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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Lector in fabula - Umberto Eco

Lector in fabula - Umberto Eco
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La logica del lettore, l'interpretazione di un testo  e la sua partecipazione


Qualsiasi lettore impegnato ha la straordinaria capacità più o meno consapevole di suddividere in gruppi e classificare le parole ricorrendo a criteri che prendono come punto di riferimento il significato e il significante.
Se quindi è quasi impossibile fare una cesura di questi due aspetti, ossia del segno e della parola, diventa interessante capire come avviene questo processo di formazione che aiuta a decodificare un testo.

Lector in fabula di Umberto Eco è un saggio edito per la prima volta nel 1979 che (in termini molto sintetici) può essere definito lo "svelamento del processo che sta alla base della lettura di un testo", l'obiettivo di Eco -a mio parere- è forse ambizioso, ma fondamentale e del resto il postulato in base al quale un testo per essere compreso deve avere un lettore disposto ad accoglierne il significato, è già di per se allusivo per quanto riguarda i lettori destinatari a cui si rivolge il testo.

Da questo punto di vista la lettura di un testo necessita sempre una forma di cooperazione da parte del lettore, questo è anche l'atteggiamento richiesto a chiunque usufruisca di un'opera dell'ingegno come può essere un quadro, una scultura ecc; colui il quale guarda un'opera d'arte si trova nella stessa situazione di un lettore per ciò che concerne la reazione alla capacità di accoglierne il significato dal punto di vista della propria valutazione personale.
Il problema affrontato da Eco in Lector in fabula è il frutto di un lungo percorso di riflessione,  infatti già nel 1962 -è lui stesso a ricordarlo nell'introduzione del saggio- dice Eco "mi ponevo il problema di come un'opera d'arte da un lato postulasse un libero intervento interpretativo da parte dei propri destinatari e dall'altro esibisse caratteristiche strutturali che insieme stimolavano e regolavano l'ordine delle sue interpretazioni".

Questo processo avviene anche quando leggiamo un testo, prendiamo ad esempio due persone che affrontano la lettura del medesimo testo, a livello connotativo cosa succede? Le stesse parole possono acquistare un significato particolare che si ricollega a ciò che la parola stessa può significare. La lettura partecipativa di un testo è quindi sempre evocativa e qui si entra nel campo della individualità ossia dell'interpretazione che coinvolge reazioni e sentimenti.
Eco affronta un tema che da sempre mi ha affascinato: quello del significato che riusciamo ad accogliere dopo aver letto un testo che -è bene ricordarlo- non è mai esaustivo, ma rimanda a tutta una serie di concetti non detti che sta al lettore cogliere e sviluppare.
Una parola non vive da sola, è sempre in relazione con le altre, possiamo dunque scegliere una parola e costruire un'area di associazioni: ad esempio la parola "buio" può fare pensare alla notte, alla morte, ma anche al suo contrario, la luce.
Le associazioni che noi facciamo quando leggiamo un testo nascono per lo più dall'intuizione e se ci soffermiamo a pensare a queste correlazioni, facciamo molta fatica a capire fino in fondo le relazioni logiche intercorrenti.
Eco affronta il tema dell'ipertestualità vale a dire del significato che va oltre  il testo che è formato da un insieme di parole che possono avere più significati; quando noi leggiamo un testo, ad esempio, siamo consapevoli del fatto che il criterio di scelta di quel determinato vocabolo o dell'espressione più efficace dipendono dal contesto, ma quel contesto si presta a chiavi di lettura differenti, tuttavia -è questo il punto di maggior interesse del saggio- si pone un problema che è quello del significato del testo che vada al di là delle varie interpretazioni che si succedono nel tempo.

LA QUESTIONE SUL SIGNIFICATO VALE PER QUALUNQUE TESTO

Eco pone un problema che dovrebbe essere in cima alle priorità di ogni lettore ma in primis di ogni studioso che si trovi ad affrontare la lettura di un testo scritto in un determinato periodo storico e in un particolare contesto culturale (ogni contesto lo è). Troppo spesso, infatti lo stesso testo viene interpretato secondo le sensibilità culturali dei tempi e ciò comporta delle inevitabili distorsioni interpretative. E' corretto questo modo di procedere?
Molti testi non possono essere affrontati come "opere aperte" in quanto si rischia in tal modo di mascherare le reali intenzioni dell'autore, Eco fa riferimento a un sonetto di Baudelaire trattato insieme allo semiologo e linguista Roman Jakobson come una struttura chiusa, cristallizzata nel tempo proprio per coglierne appieno il significato originario.
Tuttavia tale modo di procedere apre numerose questioni, Eco parla di "operazioni complesse di inferenza testuale", che comunque presuppongono sempre il ruolo del lettore visto come un soggetto attivo che fa parte del "quadro generale del testo stesso".

Per quanto riguarda la fruibilità del testo, credo che gli argomenti affrontati   presuppongano un atteggiamento cauto, nel senso che alla riflessione dell'autore debba rispondere quella del lettore; in questo senso è il caso di usare le stesse parole di Eco che parla di "meccanica di cooperazione interpretativa del testo", ma dinanzi ad un testo difficile e complesso l'atteggiamento giusto è quello di darsi un metodo di lettura, a tal proposito consiglio di procedere ad una lettura selettiva di alcuni capitoli ( primo fra tutti "Il lettore modello") e poi di ritornare sul testo prendendo appunti.

Consiglio la lettura di Lector in fabula anche agli studenti di filosofia e di teologia (un anche motivato dal fatto che gli insegnanti e gli studenti di filosofia dovrebbero fare i conti con la parte linguistica e interpretativa di una determinata teoria spesso passivamente appresa dalla lettura dei manuali); segnalo a riguardo quella parte del libro che affronta la "Retorica Speculativa".
 Il lettore sarà sicuramente messo alla prova da un'analisi così impegnativa come quella elaborata da Eco, ma la lettura della Divina Commedia e della Bibbia aprono le stesse problematiche e richiedono un impegno anche maggiore ( se no si fanno dei disastri interpretativi), è bene esserne consapevoli altrimenti si corre il rischio di fare scivolare le parole come l'acqua del fiume,  tutto scorre e non rimane niente.

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