Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
CHE GUEVARA IL GUERRIGLIERO
Ci sono personaggi che, assurti al ruolo di eroi, finiscono col diventare diventano delle vere e proprie icone universali
che vanno al di là della loro stessa provenienza ideologica, Che Guevara è universalmente tra questi.
L'immagine iconografica del Che va oltre quello che era il Che tanto che lo stile di vita di Guevara è stato ed è uno stile di vita a cui si rivolgono indistintamente i ragazzi di sinistra e, parodossalmente ,anche quelli della destra.
Non sono più quindi le idee che contano ma il modo in cui Guevara è vissuto e morto, pradossalmente il corpo si è fatto idea e l'idea della bella morte, quale ultimo atto eroico, è quella che più affascina le giovani generazioni.
Pensare che il Che cercasse la bella morte è però un'assurdità, nella sua lotta rivoluzionaria, infatti, Ernesto Guevara - come viene ben evidenziato nella prefazione - "considerava la sua morte come naturale e probabile nel corso del processo rivoluzionario, e non mancò mai di sottolineare, specialmente nei suoi ultimi scritti, che questa eventualità non avrebbe impedito la marcia inevitabile della rivoluzione nell'America Latina".
Il ruolo del ribelle rivoluzionario assurge ad archetipo i ribelli di tutte le epoche, di tutti i luoghi e di ogni ideologia, è il ribelle che non scende a compromessi e che, con generosità, combatte sino all'ultimo in nome di una giustizia rivoluzionaria che ha i suoi adepti tra coloro che vorrebbero un mondo diverso e coloro che difendono lo status quo.
E' più che scontato che il Che sia preso come punto di riferimento dai giovani che si rifanno agli ideali marxisti, può apparire però paradossale che proprio tra i giovani della destra extraparlamentare degli anni '70 ed '80, Ernesto Che Guevara abbia rappresentato più di ogni altro colui che non si arrende e va incontro alla bella morte, come i giovani dì Salò, accostamento non ardito ma che trae origine nota teoria in base alla quale i due estremi si incontrano.
IL DIARIO DEL CHE
Aveva l'abitudine il Che di annotare giornalmente tutte le sue impressioni sulla sua vita di guerrigliero, un diario personale con tutte le osservazioni sugli spostamenti, i dubbi, le speranze e i timori.
In mezzo alle boscaglie sudamericane, tra lunghe marce e tappe forzate, tra giacigli improvvisati e ricoveri di fortuna il Che toglieva il suo taccuino e annotava tutta una serie di osservazioni che gli hanno permesso, come nel caso della Rivoluzione Cubana, di poter comporre una vera e propria storia della stessa.
Si tratta di osservazioni private, fatte a proprio uso e consumo, quasi un memorandum che non doveva servire ad uso e consumo di una pubblicazione, ma doveva essere il brogliaccio per una più sistematica e compiuta opera.
Emerge il carattere del Che, uno spirito osservatore della realtà, attento agli avvenimenti che lo circondavano, arguto mai incline alla polemica, inguaribilmente ottimista e dotato di un senso dello humor non indifferente.
Che cosa si può ricavare da questo diario? Prima di tutto una straordinaria volontà di ferro, una voglia di andare avanti, nonostante tutto, anche quando era braccato dalle forze governative boliviane, ma è anche un diario che costituisce un'appassionata autoanalisi degli errori e delle critiche che inevitabilmente accompagnano una guerra rivoluzionaria.
L'APPELLO DEL CHE
Quello che emerge dallo spirito presente in tutto il diario è l'appello alla coscienza di ogni uomo, l'appello a non accettare passivamente le ingiustizie ma a battersi per esse ed è, sopratutto, l'esempio ciò che anima Il Che. Un esempio che si concretizza in un impegno in prima persona e che non si preoccupa dei frutti ottenuti e che arriva al punto di darsi generosamente con una severità verso se stessi che fu prima di tutto disciplina ed esempio etico.
IL CLIMA STORICO
Capire in che ambiente storico operasse Che Guevara è importante, è il mondo delle dittature sudamericane, di sanguinose carneficine, di grandi proprietari terrieri, di infiltrati della CIA, un mondo spietato e sanguinario dove ogni colpo era un colpo proibito, dove l'agguato era dietro a ogni casa, a ogni albero, dove il tradimento era regola, dove la spiata infame faceva parte degli accadimenti.
Questo diario, caduto nelle mani della CIA, subito dopo la morte cruenta del Che, venne visionato da alcuni giornalisti che poterono fare delle fotocopie, seppur con l'impegno di non pubblicarlo ma, dopo alterne vicende, i vari editori riuscirono ad avere una copia del diario e pubblicarla.
In Italia è stato pubblicato per la prima volta per le edizioni Feltrinelli e contiene una prefazione di Fidel Castro
Nell' "Universale Economica" della Feltrinelli sono stati pubblicati inoltre:
* Latinoamericana;
* Un diario per un viaggio in motocicletta;
* Prima di morire; Appunti e note di lettura.
Opinione da me espressa in parte altrove.