul ruolo della poesia.
Una poesia che è cambiata e di cui Palazzeschi se ne fa interprete, rendendosi conto di come la poesia ampollosa e solenne con i suoi messaggi seri e retorici rischi di apparire ridicola e del tutto inutile.
L'unica strada da percorrere è quella dell'ironia e dello scherzo, della burla giocosa che diverte ma non offende, che ridicolizza e sa mettere alla berlina:
Chi sono?
Son forse un poeta?
No certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
"follia".
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
"malinconia"
Un musico allora?
Nemmeno
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
"nostalgia"
Sono duque...che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.
UN POEMETTO PER CAPIRE LA PERSONALITA' DI PALAZZESCHI:
Notiamo come la prima parte del componimento poetico si svolga con una serie di affermazioni in negativo: Palazzeschi dichiara di non essere nè un poeta, nè un musico, nè un pittore, ma di ogni figura salva la caratteristica che per lui è più importante:
- Per il poeta: la follia
- Per il pittore: la malinconia
- Per il musico: la nostalgia
Da una parte abbiamo, quindi, un'immagine del poeta che si definisce incline alla follia, alla malinconia e alla nostalgia, un'identificazione che sembra avvicinare Palazzeschi allo spirito più crepuscolare della poesia ma nello stesso tempo, nella parte finale dell'autoritratto ecco l'affermazione in positivo:
"Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia"
Questo è in sintesi Palazzeschi ed è lui stesso a definirsi un saltimbanco che riuscì a capovolgere la serietà in riso e che ebbe un solo scopo quello di divertire.
Cosa fu il suo celebre romanzo "Le sorelle Materassi" di cui volutamente qui non abbiamo parlato? Fu un'opera amara ed ironica, a tratti dissacratoria che Palazzeschi riuscì a comunicare con un modo tutto toscano ma anche con una tenerezza che ne ha rivelato l'animo gentile e altamente poetico.
Scritto pubblicato anche altrove