Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Sono tantissimi i libri che si vorrebbe conservare, sono però pochissimi quelli che si ricordano anche nei particolari, "I giusti. Gli eroi sconosciuti dell'olocausto" scritto da Martin Gilbert non è solo un libro, è un "memento" che serve per non dimenticare ed è anche un generoso e giusto ( i termini in questo caso devono andare insieme) a quegli eroi sconosciuti che, spesso da soli, si contrapposero ad un potere ostile mettendo in gioco la propria vita.
Non possiamo dire che l'argomento affrontato nel libro rappresenti per noi una novità in assoluto, abbiamo sempre seguito le storie minori che fanno la grande storia e abbiamo letto un libro su Giorgio Perlasca che salvò, dalla morte certa, migliaia di ebrei destinati alle camere a gas. Ma sapere che ci sono stati centinaia di Giorgio Perlasca, contribuisce a ridare dignità al genere umano.
Questo è lo spirito del libro e crediamo che il termine eroe/eroi non sia stato utilizzato a sproposito. Tutte le persone che salvarono migliaia di israeliti (ma non solo) si mobilitarono in prima persona facendo delle cose che altri avrebbero potuto considerare impossibili o pericolose.
Per definizione quando si usa la parola "eroe" si pensa a un giovane e bello, ma non ci sono solo gli eroi delle saghe, delle epopee e dei romanzi letterari, vi è anche un altro tipo di eroe, quello sconosciuto che fa di tutto per non apparire tale.
E' vero ci sono anche gli eroi delle cause perse che lottano per un ideale e che non si preoccupano delle conseguenze di quel che fanno, ma a quale paese spetta il primato di eroe in quest'opera immane raccontata da Martin Gilbert? A nessuno, in tutti i paesi europei vi furono dei grandissimi uomini ( nel senso di genere) che si prodigarono in imprese impossibili.
Il libro ha anche un alto valore simbolico in quanto è stato mandato in libreria (in Italia) in occasione della "Giornata della memoria" del 2007 , non possiamo definirlo un racconto nel senso di romanzo ma è un vero e proprio studio che rende omaggio a degli uomini comuni che furono eroi nel senso che si elevarono al di sopra degli altri che, con troppa accondiscendenza, finsero di ignorare.
Leggendo il libro ho pensato ad un altro libro intitolato "La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme" di Hannah Arendt, tra i due libri apparentemente non c'è un filo comune se non quello dello sterminio degli ebrei, ma è quasi automatico collegare la banalità del male di persone normalissime che eseguirono meticolosamente gli ordini di sterminare gli ebrei e l'eroismo senza volerlo di chi invece quegli ordini li trasgredì. E possiamo parlare di trasgressione perché in diversi paesi vicini alla Germania nazionalsocialista vi furono persone che non obbedirono.
Quanti Schindler vi furono? Molti, l'elenco dei loro nomi si trova oggi allo Yad Vashem, il Museo dell'Olocausto di Gerusalemme, ad imperitura memoria.
Gilbert è uno storico e quindi ha ricostruito con rigore e metodo scientifico la storia dei "Giusti", è interessante anche conoscere come all'interno della Chiesa cattolica vi furono alti prelati che si prodigarono per salvare migliaia di ebrei, come ad esempio, Mons. Giuseppe Placido Nicolini, Vescovo di Assisi. Le accuse che la Chiesa fu inerme dinanzi a questa tragedia sono troppo generiche per essere affrontate in questo breve spazio, ma leggendo il libro di Gilbert si può arrivare alla conclusione che alcune delle polemiche che peraltro si riaccendono sull'argomento dovrebbero essere meno pretestuose. La storia spesso è complessa e il giudizio degli storici andrebbe letto quando i protagonisti non esistono più, ma su questo particolare aspetto, al contrario, è importante la testimonianza di chi si salvò grazie anche all'opera di uomini di chiesa che misero su delle vere e proprie organizzazioni per salvare gli ebrei.
E nella Germania nazionalsocialista cosa accadde? Anche nel cuore della Germania vi furono degli eroi che salvarono molti ebrei come ad esempio (la storia è raccontata con dovizia di particolari da Gilbert) Heinrich Grüber, un pastore protestante che venne imprigionato Sachsenhausen e a Dachau e la cui testimonianza fu allegata negli atti del processo Eichmann (consultare il nostro articolo su "La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme" di Hannah Arendt).
Vedi: La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme - Hannah Arendt
SCHEDA DEL LIBRO
Vi sono libri che valgono per l'umanità che si portano dietro e questo è uno di quelli.
Articolo di proprietà dell'autore, adattato per questo spazio.