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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Il garofano rosso - Elio Vittorini

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Fonte immagine:http://www.flickr.com/photos/30453880@N04/4428712962 (album di cdrummbks)

 

 

QUELLA NOSTALGIA PER IL RIBELLISMO FASCISTA 

Quando il fascismo diventò regime abbandonò quella natura ribelle che aveva attratto tanti giovani sin dal suo sorgere, il fascismo delle origini non solo non era moralista ma l'inclinazione fuurista per lo schiaffo ed il pugno mal si armonizzava con le spinte moraliste cattoliche che provenivano da larghi settori della società civile, oggi si parla di cattocomunismo allora esisteva il cattofascismo, molti esponenti di questo cattofascismo che predicavano la morale e andavano poi nei bordelli diventarono, nell'Italia repubblicana, democristiani, molti di quei giovani che appartenevano al fascismo di sinistra o morirono a Salò o diventarono comunisti, poi anche il comunismo venne risucchiato dalla acque paludose di quel moralismo che sembra da permeare da sempre l'Italia da quando non esiste più lo Stato Pontificio. 


Elio Vittorini era un fascista di sinistra convinto e quando scrisse"Il garofano rosso", incominciava a mostrare insofferenza verso quell'Italia dove la censura metteva il naso ovunque e che stava bruciando i suoi figli migliori, li bruciò allontanandoli dallo spirito originario del fascismo, li bruciò poi in una guerra nei confronti della quale gli italiani non erano preparati nè per i mezzi nè per la mentalità. 

 

 

 



E' noto che "Il garofano rosso" subì delle forti tagli rispetto alla stesura originaria e non per ragioni politiche ma di morale, di pubblica morale, eppure non c'era niente di triviale e di offensivo nel linguaggio usato da Vittorini, bensì alcuni temi trattati dovevano essere ammorbiditi primo fa tutti quello del'amore del protagonista, Alessio, con una procace e attraente prostituta dal nome quasi felliniano Zobeida, una Gradisca letteraria che pur non avendo le fattezze della nave scuola su cui fare esperienza non poteva che attrarre le voglie adolescenziali di quei ragazzi passionali come i giovani di tutte le generazioni. 
È probabile che molte delle vicende narrate nel libro ripercorrano sul piano letterario alcuni momenti di Vittorini primo fra tutti l'ammirazione di Alessio/Elio per Rosa Luxemburg, un'ammirazione questa condivisa da molti giovani soprattutto per un sentimento antiborghese che da sempre era presente in una parte del fascismo. 
Quando il fascismo decise di schierarsi con Franco, per molti giovani questa fu una posizione incomprensibile e l'avere gettato nelle mani sovietiche la Spagna repubblicana portò molti giovani ad essere critici nei confronti del regime esattamente come Alessio il protagonista de Il garofano rosso. 

L'aspetto politico comunque in questo romanzo è forse secondario mentre l'aspetto letterario più interessante è quello che riguarda questa sorta di passaggio di iniziazione che viene descritto da Vittorini dal punto di vista dei giovani che vivono separati la loro realtà rispetto ad un mondo degli adulti con il quale non si aveva alcuna comunicazione (ma è ancora così!). 
Ecco questo è l'aspetto narrativo più interessante, parlare del periodo dell'adolescenza dal punto di vista di chi l'ha vissuta e usa il suo linguaggio, certo che se una considerazione immediatamente diventa inevitabile è quella che riguarda la comparazione del mondo di quell'adolescenza con il mondo dell'adolescenza del terzo millennio, eventuali considerazioni ulteriori rischiano di diventare banali ma il ripiegamento che i giovani hanno oggi, li ha privati della cosa più bella che quell'età dovrebbe avere, la capacità di sognare. 

C'è una vittoria del tempo storico che inevitabilmente porta a superare le varie fasi dell'età ma il bisogno rimane il medesimo anche quando passano le generazioni, Vittorini ci da uno spaccato di quell'Italia così lontana attraverso l'esperienza di apprendistato che un giovane Alessio compie per rendersi definitivamente emancipato dal padre..cambiano i tempi ma il bisogno rimane lo stesso... 

Temiamo che questo percorso si sia fermato da tempo, i giovani oggi non hanno speranza e non riescono più a staccarsi dal cordone ombelicale che li lega alla loro famiglia di provenienza, questo per ragioni economiche prima di tutto ma anche per assenza di spinte vitalistiche ormai compresse da un mammismo dilagante e pericoloso .....meglio Alessio che sognava Zobeide.......

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