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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Alla ricerca del tempo perduto - Marcel Proust

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"Alla ricerca del tempo perduto" è un'opera la cui lettura non può assolutamente essere affrontata come qualsiasi altro romanzo; anzi è un'opera che non è per tutti e che non tutti sono in grado di affrontare.

Prima di tutto perchè è un'opera monumentale costituita da un ciclo di sette romanzi tra cui due postumi e poi perchè l'intero romanzo si basa sul ricordo, tanto da apparire a volte disordinato e fuorviante.

Ma se si decide di intraprenderne la lettura, ci si trova davanti ad un autentico capolavoro, unico nel suo genere, sicuramente il più straordinario per quanto riguarda la capacità introspettiva del protagonista che si racconta.

E il protagonista non è altro che Proust stesso che parla in prima persona ripercorrendo le tappe più importanti della propria vita attraverso la rievocazione e il ricordo.
Questa ricerca della memoria assomiglia quasi ad uno stato onirico dove gli stessi personaggi evocati appaiono come trasformati rispetto alla realtà.

Non potendo riassumere l'intero romanzo nello spazio di un articolo, per avere un'idea compiuta, possiamo prendere come esempio il personaggio di Swann, un amico di famiglia che ha intrecciato una storia d'amore con la bella Odette de Crécy, donna affascinante ed elegante che frequenta gli ambienti più esclusivi di Parigi.
Proust con la capacità descrittiva che gli è propria riesce a descrivere come il colto e raffinato Swann, uomo pacato ed equilibrato, si faccia prendere dal vortice della gelosia.
Una gelosia che nasce quasi silente, provocata da particolari insignificanti che provocano dei sospetti e che Proust riesce a comunicare al lettore descrivendo quello che molti innamorati farebbero: Swann va a trovare Odette ad un orario non previsto, sente dei rumori provocati da dei passi, va via, ritorna dopo un'ora, Odette si giustifica dicendo che non ha fatto in tempo a rispondere al campanello perchè quando era andata ad aprire non aveva trovato più nessuno.

L'episodio raccontato da Proust, è emblematico perchè la sequenza descritta è la medesima che ritroviamo in tutta l'opera: il protagonista è lui che riferisce il pensiero di Odette, le supposizioni sono le sue, i sentimenti, le parole, le obiezioni sono sempre riferiti in prima persona.
Ogni particolare riferito assomiglia più ad un'autoanalisi che ad un racconto di eventi, l'elemento introspettivo prevale sul racconto, il monologo prende il posto del dialogo.

Un altro aspetto interessante dell'opera è che grazie a Proust abbiamo il più grande e completo affresco della società francese dei primi anni del secolo XX, un affresco che coglie molteplici aspetti che vanno dalla condizione sociale dei ceti produttivi a quella delle classi meno abbienti, dai meccanismi di consenso sociale al sistema dei valori individuali dominante..insomma una miniera di spunti per chiunque volesse conoscere la società francese dei primi del Novecento.

E' proprio la grandiosità della struttura dell'opera che ha un enorme valore documentario e dove grazie alla sensibilità di Proust la materia si colorisce poeticamente con una forma di lirismo che la trasfigura: la materia grezza viene trasformata ricevendo così una luce che pulsa e che si riflette nelle coscienze dei personaggi: anche la più piccola cosa descritta da Proust è l'occasione per mostrare come il ricordo ne possa trasformare addirittura la struttura.

Proust riesce a far affiorare oggetti, eventi, persone dal fondo della memoria, quasi immersi nel magma del tempo che tutto inghiotte e che vengono mediati dalle coscienze di ciascuno dove vengono modificati e travisati: ecco allora che alla psicologia tradizionale, statica ed immobile, Proust sostituisce una psicologia in movimento dove emergono mille sfaccettature, sovente imprevedibili, sfaccettature delle innumerevoli coscienze che interpretano la realtà cogliendone solo uno degli infiniti aspetti.

Opera che consigliamo ai lettori più volenterosi e più pazienti.

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